1 novembre 2013

Il Papa celebra a sorpresa sulla tomba di Wojtyla

Francesco ha voluto ricordare il 68esimo anniversario dell'ordinazione sacerdotale di Giovanni Paolo II che ebbe luogo il primo novembre 1946 a Cracovia


Papa Francesco ha celebrato questa mattina sulla tomba di Giovanni Paolo II in San Pietro. Ogni giovedì alle 7 la comunità polacca si riunisce per pregare sull'altare sotto il quale è stata collocata la bara del Pontefice dopo la beatificazione del primo maggio 2011, e questa mattina Bergoglio ha voluto unirsi a loro anche per ricordare il 68esimo  anniversario dell'ordinazione sacerdotale di Karol Wojtyla che ebbe luogo il primo novembre 1946 a Cracovia. La celebrazione - come avviene ogni settimana - è stata trasmessa dalla Radio Vaticana nel suo programma polacco.



Con il Pontefice, segnala il Sismografo, sito aggiornato in tempo reale sull'attività della Santa Sede, hanno concelebrato 120 sacerdoti in gran parte polacchi. I fedeli presenti erano numerosi. La tomba del beato Giovanni Paolo II, dopo la sua beatificazione è stata allestita nella Cappella di San Sebastiano, ove è collocato il grande mosaico del Martirio di San Sebastiano, realizzato sulla base di un dipinto del Domenichino da Pier Paolo Cristofari. Nella cappella, coperta da una volta decorata con mosaici di Pietro da Cortona, sono conservati anche i monumenti realizzati nel corso del Novecento per Pio XI e Pio XII.
  


All'omelia, il Papa ha commentato le letture del giorno: la lettera di San Paolo ai Romani in cui l'apostolo delle Genti parla del suo amore per Cristo e il passo del Vangelo di San Luca in cui Gesù piange su Gerusalemme che non ha capito di essere amata da Lui.


Parlando di Giovanni Paolo II, Francesco ha osservato:''Era il centro proprio della sua vita, il riferimento: l'amore di Cristo. E senza l'amore di Cristo, senza vivere di questo amore, riconoscerlo, nutrirci di quell'amore, non si puo' essere cristiano: il cristiano, quello che si sente guardato dal Signore, con quello sguardo tanto bello, amato dal Signore e amato sino alla fine''.  ''Il cristiano - ha proseguito il papa - sente che la sua vita e' stata salvata per il sangue di Cristo. E questo fa l'amore: questo rapporto d'amore''.   

C'e' poi l'immagine della ''tristezza di Gesu', quando guarda Gerusalemme'', ha aggiunto Francesco, che non ha capito il suo amore che paragona a quello di una chioccia che vuole raccogliere i pulcini sotto le ali:  ''Non ha capito la tenerezza di Dio, con quell'immagine tanto bella, che dice Gesu'. Non capire l'amore di Dio: il contrario di quello che sentiva Paolo. Ma si', Dio mi ama, Dio ci ama, ma e' una cosa astratta, e' una cosa che non mi tocca il cuore ed io mi arrangio nella vita come posso. Non c'e' fedelta' li'. E il pianto del cuore di Gesu' verso Gerusalemme e' questo: 'Gerusalemme, tu non sei fedele; tu non ti sei lasciata amare; e tu ti sei affidata a tanti idoli, che ti promettevano tutto, ti dicevano di darti tutto, poi ti hanno abbandonata'. Il cuore di Gesu', la sofferenza dell'amore di Gesu': un amore non accettato, non ricevuto''.

A proposito di san Paolo, il Pontefice ha osservato che «lui si sente debole, si sente peccatore, ma ha la forza in quell'amore di Dio, in quell'incontro che ha avuto con Gesù Cristo. Dall'altra parte, - ha sottolineato papa Bergoglio -  la città e il popolo infedele, non fedele, che non accetta l'amore di Gesù, o peggio ancora, eh? Che vive quest'amore ma a metà: un po' sì, un po' no, secondo le proprie convenienze. Guardiamo Paolo con il suo coraggio che viene da questo amore, e guardiamo Gesù che piange su quella città, che non è fedele. Guardiamo la fedeltà di Paolo e l'infedeltà di Gerusalemme e al centro guardiamo Gesù, il suo cuore, che ci ama tanto. Che possiamo farcene? La domanda: io somiglio più a Paolo o a Gerusalemme? Il mio amore a Dio è tanto forte come quello di Paolo o il mio cuore è un cuore tiepido come quello di Gerusalemme? Il Signore, per intercessione del Beato Giovanni Paolo II, ci aiuti a rispondere a questa domanda».

Fonte: Vatican Insider

Siete carezze di Dio, segno della carità di Cristo per i poveri: così il Papa al Circolo San Pietro

Continuare “ad essere segno visibile della carità di Cristo” verso i bisognosi. È l’esortazione di Papa Francesco ai circa 200 soci del Circolo San Pietro, ricevuti ieri in Sala Clementina. Il Pontefice li ha ringraziati per l’opera “a sostegno delle attività caritative della Chiesa in favore delle persone più bisognose” e per il tradizionale obolo, raccolto nelle chiese di Roma per la sollecitudine del Papa verso i meno fortunati della città. Il servizio di Giada Aquilino:
“Una fede vissuta in modo serio suscita comportamenti di autentica carità”. Con queste parole Papa Francesco ha voluto ricordare che nell’Anno della Fede - ormai giunto quasi a conclusione - “la Chiesa ha rinnovato la fede in Gesù Cristo e ha ravvivato la gioia di camminare nelle sue vie”:

“Abbiamo tante testimonianze semplici di persone che diventano apostoli di carità in famiglia, a scuola, in parrocchia, nei luoghi di lavoro e di incontro sociale, nelle strade, ovunque… Hanno preso sul serio il Vangelo! Il vero discepolo del Signore si impegna personalmente in un ministero della carità, che ha come dimensione le multiformi e inesauribili povertà dell’uomo”.
Esprimendo la propria riconoscenza al Circolo San Pietro per l’opera “a sostegno delle attività caritative della Chiesa in favore delle persone più bisognose”, il Santo Padre ha sottolineato come i soci di tale realtà, fondata nel 1869, si sentano “mandati alle sorelle e ai fratelli più poveri, fragili, emarginati”: “lo fate - ha detto - in quanto battezzati, avvertendolo un compito vostro di fedeli laici. E non - ha proseguito - come un ministero eccezionale o occasionale, ma fondamentale, in cui la Chiesa si identifica, esercitandolo quotidianamente”:



“Ogni giorno si presentano situazioni che ci interpellano. Ogni giorno ciascuno di noi è chiamato ad essere consolatore, a farsi strumento umile ma generoso della provvidenza di Dio e della sua misericordiosa bontà, del suo amore che capisce e compatisce, della sua consolazione che solleva e dà coraggio. Ogni giorno siamo chiamati tutti a diventare carezza di Dio a quelli che forse non dimenticano, non hanno dimenticato le prime carezze; che forse mai nella loro vita hanno sentito una carezza. Voi siete qui per la Santa Sede, qui a Roma, carezze di Dio. Grazie! Grazie tante”.

Invitando tutti a continuare “ad essere segno visibile della carità di Cristo verso quanti si trovano nel bisogno sia in senso materiale che in senso spirituale, come pure verso i pellegrini che giungono a Roma da ogni parte del mondo”, il Pontefice ha ringraziato il Circolo anche per l’Obolo di San Pietro, raccolto nelle chiese di Roma:

“È la vostra tipica partecipazione alla mia sollecitudine per le persone più bisognose di questa Città. Vi incoraggio a proseguire in questa vostra azione, attingendo l’amore da dare ai fratelli alla scuola della carità divina, mediante la preghiera e l’ascolto della Parola di Dio”.

Fonte: Radio Vaticana

Il Papa all'Angelus nella festa di Tutti i Santi: camminiamo sulla via della santità. Al Verano pregherà per i cristiani perseguitati. Il pensiero del Pontefice ancora ai migranti

Essere santi non è un privilegio di pochi, ma è una vocazione per tutti. Lo ha ricordato Papa Francesco, oggi all’Angelus in Piazza San Pietro, nell’odierna festa di Tutti i Santi. “Il traguardo della nostra esistenza - ha detto - “non è la morte”, bensì il Paradiso. Nel pomeriggio, ha poi aggiunto, si recherà al cimitero romano del Verano, per la Santa Messa e la commemorazione dei defunti. Nell’occasione, il pensiero del Santo Padre è andato alla recente tragedia in Niger, dove un centinaio di migranti sono morti nel deserto, tentando di raggiungere la vicina Algeria. 

Il servizio di Giada Aquilino:
Non sono superuomini, né sono nati perfetti. “Sono persone che prima di raggiungere la gloria del cielo hanno vissuto una vita normale, con gioie e dolori, fatiche e speranze”. Così Papa Francesco ha parlato della figura dei Santi: gli “amici di Dio”, li ha definiti, perché nella loro esistenza terrena hanno vissuto “in comunione profonda con Dio, tanto da diventare simili a Lui”. È per questo che “nel volto dei fratelli più piccoli e disprezzati hanno veduto il volto di Dio e ora lo contemplano faccia a faccia nella sua bellezza gloriosa”:

“Quando hanno conosciuto l’amore di Dio, lo hanno seguito con tutto il cuore, senza condizioni o ipocrisie; hanno speso la loro vita al servizio degli altri, hanno sopportato sofferenze e avversità senza odiare e rispondendo al male con il bene, diffondendo gioia e pace”.
I Santi sono quindi uomini e donne che “hanno la gioia nel cuore e la trasmettono agli altri”:
“Essere santi non è un privilegio di pochi, ma è una vocazione per tutti. Tutti perciò siamo chiamati a camminare sulla via della santità, e questa via ha un nome, un volto: Gesù Cristo”.
Nel Vangelo, il Signore “ci mostra la strada”, quella delle Beatitudini: “il Regno dei cieli - ha spiegato il Pontefice - è per quanti non pongono la loro sicurezza nelle cose, ma nell’amore di Dio; per quanti - ha proseguito - hanno un cuore semplice, umile, non presumono di essere giusti e non giudicano gli altri, quanti sanno soffrire con chi soffre e gioire con chi gioisce, non sono violenti ma - ha aggiunto - misericordiosi e cercano di essere artefici di riconciliazione e di pace”.



“Che cosa ci dicono i Santi, oggi? Ci dicono: fidatevi del Signore, perché Lui non delude! Con la loro testimonianza ci incoraggiano a non avere paura di andare controcorrente o di essere incompresi e derisi quando parliamo di Lui e del Vangelo; ci dimostrano con la loro vita che chi rimane fedele a Dio e alla sua Parola sperimenta già su questa terra il conforto del suo amore e il ‘centuplo’ nell’eternità”.

In fondo, ha notato il Santo Padre, questo “è ciò che speriamo e domandiamo al Signore per i nostri fratelli e sorelle defunti”. “Con sapienza, la Chiesa ha posto in stretta sequenza la festa di Tutti i Santi e la Commemorazione di tutti i fedeli defunti”. Alla nostra preghiera di lode a Dio e di venerazione degli spiriti beati si unisce, ha aggiunto il Papa, “l’orazione di suffragio per quanti ci hanno preceduto nel passaggio da questo mondo alla vita eterna”. Quindi, dopo la preghiera mariana, ha ricordato che nel pomeriggio si recherà al cimitero del Verano e celebrerà là la Santa Messa

“Sarò unito spiritualmente a quanti in questi giorni visitano i cimiteri, dove dormono coloro che ci hanno preceduti nel segno della fede e attendono il giorno della risurrezione. In particolare, pregherò per le vittime della violenza, specialmente per i cristiani che hanno perso la vita a causa delle persecuzioni”.

Poi il pensiero all’ultima tragedia dell’immigrazione, quella accaduta nei giorni scorsi nel deserto del Niger, dove persone che cercavano una vita migliore sono invece morte in condizioni disperate. Forte si è levata la preghiera del Papa:

“In modo speciale pregherò per quanti, fratelli e sorelle nostri, uomini, donne e bambini, sono morti, assaliti dalla sete e dalla fame e dalla fatica nel tragitto per raggiungere una condizione di vita migliore. In questi giorni abbiamo visto nei giornali quell’immagine del crudele deserto”.
Infine, nel rivolgersi ai pellegrini riuniti in Piazza San Pietro, il Pontefice ha salutato i partecipanti alla Corsa dei Santi, organizzata dalla Fondazione Don Bosco nel mondo. “San Paolo direbbe che tutta la vita del cristiano è una ‘corsa’ per conquistare il premio della santità: voi - ha concluso - ci date un buon esempio”.

Fonte: Radio Vaticana

Oggi pomeriggio il Papa al Cimitero romano del Verano

Oggi alle 16.00, presso l’ingresso del Cimitero monumentale del Verano a Roma, Papa Francesco presiederà la Santa Messa nell’odierna Solennità di Tutti i Santi. Al termine, si terrà un momento di preghiera per i defunti, con la benedizione delle tombe. A concelebrare col Pontefice saranno il cardinale vicario Agostino Vallini, l’arcivescovo Filippo Iannone, vicegerente della diocesi di Roma, i vescovi ausiliari e il parroco dell’attigua Basilica di San Lorenzo Fuori le Mura, padre Armando Ambrosi. Risale esattamente a vent’anni fa l’ultima visita di un Papa al Verano: Giovanni Paolo II, infatti, il 1° novembre 1993 vi celebrò la Santa Messa nella Solennità di Tutti i Santi.


Wojtyla, Congregazione approva il miracolo. E' il secondo: sarà santo entro l'anno.

Il pronunciamento dei cardinali e vescovi ha certificato che la guarigione ritenuta inspiegabile, è avvenuta per intercessione di Giovanni Paolo II. Dopo la firma del decreto, Papa Francesco annuncerà la data della canonizzazione

CITTA' DEL VATICANO - L'ultimo passo verso la santità di Papa Wojtyla è stato fatto. La riunione plenaria di cardinali e vescovi della Congregazione delle Cause dei santi ha approvato questa mattina il secondo miracolo attribuito alla sua intercessione. Papa Giovanni Paolo II sarà dunque santo con tutta probabilità entro l'anno e la cerimonia di canonizzazione potrebbe tenersi a dicembre.


Il pronunciamento di oggi dei cardinali e vescovi, dopo che già a fine aprile la consulta medica e la commissione dei teologi avevano approvato il secondo miracolo, serviva a certificare che la guarigione ritenuta inspiegabile, è avvenuta effettivamente per intercessione di Wojtyla. Dopo la sua firma del decreto, Papa Francesco convocherà un concistoro in cui sarà annunciata la data della canonizzazione.




Il miracolo è stato compiuto da Wojtyla la sera stessa della beatificazione, il Primo maggio 2011. Nel corso della riunione i cardinali e vescovi della Congregazione si sarebbero espressi a favore della canonizzazione a dicembre, dopo la conclusione dell'Anno della Fede. Tutto, comunque, è rimesso alla volontà del Papa da cui si potrebbero aspettare "sorprese". Il Pontefice vedrebbe molto bene, proprio a suggello dell'Anno della Fede, la proclamazione contemporanea della santità di Papa Wojtyla e di Giovanni XXIII.

Sulla guarigione e il miracolo la chiesa mantiene il riserbo. Il secondo miracolo è stato riconosciuto come 'inspiegabile'. "Karol Wojtyla sarà canonizzato entro pochi mesi. Un atto miracoloso compiuto da Giovanni Paolo II, dopo il primo che lo ha portato a essere beato, è avvenuto la sera stessa in cui il Papa polacco divenne beato, il primo maggio 2011. E quando verrà reso noto il tipo di guarigione effettuato, la cosa stupirà molti", aveva detto proprio ad aprile un'alta fonte ecclesiastica.

Fonte: Repubblica

Il Papa e il piccolo monello: si accomoda sulla sedia papale

Gli ha girato intorno per un po' dando spettacolo mentre Papa Francesco teneva la sua omelia nel corso della giornata della famiglia. Il piccolo dopo aver giocato con il microfono si è accomodato sulla sedia papale tra le risate dei fedeli che hanno apprezzato, per l'ennesima volta, la pazienza del pontefice. E i flash sono tutti per il piccolo monello.