15 novembre 2013

Il Papa: "Lo spirito di curiosità ci allontana dalla sapienza e dalla pace di Dio".

La Madonna è madre e ama tutti, "ma non è un capoufficio della Posta, per inviare messaggi tutti i giorni". Papa Francesco commenta  così lo "spirito di curiosità", il volersi "impadronire dei progetti di Dio" invece di "camminare" nella sapienza dello Spirito Santo e che ci spinge a voler sentire che il Signore è qua oppure è là; o ci fa dire: "Ma io conosco un veggente, una veggente, che riceve lettere della Madonna, messaggi dalla Madonna".



Dello spirito di curiosità che genera confusione e ci allontana dallo Spirito della sapienza il Papa ha parlato questa mattina commentando durante la messa celebrata a Casa santa Marta il passo del Libro della Sapienza, dove si descrive "lo stato d'animo dell'uomo e della donna spirituale", del vero cristiano e della vera cristiana che vivono "nella sapienza dello Spirito Santo. E questa sapienza li porta avanti con questo spirito intelligente, santo, unico, molteplice, sottile". Come riferisce la Radio Vaticana, Francesco ha detto che "questo è camminare nella vita con questo spirito: lo spirito di Dio, che ci aiuta a giudicare, a prendere decisioni secondo il cuore di Dio. E questo spirito ci dà pace, sempre! E' lo spirito di pace, lo spirito d'amore, lo spirito di fraternità. E la santità è proprio questo. Quello che Dio chiede ad Abramo - 'Cammina nella mia presenza e sii irreprensibile' - è questo: questa pace. Andare sotto la mozione dello Spirito di Dio e di questa saggezza. E quell'uomo e quella donna che camminano così, si può dire che sono un uomo e una donna saggia. Un uomo saggio e una donna saggia, perché si muovono sotto la mozione della pazienza di Dio".

Ma nel Vangelo "ci troviamo davanti ad un altro spirito, contrario a questo della sapienza di Dio: lo spirito di curiosità". "E' quando noi vogliamo impadronirci dei progetti di Dio, del futuro, delle cose; conoscere tutto, prendere in mano tutto... I farisei domandarono a Gesù: 'Quando verrà il Regno di Dio?'. Curiosi! Volevano conoscere la data, il giorno... Lo spirito di curiosità ci allontana dallo Spirito della sapienza, perché soltanto interessano i dettagli, le notizie, le piccole notizie di ogni giorno. O come si farà questo? E' il come: è lo spirito del come! E lo spirito di curiosità non è un buono spirito: è lo spirito di dispersione, di allontanarsi da Dio, lo spirito di parlare troppo. E Gesù anche va a dirci una cosa interessante: questo spirito di curiosità, che è mondano, ci porta alla confusione".

La curiosità ci spinge a voler sentire che il Signore è qua oppure è là; o ci fa dire: "Ma io conosco un veggente, una veggente, che riceve lettere della Madonna, messaggi dalla Madonna". E il Papa commenta: "Ma, guardi, la Madonna è Madre, eh! E ci ama a tutti noi. Ma non è un capoufficio della Posta, per inviare messaggi tutti i giorni". "Queste novità allontanano dal Vangelo, allontanano dallo Spirito Santo, allontanano dalla pace e dalla sapienza, dalla gloria di Dio, dalla bellezza di Dio". Perché "Gesù dice che il Regno di Dio non viene in modo da attirare l'attenzione: viene nella saggezza". "Il Regno di Dio è in mezzo a voi!", dice Gesù: è "questa azione dello Spirito Santo, che ci dà la saggezza, che ci dà la pace. Il Regno di Dio non viene nella confusione, come Dio non parlò al profeta Elia nel vento, nella tormenta" ma "parlò nella soave brezza, la brezza della sapienza":

"Così Santa Teresina - Santa Teresa di Gesù Bambino - diceva che lei doveva fermarsi sempre davanti allo spirito di curiosità. Quando parlava con un'altra suora e questa suora raccontava una storia, qualcosa della famiglia, della gente, alcune volte passava ad un altro argomento e lei aveva voglia di conoscere la fine di questa storia. Ma sentiva che quello non era lo spirito di Dio, perché era uno spirito di dispersione, di curiosità. Il Regno di Dio è in mezzo a noi: non cercare cose strane, non cercare novità con questa curiosità mondana. Lasciamo che lo Spirito ci porti avanti, con quella saggezza che è una soave brezza. Questo è lo Spirito del Regno di Dio, di cui parla Gesù. Così sia".

Fonte: Radio Vaticana

14 novembre 2013

Papa Francesco incontra Noemi, bambina affetta da SMA1

Il Pontefice ha accettato di incontrare i genitori di Noemi, bambina gravemente malata, ai quali aveva telefonato qualche giorno fa. SI è detto disponibile a fare tutto il possibile per aiutarli. Il padre si è rivolto al Ministro Lorenzin: "Non si vergogna?".

ROMA - Il papà di Noemi, la bambina di 16 mesi affetta da Sma ricevuta oggi in udienza privata da Papa Francesco, racconta con emozione l'incontro con il Pontefice: "Il Papa ha fatto il segno della croce, ha preso in braccio Noemi e le ha detto: 'Fai la brava, perchè tu andrai avantì". 
Andrea Sciarretta, un giovane padre di soli 26 anni, non nasconde la sua felicità, "soprattutto per il fatto che il pontefice ha ascoltato il grido di dolore di mia figlia, cosa che i politici non hanno mai fatto", dice all'Adnkronos Salute.  Andrea Sciarretta aveva già ricevuto a ottobre una telefonata del Papa, in cui si informava delle condizioni della piccola. Questa volta "siamo stati ricevuti da Sua Santità in persona - racconta - io, mia moglie, Noemi e l'altro mio figlio Mattia di 5 anni, alla presenza dell'elemosiniere del Papa, Konrad Krajewski. Era stato lui, sabato scorso, a venire a colazione da noi e a raccogliere la richiesta di venire in udienza questo mercoledì in Vaticano.



 È riuscito a organizzare tutto, ci è venuto a prendere, ci ha fatto incontrare il Papa e oggi resteremo qui suoi ospiti".  Durante l'incontro in forma strettamente privata, "abbiamo parlato della nostra storia, della storia di Noemi e del fatto che noi vogliamo che lei acceda alle cure con cellule staminali del metodo Stamina. Gli abbiamo detto che la bambina scientificamente non ha nessuna speranza e che la speranza per noi è il metodo Stamina. E abbiamo chiesto al Pontefice di consentire che le infusioni vengano fatte in Vaticano, visto che in Italia non sono autorizzate. Davide Vannoni", presidente di Stamina Foundation, "si è reso disponibile a eseguire le infusioni su Noemi anche domani". 



 ACCOLTI IN VATICANO "Gli occhi di Noemi gridano che vuole vivere - ribadisce il papà - che vuole avere una possibilità. Il Papa ci ha detto fin dall'inizio che non ci avrebbe abbandonato e oggi ce l'ha confermato". "Stiamo vivendo un'emozione grande, un'esperienza fortissima - conclude - e la cosa più bella è che un uomo di Dio ha ascoltato il grido di una bimba, l'ha accolta in casa sua e le sta dando ospitalità a braccia aperte. Cosa che nessun politico, dal ministro della Salute, al presidente del Consiglio, al capo dello Stato, ha mai fatto. Nè si è mai cercato di capire come mai i bambini in cura col metodo Stamina stanno migliorando. Benedicendo Noemi, il Papa ha benedetto tutti coloro che stanno soffrendo. Questo segnale arrivi alla Lorenzin, a Letta, a Napolitano, che non possono ignorarlo. Dopo questo evento, da domani il governo dovrebbe aprire a tutti il metodo Stamina".

Fonte: Leggo it

All’udienza generale il Papa ricorda i bambini uccisi a Damasco e il disastro nelle Filippine

La vera battaglia è per la vita
E ai fedeli descrive il battesimo come la carta d’identità del cristiano

Un nuovo appello per la pace in Siria e un invito alla solidarietà con le popolazioni filippine colpite dal tifone Haiyan sono stati rivolti dal Papa ai fedeli riuniti in piazza San Pietro al termine dell’udienza generale di mercoledì 13 novembre. Nell’esprimere il suo dolore per i bambini uccisi lunedì a Damasco, nel quartiere al-Qassām, a  maggioranza di popolazione cristiana — dove proiettili di mortaio hanno colpito la scuola intitolata a San Giovanni Damasceno e la chiesa della Croce — il Pontefice ha invitato a pregare affinché «queste tragedie non accadano mai». E ricordando subito dopo l’impegno per portare soccorso alle vittime delle devastazioni nelle Filippine, ha affermato: «Queste sono le vere battaglie da combattere. Per la vita! Mai per la morte!».



Durante l’udienza generale, svoltasi alla presenza di decine di migliaia di persone giunte da diversi Paesi del mondo, il Santo Padre ha proseguito le sue catechesi dedicate al Credo, parlando del Battesimo come della «carta d’identità del cristiano» e del suo «atto di nascita». Il giorno in cui si è stati battezzati — ha affermato — è come «il secondo compleanno», perché «è quello della nascita alla Chiesa». Allo stesso modo, il sacramento della confessione può essere considerato per il cristiano «un “secondo battesimo”, che rimanda sempre al primo per consolidarlo e rinnovarlo». Quando «noi andiamo a confessarci delle nostre debolezze, dei nostri peccati andiamo a  chiedere il perdono di Gesù, ma andiamo pure a rinnovare il Battesimo» ha spiegato Papa Francesco, aggiungendo: «Questo è bello, è come festeggiare il giorno del Battesimo. Pertanto la Confessione non è seduta in una sala di tortura, ma è una festa».

Il Pontefice ha poi richiamato il significato del sacramento battesimale come «lavacro di rigenerazione e di illuminazione». E ha invitato perciò a  non considerarlo «un fatto del passato» ma «una realtà viva» che continua a illuminare e a dare forza. «Con il Battesimo — ha ricordato — si apre la porta a una effettiva novità di vita che non è oppressa dal peso di un passato negativo, ma risente già della bellezza e della bontà del Regno dei cieli». Si tratta «di un intervento potente della misericordia di Dio nella nostra vita», che tuttavia «non toglie alla nostra natura umana la sua debolezza» e dunque non esime dalla «responsabilità di chiedere perdono ogni volta che sbagliamo».

Fonte: Vatican Insider

Oggi la prima visita di Papa Francesco al Quirinale. E' il terzo incontro con Napolitano

Questa mattina Papa Francesco compirà la sua prima visita al Quirinale. A fornire alcuni particolari sulla visita, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi. Il servizio di Debora Donnini:

Oggi, per la prima volta, Papa Francesco andrà al Quirinale. Giungerà poco prima delle 11 nel Cortile d'onore del Palazzo presidenziale, dove lo attenderà il seguito, arrivato poco prima. Quindi, ci sarà un colloquio privato fra il Papa e il Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano nello studio del capo di Stato. Contemporaneamente si svolgerà l'incontro delle due delegazioni, guidate per la Santa Sede da mons. Angelo Becciu, sostituto alla Segreteria di Stato, e per l'Italia dal premier Enrico Letta. Subito dopo, nella Sala degli Arazzi, ci sarà lo scambio dei doni. Quindi, il Papa incontrerà i presidenti di Senato, Camera e Corte Costituzionale, e successivamente si raccoglierà in preghiera nella Cappella dell'Annunziata. I discorsi ufficiali del Presidente e del Pontefice verranno pronunciati nel Salone delle Feste, presumibilmente attorno alle 12. Dopo, il Papa visiterà la Cappella Paolina e nel Salone dei Corazzieri incontrerà circa duecento persone fra dipendenti e familiari dei dipendenti del Quirinale, a cui rivolgerà un saluto. E' prevista, ha detto il direttore della Sala Stampa vaticana padre Lombardi, una folta presenza di bambini e giovani. Quindi vi sarà la cerimonia di congedo nel Cortile d'onore e il rientro del Papa in Vaticano. Papa Francesco è il sesto Pontefice a recarsi in visita al Quirinale, il quinto dopo la nascita della Repubblica italiana. Questo, poi, è il terzo incontro tra Papa Francesco e il Presidente Giorgio Napolitano: il primo è avvenuto il 19 marzo, giorno di inizio Pontificato; il secondo, l’8 giugno scorso, quando il Capo di Stato italiano si è recato in visita in Vaticano.



Sui rapporti tra Italia e Santa Sede, Luca Collodi ha sentito il prof. Stefano Zamagni, docente di economia politica all’Università di Bologna:

R. – Direi che in questi ultimi tempi il tema dei rapporti tra Santa Sede e Stato più in generale e tra religione e atteggiamenti religiosi e demografia si sta rafforzando e sta tornando di nuovo al centro dell’attenzione. E questo per una pluralità di ragioni. Finalmente si è capita la differenza che c’è tra “principio di laicità” e “principio del laicismo” e cioè l’idea secondo la quale le opzioni religiose devono entrare a far parte della sfera pubblica e non come, invece, le tesi laiciste affermano che devono essere riservate alla sfera privata. Direi che è stato un grande filosofo americano come John Rawls, proprio poco prima di morire, a chiarire definitivamente il punto, quando distinse tra “sfera pubblica” e “sfera politica”.

D. – Che distinzione fece?

R. - La sfera politica è la sfera della decisione politica e lì è chiaro che le opzioni religiose o culturali non devono poter giocare il ruolo dominante; ma la sfera pubblica è quella dove si formano le idee, dove avviene il dialogo e dove si realizza il confronto libero delle idee. Ebbene nella sfera pubblica le posizioni ispirate in senso religioso, così come può essere di un tipo o dell’altro, devono potersi confrontare.

D. – In Italia qual è la situazione?

R. - Purtroppo in Italia, per tutta una serie di ragioni, è passata o sta passando nella vulgata l’idea secondo cui ognuno si tiene per sé, nella propria sfera personale, i propri convincimenti religiosi e le proprie opzioni ideologiche. Questo è un male gravissimo, perché questo va a distruggere la democrazia! E la democrazia ha bisogno del confronto dei valori: ecco perché la distinzione di Rawls tra sfera pubblica e sfera politica io la trovo particolarmente afferente, soprattutto in questo momento.

D. – Adesso c’è l’incontro tra Papa Francesco con il presidente Napolitano …

R. - L’incontro di Papa Francesco con il presidente Napolitano sono sicuro servirà a chiarire ulteriormente questa distinzione, che ha generato molti equivoci. E’ chiaro che alla sfera privata poi appartiene la scelta di fede, che è un’altra cosa. Le religioni sono portatrici di matrici culturali e soprattutto di norme sociali di comportamento, senza le quali una democrazia autentica va a collassare, come peraltro la storia ci ha insegnato. Quindi l’incontro del Papa col presidente Napolitano va visto come un’occasione – che io mi auguro possa portare veramente frutto – per dissipare, primo, antichi pregiudizi privi di ogni senso e che sono ispirati solo ad una volontà nichilistica di chi vuol distruggere, anziché costruire; e, secondo, che serva a riavviare, possibilmente su basi più avanzate, quel dialogo fecondo e senza del quale non ci può essere progresso. Questo è il mio augurio.

Fonte: Radio Vaticana

13 novembre 2013

Udienza generale. Il Papa: il Battesimo è la carta d'identità del cristiano, non lasciatevela rubare

All’udienza generale di stamani in Piazza San Pietro, il Papa ha commentato l’articolo del Credo in cui affermiamo: «Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati». “Si tratta – ha detto - dell’unico riferimento esplicito a un Sacramento all’interno del Credo”. “In effetti – ha sottolineato - il Battesimo è la ‘porta’ della fede e della vita cristiana. Gesù Risorto lasciò agli Apostoli questa consegna: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato» (Mc 16,15-16). La missione della Chiesa è evangelizzare e rimettere i peccati attraverso il sacramento battesimale. Ma ritorniamo alle parole del Credo. L’espressione può essere divisa in tre punti: «professo»; «un solo battesimo»; «per la remissione dei peccati»”.

Il Papa si è soffermato innanzitutto sul significato del verbo «Professo». “E’ un termine solenne – ha affermato - e indica la grande importanza dell’oggetto, cioè del il Battesimo. In effetti, pronunciando queste parole noi affermiamo la nostra vera identità di figli di Dio. Il Battesimo è in un certo senso la carta d’identità del cristiano, il suo atto di nascita”.

A braccio ha aggiunto: “E’ l’atto di nascita alla Chiesa. Tutti voi conoscete il giorno nel quale siete nati. Davvero, no? Festeggiate il compleanno, tutti. Tutti noi festeggiamo il compleanno. Ma farò una domanda che ho fatto un’altra volta, ma che farò un’altra volta: chi di voi si ricorda la data del suo Battesimo? Alzi la mano. Chi di voi? Sono pochi, eh? Non tanti. E non domando ai vescovi, perché non provino vergogna, eh? Sono pochi, eh? Ma facciamo una cosa, oggi quando tornerete a casa, domandate: ‘In quale giorno io sono stato battezzato?’ cercate. E questo è il secondo compleanno”: il giorno in cui si nasce nella Chiesa. “Farete questo? E’ un compito, eh, da fare a casa: cercare il giorno nel quale io sono nato e ringraziare il Signore perché ci ha aperto la porta alla Sua Chiesa quel giorno nel quale io ho ricevuto il Battesimo”.



“Al tempo stesso – ha aggiunto - al Battesimo è legata la nostra fede nella remissione dei peccati. Il Sacramento della Penitenza o Confessione è, infatti, come un “secondo battesimo”, che rimanda sempre al primo per consolidarlo e rinnovarlo. In questo senso il giorno del nostro Battesimo è il punto di partenza di un cammino, di un cammino bellissimo, di un cammino verso Dio, che dura tutta la vita, un cammino di conversione e che è continuamente sostenuto dal Sacramento della Penitenza”. Poi a braccio ha proseguito: “E anche pensate questo: quando noi andiamo a confessarci delle nostre debolezze, dei nostri peccati, andiamo a chiedere il perdono di Gesù, ma andiamo pure a rinnovare il Battesimo con questo perdono, e questo è bello. E’ come festeggiare in ogni confessione il giorno del Battesimo. E così la Confessione non è una seduta in una sala di tortura, è una festa per festeggiare il giorno del Battesimo. La Confessione è per i battezzati! Per tenere pulita questa veste bianca della nostra dignità cristiana!".

Poi il Papa ha commentato un secondo termine: «un solo battesimo». “Questa espressione – ha detto - richiama quella di san Paolo: «Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo» (Ef 4,5). La parola “battesimo” significa letteralmente “immersione”, e infatti questo Sacramento costituisce una vera immersione spirituale, dove? Nella piscina? No, nella morte di Cristo. Il Battesimo è proprio un’immersione spirituale nella morte di Cristo, dalla quale si risorge con Lui come nuove creature (cfr Rm 6,4). Si tratta di un lavacro di rigenerazione e di illuminazione. Rigenerazione perché attua quella nascita dall’acqua e dallo Spirito senza la quale nessuno può entrare nel regno dei cieli (cfr Gv 3,5). Illuminazione perché, attraverso il Battesimo, la persona umana viene ricolmata della grazia di Cristo, «luce vera che illumina ogni uomo» (Gv 1,9) e scaccia le tenebre del peccato. E per questo nella cerimonia del Battesimo ai genitori si dà una candela accesa, per significare questa illuminazione. Il Battesimo ci illumina da dentro con la luce di Gesù. In forza di questo dono il battezzato è chiamato a diventare egli stesso “luce”, la luce della fede, che ha ricevuto, luce per i fratelli, specialmente per quelli che sono nelle tenebre e non intravedono spiragli di chiarore all’orizzonte della loro vita.

Il Papa domanda: “Il Battesimo, per me, è un fatto del passato, di quel giorno, di quella data, che voi oggi cercherete quale sia, o una realtà viva, che riguarda il mio presente, in ogni momento? Ti senti forte, con la forza che ti dà Cristo, con il suo sangue, con la sua resurrezione, tu ti senti forte o ti senti giù, senza forza? Ma il Battesimo dà forza! Con il Battesimo ti senti un po’ illuminato? Ti senti illuminata? Con quella luce che viene da Cristo, sei uomo o donna di luce o sei un uomo o una donna oscuri, senza la luce di Gesù? Pensate a quello! Prendere la grazia del Battesimo che è un regalo e diventare luce, luce per tutti”.

Infine, il Papa accenna a un terzo elemento: «per la remissione dei peccati». “Nel sacramento del Battesimo – afferma - sono rimessi tutti i peccati, il peccato originale e tutti i peccati personali, come pure tutte le pene del peccato. Con il Battesimo si apre la porta ad una effettiva novità di vita che non è oppressa dal peso di un passato negativo, ma risente già della bellezza e della bontà del Regno dei cieli. Si tratta di un intervento potente della misericordia di Dio nella nostra vita, per salvarci. Questo intervento salvifico non toglie alla nostra natura umana la sua debolezza; - tutti siamo deboli e tutti siamo peccatori, eh? - e non ci toglie la responsabilità di chiedere perdono ogni volta che sbagliamo!”.

La conclusione è a braccio: “E questo è bello. Io non mi posso battezzare due volte, tre volte, quattro volte, ma sì posso andare alla Confessione e quando vado alla Confessione rinnovo quella grazia del Battesimo. E’ come se io facessi un secondo Battesimo. Il Signore Gesù tanto buono, che mai si stanca di perdonarci, mi perdona. Ricordatevi bene, eh? Il Battesimo ci apre la porta alla Chiesa. Cercare la data del mio Battesimo, ma anche quando la porta si chiude un po’ per le nostre debolezze, per i nostri peccati, la Confessione la riapre, perché la Confessione è come un secondo Battesimo, che ci perdona tutto e ci illumina per andare avanti con la luce del Signore. Ma andiamo così avanti, gioiosi eh? Perché la vita si deve vivere con la gioia di Gesù Cristo e questa è una grazia del Signore”.

Nei saluti ai pellegrini di lingua francese, ribadisce: “In quanto atto di nascita del cristiano, il Battesimo è il punto di partenza di un cammino di conversione. Nel corso di tutta la vostra vita non lasciatevi rubare la vostra identità cristiana!”.

Fonte: Radio Vaticana

Tifone nelle Filippine. Il presidente Aquino ridimensiona il bilancio: 2.500 vittime. Il card. Tagle in lacrime: fede e amore più forti della devastazione

L'Onu ha lanciato un appello per raccogliere 301 milioni di dollari, pari a 224 milioni di euro,nei prossimi sei mesi per assistere le popolazioni delle Filippine colpite dal super tifone Haiyan. Finora la comunità internazionale ha offerto 54 milioni di dollari. Secondo il presidente delle Filippine Benigno Aquino i morti sarebbe circa 2500 e non 10 mila come si era detto inizialmente, gli sfollati quasi 700 mila. Quattro italiani che risultavano dispersi sono stati rintracciati dalla Farnesina. Il servizio di Giancarlo La Vella:

Le immagini che giungono dal centro sud delle Filippine sono quelle della disperazione di chi ha perso tutto: i propri cari, una casa e qualsiasi altra concreta certezza. Già le organizzazioni locali, come la Caritas, si sono messe in moto per portare acqua, cibo, medicinali e generi di prima necessità ai sopravvissuti. Sono stati allestiti campi di raccolta e ospedali da campo per i sopravvissuti, mentre appare ancora caotica l’operazione di conta e di recupero dei morti. Dall’estero, Stati Uniti e Gran Bretagna hanno inviato navi militari con uomini e aiuti, mentre ovunque sono state stanziate somme di denaro e avviate raccolte di soldi. Tra i primi a rispondere alle esigenze delle popolazioni colpite – lo ricordiamo – Papa Francesco, che, attraverso il Pontificio Consiglio “Cor Unum”, ha destinato la cifra di 150 mila euro. Le comunità filippine in tutto il mondo sono mobilitate per soccorrere i fratelli in patria attraverso la preghiera e concrete iniziative di solidarietà. La Conferenza Episcopale delle Filippine ha chiamato a raccolta tutti i fedeli per una novena di preghiera per invocare dal Signore protezione e sostegno alle popolazioni colpite.




E per la rappresentante speciale dell'Onu per la riduzione del rischio Margareta Wahlstrom, la gravità e il livello di devastazione del tifone Haiyan hanno causato una tragedia "paragonabile allo tsunami del 2004, che cambiò l'approccio alla prevenzione del rischio dei disastri. Sulla catastrofe avvenuta nell’arcipelago asiatico, Susy Hodges ha intervistato il card. Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila:  

R. – I think I’m not alone in saying…

Penso di non essere il solo nel dire che ogni volta che vediamo le immagini della distruzione rimaniamo senza parole. Ancora dobbiamo riprenderci dallo shock emotivo e psicologico. Noi che siamo qui a Manila e in quelle parti che non sono state colpite così gravemente come altre, solo per guardare le immagini rimaniamo senza parole e non posso immaginare quello che sta attraversando le menti e i cuori di coloro che si trovano lì. Mi sento profondamente consolato, quando vedo e sento testimonianze di fede, specialmente da parte delle stesse vittime. Quelli che hanno i propri cari, le loro proprietà, si rivolgono a Dio e dicono: “Confidiamo in Dio; sappiamo che con l’aiuto di Dio possiamo sopravvivere”.

D. – Immagino che Lei abbia parlato con i membri delle chiese nelle aree che sono state colpite più duramente. Cosa hanno detto riguardo all’aiuto che la Chiesa sta cercando di dare in questa corsa disperata per portare cibo ed acqua ai sopravvissuti?

R. – The local churches in those areas...Anche le chiese locali in quelle aree hanno sofferto molte perdite. Quindi la maggior parte dell’aiuto dato dalla Chiesa non viene da quelle diocesi, ma dall’esterno. Al momento con l’arcidiocesi di Manila e le nostre diocesi vicine, le diocesi suffraganee, la Commissione episcopale e l’azione sociale della Caritas Filippine, stiamo coordinando la maggior parte dello sforzo per raggiungere quelle persone che sono state colpite e non sono state ancora raggiunte dai loro stessi pastori.

D. – Data l’entità della devastazione, in molti lì hanno paura che alcune persone possano morire non per conseguenza diretta del tifone, ma perché non riceveranno cibo o acqua o medicine necessari in questo periodo successivo alla tragedia …

R. – Yes, that is a real possibility...

Sì, quella è una possibilità reale. Ecco perché la gente di Chiesa, le organizzazioni non governative, le agenzie di governo ed anche l’esercito, tutti noi stiamo cercando di fare del nostro meglio per raggiungere ogni luogo e cercare di dare assistenza. Non è sempre facile, ma tutti stanno cercando di fare la loro parte. E’, infatti, davvero un’emergenza, potemmo dire addirittura che per molti è un momento di panico.

D. – Ha potuto rilevare una grande solidarietà da parte dei laici cattolici di Manila e di altre aree che non sono state colpite così gravemente, per cercare di aiutare?

R. – That is a source of great consolation...Questa è una fonte di grande consolazione e forza. Prima di questo tifone abbiamo avuto un terremoto, che ha colpito la parte centrale del Paese, molto vicino a Leyte e Samar, le isole colpite dal tifone. La nostra riflessione continua su questa linea: vediamo distruzione, rovine ovunque, ma vediamo anche fede e amore sorgere da quelle rovine [qui si commuove] e questo ci fa diventare persone più forti. Voglio ringraziare tutti: tutti, il Santo Padre, le madri e le sorelle fuori del Paese, perché si sono ricordati di noi e perché cercano di fare il possibile per raggiungerci. In nome delle vittime e dei poveri, vi ringraziamo, vi ringraziamo davvero!

Fonte: Radio Vaticana