21 novembre 2013

Il Papa all'Udienza Generale: "Mi confesso ogni 15 giorni, tutti ne abbiamo bisogno"

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Mercoledì scorso ho parlato della remissione dei peccati, riferita in modo particolare al Battesimo. Oggi proseguiamo sul tema della remissione dei peccati, ma in riferimento al cosiddetto “potere delle chiavi”, che è un simbolo biblico della missione che Gesù ha dato agli Apostoli. 

Anzitutto dobbiamo ricordare che il protagonista del perdono dei peccati è lo Spirito Santo. Nella sua prima apparizione agli Apostoli, nel cenacolo, Gesù risorto fece il gesto di soffiare su di loro dicendo: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi» (Gv 20,22-23). Gesù, trasfigurato nel suo corpo, ormai è l’uomo nuovo, che offre i doni pasquali frutto della sua morte e risurrezione. Quali sono questi doni? La pace, la gioia, il perdono dei peccati, la missione, ma soprattutto dona lo Spirito Santo che di tutto questo è la sorgente. Il soffio di Gesù, accompagnato dalle parole con le quali comunica lo Spirito, indica il trasmettere la vita, la vita nuova rigenerata dal perdono.



Ma prima di fare il gesto di soffiare e donare lo Spirito, Gesù mostra le sue piaghe, nelle mani e nel costato: queste ferite rappresentano il prezzo della nostra salvezza. Lo Spirito Santo ci porta il perdono di Dio “passando attraverso” le piaghe di Gesù. Queste piaghe che Lui ha voluto conservare; anche in questo momento Lui in Cielo fa vedere al Padre le piaghe con le quali ci ha riscattato. Per la forza di queste piaghe, i nostri peccati sono perdonati: così Gesù ha dato la sua vita per la nostra pace, per la nostra gioia, per il dono della grazia nella nostra anima, per il perdono dei nostri peccati. È molto bello guardare così a Gesù! 

E veniamo al secondo elemento: Gesù dà agli Apostoli il potere di perdonare i peccati. È un po’ difficile capire come un uomo può perdonare i peccati, ma Gesù dà questo potere. La Chiesa è depositaria del potere delle chiavi, di aprire o chiudere al perdono. Dio perdona ogni uomo nella sua sovrana misericordia, ma Lui stesso ha voluto che quanti appartengono a Cristo e alla Chiesa, ricevano il perdono mediante i ministri della Comunità. Attraverso il ministero apostolico la misericordia di Dio mi raggiunge, le mie colpe sono perdonate e mi è donata la gioia. In questo modo Gesù ci chiama a vivere la riconciliazione anche nella dimensione ecclesiale, comunitaria. E questo è molto bello. La Chiesa, che è santa e insieme bisognosa di penitenza, accompagna il nostro cammino di conversione per tutta la vita. La Chiesa non è padrona del potere delle chiavi, ma è serva del ministero della misericordia e si rallegra tutte le volte che può offrire questo dono divino.

Tante persone forse non capiscono la dimensione ecclesiale del perdono, perché domina sempre l’individualismo, il soggettivismo, e anche noi cristiani ne risentiamo. Certo, Dio perdona ogni peccatore pentito, personalmente, ma il cristiano è legato a Cristo, e Cristo è unito alla Chiesa. Per noi cristiani c’è un dono in più, e c’è anche un impegno in più: passare umilmente attraverso il ministero ecclesiale. Questo dobbiamo valorizzarlo; è un dono, una cura, una protezione e anche è la sicurezza che Dio mi ha perdonato. Io vado dal fratello sacerdote e dico: «Padre, ho fatto questo…». E lui risponde: «Ma io ti perdono; Dio ti perdona». In quel momento, io sono sicuro che Dio mi ha perdonato! E questo è bello, questo è avere la sicurezza che Dio ci perdona sempre, non si stanca di perdonare. E non dobbiamo stancarci di andare a chiedere perdono. Si può provare vergogna a dire i peccati, ma le nostre mamme e le nostre nonne dicevano che è meglio diventare rosso una volta che non giallo mille volte. Si diventa rossi una volta, ma ci vengono perdonati i peccati e si va avanti.



Infine, un ultimo punto: il sacerdote strumento per il perdono dei peccati. Il perdono di Dio che ci viene dato nella Chiesa, ci viene trasmesso per mezzo del ministero di un nostro fratello, il sacerdote; anche lui un uomo che come noi ha bisogno di misericordia, diventa veramente strumento di misericordia, donandoci l’amore senza limiti di Dio Padre. Anche i sacerdoti devono confessarsi, anche i Vescovi: tutti siamo peccatori. Anche il Papa si confessa ogni quindici giorni, perché anche il Papa è un peccatore. E il confessore sente le cose che io gli dico, mi consiglia e mi perdona, perché tutti abbiamo bisogno di questo perdono. A volte capita di sentire qualcuno che sostiene di confessarsi direttamente con Dio…. Sì, come dicevo prima, Dio ti ascolta sempre, ma nel sacramento della Riconciliazione manda un fratello a portarti il perdono, la sicurezza del perdono, a nome della Chiesa.

Il servizio che il sacerdote presta come ministro, da parte di Dio, per perdonare i peccati è molto delicato ed esige che il suo cuore sia in pace, che il sacerdote abbia il cuore in pace; che non maltratti i fedeli, ma che sia mite, benevolo e misericordioso; che sappia seminare speranza nei cuori e, soprattutto, sia consapevole che il fratello o la sorella che si accosta al sacramento della Riconciliazione cerca il perdono e lo fa come si accostavano tante persone a Gesù perché le guarisse. Il sacerdote che non abbia questa disposizione di spirito è meglio che, finché non si corregga, non amministri questo Sacramento. I fedeli penitenti hanno il diritto, tutti i fedeli hanno il diritto di trovare nei sacerdoti dei servitori del perdono di Dio.

Cari fratelli, come membri della Chiesa siamo consapevoli della bellezza di questo dono che ci offre Dio stesso? Sentiamo la gioia di questa cura, di questa attenzione materna che la Chiesa ha verso di noi? Sappiamo valorizzarla con semplicità e assiduità? Non dimentichiamo che Dio non si stanca mai di perdonarci; mediante il ministero del sacerdote ci stringe in un nuovo abbraccio che ci rigenera e ci permette di rialzarci e riprendere di nuovo il cammino. Perché questa è la nostra vita: rialzarci continuamente e riprendere il cammino.

Fonte: Radio vaticana

Solidarietà del Papa alle vittime dell’alluvione in Sardegna

Cagliari, 20.  A poco più di ventiquattro ore dall’ondata di maltempo che ha travolto la Sardegna, si comincia a tracciare un primo bilancio della tragedia, che ha causato sedici morti, migliaia di sfollati e danni incalcolabili.  In Gallura, la regione più colpita, sono stati celebrati oggi i funerali di sei vittime. Al rito, svoltosi nel Palazzetto dello sport di Olbia, ha partecipato l’arcivescovo Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato,  che ha espresso la solidarietà del Papa. «Come figlio di questa terra — ha detto il presule al termine della celebrazione — mi unisco con profondo affetto alla preghiera di suffragio per questi fratelli e sorelle strappati ai loro familiari da una morte crudele. Con profonda solidarietà fraterna, condivido le sofferenze e i disagi delle tante famiglie rimaste senza casa e prive delle cose più care. Con tutti i sardi, condivido le legittime attese e speranze per un futuro più sicuro e sereno».



In questo momento di dolore —  ha continuato l’arcivescovo  — «il Santo Padre vuole manifestare, attraverso di me, la sua solidale presenza e l’espressione della sua accorata partecipazione a questa sciagura che ha colpito la nostra cara terra di Sardegna. Papa Francesco è spiritualmente presente in mezzo a noi per condividere la vostra angoscia, per invitare tutti a sperare senza cedere allo sconforto, per auspicare vivamente che il rispetto della natura e la necessaria cura del territorio possano evitare in futuro simili devastanti tragedie».

«Sua Santità — ha detto ancora il sostituto della Segreteria  di Stato — desidera incoraggiare le realtà istituzionali, ecclesiali e i privati, che già hanno fatto fronte ai primi soccorsi, a proseguire nell’impegno generoso per alleviare le situazioni di grande difficoltà che permangono. Egli è particolarmente vicino alle vittime, ma specialmente a tutti voi che piangete i vostri cari, e implora da Dio per le loro anime il riposo eterno. Il Papa affida alla Vergine Santa di Bonaria tutte le persone e le famiglie coinvolte in questa prova così dolorosa, affinché attraverso la sua materna intercessione il Signore possa asciugare ogni lacrima e lenire ogni ferita. Sua Santità di tutto cuore invia a ciascuno di voi una speciale, confortatrice Benedizione Apostolica».



Ieri, in un telegramma a firma dell’arcivescovo Pietro Parolin, segretario di Stato, indirizzato al presidente della Conferenza episcopale sarda, monsignor Arrigo Miglio, Papa Francesco aveva già inviato «la sua affettuosa parola di conforto e di incoraggiamento, assicurando un particolare ricordo nella preghiera per quanti hanno perso la vita e per tutte le persone provate dalla grave calamità». Il Santo Padre — prosegue il telegramma — «auspica che non venga meno la solidarietà e il necessario aiuto  per far fronte a questo momento difficile». Il messaggio è stato ribadito in un tweet, in cui il Papa si è detto «profondamente commosso dall’immane tragedia che ha colpito la Sardegna», chiedendo «a tutti di pregare per le vittime, specialmente per i bambini». E anche oggi il Pontefice, durante l’udienza generale, ha rivolto il suo pensiero alle popolazioni alluvionate.

Fonte: Osservatore Romano