24 ottobre 2013

Papa Francesco ad Assisi: la politica pensi ai disabili e alle loro famiglie

Papa Francesco é nella città del Santo Poverello nella giornata dedicata proprio al patrono d'Italia; il pontefice é giunto alle 7,30, in anticipo sul programma, all'Istituto Serafico di Assisi dove ha incontrato i bambini disabili e ammalati ospiti, una sessantina, accompagnato dagli 8 cardinali recentemente nominati perché lo aiutino nella guida della chiesa, dal vescovo di Assisi mons. Domenico Sorrentino e dalla presidente dell'Istituto Francesca Di Maolo. L'elicottero bianco, é atterrato al campo sportivo del Serafico, poco prima delle 7,30, 15 minuti sul previsto. Ad Assisi piove, ma i pellegrini e la gente hanno atteso l'arrivo del papa salutandolo con applausi e sventolio di bandierine bianco-gialle. Il pontefice ha incontrato i disabili nella cappella della chiesa del Serafico avendo per tutti loro, carezze, baci e tenerezze, con semplicità negli incontri, imponendo mani sulla testa dei ragazzi. Ad uno di loro seduto su una carrozzella, ha benedetto la foto; lo ha carezzato a lungo ed ha parlato con gli infermieri e medici che assistono i bambini per chiedere come stavano procedendo le cure. Successivamente il papa, sempre nella chiesa dell'istituto Serafico, ha ascoltato le parole del sindaco Claudio Ricci e la presentazione dell'Istituto, con emozione, della presidente Francesca Di Maolo. Alla 8,30 il Papa ha tenuto il suo primo discorso. «Noi siamo fra le piaghe di Gesù: queste piaghe hanno bisogno di essere ascoltate, di essere riconosciute», ha detto il papa lasciando il testo del discorso e parlando esclusivamente "a braccio". «Gesù è nascosto in questi ragazzi, in questi bambini. Sull'altare adoriamo la carne di Gesù, in loro troviamo le piaghe di Gesù». 



Dopo i ragazzi disabili, Francesco incontrerà i poveri assistiti alla Caritas, poi pregherà sulla tomba di San Francesco e celebrerà la messa nella piazza antistante la basilica. Nel pomeriggio, dopo il pranzo ancora con i poveri della Caritas, il papa, che farà tappe in tutti i luoghi francescani, incontrerà il clero e quindi i giovani dell'Umbria. La visita avviene all'indomani della tragedia di Lampedusa, per la quale Bergoglio - che nel luglio scorso era stato in visita nell'isola - ha espresso grande dolore e usato parole molto forti. «È una vergogna», ha gridato ieri il pontefice a proposito delle centinaia di morti di quest'ultima sciagura in mare.

Fonte: Radio Vaticana

Papa Francesco al Quirinale da Napolitano il 14 novembre

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano "accoglierà Sua Santità Papa Francesco il 14 novembre al Quirinale in visita ufficiale di restituzione di quella compiuta dal capo dello Stato in Vaticano l'8 giugno scorso". Ne dà notizia un comunicato del Quirinale.

Quella che il Papa si appresta a fare al capo dello Stato il prossimo 14 novembre sarà una "visita ufficiale", conferma padre Federico Lombardi, portavoce vaticano.


Il Papa: i cristiani prendano sul serio la propria fede, non vivano all'acqua di rosa

Tutti i battezzati sono chiamati a camminare sulla strada della santificazione, non si può essere “cristiani a metà cammino”. E’ quanto affermato da Papa Francesco nella Messa di stamani alla Casa Santa Marta. Il Pontefice ha affermato che sempre nella nostra vita c’è un prima e un dopo Gesù, sottolineando che Cristo ha operato in noi “una seconda creazione” che noi dobbiamo portare avanti con il nostro modo di vivere.

Prima e dopo Gesù. Papa Francesco ha svolto la sua omelia, prendendo spunto dal passaggio della Lettera ai Romani incentrato sul mistero della nostra redenzione. L’Apostolo Paolo, ha osservato il Papa, “cerca di spiegarci questo con la logica del prima e dopo: prima di Gesù e dopo di Gesù”. San Paolo considera il prima “spazzatura”, mentre il dopo è come una nuova creazione. E ci indica “una strada per vivere secondo questa logica del prima e dopo”:



“Siamo stati ri-fatti in Cristo! Quello che ha fatto Cristo in noi è una ri-creazione: il sangue di Cristo ci ha ri-creato. E’ una seconda creazione! Se prima tutta la nostra vita, il nostro corpo, la nostra anima, le nostre abitudini erano sulla strada del peccato, dell’iniquità, dopo questa ri-creazione dobbiamo fare lo sforzo di camminare sulla strada della giustizia, della santificazione. Utilizzate questa parola: la santità. Tutti noi siamo stati battezzati: in quel momento, i nostri genitori - noi eravamo bambini - a nome nostro, hanno fatto l’Atto di fede: ‘Credo in Gesù Cristo”, che ci ha perdonato i peccati’. Credo in Gesù Cristo!”.

Questa fede in Gesù Cristo, ha proseguito, “dobbiamo riassumerla” e “portarla avanti col nostro modo di vivere”. E ha aggiunto: “vivere da cristiano è portare avanti questa fede in Cristo, questa ri-creazione”. E con la fede, ha detto, portare avanti le opere che nascono da questa fede, “opere per la santificazione”. Dobbiamo portare avanti, ha ribadito, “la prima santificazione che tutti noi abbiamo ricevuto nel Battesimo”:

“Davvero noi siamo deboli e tante volte, tante volte, facciamo peccati, imperfezioni… E questo è sulla strada della santificazione? Sì e no! Se tu ti abitui: ‘Ho una vita un po’ così, ma io credo in Gesù Cristo, ma vivo come voglio’… Eh, no, quello non ti santifica; quello non va! E’ un controsenso! Ma se tu dici: ‘Io, sì, sono peccatore; io sono debole’ e vai sempre dal Signore e gli dici: ‘Ma, Signore, tu hai la forza, dammi la fede! Tu puoi guarirmi!’. E nel Sacramento della riconciliazione ti fai guarire, sì anche le nostre imperfezioni servono a questa strada di santificazione. Ma sempre questo è: prima e dopo”.

“Prima dell’Atto di Fede, prima dell’accettazione di Gesù Cristo che ci ha ri-creati col suo sangue – ha ripreso il Papa – eravamo sulla strada dell’ingiustizia”. Dopo, invece, “siamo sulla strada della santificazione, ma dobbiamo prenderla sul serio!” E, ha soggiunto, per prenderla sul serio, bisogna fare le opere di giustizia, opere “semplici”: “adorare Dio: Dio è il primo sempre! E poi fare ciò che Gesù ci consiglia: aiutare gli altri”. Queste opere, ha rammentato, “sono le opere che Gesù ha fatto nella sua vita: opere di giustizia, opere di ri-creazione”. “Quando noi diamo da mangiare a un affamato”, ha detto, “ri-creiamo in lui la speranza. E così con gli altri”. Se invece “accettiamo la fede e poi non la viviamo – ha avvertito - siamo cristiani soltanto a memoria”:

“Senza questa coscienza del prima e del dopo della quale ci parla Paolo, il nostro cristianesimo non serve a nessuno! E più: va sulla strada dell’ipocrisia. ‘Mi dico cristiano, ma vivo come pagano!’. Alcune volte diciamo ‘cristiani a metà cammino’, che non prendono sul serio questo. Siamo santi, giustificati, santificati per il sangue di Cristo: prendere questa santificazione e portarla avanti! E non si prende sul serio! Cristiani tiepidi: ‘Ma, sì, sì; ma, no, no’. Un po’ come dicevano le nostre mamme: ‘cristiano all’acqua di rosa, no!’. Un po’ così… Un po’ di vernice di cristiano, un po’ di vernice di catechesi… Ma dentro non c’è una vera conversione, non c’è questa convinzione di Paolo: ‘Tutto ho lasciato perdere e considero spazzatura, per guadagnare Cristo e essere trovato in Lui’”.

Questa, ha detto, “era la passione di Paolo e questa è la passione di un cristiano!” Bisogna, ha proseguito, “lasciare perdere tutto quello che ci allontana da Gesù Cristo” e “fare tutto nuovo: tutto è novità in Cristo!”. E questo, è stato l’incoraggiamento del Papa, “si può fare”. Lo ha fatto San Paolo, ma anche tanti cristiani: “non solo i santi, quelli che conosciamo; anche i santi anonimi, quelli che vivono il cristianesimo sul serio”. La domanda che, dunque, oggi possiamo farci, ha detto, è proprio se vogliamo vivere il cristianesimo sul serio, se vogliamo portare avanti questa ri-creazione. “Chiediamo a San Paolo – ha concluso Papa Francesco – che ci dia la grazia di vivere come cristiani sul serio, di credere davvero che siamo stati santificati per il sangue di Gesù Cristo”.

Fonte: Radio Vaticana