22 novembre 2013

Il Papa alle benedettine: Maria, icona più espressiva della speranza cristiana

Maria è la madre della speranza e da Lei nasce l’insegnamento a guardare al domani con speranza, e a non fermarsi all’oggi. E’ il messaggio che Papa Francesco ha consegnato nel pomeriggio alle monache benedettine camaldolesi all’Aventino, in occasione della sua visita al monastero di Sant’Antonio Abate, nella Giornata delle Claustrali, dedicata a tutte le comunità di clausura. Ad accoglierlo l’Abbadessa suor Michela Porcellato. Dopo la celebrazione dei vespri, il Papa ha avuto un colloquio privato con le monache.
Servizio di Francesca Sabatinelli

Maria: icona più espressiva della speranza cristiana. Papa Francesco si rivolge alle camaldolesi, che lo accolgono nel loro monastero, celebrando la Madonna, Colei che ha conosciuto e amato Gesù come nessun’altra creatura, con il quale ha instaurato un legame di parentela ancora prima di darlo alla luce:

Diventa discepola e madre del suo Figlio nel momento in cui accoglie le parole dell’Angelo e dice: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38). Questo “avvenga” non è solo accettazione, ma anche apertura fiduciosa al futuro: è speranza! Questo “avvenga” è speranza!



Maria è la madre della speranza. Alle monache che lo ascoltano, e alla loro Abbadessa, il Papa ricorda tutti i sì della vita della Vergine, a partire da quello dell’annunciazione, che ne fanno appunto “l’icona più espressiva della speranza cristiana”:

Maria non sapeva come potesse diventare madre, ma si è affidata totalmente al mistero che stava per compiersi, ed è diventata la donna dell’attesa e della speranza.

Il Papa racconta la Maria a Betlemme per la nascita di Gesù, la Maria a Gerusalemme per la presentazione al tempio, la Maria consapevole di come la missione e l’identità di quel Figlio, divenuto Maestro e Messia, superino il suo essere madre e allo stesso tempo possano generare apprensione, così come le parole di Simeone e la sua profezia di dolore. “Eppure – ci dice il Papa – di fronte a tutte queste difficoltà e sorprese del progetto di Dio, la speranza della Vergine non vacilla mai!” :



Questo ci dice che la speranza si nutre di ascolto, di contemplazione, di pazienza perché i tempi del Signore maturino.

Anche nel momento in cui Maria diviene donna del dolore ai piedi della croce, la sua speranza non cede, ma la sorregge nella “vigilante attesa di un mistero, più grande del dolore che sta per compiersi”:

Tutto sembra veramente finito; ogni speranza potrebbe dirsi spenta. Anche lei, in quel momento, avrebbe potuto dire, se avesse ricordato le promesse dell’Annunciazione: “Questo non è vero! Sono stata ingannata!”. E non lo ha fatto.

Maria ha creduto, la sua fede le ha fatto aspettare con speranza il domani di Dio. Ciò che evidentemente, è la riflessione alla quale conducono le parole di Francesco, oggi l’uomo non riesce a fare:

Tante volte io penso: “Noi sappiamo aspettare il domani di Dio o vogliamo l’oggi, l’oggi, l’oggi?”. Il domani di Dio è per lei l’alba di quel giorno, primo della settimana. Ci farà bene pensare, a noi, nella contemplazione, all’abbraccio del figlio con la madre

In conclusione, guardando a quell’unica “lampada accesa al sepolcro di Gesù” che “è la speranza della madre” e in quel momento anche “la speranza dell’umanità”, il Papa domanda:
… nei Monasteri è ancora accesa questa lampada? Nei monasteri si aspetta il domani di Dio?

Maria è quindi la testimonianza solida di speranza, presente in ogni momento della storia della salvezza:

Lei, madre di speranza, ci sostiene nei momenti di buio, di difficoltà, di sconforto, di apparente sconfitta, nelle vere sconfitte umane. Maria, speranza nostra, ci aiuti a fare della nostra vita un’offerta gradita al Padre celeste, un dono gioioso per i nostri fratelli, un atteggiamento sempre che guarda al domani.

Fonte: Radio Vaticana

Il Papa alla comunità filippina: nei momenti di dolore non stancatevi di chiedere perché al Padre

Nei momenti di dolore, non stancatevi di chiedere “perché” al Signore. E’ quanto ha detto Papa Francesco nel pomeriggio incontrando, nella Basilica di San Pietro, i pellegrini filippini giunti a Roma da diverse parti del mondo in occasione della benedizione del mosaico di San Pedro Calungsod, Santo filippino canonizzato lo scorso anno da Benedetto XVI.
Il servizio di Amedeo Lomonaco: 

Ci sono eventi tragici, come il tifone nelle Filippine, che non hanno spiegazioni. Ma in questi momenti di sofferenza – ha detto Papa Francesco - non bisogna stancarsi, come i bambini, di chiedere perché:

“Quando i bambini incominciano a crescere non capiscono le cose e incominciano a fare domande al papà o alla mamma: “Papà, perché? Perché? Perché? …. Perché il bambino non capisce. Ma se noi stiamo attenti vedremo che il bambino non aspetta la risposta del suo papà o della sua mamma… Il bambino ha bisogno in quell’insicurezza che il suo papà e la sua mamma lo guardino. Ha bisogno degli occhi dei suoi genitori, ha bisogno del cuore dei suoi genitori”.



Chiedere perché, non spiegazioni, ma soltanto che il Padre ci guardi. E’ questa, nei momenti di dolore, la domanda centrale di quella che il Papa definisce la “preghiera del perché”:
“In questi momenti di tanta sofferenza non stancatevi di dire: “Perché?”. Come i bambini… E così attirerete gli occhi del nostro Padre sul vostro popolo; attirerete la tenerezza del papà del cielo su di voi. Come fa il bambino quando chiede: “Perché? Perché?”.

Il Papa ha infine ribadito la propria vicinanza al popolo delle Filippine:

“Anche io vi accompagno, con questa preghiera del perché”.

Prima del discorso del Santo Padre, il cardinale Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila, ha ricordato la figura di San Pietro Calungsod e la devastazione provocata dal tifone che ha flagellato le Filippine. Il popolo – ha affermato il porporato - è rimasto saldo nella fede, mosso dalla preghiera e dalla solidarietà:

“Vediamo la fede sorgere dalle rovine. La speranza dalle calamità non può essere distrutta. E vediamo l’amore che è più forte dei terremoti e dei tifoni”.



Fonte: Radio Vaticana

Papa Francesco telefona al ragazzino malato di distrofia.

Roma, 14 set.  - Michel, quindicenne di Pinerolo affetto da distrofia muscolare, ha scritto a Papa Francesco dicendogli che era un Papa diverso da tutti gli altri e la risposta di Bergoglio non si è fatta attendere: 'Pronto, sono Francesco'. La telefonata è arrivata oggi, alle 12.10, nell'incredulità di tutti. Racconta Michel "Ha risposto mia madre e il Papa ha voluto parlare con me.

'Come stai?', mi ha chiesto". Comprensibile l'incredulità del ragazzo: "Ho fatto una faccia... ridevo, ridevo....". Michel, come racconta, ha ricevuto un invito: "il Papa mi ha chiesto come stavo e mi ha invitato a Roma". Tra l'incredulità e la grande emozione, il ragazzo ha risposto: "Tutto bene. Io sto per andare a mangiare. Sono tanto contento, davvero". Delle difficoltà che comporta la malattia di Michel e della grande gioia derivata dalla chiamata inattesa del Papa, parla Raffaele De Santis, presidente associazione Santa Monica che si occupa di questi malati: "Sono 23 anni che vado in giro e ho visto che basta un sorriso perché non abbiano più dolori. Michel mi aveva chiesto di mandare la lettera e l'ho inviata al Papa, al presidente della Repubblica e al presidente Berlusconi perché gli regalasse una macchina modificata per lui". 



Il giovane Michel ha avuto anche la possibilità di incontrare i beniamini del calcio. "Ha incontrato giocatori del Milan, - racconta De Santis -. Gattuso gli ha regalato biglietti per la tribuna vip. Una lettera è arrivata dal Presidente della Repubblica il mese scorso, in cui mi spiegavano che per i molti impegni non poteva incontrare il ragazzo. Berlusconi non ha ancora risposto". Da qui l'appello del ragazzo all'ex premier: "Capisco che abbia impegni più grandi, ma se può mi dia una mano perché io possa avere una macchina modificata per potermi spostare". Michel aveva scritto a papa Francesco, evidenziando come fosse diverso dagli altri Pontefici. Ricorda Michel: "Ho scritto nella lettera: 'Lei è un Papa diverso dagli altri". Dal Vaticano gli hanno fatto capire che per problemi istituzionali non era possibile un incontro personale. Possibile, invece, un incontro per l'udienza generale. "Io ho telefonato e ho spiegato la situazione - racconta De Santis -. La malattia è progredita e sarebbe stato difficile portare Michel". Il Papa ha accorciato le distanze e, alle 12.10 di oggi, la telefonata.

Fonte: Androkonos

Il Papa 'farmacista' consiglia la Misericordina: "E' medicina spirituale"

Città del Vaticano - (Adnkronos) - In una scatoletta le 'pillole' della fede, un rosario da portare sempre con sé in una confezione che somiglia a quella di un farmaco. L'idea dei seminaristi polacchi sponsorizzata da Francesco all'Angelus: "Fa bene al cuore"

Città del Vaticano, 17 nov. (Adnkronos) - Arriva la 'misericordia' in pillole. L'originale iniziativa si deve ai seminaristi polacchi, dalla cui fantasia è nata 'Miserikordyna', rosario da portare sempre con sé. Le speciali 'pillola della fede' sono grani del rosario contenuti in una scatoletta esattamente come un'aspirina o una qualsiasi altra compressa e all'interno c'è pure il 'bugiardino' illustrativo come accade per i medicinali. Le pillole della fede sono state distribuite ai pellegrini e ai fedeli in piazza San Pietro in occasione dell'Angelus. Il Papa ha fatto riferimento all'iniziativa come ''un modo per concretizzare i frutti dell'Anno della Fede, che volge al termine.




Qualcuno penserà che il Papa fa il farmacista! Si tratta di una 'medicina spirituale' è contenuta in una scatoletta, che alcuni volontari distribuiranno mentre lasciate la piazza. C'è una corona del Rosario, con la quale si può pregare anche la 'coroncina della Divina Misericordia', aiuto spirituale per la nostra anima e per diffondere ovunque l'amore, il perdono e la fraternità. Non dimenticatevi di prenderla, fa bene al cuore, all'anima e a tutta la vita''. All'interno della confezione si trovano le 'compresse', vale a dire i 59 grani del rosario. Un 'farmaco' senza controindicazioni che, anzi, fa sì che "l'anima riceva la misericordia. E' rivelato attraverso la pace del cuore, la gioia interiore e il desiderio di fare del bene", spiega il foglietto illustrativo nella confezione. L'efficacia è garantita "con le parole di Gesù".

Fonte: Androkonos

Il Papa alle benedettine: Maria, icona più espressiva della speranza cristiana

Maria è la madre della speranza e da Lei nasce l’insegnamento a guardare al domani con speranza, e a non fermarsi all’oggi. E’ il messaggio che Papa Francesco ha consegnato nel pomeriggio alle monache benedettine camaldolesi all’Aventino, in occasione della sua visita al monastero di Sant’Antonio Abate, nella Giornata delle Claustrali, dedicata a tutte le comunità di clausura. Ad accoglierlo l’Abbadessa suor Michela Porcellato. Dopo la celebrazione dei vespri, il Papa ha avuto un colloquio privato con le monache. Servizio di Francesca Sabatinelli: 00:04:03:60
Maria: icona più espressiva della speranza cristiana. Papa Francesco si rivolge alle camaldolesi, che lo accolgono nel loro monastero, celebrando la Madonna, Colei che ha conosciuto e amato Gesù come nessun’altra creatura, con il quale ha instaurato un legame di parentela ancora prima di darlo alla luce:
Diventa discepola e madre del suo Figlio nel momento in cui accoglie le parole dell’Angelo e dice: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38). Questo “avvenga” non è solo accettazione, ma anche apertura fiduciosa al futuro: è speranza! Questo “avvenga” è speranza!
Maria è la madre della speranza. Alle monache che lo ascoltano, e alla loro Abbadessa, il Papa ricorda tutti i sì della vita della Vergine, a partire da quello dell’annunciazione, che ne fanno appunto “l’icona più espressiva della speranza cristiana”:
Maria non sapeva come potesse diventare madre, ma si è affidata totalmente al mistero che stava per compiersi, ed è diventata la donna dell’attesa e della speranza.
Il Papa racconta la Maria a Betlemme per la nascita di Gesù, la Maria a Gerusalemme per la presentazione al tempio, la Maria consapevole di come la missione e l’identità di quel Figlio, divenuto Maestro e Messia, superino il suo essere madre e allo stesso tempo possano generare apprensione, così come le parole di Simeone e la sua profezia di dolore. “Eppure – ci dice il Papa – di fronte a tutte queste difficoltà e sorprese del progetto di Dio, la speranza della Vergine non vacilla mai!” :
Questo ci dice che la speranza si nutre di ascolto, di contemplazione, di pazienza perché i tempi del Signore maturino.
Anche nel momento in cui Maria diviene donna del dolore ai piedi della croce, la sua speranza non cede, ma la sorregge nella “vigilante attesa di un mistero, più grande del dolore che sta per compiersi”:
Tutto sembra veramente finito; ogni speranza potrebbe dirsi spenta. Anche lei, in quel momento, avrebbe potuto dire, se avesse ricordato le promesse dell’Annunciazione: “Questo non è vero! Sono stata ingannata!”. E non lo ha fatto.
Maria ha creduto, la sua fede le ha fatto aspettare con speranza il domani di Dio. Ciò che evidentemente, è la riflessione alla quale conducono le parole di Francesco, oggi l’uomo non riesce a fare:
Tante volte io penso: “Noi sappiamo aspettare il domani di Dio o vogliamo l’oggi, l’oggi, l’oggi?”. Il domani di Dio è per lei l’alba di quel giorno, primo della settimana. Ci farà bene pensare, a noi, nella contemplazione, all’abbraccio del figlio con la madre
In conclusione, guardando a quell’unica “lampada accesa al sepolcro di Gesù” che “è la speranza della madre” e in quel momento anche “la speranza dell’umanità”, il Papa domanda:
… nei Monasteri è ancora accesa questa lampada? Nei monasteri si aspetta il domani di Dio?
Maria è quindi la testimonianza solida di speranza, presente in ogni momento della storia della salvezza:
Lei, madre di speranza, ci sostiene nei momenti di buio, di difficoltà, di sconforto, di apparente sconfitta, nelle vere sconfitte umane. Maria, speranza nostra, ci aiuti a fare della nostra vita un’offerta gradita al Padre celeste, un dono gioioso per i nostri fratelli, un atteggiamento sempre che guarda al domani.

Fonte: Radio Vaticana

«No agli utili solo a chi produce mentre i problemi vanno allo Stato»

Videomessaggio del Papa al Festival della Dottrina sociale: «Occorre coraggio, un pensiero e la forza della fede per stare dentro il mercato mettendo al centro la dignità della persona, non l’idolo denaro»

ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO

«La Dottrina Sociale non sopporta che gli utili siano di chi produce e la questione sociale sia lasciata allo Stato o alle azioni di assistenza e di volontariato... Occorre coraggio, un pensiero e la forza della fede per stare dentro il mercato mettendo al centro la dignità della persona, non l’idolo denaro». Lo ha detto Francesco nel videomessaggio trasmesso questa sera a Verona, in apertura del Festival della dottrina sociale, che quest'anno riflette sul tema «Meno disuguaglianze, più differenze». Un titolo, ha spiegato il Papa, che «evidenzia la plurale ricchezza delle persone come espressione dei talenti personali e prende le distanze dalla omologazione che mortifica e rende disuguali».

Bergoglio è tornato a parlare di giovani e anziani. «Oggi, i giovani e i vecchi vengono considerati scarti perché non rispondono alle logiche produttive in una visione funzionalista della società, non rispondono ad alcun criterio utile di investimento... Non dobbiamo dimenticare, però, che i giovani ed i vecchi portano ciascuno una loro grande ricchezza: ambedue sono il futuro di un popolo».



Francesco ha quindi parlato della «percentuale dei giovani che in questo momento sono senza lavoro: in alcuni Paesi si parla del 40 o più per cento di giovani» disoccupati. «Questa è un’ipoteca, è un’ipoteca per un futuro. E se questo non si risolve presto, è la sicurezza di un futuro troppo debole o un non –futuro».

Il Papa ha poi rivolto un pensiero alla dottrina sociale della Chiesa, «un grande punto di riferimento», molto utile «per non perdersi». «Chi opera nell’economia e nella finanza - ha detto - è sicuramente attratto dal profitto e se non sta attento, si mette a servire il profitto stesso, così diventa schiavo del denaro. La dottrina sociale contiene un patrimonio di riflessioni e di speranza che è in grado anche oggi di orientare le persone e di conservarle libere. Occorre coraggio, un pensiero e la forza della fede per stare dentro il mercato, per stare dentro il mercato, guidati da una coscienza che mette al centro la dignità della persona, non l’idolo denaro».

L'applicazione della dottrina sociale, ha spiegato Bergoglio «contiene in sé una mistica. Sembra toglierti immediatamente qualcosa; sembra che applicarla ti porti fuori dal mercato, dalle regole correnti. Guardando ai risultati complessivi, questa mistica porta invece un grande guadagno, perché è in grado di creare sviluppo proprio in quanto – nella sua visione complessiva – richiede di farsi carico dei disoccupati, delle fragilità, delle ingiustizie sociali e non sottostà alle distorsioni di una visione economicistica».

«La dottrina sociale - ha detto il Papa - non sopporta che gli utili siano di chi produce e la questione sociale sia lasciata allo Stato o alle azioni di assistenza e di volontariato. Ecco perché la solidarietà è una parola chiave. Ma noi, in questo tempo, abbiamo il rischio di toglierla dal dizionario, perché è una parola incomoda, ma anche – permettetemi – è quasi una “parolaccia”. Per l’economia e il mercato, solidarietà è quasi una parolaccia».

Infine, Francesco ha parlato della cooperazione. Ha ricordato un episodio della sua vita familiare: «Io ricordo – ero ragazzo – avevo 18 anni: anno 1954, e ho sentito mio padre fare una conferenza sul cooperativismo cristiano e da quel tempo io mi sono entusiasmato con questo, ho visto che quella era la strada. È proprio la strada per una uguaglianza, ma non omogeneità, una uguaglianza nelle differenze. Anche economicamente è lenta. Io ricordo ancora quella riflessione del mio papà: va avanti lentamente, ma è sicura».

Il Papa ha citato un incontro avuto qualche mese fa con rappresentanti del mondo delle cooperative: «Mi ha molto consolato e penso sia una buona notizia per tutti sentire che, per rispondere alla crisi, si è ridotto l’utile, ma si è mantenuto il livello occupazionale. Il lavoro è troppo importante. Lavoro e dignità della persona camminano di pari passo. La solidarietà va applicata anche per garantire il lavoro; la cooperazione rappresenta un elemento importante per assicurare la pluralità di presenze tra i datori del mercato. Oggi essa è oggetto di qualche incomprensione anche a livello europeo, ma ritengo che non considerare attuale questa forma di presenza nel mondo produttivo costituisca un impoverimento che lascia spazio alle omologazioni e non promuove le differenze e l’identità».

L'invito al mondo della cooperazione è di «diventare un soggetto in grado di pensare alle nuove forme di Welfare. Il mio auspicio è che possiate rivestire di novità la continuità. E così imitiamo anche il Signore, che sempre ci fa andare avanti con sorprese, con le novità».

Fonte: Vatican Insider