30 novembre 2013

Il Papa incontra bambini malati di tumore e leucemia: sofferenze inspiegabili, ma Dio sa.

Commovente incontro oggi in Vaticano, nella Sala del Concistoro, tra Papa Francesco e una trentina di bambini polacchi malati di tumori e leucemia, giunti da Breslavia. Il servizio di Sergio Centofanti:

E' stato un incontro semplice e toccante. L’organizzatore di questa bella iniziativa, l’avvocato polacco Krzysztov Bramorski, ha presentato i bambini al Papa:

“Portiamo a lei, Santità, oggi, soprattutto le preghiere di questi bambini malati. Preghiere che recitano ogni sabato, durante la Santa Messa nella clinica, con un pensiero per il Santo Padre. A questa udienza partecipano bambini malati delle più gravi forme di tumore e di leucemia. Per questo, portiamo anche il loro dolore, la loro paura, la loro speranza di riguadagnare salute e potere avere una vita lunga e piena di gioia”.

Papa Francesco ha salutato commosso i bambini giunti da Breslavia, che da settimane si stava preparando per questo evento:

“Vi do il mio cordiale benvenuto, vi saluto. E grazie per questa visita. Grazie per questa visita e grazie per le preghiera che voi fate per la Chiesa. Voi fate tanto bene alla Chiesa con le vostre sofferenze, sofferenze inspiegabili. Ma Dio conosce le cose e anche le vostre preghiere. Grazie tante. E sarà per me un piacere salutare ognuno di voi“.

Il Papa ha quindi abbracciato uno per uno i bambini, che gli hanno regalato un quadro raffigurante San Francesco d'Assisi, composto con la tecnica del collage. L'incontro si è concluso con la benedizione del Papa. E' già la quarta volta che viene promossa questa iniziativa. I bambini di Breslavia hanno potuto incontrare già Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Una dottoressa, che negli scorsi anni ha accompagnato i piccoli malati, ci ha detto che questa esperienza del pellegrinaggio a Roma dal Santo Padre fa bene e che i bambini tornano in Polonia corroborati e in qualche modo "più sani".



Fonte: Radio vaticana

Le visite segrete di Papa Francesco

Via di notte dal Vaticano per incontrare i senzatetto


Chissà se è andata davvero come nel film di Nanni Moretti. Il Papa che di nascosto ai cardinali, anche per non scombussolare troppo le rigidità curiali, riesce a dribblare la vigilanza interna vestito da prete per uscire da porta Sant'Anna e fare visita ai barboni che la sera si radunano numerosi nei pressi del colonnato. L’ipotesi di per sé clamorosa sarebbe effettivamente in linea con lo spirito anticonformista di Bergoglio, un gesuita arrivato da molto lontano.
Un gesuita con la consuetudine pastorale di non perdere mai il contatto diretto con gli ultimi. Cosa che a Buenos Aires faceva periodicamente e in forma anonima, entrando nelle carceri, nei dormitori, nelle villas miseria, confessando prostitute. Uno spirito che ha mantenuto intatto anche da Papa e che potrebbero effettivamente averlo portato fuori dalle Mura Leonine almeno per una volta, al massimo due. Chissà.

I POVERI
I poveri del resto sono sempre stati la sua opzione preferenziale come fa intendere don Corrado, l'elemosiniere polacco che la notte gira per Borgo Pio a dare da mangiare ai barboni e di giorno macina chilometri su chilometri per soccorrere (per conto di Papa Francesco) gli indigenti. «Quando gli raccontavo che stavo andando da loro, mi chiedeva se poteva venire con me», aggiugendo che «all'inizio Bergoglio non si rendeva conto del disagio che potevano creare queste sue uscite». Scusi don Corrado ma il Papa è uscito diverse volte? Sorride. «Vi prego fatemi un'altra domanda». Don Corrado non nega nulla, può farlo ma non lo fa, si limita a tacere sul resto della storia che, con ogni probabilità, in almeno una occasione ha avuto come protagonista - come nel film di Moretti - il pontefice missionario.

IL GIALLO
Si apre così il giallo delle uscite papali ma è difficile non credere alla versione di don Corrado, uno puro che ti guarda dritto negli occhi, che non ha voluto avere (come gli spettava) una lussuosa dimora dentro al Vaticano proprio per dare modo ai bisognosi di continuare a bussare alla sua porta. Giorno e notte. E’ lui che a nome di Bergoglio li accompagna, li ascolta, li aiuta con denaro, consigli, dispensando amicizia. «Il Papa un giorno mi ha detto: le tue braccia saranno il prolungamento delle mie braccia». E così è iniziata l'avventura. «Quando mi ha nominato Elemosiniere mi ha aggiunto: la scrivania non fa per te, puoi venderla. E non aspettare che la gente bussi, vai tu a cercare i poveri, fallo per me». Su una Fiat Qubo gira per Roma, finora ne ha visitati 15 ospizi, dormitori, famiglie in difficoltà.

PICCOLE SOMME
Ognuno viene abbracciato, perché devono ricevere l'abbraccio di Francesco, poi si ferma a mangiare con loro. E’ stato spedito anche a Lampedusa mentre i sommozzatori estraevano dal mare i corpi dei morti intrappolati nel relitto affondato. E poi a Chieti, dalla bambina malata di Sla. Ogni giorno ha l'incarico di rispondere agli Sos che arrivano. Un controllo e poi si mandano piccole di somme in denaro, in genere dai 200 ai mille euro; gente che non ce la fa a pagare l'affitto, ad arrivare alla fine del mese, a comprare le medicine. Il pronto soccorso del Papa, ecco cosa è l'elemosineria apostolica. Bergoglio si preoccupa: «Ce li hai i soldi? Il conto è buono quando è vuoto, significa che il denaro è andato a fare del bene».

Il Messaggero

29 novembre 2013

INVOCAZIONE D’AIUTO A MARIA

Novena all'Immacolata Concezione



O Vergine Immacolata, primo e soave frutto di salvezza, noi ti ammiriamo e con Te celebriamo le grandezze del Signore che ha fatto in Te mirabili prodigi. 

Guardando Te, noi possiamo capire ed apprezzare l’opera sublime della Redenzione e possiamo vedere nel loro risultato esemplare le ricchezze infinite che Cristo, con il Suo Sangue, ci ha donato. 

Aiutaci, o Maria, ad essere, come Te, salvatori insieme con Gesù di tutti i nostri fratelli. Aiutaci a portare agli altri il dono ricevuto, ad essere “segni” di Cristo sulle strade di questo nostro mondo assetato di verità e di gloria, bisognoso di redenzione e di salvezza. Amen. 

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. 

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. 


Papa Francesco a fumetti per i più piccoli

Papa Francesco diventa un fumetto: è in edicola il primo numero di 'Papa Francesco a fumetti', lanciato da Edizioni Master e rivolto ai più piccoli.

La nuova rivista propone illustrazioni a fumetti che consentono di esporre il messaggio del Pontefice in una forma accessibile ai bambini. I più piccoli possono comprendere con estrema semplicità l'insegnamento del Papa anche attraverso la partecipazione attiva, grazie agli adesivi con cui completare i disegni, alle illustrazioni da colorare e alle frasi da completare, che permettono di imparare divertendosi.





Il Papa: il cristiano non cede al “pensiero debole”, ma pensa secondo Dio.

Il cristiano pensa secondo Dio e per questo rifiuta il pensiero debole ed uniforme. E’ quanto sottolineato da Papa Francesco nella Messa di stamani alla Casa Santa Marta. Il Papa ha affermato che, per capire i segni dei tempi, un cristiano non può pensare solo con la testa, ma anche con il cuore e con lo spirito che ha dentro. Il servizio di Alessandro Gisotti:
Il Signore insegna ai suoi discepoli a comprendere i “segni dei tempi”, segni che i farisei non riescono a cogliere. Papa Francesco ha preso spunto dal Vangelo odierno per soffermarsi sul “pensare in cristiano”. Chi segue Gesù, ha osservato, non pensa solo con la testa, ma anche con il cuore e “lo spirito che ha dentro”. Altrimenti non si può comprendere “il passo di Dio nella storia”:
“Nel Vangelo, Gesù non si arrabbia, ma fa finta quando i discepoli non capivano le cose. A quelli di Emmaus dice: ‘Stolti e tardi di cuore’. ‘Stolti e tardi di cuore’… Quello che non capisce le cose di Dio è una persona così. Il Signore vuole che noi capiamo cosa succede: cosa succede nel mio cuore, cosa succede nella mia vita, cosa succede nel mondo, nella storia… Cosa significa questo che accade adesso? Questi sono i segni dei tempi! Invece, lo spirito del mondo ci fa altre proposte, perché lo spirito del mondo non ci vuole popolo: ci vuole massa, senza pensiero, senza libertà”.
Lo spirito del mondo, ha ribadito, “vuole che andiamo per una strada di uniformità”, ma, come avverte San Paolo, “lo spirito del mondo ci tratta come se noi non avessimo la capacità di pensare da noi stessi; ci tratta come persone non libere”:
“Il pensiero uniforme, il pensiero uguale, il pensiero debole, un pensiero così diffuso. Lo spirito del mondo non vuole che noi ci chiediamo davanti a Dio: 'Ma perché questo, perché quell’altro, perché accade questo?'. O anche ci propone un pensiero prêt-à-porter, secondo i propri gusti: ‘Io penso come mi piace!’. Ma quello va bene, dicono loro… Ma quello che lo spirito del mondo non vuole è questo che Gesù ci chiede: il pensiero libero, il pensiero di un uomo e di una donna che sono parte del popolo di Dio e la salvezza è stata proprio questa! Pensate ai profeti… ‘Tu non eri mio popolo, adesso ti dico popolo mio’: così dice il Signore. E questa è la salvezza: farci popolo, popolo di Dio, avere libertà”.
“E Gesù – ha soggiunto – ci chiede di pensare liberamente, pensare per capire cosa succede”. La verità, ha detto ancora il Papa, è che “da soli non possiamo! Abbiamo bisogno dell’aiuto del Signore”. Ne abbiamo bisogno “per capire i segni dei tempi” e, ha evidenziato, “lo Spirito Santo ci dà questo regalo, un dono: l’intelligenza per capire e non perché altri mi dicano cosa succede”:
“Qual è la strada che il Signore vuole? Sempre con lo spirito di intelligenza per capire i segni dei tempi. E’ bello chiedere al Signore Gesù questa grazia, che ci invii il suo spirito di intelligenza, perché noi non abbiamo un pensiero debole, non abbiamo un pensiero uniforme e non abbiamo un pensiero secondo i propri gusti: soltanto abbiamo un pensiero secondo Dio. Con questo pensiero, che è un pensiero di mente, di cuore e di anima. Con questo pensiero, che è dono dello Spirito, cercare cosa significano le cose e capire bene i segni dei tempi”.
Questa, ha concluso, è dunque la grazia che dobbiamo chiedere oggi al Signore: “La capacità che ci dà lo Spirito” per “capire bene i segni dei tempi”.

Fonte: Radio Vaticana


28 novembre 2013

Il Papa: nel dialogo interreligioso non serve “fraternità finta”, ognuno porti sua identità.

Il futuro dell’umanità “sta nella convivenza rispettosa delle diversità”. E’ uno dei passaggi chiave del discorso che Papa Francesco ha rivolto stamani ai partecipanti alla Plenaria del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso. Il Papa ha sottolineato che “non è possibile pensare ad una fratellanza da laboratorio”. Quindi, ha ribadito con forza che va tutelata la libertà religiosa in tutte le sue dimensioni. L’indirizzo d’omaggio al Pontefice è stato rivolto dal cardinale Jean-Louis Tauran. Il servizio di Alessandro Gisotti:
In un mondo diventato più piccolo è sempre più importante il dialogo e l’amicizia tra persone di diverse religioni. Papa Francesco è partito da questa considerazione per svolgere un appassionato discorso in favore del dialogo interreligioso. E’ una realtà e una sfida, ha detto, che “interpella la nostra coscienza di cristiani” e che ha un’incidenza sulla “vita concreta delle Chiese locali, delle parrocchie, di moltissimi credenti”. Del resto, ha constatato con amarezza, “non mancano nel mondo contesti in cui la convivenza è difficile”:
“Spesso motivi politici o economici si sovrappongono alle differenze culturali e religiose, facendo leva anche su incomprensioni e sbagli del passato: tutto ciò rischia di generare diffidenza e paura. C’è una sola strada per vincere questa paura, ed è quella del dialogo, dell’incontro segnato da amicizia e rispetto”.
Dialogare, ha precisato il Papa, “non significa rinunciare alla propria identità quando si va incontro all’altro, e nemmeno cedere a compromessi sulla fede e sulla morale cristiana”:
“È per questo motivo che dialogo interreligioso ed evangelizzazione non si escludono, ma si alimentano reciprocamente. Non imponiamo nulla, non usiamo nessuna strategia subdola per attirare fedeli, bensì testimoniamo con gioia, con semplicità ciò in cui crediamo e quello che siamo. In effetti, un incontro in cui ciascuno mettesse da parte ciò in cui crede, fingesse di rinunciare a ciò che gli è più caro, non sarebbe certamente una relazione autentica. In tale caso si potrebbe parlare di una fraternità finta”.
Al contempo, ha soggiunto, come cristiani “dobbiamo sforzarci di vincere la paura, pronti sempre a fare il primo passo, senza lasciarci scoraggiare di fronte a difficoltà e incomprensioni”. Il dialogo interreligioso, quando è “costruttivo”, ha poi evidenziato serve anche a superare “la paura verso le diverse tradizioni religiose e verso la dimensione religiosa in quanto tale”, fenomeno “in aumento nelle società più fortemente secolarizzate”.
“La religione è vista come qualcosa di inutile o addirittura di pericoloso; a volte si pretende che i cristiani rinuncino alle proprie convinzioni religiose e morali nell’esercizio della professione”.
Il Papa ha osservato che è “diffuso il pensiero secondo cui la convivenza sarebbe possibile solo nascondendo la propria appartenenza religiosa, incontrandoci in una sorta di spazio neutro”. Ma, è il suo interrogativo, “come sarebbe possibile creare vere relazioni, costruire una società che sia autentica casa comune, imponendo di mettere da parte ciò che ciascuno ritiene essere parte intima del proprio essere?”:
“Non è possibile pensare a una fratellanza da laboratorio. Certo, è necessario che tutto avvenga nel rispetto delle convinzioni altrui, anche di chi non crede, ma dobbiamo avere il coraggio e la pazienza di venirci incontro l’un l’altro per quello che siamo. Il futuro sta nella convivenza rispettosa delle diversità, non nell’omologazione ad un pensiero unico teoricamente neutrale. Diventa perciò imprescindibile il riconoscimento del diritto fondamentale alla libertà religiosa, in tutte le sue dimensioni”.

Fonte: Radio Vaticana


27 novembre 2013

Udienza generale. Il Papa: chi pratica la misericordia non teme la morte

Circa 50 mila fedeli oggi in Piazza San Pietro per l’udienza generale, nonostante la giornata molto fredda. Il Papa ha fatto innanzitutto i complimenti ai pellegrini presenti: “perché voi siete coraggiosi con questo freddo in piazza! Complimenti, tanti!”. Quindi, ha affermato di voler portare a termine le catechesi sul “Credo”, svolte durante l’Anno della Fede, che si è concluso domenica scorsa. In questa catechesi e nella prossima – ha detto – “vorrei considerare il tema della risurrezione della carne, cogliendone due aspetti così come li presenta il Catechismo della Chiesa Cattolica, cioè il nostro morire e il nostro risorgere in Gesù Cristo. Oggi mi soffermo sul primo aspetto: «morire in Cristo»”.

“C’è un modo sbagliato di guardare la morte – ha detto - La morte ci riguarda tutti, ci interroga in modo profondo, specialmente quando ci tocca da vicino, o quando colpisce i piccoli, gli indifesi in una maniera che ci risulta ‘scandalosa’. A me sempre ha colpito la domanda: perché soffrono i bambini?, perché muoiono i bambini? Se viene intesa come la fine di tutto, la morte spaventa, atterrisce, si trasforma in minaccia che infrange ogni sogno, ogni prospettiva, che spezza ogni relazione e interrompe ogni cammino. Questo capita quando consideriamo la nostra vita come un tempo rinchiuso tra due poli: la nascita e la morte; quando non crediamo in un orizzonte che va oltre quello della vita presente; quando si vive come se Dio non esistesse. Questa concezione della morte è tipica del pensiero ateo, che interpreta l’esistenza come un trovarsi casualmente nel mondo e un camminare verso il nulla. Ma esiste anche un ateismo pratico, che è un vivere solo per i propri interessi, vivere solo per le cose terrene. Se ci lasciamo prendere da questa visione sbagliata della morte, non abbiamo altra scelta che quella di occultare la morte, di negarla, o di banalizzarla, perché non ci faccia paura”.



"Ma a questa falsa soluzione - ha proseguito - si ribella il 'cuore' dell’uomo, il desiderio che tutti noi abbiamo di infinito, la nostalgia che tutti noi abbiamo dell’eterno. E allora qual è il senso cristiano della morte? Se guardiamo ai momenti più dolorosi della nostra vita, quando abbiamo perso una persona cara – i genitori, un fratello, una sorella, un coniuge, un figlio, un amico –, ci accorgiamo che, anche nel dramma della perdita, anche lacerati dal distacco, sale dal cuore la convinzione che non può essere tutto finito, che il bene dato e ricevuto non è stato inutile. C’è un istinto potente dentro di noi, che ci dice che la nostra vita non finisce con la morte. E questo è vero: la nostra vita non finisce con la morte! Questa sete di vita ha trovato la sua risposta reale e affidabile nella risurrezione di Gesù Cristo. La risurrezione di Gesù non dà soltanto la certezza della vita oltre la morte, ma illumina anche il mistero stesso della morte di ciascuno di noi. Se viviamo uniti a Gesù, fedeli a Lui, saremo capaci di affrontare con speranza e serenità anche il passaggio della morte. La Chiesa infatti prega: «Se ci rattrista la certezza di dover morire, ci consola la promessa dell’immortalità futura». Una bella preghiera della Chiesa questa! Una persona tende a morire come è vissuta. Se la mia vita è stata un cammino con il Signore, di fiducia nella sua immensa misericordia, sarò preparato ad accettare il momento ultimo della mia esistenza terrena come il definitivo abbandono confidente nelle sue mani accoglienti, in attesa di contemplare faccia a faccia il suo volto”.

E a braccio ha aggiunto: “Questo è il più bello che può accaderci: contemplare faccia a faccia quel volto meraviglioso del Signore. Ma, vederlo come Lui è: bello, pieno di luce, pieno di amore, pieno di tenerezza. Noi andiamo fino a questo punto: trovare il Signore”.“In questo orizzonte – ha proseguito - si comprende l’invito di Gesù ad essere sempre pronti, vigilanti, sapendo che la vita in questo mondo ci è data anche per preparare l’altra vita, quella con il Padre celeste. E per questo c’è una via sicura: prepararsi bene alla morte, stando vicino a Gesù: quella è la sicurezza. Io mi preparo alla morte stando vicino a Gesù. E come si sta vicino a Gesù? Con la preghiera, nei Sacramenti e anche nella pratica della carità. Ricordiamo che Lui è presente nei più deboli e bisognosi. Lui stesso si è identificato con loro, nella famosa parabola del giudizio finale, quando dice: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi. …Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,35-36.40). Pertanto, una via sicura è recuperare il senso della carità cristiana e della condivisione fraterna, prenderci cura delle piaghe corporali e spirituali del nostro prossimo”.

“La solidarietà nel compatire il dolore e infondere speranza – ha sottolineato - è premessa e condizione per ricevere in eredità quel Regno preparato per noi. Chi pratica la misericordia non teme la morte. Pensate bene a questo! Chi pratica la misericordia non teme la morte. Siete d’accordo? Lo diciamo insieme per non dimenticarlo: ‘Chi pratica la misericordia non teme la morte!’. Un’altra volta: ‘Chi pratica la misericordia non teme la morte!’. E perché non teme la morte? Perché la guarda in faccia nelle ferite dei fratelli, e la supera con l’amore di Gesù Cristo. Se apriremo la porta della nostra vita e del nostro cuore ai fratelli più piccoli, allora anche la nostra morte diventerà una porta che ci introdurrà al cielo, alla patria beata, verso cui siamo diretti, anelando di dimorare per sempre con il nostro Padre Dio, con Gesù, con la Madonna e con i santi”.

Fonte: Radio Vaticana

Badge ai dipendenti del Vaticano

Dal 1° gennaio in Vaticano tutti dovranno timbrare il cartellino, compresi i monsignori ed esclusi solo cardinali e arcivescovi. Lo scrive Panorama domani in edicola. Parte così la lotta di Papa Francesco ai fannulloni, visto che finora i dipendenti vaticani non erano abituati a essere controllati sugli orari di ingresso e di uscita. L’obiettivo è ottimizzare l’impiego del personale in curia e recuperare qualche sacerdote per l’attività pastorale.
Da anni, scrive Panorama, si tentava di introdurre la rilevazione elettronica delle presenze, ma il progetto era sempre stato fermato dall’ostruzionismo degli interessati. Stavolta la decisione del Papa ha avuto la collaborazione dell’Apsa, l’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica, l’organismo che paga gli stipendi. Come badge i dipendenti utilizzeranno la tessera magnetica di accesso alla Città del Vaticano già in loro possesso. Ma le proteste continuano: un anziano sacerdote avrebbe distrutto l’apparecchio dove far passare il badge.

Fonte: Panorama

Udienza generale. Il Papa: chi pratica la misericordia non teme la morte.

Circa 50 mila fedeli oggi in Piazza San Pietro per l’udienza generale, nonostante la giornata molto fredda. Il Papa ha fatto innanzitutto i complimenti ai pellegrini presenti: “perché voi siete coraggiosi con questo freddo in piazza! Complimenti, tanti!”. Quindi, ha affermato di voler portare a termine le catechesi sul “Credo”, svolte durante l’Anno della Fede, che si è concluso domenica scorsa. In questa catechesi e nella prossima – ha detto – “vorrei considerare il tema della risurrezione della carne, cogliendone due aspetti così come li presenta il Catechismo della Chiesa Cattolica, cioè il nostro morire e il nostro risorgere in Gesù Cristo. Oggi mi soffermo sul primo aspetto: «morire in Cristo»”.
“C’è un modo sbagliato di guardare la morte – ha detto - La morte ci riguarda tutti, ci interroga in modo profondo, specialmente quando ci tocca da vicino, o quando colpisce i piccoli, gli indifesi in una maniera che ci risulta ‘scandalosa’. A me sempre ha colpito la domanda: perché soffrono i bambini?, perché muoiono i bambini? Se viene intesa come la fine di tutto, la morte spaventa, atterrisce, si trasforma in minaccia che infrange ogni sogno, ogni prospettiva, che spezza ogni relazione e interrompe ogni cammino. Questo capita quando consideriamo la nostra vita come un tempo rinchiuso tra due poli: la nascita e la morte; quando non crediamo in un orizzonte che va oltre quello della vita presente; quando si vive come se Dio non esistesse. Questa concezione della morte è tipica del pensiero ateo, che interpreta l’esistenza come un trovarsi casualmente nel mondo e un camminare verso il nulla. Ma esiste anche un ateismo pratico, che è un vivere solo per i propri interessi, vivere solo per le cose terrene. Se ci lasciamo prendere da questa visione sbagliata della morte, non abbiamo altra scelta che quella di occultare la morte, di negarla, o di banalizzarla, perché non ci faccia paura”.
"Ma a questa falsa soluzione - ha proseguito - si ribella il 'cuore' dell’uomo, il desiderio che tutti noi abbiamo di infinito, la nostalgia che tutti noi abbiamo dell’eterno. E allora qual è il senso cristiano della morte? Se guardiamo ai momenti più dolorosi della nostra vita, quando abbiamo perso una persona cara – i genitori, un fratello, una sorella, un coniuge, un figlio, un amico –, ci accorgiamo che, anche nel dramma della perdita, anche lacerati dal distacco, sale dal cuore la convinzione che non può essere tutto finito, che il bene dato e ricevuto non è stato inutile. C’è un istinto potente dentro di noi, che ci dice che la nostra vita non finisce con la morte. E questo è vero: la nostra vita non finisce con la morte! Questa sete di vita ha trovato la sua risposta reale e affidabile nella risurrezione di Gesù Cristo. La risurrezione di Gesù non dà soltanto la certezza della vita oltre la morte, ma illumina anche il mistero stesso della morte di ciascuno di noi. Se viviamo uniti a Gesù, fedeli a Lui, saremo capaci di affrontare con speranza e serenità anche il passaggio della morte. La Chiesa infatti prega: «Se ci rattrista la certezza di dover morire, ci consola la promessa dell’immortalità futura». Una bella preghiera della Chiesa questa! Una persona tende a morire come è vissuta. Se la mia vita è stata un cammino con il Signore, di fiducia nella sua immensa misericordia, sarò preparato ad accettare il momento ultimo della mia esistenza terrena come il definitivo abbandono confidente nelle sue mani accoglienti, in attesa di contemplare faccia a faccia il suo volto”.
E a braccio ha aggiunto: “Questo è il più bello che può accaderci: contemplare faccia a faccia quel volto meraviglioso del Signore. Ma, vederlo come Lui è: bello, pieno di luce, pieno di amore, pieno di tenerezza. Noi andiamo fino a questo punto: trovare il Signore”.“In questo orizzonte – ha proseguito - si comprende l’invito di Gesù ad essere sempre pronti, vigilanti, sapendo che la vita in questo mondo ci è data anche per preparare l’altra vita, quella con il Padre celeste. E per questo c’è una via sicura: prepararsi bene alla morte, stando vicino a Gesù: quella è la sicurezza. Io mi preparo alla morte stando vicino a Gesù. E come si sta vicino a Gesù? Con la preghiera, nei Sacramenti e anche nella pratica della carità. Ricordiamo che Lui è presente nei più deboli e bisognosi. Lui stesso si è identificato con loro, nella famosa parabola del giudizio finale, quando dice: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi. …Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,35-36.40). Pertanto, una via sicura è recuperare il senso della carità cristiana e della condivisione fraterna, prenderci cura delle piaghe corporali e spirituali del nostro prossimo”.
“La solidarietà nel compatire il dolore e infondere speranza – ha sottolineato - è premessa e condizione per ricevere in eredità quel Regno preparato per noi. Chi pratica la misericordia non teme la morte. Pensate bene a questo! Chi pratica la misericordia non teme la morte. Siete d’accordo? Lo diciamo insieme per non dimenticarlo: ‘Chi pratica la misericordia non teme la morte!’. Un’altra volta: ‘Chi pratica la misericordia non teme la morte!’. E perché non teme la morte? Perché la guarda in faccia nelle ferite dei fratelli, e la supera con l’amore di Gesù Cristo. Se apriremo la porta della nostra vita e del nostro cuore ai fratelli più piccoli, allora anche la nostra morte diventerà una porta che ci introdurrà al cielo, alla patria beata, verso cui siamo diretti, anelando di dimorare per sempre con il nostro Padre Dio, con Gesù, con la Madonna e con i santi”.

Fonte: Radio Vaticana

26 novembre 2013

Putin dal Papa. Al centro dei colloqui la pace in Medio Oriente e lacrisi siriana.

Visita del presidente russo Vladimir Putin in Vaticano per un'udienza ieri pomeriggio con Papa Francesco. 

Successivamente il Presidente ha incontrato il Segretario di Stato, Mons. Pietro Parolin, accompagnato dal Segretario per i Rapporti con gli Stati, Mons. Dominique Mamberti. 

Un comunicato della Santa Sede afferma che durante I colloqui "si è espresso compiacimento per i buoni rapporti bilaterali e ci si è soffermati su alcune questioni di interesse comune, in modo particolare sulla vita della comunità cattolica in Russia, rilevando il contributo fondamentale del cristianesimo nella società. In tale contesto, si è fatto cenno alla situazione critica dei cristiani in alcune regioni del mondo, nonché alla difesa e alla promozione dei valori riguardanti la dignità della persona, e la tutela della vita umana e della famiglia - continua il il comunicato - Inoltre, è stata prestata speciale attenzione al perseguimento della pace nel Medio Oriente e alla grave situazione in Siria, in riferimento alla quale il Presidente Putin ha espresso ringraziamento per la lettera indirizzatagli dal Santo Padre in occasione del G20 di S. Pietroburgo".

In particolare "è stata sottolineata l’urgenza di far cessare le violenze e di recare l’assistenza umanitaria necessaria alla popolazione, come pure di favorire iniziative concrete per una soluzione pacifica del conflitto, che privilegi la via negoziale e coinvolga le varie componenti etniche e religiose, riconoscendone l’imprescindibile ruolo nella società". Nel suo incontro con papa Francesco, il presidente russo Putin ha portato il saluto del patriarca di Mosca Kirill, capo della Chiesa ortodossa russa. Lo ha riferito il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi.

Fonte: Radio Vaticana



25 novembre 2013

Dio sempre è fedele: non può non esserlo, non può rinnegare se stesso.

“Dio sempre è fedele!” Papa Francesco non stanca mai di ripeterci questa fedeltà di Dio nei confronti dell’uomo: possiamo dire che sia quasi un limite di Dio. Dio non può non essere fedele poiché Dio non può rinnegare se stesso. Questa certezza dà al cristiano il coraggio per affidarsi a Lui e per compiere quelle scelte definitive che impone l’essere fedeli a Cristo.

Così anche nella riflessione quotidiana in Santa Marta il Pontefice ci ha parlato di questa fedeltà di Dio che ci conforta e ci permette di abbandonarci a lui nei momenti al limite: lo vediamo nei santi e nei martiri come la fedeltà a Dio giustifichi le scelte definitive alle quali sono chiamati.

Non si tratta di fanatismo, spiega Papa Francesco, ma di affidamento: affidarsi a Dio nella certezza della sua fedeltà! E, aggiunge il Vescovo di Roma, non serve guardare tanto lontano nella storia per trovare esempi di questa fedeltà: oggi giorno tanti cristiani sono perseguitati per il loro credo, per il fatto stesso di essere “di Cristo“. “Loro sono un esempio per noi e ci incoraggiano a gettare sul tesoro della Chiesa – commenta Papa Francesco – tutto quello che abbiamo per vivere“.

Ma non solamene nelle situazioni al limite sperimentiamo l’affidamento alla fedeltà di Dio: nelle nostre famiglie sperimentiamo quello stesso affidamento quando facciamo scelte definitive. “Pensiamo a tante mamme, a tanti padri di famiglia che ogni giorno fanno scelte definitive per andare avanti con la loro famiglia, con i loro figli” questi sono tutti esempi di testimonianza per noi, perché la fedeltà al Signore ci chiede di scegliere se stare con Lui o contro di Lui. 

Queste testimonianze sono “un tesoro nella Chiesa“, un tesoro composto di coraggio, “il coraggio di andare avanti nella nostra vita cristiana, nelle situazioni abituali, comuni, di ogni giorno e anche nelle situazioni limite“.

Il Papa: i cristiani facciano scelte definitive, come testimoniano i martiri di ogni tempo.

Affidarsi al Signore, anche nelle situazioni limite. E’ l’esortazione di Papa Francesco, nella Messa di stamani alla Casa Santa Marta. Il Papa ha sottolineato che i cristiani sono chiamati a scelte definitive, come ci insegnano i martiri di ogni tempo. Anche oggi, ha osservato, ci sono fratelli perseguitati che sono da esempio per noi e ci incoraggiano ad affidarci totalmente al Signore. Il servizio di Alessandro Gisotti: 

Scegliere il Signore, “in una situazione al limite”. Papa Francesco ha svolto la sua omelia soffermandosi sulle figure che ci presentano la Prima Lettura, tratta dal Libro di Daniele, e il Vangelo: i giovani ebrei schiavi alla corte di Nabucodonosor e la vedova che va al Tempio ad adorare il Signore. In entrambe i casi, ha osservato il Papa, sono al limite: la vedova in condizione di miseria, i giovani in quella di schiavitù. La vedova getta tutto quello che aveva sul tesoro del Tempio, i giovani restano fedeli al Signore a rischio della vita:

"Tutti e due – la vedova e i giovani – hanno rischiato. Nel loro rischio hanno scelto per il Signore, con un cuore grande, senza interesse personale, senza meschinità. Non avevano un atteggiamento meschino. Il Signore, il Signore è tutto. Il Signore è Dio e si affidarono al Signore. E questo non l’hanno fatto per una forza – mi permetto la parola – fanatica, no: 'Questo dobbiamo farlo Signore', no! C’è un’altra cosa: si sono affidati, perché sapevano che il Signore è fedele. Si sono affidati a quella fedeltà che sempre c’è, perché il Signore non può mutarsi, non può: sempre è fedele, non può non essere fedele, non può rinnegare se stesso”.

Questa fiducia nel Signore, ha soggiunto, li ha portati “a fare questa scelta, per il Signore”, perché sanno che Lui “è fedele”. Una scelta che vale nelle piccole cose come nelle scelte grandi e difficili:

“Anche nella Chiesa, nella storia della Chiesa si trovano uomini, donne, anziani, giovani, che fanno questa scelta. Quando noi sentiamo la vita dei martiri, quando noi leggiamo sui giornali le persecuzioni contro i cristiani, oggi, pensiamo a questi fratelli e sorelle in situazioni limite, che fanno questa scelta. Loro vivono in questo tempo. Loro sono un esempio per noi e ci incoraggiano a gettare sul tesoro della Chiesa tutto quello che abbiamo per vivere”.

Il Signore, ha rammentato il Papa, aiuta i giovani ebrei in schiavitù ad uscire dalle difficoltà e anche la vedova viene aiutata dal Signore. C’è la lode di Gesù per lei e dietro la lode c’è anche una vittoria:

“Ci farà bene pensare a questi fratelli e sorelle che, in tutta la nostra storia, anche oggi, fanno scelte definitive. Ma anche pensiamo a tante mamme, a tanti padri di famiglia che ogni giorno fanno scelte definitive per andare avanti con la loro famiglia, con i loro figli. E questo è un tesoro nella Chiesa. Loro ci danno testimonianza, e davanti a tanti che ci danno testimonianza chiediamo al Signore la grazia del coraggio, del coraggio di andare avanti nella nostra vita cristiana, nelle situazioni abituali, comuni, di ogni giorno e anche nelle situazioni limite”.

Fonte: Radio Vaticana


24 novembre 2013

Il Papa: serve solidarietà nel mercato, urgente dare lavoro ai giovani.

Troppo spesso la solidarietà è quasi percepita come una “parolaccia” nel mondo dell’economia. E’ quanto affermato da Papa Francesco in un videomessaggio al Festival della Dottrina Sociale, iniziato giovedì sera a Verona con un intervento del cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga. Il Papa mette l’accento sull’esigenza di uno sviluppo armonico della società che non dimentichi giovani e anziani. Quindi, ribadisce che lavoro e dignità della persona camminano assieme e incoraggia, infine, a sostenere le forme cooperative per creare occupazione. Il tema del Festival, giunto alla sua terza edizione, è “Meno disuguaglianze, più differenze”. Il servizio di Alessandro Gisotti:

La sfera e il poliedro. Papa Francesco fa un paragone con la geometria per parlare di disuguaglianze e differenze: laddove infatti la sfera può rappresentare l’omologazione come una certa globalizzazione, il poliedro, con le sue sfaccettature, rappresenta invece l’umanità nella sua pluralità. Il Papa rivolge dunque il pensiero ai giovani e agli anziani, osservando che “il riconoscimento delle differenze valorizza le persone, a differenza dell’omologazione” che rischia di scartarle come vorrebbero “logiche produttive” di una “visione funzionalista della società”. Non dobbiamo dimenticare, avverte, che “i giovani e i vecchi portano ciascuno una loro grande ricchezza: ambedue sono il futuro di un popolo”:

“Non ci può essere sviluppo autentico, né crescita armonica di una società se viene negata la forza dei giovani e la memoria dei vecchi. Un popolo che non ha cura dei giovani, dei vecchi, non ha futuro. E’ per questo che dobbiamo fare tutto quanto è possibile per evitare che la nostra società produca uno scarto sociale e dobbiamo impegnarci tutti per tenere viva la memoria, con lo sguardo rivolto al futuro”.



Il Papa ricorda il dramma della disoccupazione giovanile, evidenziando che in alcuni Paesi si parla del 40% di giovani senza lavoro:

“Questa è un’ipoteca, è un’ipoteca per un futuro. E se questo non si risolve presto, è la sicurezza di un futuro troppo debole o un non-futuro”.

Papa Francesco rivolge così il pensiero al contributo che la Dottrina Sociale della Chiesa può dare in un tempo di crisi economica. E avverte che gli operatori economico-finanziari devono stare attenti a non mettersi a “servire il profitto”, diventando schiavi del denaro:

“La Dottrina sociale contiene un patrimonio di riflessioni e di speranza che è in grado anche oggi di orientare le persone e di conservarle libere. Occorre coraggio, un pensiero e la forza della fede per stare dentro il mercato, per stare dentro il mercato, guidati da una coscienza che mette al centro la dignità della persona, non l’idolo denaro”.

E annota che se ci si aiuta a vicenda, “perseguire il bene comune diventa la scelta che trova riscontro anche nei risultati”. “La Dottrina sociale – sottolinea – quando viene vissuta genera speranza” e genera la forza “per promuovere con il lavoro una nuova giustizia sociale”. L’applicazione della Dottrina sociale, soggiunge il Papa, “contiene in sé una mistica”. All’inizio sembra togliere qualcosa, portando fuori dalle regole del mercato. Ma poi crea invece “un grande guadagno”, perché “richiede di farsi carico dei disoccupati, delle fragilità, delle ingiustizie sociali e non sottostà alle distorsioni di una visione economicistica”:

“La Dottrina sociale non sopporta che gli utili siano di chi produce e la questione sociale sia lasciata allo Stato o alle azioni di assistenza e di volontariato. Ecco perché la solidarietà è una parola chiave della Dottrina sociale. Ma noi, in questo tempo, abbiamo il rischio di toglierla dal dizionario, perché è una parola incomoda, ma anche – permettetemi – è quasi una 'parolaccia'. Per l’economia e il mercato, solidarietà è quasi una parolaccia”.

Il Papa dedica quindi la parte finale del suo videomessaggio al mondo delle cooperative. Una realtà, confida, che lo appassiona fin da quando a 18 anni, nel 1954, aveva sentito suo padre svolgere una conferenza sul cooperativismo cristiano. Quella delle cooperative, afferma, “è proprio la strada per una uguaglianza” nelle “differenze”, anche se è una strada “economicamente lenta”. Ma, ricorda il Papa, come diceva mio padre “va avanti lentamente, ma è sicura”:

“Il lavoro è troppo importante. Lavoro e dignità della persona camminano di pari passo. La solidarietà va applicata anche per garantire il lavoro; la cooperazione rappresenta un elemento importante per assicurare la pluralità di presenze tra i datori del mercato”.

“Oggi – è la riflessione del Papa – essa è oggetto di qualche incomprensione anche a livello europeo”. E tuttavia, afferma, “ritengo che non considerare attuale questa forma di presenza nel mondo produttivo costituisca un impoverimento che lascia spazio alle omologazioni e non promuove le differenze e l’identità”:

“Oggi, questo è di estrema attualità e spinge la cooperazione a diventare un soggetto in grado di pensare alle nuove forme di Welfare. Il mio auspicio è che possiate rivestire di novità la continuità. E così imitiamo anche il Signore, che sempre ci fa andare avanti con sorprese, con le novità”.

Fonte: Radio vaticana

Papa Francesco chiude l'Anno della Fede: Gesù è il centro di tutto e ci perdona sempre.

Accogliere la “centralità di Gesù” nella propria vita. Nella Solennità di Cristo Re, ultima domenica dell’Anno liturgico e atto conclusivo dell’Anno della Fede, Papa Francesco all’omelia della Messa presieduta in Piazza San Pietro ha esortato la Chiesa e ogni singolo cristiano a riconoscere in Cristo il “centro” della creazione, del popolo di Dio, il centro della storia e dell’umanità. Ma soprattutto, ha invitato ogni cristiano a rimettere Cristo al centro del proprio cuore, nonostante i propri limiti, e con l'assoluta certezza di poter contare sulla Misericordia di Dio. “Gesù – ha affermato il Papa – pronuncia solo la parola del perdono, non quella della condanna” e la sua promessa al buon ladrone, ha aggiunto, “ci dà una grande speranza: ci dice che la grazia di Dio è sempre più abbondante della preghiera che l’ha domandata”.

Il Papa ha iniziato la celebrazione attorniato da 1200 concelebranti, e davanti a circa 60 mila persone, inchinandosi davanti al reliquiario che custodisce alcune ossa attribuite all’Apostolo Pietro, per la prima volta esposto in pubblico. Prima della Messa, per volontà del Papa è stata effettuata tra i fedeli presenti una colletta in favore della popolazione filippina colpita dal tifone Haiyan. Al termine della Messa, prima dell’Angelus, Papa Francesco consegnerà la sua Esortazione Apostolica



Evangelii gaudium. Di seguito, il testo integrale dell’omelia pronunciata da Papa Francesco:
“La solennità odierna di Cristo Re dell’universo, coronamento dell’anno liturgico, segna anche la conclusione dell’Anno della Fede, indetto dal Papa Benedetto XVI, al quale va ora il nostro pensiero pieno di affetto e riconoscenza per questo dono che ci ha dato. Con tale provvidenziale iniziativa, egli ci ha offerto l’opportunità di riscoprire la bellezza di quel cammino di fede che ha avuto inizio nel giorno del nostro Battesimo, e che ci ha resi figli di Dio e fratelli nella Chiesa. Un cammino che ha come meta finale l’incontro pieno con Dio, e durante il quale lo Spirito Santo ci purifica, ci eleva, ci santifica, per farci entrare nella felicità a cui anela il nostro cuore. Desidero anche rivolgere un cordiale e fraterno saluto ai Patriarchi e agli Arcivescovi Maggiori delle Chiese Orientali Cattoliche, qui presenti. Lo scambio della pace, che compirò con loro, vuole significare anzitutto la riconoscenza del Vescovo di Roma per queste Comunità, che hanno confessato il nome di Cristo con una esemplare fedeltà, spesso pagata a caro prezzo.

Allo stesso modo, per loro tramite, con questo gesto intendo raggiungere tutti i cristiani che vivono nella Terra Santa, in Siria e in tutto l’Oriente, al fine di ottenere per tutti il dono della pace e della concordia. Le Letture bibliche che sono state proclamate hanno come filo conduttore la centralità di Cristo. Cristo è al centro, Cristo è il centro. Cristo centro della creazione, Cristo centro del popolo, Cristo centro della storia.

1. L’Apostolo Paolo ci offre una visione molto profonda della centralità di Gesù. Ce lo presenta come il Primogenito di tutta la creazione: in Lui, per mezzo di Lui e in vista di Lui furono create tutte le cose. Egli è il centro di tutte le cose, è il principio. Gesù Cristo, il Signore: Dio ha dato a Lui la pienezza, la totalità, perché in Lui siano riconciliate tutte le cose (cfr 1,12-20). Signore della Creazione, Signore della riconciliazione.

Questa immagine ci fa capire che Gesù è il centro della creazione; e pertanto l’atteggiamento richiesto al credente, se vuole essere tale, è quello di riconoscere e di accogliere nella vita questa centralità di Gesù Cristo, nei pensieri, nelle parole e nelle opere. E così, i nostri pensieri saranno pensieri cristiani, pensieri di Cristo. Le nostre opere saranno opere cristiane, opere di Cristo. Le nostre parole saranno parole cristiane, parole di Cristo. Invece, quando si perde questo centro, perché lo si sostituisce con qualcosa d’altro, ne derivano soltanto dei danni, per l’ambiente attorno a noi e per l’uomo stesso.

2. Oltre ad essere centro della creazione e centro della riconciliazione, Cristo è centro del popolo di Dio. E proprio oggi è qui, al centro di noi. Adesso è qui, nella Parola, e sarà qui, sull’altare, vivo, presente, in mezzo a noi, il suo popolo. E’ quanto ci viene mostrato nella prima Lettura, dove si racconta del giorno in cui le tribù d’Israele vennero a cercare Davide e davanti al Signore lo unsero re sopra Israele (cfr 2 Sam 5,1-3). Attraverso la ricerca della figura ideale del re, quegli uomini cercavano Dio stesso: un Dio che si facesse vicino, che accettasse di accompagnarsi al cammino dell’uomo, che si facesse loro fratello.

Cristo, discendente del re Davide, è proprio il “fratello” intorno al quale si costituisce il popolo, che si prende cura del suo popolo, di tutti noi, a costo della sua vita. In Lui noi siamo uno: un solo popolo; uniti a Lui, condividiamo un solo cammino, un solo destino. Solamente in Lui, in Lui come centro, abbiamo l’identità come popolo.

3. E, infine, Cristo è il centro della storia dell’umanità e anche il centro della storia di ogni uomo. A Lui possiamo riferire le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce di cui è intessuta la nostra vita. Quando Gesù è al centro, anche i momenti più bui della nostra esistenza si illuminano, e ci dà speranza, come avviene per il buon ladrone nel Vangelo di oggi.

Mentre tutti gli altri si rivolgono a Gesù con disprezzo – “Se tu sei il Cristo, il Re Messia, salva te stesso scendendo dal patibolo!” – quell’uomo, che ha sbagliato nella vita fino alla fine, si aggrappa pentito a Gesù crocifisso implorando: «Ricordati di me, quando entrerai nel tuo Regno» (Lc 23,42). E Gesù gli promette: «Oggi con me sarai nel paradiso» (v. 43): il suo regno. Gesù pronuncia solo la parola del perdono, non quella della condanna; e quando l’uomo trova il coraggio di chiedere questo perdono, il Signore non lascia mai cadere una simile richiesta.

Oggi tutti noi possiamo pensare alla nostra storia, al nostro cammino. Ognuno di noi ha la sua storia; ognuno di noi, anche, ha i suoi sbagli, i suoi peccati, i suoi momenti felici e i suoi momenti bui. Ci farà bene, in questa giornata, pensare alla nostra storia e guardare Gesù e dal cuore ripetergli tante volte, ma con il cuore, in silenzio, ognuno di noi: “Ricordati di me, Signore, adesso che sei nel tuo Regno! Gesù, ricordati di me, perché io ho voglia diventare buono, io ho voglia di diventare buona, ma non ho forza, non posso: sono peccatore, sono peccatore! Ma ricordati di me, Gesù: tu puoi ricordarti di me, perché tu sei al centro, tu sei proprio nel tuo Regno!”. Che bello! Facciamolo oggi tutti, ognuno nel suo cuore, tante volte. “Ricordati di me, Signore, tu che sei al centro, tu che sei nel tuo Regno!”. La promessa di Gesù al buon ladrone ci dà una grande speranza: ci dice che la grazia di Dio è sempre più abbondante della preghiera che l’ha domandata. Il Signore dona sempre di più, è tanto generoso: dona sempre di più di quanto gli si domanda: gli chiedi di ricordarsi di te, e ti porta nel suo Regno! Gesù è proprio il centro dei nostri desideri di gioia e di salvezza. Andiamo tutti insieme su questa strada”.

Fonte: Radio Vaticana

23 novembre 2013

Papa: "La gente muore di fame ma ci si preoccupa delle banche"

Monito del Papa sulla necessità dell'etica nella vita pubblica, oggi a Piazza San Pietro, nel corso dell'incontro con i movimenti e le associazioni. ''La mancanza di etica nella vita pubblica fa male all'umanità intera'', ha detto Francesco parlando alle circa 200mila persone presenti.
La vera crisi "è la gente che muore di fame, ma di questo non passa niente ma se calano gli investimenti delle banche se ne fa una tragedia" ha sottolineato Papa Francesco. Dice Bergoglio che "è contro questa mentalità che deve andare la Chiesa, attraverso la testimonianza". Francesco ha fatto riferimento alla ''crisi profonda'' che ''distrugge l'uomo. Nella vita pubblica, se non c'è l'etica tutto si può fare''. ''Quando la chiesa diventa chiusa, si ammala. Pensate ad una stanza chiusa per un anno, una chiesa chiusa è ammalata, la chiesa deve uscire verso le periferie esistenziali, qualsiasi esse siano. Gesu' ci dice andate, predicate, date testimonianza del Vangelo''. ''Quello che e' in crisi - ha aggiunto il Papa - e' l'uomo come immagine di Dio, una crisi profonda. In questo momento di crisi non possiamo preoccuparci solo di noi'', ha aggiunto il Papa sottolineando l'esigenza di ''non chiudersi di fronte ai problemi''.



"Non possiamo diventare cristiani inamidati, dobbiamo diventare coraggiosi" ha avvertito il Pontefice. Papa Francesco, come e' sua consuetudine, fa anche un esempio pratico per dimostrare cio' che vuol dire: "Quando io andavo a confessare, chiedevo: 'ma lei da' l'elemosina? E quando da' l'elemosina guarda negli occhi la persona povera? E gli tocca anche la mano o gli butta solo la monetina?'. E' proprio qui il problema -evidenzia Bergoglio- Perche' non basta fare l'elemosina, bisogna prendere su di noi il dolore. La povertà -ragiona ancora Papa Francesco- è una categoria teologale, forse la prima categoria perché il figlio di Dio si è fatto povero: è la carne di Cristo". In mattinata il Pontefice ha puntato il dito contro le ''chiacchiere distruttive'' nella Chiesa, parlando alla Messa nella Domus Santa Marta. ''Disinformazione, diffamazione e calunnia sono peccato!''. Il Pontefice, celebrando la Messa insieme a don Daniel Grech del Vicariato di Roma, critica chi fa ''la disinformazione: dire soltanto la metà che ci conviene e non l'altra metà; l'altra metà non la diciamo perché non è conveniente per noi. Alcuni sorridono...ma quello è vero o no? Hai visto che cosa? E passa. Secondo è la diffamazione: quando una persona davvero ha un difetto, ne ha fatta una grossa, raccontarla, 'fare il giornalista'...e la fama di questa persona è rovinata''. ''E la terza è la calunnia: dire cose che non sono vere. Quello è proprio ammazzare il fratello. Tutti e tre -ha aggiunto Francesco- disinformazione, diffamazione e calunnia, sono peccato. Questo è dare uno schiaffo a Gesù nella persona dei suoi figli, dei suoi fratelli''. Per Francesco mattinata di udienze. In particolare, verso le 11 il Pontefice ha incontrato la Cancelliera tedesca Angela Merkel. E' la seconda volta che i due si incontrano. La prima volta è accaduto il 19 marzo, subito dopo la messa di insediamento del Pontefice.

Fonte: Adnkronos/Ign


22 novembre 2013

Il Papa alle benedettine: Maria, icona più espressiva della speranza cristiana

Maria è la madre della speranza e da Lei nasce l’insegnamento a guardare al domani con speranza, e a non fermarsi all’oggi. E’ il messaggio che Papa Francesco ha consegnato nel pomeriggio alle monache benedettine camaldolesi all’Aventino, in occasione della sua visita al monastero di Sant’Antonio Abate, nella Giornata delle Claustrali, dedicata a tutte le comunità di clausura. Ad accoglierlo l’Abbadessa suor Michela Porcellato. Dopo la celebrazione dei vespri, il Papa ha avuto un colloquio privato con le monache.
Servizio di Francesca Sabatinelli

Maria: icona più espressiva della speranza cristiana. Papa Francesco si rivolge alle camaldolesi, che lo accolgono nel loro monastero, celebrando la Madonna, Colei che ha conosciuto e amato Gesù come nessun’altra creatura, con il quale ha instaurato un legame di parentela ancora prima di darlo alla luce:

Diventa discepola e madre del suo Figlio nel momento in cui accoglie le parole dell’Angelo e dice: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38). Questo “avvenga” non è solo accettazione, ma anche apertura fiduciosa al futuro: è speranza! Questo “avvenga” è speranza!



Maria è la madre della speranza. Alle monache che lo ascoltano, e alla loro Abbadessa, il Papa ricorda tutti i sì della vita della Vergine, a partire da quello dell’annunciazione, che ne fanno appunto “l’icona più espressiva della speranza cristiana”:

Maria non sapeva come potesse diventare madre, ma si è affidata totalmente al mistero che stava per compiersi, ed è diventata la donna dell’attesa e della speranza.

Il Papa racconta la Maria a Betlemme per la nascita di Gesù, la Maria a Gerusalemme per la presentazione al tempio, la Maria consapevole di come la missione e l’identità di quel Figlio, divenuto Maestro e Messia, superino il suo essere madre e allo stesso tempo possano generare apprensione, così come le parole di Simeone e la sua profezia di dolore. “Eppure – ci dice il Papa – di fronte a tutte queste difficoltà e sorprese del progetto di Dio, la speranza della Vergine non vacilla mai!” :



Questo ci dice che la speranza si nutre di ascolto, di contemplazione, di pazienza perché i tempi del Signore maturino.

Anche nel momento in cui Maria diviene donna del dolore ai piedi della croce, la sua speranza non cede, ma la sorregge nella “vigilante attesa di un mistero, più grande del dolore che sta per compiersi”:

Tutto sembra veramente finito; ogni speranza potrebbe dirsi spenta. Anche lei, in quel momento, avrebbe potuto dire, se avesse ricordato le promesse dell’Annunciazione: “Questo non è vero! Sono stata ingannata!”. E non lo ha fatto.

Maria ha creduto, la sua fede le ha fatto aspettare con speranza il domani di Dio. Ciò che evidentemente, è la riflessione alla quale conducono le parole di Francesco, oggi l’uomo non riesce a fare:

Tante volte io penso: “Noi sappiamo aspettare il domani di Dio o vogliamo l’oggi, l’oggi, l’oggi?”. Il domani di Dio è per lei l’alba di quel giorno, primo della settimana. Ci farà bene pensare, a noi, nella contemplazione, all’abbraccio del figlio con la madre

In conclusione, guardando a quell’unica “lampada accesa al sepolcro di Gesù” che “è la speranza della madre” e in quel momento anche “la speranza dell’umanità”, il Papa domanda:
… nei Monasteri è ancora accesa questa lampada? Nei monasteri si aspetta il domani di Dio?

Maria è quindi la testimonianza solida di speranza, presente in ogni momento della storia della salvezza:

Lei, madre di speranza, ci sostiene nei momenti di buio, di difficoltà, di sconforto, di apparente sconfitta, nelle vere sconfitte umane. Maria, speranza nostra, ci aiuti a fare della nostra vita un’offerta gradita al Padre celeste, un dono gioioso per i nostri fratelli, un atteggiamento sempre che guarda al domani.

Fonte: Radio Vaticana

Il Papa alla comunità filippina: nei momenti di dolore non stancatevi di chiedere perché al Padre

Nei momenti di dolore, non stancatevi di chiedere “perché” al Signore. E’ quanto ha detto Papa Francesco nel pomeriggio incontrando, nella Basilica di San Pietro, i pellegrini filippini giunti a Roma da diverse parti del mondo in occasione della benedizione del mosaico di San Pedro Calungsod, Santo filippino canonizzato lo scorso anno da Benedetto XVI.
Il servizio di Amedeo Lomonaco: 

Ci sono eventi tragici, come il tifone nelle Filippine, che non hanno spiegazioni. Ma in questi momenti di sofferenza – ha detto Papa Francesco - non bisogna stancarsi, come i bambini, di chiedere perché:

“Quando i bambini incominciano a crescere non capiscono le cose e incominciano a fare domande al papà o alla mamma: “Papà, perché? Perché? Perché? …. Perché il bambino non capisce. Ma se noi stiamo attenti vedremo che il bambino non aspetta la risposta del suo papà o della sua mamma… Il bambino ha bisogno in quell’insicurezza che il suo papà e la sua mamma lo guardino. Ha bisogno degli occhi dei suoi genitori, ha bisogno del cuore dei suoi genitori”.



Chiedere perché, non spiegazioni, ma soltanto che il Padre ci guardi. E’ questa, nei momenti di dolore, la domanda centrale di quella che il Papa definisce la “preghiera del perché”:
“In questi momenti di tanta sofferenza non stancatevi di dire: “Perché?”. Come i bambini… E così attirerete gli occhi del nostro Padre sul vostro popolo; attirerete la tenerezza del papà del cielo su di voi. Come fa il bambino quando chiede: “Perché? Perché?”.

Il Papa ha infine ribadito la propria vicinanza al popolo delle Filippine:

“Anche io vi accompagno, con questa preghiera del perché”.

Prima del discorso del Santo Padre, il cardinale Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila, ha ricordato la figura di San Pietro Calungsod e la devastazione provocata dal tifone che ha flagellato le Filippine. Il popolo – ha affermato il porporato - è rimasto saldo nella fede, mosso dalla preghiera e dalla solidarietà:

“Vediamo la fede sorgere dalle rovine. La speranza dalle calamità non può essere distrutta. E vediamo l’amore che è più forte dei terremoti e dei tifoni”.



Fonte: Radio Vaticana

Papa Francesco telefona al ragazzino malato di distrofia.

Roma, 14 set.  - Michel, quindicenne di Pinerolo affetto da distrofia muscolare, ha scritto a Papa Francesco dicendogli che era un Papa diverso da tutti gli altri e la risposta di Bergoglio non si è fatta attendere: 'Pronto, sono Francesco'. La telefonata è arrivata oggi, alle 12.10, nell'incredulità di tutti. Racconta Michel "Ha risposto mia madre e il Papa ha voluto parlare con me.

'Come stai?', mi ha chiesto". Comprensibile l'incredulità del ragazzo: "Ho fatto una faccia... ridevo, ridevo....". Michel, come racconta, ha ricevuto un invito: "il Papa mi ha chiesto come stavo e mi ha invitato a Roma". Tra l'incredulità e la grande emozione, il ragazzo ha risposto: "Tutto bene. Io sto per andare a mangiare. Sono tanto contento, davvero". Delle difficoltà che comporta la malattia di Michel e della grande gioia derivata dalla chiamata inattesa del Papa, parla Raffaele De Santis, presidente associazione Santa Monica che si occupa di questi malati: "Sono 23 anni che vado in giro e ho visto che basta un sorriso perché non abbiano più dolori. Michel mi aveva chiesto di mandare la lettera e l'ho inviata al Papa, al presidente della Repubblica e al presidente Berlusconi perché gli regalasse una macchina modificata per lui". 



Il giovane Michel ha avuto anche la possibilità di incontrare i beniamini del calcio. "Ha incontrato giocatori del Milan, - racconta De Santis -. Gattuso gli ha regalato biglietti per la tribuna vip. Una lettera è arrivata dal Presidente della Repubblica il mese scorso, in cui mi spiegavano che per i molti impegni non poteva incontrare il ragazzo. Berlusconi non ha ancora risposto". Da qui l'appello del ragazzo all'ex premier: "Capisco che abbia impegni più grandi, ma se può mi dia una mano perché io possa avere una macchina modificata per potermi spostare". Michel aveva scritto a papa Francesco, evidenziando come fosse diverso dagli altri Pontefici. Ricorda Michel: "Ho scritto nella lettera: 'Lei è un Papa diverso dagli altri". Dal Vaticano gli hanno fatto capire che per problemi istituzionali non era possibile un incontro personale. Possibile, invece, un incontro per l'udienza generale. "Io ho telefonato e ho spiegato la situazione - racconta De Santis -. La malattia è progredita e sarebbe stato difficile portare Michel". Il Papa ha accorciato le distanze e, alle 12.10 di oggi, la telefonata.

Fonte: Androkonos

Il Papa 'farmacista' consiglia la Misericordina: "E' medicina spirituale"

Città del Vaticano - (Adnkronos) - In una scatoletta le 'pillole' della fede, un rosario da portare sempre con sé in una confezione che somiglia a quella di un farmaco. L'idea dei seminaristi polacchi sponsorizzata da Francesco all'Angelus: "Fa bene al cuore"

Città del Vaticano, 17 nov. (Adnkronos) - Arriva la 'misericordia' in pillole. L'originale iniziativa si deve ai seminaristi polacchi, dalla cui fantasia è nata 'Miserikordyna', rosario da portare sempre con sé. Le speciali 'pillola della fede' sono grani del rosario contenuti in una scatoletta esattamente come un'aspirina o una qualsiasi altra compressa e all'interno c'è pure il 'bugiardino' illustrativo come accade per i medicinali. Le pillole della fede sono state distribuite ai pellegrini e ai fedeli in piazza San Pietro in occasione dell'Angelus. Il Papa ha fatto riferimento all'iniziativa come ''un modo per concretizzare i frutti dell'Anno della Fede, che volge al termine.




Qualcuno penserà che il Papa fa il farmacista! Si tratta di una 'medicina spirituale' è contenuta in una scatoletta, che alcuni volontari distribuiranno mentre lasciate la piazza. C'è una corona del Rosario, con la quale si può pregare anche la 'coroncina della Divina Misericordia', aiuto spirituale per la nostra anima e per diffondere ovunque l'amore, il perdono e la fraternità. Non dimenticatevi di prenderla, fa bene al cuore, all'anima e a tutta la vita''. All'interno della confezione si trovano le 'compresse', vale a dire i 59 grani del rosario. Un 'farmaco' senza controindicazioni che, anzi, fa sì che "l'anima riceva la misericordia. E' rivelato attraverso la pace del cuore, la gioia interiore e il desiderio di fare del bene", spiega il foglietto illustrativo nella confezione. L'efficacia è garantita "con le parole di Gesù".

Fonte: Androkonos

Il Papa alle benedettine: Maria, icona più espressiva della speranza cristiana

Maria è la madre della speranza e da Lei nasce l’insegnamento a guardare al domani con speranza, e a non fermarsi all’oggi. E’ il messaggio che Papa Francesco ha consegnato nel pomeriggio alle monache benedettine camaldolesi all’Aventino, in occasione della sua visita al monastero di Sant’Antonio Abate, nella Giornata delle Claustrali, dedicata a tutte le comunità di clausura. Ad accoglierlo l’Abbadessa suor Michela Porcellato. Dopo la celebrazione dei vespri, il Papa ha avuto un colloquio privato con le monache. Servizio di Francesca Sabatinelli: 00:04:03:60
Maria: icona più espressiva della speranza cristiana. Papa Francesco si rivolge alle camaldolesi, che lo accolgono nel loro monastero, celebrando la Madonna, Colei che ha conosciuto e amato Gesù come nessun’altra creatura, con il quale ha instaurato un legame di parentela ancora prima di darlo alla luce:
Diventa discepola e madre del suo Figlio nel momento in cui accoglie le parole dell’Angelo e dice: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38). Questo “avvenga” non è solo accettazione, ma anche apertura fiduciosa al futuro: è speranza! Questo “avvenga” è speranza!
Maria è la madre della speranza. Alle monache che lo ascoltano, e alla loro Abbadessa, il Papa ricorda tutti i sì della vita della Vergine, a partire da quello dell’annunciazione, che ne fanno appunto “l’icona più espressiva della speranza cristiana”:
Maria non sapeva come potesse diventare madre, ma si è affidata totalmente al mistero che stava per compiersi, ed è diventata la donna dell’attesa e della speranza.
Il Papa racconta la Maria a Betlemme per la nascita di Gesù, la Maria a Gerusalemme per la presentazione al tempio, la Maria consapevole di come la missione e l’identità di quel Figlio, divenuto Maestro e Messia, superino il suo essere madre e allo stesso tempo possano generare apprensione, così come le parole di Simeone e la sua profezia di dolore. “Eppure – ci dice il Papa – di fronte a tutte queste difficoltà e sorprese del progetto di Dio, la speranza della Vergine non vacilla mai!” :
Questo ci dice che la speranza si nutre di ascolto, di contemplazione, di pazienza perché i tempi del Signore maturino.
Anche nel momento in cui Maria diviene donna del dolore ai piedi della croce, la sua speranza non cede, ma la sorregge nella “vigilante attesa di un mistero, più grande del dolore che sta per compiersi”:
Tutto sembra veramente finito; ogni speranza potrebbe dirsi spenta. Anche lei, in quel momento, avrebbe potuto dire, se avesse ricordato le promesse dell’Annunciazione: “Questo non è vero! Sono stata ingannata!”. E non lo ha fatto.
Maria ha creduto, la sua fede le ha fatto aspettare con speranza il domani di Dio. Ciò che evidentemente, è la riflessione alla quale conducono le parole di Francesco, oggi l’uomo non riesce a fare:
Tante volte io penso: “Noi sappiamo aspettare il domani di Dio o vogliamo l’oggi, l’oggi, l’oggi?”. Il domani di Dio è per lei l’alba di quel giorno, primo della settimana. Ci farà bene pensare, a noi, nella contemplazione, all’abbraccio del figlio con la madre
In conclusione, guardando a quell’unica “lampada accesa al sepolcro di Gesù” che “è la speranza della madre” e in quel momento anche “la speranza dell’umanità”, il Papa domanda:
… nei Monasteri è ancora accesa questa lampada? Nei monasteri si aspetta il domani di Dio?
Maria è quindi la testimonianza solida di speranza, presente in ogni momento della storia della salvezza:
Lei, madre di speranza, ci sostiene nei momenti di buio, di difficoltà, di sconforto, di apparente sconfitta, nelle vere sconfitte umane. Maria, speranza nostra, ci aiuti a fare della nostra vita un’offerta gradita al Padre celeste, un dono gioioso per i nostri fratelli, un atteggiamento sempre che guarda al domani.

Fonte: Radio Vaticana