Vivere la Quaresima è cambiare vita e amare il prossimo con gratuità, senza abituarci “alle situazioni di degrado e di miseria” che incontriamo nelle nostre città. È l’insegnamento che Papa Francesco ha offerto alle circa 50 mila persone che hanno partecipato ieri mattina all’udienza generale in Piazza San Pietro.
Visualizzazione post con etichetta Udienza Generale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Udienza Generale. Mostra tutti i post
6 marzo 2014
5 marzo 2014
Udienza generale. Il Papa: Quaresima, tempo forte per la conversione
All’udienza generale di stamane in Piazza San Pietro, il Papa ha svolto la sua catechesi sul Tempo della Quaresima che inizia oggi con il Mercoledì delle Ceneri. E’ “l’itinerario quaresimale di quaranta giorni – ha spiegato - che ci condurrà al Triduo pasquale, memoria della passione, morte e risurrezione del Signore, cuore, centro, del mistero della nostra salvezza. E la Quaresima ci prepara a questo momento tanto importante,
26 febbraio 2014
Udienza generale. Il Papa: l'Unzione degli infermi non è tabù, è Gesù che visita il malato
“Nel momento del dolore e della malattia noi non siamo soli”. Attorno a questo concetto Papa Francesco ha sviluppato l’udienza generale di questa mattina in Piazza San Pietro. Davanti a circa 50 mila persone, il Papa ha incentrato la sua catechesi sul Sacramento dell’Unzione degli infermi, invitando a considerarla nella sua verità: come presenza di Gesù accanto al malato e non come un gesto tabù, da evitare per scaramanzia. Di seguito, ampi stralci delle parole di Papa Francesco:
19 febbraio 2014
Udienza generale. Il Papa: non vergogniamoci di confessarci, ogni volta è un abbraccio di Dio.
Il Sacramento della Riconciliazione “è un Sacramento di guarigione”. E il perdono che ne scaturisce può essere dato solo da Dio, che fa festa ogni volta che un peccatore glieLo chiede. A questo Sacramento bisogna quindi accostarsi senza “pura” né
12 febbraio 2014
Udienza generale. Il Papa: l'Eucaristia ci fa vedere negli altri il volto di Gesù.
All'udienza generale di stamani, il Papa ha proseguito la sua catechesi sull’Eucaristia. Nell’ultima catechesi aveva messo in luce che l’Eucaristia “ci introduce nella comunione reale con Gesù e il suo mistero. Ora possiamo porci alcune domande
5 febbraio 2014
Udienza generale. Il Papa: è molto importante andare a Messa la Domenica, l'Eucaristia è salvezza.
Oltre 25 mila fedeli presenti oggi in Piazza San Pietro nonostante la pioggia per partecipare all’udienza generale del mercoledì. Il Papa ha dedicato la sua catechesi sui Sacramenti all’Eucaristia che – ha detto “si colloca nel cuore dell’«iniziazione cristiana», insieme al Battesimo e alla Confermazione, e costituisce
29 gennaio 2014
Udienza generale. Il Papa parla della Cresima: dono di Dio che ci aiuta a vivere da veri cristiani.
Alcune migliaia di persone sono presenti stamani in Piazza San Pietro per l'udienza generale del mercoledì nonostante la giornata molto fredda. Il Papa sta svolgendo la sua terza catechesi sui Sacramenti, soffermandosi sulla Confermazione o Cresima.
22 gennaio 2014
Udienza generale. Il Papa: le divisioni fra i cristiani sono uno scandalo, Gesù crea comunione.
All'udienza generale di stamane il Papa ha svolto la sua catechesi sulla Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani iniziata sabato scorso e che si concluderà sabato prossimo, festa della Conversione di san Paolo apostolo. “Questa iniziativa spirituale, quanto mai preziosa – ha detto Papa Francesco - coinvolge le comunità cristiane da più di cento anni.
15 gennaio 2014
Udienza generale. Il Papa: è necessario un nuovo protagonismo di tutti i battezzati.
All’udienza generale di oggi in Piazza San Pietro, il Papa ha continuato la sua catechesi sul Battesimo, che mercoledì scorso ha inaugurato un ciclo di riflessioni sui Sacramenti. Papa Francesco ha sottolineato “un frutto molto importante” del Battesimo: “esso ci fa diventare membri del Corpo di Cristo e del Popolo di Dio.
11 dicembre 2013
Udienza generale. Il Papa: non avere paura del giudizio finale, ma bisogna aprire il cuore all'amore di Dio.
Oggi all’udienza generale, Papa Francesco ha svolto l’ultima catechesi sulla professione di fede, trattando l’affermazione «Credo la vita eterna». In particolare si è soffermato sul giudizio finale. “Ma – ha subito detto - non avere paura! Sentiamo quello che dice la Parola di Dio. Al riguardo, leggiamo nel vangelo di Matteo: Allora Cristo «verrà nella sua gloria, con tutti i suoi angeli… E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra… E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna» (Mt 25,31-33.46). Quando pensiamo al ritorno di Cristo e al suo giudizio finale, che manifesterà, fino alle sue ultime conseguenze, il bene che ognuno avrà compiuto o avrà omesso di compiere durante la sua vita terrena, percepiamo di trovarci di fronte a un mistero che ci sovrasta, che non riusciamo nemmeno a immaginare. Un mistero che quasi istintivamente suscita in noi un senso di timore, e magari anche di trepidazione. Se però riflettiamo bene su questa realtà, essa non può che allargare il cuore di un cristiano e costituire un grande motivo di consolazione e di fiducia”.
“A questo proposito – ha proseguito - la testimonianza delle prime comunità cristiane risuona quanto mai suggestiva. Esse infatti erano solite accompagnare le celebrazioni e le preghiere con l’acclamazione Maranathà, un’espressione costituita da due parole aramaiche che, a seconda di come vengono scandite, si possono intendere come una supplica: «Vieni, Signore!», oppure come una certezza alimentata dalla fede: «Sì, il Signore viene, il Signore è vicino». È l’esclamazione in cui culmina tutta la Rivelazione cristiana, al termine della meravigliosa contemplazione che ci viene offerta nell’Apocalisse di Giovanni (cfr Ap 22,20). In quel caso, è la Chiesa-sposa che, a nome dell’umanità intera, di tutta l’umanità, e in quanto sua primizia, si rivolge a Cristo, suo sposo, non vedendo l’ora di essere avvolta dal suo abbraccio: un abbraccio - l’abbraccio di Gesù - che è pienezza di vita, è pienezza di amore. Così ci abbraccia Gesù! Se pensiamo al giudizio in questa prospettiva, ogni paura e titubanza viene meno e lascia spazio all’attesa e a una profonda gioia: sarà proprio il momento in cui verremo giudicati finalmente pronti per essere rivestiti della gloria di Cristo, come di una veste nuziale, ed essere condotti al banchetto, immagine della piena e definitiva comunione con Dio”.
Il Papa ha poi proseguito: “Un secondo motivo di fiducia viene offerto dalla constatazione che, nel momento del giudizio, non saremo lasciati soli. È Gesù stesso, nel Vangelo di Matteo, a preannunciare come, alla fine dei tempi, coloro che lo avranno seguito prenderanno posto nella sua gloria, per giudicare insieme a lui, tutti. (cfr Mt 19,28). L’apostolo Paolo poi, scrivendo alla comunità di Corinto, afferma: «Non sapete che i santi giudicheranno il mondo? Quanto più le cose di questa vita!» (1 Cor 6,2-3). Che bello sapere che in quel frangente, oltre che su Cristo, nostro Paràclito, nostro Avvocato presso il Padre (cfr 1 Gv 2,1), potremo contare sull’intercessione e sulla benevolenza di tanti nostri fratelli e sorelle più grandi che ci hanno preceduto nel cammino della fede, che hanno offerto la loro vita per noi e che continuano ad amarci in modo indicibile! I santi già vivono al cospetto di Dio, nello splendore della sua gloria pregando per noi che ancora viviamo sulla terra. Quanta consolazione suscita nel nostro cuore questa certezza! La Chiesa è davvero una madre e, come una mamma, cerca il bene dei suoi figli, soprattutto quelli più lontani e afflitti, finché troverà la sua pienezza nel corpo glorioso di Cristo con tutte le sue membra”.
“Un’ulteriore suggestione – ha aggiunto - ci viene offerta dal Vangelo di Giovanni, dove si afferma esplicitamente che «Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nell’unigenito Figlio di Dio» (Gv 3,17-18). Questo significa che il giudizio” finale “ è già in atto, incomincia adesso, nel corso della nostra esistenza. Tale giudizio è pronunciato in ogni istante della vita, come riscontro della nostra accoglienza con fede della salvezza presente ed operante in Cristo, oppure della nostra incredulità, con la conseguente chiusura in noi stessi”.
A braccio ha detto: “Ma se noi ci chiudiamo - noi stessi - all’amore di Gesù, siamo noi stessi che ci condanniamo! Siamo condannati da noi stessi! La salvezza è aprirsi a Gesù e Lui ci salva. Se siamo peccatori - tutti, tutti lo siamo, tutti! - chiediamo perdono e andiamo con la voglia di essere buoni, il Signore ci perdona. Ma per questo dobbiamo aprirci, aprirci all’amore di Gesù, che è più forte di tutte le altre cose. L’amore di Gesù grande! L’amore di Gesù è misericordioso! L’amore di Gesù perdona! Ma tu devi aprirti e aprirsi significa pentirsi, lamentarsi delle cose che non sono buone che abbiamo fatto”.
“Il Signore Gesù – ha affermato - si è donato e continua a donarsi a noi, per ricolmarci di tutta la misericordia. Siamo noi quindi che possiamo diventare in un certo senso giudici di noi stessi, autocondannandoci all’esclusione dalla comunione con Dio e con i fratelli. Non stanchiamoci, pertanto, di vigilare sui nostri pensieri e sui nostri atteggiamenti, per pregustare fin da ora il calore e lo splendore del volto di Dio. E quello sarà bellissimo! Di quel Dio che nella vita eterna contempleremo in tutta la sua pienezza”. Il Papa ha concluso parlando a braccio: “ Avanti! Avanti, pensando in questo giudizio che comincia adesso. E’ incominciato… Avanti, facendo che il nostro cuore sia aperto a Gesù, alla sua salvezza. Avanti, senza paura perché l’amore di Gesù è più grande e se noi chiediamo perdono dei nostri peccati, Lui ci perdona! E’ così Gesù! Avanti con questa certezza, che ci porterà alla gloria del cielo. Grazie!”.
Fonte: Radio Vaticana
27 novembre 2013
Udienza generale. Il Papa: chi pratica la misericordia non teme la morte.
Circa 50 mila fedeli oggi in Piazza San Pietro per l’udienza generale, nonostante la giornata molto fredda. Il Papa ha fatto innanzitutto i complimenti ai pellegrini presenti: “perché voi siete coraggiosi con questo freddo in piazza! Complimenti, tanti!”. Quindi, ha affermato di voler portare a termine le catechesi sul “Credo”, svolte durante l’Anno della Fede, che si è concluso domenica scorsa. In questa catechesi e nella prossima – ha detto – “vorrei considerare il tema della risurrezione della carne, cogliendone due aspetti così come li presenta il Catechismo della Chiesa Cattolica, cioè il nostro morire e il nostro risorgere in Gesù Cristo. Oggi mi soffermo sul primo aspetto: «morire in Cristo»”.
“C’è un modo sbagliato di guardare la morte – ha detto - La morte ci riguarda tutti, ci interroga in modo profondo, specialmente quando ci tocca da vicino, o quando colpisce i piccoli, gli indifesi in una maniera che ci risulta ‘scandalosa’. A me sempre ha colpito la domanda: perché soffrono i bambini?, perché muoiono i bambini? Se viene intesa come la fine di tutto, la morte spaventa, atterrisce, si trasforma in minaccia che infrange ogni sogno, ogni prospettiva, che spezza ogni relazione e interrompe ogni cammino. Questo capita quando consideriamo la nostra vita come un tempo rinchiuso tra due poli: la nascita e la morte; quando non crediamo in un orizzonte che va oltre quello della vita presente; quando si vive come se Dio non esistesse. Questa concezione della morte è tipica del pensiero ateo, che interpreta l’esistenza come un trovarsi casualmente nel mondo e un camminare verso il nulla. Ma esiste anche un ateismo pratico, che è un vivere solo per i propri interessi, vivere solo per le cose terrene. Se ci lasciamo prendere da questa visione sbagliata della morte, non abbiamo altra scelta che quella di occultare la morte, di negarla, o di banalizzarla, perché non ci faccia paura”.
"Ma a questa falsa soluzione - ha proseguito - si ribella il 'cuore' dell’uomo, il desiderio che tutti noi abbiamo di infinito, la nostalgia che tutti noi abbiamo dell’eterno. E allora qual è il senso cristiano della morte? Se guardiamo ai momenti più dolorosi della nostra vita, quando abbiamo perso una persona cara – i genitori, un fratello, una sorella, un coniuge, un figlio, un amico –, ci accorgiamo che, anche nel dramma della perdita, anche lacerati dal distacco, sale dal cuore la convinzione che non può essere tutto finito, che il bene dato e ricevuto non è stato inutile. C’è un istinto potente dentro di noi, che ci dice che la nostra vita non finisce con la morte. E questo è vero: la nostra vita non finisce con la morte! Questa sete di vita ha trovato la sua risposta reale e affidabile nella risurrezione di Gesù Cristo. La risurrezione di Gesù non dà soltanto la certezza della vita oltre la morte, ma illumina anche il mistero stesso della morte di ciascuno di noi. Se viviamo uniti a Gesù, fedeli a Lui, saremo capaci di affrontare con speranza e serenità anche il passaggio della morte. La Chiesa infatti prega: «Se ci rattrista la certezza di dover morire, ci consola la promessa dell’immortalità futura». Una bella preghiera della Chiesa questa! Una persona tende a morire come è vissuta. Se la mia vita è stata un cammino con il Signore, di fiducia nella sua immensa misericordia, sarò preparato ad accettare il momento ultimo della mia esistenza terrena come il definitivo abbandono confidente nelle sue mani accoglienti, in attesa di contemplare faccia a faccia il suo volto”.
E a braccio ha aggiunto: “Questo è il più bello che può accaderci: contemplare faccia a faccia quel volto meraviglioso del Signore. Ma, vederlo come Lui è: bello, pieno di luce, pieno di amore, pieno di tenerezza. Noi andiamo fino a questo punto: trovare il Signore”.“In questo orizzonte – ha proseguito - si comprende l’invito di Gesù ad essere sempre pronti, vigilanti, sapendo che la vita in questo mondo ci è data anche per preparare l’altra vita, quella con il Padre celeste. E per questo c’è una via sicura: prepararsi bene alla morte, stando vicino a Gesù: quella è la sicurezza. Io mi preparo alla morte stando vicino a Gesù. E come si sta vicino a Gesù? Con la preghiera, nei Sacramenti e anche nella pratica della carità. Ricordiamo che Lui è presente nei più deboli e bisognosi. Lui stesso si è identificato con loro, nella famosa parabola del giudizio finale, quando dice: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi. …Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,35-36.40). Pertanto, una via sicura è recuperare il senso della carità cristiana e della condivisione fraterna, prenderci cura delle piaghe corporali e spirituali del nostro prossimo”.
“La solidarietà nel compatire il dolore e infondere speranza – ha sottolineato - è premessa e condizione per ricevere in eredità quel Regno preparato per noi. Chi pratica la misericordia non teme la morte. Pensate bene a questo! Chi pratica la misericordia non teme la morte. Siete d’accordo? Lo diciamo insieme per non dimenticarlo: ‘Chi pratica la misericordia non teme la morte!’. Un’altra volta: ‘Chi pratica la misericordia non teme la morte!’. E perché non teme la morte? Perché la guarda in faccia nelle ferite dei fratelli, e la supera con l’amore di Gesù Cristo. Se apriremo la porta della nostra vita e del nostro cuore ai fratelli più piccoli, allora anche la nostra morte diventerà una porta che ci introdurrà al cielo, alla patria beata, verso cui siamo diretti, anelando di dimorare per sempre con il nostro Padre Dio, con Gesù, con la Madonna e con i santi”.
Fonte: Radio Vaticana
Iscriviti a:
Post (Atom)










