Il ringraziamento a Dio per l’anno che si conclude, alla vigilia della Messa con la quale aprirà domattina il 2014 nel segno di Maria. Sono i due prossimi impegni che attendono Papa Francesco, a partire dai primi Vespri della solennità di Maria Santissima Madre di Dio, che il Papa presiederà alle 17 di oggi nella Basilica Vaticana, cui seguirà l’esposizione del Santissimo Sacramento e il canto del Te Deum. Terminati i Vespri, inoltre, il Papa si recherà in visita al Presepio allestito in Piazza San Pietro. Sempre in Basilica, alle 10 di domani, Papa Francesco presiederà la celebrazione eucaristica nel giorno della 47.ma Giornata Mondiale della pace 2014, evento al quale ha dedicato un Messaggio sul tema “Fraternità, fondamento e via per la pace”.
31 dicembre 2013
Il Papa ricorda le vittime di una tragedia del 2004 in Argentina: la tenerezza cura le ferite
Papa Francesco ricorda in una lettera le 194 persone perite nove anni fa nell’incendio di una discoteca a Buenos Aires. Era il 30 dicembre 2004, quando le fiamme divamparono nel locale “Cromañón” della capitale argentina, causando la tragedia. In uno scritto, indirizzato a mons. Jorge Lozano, vescovo di Gualeguaychú e presidente della Commissione episcopale della Pastorale sociale, il Pontefice esprime il suo ricordo per le giovani vittime e la paterna vicinanza ai genitori e ai familiari. “Le ferite fanno ancora più male quando non vengono trattate con tenerezza – scrive il Santo Padre – Guardando il Bambino Gesù, che è tutta tenerezza, chiedo per loro questo atteggiamento: sapere trattare con cura e tenerezza le ferite.
25 dicembre 2013
Messaggio natalizio del Papa: pace per tutto il mondo, lasciamoci commuovere dalla tenerezza di Dio!
Lasciamoci riscaldare il cuore dalla tenerezza di Dio che si è fatto bambino: è l’invito di Papa Francesco nel suo primo Messaggio natalizio in occasione della Benedizione “Urbi et Orbi” pronunciato dalla Loggia centrale della Basilica di San Pietro, dopo gli inni vaticano e italiano suonati dalla Banda della Gendarmeria vaticana e dall'Arma dei Carabinieri. Circa 70mila le persone presenti in Piazza San Pietro.
23 dicembre 2013
Il Papa: a Natale, facciamo posto a Gesù invece che alle spese e al rumore
A Natale, come Maria, facciamo posto a Gesù che viene. E’ l’esortazione di Papa Francesco nella Messa di stamani a Casa Santa Marta. Il Papa ha sottolineato che il Signore visita ogni giorno la sua Chiesa ed ha messo in guardia da un atteggiamento di chiusura della nostra anima. Il cristiano, ha ribadito, deve sempre vivere in vigilante attesa del Signore. Il servizio di Alessandro Gisotti:
Natale è vicino. In questi giorni che precedono la nascita del Signore, Papa Francesco ha sottolineato che la Chiesa, come Maria, è in attesa di un parto. Anche Lei, ha osservato, “sentiva quello che sentono tutte le donne in quel tempo”. Sente queste “percezioni interiori nel suo corpo, nella sua anima” che il figlio sta arrivando. Maria, ha detto il Papa, sente nel cuore che vuole guardare il volto del suo Bambino. Noi come Chiesa, ha soggiunto, “accompagniamo la Madonna in questo cammino di attesa” e quasi “vogliamo affrettare questa nascita del Signore”. Il Signore viene due volte, ha detto Papa Francesco, “quella che commemoriamo adesso, la nascita fisica” e quella in cui “verrà alla fine a chiudere alla stessa”. Ma, come afferma San Bernardo, c’è anche una terza nascita:
“C’è una terza venuta del Signore: quella di ogni giorno. Il Signore ogni giorno visita la sua Chiesa! Visita ognuno di noi e anche la nostra anima entra in questa somiglianza: la nostra anima assomiglia alla Chiesa, la nostra anima assomiglia a Maria. I padri del deserto dicono che Maria, la Chiesa e l’anima nostra sono femminili e quello che si dice di una, analogamente si può dire dell’altra. La nostra anima anche è in attesa, in questa attesa per la venuta del Signore; un’anima aperta che chiama: 'Vieni, Signore!'”.
E anche ad ognuno di noi, in questi giorni, ha proseguito, “lo Spirito Santo ci muove a fare questa preghiera: Vieni! Vieni!”. Tutti i giorni dell’Avvento, ha rammentato, “abbiamo detto nel prefazio che noi, la Chiesa, come Maria, siamo vigilanti nell’attesa”. E la vigilanza, ha evidenziato, “è la virtù” del pellegrino. Noi tutti “siamo pellegrini!”:
“E mi domando: siamo in attesa o siamo chiusi? Siamo vigilanti o siamo sicuri in un albergo, lungo il cammino e non vogliamo più andare avanti? Siamo pellegrini o siamo erranti? Per questo la Chiesa ci invita a pregare questo 'Vieni!', ad aprire la nostra anima e che la nostra anima sia, in questi giorni, vigilante nell’attesa. Vigilare! cosa succede in noi se viene il Signore o se non viene? Se c’è posto per il Signore o c’è posto per feste, per fare spese, fare rumore… La nostra anima è aperta, com’è aperta la Santa Madre Chiesa e com’era aperta la Madonna? O la nostra anima è chiusa e abbiamo attaccato sulla porta un cartellino, molto educato, che dice: 'Si prega di non disturbare!'”.
“Il mondo – ha avvertito il Papa – non finisce con noi, noi non siamo più importanti del mondo: è il Signore, con la Madonna e con la Madre Chiesa!”. Ecco allora, ha detto, “ci farà bene ripetere” l’invocazione: “O saggezza, o chiave di Davide, o Re delle genti, vieni!”:
“E oggi ripetere tante volte 'Vieni!', e cercare che la nostra anima non sia un’anima che dica: 'Non disturbare'. No! Che sia un’anima aperta, che sia un’anima grande, per ricevere il Signore in questi giorni e che incominci a sentire quello che domani nell’antifona ci dirà la Chiesa: ‘Sappiate che oggi viene il Signore! E domani vedrete la sua gloria!’”.
Fonte: Radio Vaticana
22 dicembre 2013
Angelus. Il Papa: sia un Natale di giustizia, che ogni famiglia possa avere una casa.
Auguro a tutti “un Natale di speranza, di giustizia e di fraternità”. Con queste parole Papa Francesco ha terminato l’Angelus di questa mattina in Piazza San Pietro, durante il quale – tra molti applausi – ha levato un appello alle autorità di qualsiasi livello perché sia difeso il diritto alla casa per ogni famiglia e perché chi lotta per la giustizia sociale respinga “le tentazioni della violenza”. Il pensiero spirituale prima dell’Angelus era stato dedicato alla figura di Giuseppe, uomo buono che – ha detto il Papa – accolse la volontà di Dio senza lasciarsi avvelenare dai dubbi e dall’orgoglio. Il servizio di Alessandro De Carolis:
Che ogni famiglia abbia una casa. Che questo e altri diritti fondamentali per la vita siano difesi, ma senza usare la violenza. Che il prossimo Natale sia giusto, sia fraterno, porti speranza. Come spesso accade con Papa Francesco, ciò che delle sue parole colpisce al cuore comincia quando il testo ufficiale viene messo da parte. Ed è quanto avvenuto in Piazza San Pietro, davanti alle decine di migliaia di persone radunate sotto la finestra del Papa per l’ultimo Angelus prima di Natale. Il pensiero prima della preghiera mariana è tutto su San Giuseppe, sulla sua grandezza d’animo, perché dapprima pensa di ripudiare Maria “in segreto”, avendone appreso della sua gravidanza, e poi è capace di allargare il cuore alla “missione più grande” che Dio gli chiede, perché è un uomo che cerca prima di tutto la volontà di Dio:
"Non si è ostinato a perseguire quel suo progetto di vita, non ha permesso che il rancore gli avvelenasse l’animo, ma è stato pronto a mettersi a disposizione della novità che, in modo sconcertante, gli veniva presentata. E questo fa male. Non permettere mai: lui è un esempio di quello. E così, Giuseppe è diventato ancora più libero e grande".
La considerazione su Giuseppe – sulla sua capacità di essere giusto secondo Dio - sembra quasi il prologo a quanto Papa Francesco sceglie di dire dopo aver recitato l’Angelus. Il primo spunto viene da un grande cartellone, leggibile anche dalla sua finestra:
“Leggo lì, scritto grande: I poveri non possono aspettare. E’ bello! E questo mi fa pensare che Gesù è nato in una stalla, non è nato in una casa (...) E io penso oggi, anche leggendo quello, a tante famiglie senza casa, sia perché mai l’hanno avuta, sia perché l’hanno persa per tanti motivi. Famiglia e casa vanno insieme. E’ molto difficile portare avanti una famiglia senza abitare in una casa. In questi giorni di Natale, invito tutti – persone, entità sociali, autorità – a fare tutto il possibile perché ogni famiglia possa avere una casa”.
Quindi, l’orizzonte si allarga ulteriormente. Le cronache italiane di questi giorni hanno raccontato di proteste e scontri di piazza, di gente che invoca quel lavoro e quelle sicurezze quotidiane che, al pari di una casa, servono per una vita dignitosa ma che una crisi infinita ha tolto e disintegrato per troppi. Un gruppo di queste persone aveva annunciato di voler essere all’Angelus e Papa Francesco non delude le loro attese:
“A quanti dall’Italia si sono radunati oggi per manifestare il loro impegno sociale, auguro di dare un contributo costruttivo, respingendo le tentazioni dello scontro e della violenza, e seguendo sempre la vita del dialogo, difendendo i diritti”.
Anche l’augurio finale di Papa Francesco è intonato ai pensieri fluiti in questo post Angelus così orientato alla solidarietà, sentimento che più di altri affonda la sua ragion d'essere nello spirito delle prossime feste:
“Auguro a tutti una buona domenica e un Natale di speranza, di giustizia e di fraternità”.
I saluti post-Angelus del Papa ai gruppi in Piazza erano stati dedicati, fra gli altri, alla comunità del Pontificio Istituto Missioni Estere e ai partecipanti alla staffetta partita da Alessandria e giunta a Roma per testimoniare l’impegno in favore della pace in Somalia”.
Fonte: Radio Vaticana
21 dicembre 2013
Folla e commozione al Bambin Gesù Papa Francesco visita i piccoli pazienti
Accolto da una folla di centinaia di persone, il Pontefice ha visitato il pronto soccorso e alcuni reparti critici in cui si trovano ricoverati bambini in terapia intensiva o in respirazione assistita.
Una visita di Natale al Bambin Gesù per salutare e benedire i piccoli pazienti ricoverati nell'ospedale pediatrico in cima al Gianicolo. Papa Francesco è stato accolto nel piazzale da una folla festosa e commossa. Ad attenderlo, oltre a un gruppo di bambini dall'Etiopia, dalla Cina, dalla Libia e dall'Ecuador, il presidente del Bambino Gesù, Giuseppe Profiti, la duchessa Maria Grazia Salviati, della famiglia fondatrice dell'ospedale che nel 1924 fu donato alla Santa Sede, il segretario di Stato Vaticano monsignor Pietro Parolin e il suo predecessore, cardinal Tarcisio Bertone.
Il Pontefice è entrato in auto, l'ormai famosa utilitaria, da Piazza Sant'Onofrio fino al piazzale del Dipartimento di Emergenza e Accettazione (Dea) dell'ospedale pediatrico. Il gruppo di bambini gli ha subito donato un piccolo oggetto a forma di cuore, simbolo della campagna sociale dell'ospedale per il rinnovamento della Terapia Intensiva Cardiochirurgica, un album di disegni realizzati dai pazienti e un bouquet di rose bianche in onore di Santa Teresa di Gesù Bambino, da deporre ai piedi della "Madonnina" del Dea.
Fonte: Repubblica
Natale è pregare anche per i nemici, le chiacchiere non sono cristiane.
Il Papa ha incontrato i ragazzi dell’Azione Cattolica Italiana.: “Vi ringrazio di essere venuti a portarmi gli auguri di Natale a nome dell’A.C.R. e di tutta l’Azione Cattolica Italiana, che qui è rappresentata dai responsabili adulti che vi hanno accompagnato”, ha detto il Papa: “Anch’io faccio tanti auguri a voi, ai vostri cari, ai vostri amici e all’intera Associazione”. “L’Azione Cattolica Ragazzi - ha sottolineato - è una bella realtà, diffusa e operante in quasi tutte le diocesi d’Italia. Vi incoraggio ad essere sempre nella Chiesa ‘pietre vive’, per edificare la Chiesa, unite a Gesù. L’Azione Cattolica senza Gesù non serve – ha osservato - È una ong; ce ne sono tante”. Occorre “essere pietre vive unite a Gesù”.
“Ho sentito che il vostro cammino di quest’anno – ha proseguito Papa Francesco - vuole farvi scoprire Gesù come presenza amica” nella vostra vita. “Lo slogan lo dice bene: ‘Non c’è gioco senza Te’. Ecco, il Natale è proprio la festa della presenza di Dio che viene in mezzo a noi per salvarci. La nascita di Gesù non è una favola! E’ una storia realmente accaduta, a Betlemme, duemila anni fa. La fede ci fa riconoscere in quel Bambino, nato da Maria Vergine, il vero Figlio di Dio, che per amore nostro si è fatto uomo. Nel volto del piccolo Gesù contempliamo il volto di Dio, che non si rivela nella forza, nella potenza, ma nella debolezza e nella fragilità di un neonato. Così è il nostro Dio; si avvicina tanto in un bambino. Questo Bambino mostra la fedeltà e la tenerezza dell’amore sconfinato con cui Dio circonda ciascuno di noi. Per questo facciamo festa a Natale, rivivendo la stessa esperienza dei pastori di Betlemme e insieme a tanti papà e mamme che si affaticano ogni giorno affrontando parecchi sacrifici; insieme ai piccoli, ai malati, ai poveri facciamo festa. Ma perché è la festa dell’incontro di Dio con noi in Gesù”.
Quindi ha ricordato ai ragazzi che Gesù vuole loro bene, “vuole essere amico di tutti i ragazzi!”. “Se ne siete convinti – ha proseguito - sicuramente saprete trasmettere la gioia di questa amicizia dappertutto: a casa, in parrocchia, a scuola, con gli amici”. E a braccio ha domandato: “E con i nemici, con quelli che non ci vogliono bene? Cosa si deve fare? Chi me lo sa dire? Cosa si deve fare? Fare la guerra? Forte, forte. Ecco: pregare per loro! Perché sia vicino a Gesù; essere buono con loro. E si deve fare quello! La vicinanza … E saprete testimoniarlo comportandovi da veri cristiani: pronti a dare una mano a chi ha bisogno”. Poi, di nuovo ha chiesto: “E se quello che non ti vuole bene ha bisogno di qualcosa, tu gli darai una mano? Eh, non siete sicuri, no? Sì! Senza giudicare gli altri, senza parlare male. È brutta la gente che parla male dell’altro. Le chiacchiere sono cristiane o no? No! Chiacchierare è una preghiera? … No! Chiacchierare è una cosa cattiva. Mai si deve fare. E dobbiamo cominciare da adesso: mai chiacchierare … Avanti così! Allora buon cammino, sempre uniti a Gesù. Vi affido alla Madonna. Vi benedico insieme con i vostri familiari, gli educatori, gli assistenti e tutti gli amici dell’Azione Cattolica. Ragazzi, buon Natale e pregate per me!”.
Fonte: Radio Vaticana
20 dicembre 2013
Papa Francesco scrive all'autore dei versi per ringraziarlo.
Castelplanio (Ancona), 19 dicembre 2013 – Quando ha ricevuto la comunicazione di Papa Francesco per poco non cadeva a terra dall’emozione. L’ha letta e riletta e ha guardato la foto autografata del Santo Padre. E l’ha fatta vedere alla moglie chiedendole se era proprio vero. Il Papa ha letto le poesie a lui dedicate all’interno del libro 'I Palloni de Castello' e, tramite la Segreteria di Stato, ha ringraziato esprimendo la sua riconoscenza e gli ha inviato la santa benedizione oltre a una foto con tanto di autografo.
Aldo Calderigi, poeta naif castelplanese, qualche giorno fa ha pubblicato il suo terzo libro di poesie rigorosamente in vernacolo. Il teatro comunale strapieno di pubblico, autorità locali, addetti ai lavori e c'era anche lo storico Riccardo Ceccarelli che aveva scritto la prefazione del libro. Ma che Calderigi, con la collaborazione dello studio Creative Project che ha curato tutti i suoi libri, avesse mandato le poesie al Papa era rimasto rigorosamente top secret.
Aldo Calderigi, poeta naif castelplanese, qualche giorno fa ha pubblicato il suo terzo libro di poesie rigorosamente in vernacolo. Il teatro comunale strapieno di pubblico, autorità locali, addetti ai lavori e c'era anche lo storico Riccardo Ceccarelli che aveva scritto la prefazione del libro. Ma che Calderigi, con la collaborazione dello studio Creative Project che ha curato tutti i suoi libri, avesse mandato le poesie al Papa era rimasto rigorosamente top secret.
19 dicembre 2013
Papa Francesco: Attesa al Bambino Gesù per la visita del Papa
Il 21 dicembre l’incontro con i piccoli ricoverati. Il presidente dell’ospedale pediatrico, Giuseppe Profiti: «Per loro è il più bel regalo di Natale». Si prevede la presenza di almeno 4mila persone
18 dicembre 2013
Il Papa festeggia il compleanno con tre clochard
Papa Francesco ha voluto festeggiare il suo 77esimo compleanno con tre clochard e il personale della Domus Santa Marta dove risiede. La celebrazione è avvenuta in "un clima particolarmente familiare" ha voluto precisare la Santa Sede, in una nota. Nelle foto l'incontro con tre dei senzatetto.
Fonte: Repubblica
Benedetto XVI e la «stessa linea teologica» di Francesco
Manfred Lütz, che conosce Ratzinger da oltre trent'anni e l'ha visitato nei giorni scorsi, rivela: si ritiene in sintonia teologica con il successore.
Nel dibattito sulla continuità e discontinuità tra i pontificati di Benedetto e Francesco - che appassiona molto gli addetti ai lavori - si aggiunge un nuovo e significativo contributo. Lo ha portato il professor Manfred Lütz, psicologo e teologo tedesco, amico e collega di Ratzinger, che in una recente intervista con CNA ha detto di essere ancora in contatto con il Papa emerito di averlo incontrato di recente.
Lütz ha rivelato: Ratzinger mi ha detto di «non aver lasciato il servizio di Pietro, ma di vivere questo servizio in un'altro modo». Lui lo vive «pregando, e questo è un aspetto importante del ministero di Pietro». Il professore tedesco dice che Benedetto XVI è «vecchio fisicamente, ma mentalmente efficiente».
E aggiunge che il Papa emerito e Papa Francesco hanno una «visione coincidente» ad esempio sul fatto che la Chiesa non deve mondanizzarsi, non deve essere coinvolta nel potere mondano. «Benedetto ci ha spiegato - afferma Lütz - di avere anche l'impressione di essere teologicamente nella stessa linea di Papa Francesco».
In effetti, se si va al di là di certi dibattiti autoreferenziali su continuità e discontinuità - che si focalizzano sui modelli di bastone pastorale, sul colore delle scarpe e altre varie amenità, e dimenticano che sempre la successione dei vescovi di Roma è stata caratterizzata da entrambi gli elementi (se la continuità assoluta fosse un dogma, il Papa dovrebbe fare il pescatore in Galilea) - si
possono scoprire elementi comuni e visioni coincidenti.
Come non ricordare, ad esempio, le parole chiare (presto archiviate e dimenticate) di Ratzinger contro il carrierismo ecclesiastico? O quelle - da lui dette in Portogallo nel 2010 -sulla necessità di ripartire dall'annuncio di fede perché nel mondo contemporaneo l'insistenza sui valori non basta? O ancora, lo sguardo sulla Chiesa come realtà irriducibile a qualsiasi concezione «aziendalista» e fondata su piani, progetti e strategie umane?
Non stupisce dunque che «teologicamente» Benedetto XVI avverta questa sintonia, pur nelle innegabili differenze di temperamenti, provenienze e storie personali che caratterizzano il mite professore bavarese e il vescovo «prete di strada» venuto «dalla fine del mondo».
Fonte: Vatican Insider
17 dicembre 2013
Il Papa: non si serve Vangelo per guadagno personale. Ciò che abbiamo è per i poveri.
Nella Chiesa tutti devono imparare che il servizio al Vangelo deve essere “spogliato” di ogni gloria o tornaconto personali. Uno dei pilastri del magistero di Papa Francesco spicca anche tra le righe del suo lungo Messaggio inviato all’Ordine della SS. Trinità, che festeggia gli 800 anni della morte del fondatore, S. Juan de Mata, e i 400 del riformatore, S. Giovanni Batista della Concezione. Entrambi protagonisti di una vita religiosa “rispettabile, anche se forse un po’ tranquilla e sicura” ricevettero da Dio - scrive il Papa - una chiamata che “ribaltò” la loro esistenza, spingendoli a “spendersi in favore dei più bisognosi”. Per Papa Francesco, questo è l’esempio da imitare: i due Santi, osserva, “seppero accettare la sfida” e dunque “se oggi noi celebriamo la nascita del vostro fondatore e del riformatore, lo facciamo proprio perché furono in grado di rinnegare se stessi, di portare con semplicità e docilità la croce di Cristo e di essere totalmente, senza condizioni, nelle mani di Dio, perché Egli costruisse la sua opera”. E come loro, prosegue Papa Francesco, “tutti sono chiamati a sperimentare la gioia che scaturisce dall'incontro con Gesù, per superare il nostro egoismo, uscire dalla nostra comodità e andare con coraggio verso tutte le regioni che hanno bisogno della luce del Vangelo”.
Il Papa ricorda come, attraverso i secoli, quella della Santissima Trinità sia stata “casa del povero, un luogo dove le ferite del corpo e guarire l'anima”, con la preghiera prima di tutto e “con l’impegno incondizionato e il servizio disinteressato e amorevole”. In effetti, afferma Papa Francesco, “i Trinitari hanno chiaro – e tutti dobbiamo impararlo – che nella Chiesa ogni responsabilità o autorità devono essere vissute come servizio. Da qui, la nostra azione deve essere spogliata di qualsiasi desiderio di guadagno personale o di promozione e deve sempre cercare di condividere tutti i talenti ricevuti da Dio, per orientarli, come buoni amministratori, allo scopo per cui ci sono stati concessi, l’aiuto per i poveri”. Poveri, insiste, che ci sono anche oggi e “sono molti. Li vediamo ogni giorno e non possiamo girare al largo, accontentandoci di una buona parola. Cristo non l’ha fatto”. Il Messaggio si chiude con una richiesta, quella di “pregare per il Papa. “Mi piace pensare che voi, nella preghiera, mettiate il Vescovo di Roma assieme ai poveri, perché – conclude Papa Francesco – questo mi ricorda che non posso dimenticarmi di loro, come non li dimenticò Gesù, che li teneva nel profondo del suo Cuore, inviato a portare loro una buona notizia e che, per mezzo della sua povertà, ha arricchito tutti noi”.(A cura di Alessandro De Carolis)
Fonte: Radio Vaticana
Francesco festeggia il compleanno con 4 clochard
Il Papa compie 77 anni e invita a messa e a colazione un gruppetto di senzatetto, compreso il cagnolino di uno di loro.
CITTA' DEL VATICANO - Una giornata speciale non solo per il Papa, ma anche per quattro senzatetto che sono stati invitati a colazione e a messa a Santa Marta da Francesco, proprio nel giorno del suo settantasettesimo compleanno. I clochard vivono nella zona di San Pietro e sono stati presentati a Bergoglio dall'elemosiniere pontificio, monsignor Konrad Krajewski. Uno dei senzatetto ha anche portato il suo cagnolino alla messa a Santa Marta, presentandolo al Pontefice.
"Qual è il cognome di dio? Siamo noi, ognuno di noi", ha detto Francesco durante la celebrazione. E ha poi continuato: "Qualcuno una volta ho sentito che diceva: 'ma questo brano del vangelo sembra l'elenco telefonico!' e no, è tutt'altra cosa: questo brano del vangelo è pura storia e ha un argomento importante. Dio ha voluto farsi storia. Ha fatto il cammino con noi".
E oggi il Pontefice è festeggiato dai Papaboys con una 24 ore non-stop di preghiera. La celebrazione, che va avanti fino alla mezzanotte di oggi nella chiesa romana di san Lorenzo in Piscibus, è stata accolta anche da molte associazioni cattoliche per garantire la copertura di tutti i turni di di preghiera. I cavalieri templari cattolici hanno già fatto sapere che resteranno tutta la giornata. "Perché una maratona di adorazione eucaristica come regalo di compleanno a papa Francesco? perché la frase più usata dal santo padre dall'inizio del suo pontificato è 'pregate per me'" - hanno detto i papaboys. "Facciamo appello agli altri ragazzi e ragazze di tutto il mondo - hanno continuato i fan del papa - perché si uniscano a noi con un momento di preghiera presso le proprie parrocchie ed anche da casa".
Dal Vaticano all'Argentina, paese natale del Pontefice: c'è grande emozione anche a Buenos Aires per il compleanno. Nessuna cerimonia ufficiale, ma tanti momenti di preghiera. Come conferma Luis Avellaneda, segretario della parrocchia di San José, dove Jorge Mario Bergoglio "ha scoperto la sua vocazione, proprio in un confessionale". "Pregheremo - ha detto a Radio vaticana - per tutte le intenzioni del Santo Padre che per noi è tanto lontano: siamo alla fine del mondo noi. Ma siamo vicinissimi al cuore del Santo Padre. Abbiamo la necessità e il bisogno di pregare per lui - ha spiegato il religioso - perché capiamo il momento difficile del mondo e della Chiesa".
Ma papa Francesco non spopola solo nelle piazze, riscuote enorme successo anche sui social network: grazie all'Hashtag #augurifrancesco, migliaia di cittadini hanno condiviso su twitter il loro augurio a Bergoglio. Camilla, ad esempio, ha scritto: "É solo qualche mese che ti conosciamo e sei già nei cuori di tutti... Tantissimi auguri!".
"Quello che rende questo Papa così importante", ha scritto qualche giorno fa la rivista Time incoronandolo uomo dell'anno, "è la velocità con la quale ha catturato l’immaginazione di milioni di persone che avevano abbandonato ogni speranza nei confronti della Chiesa. Ha fatto uscire il papato dal palazzo e lo ha portato nelle strade".
Ma il regalo più bello per il pontefice è arrivato in anticipo, con la vittoria della sua squadra del cuore nel campionato argentino.
Fonte: Repubblica
Per il compleanno di Papa Francesco
Sono stati per primi i bambini a fare gli auguri a Papa Francesco, che il 17 dicembre compie 77 anni. Una festa semplice e gioiosa, come in una famiglia, alla quale prendono parte in queste ore, con moltissimi messaggi e preghiere, tantissime persone in tutto il mondo, credenti e non credenti.
Fonte: Osservatore Romano
16 dicembre 2013
Piccolo dono natalizio del Papa ai poveri
Nei prossimi giorni, in occasione del Natale, l’Elemosiniere pontificio, mons. Konrad Krajewski, farà avere a nome del Papa ai poveri da lui incontrati o assistiti un piccolo dono che possa essere loro utile. Si tratta di 2000 buste che verranno distribuite, nei luoghi dove vengono offerti i pasti e in altre occasioni, dalle Suore di Madre Teresa, dai volontari che svolgono assistenza serale o dallo stesso Elemosiniere.
Ogni busta è già affrancata con francobollo vaticano, così da poter essere usata – apponendovi semplicemente l’indirizzo - per spedire auguri o saluti a familiari o amici. Nella busta si trovano l’immagine natalizia firmata dal Papa, carte telefoniche e biglietti giornalieri per la metropolitana. La Direzione dell’Atac (Agenzia comunale dei Trasporti di Roma) ha offerto 4000 biglietti giornalieri per la Metropolitana, mentre le Poste Vaticane hanno offerto i francobolli e la Tipografia le buste.
Fonte: Radio Vaticana
Papa Francesco: quando nella Chiesa manca la profezia, c'è il clericalismo.
Quando manca la profezia nella Chiesa, manca la vita stessa di Dio e ha il sopravvento il clericalismo: è quanto ha affermato Papa Francesco stamani nella Messa presieduta a Santa Marta nel terzo lunedì d’Avvento. Il servizio di Sergio Centofanti:
Il profeta – ha affermato il Papa commentando le letture del giorno – è colui che ascolta le parole di Dio, sa vedere il momento e proiettarsi sul futuro.
15 dicembre 2013
Migliaia di famiglie a piazza San Pietro per la tradizionale benedizione dei 'bambinelli'
Nonostante la pioggia, piazza San Pietro era gremita stamane da una folla di famiglie festanti arrivate per far benedire i loro 'bambinelli'. Ad accoglierli nella Basilica vaticana è stato il cardinale Angelo Comastri, vicario generale del Papa per la Città del Vaticano, che ha celebrato la Messa per tutti i partecipanti a questo tradizionale momento natalizio, promosso dal Centro Oratori Romani. Ascoltiamo un passaggio della sua omelia, nel servizio di Marina Tomarro:
Pietro Valsecchi girerà un film su papa Francesco
Dalla casetta del Mulino Bianco alla Santa Sede.Antonio Banderas sarà papa Francesco nel film di Pietro Valsecchi.
Dopo aver assaporato il successo del suo ultimo film, Sole a catinelle , interpretato da Checco Zalone, Pietro Valsecchi ha annunciato l'intenzione di produrre un film su Jorge Maria Bergoglio nel periodo circoscritto al suo impegno per aiutare i desaparecidos in Argentina.
Siamo negli anni 1976-79 e la dittatura di Vileda mieteva vittime nella popolazione argentina trovando molto opportuno e conveniente farle addirittura scomparire. Papa Bergoglio , in quegli anni è un giovane prete gesuita di 40 anni che molto si prodigò per sottrarre potenziali vittime a sequestri e arresti.
L'ispirazione di Valsecchi nasce anche dalla lettura del libro scritto da Evangelina Himitian, " Francesco- il papa della gente", vaticanista argentina amica della famiglia Bergoglio.
Il suo libro, oltre a regalarci una visione familiare e umana di papa Bergoglio , è anche una testimonianza del suo impegno profuso negli anni difficili della dittatura in contrasto con chi lo descrive conservatore e anche sostenitore del regime di Vileda.
Il film sarà girato in inglese, onde favorirne un'ampia distribuzione, per la versione cinematografica mentre la miniserie televisiva sarà trasmessa in soltanto due puntate.
Pietro Valsecchi ha dichiarato la sua preferenza per il ruolo protagonista per l'attore spagnolo Antonio Banderas, attualmente penalizzato dalle case cinematografiche. Una grande occasione per Antonio Banderas eccellente interprete, oltre a numerosi personaggi, di Zorro, emblema del trionfo dell'uomo buono e generoso. Certo ora l'impegno è ancora più arduo ma anche gratificante nella sua misticità.
Ma la figura e la vita di papa Bergoglio è negli interessi e desideri anche di Claudia Mori che vorrebbe realizzare, con la sua casa di produzione, una fiction televisiva con un attore italiano.
Chi potrebbe essere il nostro papa Francesco?
Fonte: Blasting news
14 dicembre 2013
L'abbraccio di Papa Francesco ai bambini del Dispensario pediatrico Santa Marta.
Papa Francesco ha visitato questa mattina il Dispensario pediatrico “Santa Marta” in Vaticano. Quindi, in Aula Paolo VI, ha incontrato i bambini assistiti dal Dispensario con le loro famiglie e i volontari che, ogni giorno, prestano servizio nella struttura caritativa affidata alle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli. I bambini hanno fatto una sorpresa al Papa con una piccola festa anticipata per il suo 77.mo compleanno che cade il 17 dicembre, regalandogli una torta e un maglione. “Vi ringrazio per questa visita – ha detto il Papa nel suo breve saluto - Ringrazio per l’amore che voi avete, la gioia di questi bambini, i doni, la torta… Che era bellissima! Dopo vi dirò se è buona o no! Grazie tante! Che il Signore vi benedica!”. Poi ha salutato i bambini, con affetto, uno per uno.
In precedenza avevano salutato il Papa Suor Antonietta Collacchi, responsabile del Dispensario Santa Marta, e una mamma peruviana. Suor Antonietta ha ricordato che “il Dispensario Santa Marta ha una lunga storia, fatta di oltre 90 anni di solidarietà concreta, spesa a servizio di quelle persone che troppo spesso sembrano invisibili agli occhi del mondo. Dall’8 maggio 1922 – quando la struttura nasce con la benedizione di Papa Pio XI, all’indomani della fine della prima guerra mondiale, e viene affidata alle suore Figlie della Carità di San Vincenzo de Paoli – fino ad oggi abbiamo assistito migliaia di bambini, insieme con le loro famiglie. Il nostro Dispensario fornisce assistenza medica, sostegno psicologico e assicura generi di prima necessità con la distribuzione di latte, pannolini, carrozzine, alimenti, abbigliamento, giocattoli. I bambini sono sottoposti a controlli periodici e consultazioni specialistiche sono previste anche per le loro mamme”. “Questa sinfonia di amore – ha proseguito la religiosa - è resa possibile grazie al lavoro volontario dei medici – pediatri, ginecologi, ecografisti, dermatologi, dentisti – e dei tanti operatori che offrono tempo, passione, tenerezza. La Divina Provvidenza non ci fa mancare il suo sostegno, moltiplicando ogni giorno, nelle nostre mani, la carità. Le nostre giornate sono scandite dalla gioia dell’essere cristiani, dalla luminosità di un sorriso e dal calore della riconoscenza e questo ci permette di poter ripetere – con la solidità dell’esperienza – alcune sue parole: “Il vero potere è il servizio”, per un cristiano “progredire” significa “abbassarsi”, come ha fatto il Figlio di Dio. In questa prospettiva, noi lavoriamo per globalizzare la solidarietà e l’amore, invece dell’indifferenza e dell’egoismo. In questo tempo di Avvento, gravido di speranza per l’arrivo del Messia, una volta in più volgiamo lo sguardo verso una famiglia in difficoltà, abbandonata dagli uomini al suo destino, ma vediamo soprattutto la fiducia nella volontà del Padre Celeste e coltiviamo la consapevolezza che nei suoi disegni è impresso il tocco di un artista che compie un capolavoro”.
E’ stata poi la volta di Elisabetta, peruviana, mamma di un bambino – ha detto – “seguito con amore dal Dispensario, fin da quando aveva meno di un anno. Siamo felici che questa mattina sei qui con tutti noi del Dispensario Santa Marta. La tua presenza, Santo Padre – ha proseguito - ci sorprende e ci regala sempre momenti di tenerezza e di gioia. Che cosa dire del tuo sorriso? E’ così sorprendente che arriva al cuore di tutti, donandoci tantissima pace. Sappiamo quanto amore hai verso i bambini, specie verso quelli che hanno più bisogno. Al Dispensario ci sentiamo particolarmente privilegiati perché sappiamo di essere nel tuo cuore e nella tua mente. E siamo contenti perché, ogni giorno, ci aiuti ad incontrare Gesù. Caro Papa Francesco, questi nostri bambini ricevono oggi il più bel regalo di Natale che potessero immaginare: il tuo sorriso, una tua carezza, un tuo abbraccio”.
Fonte: Radio Vaticana
Inaugurato l'albero di Natale in Piazza San Pietro. Il Papa: segno di Gesù, luce del mondo.
E' stato inaugurato ieri pomeriggio in Piazza San Pietro il tradizionale albero di Natale che ogni anno viene donato al Papa da una regione diversa. Quest'anno l'abete proviene dalla Baviera. E ieri mattina Papa Francesco ha ricevuto una delegazione del Land tedesco: anche oggi - ha detto il Pontefice - Gesù viene a dissipare le tenebre del mondo con la sua luce.
Il servizio di Alessandro De Carolis:
Sette tonnellate abbondanti di rami verdi che svettano appuntendosi verso il cielo, a indicare l’origine della “grande luce” che da duemila anni mostra al mondo una strada di speranza e salvezza. Il maestoso Albero di Natale bavarese che illuminerà per tutte le feste Piazza San Pietro ha questo significato e Papa Francesco lo ha sottolineato alle circa 350 persone che proprio dalla Baviera hanno voluto raggiungere Roma per fare corona a quella che è da tanti anni una tradizione natalizia vaticana:
“A Natale riecheggia in ogni luogo il lieto annuncio dell’angelo ai pastori di Betlemme: ‘Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore’ Quei pastori – dice il Vangelo – furono avvolti da una grande luce. Anche oggi Gesù continua a dissipare le tenebre dell’errore e del peccato, per recare all’umanità la gioia della sfolgorante luce divina, di cui l’albero natalizio è segno e richiamo”.
Era dal 1984 che un abete natalizio proveniente dalla Germania non campeggiava in Piazza San Pietro. Nella fattispecie, l’albero monumentale proviene dal comune di Waldmünchen, nell’Alto Palatinato, insieme al quale la delegazione bavarese ha fatto giungere altri alberi più piccoli, che orneranno vari ambienti della Città del Vaticano:
“Con questi doni, tanto graditi, voi avete voluto manifestare la vicinanza spirituale e l’amicizia che legano la Germania tutta, e in particolare la Baviera, alla Santa Sede, nel solco della tradizione cristiana che ha fecondato la cultura, la letteratura e l’arte della vostra Nazione e dell’Europa intera”.
Come accade ormai da alcuni anni, il legno dell’Albero di Natale sarà utilizzato per la creazione di piccoli oggetti di uso quotidiano e di giocattoli da destinare ai bambini di famiglie indigenti.
Fonte: Radio Vaticana
13 dicembre 2013
«L'auto era bloccata nel traffico e il Papa voleva proseguire a piedi»
Il capo dei gendarmi vaticani Giani racconta ciò che accadde in Brasile quando il corteo papale sbagliò strada. È uno degli inediti contenuti del Tg2 Dossier su Francesco in onda sabato 14 dicembre alle 23.30
Chi non ricorda la Fiat Idea di Francesco bloccata nel traffico di Rio, lo scorso luglio, e quasi travolta dall'entusiasmo della folla? Furono momenti di grande allarme per la sicurezza del Papa. «Eppure il primo istinto del Papa fu quello di dire: scendo e proseguo a piedi». È Domenico Giani, il comandante della gendarmeria vaticana, a raccontare per la prima volta, in tv, questo e altri episodi della sua intensa esperienza di «angelo custode» del Papa argentino. «In realtà - dice Giani - la percezione che ebbero di quei momenti le persone che seguivano in televisione l'arrivo di Francesco in Brasile fu più drammatica di quella vissuta dal Papa e dagli uomini della scorta».
Il responsabile della sicurezza vaticana nega di aver mai messo mano alla pistola, come fu detto in alcune telecronache. «Successe semplicemente che il battistrada aveva sbagliato strada, imboccando un controviale... Dovemmo affrontare una situazione difficile ma il Papa rimase tranquillo, tant'è che io stesso mentre la macchina era bloccata, potei porgergli un bambino da baciare, attraverso il finestrino che Francesco aveva abbassato».
La testimonianza di Giani è inserita nel Tg2 dossier «Francesco, papa tra la gente» che sarà trasmesso sabato 14 dicembre alle 23.30 su Raidue (peccato, ancora una volta, l'orario penalizzante quasi per nottambuli). È firmato da Lucio Brunelli, fotografia di Franco Trifoni e Massimo Pinzauti, montaggio di Laura Sacripanti. Lo speciale, in 45 minuti, ripercorre le immagini, i gesti e le parole più significative dei primi nove mesi del pontificato, a pochi giorni dal compleanno di Bergoglio, che martedì 17 dicembre compie 77 anni.
«Papa tra la gente», ma anche Papa dei lontani, perché proprio alle persone più lontane dalla Chiesa Francesco sembra rivolgersi con particolare premura «missionaria» e con il suo messaggio di misericordia da quando è stato eletto vescovo di Roma. «E proprio le persone lontane sembrano amarlo, forse più, anche se questo sembra paradossale - afferma Brunelli nel Tg2 dossier - di un certo apparato ecclesiastico e di alcuni ambienti cattolici tradizionalisti».
Nel Tg2 dossier non mancano immagini inedite, come quelle che mostrano l'ordinazione episcopale di un ancora giovane Bergoglio. E testimonianze mai ascoltate, come quella di Cesare Cuppone, uno degli operatori del centro televisivo vaticano che seguono da vicino ogni immersione del Papa tra la folla di fedeli e ammalati. «È un'esperienza comune a tutti i parroci - racconta padre Pepe, uno dei parroci delle favelas di Buenos Aires più legati a Bergoglio - ricevere gente che ci dice: torno alla Chiesa grazie a Papa Francesco. Questo è il vero rinnovamento, un fenomeno spirituale, non se il Papa cambia uno della Curia o licenzia tutta la Curia, ma gente che si accosta a Dio». Padre Pepe racconta di aver ritrovato in Francesco la stessa semplicità, lo stesso sguardo di fede del cardinale Bergoglio «ma di nuovo - dice - lo vedo con molta energia, molta allegria, è come se fosse ringiovanito, dimostrasse meno anni».
Il curatore del Dossier, vaticanista del Tg2, nei giorni scorsi è stato insignito del premio dedicato alla memoria di Giuseppe De Carli per uno speciale, un «ritratto inedito» di Benedetto XVI andato in nel gennaio scorso. Grazie a immagini e testimonianze inedite, Brunelli aveva proposto un ritratto molto lontano dal cliché nel quale spesso Ratzinger è stato rinchiuso.
Fonte: Vatican Insider
Scopri il senso cristiano dell'albero di Natale.
L’immagine dell’albero come simbolo del rinnovarsi della vita è un popolare tema pagano, presente sia nel mondo antico che medioevale. La derivazione dell’uso moderno della tradizione dell’albero di Natale, tuttavia, non è stata provata con chiarezza. Sicuramente questa usanza risale alla Germania del XVI secolo. Ma esiste una leggenda che risale a molti secoli prima. Una storia, infatti, lega l’albero di Natale a San Bonifacio, il santo nato in Inghilterra intorno al 680 e che evangelizzò le popolazioni germaniche. Si narra che Bonifacio affrontò i pagani riuniti presso la “Sacra Quercia del Tuono di Geismar” per adorare il dio Thor. Il Santo, con un gruppo di discepoli, arrivò nella radura dov’era la “Sacra Quercia” e, mentre si stava per compiere un rito sacrificale umano, gridò: «questa è la vostra Quercia del Tuono e questa è la croce di Cristo che spezzerà il martello del falso dio Thor». Presa una scure cominciò a colpire l’albero sacro. Un forte vento si levò all’improvviso, l’albero cadde e si spezzò in quattro parti.Dietro l’imponente quercia stava un giovane abete verde. .San Bonifacio si rivolse nuovamente ai pagani: «Questo piccolo albero, un giovane figlio della foresta, sarà il vostro sacro albero questa notte.
È il legno della pace, poiché le vostre case sono costruite di abete. È il segno di una vita senza fine, poiché le sue foglie sono sempre verdi. Osservate come punta diritto verso il cielo. Che questo sia chiamato l’albero di Cristo bambino; riunitevi intorno ad esso, non nella selva, ma nelle vostre case; là non si compiranno riti di sangue, ma doni d’amore e riti di bontà».. Bonifacio riuscì a convertire i pagani e il capo del villaggio mise un abete nella sua casa, ponendo sopra ai rami delle candele.Tra i primi riferimenti storici alla tradizione dell’albero di Natale, la scienza, attraverso l’etnologo Ingeborg Weber-Keller, ha identificato una cronaca di Brema del 1570 che racconta di un albero decorato con mele, noci, datteri e fiori di carta. Ma è la città di Riga, capitale della Lettonia, a proclamarsi sede del primo albero di Natale della storia: nella sua piazza principale si trova una targa scritta in otto lingue, secondo cui il “primo albero di capodanno” fu addobbato nella città nel 1510.. L’usanza di avere un albero decorato durante il periodo natalizio si diffuse nel XVII secolo e agli inizi del secolo successivo era già pratica comune in tutte le città della Renania.Per molto tempo la tradizione dell’albero di Natale rimase tipica delle regioni protestanti della Germania e solo nei primi decenni del XIX secolo si diffuse nei paesi cattolici. A Vienna l’albero di Natale apparve ufficialmente nel 1816, per volere della principessa Henrietta von Nassau Weilburg, mentre in Francia fu importato dalla duchessa di Orléans nel 1940.
Oggi la tradizione dell’albero di Natale è universalmente accettata anche nel mondo cattolico. Papa Giovanni Paolo II lo introdusse nel suo pontificato facendo allestire, accanto al presepe, un grande albero di Natale proprio in piazza San Pietro.
12 dicembre 2013
Messaggio del Papa per la pace: riscoprire la fraternità in famiglia, nell'economia e nel rapporto tra i popoli.
Senza fraternità è impossibile costruire una società giusta e una pace solida e duratura. E’ quanto sottolinea Papa Francesco nel suo primo Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, pubblicato oggi. Tema del documento è “Fraternità, fondamento e via per la pace”. Il Papa leva, anche, un appello vibrante affinché quanti seminano violenza e morte rinuncino alla via delle armi e una denuncia contro la corruzione e il crimine organizzato.
Il servizio di Alessandro Gisotti:
“Rinunciate alla via della armi e andate incontro all’altro con il dialogo, il perdono e la riconciliazione per ricostruire la giustizia, la fiducia e la speranza intorno a voi”. E’ il pressante appello che, nel suo primo Messaggio per la Giornata della pace, il Papa rivolge a “quanti con le armi seminano violenza e morte”. E aggiunge: “Riscoprite in colui che oggi considerate solo un nemico da abbattere il vostro fratello e fermate la mano!”. Dal Pontefice, che auspica dunque una “conversione dei cuori”, anche un forte appello per il “disarmo da parte di tutti, a cominciare dal disarmo nucleare e chimico”. Anche perché, rileva con amarezza, “finché ci sarà una così grande quantità di armamenti in circolazione”, “si potranno sempre trovare nuovi pretesti per avviare le ostilità”.
Architrave del documento pontificio è la fraternità, “dimensione essenziale dell’uomo”, scrive il Papa, senza la quale, “diventa impossibile la costruzione di una società giusta” e di “una pace solida e duratura”. E subito precisa che “una fraternità priva del riferimento ad un Padre comune, quale suo fondamento ultimo, non riesce a sussistere”. Una “vera fraternità tra gli uomini – ribadisce – suppone ed esige una paternità trascendente”. La radice della fraternità, si legge ancora nel Messaggio, “è contenuta nella paternità di Dio”, una “paternità generatrice di fraternità” che trasforma la nostra esistenza. Al riguardo, il Papa indica come il racconto di Caino e Abele insegni che “l’umanità porta inscritta in sé una vocazione alla fraternità, ma anche la possibilità drammatica del suo tradimento”.
Il Papa sottolinea, dunque, che tale “vocazione” alla fraternità è oggi spesso contrastata dalla “globalizzazione dell’indifferenza” che “ci fa lentamente abituare alla sofferenza dell’altro, chiudendoci in noi stessi”. Del resto, osserva, alle guerre “fatte di scontri armati si aggiungono guerre meno visibili, ma non meno crudeli, che si combattono in campo economico e finanziario con mezzi altrettanto distruttivi di vite, di famiglie, di imprese”. Francesco cita la Populorum Progessio di Paolo VI e la Sollicitudo rei socialis di Giovanni Paolo II per ribadire che “non soltanto le persone, ma anche le nazioni debbono incontrarsi in uno spirito di fraternità” e aggiunge che la pace “è un bene indivisibile. O è bene di tutti o non lo è di nessuno”. La fraternità, ne è convinto il Papa, è la via maestra anche per sconfiggere la povertà. Al tempo stesso, è il suo auspicio, “servono anche politiche efficaci che promuovono il principio della fraternità” assicurando alle persone di “accedere ai capitali” e alle risorse. Così come si ravvisa “la necessità di politiche che servano ad attenuare una eccessiva sperequazione del reddito”.
Il Papa si sofferma sull’attuale crisi economico-finanziaria, indicandone l’origine nel “progressivo allontanamento dell’uomo da Dio e dal prossimo, nella ricerca avida di beni materiali” e nel “depauperamento delle relazioni interpersonali e comunitarie”. Papa Francesco sottolinea che “il succedersi delle crisi economiche deve portare agli opportuni ripensamenti dei modelli di sviluppo economico e a un cambiamento negli stili di vita”. Anzi, la crisi odierna “può essere anche un’occasione propizia per recuperare le virtù della prudenza, della temperanza, della giustizia e della fortezza”. L’uomo, ribadisce, “è capace di qualcosa in più rispetto alla massimizzazione del proprio interesse individuale”. Papa Francesco denuncia dunque con forza la corruzione e il crimine organizzato. Una comunità politica, è il suo monito, “deve agire in modo trasparente e responsabile” per generare la “pace sociale”. I cittadini, ammonisce, “devono sentirsi rappresentati dai poteri pubblici nel rispetto della loro libertà”. Invece, constata, “spesso tra cittadino e istituzioni, si incuneano interessi di parte che deformano una tale relazione, propiziando la creazione di un clima perenne di conflitto”.
Papa Francesco non manca di denunciare l’egoismo che “si sviluppa socialmente sia nelle molte forme di corruzione, oggi così capillarmente diffuse, sia nella formazione delle organizzazioni criminali, dai piccoli gruppi a quelli organizzati su scala globale”. Queste organizzazioni, è il suo avvertimento, “offendono gravemente Dio, nuocciono ai fratelli e danneggiano il creato, tanto più quando hanno connotazioni religiose”. Enumera alcuni drammi del nostro tempo come la droga, lo sfruttamento del lavoro, “l’abominio del traffico di essere umani”, gli “abusi contro i minori”. E dedica un pensiero speciale anche alle “condizioni inumane di tante carceri, dove il detenuto è spesso ridotto in uno stato sub-umano e viene violato nella sua dignità di uomo”. L’ultimo paragrafo del Messaggio è dedicato alla custodia della natura. Anche qui, afferma, serve la fraternità perché “siamo spesso guidati dall’avidità, dalla superbia del dominare” e non consideriamo la natura “come un dono gratuito” da “mettere a servizio dei fratelli”. Il Papa rinnova dunque l’appello contro “lo scandalo” della fame nel mondo. “E’ un dovere cogente”, scrive il Papa, che “si utilizzino le risorse della terra in modo che tutti siano liberi dalla fame”.
Il Messaggio - che è stato firmato l’8 dicembre, Solennità dell’Immacolata Concezione – si chiude con un’invocazione a Maria affinché “ci aiuti a comprendere e a vivere tutti i giorni la fraternità che sgorga dal cuore del suo Figlio, per portare pace ad ogni uomo su questa nostra amata terra”.
Fonte: Radio Vaticana
11 dicembre 2013
PAPA FRANCESCO PERSONA DELL'ANNO DI TIME 2013. I MUSULMANI: "E' UN IDOLO MONDIALE"
Papa Francesco e' la Persona del'Anno di Time 2013. Lo ha annunciato la rivista che dal 1927 attribuisce questo riconoscimento all'individuo o l'entita' che, nel bene o nel male, ha dominato le notizie nell'anno che sta per concludersi.
Cornice rossa su fondo oro: sembra un ritratto a olio quello di Papa Bergoglio per la copertina della Persona dell'Anno 2013 di Time, ma le apparenze ingannano. Realizzato dall'artista americano Jason Seiler, e' in realtà il frutto di 70 ore di lavoro su uno schermo di computer Lcd da 21 pollici. "La tecnologia mi ha consentito di lavorare intuitivamente, disegnando e dipingendo direttamente sul display Lcd", ha spiegato Seiler che si e' formato nella millenaria tradizione ad olio degli "Antichi Maestri". La copertina traduce in immagine la motivazione del riconoscimento di Time: secondo il settimanale il "settantenne superstar" Bergoglio "fa un uso da maestro degli strumenti del 21esimo secolo per porre in atto il suo mandato del Primo Secolo dopo Cristo"
"E' un segno positivo che uno dei riconoscimenti più prestigiosi nell'ambito della stampa internazionale sia attribuito a chi annuncia nel mondo valori spirituali, religiosi e morali e parla efficacemente in favore della pace e di una maggiore giustizia". E' il commento di padre Lombardi alla scelta del Papa come "uomo dell'anno" di Time Magazine.
''Ormai il Papa e' un idolo mondiale e non solo per i musulmani.Auguri Papa Francesco'': così il Presidente della Co-mai (comunità del mondo arabo in Italia) e fondatore di 'Uniti per Unire', Foad Aodi, commenta con grande soddisfazione la notizia che Bergoglio è stato indicato 'Uomo dell'anno' dal settimanale Time. ''E' una notizia bellissima che ci incoraggia e ci rende ancora piu' felici e convinti della nostra idea riguardo il lavoro di Papa Francesco che in poco temo e' diventato un nostro idolo nel suo impegno a favore del dialogo interculturale e interreligioso, la pace ed i diritti umani'', ha aggiunto il rappresentante arabo-musulmano, che più volte ha sottolineato come anche il mondo islamico abbia bisogno di un leader come papa Francesco
Udienza generale. Il Papa: non avere paura del giudizio finale, ma bisogna aprire il cuore all'amore di Dio.
Oggi all’udienza generale, Papa Francesco ha svolto l’ultima catechesi sulla professione di fede, trattando l’affermazione «Credo la vita eterna». In particolare si è soffermato sul giudizio finale. “Ma – ha subito detto - non avere paura! Sentiamo quello che dice la Parola di Dio. Al riguardo, leggiamo nel vangelo di Matteo: Allora Cristo «verrà nella sua gloria, con tutti i suoi angeli… E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra… E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna» (Mt 25,31-33.46). Quando pensiamo al ritorno di Cristo e al suo giudizio finale, che manifesterà, fino alle sue ultime conseguenze, il bene che ognuno avrà compiuto o avrà omesso di compiere durante la sua vita terrena, percepiamo di trovarci di fronte a un mistero che ci sovrasta, che non riusciamo nemmeno a immaginare. Un mistero che quasi istintivamente suscita in noi un senso di timore, e magari anche di trepidazione. Se però riflettiamo bene su questa realtà, essa non può che allargare il cuore di un cristiano e costituire un grande motivo di consolazione e di fiducia”.
“A questo proposito – ha proseguito - la testimonianza delle prime comunità cristiane risuona quanto mai suggestiva. Esse infatti erano solite accompagnare le celebrazioni e le preghiere con l’acclamazione Maranathà, un’espressione costituita da due parole aramaiche che, a seconda di come vengono scandite, si possono intendere come una supplica: «Vieni, Signore!», oppure come una certezza alimentata dalla fede: «Sì, il Signore viene, il Signore è vicino». È l’esclamazione in cui culmina tutta la Rivelazione cristiana, al termine della meravigliosa contemplazione che ci viene offerta nell’Apocalisse di Giovanni (cfr Ap 22,20). In quel caso, è la Chiesa-sposa che, a nome dell’umanità intera, di tutta l’umanità, e in quanto sua primizia, si rivolge a Cristo, suo sposo, non vedendo l’ora di essere avvolta dal suo abbraccio: un abbraccio - l’abbraccio di Gesù - che è pienezza di vita, è pienezza di amore. Così ci abbraccia Gesù! Se pensiamo al giudizio in questa prospettiva, ogni paura e titubanza viene meno e lascia spazio all’attesa e a una profonda gioia: sarà proprio il momento in cui verremo giudicati finalmente pronti per essere rivestiti della gloria di Cristo, come di una veste nuziale, ed essere condotti al banchetto, immagine della piena e definitiva comunione con Dio”.
Il Papa ha poi proseguito: “Un secondo motivo di fiducia viene offerto dalla constatazione che, nel momento del giudizio, non saremo lasciati soli. È Gesù stesso, nel Vangelo di Matteo, a preannunciare come, alla fine dei tempi, coloro che lo avranno seguito prenderanno posto nella sua gloria, per giudicare insieme a lui, tutti. (cfr Mt 19,28). L’apostolo Paolo poi, scrivendo alla comunità di Corinto, afferma: «Non sapete che i santi giudicheranno il mondo? Quanto più le cose di questa vita!» (1 Cor 6,2-3). Che bello sapere che in quel frangente, oltre che su Cristo, nostro Paràclito, nostro Avvocato presso il Padre (cfr 1 Gv 2,1), potremo contare sull’intercessione e sulla benevolenza di tanti nostri fratelli e sorelle più grandi che ci hanno preceduto nel cammino della fede, che hanno offerto la loro vita per noi e che continuano ad amarci in modo indicibile! I santi già vivono al cospetto di Dio, nello splendore della sua gloria pregando per noi che ancora viviamo sulla terra. Quanta consolazione suscita nel nostro cuore questa certezza! La Chiesa è davvero una madre e, come una mamma, cerca il bene dei suoi figli, soprattutto quelli più lontani e afflitti, finché troverà la sua pienezza nel corpo glorioso di Cristo con tutte le sue membra”.
“Un’ulteriore suggestione – ha aggiunto - ci viene offerta dal Vangelo di Giovanni, dove si afferma esplicitamente che «Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nell’unigenito Figlio di Dio» (Gv 3,17-18). Questo significa che il giudizio” finale “ è già in atto, incomincia adesso, nel corso della nostra esistenza. Tale giudizio è pronunciato in ogni istante della vita, come riscontro della nostra accoglienza con fede della salvezza presente ed operante in Cristo, oppure della nostra incredulità, con la conseguente chiusura in noi stessi”.
A braccio ha detto: “Ma se noi ci chiudiamo - noi stessi - all’amore di Gesù, siamo noi stessi che ci condanniamo! Siamo condannati da noi stessi! La salvezza è aprirsi a Gesù e Lui ci salva. Se siamo peccatori - tutti, tutti lo siamo, tutti! - chiediamo perdono e andiamo con la voglia di essere buoni, il Signore ci perdona. Ma per questo dobbiamo aprirci, aprirci all’amore di Gesù, che è più forte di tutte le altre cose. L’amore di Gesù grande! L’amore di Gesù è misericordioso! L’amore di Gesù perdona! Ma tu devi aprirti e aprirsi significa pentirsi, lamentarsi delle cose che non sono buone che abbiamo fatto”.
“Il Signore Gesù – ha affermato - si è donato e continua a donarsi a noi, per ricolmarci di tutta la misericordia. Siamo noi quindi che possiamo diventare in un certo senso giudici di noi stessi, autocondannandoci all’esclusione dalla comunione con Dio e con i fratelli. Non stanchiamoci, pertanto, di vigilare sui nostri pensieri e sui nostri atteggiamenti, per pregustare fin da ora il calore e lo splendore del volto di Dio. E quello sarà bellissimo! Di quel Dio che nella vita eterna contempleremo in tutta la sua pienezza”. Il Papa ha concluso parlando a braccio: “ Avanti! Avanti, pensando in questo giudizio che comincia adesso. E’ incominciato… Avanti, facendo che il nostro cuore sia aperto a Gesù, alla sua salvezza. Avanti, senza paura perché l’amore di Gesù è più grande e se noi chiediamo perdono dei nostri peccati, Lui ci perdona! E’ così Gesù! Avanti con questa certezza, che ci porterà alla gloria del cielo. Grazie!”.
Fonte: Radio Vaticana
Iscriviti a:
Post (Atom)



























