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31 ottobre 2013
Il Papa convoca per il 22 febbraio il Concistoro per la creazione di nuovi cardinali
In occasione della riunione del “Consiglio di cardinali” dei primi di ottobre scorso (1-3 ottobre) e nella successiva riunione del Consiglio del Sinodo (7-8 ottobre), il Papa ha informato i partecipanti della sua intenzione di convocare un Concistoro per la creazione di nuovi cardinali in occasione della Festa della Cattedra di San Pietro, 22 febbraio. E’ quanto ha affermato il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi.
"Papa Francesco - ha detto il portavoce vaticano - ha deciso di informare per tempo della sua decisione di convocare un Concistoro in febbraio in modo da facilitare anche la programmazione delle altre riunioni a cui devono partecipare cardinali di diverse parti del mondo".
"Si può infatti prevedere – osserva padre Lombardi - che il Papa intenda far precedere il Concistoro, come già altre volte hanno fatto i suoi predecessori, da una Riunione del Collegio cardinalizio. Prima di questa riunione - si prevede nei giorni 17-18 - avrà luogo anche la terza riunione del 'Consiglio di cardinali' (detto 'degli otto cardinali'), mentre dopo il Concistoro, il 24-25, avrà luogo la riunione del Consiglio del Sinodo. Anche la prossima riunione del Consiglio dei cardinali per i problemi economici e organizzativi della Santa Sede (il cosiddetto 'Consiglio dei 15') sarà prevedibilmente in calendario, come gli altri anni, nel mese di febbraio, probabilmente nella settimana precedente".
Fonte: Radio Vaticana
Papa Francesco chiediamoci se siamo cristiani fedeli o tiepidi
Durante la celebrazione del 31 ottobre, nella Cappella di San Sebastiano della Basilica di San Pietro, dove è sepolto il Beato Giovanni Paolo II, Papa Francesco nell'omelia ha parlato dell'amore di Cristo e della tristezza espressa da Gesù verso Gerusalemme, a partire dunque dalle letture odierne, tratte da San Paolo e dal Vangelo. Il cristiano sente che la sua vita è stata salvata per il sangue di Cristo.
Non bisogna vivere questo amore a metà, come accade a Gerusalemme una città che non è fedele. Ed anche noi, ha notato il Papa, dobbiamo chiederci se somigliamo più al cristiano descritto da san Paolo, che è fedele, o a Gerusalemme tiepida verso Dio.
Non bisogna vivere questo amore a metà, come accade a Gerusalemme una città che non è fedele. Ed anche noi, ha notato il Papa, dobbiamo chiederci se somigliamo più al cristiano descritto da san Paolo, che è fedele, o a Gerusalemme tiepida verso Dio.
“La Notte dei Santi”, una risposta cristiana ad Halloween
Esperienze di gioia e riflessione, alternative alla feste di zucche, streghe e maghi. Le proposte dei giovani delle chiese di Roma e Torino
LUCA ROLANDI
ROMA
Una festa all'insegna della musica e della preghiera si svolgerà al Teatro Orione alla vigilia della solennità liturgica di tutti i Santi..''La Notte dei Santi'', l'iniziativa organizzata dal Servizio per la pastorale giovanile della diocesi di Roma insieme alla diocesi di Palestrina guidata da monsignor Domenico Segalini, l'Azione Cattolica Italiana, la Comunità Gesù Risorto, Nuovi Orizzonti e a Aleteia, si pone l‘obiettivo di: ''Offrire ai giovani delle nostre comunità la possibilità di vivere in maniera bella e gioiosa la festa dei Santi per far scoprire loro il senso profondo di questa festa, che purtroppo ci è stata ''scippata'' dalla cultura moderna'', come spiega don Maurizio Mirilli, direttore del Servizio diocesano per la pastorale giovanile della diocesi di Roma.
Un plauso è giunto dal vicario il cardinale Agostino Vallini, che in un messaggio ha espresso “l'augurio che la serata susciti nei cuori di tutti i partecipanti il desiderio di percorrere con decisione la via della santità, in modo da diventare testimoni della bellezza del Vangelo, come i Santi lo sono stati per il loro tempo”. Non solo a Roma, sono infatti molte le iniziative previste nelle diverse realtà ecclesiali italiane.
A Torino per esempio è prevista una analoga manifestazione “La Notte dei santi 2013: generati da Dio”, che prevede un cammino e veglia nella chiesa della Gran Madre con la partecipazione del vescovo Nosiglia. Il responsabile della Pastorale giovanile don Luca Ramello illustra la proposta. “Certamente non possiamo negare che i mutamenti culturali che hanno coinvolto la festa di Halloween condizionino in qualche modo la nostra proposta. Ma nel pieno svolgimento del nostro "Sinodo dei Giovani" per noi è una grazia poter ascoltare i giovani credenti anche su questo aspetto. Halloween è un fenomeno complesso, con una forte componente commerciale sulla quale si innestano talvolta fenomeni di superficialità e non di rado ideologici, ma altre volte rappresenta la semplice cornice tematica per far festa in maniera alternativa.
"Per questo" continua don Luca "Lo spirito con cui sono state pensate le edizioni dello scorso anno e di quest'anno di "Con sale in zucca" è proprio questo: "è evidente l'influsso culturale su una festa cristiana così importante (la "zucca"), non se può prescindere ma è possibile vivere a nostra volta questo slittamento culturale con intelligenza e sagacia evangelica (il "sale"), mostrando la bellezza della comunione dei Santi e la forza della fede cristiana sul mistero della morte, con scioltezza e franchezza ma senza cedimenti polemici o di contrapposizione acritica”.
Don Ramello infine sottolinea il collegamento con la festa della Gmg di Rio e la notte dei santi, dentro ad un cammino di diocesano: "L'esperienza della Pastorale giovanile e a Torino il Sinodo dei giovani. In fondo il generati da Dio, il legame con la santità sono segni distintiti della prospettiva cristiana. Il legame tra queste tre dimensioni per noi è stato riassunto in una parola, sintesi del messaggio dell'Arcivescovo di Torino ai giovani consegnato allo start up della pastorale giovanile nel mese scorso: "Andate!”. E' anche l’invito del Papa e quello dell’arcivescovo “un ‘andare’ come Chiesa che trova la sua meta, il suo stile e la sua forza dall'essere innestati in Gesù. Nel secondo anno di Sinodo dei giovani l'accento è sulla reale capacità di camminare insieme tra generazioni diverse, tra giovani e adulti. La “Veglia di Tutti i Santi”, «Generatida Dio» è allora un richiamo sintetico a queste dimensioni: nella fede come nella vita nessuno genera se non è generato e tutti siamo chiamati, a nostra volta, a generare, ciascuno secondo la propria vocazione. E questo è principio di santità”.
Più rigida la posizione espressa, don Aldo Bonaiuto responsabile del Servizio anti-sette della Comunità Papa Giovanni XXIII, che spiega come, qualche volta, si celi, dietro la festa di Hallowen una cultura anticristiana: Per questo ha anche lanciato un appello alla vigilanza al ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza. Il prete antisette ha istituito un numero verde al quale sono arrivate in questi giorni numerose telefonate di genitori allarmati per il coinvolgimento dei figli in iniziative scolastiche legate ad Halloween.
Dal monitoraggio effettuato dal servizio-sette emerge una crescita dei fenomeni satanici, a loro volta legati ad Halloween: 28 casi di furti di ostie consacrate dall'inizio dell'anno, 17 furti di reliquie, 47 casi di profanazione di luoghi sacri. "Halloween - attacca il prete anti-sette - è il capodanno del demonio. I satanisti rubano le ostie per poi mischiarle con la droga realizzando così, quella che loro definiscono, la comunione del diavolo".
Fonte: Vatican Insider
Vaticano, Papa Francesco esilia il “vescovo spendaccione” di Limburg
Papa Francesco esilia il “vescovo spendaccione”. Dopo averlo ricevuto in udienza privata lunedì scorso, Bergoglio ha deciso che monsignor Franz-Peter Tebartz-van Elst, vescovo di Limburg (Germania), non rientrerà in diocesi fino a quando non sarà fatta luce sulle spese di ristrutturazione della sede episcopale, lievitate dai previsti 5,5 milioni di euro a 31 milioni. Il Papa, come chiarisce un comunicato della Santa Sede, “è stato continuamente informato ampiamente e obiettivamente sulla situazione nella diocesi di Limburg”.
Sempre secondo il Vaticano a Limburg “si è venuta a creare una situazione nella quale il vescovo nel momento attuale non può esercitare il suo ministero episcopale”. Dopo la “visita fraterna” dello scorso settembre effettuata dal cardinale Giovanni Lajolo, presidente emerito del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, la Conferenza episcopale tedesca, conformemente a un accordo fra il vescovo e il capitolo del duomo di Limburg, “ha costituito una Commissione per intraprendere un esame approfondito della questione della costruzione della sede episcopale. In attesa dei risultati di tale esame – si legge nella nota diramata dal Vaticano – e dei connessi accertamenti sulle responsabilità in merito, la Santa Sede ritiene opportuno autorizzare per monsingnor Franz-Peter Tebartz-van Elst un periodo di permanenza fuori della diocesi. Per decisione della Santa Sede – prosegue ancora la nota – entra fin da oggi in vigore la nomina dello Stadtdekan Wolfgang Rösch come vicario generale, nomina che era stata annunciata dal vescovo di Limburg per il 1° gennaio 2014. Il vicario generale Rösch – conclude il Vaticano – amministrerà la diocesi di Limburg durante l’assenza del vescovo diocesano nell’ambito delle competenze legate a tale ufficio”.
Dopo l’udienza privata di lunedì scorso con Papa Francesco, il “vescovo spendaccione” aveva pubblicato sul sito della diocesi un comunicato definendo “incoraggiante” l’incontro con Bergoglio. Ma dopo soltanto quarantotto ore arriva l’esilio imposto dal Papa argentino che non ha per nulla gradito le notizie apparse sui giornali tedeschi in queste settimane sui costi della ristrutturazione della sede episcopale che hanno provocato indignazione nell’opinione pubblica. Una pagina della vita della Chiesa tedesca che stride totalmente con lo stile di Bergoglio che ha scelto di vivere nella Casa Santa Marta e non nel grande appartamento pontificio al terzo piano del Palazzo Apostolico vaticano e ha preferito una semplice utilitaria a una macchina lussuosa.
Come ha scritto, infatti, il vaticanista del Tg1 Aldo Maria Valli nel suo libro “Le sorprese di Dio. I giorni della rivoluzione di Francesco” (Ancora), “Francesco è il messaggio. La scelta di utilizzare paramenti semplici; il suo predicare ogni mattina dall’ambone, come un semplice parroco, e non dalla cattedra; la decisione di rientrare in un ‘hotel’ come Casa Santa Marta, dopo l’elezione, con il pullman dei cardinali e non con la vettura targata SCV1; l’autodefinirsi ‘vescovo di Roma’ e non ‘Papa’; il fatto di aver parlato faccia a faccia, per alcuni istanti, con Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela, sono gli ingredienti indispensabili per ogni vera riforma al di là dei provvedimenti
Fonte: Il Fatto quotidiano
Vaticano, tecnologie d’avanguardia e bonifiche continue.
La difesa della Santa Sede contro gli attacchi informatici e i tentativi di spionaggio.
ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO
Nei sacri palazzi la consapevolezza di essere al centro di attività spionistiche da parte delle più disparate entità esterne, è molto datata. E se il Centro Operativo di Sicurezza, guidato dal comandante della Gendarmeria Domenico Giani, cerca di creare uno scudo protettivo impenetrabile in occasione del conclave, ben più difficile è impedire che vengano intercettate giorno per giorno chiamate che escono dal Vaticano dirette in ogni parte del mondo.
Negli Anni Settanta l’allora Sostituto della Segreteria di Stato, Giovanni Benelli, fece fare una verifica sui telefoni dalla quale emerse che diverse centrali operative si mettevano in funzione per registrare le chiamate provenienti dagli uffici della Santa Sede. La precauzione antispionistica che arrivò dal prelato toscano soprannominato «Sua efficienza» fu quella più antica: «Di certi argomenti, parlate soltanto a voce e di persona». Altissima divenne poi la tensione dopo l’elezione di Giovanni Paolo II, quando - a torto o a ragione - il Vaticano venne considerato una centrale decisiva nella lotta contro i regimi comunisti dell’Est: vennero infiltrati religiosi doppiogiochisti vicinissimo al Papa, e i servizi cecoslovacchi riuscirono a mettere una microspia persino all’interno di una statua della Madonna nello studio privato del cardinale Agostino Casaroli, il Segretario di Stato.
Lo scorso marzo, in occasione del conclave, la squadra di tecnici alle direttive di Giani ha bonificato tutti gli ambienti e sono stati attivati sistemi di schermatura per impedire la trasmissione di dati e di voci. Un’attività messa in atto prima dell’inizio delle operazioni di voto, che ha riguardato anche le discussioni tra porporati nelle congregazioni generali. Ne sanno qualcosa i giornalisti che utilizzavano la seconda sala stampa approntata per l’occasione a poca distanza dall’aula del Sinodo: il wi-fi veniva interrotto all’inizio di ogni riunione, e di colpo spariva anche il segnale della rete dei cellulari.
Il Vaticano non si affida a ditte specializzate esterne, ma ha acquisito strumentazioni e tecnologie all’avanguardia, alcune di fabbricazione israeliana. Oltretevere esistono poi linee telefoniche sicure e criptate per comunicazioni interne. Ma è praticamente impossibile garantire di non essere ascoltati quando la chiamata, proveniente dalla piattaforma interna del Vaticano, raggiunge l’esterno. Il Centro Operativo di Sicurezza si occupa in particolare del Papa, che com’è noto usa il telefono più dei predecessori. Ora che è diventata la residenza di Francesco, la Casa Santa Marta è sottoposta a frequenti bonifiche.
In Vaticano, oltre all’Ufficio Cifra che si occupa delle comunicazioni tra la Segreteria di Stato e i nunzi apostolici nei vari Paesi, esistono altri organismi, come i Sistemi Informativi e l’Ufficio Internet, i cui tecnici sono sempre al lavoro per impedire l’accesso di hacker e di spie.
«Nonostante gli attacchi di Anonymus - spiegano le fonti vaticane - non c’è stata penetrazione nei nostri sistemi». Nella storia recente, anche dopo Wikileaks, - fanno sapere da Oltretevere - non c’è traccia di operazioni di spionaggio riuscite. Ma le rivelazioni di queste ore sembrano dimostrare che il Grande Fratello non ha risparmiato le conversazioni all’ombra del Cupolone.
Fonte Vatican Insider
Il Papa: non si può essere cristiani senza porre l'amore di Cristo al centro della propria vita
Papa Francesco ha celebrato questa mattina la Messa nella Basilica di San Pietro presso l’altare dove è custodita la tomba del Beato Giovanni Paolo II. Erano presenti oltre un centinaio di sacerdoti e vari fedeli. Il Papa ha commentato le letture del giorno: la lettera di San Paolo ai Romani in cui l’apostolo delle Genti parla del suo amore per Cristo e il passo del Vangelo di San Luca in cui Gesù piange su Gerusalemme che non ha capito di essere amata da lui. Il servizio di Sergio Centofanti:
“Nessuno può allontanarmi dall’amore di Cristo”. Il Papa parte da questa certezza di Paolo: “il Signore gli aveva cambiato la vita” e ora “questo amore del Signore” è il centro della sua vita. “Nelle persecuzioni, nelle malattie, nei tradimenti” e tutto quello che ha vissuto o potrà accadere può ormai allontanarlo dall’amore di Cristo:
“Era il centro proprio della sua vita, il riferimento: l’amore di Cristo. E senza l’amore di Cristo, senza vivere di questo amore, riconoscerlo, nutrirci di quell’amore, non si può essere cristiano: il cristiano, quello che si sente guardato dal Signore, con quello sguardo tanto bello, amato dal Signore e amato sino alla fine. Sente... Il cristiano sente che la sua vita è stata salvata per il sangue di Cristo. E questo fa l’amore: questo rapporto d’amore”.
C’è poi l’immagine della “tristezza di Gesù, quando guarda Gerusalemme” che non ha capito il suo amore che paragona a quello di una chioccia che vuole raccogliere i pulcini sotto le ali:
“Non ha capito la tenerezza di Dio, con quell’immagine tanto bella, che dice Gesù. Non capire l’amore di Dio: il contrario di quello che sentiva Paolo. Ma sì, Dio mi ama, Dio ci ama, ma è una cosa astratta, è una cosa che non mi tocca il cuore ed io mi arrangio nella vita come posso. Non c’è fedeltà lì. E il pianto del cuore di Gesù verso Gerusalemme è questo: “Gerusalemme, tu non sei fedele; tu non ti sei lasciata amare; e tu ti sei affidata a tanti idoli, che ti promettevano tutto, ti dicevano di darti tutto, poi ti hanno abbandonata”. Il cuore di Gesù, la sofferenza dell’amore di Gesù: un amore non accettato, non ricevuto”.
Il Papa invita a riflettere su queste due icone: “quella di Paolo che resta fedele fino alla fine all’amore di Gesù” e in questo amore, lui che “si sente debole, si sente peccatore”, “trova la forza per andare avanti, per sopportare tutto”. E dall’altra parte c’è Gerusalemme, il popolo infedele, “che non accetta l’amore di Gesù, o peggio ancora” che “vive quest’amore ma a metà: un po’ sì, un po’ no, secondo le proprie convenienze”:
“Guardiamo la fedeltà di Paolo e l’infedeltà di Gerusalemme e al centro guardiamo Gesù, il suo cuore, che ci ama tanto. Che possiamo farcene? La domanda: io somiglio più a Paolo o a Gerusalemme? Il mio amore a Dio è tanto forte come quello di Paolo o il mio cuore è un cuore tiepido come quello di Gerusalemme? Il Signore, per intercessione del Beato Giovanni Paolo II, ci aiuti a rispondere a questa domanda. Così sia!”.
Di seguito il testo integrale dell'omelia del Papa:
In queste letture ci sono due cose che colpiscono. Prima, la sicurezza di Paolo: “Nessuno può allontanarmi dall’amore di Cristo”. Ma tanto amava il Signore - perché lo aveva visto, lo aveva trovato, il Signore gli aveva cambiato la vita - tanto lo amava che diceva che nessuna cosa poteva allontanarlo da Lui. Proprio questo amore del Signore era il centro, proprio il centro della vita di Paolo. Nelle persecuzioni, nelle malattie, nei tradimenti, ma, tutto quello che lui ha vissuto, tutte queste cose che gli sono accadute nella sua vita, niente di questo ha potuto allontanarlo dall’amore di Cristo. Era il centro proprio della sua vita, il riferimento: l’amore di Cristo. E senza l’amore di Cristo, senza vivere di questo amore, riconoscerlo, nutrirci di quell’amore, non si può essere cristiano: il cristiano, quello che si sente guardato dal Signore, con quello sguardo tanto bello, amato dal Signore e amato sino alla fine. Sente... Il cristiano sente che la sua vita è stata salvata per il sangue di Cristo. E questo fa l’amore: questo rapporto d’amore. Quello è il primo che a me colpisce tanto. L’altra cosa che mi colpisce è questa tristezza di Gesù, quando guarda Gerusalemme. “Ma tu, Gerusalemme, che non hai capito l’amore”. Non ha capito la tenerezza di Dio, con quell’immagine tanto bella, che dice Gesù. Non capire l’amore di Dio: il contrario di quello che sentiva Paolo. Ma sì, Dio mi ama, Dio ci ama, ma è una cosa astratta, è una cosa che non mi tocca il cuore ed io mi arrangio nella vita come posso. Non c’è fedeltà lì. E il pianto del cuore di Gesù verso Gerusalemme è questo: “Gerusalemme, tu non sei fedele; tu non ti sei lasciata amare; e tu ti sei affidata a tanti idoli, che ti promettevano tutto, ti dicevano di darti tutto, poi ti hanno abbandonata”. Il cuore di Gesù, la sofferenza dell’amore di Gesù: un amore non accettato, non ricevuto. Queste due icone oggi: quella di Paolo che resta fedele fino alla fine all’amore di Gesù, di là trova la forza per andare avanti, per sopportare tutto. Lui si sente debole, si sente peccatore, ma ha la forza in quell’amore di Dio, in quell’incontro che ha avuto con Gesù Cristo. Dall’altra parte, la città e il popolo infedele, non fedele, che non accetta l’amore di Gesù, o peggio ancora, eh? Che vive quest’amore ma a metà: un po’ sì, un po’ no, secondo le proprie convenienze. Guardiamo Paolo con il suo coraggio che viene da questo amore, e guardiamo Gesù che piange su quella città, che non è fedele. Guardiamo la fedeltà di Paolo e l’infedeltà di Gerusalemme e al centro guardiamo Gesù, il suo cuore, che ci ama tanto. Che possiamo farcene? La domanda: io somiglio più a Paolo o a Gerusalemme? Il mio amore a Dio è tanto forte come quello di Paolo o il mio cuore è un cuore tiepido come quello di Gerusalemme? Il Signore, per intercessione del Beato Giovanni Paolo II, ci aiuti a rispondere a questa domanda. Così sia!
Fonte: Radio Vaticana
Il Papa: “Anch’io ho avuto dubbi di fede”
Il Papa all'udienza generale, parlando della “comunione dei Santi”, ha detto: “La nostra fede ha bisogno del sostegno degli altri”. E dopo ha lanciato un appello per la pace in Iraq
DOMENICO AGASSO JR.
ROMA
L’amore di Dio brucia anche i peccati. Se gli uomini sono uniti la fede diventa forte. Tutti, compreso lo stesso papa Francesco, hanno vissuto o vivono smarrimenti e dubbi nel cammino della fede. L'ha detto il Pontefice all’udienza generale di oggi in piazza San Pietro, durante la quale ha parlato “di una realtà molto bella della nostra fede, cioè della ‘comunione dei santi’”. Francesco ha rammentato che “il Catechismo della Chiesa Cattolica ci ricorda che con questa espressione si intendono due realtà: la comunione alle cose sante e la comunione tra le persone sante (n. 948)”.
Il Papa si è soffermato “sul secondo significato: si tratta di una verità tra le più consolanti della nostra fede, poiché ci ricorda che non siamo soli ma esiste una comunione di vita tra tutti coloro che appartengono a Cristo. Una comunione che nasce dalla fede”; infatti, “il termine 'santi' si riferisce a coloro che credono nel Signore Gesù e sono incorporati a Lui nella Chiesa mediante il Battesimo. Per questo i primi cristiani erano chiamati anche 'i santi' (cfr At 9,13.32.41; Rm 8,27; 1 Cor 6,1)”.
“Il Vangelo di Giovanni – ha continuato - attesta che, prima della sua Passione, Gesù pregò il Padre per la comunione tra i discepoli, con queste parole: 'Perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato' (17,21). La Chiesa – ha spiegato Francesco - nella sua verità più profonda, è comunione con Dio, familiarità con Dio, comunione di amore con Cristo e con il Padre nello Spirito Santo, che si prolunga in una comunione fraterna”. Ecco che “questa relazione tra Gesù e il Padre è la 'matrice' del legame tra noi cristiani: se siamo intimamente inseriti in questa 'matrice', in questa fornace ardente di amore che è la Trinità, allora possiamo diventare veramente un cuore solo e un’anima sola tra di noi, perché l’amore di Dio brucia i nostri egoismi, i nostri pregiudizi, le nostre divisioni interiori ed esterne. L’amore di Dio brucia anche i nostri peccati”.
Il Papa ha poi messo in evidenza: “Se c’è questo radicamento nella sorgente dell’Amore, che è Dio, allora si verifica anche il movimento reciproco: dai fratelli a Dio; l’esperienza della comunione fraterna mi conduce alla comunione con Dio”. “Essere uniti fra noi – ha detto - ci conduce ad essere uniti con Dio, a questo legame con Dio che è nostro Padre. La nostra fede ha bisogno del sostegno degli altri, specialmente nei momenti difficili. E se noi siamo uniti, la fede viene forte. Quanto è bello sostenerci gli uni gli altri nell’avventura meravigliosa della fede!”.
Il Pontefice ha sottolineato “questo perché la tendenza a chiudersi nel privato ha influenzato anche l’ambito religioso, così che molte volte si fa fatica a chiedere l’aiuto spirituale di quanti condividono con noi l’esperienza cristiana”.
“Chi di noi – tutti, tutti! – chi di noi non ha sperimentato insicurezze, smarrimenti e perfino dubbi nel cammino della fede? Tutti! Tutti abbiamo sperimentato questo: anche io - ha svelato - Tutti. E’ parte del cammino della fede, è parte della nostra vita. Tutto ciò non deve stupirci, perché siamo esseri umani, segnati da fragilità e limiti. Tutti siamo fragili, tutti abbiamo limiti: non spaventatevi. Tutti ne abbiamo!”.
“Tuttavia – ha aggiunto Francesco - in questi momenti difficoltosi è necessario confidare nell’aiuto di Dio, mediante la preghiera filiale, e, al tempo stesso, è importante trovare il coraggio e l’umiltà di aprirsi agli altri per chiedere aiuto, per chiedere una mano: ‘Dammi una mano, ho questo problema’”. Il Papa ha domandato: “Quante volte l’abbiamo fatto? E poi, siamo riusciti ad uscire dal problema e incontrare Dio un’altra volta. In questa comunione – comunione che vuol dire ‘comune unione’, tutti uniti, comune unione – in questa comunione siamo una grande famiglia, tutti noi, dove tutti i componenti si aiutano e si sostengono fra loro”.
Dopo la catechesi, Francesco ha lanciato un appello per la pace in Iraq: “Vi invito a pregare per la cara nazione irachena purtroppo colpita quotidianamente da tragici episodi di violenza, perché trovi la strada della riconciliazione, della pace, dell’unità e della stabilità”. E rivolgendosi ai pellegrini di lingua araba e in particolare a quelli provenienti dall’Iraq ha detto: “Quando sperimentate insicurezze, smarrimenti e perfino dubbi nel cammino della fede cercate di confidare nell’aiuto di Dio, mediante la preghiera filiale, e, al tempo stesso, di trovare il coraggio e l’umiltà di aprirsi agli altri. Quanto è bello sostenerci gli uni gli altri nell’avventura meravigliosa della fede!”.
Fonte: Vatican Insider
DOMENICO AGASSO JR.
ROMA
L’amore di Dio brucia anche i peccati. Se gli uomini sono uniti la fede diventa forte. Tutti, compreso lo stesso papa Francesco, hanno vissuto o vivono smarrimenti e dubbi nel cammino della fede. L'ha detto il Pontefice all’udienza generale di oggi in piazza San Pietro, durante la quale ha parlato “di una realtà molto bella della nostra fede, cioè della ‘comunione dei santi’”. Francesco ha rammentato che “il Catechismo della Chiesa Cattolica ci ricorda che con questa espressione si intendono due realtà: la comunione alle cose sante e la comunione tra le persone sante (n. 948)”.
Il Papa si è soffermato “sul secondo significato: si tratta di una verità tra le più consolanti della nostra fede, poiché ci ricorda che non siamo soli ma esiste una comunione di vita tra tutti coloro che appartengono a Cristo. Una comunione che nasce dalla fede”; infatti, “il termine 'santi' si riferisce a coloro che credono nel Signore Gesù e sono incorporati a Lui nella Chiesa mediante il Battesimo. Per questo i primi cristiani erano chiamati anche 'i santi' (cfr At 9,13.32.41; Rm 8,27; 1 Cor 6,1)”.
“Il Vangelo di Giovanni – ha continuato - attesta che, prima della sua Passione, Gesù pregò il Padre per la comunione tra i discepoli, con queste parole: 'Perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato' (17,21). La Chiesa – ha spiegato Francesco - nella sua verità più profonda, è comunione con Dio, familiarità con Dio, comunione di amore con Cristo e con il Padre nello Spirito Santo, che si prolunga in una comunione fraterna”. Ecco che “questa relazione tra Gesù e il Padre è la 'matrice' del legame tra noi cristiani: se siamo intimamente inseriti in questa 'matrice', in questa fornace ardente di amore che è la Trinità, allora possiamo diventare veramente un cuore solo e un’anima sola tra di noi, perché l’amore di Dio brucia i nostri egoismi, i nostri pregiudizi, le nostre divisioni interiori ed esterne. L’amore di Dio brucia anche i nostri peccati”.
Il Papa ha poi messo in evidenza: “Se c’è questo radicamento nella sorgente dell’Amore, che è Dio, allora si verifica anche il movimento reciproco: dai fratelli a Dio; l’esperienza della comunione fraterna mi conduce alla comunione con Dio”. “Essere uniti fra noi – ha detto - ci conduce ad essere uniti con Dio, a questo legame con Dio che è nostro Padre. La nostra fede ha bisogno del sostegno degli altri, specialmente nei momenti difficili. E se noi siamo uniti, la fede viene forte. Quanto è bello sostenerci gli uni gli altri nell’avventura meravigliosa della fede!”.
Il Pontefice ha sottolineato “questo perché la tendenza a chiudersi nel privato ha influenzato anche l’ambito religioso, così che molte volte si fa fatica a chiedere l’aiuto spirituale di quanti condividono con noi l’esperienza cristiana”.
“Chi di noi – tutti, tutti! – chi di noi non ha sperimentato insicurezze, smarrimenti e perfino dubbi nel cammino della fede? Tutti! Tutti abbiamo sperimentato questo: anche io - ha svelato - Tutti. E’ parte del cammino della fede, è parte della nostra vita. Tutto ciò non deve stupirci, perché siamo esseri umani, segnati da fragilità e limiti. Tutti siamo fragili, tutti abbiamo limiti: non spaventatevi. Tutti ne abbiamo!”.
“Tuttavia – ha aggiunto Francesco - in questi momenti difficoltosi è necessario confidare nell’aiuto di Dio, mediante la preghiera filiale, e, al tempo stesso, è importante trovare il coraggio e l’umiltà di aprirsi agli altri per chiedere aiuto, per chiedere una mano: ‘Dammi una mano, ho questo problema’”. Il Papa ha domandato: “Quante volte l’abbiamo fatto? E poi, siamo riusciti ad uscire dal problema e incontrare Dio un’altra volta. In questa comunione – comunione che vuol dire ‘comune unione’, tutti uniti, comune unione – in questa comunione siamo una grande famiglia, tutti noi, dove tutti i componenti si aiutano e si sostengono fra loro”.
Dopo la catechesi, Francesco ha lanciato un appello per la pace in Iraq: “Vi invito a pregare per la cara nazione irachena purtroppo colpita quotidianamente da tragici episodi di violenza, perché trovi la strada della riconciliazione, della pace, dell’unità e della stabilità”. E rivolgendosi ai pellegrini di lingua araba e in particolare a quelli provenienti dall’Iraq ha detto: “Quando sperimentate insicurezze, smarrimenti e perfino dubbi nel cammino della fede cercate di confidare nell’aiuto di Dio, mediante la preghiera filiale, e, al tempo stesso, di trovare il coraggio e l’umiltà di aprirsi agli altri. Quanto è bello sostenerci gli uni gli altri nell’avventura meravigliosa della fede!”.
Fonte: Vatican Insider
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