Visualizzazione post con etichetta Angelus. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Angelus. Mostra tutti i post

29 giugno 2014

Il Papa all’Angelus: dialogo, unica via per la pace in Iraq.



“Il dialogo è l’unica via per la pace”: lo ha ribadito Papa Francesco pregando per l’Iraq sconvolto dalla violenza. Lo ha fatto subito dopo la recita dell’Angelus, dedicato all’odierna solennità dei Santi Pietro e Paolo.

22 giugno 2014

Il Papa: amiamo gli altri senza misura. La tortura è peccato mortale.



L’Eucaristia è la dimostrazione che “la misura dell’amore di Dio è amare senza misura”. Lo ha affermato Papa Francesco all’Angelus recitato in Piazza San Pietro, davanti a migliaia di persone. Il Papa ha incentrato la riflessione sulla solennità odierna del Corpus Domini, quindi ha levato tra gli applausi una “ferma condanna” contro la tortura, ricordandone le vittime che saranno al centro della Giornata Onu del 26 giugno.

8 giugno 2014

Francesco al Regina Coeli prega per l’incontro di pace in Vaticano. Nella Festa di Pentecoste invoca “una Chiesa che sorprende e scompiglia”



Il Papa al Regina Coeli chiede preghiere per l’incontro di questo pomeriggio in Vaticano con i presidenti di Israele Peres e di Palestina Abbas, cui parteciperà anche il patriarca ecumenico Bartolomeo I. Nella domenica di Pentecoste, Francesco, dopo aver celebrato la Messa nella Basilica vaticana, si è rivolto ai fedeli - raccolti in piazza San Pietro - per sottolineare la missione di sorprendere e scompigliare affidata agli apostoli e a tutti i cristiani.

1 giugno 2014

Il Papa al Regina Coeli: annuncio del Vangelo non è facoltativo



Circa 60mila fedeli erano presenti in Piazza San Pietro, in una splendida giornata di sole, per partecipare al Regina Coeli con Papa Francesco, nella Solennità dell’Ascensione del Signore

11 maggio 2014

Il testo del Regina Caeli di Papa Francesco



Cari fratelli e sorelle, buongiorno! L’evangelista Giovanni ci presenta, in questa quarta domenica del tempo pasquale, l’immagine di Gesù Buon Pastore. Contemplando questa pagina del Vangelo, possiamo comprendere il tipo di rapporto che Gesù aveva con i suoi discepoli: un rapporto basato sulla tenerezza, sull’amore, sulla reciproca conoscenza e sulla promessa di un dono incommensurabile: «Io sono venuto – dice Gesù – perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Gv 10,10). Tale rapporto è

4 maggio 2014

Il Papa al Regina Caeli: la Parola di Dio e l'Eucaristia ci riempiono di gioia. Appelli per l'Ucraina e per l'Afghanistan.



La preghiera affinché in Ucraina prevalgano “sentimenti di pacificazione e di fratellanza” e il dolore per le vittime provocate “dall’enorme frana che si è abbattuta su un villaggio dell’Afghanistan” hanno scandito, stamani, le parole di Papa Francesco durante il Regina Caeli. Il Santo Padre, ricordando il passo del Vangelo in cui Gesù risorto appare ai due discepoli di Èmmaus, ha anche sottolineato che la Parola di Dio e l’Eucaristia ci riempiono di gioia.

2 febbraio 2014

Angelus. Il Papa: i consacrati, icone della bontà di Dio. Solidarietà alle vittime del maltempo.



Il dono che le consacrate e i consacrati rappresentano per la “famiglia umana”, ma anche il sostegno a chi tutela la vita, specie se non ancora nata, e la solidarietà per le vittime della recente ondata di maltempo nel centro Italia. Tutto questo ha

26 gennaio 2014

Il Papa all'Angelus: no ai recinti, i cristiani raggiungano tutti. Appello per l'Ucraina, preghiera per Cocò.



I cristiani non costruiscano recinti, ma ripartano dalle periferie, cioè dagli ultimi, per raggiungere tutti con la misericordia di Dio: è l'invito lanciato da Papa Francesco oggi all'Angelus, dinanzi ai numerosi fedeli giunti in Piazza San Pietro. Il pensiero del Pontefice è andato anche all'Ucraina, che sta vivendo ore difficili, e ai malati di lebbra, di cui oggi si celebra la Giornata mondiale.

12 gennaio 2014

All'Angelus, il Papa annuncia la creazione di 19 nuovi cardinali, di cui tre arcivescovi emeriti.

Ecco le parole all'Angelus con le quali Papa Francesco ha annunciato la creazione di 19 nuovi cardinali:



Come è stato già annunciato, il prossimo 22 febbraio, festa della Cattedra di San Pietro, avrò la gioia di tenere un Concistoro, durante il quale nominerò 16 nuovi Cardinali, che, appartenenti a 12 Nazioni di ogni parte del mondo, rappresentano il profondo rapporto ecclesiale fra la Chiesa di Roma e le altre Chiese sparse per il mondo. Il giorno seguente presiederò una solenne concelebrazione con i nuovi Cardinali, mentre il 20 e 21 febbraio terrò un Concistoro con tutti i Cardinali per riflettere sul tema della famiglia.

Ecco i nomi dei nuovi cardinali:

22 dicembre 2013

Angelus. Il Papa: sia un Natale di giustizia, che ogni famiglia possa avere una casa.

Auguro a tutti “un Natale di speranza, di giustizia e di fraternità”. Con queste parole Papa Francesco ha terminato l’Angelus di questa mattina in Piazza San Pietro, durante il quale – tra molti applausi – ha levato un appello alle autorità di qualsiasi livello perché sia difeso il diritto alla casa per ogni famiglia e perché chi lotta per la giustizia sociale respinga “le tentazioni della violenza”. Il pensiero spirituale prima dell’Angelus era stato dedicato alla figura di Giuseppe, uomo buono che – ha detto il Papa – accolse la volontà di Dio senza lasciarsi avvelenare dai dubbi e dall’orgoglio. Il servizio di Alessandro De Carolis:



Che ogni famiglia abbia una casa. Che questo e altri diritti fondamentali per la vita siano difesi, ma senza usare la violenza. Che il prossimo Natale sia giusto, sia fraterno, porti speranza. Come spesso accade con Papa Francesco, ciò che delle sue parole colpisce al cuore comincia quando il testo ufficiale viene messo da parte. Ed è quanto avvenuto in Piazza San Pietro, davanti alle decine di migliaia di persone radunate sotto la finestra del Papa per l’ultimo Angelus prima di Natale. Il pensiero prima della preghiera mariana è tutto su San Giuseppe, sulla sua grandezza d’animo, perché dapprima pensa di ripudiare Maria “in segreto”, avendone appreso della sua gravidanza, e poi è capace di allargare il cuore alla “missione più grande” che Dio gli chiede, perché è un uomo che cerca prima di tutto la volontà di Dio:
"Non si è ostinato a perseguire quel suo progetto di vita, non ha permesso che il rancore gli avvelenasse l’animo, ma è stato pronto a mettersi a disposizione della novità che, in modo sconcertante, gli veniva presentata. E questo fa male. Non permettere mai: lui è un esempio di quello. E così, Giuseppe è diventato ancora più libero e grande".

La considerazione su Giuseppe – sulla sua capacità di essere giusto secondo Dio - sembra quasi il prologo a quanto Papa Francesco sceglie di dire dopo aver recitato l’Angelus. Il primo spunto viene da un grande cartellone, leggibile anche dalla sua finestra:

“Leggo lì, scritto grande: I poveri non possono aspettare. E’ bello! E questo mi fa pensare che Gesù è nato in una stalla, non è nato in una casa (...) E io penso oggi, anche leggendo quello, a tante famiglie senza casa, sia perché mai l’hanno avuta, sia perché l’hanno persa per tanti motivi. Famiglia e casa vanno insieme. E’ molto difficile portare avanti una famiglia senza abitare in una casa. In questi giorni di Natale, invito tutti – persone, entità sociali, autorità – a fare tutto il possibile perché ogni famiglia possa avere una casa”.

Quindi, l’orizzonte si allarga ulteriormente. Le cronache italiane di questi giorni hanno raccontato di proteste e scontri di piazza, di gente che invoca quel lavoro e quelle sicurezze quotidiane che, al pari di una casa, servono per una vita dignitosa ma che una crisi infinita ha tolto e disintegrato per troppi. Un gruppo di queste persone aveva annunciato di voler essere all’Angelus e Papa Francesco non delude le loro attese:

“A quanti dall’Italia si sono radunati oggi per manifestare il loro impegno sociale, auguro di dare un contributo costruttivo, respingendo le tentazioni dello scontro e della violenza, e seguendo sempre la vita del dialogo, difendendo i diritti”.

Anche l’augurio finale di Papa Francesco è intonato ai pensieri fluiti in questo post Angelus così orientato alla solidarietà, sentimento che più di altri affonda la sua ragion d'essere nello spirito delle prossime feste:

“Auguro a tutti una buona domenica e un Natale di speranza, di giustizia e di fraternità”.
I saluti post-Angelus del Papa ai gruppi in Piazza erano stati dedicati, fra gli altri, alla comunità del Pontificio Istituto Missioni Estere e ai partecipanti alla staffetta partita da Alessandria e giunta a Roma per testimoniare l’impegno in favore della pace in Somalia”.

Fonte: Radio Vaticana

1 dicembre 2013

L'Angelus di Papa Francesco - Testo integrale.

Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Iniziamo oggi, Prima Domenica di Avvento, un nuovo anno liturgico, cioè un nuovo cammino del Popolo di Dio con Gesù Cristo, il nostro Pastore, che ci guida nella storia verso il compimento del Regno di Dio. Perciò questo giorno ha un fascino speciale, ci fa provare un sentimento profondo del senso della storia. Riscopriamo la bellezza di essere tutti in cammino: la Chiesa, con la sua vocazione e missione, e l’umanità intera, i popoli, le civiltà, le culture, tutti in cammino attraverso i sentieri del tempo.
Ma in cammino verso dove? C’è una mèta comune? E qual è questa mèta? Il Signore ci risponde attraverso il profeta Isaia e dice così: «Alla fine dei giorni, / il monte del tempio del Signore / sarà saldo sulla cima dei monti / e s’innalzerà sopra i colli, / e ad esso affluiranno tutte le genti. / Verranno molti popoli e diranno: / “Venite, saliamo al monte del Signore, / al tempio del Dio di Giacobbe, / perché ci insegni le sue vie / e possiamo camminare per i suoi sentieri”» (2,2-3). Questo è quello che dice Isaia sulla meta dove andiamo. E’ un pellegrinaggio universale verso una meta comune, che nell’Antico Testamento è Gerusalemme, dove sorge il tempio del Signore, perché da lì, da Gerusalemme, è venuta la rivelazione del volto di Dio e della sua legge. La rivelazione ha trovato in Gesù Cristo il suo compimento, e il “tempio del Signore”, Gesù Cristo, Lui stesso è diventato il tempio, il Verbo fatto carne: è Lui la guida ed insieme la meta del nostro pellegrinaggio, del pellegrinaggio di tutto il Popolo di Dio; e alla sua luce anche gli altri popoli possono camminare verso il Regno della giustizia, verso il Regno della pace. Dice ancora il profeta: «Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, / delle loro lance faranno falci; / una nazione non alzerà più la spada / contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra» (2,4). Mi permetto di ripetere questo che dice il Profeta, ascoltate bene! «Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, / delle loro lance faranno falci; / una nazione non alzerà più la spada / contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra». Ma quando accadrà questo? Che bel giorno sarà, nel quale le armi saranno smontate, per essere trasformate in strumenti di lavoro! Che bel giorno sarà questo! E questo è possibile! Scommettiamo sulla speranza, sulla speranza di una pace e sarà possibile!
Questo cammino non è mai concluso. Come nella vita di ognuno di noi c’è sempre bisogno di ripartire, di rialzarsi, di ritrovare il senso della mèta della propria esistenza, così per la grande famiglia umana è necessario rinnovare sempre l’orizzonte comune verso cui siamo incamminati. L’orizzonte della speranza! Quello è l’orizzonte per fare un buon cammino. Il tempo di Avvento, che oggi di nuovo incominciamo, ci restituisce l’orizzonte della speranza, una speranza che non delude perché è fondata sulla Parola di Dio. Una speranza che non delude semplicemente perché il Signore non delude mai! Lui è fedele! Lui non delude! Pensiamo e sentiamo questa bellezza.
Il modello di questo atteggiamento spirituale, di questo modo di essere e di camminare nella vita, è la Vergine Maria. Una semplice ragazza di paese, che porta nel cuore tutta la speranza di Dio! Nel suo grembo, la speranza di Dio ha preso carne, si è fatta uomo, si è fatta storia: Gesù Cristo. Il suo Magnificat è il cantico del Popolo di Dio in cammino, e di tutti gli uomini e le donne che sperano in Dio, nella potenza della sua misericordia. Lasciamoci guidare da lei, che è Madre, è mamma e sa come guidarci. Lasciamoci guidare da Lei in questo tempo di attesa e di vigilanza operosa.

Fonte: Radio Vaticana


22 novembre 2013

Il Papa 'farmacista' consiglia la Misericordina: "E' medicina spirituale"

Città del Vaticano - (Adnkronos) - In una scatoletta le 'pillole' della fede, un rosario da portare sempre con sé in una confezione che somiglia a quella di un farmaco. L'idea dei seminaristi polacchi sponsorizzata da Francesco all'Angelus: "Fa bene al cuore"

Città del Vaticano, 17 nov. (Adnkronos) - Arriva la 'misericordia' in pillole. L'originale iniziativa si deve ai seminaristi polacchi, dalla cui fantasia è nata 'Miserikordyna', rosario da portare sempre con sé. Le speciali 'pillola della fede' sono grani del rosario contenuti in una scatoletta esattamente come un'aspirina o una qualsiasi altra compressa e all'interno c'è pure il 'bugiardino' illustrativo come accade per i medicinali. Le pillole della fede sono state distribuite ai pellegrini e ai fedeli in piazza San Pietro in occasione dell'Angelus. Il Papa ha fatto riferimento all'iniziativa come ''un modo per concretizzare i frutti dell'Anno della Fede, che volge al termine.




Qualcuno penserà che il Papa fa il farmacista! Si tratta di una 'medicina spirituale' è contenuta in una scatoletta, che alcuni volontari distribuiranno mentre lasciate la piazza. C'è una corona del Rosario, con la quale si può pregare anche la 'coroncina della Divina Misericordia', aiuto spirituale per la nostra anima e per diffondere ovunque l'amore, il perdono e la fraternità. Non dimenticatevi di prenderla, fa bene al cuore, all'anima e a tutta la vita''. All'interno della confezione si trovano le 'compresse', vale a dire i 59 grani del rosario. Un 'farmaco' senza controindicazioni che, anzi, fa sì che "l'anima riceva la misericordia. E' rivelato attraverso la pace del cuore, la gioia interiore e il desiderio di fare del bene", spiega il foglietto illustrativo nella confezione. L'efficacia è garantita "con le parole di Gesù".

Fonte: Androkonos

19 novembre 2013

"Misericoridina"? Ecco come è nata l'idea

“Misericordina” (misericordium) 59 granuli per il cuore. 50% Corona Divinae Misericordiae e 50% Imago Iesu Misericordis. La scatoletta è bianca con il disegno di un cuore umano con le spine e una diagramma dei batti del cuore. Dentro il foglio con le istruzioni per l’uso. Così, in forma di medicina e’ stato riproposto dai seminaristi di Danzica, in Polonia il messaggio sulla Divina Misericordia. E stamattina all’Angelus in Piazza San Pietro la “medicina polacca” e’ stata distribuita ai fedeli. E’ una iniziativa alla vigilia della chiusura dell’Anno della Fede con un invito a rivolgersi per i problemi del mondo al Signore.

Il Papa stesso dopo le recita della preghiera mariana l’ha definita: “aiuto spirituale per la nostra anima e per diffondere ovunque l’amore, il perdono e la fraternità.” Scherzando il Papa ha detto: “è una medicina speciale per concretizzare i frutti dell’ Anno della Fede.” E ha invitato tutti: “Non dimenticatevi di prenderla perchè fa bene al cuore all’ anima a tutta la vita!”



Questa insolita iniziativa in Piazza San Pietro e’ stata voluta da Mons. Konrad Krajewski, che per 14 anni è stato uno dei cerimonieri del Papa e da agosto è elemosiniere di Sua Santita’. La “medicina” è stata portata da arcivescovo di Danzica, mons. Slawoj Leszek Glodz. Krajewski l’ha presentata a Papa Francesco che ne è rimasto entusiasta e ha chiesto di offrirla alla gente per la chiusura dell’Anno della Fede.

Tutto e’ cominciato a Danzica nell’autunno del 2011 dall’idea del seminarista Blazej Kwiatkowski per realizzare un ricordo per i giovani in occasione della giornata- ritiro della gioventù che propone regolarmente il seminario frequentato da centinaia di persone. “Come ogni anno avevamo bisogno di qualche regalo-ricordo – racconta Blazej – e quindi abbiamo pensato di proporre la Coroncina della Divina Misericordia in un modo insolito, mettendola in una scatola con un nome che assomiglia una vera medicina da farmacia. Abbiamo aggiunto un’immaginetta di Gesu’ Misericordioso e un foglio illustrativo con delle spiegazioni su come usarla, come recitare la Coroncina, in modo simile ad un foglio illustrativo di una medicina normale.

“Abbiamo aggiunto alcuni estratti del Diario di Sr. Faustyna. Tutto è pensato in modo di poterla regalare senza tante spiegazione perchè tutto è scritto all’interno. E’ una “medicina” per le persone in difficoltà, che combattono con il peccato, con le tentazioni, per coloro che hanno problemi a perdonare, e anche per coloro che vogliono ringraziare e lodare Dio, la Sua Misericordia. C’e scritto anche che questa “medicina” non ha scadenza, o controindicazioni. In caso di dubbio, bisogna consultare un sacerdote o una suora o un catechista.”



“E’ uscita una cosa molto bella. Anche il nome “misericordina granuli per il cuore” ha un senso particolare. In latino ” misericordium” significa Misericordia e da altra parte e’ un riferimento al “cor” – il cuore”. L’abbiamo chiamata medicina spirituale perché proprio la preghiera e la Divina Misericordia sono per l’anima dell’uomo come la medicina per il copro. Qui, c’e anche riferimento al cuore nel senso spirituale e morale.”

A comporre la scatoletta con i rosari è stata la Guardia Svizzera Pontificia sotto la guida del sergente Marcel Riedi e con l’aiuto delle famiglie delle guardie e delle Suore Albertine ( che si occupano della cucina della Guardia) e dipendenti laici vaticani. Molte guardie lavoravano dopo i turni notturni o fino alle prime ore dell’alba. L’impegno si e’ svolto nel mese di ottobre, mese del Rosario, nell’atmosfera della preghiera con la recita del Rosario.

Fonte: Guardia Svizzera Pontificia

Il Papa 'farmacista' consiglia la Misericordina: "E' medicina spirituale"

Città del Vaticano - (Adnkronos) - In una scatoletta le 'pillole' della fede, un rosario da portare sempre con sé in una confezione che somiglia a quella di un farmaco. L'idea dei seminaristi polacchi sponsorizzata da Francesco all'Angelus: "Fa bene al cuore"
Città del Vaticano, 17 nov. (Adnkronos) - Arriva la 'misericordia' in pillole. L'originale iniziativa si deve ai seminaristi polacchi, dalla cui fantasia è nata 'Miserikordyna', rosario da portare sempre con sé. Le speciali 'pillola della fede' sono grani del rosario contenuti in una scatoletta esattamente come un'aspirina o una qualsiasi altra compressa e all'interno c'è pure il 'bugiardino' illustrativo come accade per i medicinali. Le pillole della fede sono state distribuite ai pellegrini e ai fedeli in piazza San Pietro in occasione dell'Angelus. Il Papa ha fatto riferimento all'iniziativa come ''un modo per concretizzare i frutti dell'Anno della Fede, che volge al termine. 



 Qualcuno penserà che il Papa fa il farmacista! Si tratta di una 'medicina spirituale' è contenuta in una scatoletta, che alcuni volontari distribuiranno mentre lasciate la piazza. C'è una corona del Rosario, con la quale si può pregare anche la 'coroncina della Divina Misericordia', aiuto spirituale per la nostra anima e per diffondere ovunque l'amore, il perdono e la fraternità. Non dimenticatevi di prenderla, fa bene al cuore, all'anima e a tutta la vita''. All'interno della confezione si trovano le 'compresse', vale a dire i 59 grani del rosario. Un 'farmaco' senza controindicazioni che, anzi, fa sì che "l'anima riceva la misericordia. E' rivelato attraverso la pace del cuore, la gioia interiore e il desiderio di fare del bene", spiega il foglietto illustrativo nella confezione. L'efficacia è garantita "con le parole di Gesù". 

Fonte: Adnkronos

17 novembre 2013

Papa Francesco consiglia la «Misericordina»

Cos’è e a cosa serve la “medicina” della misericordia pubblicizzata dal Papa e distribuita in Piazza San Pietro

GIANNI VALENTE
CITTÀ DEL VATICANO

La confezione è quella tipica delle medicine, con tanto di avvertenza sul contenuto: «59 granuli intracordiali». All’interno, si trovano una corona del Rosario, un’immagine di Gesù misericordioso - con la scritta «Gesù confido in te» - e il classico foglietto con posologia e istruzioni per l’uso. È la “Misericordina”, il “kit” pubblicizzato oggi da Papa Francesco alla fine dell’Angelus e che suore e volontari hanno subito distribuito in migliaia di esemplari ai pellegrini presenti in Piazza San Pietro. 

«È una medicina speciale per concretizzare i frutti dell'Anno della Fede che volge al termine. Si tratta di una medicina spirituale. Non dimenticatevi di prenderla, perchè fa bene, fa bene al cuore, all'anima e a tutta la vita», ha detto il Papa.

In sostanza, la pratica consigliata oggi dal Papa è quella della corona della Divina Misericordia, diffusa da santa Faustina Kowalska, suora mistica polacca canonizzata da Giovanni Paolo II nel 2000. «La Misericordina» avverte il foglietto d’istruzioni «è un medicinale spirituale fa arrivare la misericordia nell’anima. Lo si avverte tramite la tranquillità del cuore, la gioia esterna e il desiderio di diffondere il bene». L’efficacia del medicinale «è garantita dalle parole di Gesù».



Vengono anche indicate anch alcune situazioni in cui si suggerisce di applicare il “medicinale”: quando «desideriamo la conversione dei peccatori», quando «sentiamo il bisogno dell’aiuto nella decisione difficile», o quando manca la forza per resistere alle tentazioni, quando non sappiamo perdonare qualcuno o «desideriamo la misericordia per un uomo moribondo».

Si suggerisce di trovare «un posto tranquillo, una camera o una chiesa», di «mettersi in ginocchio» davanti all’immaginetta di Gesù Misericordioso – dipinto secondo la visione che ne ebbe suor Faustina – e di recitare le preghiere e le formule della coroncina della Misericordia usando i grani del Rosario.




La pia pratica ha una durata media calcolata in 7 minuti, è consigliata come «profilassi» almeno una volta al giorno, con «applicazione identica sia nei bambini che negli adulti». Il foglietto illustrativo spiega che non sono segnalate «controindicazioni», che la pratica è «compatibile con altre preghiere, e che accostarsi ai sacramenti «favorisce l’efficacia del medicinale».




La “trovata” di proporre in forma di medicinale la pratica consigliata da suor Faustina viene – ovviamente – dalla Polonia. A produrre e distribuire il “prodotto” è la casa editrice Widawnictwo sw Stanislawa, con sede a Cracovia. Per Papa Francesco, la pubblicità data al curioso kit è un modo per riproporre a tutti la medicina della misericordia a cui rimandano tutti i suoi discorsi e le sue omelie.




«Per me, lo dico umilmente, è il messaggio più forte del Signore: la misericordia» aveva detto già nell’omelia della messa celebrata nella parrocchia vaticana di Sant’Anna, la prima domenica dopo la sua elezione come Successore di Pietro.




E quello stesso giorno, dopo l’Angelus, aveva fatto un altro “spot” pubblicitario legato alla misericordia: «In questi giorni» aveva detto Papa Bergoglio «ho potuto leggere un libro di un Cardinale – il Cardinale Kasper, un teologo in gamba, un buon teologo – sulla misericordia. E mi ha fatto tanto bene, quel libro, ma non crediate che faccia pubblicità ai libri dei miei cardinali! Non è così! Ma mi ha fatto tanto bene, tanto bene … Il Cardinale Kasper diceva che sentire misericordia, questa parola cambia tutto. E’ il meglio che noi possiamo sentire: cambia il mondo. Un po’ di misericordia rende il mondo meno freddo e più giusto. Abbiamo bisogno di capire bene questa misericordia di Dio, questo Padre misericordioso che ha tanta pazienza».

Fonte: Vatican Insider

10 novembre 2013

Il Papa: «L'amore di Dio non è a tempo limitato»

All'Angelus Francesco prega e fa pregare i fedeli per le vittime del tifone nelle Filippine. E ricorda la Notte dei Cristalli

ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO

 «L'amore di Dio non è a tempo limitato, è per sempre. Lui è fedele per sempre, ci aspetta e accompagna ognuno di noi con questa fedeltà eterna». Lo ha detto Francesco prima dell'Angelus. Il Papa ha ricordato le vittime del tremendo tifone che ha provocato diecimila morti nelle Filippine, chiedendo a tutti i fedeli di pregare prima in silenzio e poi con un'«Ave Maria». Infine ha ricordato l'anniversario della «Notte dei Cristalli», durante la quale nel novembre 1938 le violenze contro gli ebrei, «le sinagoghe, le abitazioni, i negozi segnarono un triste passo verso la tragedia della Shoah».




Nella catechesi, il Papa ha ricordato il Vangelo del giorno, dov'è presentato il dialogo tra Gesù e i sadducei che negavano la risurrezione e cercavano di metterlo in difficoltà ridicolizzando questa fede. Gesù «sempre mite e paziente, per prima cosa risponde che la vita dopo la morte non ha gli stessi parametri di quella terrena». Ma poi «passa, per così dire, passa al contrattacco», citando la Sacra Scrittura, «con una semplicità e un’originalità che ci lasciano pieni di ammirazione».  La prova della risurrezione «Gesù la trova nell’episodio di Mosè e del roveto ardente, là dove Dio si rivela come il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Il nome di Dio è legato ai nomi degli uomini e delle donne con cui si lega, e questo legame è più forte della morte».


E il «legame decisivo, l’alleanza fondamentale è quella con Gesù: Lui stesso è l’Alleanza, Lui stesso è la vita e la risurrezione, perché con il suo amore crocifisso ha vinto la morte». Francesco ha spiegato Dio dona a tutti la vita eterna. «La vita che Dio ci prepara non è un semplice abbellimento di quella attuale: essa supera la nostra immaginazione, perché Dio ci stupisce continuamente con il suo amore e con la sua misericordia. Pertanto, ciò che accadrà - ha spiegato il Papa - è proprio il contrario di quanto si aspettavano i sadducei. Non è questa vita a fare da riferimento all’eternità, ma è l’eternità a illuminare e dare speranza alla vita terrena di ciascuno di noi! Se guardiamo solo con occhio umano, siamo portati a dire che il cammino dell’uomo va dalla vita verso la morte».


Gesù invece «capovolge questa prospettiva e afferma che il nostro pellegrinaggio va dalla morte alla vita: la vita piena! Quindi la morte sta dietro, alle spalle, non davanti a noi. Davanti a noi sta il Dio dei viventi, che porta il mio nome, il tuo nome, il nostro nome. Sta la definitiva sconfitta del peccato e della morte, l’inizio di un nuovo tempo di gioia e di luce senza fine».


«L'amore di Dio non è a tempo illimitato - ha aggiunto a braccio il Papa - è per sempre, lui è fedele per sempre e ci aspetta, accompagna ognuno di noi con questa sua fedeltà eterna».


Il Papa ha quindi ricordato che questo pomeriggio, a Paderborn, in Germania, viene proclamata Beata Maria Teresa Bonzel, fondatrice delle Povere Suore Francescane dell’Adorazione Perpetua. Quindi ha pregato per le vittime del tifone. «Desidero assicurare la mia vicinanza alle popolazioni delle Filippine e di quella regione, che sono state colpite da un tremendo tifone. Purtroppo le vittime sono molte e i danni enormi - ha detto Francesco - Preghiamo per questi nostri fratelli e sorelle, e cerchiamo di far giungere ad essi anche il nostro aiuto concreto». Francesco ha chiesto a tutti una preghiera silenziosa, e quindi ha fatto recitare un'«Ave Maria» ai fedeli in piazza San Pietro.


Francesco ha quindi parlato del «settantacinquesimo anniversario della cosiddetta “Notte dei cristalli”: le violenze della notte tra il 9 e il 10 novembre 1938 contro gli ebrei, le sinagoghe, le abitazioni, i negozi segnarono un triste passo verso la tragedia della Shoah. Rinnoviamo la nostra vicinanza e solidarietà al popolo ebraico - ha aggiunto - e preghiamo Dio affinché la memoria del passato, la memoria dei peccati passati, ci aiuti ad essere sempre vigilanti contro ogni forma di odio e di intolleranza».


Infine, Bergoglio ha ricordato la Giornata del Ringraziamento, esprimendo vicinanza
al mondo agricolo, «specialmente ai giovani che hanno scelto di lavorare la terra», incoraggiando «quanti si impegnano perché a nessuno manchi un’alimentazione sana e adeguata».


Fonte: Vatican Insider

3 novembre 2013

Il Papa: nessun peccato può cancellarci dal cuore di Dio, lasciamoci trasformare da Gesù

“Non c’è peccato o crimine” che possa “cancellare dalla memoria e dal cuore di Dio uno solo dei suoi figli”. E’ quanto affermato da Papa Francesco all’Angelus in Piazza San Pietro, gremita di fedeli come di consueto la domenica. Il Papa si è soffermato sull’incontro tra Gesù e il pubblicano Zaccheo, narrato dal Vangelo, per ribadire che Dio sempre aspetta di veder rinascere nel cuore dei peccatori “il desiderio del ritorno a casa”. Il servizio di Alessandro Gisotti:

Un incontro che cambia la vita per sempre. Papa Francesco si è soffermato, all’Angelus, sull’incontro tra il Signore e il pubblicano Zaccheo. Incontro che avviene a Gerico, mentre Gesù è in cammino verso Gerusalemme:

“Questa è l’ultima tappa di un viaggio che riassume in sé il senso di tutta la vita di Gesù, dedicata a cercare e salvare le pecore perdute della casa d’Israele. Ma quanto più il cammino si avvicina alla meta, tanto più attorno a Gesù si va stringendo un cerchio di ostilità”.



Eppure, ha proseguito, proprio a Gerico accade “uno degli eventi più gioiosi narrati da san Luca: la conversione di Zaccheo”. Quest’uomo, ha detto il Papa, “è una pecora perduta, è disprezzato e scomunicato, perché è un pubblicano”, “amico degli odiati occupanti romani, ladro e sfruttatore”. A Zaccheo viene, dunque, impedito di avvicinarsi a Gesù per la sua cattiva fama, ma lui non si dà per vinto e si arrampica su un albero per poterlo vedere passare. “Questo gesto esteriore, un po’ ridicolo – ha osservato – esprime però l’atto interiore dell’uomo che cerca di portarsi sopra la folla per avere un contatto con Gesù”. Zaccheo stesso, ha soggiunto, “non sa il senso profondo del suo gesto” e “nemmeno osa sperare che possa essere superata la distanza che lo separa dal Signore”. Si rassegna “a vederlo solo di passaggio”:

“Ma Gesù, quando arriva vicino a quell’albero, lo chiama per nome: 'Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua' (Lc 19,5). Quell’uomo piccolo di statura, respinto da tutti e distante da Gesù, è come perduto nell’anonimato; ma Gesù lo chiama, e quel nome, Zaccheo, nella lingua di quel tempo, ha un bel significato pieno di allusioni: 'Zaccheo' infatti vuol dire 'Dio ricorda'".

Gesù va, dunque, nella casa di Zaccheo, “suscitando le critiche di tutta la gente di Gerico” perché invece di visitare “le brave persone che ci sono in città, va a stare proprio” da un pubblicano. Ed il Papa ha chiosato: “Anche in quel tempo si chiacchierava tanto!”. A costoro, Gesù risponde che va da Zaccheo proprio “perché lui era perduto”. “Anch’egli è figlio di Abramo”, aggiunge, e da ora nella sua casa, nella sua vita, entra la gioia:

“Non c’è professione o condizione sociale, non c’è peccato o crimine di alcun genere che possa cancellare dalla memoria e dal cuore di Dio uno solo dei suoi figli. 'Dio ricorda', sempre, non dimentica nessuno di quelli che ha creato; Egli è Padre, sempre in attesa vigile e amorevole di veder rinascere nel cuore del figlio il desiderio del ritorno a casa. E quando riconosce quel desiderio, anche semplicemente accennato, e tante volte quasi incosciente, subito gli è accanto, e con il suo perdono gli rende più lieve il cammino della conversione e del ritorno”.

Guardiamo Zaccheo oggi sull’albero, ha esortato Papa Francesco: “è ridicolo”, ma il suo “è un gesto di salvezza”:

“Ed io dico a te: se tu hai un peso sulla tua coscienza, se tu hai vergogna di tante cose che hai commesso, fermati un po’, non spaventarti, pensa che qualcuno ti aspetta, perché mai ha smesso di ricordarti, di pensarti; e questo qualcuno è tuo Padre, è Dio che ti aspetta! Arrampicati, come aveva fatto Zaccheo; sali sull’albero della voglia di essere perdonato. Io ti assicuro che non sarai deluso. Gesù è misericordioso e mai si stanca di perdonare. Ricordartelo bene, eh! Così è Gesù”.

Anche oggi, ha detto ancora il Papa, lasciamoci come Zaccheo “chiamare per nome da Gesù”. Anche noi, ha riaffermato, “ascoltiamo la sua voce che ci dice: ‘Oggi devo fermarmi a casa tua’”, “nella tua vita” e “nel tuo cuore”.

“E accogliamolo con gioia: Lui può cambiarci, può trasformare il nostro cuore di pietra in cuore di carne, può liberarci dall’egoismo e fare della nostra vita un dono d’amore. Gesù può farlo. Lasciati guardare da Gesù”.

Fonte: Radio Vaticana

Testo integrale dell'Angelus di Papa Francesco

Cari fratelli e sorelle, buongiorno! La pagina del Vangelo di Luca di questa domenica ci mostra Gesù che, nel suo cammino verso Gerusalemme, entra nella città di Gerico. Questa è l’ultima tappa di un viaggio che riassume in sé il senso di tutta la vita di Gesù, dedicata a cercare e salvare le pecore perdute della casa d’Israele. Ma quanto più il cammino si avvicina alla meta, tanto più attorno a Gesù si va stringendo un cerchio di ostilità.

Eppure a Gerico accade uno degli eventi più gioiosi narrati da san Luca: la conversione di Zaccheo. Quest’uomo è una pecora perduta, è disprezzato, e è uno “scomunicato”, perché è un pubblicano, anzi, è il capo dei pubblicani della città, amico degli odiati occupanti romani, è un ladro e uno sfruttatore. Bella figura, eh? E’ così.



Impedito dall’avvicinarsi a Gesù, probabilmente a motivo della sua cattiva fama, ed essendo piccolo di statura, Zaccheo si arrampica su un albero, per poter vedere il Maestro che passa. Questo gesto esteriore, un po’ ridicolo, esprime però l’atto interiore dell’uomo che cerca di portarsi sopra la folla per avere un contatto con Gesù. Zaccheo stesso non sa il senso profondo del suo gesto; non sa perché fa questo, ma lo fa; nemmeno osa sperare che possa essere superata la distanza che lo separa dal Signore; si rassegna a vederlo solo di passaggio. Ma Gesù, quando arriva vicino a quell’albero, lo chiama per nome: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua» (Lc 19,5). Quell’uomo piccolo di statura, respinto da tutti e distante da Gesù, è come perduto nell’anonimato; ma Gesù lo chiama, e quel nome, Zaccheo, in quelle lingue di quel tempo, ha un bel significato pieno di allusioni: “Zaccheo” infatti vuol dire “Dio ricorda”. E’ bello: “Dio ricorda”.

E Gesù va nella casa di Zaccheo, suscitando le critiche di tutta la gente di Gerico. Perché anche in quel tempo si chiacchierava tanto, eh? E la gente diceva: “Ma come? Con tutte le brave persone che ci sono in città, va a stare proprio da quel pubblicano?” Sì, perché lui era perduto; e Gesù dice: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo» (Lc 19,9). In casa di Zaccheo, da quel giorno, entrò la gioia, entrò la pace, entrò la salvezza, entrò Gesù.

Non c’è professione o condizione sociale, non c’è peccato o crimine di alcun genere che possa cancellare dalla memoria e dal cuore di Dio uno solo dei suoi figli. “Dio ricorda”, sempre, non dimentica nessuno di quelli che ha creato; Lui Egli è Padre, sempre in attesa vigile e amorevole di veder rinascere nel cuore del figlio il desiderio del ritorno a casa. E quando riconosce quel desiderio, anche semplicemente accennato, e tante volte quasi incosciente, subito gli è accanto, e con il suo perdono gli rende più lieve il cammino della conversione e del ritorno. Ma guardiamo Zaccheo oggi sull’albero: è ridicolo, ma è un gesto di salvezza. Ed io dico a te: se tu hai un peso sulla tua coscienza, se tu hai vergogna di tante cose che hai commesso, fermati un po’, non spaventarti, pensa che Uno ti aspetta, perché mai ha smesso di ricordarti, di pensarti. E questo è il tuo Padre, è Dio, è Gesù che ti aspetta. Arrampicati, come aveva fatto Zaccheo; sali sull’albero della voglia di essere perdonato. Io ti assicuro che non sarai deluso. Gesù è misericordioso e mai si stanca di perdonare. Ricordartelo bene, eh? Così è Gesù.

Fratelli e sorelle, lasciamoci anche noi chiamare per nome da Gesù! Nel profondo del cuore, ascoltiamo la sua voce che ci dice: “Oggi devo fermarmi a casa tua; io voglio fermarmi a casa tua e nel tuo cuore”, cioè nella tua vita. E accogliamolo con gioia: Lui può cambiarci, può trasformare il nostro cuore di pietra in cuore di carne, può liberarci dall’egoismo e fare della nostra vita un dono d’amore. Gesù può farlo. Lasciati guardare da Gesù.

Fonte: Radio Vaticana


1 novembre 2013

Il Papa all'Angelus nella festa di Tutti i Santi: camminiamo sulla via della santità. Al Verano pregherà per i cristiani perseguitati. Il pensiero del Pontefice ancora ai migranti

Essere santi non è un privilegio di pochi, ma è una vocazione per tutti. Lo ha ricordato Papa Francesco, oggi all’Angelus in Piazza San Pietro, nell’odierna festa di Tutti i Santi. “Il traguardo della nostra esistenza - ha detto - “non è la morte”, bensì il Paradiso. Nel pomeriggio, ha poi aggiunto, si recherà al cimitero romano del Verano, per la Santa Messa e la commemorazione dei defunti. Nell’occasione, il pensiero del Santo Padre è andato alla recente tragedia in Niger, dove un centinaio di migranti sono morti nel deserto, tentando di raggiungere la vicina Algeria. 

Il servizio di Giada Aquilino:
Non sono superuomini, né sono nati perfetti. “Sono persone che prima di raggiungere la gloria del cielo hanno vissuto una vita normale, con gioie e dolori, fatiche e speranze”. Così Papa Francesco ha parlato della figura dei Santi: gli “amici di Dio”, li ha definiti, perché nella loro esistenza terrena hanno vissuto “in comunione profonda con Dio, tanto da diventare simili a Lui”. È per questo che “nel volto dei fratelli più piccoli e disprezzati hanno veduto il volto di Dio e ora lo contemplano faccia a faccia nella sua bellezza gloriosa”:

“Quando hanno conosciuto l’amore di Dio, lo hanno seguito con tutto il cuore, senza condizioni o ipocrisie; hanno speso la loro vita al servizio degli altri, hanno sopportato sofferenze e avversità senza odiare e rispondendo al male con il bene, diffondendo gioia e pace”.
I Santi sono quindi uomini e donne che “hanno la gioia nel cuore e la trasmettono agli altri”:
“Essere santi non è un privilegio di pochi, ma è una vocazione per tutti. Tutti perciò siamo chiamati a camminare sulla via della santità, e questa via ha un nome, un volto: Gesù Cristo”.
Nel Vangelo, il Signore “ci mostra la strada”, quella delle Beatitudini: “il Regno dei cieli - ha spiegato il Pontefice - è per quanti non pongono la loro sicurezza nelle cose, ma nell’amore di Dio; per quanti - ha proseguito - hanno un cuore semplice, umile, non presumono di essere giusti e non giudicano gli altri, quanti sanno soffrire con chi soffre e gioire con chi gioisce, non sono violenti ma - ha aggiunto - misericordiosi e cercano di essere artefici di riconciliazione e di pace”.



“Che cosa ci dicono i Santi, oggi? Ci dicono: fidatevi del Signore, perché Lui non delude! Con la loro testimonianza ci incoraggiano a non avere paura di andare controcorrente o di essere incompresi e derisi quando parliamo di Lui e del Vangelo; ci dimostrano con la loro vita che chi rimane fedele a Dio e alla sua Parola sperimenta già su questa terra il conforto del suo amore e il ‘centuplo’ nell’eternità”.

In fondo, ha notato il Santo Padre, questo “è ciò che speriamo e domandiamo al Signore per i nostri fratelli e sorelle defunti”. “Con sapienza, la Chiesa ha posto in stretta sequenza la festa di Tutti i Santi e la Commemorazione di tutti i fedeli defunti”. Alla nostra preghiera di lode a Dio e di venerazione degli spiriti beati si unisce, ha aggiunto il Papa, “l’orazione di suffragio per quanti ci hanno preceduto nel passaggio da questo mondo alla vita eterna”. Quindi, dopo la preghiera mariana, ha ricordato che nel pomeriggio si recherà al cimitero del Verano e celebrerà là la Santa Messa

“Sarò unito spiritualmente a quanti in questi giorni visitano i cimiteri, dove dormono coloro che ci hanno preceduti nel segno della fede e attendono il giorno della risurrezione. In particolare, pregherò per le vittime della violenza, specialmente per i cristiani che hanno perso la vita a causa delle persecuzioni”.

Poi il pensiero all’ultima tragedia dell’immigrazione, quella accaduta nei giorni scorsi nel deserto del Niger, dove persone che cercavano una vita migliore sono invece morte in condizioni disperate. Forte si è levata la preghiera del Papa:

“In modo speciale pregherò per quanti, fratelli e sorelle nostri, uomini, donne e bambini, sono morti, assaliti dalla sete e dalla fame e dalla fatica nel tragitto per raggiungere una condizione di vita migliore. In questi giorni abbiamo visto nei giornali quell’immagine del crudele deserto”.
Infine, nel rivolgersi ai pellegrini riuniti in Piazza San Pietro, il Pontefice ha salutato i partecipanti alla Corsa dei Santi, organizzata dalla Fondazione Don Bosco nel mondo. “San Paolo direbbe che tutta la vita del cristiano è una ‘corsa’ per conquistare il premio della santità: voi - ha concluso - ci date un buon esempio”.

Fonte: Radio Vaticana

21 ottobre 2013

Il Papa nella Giornata Missionaria: “siamo vicini a tutti i missionari e le missionarie, che lavorano tanto senza far rumore, e danno la vita”

Città del Vaticano – Domenica 20 ottobre, dopo aver recitato la preghiera mariana dell’Angelus con i numerosi fedeli riuniti in piazza San Pietro, il Santo Padre Francesco ha ricordato la celebrazione della Giornata Missionaria con queste parole: “Oggi ricorre la Giornata Mondiale Missionaria. Qual è la missione della Chiesa? Diffondere nel mondo la fiamma della fede, che Gesù ha acceso nel mondo: la fede in Dio che è Padre, Amore, Misericordia. 



Il metodo della missione cristiana non è il proselitismo, ma quello della fiamma condivisa che riscalda l’anima. Ringrazio tutti coloro che con la preghiera e l’aiuto concreto sostengono l’opera missionaria, in particolare la sollecitudine del Vescovo di Roma per la diffusione del Vangelo. In questa Giornata siamo vicini a tutti i missionari e le missionarie, che lavorano tanto senza far rumore, e danno la vita. Come l’italiana Afra Martinelli, che ha operato per tanti anni in Nigeria: qualche giorno fa è stata uccisa, per rapina; tutti hanno pianto, cristiani e musulmani. Le volevano bene. Lei ha annunciato il Vangelo con la vita, con l’opera che ha realizzato, un centro di istruzione; così ha diffuso la fiamma della fede, ha combattuto la buona battaglia! Pensiamo a questa sorella nostra, e la salutiamo con un applauso, tutti!”

Afra Martinelli era nata a Civilerghe 78 anni fa. Missionaria laica, non era legata ad alcun istituto religioso, e si trovava in Nigeria da oltre trent’anni, dove aveva fondato e dirigeva il Centro Regina Mundi: una scuola di informatica con annesso un collegio per ragazzi, a Ogwashi-Ukwu, nella diocesi di Issele-Uku. La mattina del 27 settembre i suoi collaboratori l’hanno trovata nella sua stanza, gravemente ferita alla nuca con un machete, molto probabilmente per un tentativo di furto. Trasportata nell'ospedale più vicino, è morta il 9 ottobre, dopo alcuni giorni di agonia.

Fonte: vatican.va