14 novembre 2013

Papa Francesco incontra Noemi, bambina affetta da SMA1

Il Pontefice ha accettato di incontrare i genitori di Noemi, bambina gravemente malata, ai quali aveva telefonato qualche giorno fa. SI è detto disponibile a fare tutto il possibile per aiutarli. Il padre si è rivolto al Ministro Lorenzin: "Non si vergogna?".

ROMA - Il papà di Noemi, la bambina di 16 mesi affetta da Sma ricevuta oggi in udienza privata da Papa Francesco, racconta con emozione l'incontro con il Pontefice: "Il Papa ha fatto il segno della croce, ha preso in braccio Noemi e le ha detto: 'Fai la brava, perchè tu andrai avantì". 
Andrea Sciarretta, un giovane padre di soli 26 anni, non nasconde la sua felicità, "soprattutto per il fatto che il pontefice ha ascoltato il grido di dolore di mia figlia, cosa che i politici non hanno mai fatto", dice all'Adnkronos Salute.  Andrea Sciarretta aveva già ricevuto a ottobre una telefonata del Papa, in cui si informava delle condizioni della piccola. Questa volta "siamo stati ricevuti da Sua Santità in persona - racconta - io, mia moglie, Noemi e l'altro mio figlio Mattia di 5 anni, alla presenza dell'elemosiniere del Papa, Konrad Krajewski. Era stato lui, sabato scorso, a venire a colazione da noi e a raccogliere la richiesta di venire in udienza questo mercoledì in Vaticano.



 È riuscito a organizzare tutto, ci è venuto a prendere, ci ha fatto incontrare il Papa e oggi resteremo qui suoi ospiti".  Durante l'incontro in forma strettamente privata, "abbiamo parlato della nostra storia, della storia di Noemi e del fatto che noi vogliamo che lei acceda alle cure con cellule staminali del metodo Stamina. Gli abbiamo detto che la bambina scientificamente non ha nessuna speranza e che la speranza per noi è il metodo Stamina. E abbiamo chiesto al Pontefice di consentire che le infusioni vengano fatte in Vaticano, visto che in Italia non sono autorizzate. Davide Vannoni", presidente di Stamina Foundation, "si è reso disponibile a eseguire le infusioni su Noemi anche domani". 



 ACCOLTI IN VATICANO "Gli occhi di Noemi gridano che vuole vivere - ribadisce il papà - che vuole avere una possibilità. Il Papa ci ha detto fin dall'inizio che non ci avrebbe abbandonato e oggi ce l'ha confermato". "Stiamo vivendo un'emozione grande, un'esperienza fortissima - conclude - e la cosa più bella è che un uomo di Dio ha ascoltato il grido di una bimba, l'ha accolta in casa sua e le sta dando ospitalità a braccia aperte. Cosa che nessun politico, dal ministro della Salute, al presidente del Consiglio, al capo dello Stato, ha mai fatto. Nè si è mai cercato di capire come mai i bambini in cura col metodo Stamina stanno migliorando. Benedicendo Noemi, il Papa ha benedetto tutti coloro che stanno soffrendo. Questo segnale arrivi alla Lorenzin, a Letta, a Napolitano, che non possono ignorarlo. Dopo questo evento, da domani il governo dovrebbe aprire a tutti il metodo Stamina".

Fonte: Leggo it

All’udienza generale il Papa ricorda i bambini uccisi a Damasco e il disastro nelle Filippine

La vera battaglia è per la vita
E ai fedeli descrive il battesimo come la carta d’identità del cristiano

Un nuovo appello per la pace in Siria e un invito alla solidarietà con le popolazioni filippine colpite dal tifone Haiyan sono stati rivolti dal Papa ai fedeli riuniti in piazza San Pietro al termine dell’udienza generale di mercoledì 13 novembre. Nell’esprimere il suo dolore per i bambini uccisi lunedì a Damasco, nel quartiere al-Qassām, a  maggioranza di popolazione cristiana — dove proiettili di mortaio hanno colpito la scuola intitolata a San Giovanni Damasceno e la chiesa della Croce — il Pontefice ha invitato a pregare affinché «queste tragedie non accadano mai». E ricordando subito dopo l’impegno per portare soccorso alle vittime delle devastazioni nelle Filippine, ha affermato: «Queste sono le vere battaglie da combattere. Per la vita! Mai per la morte!».



Durante l’udienza generale, svoltasi alla presenza di decine di migliaia di persone giunte da diversi Paesi del mondo, il Santo Padre ha proseguito le sue catechesi dedicate al Credo, parlando del Battesimo come della «carta d’identità del cristiano» e del suo «atto di nascita». Il giorno in cui si è stati battezzati — ha affermato — è come «il secondo compleanno», perché «è quello della nascita alla Chiesa». Allo stesso modo, il sacramento della confessione può essere considerato per il cristiano «un “secondo battesimo”, che rimanda sempre al primo per consolidarlo e rinnovarlo». Quando «noi andiamo a confessarci delle nostre debolezze, dei nostri peccati andiamo a  chiedere il perdono di Gesù, ma andiamo pure a rinnovare il Battesimo» ha spiegato Papa Francesco, aggiungendo: «Questo è bello, è come festeggiare il giorno del Battesimo. Pertanto la Confessione non è seduta in una sala di tortura, ma è una festa».

Il Pontefice ha poi richiamato il significato del sacramento battesimale come «lavacro di rigenerazione e di illuminazione». E ha invitato perciò a  non considerarlo «un fatto del passato» ma «una realtà viva» che continua a illuminare e a dare forza. «Con il Battesimo — ha ricordato — si apre la porta a una effettiva novità di vita che non è oppressa dal peso di un passato negativo, ma risente già della bellezza e della bontà del Regno dei cieli». Si tratta «di un intervento potente della misericordia di Dio nella nostra vita», che tuttavia «non toglie alla nostra natura umana la sua debolezza» e dunque non esime dalla «responsabilità di chiedere perdono ogni volta che sbagliamo».

Fonte: Vatican Insider

Oggi la prima visita di Papa Francesco al Quirinale. E' il terzo incontro con Napolitano

Questa mattina Papa Francesco compirà la sua prima visita al Quirinale. A fornire alcuni particolari sulla visita, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi. Il servizio di Debora Donnini:

Oggi, per la prima volta, Papa Francesco andrà al Quirinale. Giungerà poco prima delle 11 nel Cortile d'onore del Palazzo presidenziale, dove lo attenderà il seguito, arrivato poco prima. Quindi, ci sarà un colloquio privato fra il Papa e il Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano nello studio del capo di Stato. Contemporaneamente si svolgerà l'incontro delle due delegazioni, guidate per la Santa Sede da mons. Angelo Becciu, sostituto alla Segreteria di Stato, e per l'Italia dal premier Enrico Letta. Subito dopo, nella Sala degli Arazzi, ci sarà lo scambio dei doni. Quindi, il Papa incontrerà i presidenti di Senato, Camera e Corte Costituzionale, e successivamente si raccoglierà in preghiera nella Cappella dell'Annunziata. I discorsi ufficiali del Presidente e del Pontefice verranno pronunciati nel Salone delle Feste, presumibilmente attorno alle 12. Dopo, il Papa visiterà la Cappella Paolina e nel Salone dei Corazzieri incontrerà circa duecento persone fra dipendenti e familiari dei dipendenti del Quirinale, a cui rivolgerà un saluto. E' prevista, ha detto il direttore della Sala Stampa vaticana padre Lombardi, una folta presenza di bambini e giovani. Quindi vi sarà la cerimonia di congedo nel Cortile d'onore e il rientro del Papa in Vaticano. Papa Francesco è il sesto Pontefice a recarsi in visita al Quirinale, il quinto dopo la nascita della Repubblica italiana. Questo, poi, è il terzo incontro tra Papa Francesco e il Presidente Giorgio Napolitano: il primo è avvenuto il 19 marzo, giorno di inizio Pontificato; il secondo, l’8 giugno scorso, quando il Capo di Stato italiano si è recato in visita in Vaticano.



Sui rapporti tra Italia e Santa Sede, Luca Collodi ha sentito il prof. Stefano Zamagni, docente di economia politica all’Università di Bologna:

R. – Direi che in questi ultimi tempi il tema dei rapporti tra Santa Sede e Stato più in generale e tra religione e atteggiamenti religiosi e demografia si sta rafforzando e sta tornando di nuovo al centro dell’attenzione. E questo per una pluralità di ragioni. Finalmente si è capita la differenza che c’è tra “principio di laicità” e “principio del laicismo” e cioè l’idea secondo la quale le opzioni religiose devono entrare a far parte della sfera pubblica e non come, invece, le tesi laiciste affermano che devono essere riservate alla sfera privata. Direi che è stato un grande filosofo americano come John Rawls, proprio poco prima di morire, a chiarire definitivamente il punto, quando distinse tra “sfera pubblica” e “sfera politica”.

D. – Che distinzione fece?

R. - La sfera politica è la sfera della decisione politica e lì è chiaro che le opzioni religiose o culturali non devono poter giocare il ruolo dominante; ma la sfera pubblica è quella dove si formano le idee, dove avviene il dialogo e dove si realizza il confronto libero delle idee. Ebbene nella sfera pubblica le posizioni ispirate in senso religioso, così come può essere di un tipo o dell’altro, devono potersi confrontare.

D. – In Italia qual è la situazione?

R. - Purtroppo in Italia, per tutta una serie di ragioni, è passata o sta passando nella vulgata l’idea secondo cui ognuno si tiene per sé, nella propria sfera personale, i propri convincimenti religiosi e le proprie opzioni ideologiche. Questo è un male gravissimo, perché questo va a distruggere la democrazia! E la democrazia ha bisogno del confronto dei valori: ecco perché la distinzione di Rawls tra sfera pubblica e sfera politica io la trovo particolarmente afferente, soprattutto in questo momento.

D. – Adesso c’è l’incontro tra Papa Francesco con il presidente Napolitano …

R. - L’incontro di Papa Francesco con il presidente Napolitano sono sicuro servirà a chiarire ulteriormente questa distinzione, che ha generato molti equivoci. E’ chiaro che alla sfera privata poi appartiene la scelta di fede, che è un’altra cosa. Le religioni sono portatrici di matrici culturali e soprattutto di norme sociali di comportamento, senza le quali una democrazia autentica va a collassare, come peraltro la storia ci ha insegnato. Quindi l’incontro del Papa col presidente Napolitano va visto come un’occasione – che io mi auguro possa portare veramente frutto – per dissipare, primo, antichi pregiudizi privi di ogni senso e che sono ispirati solo ad una volontà nichilistica di chi vuol distruggere, anziché costruire; e, secondo, che serva a riavviare, possibilmente su basi più avanzate, quel dialogo fecondo e senza del quale non ci può essere progresso. Questo è il mio augurio.

Fonte: Radio Vaticana