8 novembre 2013

Il Papa: chi serve la giustizia nella Chiesa non sia burocrate ma buon pastore attento alla pecora smarrita

L’immagine del Buon Pastore sia il modello per chi serve la giustizia nella Chiesa. È l’auspicio col quale Papa Francesco ha concluso il suo discorso agli oltre 50 membri del supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, ricevuti questa mattina in udienza. In particolare, il Papa ha offerto alcune considerazioni in tema di nullità matrimoniale e sul ruolo che al loro interno svolge il cosiddetto “Difensore del vincolo”. Il servizio di Alessandro De Carolis:

Chi amministra la giustizia nella Chiesa non può farlo con l’indifferenza di un passacarte. Soprattutto se l’argomento del confronto giuridico e processuale tocca aspetti delicati come avviene nei casi di nullità del vincolo matrimoniale. Con i membri del Tribunale della Segnatura Apostolica, Papa Francesco si sofferma sul “Difensore del vincolo”, figura cui è attribuita, sottolinea, una “funzione importante” nei processi canonici di nullità. Il servizio svolto dal Difensore del vincolo è anche oggetto di dibattito alla plenaria in corso della Suprema corte vaticana e Papa Francesco ha apprezzato l’attenzione posta al tema:

“L’attenzione rivolta al ministero del Difensore del vincolo è senz’altro opportuna, perché la sua presenza e il suo intervento sono obbligatori per tutto lo sviluppo del processo. Allo stesso modo è previsto che egli debba proporre ogni genere di prove, di eccezioni, ricorsi ed appelli che, nel rispetto della verità, favoriscano la difesa del vincolo”.




Di questi aspetti, ricorda il Papa, tratta anche l’Istruzione Dignitas connubii, documento della Segnatura Apostolica che contiene norme processuali e che, nella fattispecie, descrive il ruolo esercitato dal Difensore del vincolo nelle cause di nullità per incapacità psichica, "che in alcuni Tribunali costituiscono il capo unico di nullità". Dunque, afferma Papa Francesco:

“…il Difensore del vincolo che vuole rendere un buon servizio non può limitarsi ad una frettolosa lettura degli atti, né a risposte burocratiche e generiche. Nel suo delicato compito, egli è chiamato a cercare di armonizzare le prescrizioni del Codice di Diritto Canonico con le concrete situazioni della Chiesa e della società”.

Inoltre, chiarisce Papa Francesco, tra Difensore del vincolo matrimoniale e il giudice che dovrà risolvere la causa deve correre un rapporto di “rispettoso e attento dialogo”. Il compito del primo, afferma, “non prevarica quello del giudice”, mentre questi anzi può “trovare nell’accurata opera di colui che difende il vincolo matrimoniale un aiuto alla propria attività”. Ciò per il Papa riflette in senso ampio anche la responsabilità e lo stile che deve caratterizzare coloro che amministrano la giustizia ecclesiale, specialmente – nota – quando dei fedeli “fiduciosi richiedono di chiarire autorevolmente il proprio status”:

“Pertanto, bisogna sempre tenere vivo il raccordo tra l’azione della Chiesa che evangelizza e l’azione della Chiesa che amministra la giustizia. Il servizio alla giustizia è un impegno di vita apostolica: esso richiede di essere esercitato tenendo fisso lo sguardo all’icona del Buon Pastore, che si piega verso la pecorella smarrita e ferita”.

Fonte Radio Vaticana

Il Papa prega per i figli dei "devoti della dea tangente", la corruzione toglie la dignità

Stamani, durante la Messa celebrata nella Cappellina di Santa Marta, il Papa ha pregato per i tanti giovani che ricevono dai genitori “pane sporco”, guadagni frutto di tangenti e corruzione, e hanno fame di dignità perché il lavoro disonesto toglie la dignità. Il servizio di Sergio Centofanti:RealAudioMP3 

La parabola dell’amministratore disonesto dà lo spunto al Papa per parlare “dello spirito del mondo, della mondanità”, di “come agisce questa mondanità e quanto pericolosa sia”. Gesù “pregava il Padre perché i suoi discepoli non cadessero nella mondanità”. “E’ il nemico”:

“Quando noi pensiamo ai nostri nemici, davvero pensiamo prima al demonio, perché è proprio quello che ci fa male. L’atmosfera, lo stile di vita piace tanto al demonio, è questa mondanità: vivere secondo i valori - fra virgolette - del mondo. E questo amministratore è un esempio di mondanità. Qualcuno di voi potrà dire: ‘Ma, questo uomo ha fatto quello che fanno tutti!’. Ma tutti, no! Alcuni amministratori, amministratori di aziende, amministratori pubblici; alcuni amministratori del governo... Forse non sono tanti. Ma è un po’ quell’atteggiamento della strada più breve, più comoda per guadagnarsi la vita”. 



Nella parabola, il padrone loda l’amministratore disonesto per la sua furbizia: 

“Eh sì, questa è una lode alla tangente! E l’abitudine della tangente è un’abitudine mondana e fortemente peccatrice. E’ un’abitudine che non viene da Dio: Dio ci ha comandato di portare il pane a casa col nostro lavoro onesto! E quest’uomo, amministratore, lo portava, ma come? Dava da mangiare ai suoi figli pane sporco! E i suoi figli, forse educati in collegi costosi, forse cresciuti in ambienti colti, avevano ricevuto dal loro papà, come pasto, sporcizia, perché il loro papà, portando pane sporco a casa, aveva perso la dignità! E questo è un peccato grave! Perché si incomincia forse con una piccola bustarella, ma è come la droga, eh!”.

Dunque – afferma il Papa – l’abitudine alle tangenti diventa una dipendenza. Ma se c’è una “furbizia mondana” – prosegue Papa Francesco – c’è anche una “furbizia cristiana, di fare le cose un po’ svelte … non con lo spirito del mondo”, ma onestamente. E’ ciò che dice Gesù quando invita ad essere astuti come i serpenti e semplici come colombe: mettere insieme queste due dimensioni – ha sottolineato - “è una grazia dello Spirito Santo”, un dono che dobbiamo chiedere. Infine, conclude con una preghiera: 

“Forse oggi ci farà bene a tutti noi pregare per tanti bambini e ragazzi che ricevono dai loro genitori pane sporco: anche questi sono affamati, sono affamati di dignità! Pregare perché il Signore cambi il cuore di questi devoti della dea tangente e se ne accorgano che la dignità viene dal lavoro degno, dal lavoro onesto, dal lavoro di ogni giorno e non da queste strade più facili che alla fine ti tolgono tutto. E poi finirei come quell’altro del Vangelo che aveva tanti granai, tanti silos ripieni e non sapeva che farne: ‘Questa notte dovrai morire’, ha detto il Signore. Questa povera gente che ha perso la dignità nella pratica delle tangenti soltanto porta con sé non il denaro che ha guadagnato, ma la mancanza di dignità! Preghiamo per loro!”.

Fonte: Radio Vaticana