24 novembre 2013

Il Papa: serve solidarietà nel mercato, urgente dare lavoro ai giovani.

Troppo spesso la solidarietà è quasi percepita come una “parolaccia” nel mondo dell’economia. E’ quanto affermato da Papa Francesco in un videomessaggio al Festival della Dottrina Sociale, iniziato giovedì sera a Verona con un intervento del cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga. Il Papa mette l’accento sull’esigenza di uno sviluppo armonico della società che non dimentichi giovani e anziani. Quindi, ribadisce che lavoro e dignità della persona camminano assieme e incoraggia, infine, a sostenere le forme cooperative per creare occupazione. Il tema del Festival, giunto alla sua terza edizione, è “Meno disuguaglianze, più differenze”. Il servizio di Alessandro Gisotti:

La sfera e il poliedro. Papa Francesco fa un paragone con la geometria per parlare di disuguaglianze e differenze: laddove infatti la sfera può rappresentare l’omologazione come una certa globalizzazione, il poliedro, con le sue sfaccettature, rappresenta invece l’umanità nella sua pluralità. Il Papa rivolge dunque il pensiero ai giovani e agli anziani, osservando che “il riconoscimento delle differenze valorizza le persone, a differenza dell’omologazione” che rischia di scartarle come vorrebbero “logiche produttive” di una “visione funzionalista della società”. Non dobbiamo dimenticare, avverte, che “i giovani e i vecchi portano ciascuno una loro grande ricchezza: ambedue sono il futuro di un popolo”:

“Non ci può essere sviluppo autentico, né crescita armonica di una società se viene negata la forza dei giovani e la memoria dei vecchi. Un popolo che non ha cura dei giovani, dei vecchi, non ha futuro. E’ per questo che dobbiamo fare tutto quanto è possibile per evitare che la nostra società produca uno scarto sociale e dobbiamo impegnarci tutti per tenere viva la memoria, con lo sguardo rivolto al futuro”.



Il Papa ricorda il dramma della disoccupazione giovanile, evidenziando che in alcuni Paesi si parla del 40% di giovani senza lavoro:

“Questa è un’ipoteca, è un’ipoteca per un futuro. E se questo non si risolve presto, è la sicurezza di un futuro troppo debole o un non-futuro”.

Papa Francesco rivolge così il pensiero al contributo che la Dottrina Sociale della Chiesa può dare in un tempo di crisi economica. E avverte che gli operatori economico-finanziari devono stare attenti a non mettersi a “servire il profitto”, diventando schiavi del denaro:

“La Dottrina sociale contiene un patrimonio di riflessioni e di speranza che è in grado anche oggi di orientare le persone e di conservarle libere. Occorre coraggio, un pensiero e la forza della fede per stare dentro il mercato, per stare dentro il mercato, guidati da una coscienza che mette al centro la dignità della persona, non l’idolo denaro”.

E annota che se ci si aiuta a vicenda, “perseguire il bene comune diventa la scelta che trova riscontro anche nei risultati”. “La Dottrina sociale – sottolinea – quando viene vissuta genera speranza” e genera la forza “per promuovere con il lavoro una nuova giustizia sociale”. L’applicazione della Dottrina sociale, soggiunge il Papa, “contiene in sé una mistica”. All’inizio sembra togliere qualcosa, portando fuori dalle regole del mercato. Ma poi crea invece “un grande guadagno”, perché “richiede di farsi carico dei disoccupati, delle fragilità, delle ingiustizie sociali e non sottostà alle distorsioni di una visione economicistica”:

“La Dottrina sociale non sopporta che gli utili siano di chi produce e la questione sociale sia lasciata allo Stato o alle azioni di assistenza e di volontariato. Ecco perché la solidarietà è una parola chiave della Dottrina sociale. Ma noi, in questo tempo, abbiamo il rischio di toglierla dal dizionario, perché è una parola incomoda, ma anche – permettetemi – è quasi una 'parolaccia'. Per l’economia e il mercato, solidarietà è quasi una parolaccia”.

Il Papa dedica quindi la parte finale del suo videomessaggio al mondo delle cooperative. Una realtà, confida, che lo appassiona fin da quando a 18 anni, nel 1954, aveva sentito suo padre svolgere una conferenza sul cooperativismo cristiano. Quella delle cooperative, afferma, “è proprio la strada per una uguaglianza” nelle “differenze”, anche se è una strada “economicamente lenta”. Ma, ricorda il Papa, come diceva mio padre “va avanti lentamente, ma è sicura”:

“Il lavoro è troppo importante. Lavoro e dignità della persona camminano di pari passo. La solidarietà va applicata anche per garantire il lavoro; la cooperazione rappresenta un elemento importante per assicurare la pluralità di presenze tra i datori del mercato”.

“Oggi – è la riflessione del Papa – essa è oggetto di qualche incomprensione anche a livello europeo”. E tuttavia, afferma, “ritengo che non considerare attuale questa forma di presenza nel mondo produttivo costituisca un impoverimento che lascia spazio alle omologazioni e non promuove le differenze e l’identità”:

“Oggi, questo è di estrema attualità e spinge la cooperazione a diventare un soggetto in grado di pensare alle nuove forme di Welfare. Il mio auspicio è che possiate rivestire di novità la continuità. E così imitiamo anche il Signore, che sempre ci fa andare avanti con sorprese, con le novità”.

Fonte: Radio vaticana

Papa Francesco chiude l'Anno della Fede: Gesù è il centro di tutto e ci perdona sempre.

Accogliere la “centralità di Gesù” nella propria vita. Nella Solennità di Cristo Re, ultima domenica dell’Anno liturgico e atto conclusivo dell’Anno della Fede, Papa Francesco all’omelia della Messa presieduta in Piazza San Pietro ha esortato la Chiesa e ogni singolo cristiano a riconoscere in Cristo il “centro” della creazione, del popolo di Dio, il centro della storia e dell’umanità. Ma soprattutto, ha invitato ogni cristiano a rimettere Cristo al centro del proprio cuore, nonostante i propri limiti, e con l'assoluta certezza di poter contare sulla Misericordia di Dio. “Gesù – ha affermato il Papa – pronuncia solo la parola del perdono, non quella della condanna” e la sua promessa al buon ladrone, ha aggiunto, “ci dà una grande speranza: ci dice che la grazia di Dio è sempre più abbondante della preghiera che l’ha domandata”.

Il Papa ha iniziato la celebrazione attorniato da 1200 concelebranti, e davanti a circa 60 mila persone, inchinandosi davanti al reliquiario che custodisce alcune ossa attribuite all’Apostolo Pietro, per la prima volta esposto in pubblico. Prima della Messa, per volontà del Papa è stata effettuata tra i fedeli presenti una colletta in favore della popolazione filippina colpita dal tifone Haiyan. Al termine della Messa, prima dell’Angelus, Papa Francesco consegnerà la sua Esortazione Apostolica



Evangelii gaudium. Di seguito, il testo integrale dell’omelia pronunciata da Papa Francesco:
“La solennità odierna di Cristo Re dell’universo, coronamento dell’anno liturgico, segna anche la conclusione dell’Anno della Fede, indetto dal Papa Benedetto XVI, al quale va ora il nostro pensiero pieno di affetto e riconoscenza per questo dono che ci ha dato. Con tale provvidenziale iniziativa, egli ci ha offerto l’opportunità di riscoprire la bellezza di quel cammino di fede che ha avuto inizio nel giorno del nostro Battesimo, e che ci ha resi figli di Dio e fratelli nella Chiesa. Un cammino che ha come meta finale l’incontro pieno con Dio, e durante il quale lo Spirito Santo ci purifica, ci eleva, ci santifica, per farci entrare nella felicità a cui anela il nostro cuore. Desidero anche rivolgere un cordiale e fraterno saluto ai Patriarchi e agli Arcivescovi Maggiori delle Chiese Orientali Cattoliche, qui presenti. Lo scambio della pace, che compirò con loro, vuole significare anzitutto la riconoscenza del Vescovo di Roma per queste Comunità, che hanno confessato il nome di Cristo con una esemplare fedeltà, spesso pagata a caro prezzo.

Allo stesso modo, per loro tramite, con questo gesto intendo raggiungere tutti i cristiani che vivono nella Terra Santa, in Siria e in tutto l’Oriente, al fine di ottenere per tutti il dono della pace e della concordia. Le Letture bibliche che sono state proclamate hanno come filo conduttore la centralità di Cristo. Cristo è al centro, Cristo è il centro. Cristo centro della creazione, Cristo centro del popolo, Cristo centro della storia.

1. L’Apostolo Paolo ci offre una visione molto profonda della centralità di Gesù. Ce lo presenta come il Primogenito di tutta la creazione: in Lui, per mezzo di Lui e in vista di Lui furono create tutte le cose. Egli è il centro di tutte le cose, è il principio. Gesù Cristo, il Signore: Dio ha dato a Lui la pienezza, la totalità, perché in Lui siano riconciliate tutte le cose (cfr 1,12-20). Signore della Creazione, Signore della riconciliazione.

Questa immagine ci fa capire che Gesù è il centro della creazione; e pertanto l’atteggiamento richiesto al credente, se vuole essere tale, è quello di riconoscere e di accogliere nella vita questa centralità di Gesù Cristo, nei pensieri, nelle parole e nelle opere. E così, i nostri pensieri saranno pensieri cristiani, pensieri di Cristo. Le nostre opere saranno opere cristiane, opere di Cristo. Le nostre parole saranno parole cristiane, parole di Cristo. Invece, quando si perde questo centro, perché lo si sostituisce con qualcosa d’altro, ne derivano soltanto dei danni, per l’ambiente attorno a noi e per l’uomo stesso.

2. Oltre ad essere centro della creazione e centro della riconciliazione, Cristo è centro del popolo di Dio. E proprio oggi è qui, al centro di noi. Adesso è qui, nella Parola, e sarà qui, sull’altare, vivo, presente, in mezzo a noi, il suo popolo. E’ quanto ci viene mostrato nella prima Lettura, dove si racconta del giorno in cui le tribù d’Israele vennero a cercare Davide e davanti al Signore lo unsero re sopra Israele (cfr 2 Sam 5,1-3). Attraverso la ricerca della figura ideale del re, quegli uomini cercavano Dio stesso: un Dio che si facesse vicino, che accettasse di accompagnarsi al cammino dell’uomo, che si facesse loro fratello.

Cristo, discendente del re Davide, è proprio il “fratello” intorno al quale si costituisce il popolo, che si prende cura del suo popolo, di tutti noi, a costo della sua vita. In Lui noi siamo uno: un solo popolo; uniti a Lui, condividiamo un solo cammino, un solo destino. Solamente in Lui, in Lui come centro, abbiamo l’identità come popolo.

3. E, infine, Cristo è il centro della storia dell’umanità e anche il centro della storia di ogni uomo. A Lui possiamo riferire le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce di cui è intessuta la nostra vita. Quando Gesù è al centro, anche i momenti più bui della nostra esistenza si illuminano, e ci dà speranza, come avviene per il buon ladrone nel Vangelo di oggi.

Mentre tutti gli altri si rivolgono a Gesù con disprezzo – “Se tu sei il Cristo, il Re Messia, salva te stesso scendendo dal patibolo!” – quell’uomo, che ha sbagliato nella vita fino alla fine, si aggrappa pentito a Gesù crocifisso implorando: «Ricordati di me, quando entrerai nel tuo Regno» (Lc 23,42). E Gesù gli promette: «Oggi con me sarai nel paradiso» (v. 43): il suo regno. Gesù pronuncia solo la parola del perdono, non quella della condanna; e quando l’uomo trova il coraggio di chiedere questo perdono, il Signore non lascia mai cadere una simile richiesta.

Oggi tutti noi possiamo pensare alla nostra storia, al nostro cammino. Ognuno di noi ha la sua storia; ognuno di noi, anche, ha i suoi sbagli, i suoi peccati, i suoi momenti felici e i suoi momenti bui. Ci farà bene, in questa giornata, pensare alla nostra storia e guardare Gesù e dal cuore ripetergli tante volte, ma con il cuore, in silenzio, ognuno di noi: “Ricordati di me, Signore, adesso che sei nel tuo Regno! Gesù, ricordati di me, perché io ho voglia diventare buono, io ho voglia di diventare buona, ma non ho forza, non posso: sono peccatore, sono peccatore! Ma ricordati di me, Gesù: tu puoi ricordarti di me, perché tu sei al centro, tu sei proprio nel tuo Regno!”. Che bello! Facciamolo oggi tutti, ognuno nel suo cuore, tante volte. “Ricordati di me, Signore, tu che sei al centro, tu che sei nel tuo Regno!”. La promessa di Gesù al buon ladrone ci dà una grande speranza: ci dice che la grazia di Dio è sempre più abbondante della preghiera che l’ha domandata. Il Signore dona sempre di più, è tanto generoso: dona sempre di più di quanto gli si domanda: gli chiedi di ricordarsi di te, e ti porta nel suo Regno! Gesù è proprio il centro dei nostri desideri di gioia e di salvezza. Andiamo tutti insieme su questa strada”.

Fonte: Radio Vaticana