14 novembre 2013

Oggi la prima visita di Papa Francesco al Quirinale. E' il terzo incontro con Napolitano

Questa mattina Papa Francesco compirà la sua prima visita al Quirinale. A fornire alcuni particolari sulla visita, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi. Il servizio di Debora Donnini:

Oggi, per la prima volta, Papa Francesco andrà al Quirinale. Giungerà poco prima delle 11 nel Cortile d'onore del Palazzo presidenziale, dove lo attenderà il seguito, arrivato poco prima. Quindi, ci sarà un colloquio privato fra il Papa e il Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano nello studio del capo di Stato. Contemporaneamente si svolgerà l'incontro delle due delegazioni, guidate per la Santa Sede da mons. Angelo Becciu, sostituto alla Segreteria di Stato, e per l'Italia dal premier Enrico Letta. Subito dopo, nella Sala degli Arazzi, ci sarà lo scambio dei doni. Quindi, il Papa incontrerà i presidenti di Senato, Camera e Corte Costituzionale, e successivamente si raccoglierà in preghiera nella Cappella dell'Annunziata. I discorsi ufficiali del Presidente e del Pontefice verranno pronunciati nel Salone delle Feste, presumibilmente attorno alle 12. Dopo, il Papa visiterà la Cappella Paolina e nel Salone dei Corazzieri incontrerà circa duecento persone fra dipendenti e familiari dei dipendenti del Quirinale, a cui rivolgerà un saluto. E' prevista, ha detto il direttore della Sala Stampa vaticana padre Lombardi, una folta presenza di bambini e giovani. Quindi vi sarà la cerimonia di congedo nel Cortile d'onore e il rientro del Papa in Vaticano. Papa Francesco è il sesto Pontefice a recarsi in visita al Quirinale, il quinto dopo la nascita della Repubblica italiana. Questo, poi, è il terzo incontro tra Papa Francesco e il Presidente Giorgio Napolitano: il primo è avvenuto il 19 marzo, giorno di inizio Pontificato; il secondo, l’8 giugno scorso, quando il Capo di Stato italiano si è recato in visita in Vaticano.



Sui rapporti tra Italia e Santa Sede, Luca Collodi ha sentito il prof. Stefano Zamagni, docente di economia politica all’Università di Bologna:

R. – Direi che in questi ultimi tempi il tema dei rapporti tra Santa Sede e Stato più in generale e tra religione e atteggiamenti religiosi e demografia si sta rafforzando e sta tornando di nuovo al centro dell’attenzione. E questo per una pluralità di ragioni. Finalmente si è capita la differenza che c’è tra “principio di laicità” e “principio del laicismo” e cioè l’idea secondo la quale le opzioni religiose devono entrare a far parte della sfera pubblica e non come, invece, le tesi laiciste affermano che devono essere riservate alla sfera privata. Direi che è stato un grande filosofo americano come John Rawls, proprio poco prima di morire, a chiarire definitivamente il punto, quando distinse tra “sfera pubblica” e “sfera politica”.

D. – Che distinzione fece?

R. - La sfera politica è la sfera della decisione politica e lì è chiaro che le opzioni religiose o culturali non devono poter giocare il ruolo dominante; ma la sfera pubblica è quella dove si formano le idee, dove avviene il dialogo e dove si realizza il confronto libero delle idee. Ebbene nella sfera pubblica le posizioni ispirate in senso religioso, così come può essere di un tipo o dell’altro, devono potersi confrontare.

D. – In Italia qual è la situazione?

R. - Purtroppo in Italia, per tutta una serie di ragioni, è passata o sta passando nella vulgata l’idea secondo cui ognuno si tiene per sé, nella propria sfera personale, i propri convincimenti religiosi e le proprie opzioni ideologiche. Questo è un male gravissimo, perché questo va a distruggere la democrazia! E la democrazia ha bisogno del confronto dei valori: ecco perché la distinzione di Rawls tra sfera pubblica e sfera politica io la trovo particolarmente afferente, soprattutto in questo momento.

D. – Adesso c’è l’incontro tra Papa Francesco con il presidente Napolitano …

R. - L’incontro di Papa Francesco con il presidente Napolitano sono sicuro servirà a chiarire ulteriormente questa distinzione, che ha generato molti equivoci. E’ chiaro che alla sfera privata poi appartiene la scelta di fede, che è un’altra cosa. Le religioni sono portatrici di matrici culturali e soprattutto di norme sociali di comportamento, senza le quali una democrazia autentica va a collassare, come peraltro la storia ci ha insegnato. Quindi l’incontro del Papa col presidente Napolitano va visto come un’occasione – che io mi auguro possa portare veramente frutto – per dissipare, primo, antichi pregiudizi privi di ogni senso e che sono ispirati solo ad una volontà nichilistica di chi vuol distruggere, anziché costruire; e, secondo, che serva a riavviare, possibilmente su basi più avanzate, quel dialogo fecondo e senza del quale non ci può essere progresso. Questo è il mio augurio.

Fonte: Radio Vaticana

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