1 dicembre 2013

L'incontro con Gesù è quando non siamo egoisti: così Papa Francesco nella Parrocchia romana di San Cirillo Alessandrino.

L’incontro con Gesù è nelle opere buone: così Papa Francesco nella Messa nella Parrocchia romana di San Cirillo Alessandrino, cominciata alle 17.30. Papa Francesco, arrivato alle 16, prima di presiedere la Messa con il sacramento della confermazione a nove ragazzi, ha incontrato i malati, i battezzati dell’anno pastorale in corso, e ha confessato alcuni parrocchiani. La Parrocchia, che si trova nella XVI Prefettura, ha una forte presenza di immigrati. Si tratta della seconda visita di Papa Francesco ad una parrocchia romana, dopo quella svoltasi a maggio scorso, nella Parrocchia dei Santi Elisabetta e Zaccaria. Il servizio di Fausta Speranza

La vita è un cammino e il regalo più grande è l’incontro con Gesù. E’ il messaggio semplice ma essenziale che Papa Francesco lascia a questa Parrocchia di periferia. Sull’incontro con Gesù, Papa Francesco si sofferma tornando più volte a ribadire che Gesù ci ama tanto. “Gesù ci guarda con amore, - dice - ci vuole tanto bene e ci guarda sempre”. “Incontrare Gesù – aggiunge - è anche lasciarti guardare da lui”. E Francesco spiega che incontriamo Gesù nei sacramenti e non solo:

“Quando facciamo opere buone, quando visitiamo i malati, quando aiutiamo un povero, quando pensiamo agli altri, quando non siamo egoisti, quando siamo amabili … in queste cose incontriamo sempre Gesù!”

In questo cammino i peccati ci frenano e ci scoraggiano ma Francesco ha parole di forte e chiaro incoraggiamento:

“Ma tu sai che le persone che Gesù cercava più di trovare erano i più peccatori, e lo rimproveravano per quello, e la gente – le persone che si credevano giuste – dicevano: ma questo, questo non è un vero profeta! Guarda, che bella compagnia che ha! Era con i peccatori … E Lui diceva: Io sono venuto per quelli che hanno bisogno di salute, bisogno di guarigione, e Gesù guarisce i nostri peccati.”

Gesù guarisce i nostri peccati, ci assicura Francesco, ci perdona nelle Confessioni. Poi l’invito: “Siate coraggiosi”.

“Siate coraggiosi, non abbiate paura. La vita è questo cammino. E il regalo più bello è incontrare Gesù. Avanti, coraggio.”

Sotto “lo sguardo bello di Gesù possiamo riprendere il cammino”, dice Papa Francesco che aggiunge una raccomandazione: “volendoci bene come fratelli”.



Fonte: Radio Vaticana

Visita del Papa a una chiesa romana di periferia. Il parroco: evento straordinario per la nostra comunità.

Grande attesa in tutto il quartiere romano di Tor Sapienza che, oggi pomeriggio, accoglierà Papa Francesco. Il vescovo di Roma visiterà la Parrocchia San Cirillo Alessandrino, cuore cristiano di una zona periferica alle prese con mille difficoltà, acuite dalla crisi. Federico Piana ha chiesto al parroco don Marco Ridolfo di tracciare una carta d’identità della sua parrocchia e di raccontare i sentimenti con i quali i fedeli si preparano ad accogliere il Papa:
R. – La parrocchia nasce una cinquantina di anni fa, inizialmente come cappella privata; poi, a questa cappella è stata unita una casa canonica; per i primi 50 anni è stata guidata dai Frati del Sacro Cuore di Timon David. Poi c’è stato questo grande cambiamento, sia da un punto di vista strutturale – perché la vecchia struttura è stata abbandonata in favore di una struttura più nuova e più grande – e poi, appunto, nell’agosto di quest’anno c’è stato il passaggio dai sacerdoti religiosi al clero diocesano.
D. – In che tipo di quartiere è inserita la parrocchia?
R. – Quando si pensa ai quartieri periferici, si parla sempre di difficoltà, ed effettivamente ci sono tante difficoltà. Poi, ovviamente, ci si è messa di mezzo la crisi, per cui ovviamente tutti ne risentono, tutti ne risentiamo, visto che naturalmente la parrocchia vive nel quartiere e vive del quartiere. Però a me piace pensare – e non perché voglia falsare la realtà – che comunque non ci sono soltanto problemi. Quando sono venuto qui, mi è stata presentata la storia di un quartiere problematico: ed effettivamente lo è. Però, insieme ai problemi c’è anche tanta voglia di crescere, tanta voglia di sperare, c’è tanta bontà, tanto desiderio di bontà da parte di persone che hanno conosciuto la durezza del vivere, e questa durezza non le ha trascinate nella tentazione di una chiusura, di un rapporto di sfiducia nei confronti della vita, nei confronti dell’altro. Anzi, è vero quanto si dice di solito: che chi ha conosciuto la povertà sa aiutare chi è nella povertà.
D. – Come vi siete preparati per accogliere Papa Francesco?
R. – E’ vero che abbiamo lavorato tanto, però è anche vero che questo lavoro, questo servizio non è circoscritto soltanto ad un evento. E’ bello vedere che sì, in questi giorni naturalmente – per ovvi motivi – il lavoro si è intensificato, però lo stesso servizio che stiamo vivendo in questi giorni lo vivevamo già un mese fa, due mesi fa, quando normalmente ci prepariamo per una funzione domenicale, quando prepariamo i bambini, quando la gente viene a pulire la chiesa … Noi, come dicevo prima, siamo una parrocchia che vive del quartiere e nel quartiere, quindi viviamo con quello che abbiamo, di quello che la gente può offrire in termini di servizio. E’ vero che c’è un impulso maggiore, però ciò che presentiamo al Papa è essenzialmente la realtà che noi viviamo di giorno in giorno, perché lui viene a conoscere la nostra vita, la nostra storia quotidiana. Non ci sarà niente di straordinario perché l’evento è già di per sé straordinario così come straordinaria è la vita della parrocchia! E questa offriamo, senza nessuna finzione: il Papa riceverà una fotografia di quello che normalmente noi viviamo di domenica in domenica …

Fonte: Radio Vaticana


L'Angelus di Papa Francesco - Testo integrale.

Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Iniziamo oggi, Prima Domenica di Avvento, un nuovo anno liturgico, cioè un nuovo cammino del Popolo di Dio con Gesù Cristo, il nostro Pastore, che ci guida nella storia verso il compimento del Regno di Dio. Perciò questo giorno ha un fascino speciale, ci fa provare un sentimento profondo del senso della storia. Riscopriamo la bellezza di essere tutti in cammino: la Chiesa, con la sua vocazione e missione, e l’umanità intera, i popoli, le civiltà, le culture, tutti in cammino attraverso i sentieri del tempo.
Ma in cammino verso dove? C’è una mèta comune? E qual è questa mèta? Il Signore ci risponde attraverso il profeta Isaia e dice così: «Alla fine dei giorni, / il monte del tempio del Signore / sarà saldo sulla cima dei monti / e s’innalzerà sopra i colli, / e ad esso affluiranno tutte le genti. / Verranno molti popoli e diranno: / “Venite, saliamo al monte del Signore, / al tempio del Dio di Giacobbe, / perché ci insegni le sue vie / e possiamo camminare per i suoi sentieri”» (2,2-3). Questo è quello che dice Isaia sulla meta dove andiamo. E’ un pellegrinaggio universale verso una meta comune, che nell’Antico Testamento è Gerusalemme, dove sorge il tempio del Signore, perché da lì, da Gerusalemme, è venuta la rivelazione del volto di Dio e della sua legge. La rivelazione ha trovato in Gesù Cristo il suo compimento, e il “tempio del Signore”, Gesù Cristo, Lui stesso è diventato il tempio, il Verbo fatto carne: è Lui la guida ed insieme la meta del nostro pellegrinaggio, del pellegrinaggio di tutto il Popolo di Dio; e alla sua luce anche gli altri popoli possono camminare verso il Regno della giustizia, verso il Regno della pace. Dice ancora il profeta: «Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, / delle loro lance faranno falci; / una nazione non alzerà più la spada / contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra» (2,4). Mi permetto di ripetere questo che dice il Profeta, ascoltate bene! «Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, / delle loro lance faranno falci; / una nazione non alzerà più la spada / contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra». Ma quando accadrà questo? Che bel giorno sarà, nel quale le armi saranno smontate, per essere trasformate in strumenti di lavoro! Che bel giorno sarà questo! E questo è possibile! Scommettiamo sulla speranza, sulla speranza di una pace e sarà possibile!
Questo cammino non è mai concluso. Come nella vita di ognuno di noi c’è sempre bisogno di ripartire, di rialzarsi, di ritrovare il senso della mèta della propria esistenza, così per la grande famiglia umana è necessario rinnovare sempre l’orizzonte comune verso cui siamo incamminati. L’orizzonte della speranza! Quello è l’orizzonte per fare un buon cammino. Il tempo di Avvento, che oggi di nuovo incominciamo, ci restituisce l’orizzonte della speranza, una speranza che non delude perché è fondata sulla Parola di Dio. Una speranza che non delude semplicemente perché il Signore non delude mai! Lui è fedele! Lui non delude! Pensiamo e sentiamo questa bellezza.
Il modello di questo atteggiamento spirituale, di questo modo di essere e di camminare nella vita, è la Vergine Maria. Una semplice ragazza di paese, che porta nel cuore tutta la speranza di Dio! Nel suo grembo, la speranza di Dio ha preso carne, si è fatta uomo, si è fatta storia: Gesù Cristo. Il suo Magnificat è il cantico del Popolo di Dio in cammino, e di tutti gli uomini e le donne che sperano in Dio, nella potenza della sua misericordia. Lasciamoci guidare da lei, che è Madre, è mamma e sa come guidarci. Lasciamoci guidare da Lei in questo tempo di attesa e di vigilanza operosa.

Fonte: Radio Vaticana