3 dicembre 2013

"Papa Francesco potrebbe dimettersi"

L'ipotesi ventilata in Argentina. Ecco le parole del suo ex portavoce e di una giornalista francese che ha curato un volume sulla figura di Francesco

ROMA - E se Papa Francesco dovesse "imitare" il suo predecessore Benedetto XVI e lasciare la Santa Sede a breve? L'ipotesi clamorosa delle dimissioni del Pontefice "venuto dal Sud del mondo" è esaminata tanto da Guillermo Marcò, ex portavoce di Bergoglio quando era arcivescovo di Buenos Aires, quanto da una giornalista francese che ha appena pubblicato un libro sul Papa argentino.



Lo riporta l'Ansa.

"Dopo il gesto di Benedetto non sembrerebbe strano che Francesco rinunciasse, dopo aver fatto quello che pensava di dover fare e se sente che la sua forza si sta indebolendo", ha detto Marcò in un'intervista radiofonica. Secondo Marcò, che un Pontefice "possa dimettersi, come fanno i vescovi, sarebbe positivo, perché permetterebbe di nominare successivamente gente più giovane".

La stessa ipotesi viene rilanciata da Caroline Pigozzi, la giornalista francese che ha firmato insieme al gesuita Henri Madelin «Ainsi fait-il», un volume sulla figura di Francesco. Pigozzi aggiunge non solo il precedente di Benedetto XVI, ma anche la tradizione della Compagnia di Gesù. "Credo che Francesco abbia una visione tutta sua del potere, una visione gesuita e personale. E' arrivato tardi, ha una missione da compiere e sa quello che fa", ha detto Pigozzi, in un'intervista a Infobae, aggiungendo che "il giorno che sente che non può andare oltre, che le forze lo stanno abbandonando, potrebbe andarsene, come ha fatto il suo predecessore".



Per Pigozzi questa diventerà "una nuova regola nel Vaticano", perché se Francesco si dimettesse anche lui creerebbe "in questo modo un fatto storico, che entrerebbe a far parte della consuetudine nel Vaticano»".

Fonte: Today

Il Papa: impensabile una Chiesa senza gioia, annunciare Cristo col sorriso.

La Chiesa deve essere sempre gioiosa come Gesù. E’ quanto affermato da Papa Francesco nella Messa di stamani alla Casa Santa Marta. Il Pontefice ha sottolineato che la Chiesa è chiamata a trasmettere la gioia del Signore ai suoi figli, una gioia che dona la vera pace. Il servizio di Alessandro Gisotti:

Pace e gioia. Papa Francesco ha svolto la sua omelia soffermandosi su questo binomio. Nella prima Lettura tratta dal Libro di Isaia, ha osservato, scorgiamo il desiderio di pace che tutti abbiamo. Una pace che, dice Isaia, ci porterà il Messia. Nel Vangelo, invece, “possiamo intravedere un po’ l’anima di Gesù, il cuore di Gesù: un cuore gioioso”:

“Noi pensiamo sempre a Gesù quando predicava, quando guariva, quando camminava, andava per le strade, anche durante l’Ultima Cena… Ma non siamo tanto abituati a pensare a Gesù sorridente, gioioso. Gesù era pieno di gioia: pieno di gioia. In quella intimità con suo Padre: ‘Esultò di gioia nello Spirito Santo e lodò il Padre’. E’ proprio il mistero interno di Gesù, quel rapporto con il Padre nello Spirito. E’ la sua gioia interna, la sua gioia interiore che Lui dà a noi”.



“E questa gioia – ha osservato – è la vera pace: non è una pace statica, quieta, tranquilla”. No, “la pace cristiana è una pace gioiosa, perché il nostro Signore è gioioso”. E, anche, è gioioso “quando parla del Padre: ama tanto il Padre che non può parlare del Padre senza gioia”. Il nostro Dio, ha ribadito, “è gioioso”. E Gesù “ha voluto che la sua sposa, la Chiesa, anche lei fosse gioiosa”:

“Non si può pensare una Chiesa senza gioia e la gioia della Chiesa è proprio questo: annunciare il nome di Gesù. Dire: ‘Lui è il Signore. Il mio sposo è il Signore. E’ Dio. Lui ci salva, Lui cammina con noi’. E quella è la gioia della Chiesa, che in questa gioia di sposa diventa madre. Paolo VI diceva: la gioia della Chiesa è proprio evangelizzare, andare avanti e parlare del suo Sposo. E anche trasmettere questa gioia ai figli che lei fa nascere, che lei fa crescere”.

E così, ha soggiunto, contempliamo che la pace di cui ci parla Isaia “è una pace che si muove tanto, è una pace di gioia, una pace di lode”, una pace che possiamo dire “rumorosa, nella lode, una pace feconda nella maternità di nuovi figli”. Una pace, ha detto ancora Papa Francesco, “che viene proprio nella gioia della lode alla Trinità e della evangelizzazione, di andare ai popoli a dire chi è Gesù”. “Pace e gioia”, ha ribadito. E ha messo l’accento su quello che dice Gesù, “una dichiarazione dogmatica”, quando afferma: “Tu hai deciso così, di rivelarti non ai sapienti ma ai piccoli”:
“Anche nelle cose tanto serie, come questa, Gesù è gioioso, la Chiesa è gioiosa. Deve essere gioiosa. Anche nella sua vedovanza - perché la Chiesa ha una parte di vedova che aspetta il suo sposo che torni - anche nella sua vedovanza, la Chiesa è gioiosa nella speranza. Il Signore ci dia a tutti noi questa gioia, questa gioia di Gesù, lodando il Padre nello Spirito. Questa gioia della nostra madre Chiesa nell’evangelizzare, nell’annunziare il suo Sposo”.

Fonte: Radio Vaticana

Il Papa: l'Avvento ci dona un orizzonte di speranza. Appello per lapace e l'accesso alle cure dei malati di Aids.

Il tempo di Avvento ci restituisce l’orizzonte della speranza. E’ quanto affermato da Papa Francesco all’Angelus di ieri in Piazza San Pietro. Nella prima Domenica d’Avvento, il Papa ha quindi incoraggiato i fedeli a riscoprire la bellezza di essere in cammino verso l’incontro con Gesù ed ha invocato il dono della pace. E, nella Giornata mondiale contro l’Aids, il Pontefice non ha poi mancato di levare un forte appello affinché tutti i malati possano accedere alle cure di cui hanno bisogno.

Il servizio di Alessandro Gisotti:

Avvento, tempo di speranza. All’Angelus, Papa Francesco si sofferma sul cammino del Popolo di Dio verso l’incontro con Gesù e, nella Giornata mondiale contro l’Aids, leva anche un pressante appello in favore di chi, affetto da Hiv, la speranza rischia di perderla:

“Esprimiamo la nostra vicinanza alle persone che ne sono affette, specialmente ai bambini; una vicinanza che è molto concreta per l’impegno silenzioso di tanti missionari e operatori. Preghiamo per tutti, anche per i medici e i ricercatori. Ogni malato, nessuno escluso, possa accedere alle cure di cui ha bisogno”.

Prima delle parole in favore dei malati di Aids, il Papa aveva dunque sottolineato che con l’inizio dell’Avvento comincia un “nuovo cammino del Popolo di Dio con Gesù Cristo”. E’ un momento, ha osservato, che ha un “fascino speciale”:

“Riscopriamo la bellezza di essere tutti in cammino: la Chiesa, con la sua vocazione e missione, e l’umanità intera, i popoli, le civiltà, le culture, tutti in cammino attraverso i sentieri del tempo”.
Ma qual è, dunque, la meta di questo cammino, si chiede il Papa? Nell’Antico Testamento, ha sottolineato, si tratta di un “pellegrinaggio universale”, verso il Tempio del Signore, verso Gerusalemme:

“La rivelazione ha trovato in Gesù Cristo il suo compimento, e il 'tempio del Signore', è diventato Lui stesso, il Verbo fatto carne: è Lui la guida ed insieme la meta del nostro pellegrinaggio, del pellegrinaggio di tutto il Popolo di Dio; e alla sua luce anche gli altri popoli possono camminare verso il Regno della giustizia, verso il Regno della pace”.
Il Papa ha ricordato il passo del Profeta Isaia che guarda ad un tempo in cui le spade verranno spezzate e trasformate in aratri, in cui le nazioni vivranno in pace. Un passo che il Pontefice ha voluto ripetere due volte, per poi corredarlo di una sua riflessione:

“Ma quando accadrà questo? Che bel giorno sarà quello nel quale le armi saranno smontate, per essere trasformate in strumenti di lavoro! Che bel giorno sarà questo! E questo è possibile! Scommettiamo sulla speranza, sulla speranza di una pace e sarà possibile!”

“Come nella vita di ognuno di noi – ha constatato – c’è sempre bisogno di ripartire, di rialzarsi, di ritrovare il senso della mèta della propria esistenza, così per la grande famiglia umana è necessario rinnovare sempre l’orizzonte comune verso cui siamo incamminati”:
“L’orizzonte della speranza! Quello è l’orizzonte per fare un buon cammino. Il tempo di Avvento, che oggi di nuovo incominciamo, ci restituisce l’orizzonte della speranza, una speranza che non delude perché è fondata sulla Parola di Dio. Una speranza che non delude, semplicemente perché il Signore non delude mai!”

Il modello di questo “atteggiamento spirituale”, ha detto, che è anche “un modo di essere e camminare nella vita è la Vergine Maria”, “una semplice ragazza di paese che porta nel cuore tutta la speranza di Dio”:

“Nel suo grembo, la speranza di Dio ha preso carne, si è fatta uomo, si è fatta storia: Gesù Cristo. Il suo Magnificat è il cantico del Popolo di Dio in cammino, e di tutti gli uomini e le donne che sperano in Dio, nella potenza della sua misericordia. Lasciamoci guidare da lei, che è Madre, è mamma e sa come guidarci. Lasciamoci guidare da Lei in questo tempo di attesa e di vigilanza operosa”.

Fonte: Radio Vaticana