31 ottobre 2013

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Il Papa convoca per il 22 febbraio il Concistoro per la creazione di nuovi cardinali

In occasione della riunione del “Consiglio di cardinali” dei primi di ottobre scorso (1-3 ottobre) e nella successiva riunione del Consiglio del Sinodo (7-8 ottobre), il Papa ha informato i partecipanti della sua intenzione di convocare un Concistoro per la creazione di nuovi cardinali in occasione della Festa della Cattedra di San Pietro, 22 febbraio. E’ quanto ha affermato il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi.

"Papa Francesco - ha detto il portavoce vaticano - ha deciso di informare per tempo della sua decisione di convocare un Concistoro in febbraio in modo da facilitare anche la programmazione delle altre riunioni a cui devono partecipare cardinali di diverse parti del mondo". 



"Si può infatti prevedere – osserva padre Lombardi - che il Papa intenda far precedere il Concistoro, come già altre volte hanno fatto i suoi predecessori, da una Riunione del Collegio cardinalizio. Prima di questa riunione - si prevede nei giorni 17-18 - avrà luogo anche la terza riunione del 'Consiglio di cardinali' (detto 'degli otto cardinali'), mentre dopo il Concistoro, il 24-25, avrà luogo la riunione del Consiglio del Sinodo. Anche la prossima riunione del Consiglio dei cardinali per i problemi economici e organizzativi della Santa Sede (il cosiddetto 'Consiglio dei 15') sarà prevedibilmente in calendario, come gli altri anni, nel mese di febbraio, probabilmente nella settimana precedente".

Fonte: Radio Vaticana

Papa Francesco chiediamoci se siamo cristiani fedeli o tiepidi

Durante la celebrazione del 31 ottobre, nella Cappella di San Sebastiano della Basilica di San Pietro, dove è sepolto il Beato Giovanni Paolo II, Papa Francesco nell'omelia ha parlato dell'amore di Cristo e della tristezza espressa da Gesù verso Gerusalemme, a partire dunque dalle letture odierne, tratte da San Paolo e dal Vangelo. Il cristiano sente che la sua vita è stata salvata per il sangue di Cristo.

Non bisogna vivere questo amore a metà, come accade a Gerusalemme una città che non è fedele. Ed anche noi, ha notato il Papa, dobbiamo chiederci se somigliamo più al cristiano descritto da san Paolo, che è fedele, o a Gerusalemme tiepida verso Dio.




“La Notte dei Santi”, una risposta cristiana ad Halloween

Esperienze di gioia e riflessione, alternative alla feste di zucche, streghe e maghi. Le proposte dei giovani delle chiese di Roma e Torino

LUCA ROLANDI
ROMA

Una festa all'insegna della musica e della preghiera si svolgerà al Teatro Orione alla vigilia della solennità liturgica di tutti i Santi..''La Notte dei Santi'', l'iniziativa organizzata dal Servizio per la pastorale giovanile della diocesi di Roma insieme alla diocesi di Palestrina guidata da monsignor Domenico Segalini, l'Azione Cattolica Italiana, la Comunità Gesù Risorto, Nuovi Orizzonti e a Aleteia, si pone l‘obiettivo di: ''Offrire ai giovani delle nostre comunità la possibilità di vivere in maniera bella e gioiosa la festa dei Santi per far scoprire loro il senso profondo di questa festa, che purtroppo ci è stata ''scippata'' dalla cultura moderna'', come spiega don Maurizio Mirilli, direttore del Servizio diocesano per la pastorale giovanile della diocesi di Roma.   

Un plauso è giunto dal vicario il cardinale Agostino Vallini, che in un messaggio ha espresso “l'augurio che la serata susciti nei cuori di tutti i partecipanti il desiderio di percorrere con decisione la via della santità, in modo da diventare testimoni della bellezza del Vangelo, come i Santi lo sono stati per il loro tempo”. Non solo a Roma, sono infatti molte le iniziative  previste nelle diverse realtà ecclesiali italiane.

A Torino per esempio  è prevista una analoga manifestazione “La Notte dei santi 2013: generati da Dio”,  che prevede un cammino e veglia nella chiesa della Gran Madre con  la partecipazione del vescovo Nosiglia. Il responsabile della Pastorale giovanile don Luca Ramello illustra la proposta. “Certamente non possiamo negare che i mutamenti culturali che hanno coinvolto la festa di Halloween condizionino in qualche modo la nostra proposta. Ma nel pieno svolgimento del nostro "Sinodo dei Giovani" per noi è una grazia poter ascoltare i giovani credenti anche su questo aspetto. Halloween è un fenomeno complesso, con una forte componente commerciale sulla quale si innestano talvolta fenomeni di superficialità e non di rado ideologici, ma altre volte rappresenta la semplice cornice tematica per far festa in maniera alternativa.



"Per questo" continua don Luca "Lo spirito con cui sono state pensate le edizioni dello scorso anno e di quest'anno di "Con sale in zucca" è proprio questo: "è evidente l'influsso culturale su una festa cristiana così importante (la "zucca"), non se può prescindere ma è possibile vivere a nostra volta questo slittamento culturale con intelligenza e sagacia evangelica (il "sale"), mostrando la bellezza della comunione dei Santi e la forza della fede cristiana sul mistero della morte, con scioltezza e franchezza ma senza cedimenti polemici o di contrapposizione acritica”.

Don Ramello infine sottolinea il collegamento con la festa della Gmg di Rio e la notte dei santi, dentro ad un cammino di diocesano: "L'esperienza della Pastorale giovanile e a Torino il Sinodo dei giovani. In fondo il generati da Dio, il legame con la santità sono segni distintiti della prospettiva cristiana. Il legame tra queste tre dimensioni per noi è stato riassunto in una parola, sintesi del messaggio dell'Arcivescovo di Torino ai giovani consegnato allo start up della pastorale giovanile nel mese scorso: "Andate!”. E' anche l’invito del Papa e quello dell’arcivescovo “un ‘andare’ come Chiesa che trova la sua meta, il suo stile e la sua forza dall'essere innestati in Gesù. Nel secondo anno di Sinodo dei giovani l'accento è sulla reale capacità di camminare insieme tra generazioni diverse, tra giovani e adulti. La “Veglia di Tutti i Santi”, «Generatida Dio» è allora un richiamo sintetico a queste dimensioni: nella fede come nella vita nessuno genera se non è generato e tutti siamo chiamati, a nostra volta, a generare, ciascuno secondo la propria vocazione. E questo è principio di santità”.

Più rigida la posizione espressa, don Aldo Bonaiuto responsabile del Servizio anti-sette della Comunità Papa Giovanni XXIII, che spiega come, qualche volta, si celi, dietro la festa di Hallowen una cultura anticristiana: Per questo ha anche lanciato un appello alla vigilanza al ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza. Il prete antisette ha istituito un numero verde al  quale sono arrivate in questi giorni numerose telefonate di genitori allarmati per il coinvolgimento dei figli in iniziative scolastiche legate ad Halloween.

Dal monitoraggio effettuato dal servizio-sette emerge una crescita dei fenomeni satanici, a loro volta legati ad Halloween: 28 casi di furti di ostie consacrate dall'inizio dell'anno, 17 furti di reliquie, 47 casi di profanazione di luoghi sacri. "Halloween - attacca il prete anti-sette - è il capodanno del demonio. I satanisti rubano le ostie per poi mischiarle con la droga realizzando così, quella che loro definiscono, la comunione del diavolo".

Fonte: Vatican Insider

Vaticano, Papa Francesco esilia il “vescovo spendaccione” di Limburg

Papa Francesco esilia il “vescovo spendaccione”. Dopo averlo ricevuto in udienza privata lunedì scorso, Bergoglio ha deciso che monsignor Franz-Peter Tebartz-van Elst, vescovo di Limburg (Germania), non rientrerà in diocesi fino a quando non sarà fatta luce sulle spese di ristrutturazione della sede episcopale, lievitate dai previsti 5,5 milioni di euro a 31 milioni. Il Papa, come chiarisce un comunicato della Santa Sede, “è stato continuamente informato ampiamente e obiettivamente sulla situazione nella diocesi di Limburg”.  

Sempre secondo il Vaticano a Limburg “si è venuta a creare una situazione nella quale il vescovo nel momento attuale non può esercitare il suo ministero episcopale”. Dopo la “visita fraterna” dello scorso settembre effettuata dal cardinale Giovanni Lajolo, presidente emerito del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, la Conferenza episcopale tedesca, conformemente a un accordo fra il vescovo e il capitolo del duomo di Limburg, “ha costituito una Commissione per intraprendere un esame approfondito della questione della costruzione della sede episcopale. In attesa dei risultati di tale esame – si legge nella nota diramata dal Vaticano – e dei connessi accertamenti sulle responsabilità in merito, la Santa Sede ritiene opportuno autorizzare per monsingnor Franz-Peter Tebartz-van Elst un periodo di permanenza fuori della diocesi. Per decisione della Santa Sede – prosegue ancora la nota – entra fin da oggi in vigore la nomina dello Stadtdekan Wolfgang Rösch come vicario generale, nomina che era stata annunciata dal vescovo di Limburg per il 1° gennaio 2014. Il vicario generale Rösch – conclude il Vaticano – amministrerà la diocesi di Limburg durante l’assenza del vescovo diocesano nell’ambito delle competenze legate a tale ufficio”.



Dopo l’udienza privata di lunedì scorso con Papa Francesco, il “vescovo spendaccione” aveva pubblicato sul sito della diocesi un comunicato definendo “incoraggiante” l’incontro con Bergoglio. Ma dopo soltanto quarantotto ore arriva l’esilio imposto dal Papa argentino che non ha per nulla gradito le notizie apparse sui giornali tedeschi in queste settimane sui costi della ristrutturazione della sede episcopale che hanno provocato indignazione nell’opinione pubblica. Una pagina della vita della Chiesa tedesca che stride totalmente con lo stile di Bergoglio che ha scelto di vivere nella Casa Santa Marta e non nel grande appartamento pontificio al terzo piano del Palazzo Apostolico vaticano e ha preferito una semplice utilitaria a una macchina lussuosa.  

Come ha scritto, infatti, il vaticanista del Tg1 Aldo Maria Valli nel suo libro “Le sorprese di Dio. I giorni della rivoluzione di Francesco” (Ancora), “Francesco è il messaggio. La scelta di utilizzare paramenti semplici; il suo predicare ogni mattina dall’ambone, come un semplice parroco, e non dalla cattedra; la decisione di rientrare in un ‘hotel’ come Casa Santa Marta, dopo l’elezione, con il pullman dei cardinali e non con la vettura targata SCV1; l’autodefinirsi ‘vescovo di Roma’ e non ‘Papa’; il fatto di aver parlato faccia a faccia, per alcuni istanti, con Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela, sono gli ingredienti indispensabili per ogni vera riforma al di là dei provvedimenti

Fonte: Il Fatto quotidiano

Vaticano, tecnologie d’avanguardia e bonifiche continue.

La difesa della Santa Sede contro gli attacchi informatici e i tentativi di spionaggio.

ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO

Nei sacri palazzi la consapevolezza di essere al centro di attività spionistiche da parte delle più disparate entità esterne, è molto datata. E se il Centro Operativo di Sicurezza, guidato dal comandante della Gendarmeria Domenico Giani, cerca di creare uno scudo protettivo impenetrabile in occasione del conclave, ben più difficile è impedire che vengano intercettate giorno per giorno chiamate che escono dal Vaticano dirette  in ogni parte del mondo.


Negli Anni Settanta l’allora Sostituto della Segreteria di Stato, Giovanni Benelli, fece fare una verifica sui telefoni dalla quale emerse che diverse centrali operative si mettevano in funzione per registrare le chiamate provenienti dagli uffici della Santa Sede. La precauzione antispionistica che arrivò dal prelato toscano soprannominato «Sua efficienza» fu quella più antica: «Di certi argomenti, parlate soltanto a voce e di persona». Altissima divenne poi la tensione dopo l’elezione di Giovanni Paolo II, quando - a torto o a ragione - il Vaticano venne considerato una centrale decisiva nella lotta contro i regimi comunisti dell’Est: vennero infiltrati religiosi doppiogiochisti vicinissimo al Papa, e i servizi cecoslovacchi riuscirono a mettere una microspia persino all’interno di una statua della Madonna nello studio privato del cardinale Agostino Casaroli, il Segretario di Stato.



Lo scorso marzo, in occasione del conclave, la squadra di tecnici alle direttive di Giani ha bonificato tutti gli ambienti e sono stati attivati sistemi di schermatura per impedire la trasmissione di dati e di voci. Un’attività messa in atto prima dell’inizio delle operazioni di voto, che ha riguardato anche le discussioni tra porporati nelle congregazioni generali. Ne sanno qualcosa i giornalisti che utilizzavano la seconda sala stampa approntata per l’occasione a poca distanza dall’aula del Sinodo: il wi-fi veniva interrotto all’inizio di ogni riunione, e di colpo spariva anche il segnale della rete dei cellulari.


Il Vaticano non si affida a ditte specializzate esterne, ma ha acquisito strumentazioni e tecnologie all’avanguardia, alcune di fabbricazione israeliana. Oltretevere esistono poi linee telefoniche sicure e criptate per comunicazioni interne. Ma è praticamente impossibile garantire di non essere ascoltati quando la chiamata, proveniente dalla piattaforma interna del Vaticano, raggiunge l’esterno. Il Centro Operativo di Sicurezza si occupa in particolare del Papa, che com’è noto usa il telefono più dei predecessori. Ora che è diventata la residenza di Francesco, la Casa Santa Marta è sottoposta a frequenti bonifiche. 
In Vaticano, oltre all’Ufficio Cifra che si occupa delle comunicazioni tra la Segreteria di Stato e i nunzi apostolici nei vari Paesi, esistono altri organismi, come i Sistemi Informativi e l’Ufficio Internet, i cui tecnici sono sempre al lavoro per impedire l’accesso di hacker e di spie.



«Nonostante gli attacchi di Anonymus - spiegano le fonti vaticane - non c’è stata penetrazione nei nostri sistemi». Nella storia recente, anche dopo Wikileaks, - fanno sapere da Oltretevere - non c’è traccia di operazioni di spionaggio riuscite. Ma le rivelazioni di queste ore sembrano dimostrare che il Grande Fratello non ha risparmiato le conversazioni all’ombra del Cupolone.

Fonte Vatican Insider

Il Papa: non si può essere cristiani senza porre l'amore di Cristo al centro della propria vita

Papa Francesco ha celebrato questa mattina la Messa nella Basilica di San Pietro presso l’altare dove è custodita la tomba del Beato Giovanni Paolo II. Erano presenti oltre un centinaio di sacerdoti e vari fedeli. Il Papa ha commentato le letture del giorno: la lettera di San Paolo ai Romani in cui l’apostolo delle Genti parla del suo amore per Cristo e il passo del Vangelo di San Luca in cui Gesù piange su Gerusalemme che non ha capito di essere amata da lui. Il servizio di Sergio Centofanti:

“Nessuno può allontanarmi dall’amore di Cristo”. Il Papa parte da questa certezza di Paolo: “il Signore gli aveva cambiato la vita” e ora “questo amore del Signore” è il centro della sua vita. “Nelle persecuzioni, nelle malattie, nei tradimenti” e tutto quello che ha vissuto o potrà accadere può ormai allontanarlo dall’amore di Cristo:

“Era il centro proprio della sua vita, il riferimento: l’amore di Cristo. E senza l’amore di Cristo, senza vivere di questo amore, riconoscerlo, nutrirci di quell’amore, non si può essere cristiano: il cristiano, quello che si sente guardato dal Signore, con quello sguardo tanto bello, amato dal Signore e amato sino alla fine. Sente... Il cristiano sente che la sua vita è stata salvata per il sangue di Cristo. E questo fa l’amore: questo rapporto d’amore”. 



C’è poi l’immagine della “tristezza di Gesù, quando guarda Gerusalemme” che non ha capito il suo amore che paragona a quello di una chioccia che vuole raccogliere i pulcini sotto le ali: 

“Non ha capito la tenerezza di Dio, con quell’immagine tanto bella, che dice Gesù. Non capire l’amore di Dio: il contrario di quello che sentiva Paolo. Ma sì, Dio mi ama, Dio ci ama, ma è una cosa astratta, è una cosa che non mi tocca il cuore ed io mi arrangio nella vita come posso. Non c’è fedeltà lì. E il pianto del cuore di Gesù verso Gerusalemme è questo: “Gerusalemme, tu non sei fedele; tu non ti sei lasciata amare; e tu ti sei affidata a tanti idoli, che ti promettevano tutto, ti dicevano di darti tutto, poi ti hanno abbandonata”. Il cuore di Gesù, la sofferenza dell’amore di Gesù: un amore non accettato, non ricevuto”. 

Il Papa invita a riflettere su queste due icone: “quella di Paolo che resta fedele fino alla fine all’amore di Gesù” e in questo amore, lui che “si sente debole, si sente peccatore”, “trova la forza per andare avanti, per sopportare tutto”. E dall’altra parte c’è Gerusalemme, il popolo infedele, “che non accetta l’amore di Gesù, o peggio ancora” che “vive quest’amore ma a metà: un po’ sì, un po’ no, secondo le proprie convenienze”:

“Guardiamo la fedeltà di Paolo e l’infedeltà di Gerusalemme e al centro guardiamo Gesù, il suo cuore, che ci ama tanto. Che possiamo farcene? La domanda: io somiglio più a Paolo o a Gerusalemme? Il mio amore a Dio è tanto forte come quello di Paolo o il mio cuore è un cuore tiepido come quello di Gerusalemme? Il Signore, per intercessione del Beato Giovanni Paolo II, ci aiuti a rispondere a questa domanda. Così sia!”. 



Di seguito il testo integrale dell'omelia del Papa:

In queste letture ci sono due cose che colpiscono. Prima, la sicurezza di Paolo: “Nessuno può allontanarmi dall’amore di Cristo”. Ma tanto amava il Signore - perché lo aveva visto, lo aveva trovato, il Signore gli aveva cambiato la vita - tanto lo amava che diceva che nessuna cosa poteva allontanarlo da Lui. Proprio questo amore del Signore era il centro, proprio il centro della vita di Paolo. Nelle persecuzioni, nelle malattie, nei tradimenti, ma, tutto quello che lui ha vissuto, tutte queste cose che gli sono accadute nella sua vita, niente di questo ha potuto allontanarlo dall’amore di Cristo. Era il centro proprio della sua vita, il riferimento: l’amore di Cristo. E senza l’amore di Cristo, senza vivere di questo amore, riconoscerlo, nutrirci di quell’amore, non si può essere cristiano: il cristiano, quello che si sente guardato dal Signore, con quello sguardo tanto bello, amato dal Signore e amato sino alla fine. Sente... Il cristiano sente che la sua vita è stata salvata per il sangue di Cristo. E questo fa l’amore: questo rapporto d’amore. Quello è il primo che a me colpisce tanto. L’altra cosa che mi colpisce è questa tristezza di Gesù, quando guarda Gerusalemme. “Ma tu, Gerusalemme, che non hai capito l’amore”. Non ha capito la tenerezza di Dio, con quell’immagine tanto bella, che dice Gesù. Non capire l’amore di Dio: il contrario di quello che sentiva Paolo. Ma sì, Dio mi ama, Dio ci ama, ma è una cosa astratta, è una cosa che non mi tocca il cuore ed io mi arrangio nella vita come posso. Non c’è fedeltà lì. E il pianto del cuore di Gesù verso Gerusalemme è questo: “Gerusalemme, tu non sei fedele; tu non ti sei lasciata amare; e tu ti sei affidata a tanti idoli, che ti promettevano tutto, ti dicevano di darti tutto, poi ti hanno abbandonata”. Il cuore di Gesù, la sofferenza dell’amore di Gesù: un amore non accettato, non ricevuto. Queste due icone oggi: quella di Paolo che resta fedele fino alla fine all’amore di Gesù, di là trova la forza per andare avanti, per sopportare tutto. Lui si sente debole, si sente peccatore, ma ha la forza in quell’amore di Dio, in quell’incontro che ha avuto con Gesù Cristo. Dall’altra parte, la città e il popolo infedele, non fedele, che non accetta l’amore di Gesù, o peggio ancora, eh? Che vive quest’amore ma a metà: un po’ sì, un po’ no, secondo le proprie convenienze. Guardiamo Paolo con il suo coraggio che viene da questo amore, e guardiamo Gesù che piange su quella città, che non è fedele. Guardiamo la fedeltà di Paolo e l’infedeltà di Gerusalemme e al centro guardiamo Gesù, il suo cuore, che ci ama tanto. Che possiamo farcene? La domanda: io somiglio più a Paolo o a Gerusalemme? Il mio amore a Dio è tanto forte come quello di Paolo o il mio cuore è un cuore tiepido come quello di Gerusalemme? Il Signore, per intercessione del Beato Giovanni Paolo II, ci aiuti a rispondere a questa domanda. Così sia!

Fonte: Radio Vaticana

Il Papa: “Anch’io ho avuto dubbi di fede”

Il Papa all'udienza generale, parlando della “comunione dei Santi”, ha detto: “La nostra fede ha bisogno del sostegno degli altri”. E dopo ha lanciato un appello per la pace in Iraq

DOMENICO AGASSO JR.
ROMA

L’amore di Dio brucia anche i peccati. Se gli uomini sono uniti la fede diventa forte. Tutti, compreso lo stesso papa Francesco, hanno vissuto o vivono smarrimenti e dubbi nel cammino della fede. L'ha detto il Pontefice all’udienza generale di oggi in piazza San Pietro, durante la quale ha parlato “di una realtà molto bella della nostra fede, cioè della ‘comunione dei santi’”. Francesco ha rammentato che “il Catechismo della Chiesa Cattolica ci ricorda che con questa espressione si intendono due realtà: la comunione alle cose sante e la comunione tra le persone sante (n. 948)”.

Il Papa si è soffermato “sul secondo significato: si tratta di una verità tra le più consolanti della nostra fede, poiché ci ricorda che non siamo soli ma esiste una comunione di vita tra tutti coloro che appartengono a Cristo. Una comunione che nasce dalla fede”; infatti, “il termine 'santi' si riferisce a coloro che credono nel Signore Gesù e sono incorporati a Lui nella Chiesa mediante il Battesimo. Per questo i primi cristiani erano chiamati anche 'i santi' (cfr At 9,13.32.41; Rm 8,27; 1 Cor 6,1)”.

“Il Vangelo di Giovanni – ha continuato - attesta che, prima della sua Passione, Gesù pregò il Padre per la comunione tra i discepoli, con queste parole: 'Perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato' (17,21). La Chiesa – ha spiegato Francesco - nella sua verità più profonda, è comunione con Dio, familiarità con Dio, comunione di amore con Cristo e con il Padre nello Spirito Santo, che si prolunga in una comunione fraterna”. Ecco che “questa relazione tra Gesù e il Padre è la 'matrice' del legame tra noi cristiani: se siamo intimamente inseriti in questa 'matrice', in questa fornace ardente di amore che è la Trinità, allora possiamo diventare veramente un cuore solo e un’anima sola tra di noi, perché l’amore di Dio brucia i nostri egoismi, i nostri pregiudizi, le nostre divisioni interiori ed esterne. L’amore di Dio brucia anche i nostri peccati”.

Il Papa ha poi messo in evidenza: “Se c’è questo radicamento nella sorgente dell’Amore, che è Dio, allora si verifica anche il movimento reciproco: dai fratelli a Dio; l’esperienza della comunione fraterna mi conduce alla comunione con Dio”. “Essere uniti fra noi – ha detto - ci conduce ad essere uniti con Dio, a questo legame con Dio che è nostro Padre. La nostra fede ha bisogno del sostegno degli altri, specialmente nei momenti difficili. E se noi siamo uniti, la fede viene forte. Quanto è bello sostenerci gli uni gli altri nell’avventura meravigliosa della fede!”.

Il Pontefice ha sottolineato “questo perché la tendenza a chiudersi nel privato ha influenzato anche l’ambito religioso, così che molte volte si fa fatica a chiedere l’aiuto spirituale di quanti condividono con noi l’esperienza cristiana”.

“Chi di noi – tutti, tutti! – chi di noi non ha sperimentato insicurezze, smarrimenti e perfino dubbi nel cammino della fede? Tutti! Tutti abbiamo sperimentato questo: anche io - ha svelato - Tutti. E’ parte del cammino della fede, è parte della nostra vita. Tutto ciò non deve stupirci, perché siamo esseri umani, segnati da fragilità e limiti. Tutti siamo fragili, tutti abbiamo limiti: non spaventatevi. Tutti ne abbiamo!”.




“Tuttavia – ha aggiunto Francesco - in questi momenti difficoltosi è necessario confidare nell’aiuto di Dio, mediante la preghiera filiale, e, al tempo stesso, è importante trovare il coraggio e l’umiltà di aprirsi agli altri per chiedere aiuto, per chiedere una mano: ‘Dammi una mano, ho questo problema’”. Il Papa ha domandato: “Quante volte l’abbiamo fatto? E poi, siamo riusciti ad uscire dal problema e incontrare Dio un’altra volta. In questa comunione – comunione che vuol dire ‘comune unione’, tutti uniti, comune unione – in questa comunione siamo una grande famiglia, tutti noi, dove tutti i componenti si aiutano e si sostengono fra loro”.

Dopo la catechesi, Francesco ha lanciato un appello per la pace in Iraq: “Vi invito a pregare per la cara nazione irachena purtroppo colpita quotidianamente da tragici episodi di violenza, perché trovi la strada della riconciliazione, della pace, dell’unità e della stabilità”. E rivolgendosi ai pellegrini di lingua araba e in particolare a quelli provenienti dall’Iraq ha detto: “Quando sperimentate insicurezze, smarrimenti e perfino dubbi nel cammino della fede cercate di confidare nell’aiuto di Dio, mediante la preghiera filiale, e, al tempo stesso, di trovare il coraggio e l’umiltà di aprirsi agli altri. Quanto è bello sostenerci gli uni gli altri nell’avventura meravigliosa della fede!”.

Fonte: Vatican Insider

30 ottobre 2013

"Lettera di Dio allo sposo"

La donna che hai al fianco, emozionata, con abito da sposa, è mia.
Io l'ho creata. Io le ho voluto bene da sempre; ancor prima di te e ancor più di te. Per lei non ho esitato adare la mia vita. Te l'affido. La prenderai dalle mie mani e ne diventerai responsabile.

Quando l'hai incontrata l'hai trovata bella e te ne sei innamorato. Son...o le mie mani che hanno plasmato la sua bellezza, è il mio cuore che ha messo dentro di lei la tenerezza e l'amore, è la mia sapienza che ha formato la sua sensibilità, la sua intelligenza e tutte le belle qualità che hai trovato in lei. Però non potrai limitarti a godere del suo fascino. Dovrai impegnarti a rispondere ai suoi bisogni e ai suoi desideri.

Ha bisogno di tante cose: di casa, di vestito, di serenità, di gioia, di rapporti umani, d'affetto e tenerezza, di piacere e di divertimento, di presenza umana e di dialogo, di relazioni sociali e familiari, di soddisfazioni nel lavoro e di tante altre cose...

Ma dovrai renderti conto che avrà bisogno soprattutto di Me, e di tutto quello che aiuta e favorisce quest'incontro con Me; la pace del cuore, la purezza di spirito, la preghiera, la parola, il perdono, la speranza e la fiducia in Me, la Mia vita.

La ameremo insieme. Io la amo da sempre. Tu hai cominciato ad amarla da qualche anno, da quando l'hai incontrata. Sono io che ho messo nel tuo cuore l'amore per lei.

Era il modo più bello per dirti: "Ecco te l'affido", perchè tu potessi godere della sua bellezza e delle sue qualità. Quando le hai detto: "Prometto di esserti fedele, di amarti e rispettarti per tutta la vita", è come se mi avessi risposto che sei lieto di accoglierla nella tua vita e di prenderti cura di lei.
Da quel momento siamo in due ad amarla. Anzi, ti renderò capace di amarla come Dio, regalandoti un supplemento d'amore, che trasforma il tuo amore di creatura e lo rende capace di produrre le opere di Dio nella donna che ami. E' il mio dono di nozze: quello che si chiama la grazia del sacramento del matrimonio.

Non ti lascerò mai solo in questa impresa. Sarò sempre con te e farò di te lo strumento del mio amore e della mia tenerezza; continuerò ad amare la Mia creatura, che è diventata tua sposa, attraverso i tuoi gesti d'amore.

Firmato Dio, Padre tuo


Appello del Papa per la pace in Iraq. Il card. Tauran annuncia la nascita di un comitato interreligioso

Invito del Papa alla preghiera per l’Iraq, teatro di quotidiane azioni violente, cosi come ha sottolineato Francesco al termine dell’udienza generale, prima di salutare una delegazione di rappresentanti di diversi gruppi religiosi iracheni, presenti alla riunione organizzata a Roma dal Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso con le sovrintendenze sciita, sunnita, cristiana, yazida e sabea del Ministero iracheno per gli Affari religiosi. Il servizio di Roberta Gisotti:



Siete “la ricchezza del Paese” ha detto Papa Francesco ai rappresentanti religiosi iracheni, accompagnati dal cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Dicastero vaticano per il dialogo interreligioso, che ha promosso questo primo incontro tra diversi credi in un Paese non ancora rappacificato ad oltre 10 anni dall’inizio della cosiddetta ‘seconda guerra del Golfo’, che ha causato tra i 100 e i 150 mila morti, un milione mezzo di rifugiati, la fuga di circa la metà dei cristiani, intorno ai 500 mila. Questo l'appello del Papa:
“Vi invito a pregare per la cara nazione irachena purtroppo colpita quotidianamente da tragici episodi di violenza, perché trovi la strada della riconciliazione, della pace, dell’unità e della stabilità”.

E, un saluto particolare il Papa ha voluto rivolgere anche ai pellegrini iracheni presenti in Piazza San Pietro:

“Quando sperimentate insicurezze, smarrimenti e perfino dubbi nel cammino della fede cercate di confidare nell’aiuto di Dio, mediante la preghiera filiale, e, al tempo stesso, di trovare il coraggio e l’umiltà di aprirsi agli altri. Quanto è bello sostenerci gli uni gli altri nell’avventura meravigliosa della fede! Il Signore vi benedica”.
Ma quali sono stati gli obiettivi e gli esiti della riunione di rappresentanti religiosi iracheni, che si è conclusa stamane con una dichiarazione comune? Lo abbiamo chiesto al cardinale Jean-Louis Tauran:
R. - La riunione aveva come scopo principale la creazione di un ‘Comitato’ - il nome non è ancora deciso - per il dialogo interreligioso, una struttura che abbia degli appuntamenti regolari in modo da favorire questa armonia di cui il Paese ha tanto bisogno. Quindi è una cosa molto importante e pubblicheremo anche un comunicato, dove si parla della nascita di questa nuova struttura di dialogo, perché speriamo che così si capisca che il dialogo interreligioso è anche un bene per l’intera società, perché mettiamo insieme tutto ciò che abbiamo in comune, musulmani e cristiani, a disposizione della società. La religione non è da temere, la religione è una ricchezza!

D. - Quindi una sorta di ‘comitato di saggi’: qual è stato il clima di questa riunione?

R. - Un clima di grande cordialità e di amicizia. Infatti non abbiamo avuto alcun problema per la redazione del comunicato finale. Direi che ciò lascia sperare bene.

D. - I punti salienti di questo comunicato?

R. - Sarà, prima di tutto, l’insistenza sui valori comuni che abbiamo - quindi la famiglia, la scuola, la giustizia, la pace - e poi anche la creazione di questa struttura di dialogo, che si incontrerà alternativamente un anno a Roma e un anno in Iraq.

D. - Questo comitato avrà la possibilità anche poi di interfacciarsi e di dialogare con le autorità politiche e istituzionali?

R. - No, questa è un’altra cosa: rimane una struttura di dialogo interreligioso e non politico.

D. - Sappiamo che la comunità cristiana ha sofferto fortemente e che si è dimezzata in questi dieci anni. Si è parlato anche di questo?

R. - Sì, abbiamo parlato di questo. Ma loro dicono che - e me lo ripeteva anche il capo della delegazione – che tutti questi attentati non sono fatti da iracheni, ma sono fatti da mercenari. Loro dicono: “Noi con i cristiani non abbiamo alcun problema; siamo sempre vissuti assieme”. Insistono molto sul fatto che la violenza non è fatta dagli iracheni, ma viene importata.

D. - Quindi bisognerà lavorare proprio per la riconciliazione umana di questa popolazione…

R. - Certo, certo! Se non c’è l’amicizia e il rispetto, cosa possiamo fare?

Fonte: Radio Vaticana

Padre Lombardi su presunte intercettazioni della Nsa: "Non ci risulta e non ci preoccupa"




“Non ci risulta nulla su questo tema e in ogni caso non abbiamo nessuna preoccupazione in merito": è quanto ha affermato il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, a proposito di un articolo di una rivista italiana su presunte intercettazioni compiute dalla Nsa, la National Security Agency, tra il 10 dicembre 2012 e l'8 gennaio 2013, anche sulle telefonate in entrata e in uscita dal Vaticano. La rivista lancia il sospetto che tra le 46 milioni di telefonate tracciate dagli Stati Uniti in Italia in quel periodo, ci sarebbero anche quelle vaticane e dell’allora cardinale Jorge Mario Bergoglio quando risiedeva nella Domus Internationalis Paolo VI a Roma. Di qui, la dichiarazione di padre Lombardi in risposta alle domande dei giornalisti.

Il Papa intercettato dalla Nsa. Anche i cardinali spiati fino al Conclave

Nei 46 milioni di telefonate captate tra il 10 dicembre 2012 e l'8 gennaio 2013, ci sarebbero anche quelle da e per il Vaticano. Comprese quelle di Benedetto XVI e Bergoglio, ancora cardinale. Coinvolta ambasciata Usa a Roma. Ue, da analisi sui gadget russi del G20 non risultano minacce



Non hanno risparmiato nessuno. La National security agency ha ascoltato anche le conversazioni del Papa. A rivelarlo è Panorama, nel numero in edicola domani, giovedì 31 ottobre. "Non ci risulta nulla e in ogni caso non abbiamo alcuna preoccupazione in merito", ha detto padre Federico Lombardi.

Ma nei 46 milioni di telefonate tracciate dagli Usa nel nostro paese, tra il 10 dicembre 2012 e l'8 gennaio 2013, ci sarebbero anche quelle del Vaticano. Fino a quelle dei prelati sulla soglia del conclave, il 12 marzo 2013, e incluse quelle in entrata e in uscita dalla Domus Internationalis Paolo VI a Roma, dove risiedeva il cardinale Jorge Mario Bergoglio.

Panorama rivela infatti che esiste il sospetto che anche le conversazioni del futuro pontefice possano essere state monitorate. Bergoglio poi, fin dal 2005 era stato messo sotto la lente dell'intelligence Usa come avevano svelato i rapporti di Wikileaks. 

Secondo il settimanale le telefonate in entrata e in uscita dal vaticano e quelle sulle utenze italiane di vescovi e cardinali, erano state classificate secondo quattro categorie: "leadership intentions", "threats to financial system", "foreign policy objectives", "human rights". C'è il sospetto perciò che siano state oggetto di monitoraggio anche le chiamate relative alla scelta del nuovo presidente dello Ior, il tedesco Ernst Von Freyberg.

Fonte: Repubblica

Udienza generale. Il Papa: la comunione dei santi è una delle verità più consolanti della nostra fede.

All’udienza generale di oggi in Piazza San Pietro, il Papa ha parlato “di una realtà molto bella della nostra fede, cioè della ‘comunione dei santi’. Il Catechismo della Chiesa Cattolica – ha detto - ci ricorda che con questa espressione si intendono due realtà: la comunione alle cose sante e la comunione tra le persone sante (n. 948). Mi soffermo sul secondo significato: si tratta di una verità tra le più consolanti della nostra fede, poiché ci ricorda che non siamo soli ma esiste una comunione di vita tra tutti coloro che appartengono a Cristo. Una comunione che nasce dalla fede; infatti, il termine “santi” si riferisce a coloro che credono nel Signore Gesù e sono incorporati a Lui nella Chiesa mediante il Battesimo. Per questo i primi cristiani erano chiamati anche “i santi” (cfr At 9,13.32.41; Rm 8,27; 1 Cor 6,1)”.



“Il Vangelo di Giovanni – ha proseguito - attesta che, prima della sua Passione, Gesù pregò il Padre per la comunione tra i discepoli, con queste parole: «Perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato» (17,21). La Chiesa, nella sua verità più profonda, è comunione con Dio, familiarità con Dio, comunione di amore con Cristo e con il Padre nello Spirito Santo, che si prolunga in una comunione fraterna. Questa relazione tra Gesù e il Padre è la “matrice” del legame tra noi cristiani: se siamo intimamente inseriti in questa “matrice”, in questa fornace ardente di amore che è la Trinità, allora possiamo diventare veramente un cuore solo e un’anima sola tra di noi, perché l’amore di Dio brucia i nostri egoismi, i nostri pregiudizi, le nostre divisioni interiori ed esterne. L’amore di Dio brucia anche i nostri peccati”.
Il Papa ha poi sottolineato: “Se c’è questo radicamento nella sorgente dell’Amore, che è Dio, allora si verifica anche il movimento reciproco: dai fratelli a Dio; l’esperienza della comunione fraterna mi conduce alla comunione con Dio. Essere uniti fra noi ci conduce ad essere uniti con Dio, a questo legame con Dio che è nostro Padre. La nostra fede ha bisogno del sostegno degli altri, specialmente nei momenti difficili. E se noi siamo uniti, la fede viene forte. Quanto è bello sostenerci gli uni gli altri nell’avventura meravigliosa della fede! Dico questo perché la tendenza a chiudersi nel privato ha influenzato anche l’ambito religioso, così che molte volte si fa fatica a chiedere l’aiuto spirituale di quanti condividono con noi l’esperienza cristiana. Chi di noi – tutti, tutti! – chi di noi non ha sperimentato insicurezze, smarrimenti e perfino dubbi nel cammino della fede? Tutti! Tutti abbiamo sperimentato questo: anche io. Tutti. E’ parte del cammino della fede, è parte della nostra vita. Tutto ciò non deve stupirci, perché siamo esseri umani, segnati da fragilità e limiti. Tutti siamo fragili, tutti abbiamo limiti: non spaventatevi. Tutti ne abbiamo!”.

“Tuttavia – ha proseguito il Papa - in questi momenti difficoltosi è necessario confidare nell’aiuto di Dio, mediante la preghiera filiale, e, al tempo stesso, è importante trovare il coraggio e l’umiltà di aprirsi agli altri per chiedere aiuto, per chiedere una mano: ‘Dammi una mano, ho questo problema’. Quante volte l’abbiamo fatto? E poi, siamo riusciti ad uscire dal problema e incontrare Dio un’altra volta. In questa comunione – comunione che vuol dire ‘comune unione’, tutti uniti, comune unione – in questa comunione siamo una grande famiglia, tutti noi, dove tutti i componenti si aiutano e si sostengono fra loro”.

Il Papa ha infine affrontato un ultimo aspetto: “la comunione dei santi – ha detto - va al di là della vita terrena, va oltre la morte e dura per sempre. Questa unione fra noi va al di là e continua nell’altra vita. E’ una unione spirituale che nasce dal Battesimo, non viene spezzata dalla morte, ma, grazie a che Cristo è risorto, è destinata a trovare la sua pienezza nella vita eterna. C’è un legame profondo e indissolubile tra quanti sono ancora pellegrini in questo mondo, fra noi, e coloro che hanno varcato la soglia della morte per entrare nell’eternità. Tutti i battezzati quaggiù sulla terra, le anime del Purgatorio e tutti i beati che sono già in Paradiso formano una sola grande Famiglia. Questa comunione tra terra e cielo si realizza specialmente nella preghiera di intercessione”.

E ha concluso: “Cari amici, abbiamo questa bellezza, la memoria della fede: è una realtà nostra, di tutti, che ci fa fratelli, che ci accompagniamo nel cammino della vita, e ci troveremo un’altra volta lassù, in Cielo. Andiamo su questo cammino con fiducia, con gioia. Un cristiano dev’essere gioioso, con la gioia di avere tanti fratelli battezzati che camminano con noi, e anche con l’aiuto dei fratelli e delle sorelle che fanno questa strada per andare al Cielo, e anche con l’aiuto dei fratelli e delle sorelle che sono in Cielo e pregano Gesù per noi. Avanti per questa strada, e con gioia!”.

Fonte: Radio Vaticana

Bambino si emoziona e piange mentre la madre canta..

Bambino si emoziona e piange mentre la madre canta..
Non è che la grazie di Dio :)
Lei solo dieci mesi, ma sta incantando il mondo. La bambina piange con emozione nel sentire la madre che canta "Il mio cuore non può dirti di no", del 1988 (Rod Stewart).
Nei primi minuti della canzone a cappella, possiamo già vedere gli occhi piccoli piccoli pieni di lacrime mentre lei sorride e sembra felice con la voce di sua madre che diceva: "Vuoi sentire la mamma che canta una canzone? Fammi sapere come ci si sente quando si sente questo. "
E' talmente tanta la sua emozione che non si accorge neanche di piangere, è totalmente rapito dalla voce della sua mamma che canta per lei.




29 ottobre 2013

Padre Pio. Frate Lotti: scaldava i cuori delle persone come Papa Francesco



(2013-09-23)

La Chiesa ha ricordato ieri San Pio da Pietrelcina, il cui corpo è visibile in modo permanente dal 1° giugno di quest’anno. A 45 anni dalla sua morte, Padre Pio continua ad essere amato e venerato da migliaia di fedeli e a San Giovanni Rotondo sono molte le celebrazioni per questa ricorrenza. Tra queste, ieri pomeriggio, l’Eucaristia presieduta da mons. Michele Castoro, arcivescovo di Manfredonia–Vieste–San Giovanni Rotondo e seguita da una processione con la nuova statua di Padre Pio benedetta da Papa Francesco. Sull’attualità della figura di san Pio, Debora Donnini ha intervistato frate Luciano Lotti, direttore della rivista "Studi su Padre Pio":

R. – Noi abbiamo la fortuna di avere, in questo tempo, questo Papa meraviglioso che ci spinge ad uscire fuori, ad evangelizzare e io penso che proprio Padre Pio possa dare un senso all’evangelizzazione: un’evangelizzazione che parte dall’Eucaristia. Un po’ come tutte le sue amicizie, quando qualcuno voleva partire, lui diceva: “Aspetta, parti domani”, cioè, per lui era importante che si partecipasse all’Eucaristia e poi si andasse, proprio come una missione per andare nella vita di tutti i giorni.

D. – Papa Francesco esorta spesso ad andare verso le periferie esistenziali; Padre Pio non si è mosso molto da San Giovanni Rotondo, eppure ha compiuto un’opera di evangelizzazione molto importante, anche tramite la bilocazione, ma non solo. Lei vede una sintonia tra i due in questo senso?

R. – Sì. Innanzitutto, dobbiamo pensare questo: Padre Pio è andato nelle periferie del cuore, cioè anche con la sua intransigenza, con la sua fedeltà a Dio, che imponeva agli altri, è andato verso quelle periferie del cuore che sono ancora chiuse ad una risposta piena. Le chiamiamo “periferie” perché i veri problemi forse li mettiamo a lato. Allora, Padre Pio voleva andare proprio in fondo al problema e cercare di risolverlo con l’incontro con Dio. E’ molto molto interessante però che sebbene Padre Pio non si sia mosso – anche se giustamente ha girato il mondo con le bilocazioni in un modo eccezionale - lui è riuscito a presentare Dio dovunque attraverso un metodo che oggi è modernissimo: attraverso l’immagine, la comunicazione.
D. – Secondo lei, quale è appunto l’immagine autentica di Cristo che Padre Pio maggiormente ha mostrato con la sua vita?

R. – Prima di tutto, l’immagine del Cristo che si affianca ai sofferenti: pensate a quell’espressione del suo Epistolario nella quale dice: “Vorrei spogliarmi di tutto per andare verso i bisognosi”. Padre Pio usava dire: “Non ci si interroga mai sulla carità. Bisogna farla, e basta”.

D. – Un’altra espressione che Papa Francesco usa spesso e a cui invita la Chiesa, è a riscaldare i cuori delle persone parlando appunto di un’umanità ferita. Questo anche ha una sintonia con Padre Pio: lui riscaldava il cuore anche attraverso la Confessione …

R. – In questi giorni abbiamo portato qui a San Giovanni Rotondo la statua di Padre Pio che Papa Francesco ha benedetto il 18 settembre, ed è una statua che ha come caratteristica quel sorriso accogliente di Padre Pio. Spesso si parla di un Padre Pio intransigente in confessione: senz’altro lui voleva fedeltà, ma soprattutto era una persona che con il suo sorriso, a volte proprio anche con il suo abbraccio, faceva sentire come Dio stava vicino al peccatore che voleva convertirsi. Padre Pio scaldava i cuori soprattutto con questo atteggiamento bello, sereno, di avvicinare le persone a Dio. Lui, di per sé, era una persona molto semplice, quindi avvicinava le persone a volte con una battuta. Il modo di Padre Pio di scaldare i cuori era proprio come quello di questo Papa: abbracciare, stare vicino, con grande semplicità.

Ultimo aggiornamento: 24 settembre
Fonte Radio Vaticana

Papa Francesco contro l'idolatria del denaro.

I soldi servono per realizzare tante opere buone, per far progredire l’umanità, ma quando diventano l’unica ragione di vita, distruggono l’uomo e i suoi legami con il mondo esterno. È questo l’insegnamento che Papa Francesco ha tratto dal brano liturgico del vangelo di Luca (12, 13-21) durante la messa celebrata stamane, lunedì 21 ottobre, a Santa Marta.

All’inizio della sua omelia il Santo Padre ha ricordato la figura dell’uomo che chiede a Gesù di intimare al proprio fratello di dividere con lui l’eredità. Per il Pontefice, infatti, il Signore ci parla attraverso questo personaggio «del nostro rapporto con le ricchezze e con i soldi». Un tema che non è solo di duemila anni fa ma si ripresenta ancora oggi, tutti i giorni. «Quante famiglie distrutte — ha commentato — abbiamo visto per problemi di soldi: fratello contro fratello; padre contro figli!». Perché la prima conseguenza dell’attaccamento ai soldi è la distruzione dell’individuo e di chi gli sta vicino. «Quando una persona è attaccata ai soldi — ha spiegato il vescovo di Roma — distrugge sé stessa, distrugge la famiglia».

Certo, il denaro non va demonizzato in senso assoluto. «I soldi — ha precisato Papa Francesco — servono per portare avanti tante cose buone, tanti lavori, per sviluppare l’umanità». Quello che va condannato, invece, è il loro uso distorto. A questo proposito il Pontefice ha ripetuto le stesse parole pronunciate da Gesù nella parabola dell’«uomo ricco» contenuta nel vangelo: «Chi accumula tesori per sé, non si arricchisce verso Dio». Da qui il monito: «Fate attenzione e tenetevi lontano da ogni cupidigia». È questa infatti «che fa male nel rapporto con i soldi»; è la tensione costante ad avere sempre di più che «porta all’idolatria» del denaro e finisce con il distruggere «il rapporto con gli altri». Perché la cupidigia fa ammalare l’uomo, conducendolo all’interno di un circolo vizioso nel quale ogni singolo pensiero è «in funzione dei soldi».

Del resto, la caratteristica più pericolosa della cupidigia è proprio quella di essere «uno strumento dell’idolatria; perché va per la strada contraria» a quella tracciata da Dio per gli uomini. E in proposito il Santo Padre ha citato san Paolo, il quale ricorda «che Gesù Cristo, che era ricco, si è fatto povero per arricchire noi». C’è dunque una «strada di Dio», quella «dell’umiltà, dell’abbassarsi per servire», e un percorso che va nella direzione opposta, dove conducono la cupidigia e l’idolatria: «Tu che sei un povero uomo, ti fai Dio per la vanità».

Per questo motivo, ha aggiunto il Pontefice, «Gesù dice cose tanto dure e tanto forti, contro l’attaccamento al denaro»: per esempio, quando ricorda «che non si possono servire due padroni: o Dio o il denaro»; o quando esorta «a non preoccuparci, poiché il Signore sa di cosa abbiamo bisogno»; o ancora quando «ci porta all’abbandono fiducioso verso il Padre, che fa fiorire i gigli del campo e dà da mangiare agli uccelli del cielo».

L’atteggiamento in netta antitesi a questa fiducia nella misericordia divina è proprio quello del protagonista della parabola evangelica, il quale non riusciva a pensare ad altro che all’abbondanza del grano raccolto nelle campagne e dei beni accumulati. Interrogandosi sul da farsi, ha spiegato Papa Francesco, «poteva dire: darò questo a un altro per aiutarlo». Invece «la cupidigia lo ha portato a dire: costruirò altri magazzini e li riempirò. Sempre di più». Un comportamento che, secondo il Papa, cela l’ambizione di raggiungere una sorta di divinità, «quasi una divinità idolatrica», come testimoniano gli stessi pensieri dell’uomo: «Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi, divertiti».

Ma è proprio allora che Dio lo riconduce alla sua realtà di creatura, mettendolo in guardia con la frase: «Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita». Perché, ha concluso il vescovo di Roma, «questa strada contraria alla strada di Dio è una stoltezza, porta lontano dalla vita. Distrugge ogni fraternità umana». Mentre il Signore ci mostra la vera strada. Che «non è il cammino della povertà per la povertà»; al contrario «è il cammino della povertà come strumento, perché Dio sia Dio, perché Lui sia l’unico Signore, non l’idolo d’oro». Infatti «tutti i beni che abbiamo, il Signore ce li dà per far andare avanti il mondo, per far andare avanti l’umanità, per aiutare gli altri».

Da qui l’auspicio che «rimanga oggi nel nostro cuore la parola del Signore», con il suo invito a tenersi lontani dalla cupidigia, perché «anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».

Fonte: Osservatore Romano




San Francesco

Un film dolcissimo e commovente nel quale viene ritratta la vera figura di un santo amico dei giovani, portatore della vera fede, donatore della speranza. Zeffirelli, uno dei grandi registi italiani, mette in ogni spettatore la voglia di vivere, di sognare, di essere giovani. Grandi le canzoni di Baglioni che conferma di essere da sempre un grande cantante.


Lumen fidei

La fede non ci separa dalla realtà, anzi ci consente di coglierne il significato più profondo e di scoprire l’intensità dell’amore di Dio per questo mondo, che orienta incessantemente  verso se stesso. È il messaggio centrale della lettera enciclica Lumen fidei, la prima di Papa Francesco, resa pubblica questa mattina, venerdì 5 luglio. Un messaggio che, come scrive il Pontefice stesso  nelle  prime pagine, riassume alcuni temi cari a Benedetto XVI.L’incontro tra Papa Francesco e Benedetto XVI Si tratta infatti di argomenti che Papa Ratzinger aveva  già  affrontato  nelle encicliche sulla carità e sulla speranza  e che aveva  approfondito ulteriormente  nella prima stesura di quella che avrebbe dovuto essere la sua terza enciclica, quella sulla fede appunto. «Un lavoro prezioso»  lo definisce Papa Francesco, per il quale  esprime profonda gratitudine al suo predecessore,  anche  manifestando la volontà di  fare suo quel lavoro, aggiungendovi ulteriori contributi. E, come ha notato l’arcivescovo Gerhard Müller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, presentando  questa mattina  nella Sala Stampa della Santa Sede l’enciclica ai giornalisti, il primo elemento che risalta  dalla lettura del testo è che, a parte le inevitabili «differenze di stile, di sensibilità e di accenti» è evidente «la sostanziale continuità del messaggio di Papa Francesco con il magistero di Benedetto XVI». E per una circostanza  significativa, nel giorno in cui viene presentata l’enciclica che,  in modo del tutto originale, segna proprio la continuità del magistero petrino, Papa Francesco e  Benedetto XVI si ritrovano insieme per l’inaugurazione della statua dell’arcangelo san Michele, patrono dello Stato della Città del Vaticano, collocata nel piazzale del Governatorato.



Evidente l’intento dell’enciclica  di rispondere innanzitutto a un’obiezione di tanti nostri contemporanei, ai quali  la fede appare come una «luce illusoria» che impedisce «all’uomo di coltivare l’audacia del sapere».  Poco a poco, però, si è visto che la sola luce della ragione «non riesce a illuminare abbastanza il futuro», che  alla fine «resta nella sua oscurità e lascia l’uomo nella paura dell’ignoto». Per questo è necessario recuperare «il significato illuminate della fede».

La strada da percorrere indicata dall’enciclica è quella segnata dall’amore  di Dio. «La fede — si legge infatti — è un dono gratuito di Dio che chiede l’umiltà e il coraggio di fidarsi e affidarsi, per vedere il luminoso cammino dell’incontro tra Dio e gli uomini, la storia della salvezza».

Fonte: Osservatore Romano

Intervento spontaneo di un bambino durante le celebrazioni per la giornata della famiglia.

Sale sul palco, si diverte, si siede e poi si aggrappa alla gamba di Papa Francesco come si trattasse di un nonno. È stato dolce e divertente l'intervento spontaneo di un bambino durante le celebrazioni per la giornata della famiglia.
Il piccolo, probabilmente sfuggito alle mani di mamma e papà è salito sul sagrato dove è rimasto indisturbato. Il Papa non è stato per nulla infastidito dall'intervento dell'audace assistente e lo ha tenuto vicino a sé con amore.




Il Papa: la speranza cristiana è dinamica e dona vita, liberiamoci da comodi clericalismi

La speranza non è ottimismo, ma “un’ardente aspettativa” verso la rivelazione del Figlio di Dio. E’ quanto sottolineato da Papa Francesco nella Messa di stamani alla Casa Santa Marta. Il Papa ha ribadito che i cristiani devono guardarsi da clericalismi e atteggiamenti comodi, perché la speranza cristiana è dinamica e dona vita. Il servizio di Alessandro Gisotti:  

Cos’è la speranza per un cristiano? Papa Francesco ha preso spunto dalle parole di San Paolo, nella Prima Lettura, per sottolineare la dimensione unica della speranza cristiana. Non si tratta di ottimismo, ha avvertito, ma di “un’ardente aspettativa” protesa verso la rivelazione del Figlio di Dio. La creazione, ha detto, è “stata sottoposta alla caducità” e il cristiano vive dunque la tensione tra la speranza e la schiavitù. “La speranza – ha detto riecheggiando San Paolo – non delude, è sicura”. Tuttavia, ha riconosciuto, “non è facile capire la speranza”. Alcune volte, ha affermato, “pensiamo che essere persone di speranza sia come essere persone ottimiste”. Ma non è così:

“La speranza non è un ottimismo, non è quella capacità di guardare le cose con buon animo e andare avanti. No, quello è ottimismo, non è speranza. Né la speranza è un atteggiamento positivo davanti alle cose. Quelle persone luminose, positive... Ma questo è buono, eh! Ma non è la speranza. Non è facile capire cosa sia la speranza. Si dice che è la più umile delle tre virtù, perché si nasconde nella vita. La fede si vede, si sente, si sa cosa è. La carità si fa, si sa cosa è. Ma cosa è la speranza? Cosa è questo atteggiamento di speranza? Per avvicinarci un po’, possiamo dire in primo che la speranza è un rischio, è una virtù rischiosa, è una virtù, come dice San Paolo ‘di un’ardente aspettativa verso la rivelazione del Figlio di Dio’. Non è un’illusione”.



Avere speranza, ha soggiunto, è proprio questo: “essere in tensione verso questa rivelazione, verso questa gioia che riempirà la nostra bocca di sorrisi”. San Paolo, ha detto ancora, tiene a sottolineare che la speranza non è ottimismo, “è di più”. E’ “un’altra cosa differente”. I primi cristiani, ha rammentato il Papa, la “dipingevano come un’ancora: la speranza era un’ancora, un’ancora fissa nella riva” dell’Aldilà. E la nostra vita è proprio camminare verso quest’ancora:
“Mi viene a me la domanda: dove siamo ancorati noi, ognuno di noi? Siamo ancorati proprio là nella riva di quell’oceano tanto lontano o siamo ancorati in una laguna artificiale che abbiamo fatto noi, con le nostre regole, i nostri comportamenti, i nostri orari, i nostri clericalismi, i nostri atteggiamenti ecclesiastici, non ecclesiali, eh? Siamo ancorati lì? Tutto comodo, tutto sicuro, eh? Quella non è speranza. Dove è ancorato il mio cuore, là in questa laguna artificiale, con comportamento ineccepibile davvero…”

San Paolo, ha aggiunto, indica poi un’altra icona della speranza, quella del parto. “Siamo in attesa – ha osservato – questo è un parto. E la speranza è in questa dinamica”, di “dare vita”. Ma, ha aggiunto, “la primizia dello Spirito non si vede”. Eppure so che “lo Spirito lavora”. Lavora in noi “come se fosse un granello di senape piccolino, ma dentro è pieno di vita, di forza, che va avanti” fino a diventare albero. Lo Spirito lavora come il lievito. Così, ha aggiunto, “lavora lo Spirito: non si vede, ma c’è. E’ una grazia da chiedere”:

“Una cosa è vivere nella speranza, perché nella speranza siamo salvati e un’altra cosa è vivere come buoni cristiani, non di più. Vivere in attesa della rivelazione o vivere bene con i comandamenti, essere ancorati nella riva di là o parcheggiati nella laguna artificiale. Penso a Maria, una ragazza giovane, quando, dopo che lei ha sentito che era mamma è cambiato il suo atteggiamento e va, aiuta e canta quel cantico di lode. Quando una donna rimane incinta è donna, ma non è mai (solo) donna: è mamma. E la speranza ha qualcosa di questo. Ci cambia l’atteggiamento: siamo noi, ma non siamo noi; siamo noi, cercando là, ancorati là”.

Il Papa ha, quindi, concluso l’omelia rivolgendosi ad un gruppo di sacerdoti messicani presenti alla Messa, in occasione del 25.mo di ordinazione. Chiedete alla Madonna, Madre della speranza, ha detto, che i vostri anni “siano anni di speranza, di vivere come preti di speranza”, “donando speranza”.

Fonte: Radio Vaticana

28 ottobre 2013

Francesco benedice la paladina della libertà.

Aung San Suu Kyi ricevuta dal pontefice in una udienza molto cordiale e intensa.

GIACOMO GALEAZZI
CITTÀ DEL VATICANO

Così lontani, così vicini.Francesco ha ricevuto in udienza nella sala della Biblioteca, alla seconda loggia del Palazzo Apostolico il premio Nobel per la Pace, la birmana Aung San Suu Kyi, che ieri in Campidoglio è stata insignita della cittadinanza onoraria di Roma.



Una "sintonia fondamentale" è emersa nel faccia a faccia su temi che sono a cuore al Pontefice come "la cultura dell'incontro", evidenzia il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi commentando il "cordialissimo incontro" di oggi nel Palazzo Apostolico tra il Pontefice e la premio Nobel, definita da padre Lombardi "figura di grandissima autorevolezza e significato" .

L'udienza papale alla leader della democrazia birmana e icona dei diritti umani rappresenta un evento storico che potrà avere delle conseguenze notevoli sul piano politico, religioso e culturale, anche se non immediate. Secondo la leader dell'opposizione birmana, senza modifiche alla Costituzione, le elezioni presidenziali del 2015 in Myanmar non saranno democratiche, giuste e rappresentative. Nel 2015 il Myanmar si recherà alle urne per le elezioni parlamentari; il voto rinnoverà per intero le Camere, chiamate poi a eleggere il nuovo capo di Stato.

Dopo decenni di dittatura militare, nel 2011 il Paese ha celebrato le prime elezioni (in parte) libere della storia recente, con un turno suppletivo nel 2012 che ha sancito l'ingresso della leader della Lega nazionale per la democrazia - che ha trascorso 15 degli ultimi 22 anni agli arresti domiciliari per ordine della giunta - in Parlamento. Aung San Suu Kyi ha dichiarato di voler correre per la carica più alta del Paese.

Tuttavia, è necessaria una modifica della Costituzione (approvata dai militari nel 2008 con un voto farsa, in piena emergenza causata dal ciclone Nargis) che, ad oggi, contiene una norma contra personam che impedisce di fatto alla leader democratica di essere eletta. La legge incriminata prevede che non possano essere eletti cittadini sposati o con figli di nazionalità straniera, sottolinea l'agenzia del Pime, AsiaNews.

I due figli della donna sono di nazionalità britannica, così come il loro padre Michael Aris morto per malattia nel 1999. "Ogni Paese, non solo il mio, ha bisogno di pace. La pace nasce dal cuore e per raggiungerla bisogna sradicare la fonte dell'odio che è la paura", spiega Aung San Suu Kyi, che dopo l'udienza con Bergoglio incontrerà il capo dello Stato, Napolitano, e del governo, Letta.

Fonte: Vatican Insider