6 dicembre 2013

Papa Francesco al Museo delle cere

ROMA - In una sera di marzo si è trovato all'improvviso dalla fine del mondo al balcone di piazza San Pietro. Nove mesi dopo Papa Francesco è diventato (anche) una statua del museo delle cere di Roma, la settantacinquesima della famiglia di politici, attori, cantanti e sportivi che imita quelli veri nel palazzo di piazza Santi Apostoli dove un tempo c'era una banca e oggi l'unico museo delle cere in Italia.



L'8 dicembre sarà esposta dopo due mesi di lavoro, le mani di tre artigiani, 10 chili di creta, sette di silicone, pazienza e molto occhio. Per realizzare il 'clone' di Bergoglio infatti nessun calco dal vivo. Solo mestiere, senso delle proporzioni e foto prese dai giornali che non sono mancate fin da subito, complice il volto sorridente e le pose 'fuoriprogramma' del papa che parla con l'accento di Maradona. E così ad aprile l'idea di farne una statua è scattata nella testa di Fernando Canini, che ha ereditato dal nonno nome e cognome ma anche l''azienda'. ''Mio nonno era un impresario del circo - racconta - e da Trastevere si trovò a organizzare spettacoli in giro per l'Europa, fino a Londra e Parigi dove rubò l'idea del museo delle cere che ha aperto a Roma nel '58''. Il 'cantiere' per creare la statua del papa argentino è cominciato in estate. Prima fase: il volto in creta realizzato dallo scultore Otello Scatolini, che aveva già firmato quello di Giovanni Paolo II.




''E' un lavoro fatto secondo le vecchie tradizioni - racconta - Si parte da un'armatura in metallo che serve a reggere la creta che va aggiunta a mano, seguendo l'occhio e il mestiere. Così fino ai dettagli. Il primo passaggio va da uno a 20 giorni e azzeccare lo sguardo è la cosa più difficile. Ma per Papa Francesco c'ho messo meno di 48 ore, forse perché mi sta simpatico..''. La scultura è poi passata tra le mani di Davide Bracci, docente all'Accademia del trucco di Roma che ha lavorato con Dario Argento. A lui è toccata la fase dello 'stampaggio' in silicone che serve a ottenere il calco partendo dalla scultura in creta, che viene chiusa in un guscio ad hoc e ricoperta da silicone fino ad avere il cosiddetto 'negativo'. A quel punto sono stati aggiunti occhi di vetro e denti. Sopracciglia e capelli invece Bracci li ha inseriti uno per uno con un ago. Testa e mani (sempre di silicone) sono state poi montate sul 'corpo', fatto con un modello di resina e legno e riempito di gommapiuma. Passaggio finale, la vestizione che è stata affidata al sarto Adriano Taito che ha cucito l'abito talare bianco e lo zucchetto. Ultimo tocco gli occhiali e Francesco è pronto. A fargli compagnia nel museo ci saranno altri cinque pontefici e accanto quello che gli ha aperto la strada con la sua rinuncia.




Fonte: Ansa News

Il Papa: «Mandela? Un esempio nell’impegno per la dignità umana»

Lo dice Francesco in un telegramma ricordando la figura che può ispirare «generazioni di sudafricani a mettere la giustizia prima delle aspirazioni politiche»

Papa Francesco ha "appreso con tristezza" la notizia della morte del leader sudafricano Nelson Mandela. In un telegramma inviato al presidente della Repubblica sudafricana Jacob Zuma, il pontefice ha inviato le sue "condoglianze e preghiere" alla famiglia del premio nobel per la pace, al governo a tutto il popolo del Sudafrica.



"Raccomandando l'anima del defunto alla infinita misericordia di Dio onnipotente - ha scritto Bergoglio - chiedo al Signore di consolare  e dare forza a tutti coloro che piangono la sua perdita".



"Tributando omaggio alla sua ferma determinazione mostrata da Nelson Mandela nel promuovere la dignità di tutti i cittadini della nazione e nel forgiare un nuovo Sudafrica costruito sulle solide fondamenta della nonviolenza, della riconciliazione e della verità, prego - ha proseguito Francesco - perché l'esempio dello scomparso presidente ispiri generazioni di sudafricani nel mettere la giustizia e il bene comune al primo posto delle loro aspirazioni politiche. Con questi sentimenti - ha concluso - invoco per tutta la gente del Sudafrica i doni divini della pace e della prosperità".

Fonte: Vatican Insider

'Addio Madiba', è morto Nelson Mandela. Il simbolo mondiale della lotta al razzismo

"Madiba", così lo chiamavano tutti, si è spento serenamente nella sua abitazione attorniato dai familiari. Aveva 95 anni, di cui 27 trascorsi nelle prigioni del regime sudafricano, prima della liberazione dall'apartheid e dell'elezione a presidente



JOHANNESBURG - Il padre della lotta contro la segregazione razziale in Sud Africa, Nelson Mandela, è morto. Eroe della lotta all'apartheid nel Paese e premio Nobel per la pace nel 1993, è scomparso all'età di 95 anni. Il presidente del Sudafrica, Jacob Zuma, vestito di nero e con il volto tirato, ha annunciato la scomparsa in un commosso discorso televisivo e ha dichiarato il lutto nazionale. 

Madiba, soprannome che deriva dal suo clan di appartenenza,  si è spento serenamente nella sua abitazione a Johannesburg, attorniato dai suoi familiari. Tutto il Sudafrica ha seguito con il fiato sospeso i suoi ultimi mesi, punteggiati da quattro ricoveri in ospedale dovuti a infezioni polmonari, conseguenze della turbercolosi contratta nei lunghi anni di prigione a Robben Island. Appena appresa la notizia una folla,  fra cui tanti giovani si è radunata sotto la sua casa: molti in lacrime, qualcuno sorridendo nel ricordo di un uomo venerato ormai nel continente africano quasi come un santo.



Nelson Mandela è stato il simbolo dell'ultima lotta dell'Africa nera contro l'estremo baluardo della dominazione bianca nel continente.

Un uomo cresciuto nello spietato regime dell'apartheid razzista che oppresse il Sudafrica dal 1948 al 1994; un leader che ha abbracciato e guidato la lotta armata, ha trascorso quasi un terzo della vita in carcere e ne è uscito come un 'Gandhi nero', che con il suo messaggio di perdono e riconciliazione ha saputo trattenere il suo Paese dal precipitare in un temuto baratro di vendetta e di sangue.

Mandela ha trascorso ventisette anni nelle galere del regime segregazionista bianco ma non ha mai pronunciato la parola vendetta e una volta eletto presidente nel 1994 - dopo la sua liberazione e la fine dell'apartheid - ha fatto della riconciliazione, caparbiamente voluta e cercata, il filo rosso della sua vita. Alla fine del suo mandato presidenziale nel 1999, si ritirò dalla vita politica.


"Adesso riposa, adesso è in pace", ha detto Zuma annunciando la scomparsa del leader sudafricano Nobel per la pace. "La nostra nazione ha perso un grande figlio", ha proseguito. Mandela avrà funerali di Stato.

Secondo i suoi desideri sarà sepolto a Qunu, suo villaggio natìo. Lo spostamento dei resti di tre dei suoi figli ha chiuso una diatriba familiare sul luogo della sepoltura che si è trascinata negli ultimi mesi.

Nelson Mandela ha avuto un obiettivo in tutta la propria vita da leader: l'unità degli africani. Ne è convinto Desmond Tutu, l'arcivescovo che con l'ex presidente sudafricano si battè contro l'apartheid. "Negli ultimi 24 anni - ha detto Tutu - Madiba ha pensato a come farci vivere insieme e credere l'uno nell'altro. E' stato un unificatore fin dal momento in cui è uscito dalla prigione".

"Un colosso, un esempio di umiltà, uguaglianza, giustizia, pace e speranza per milioni" di uomini e donne. Così l'Africa National Congress (Anc), il partito di Nelson Mandela, lo ricorda oggi, mentre Frederik De Klerk, ultimo presidente sudafricano dell'epoca dell'apartheid, spiega: "Grazie a Mandela la riconciliazione in Sudafrica è stata possibile".

Fonte: Repubblica

5 dicembre 2013

Consiglio di cardinali. Il Papa decide di istituire Commissione per la protezione dei bambini

Terza ed ultima giornata di lavori del Consiglio di cardinali per la riforma della Curia Romana. 

Presente al briefing in Sala Stampa vaticana oggi, oltre a padre Federico Lombardi, il cardinale Seán Patrick O'Malley, arcivescovo metropolita di Boston e membro del Consiglio.

Il porporato ha detto che continuando con decisione sulla linea intrapresa da Papa Benedetto, e accogliendo una proposta avanzata dal Consiglio di Cardinali, Papa Francesco ha deciso di costituire una specifica Commissione per la protezione dei fanciulli, con la finalità di consigliarlo circa l’impegno della Santa Sede nella protezione dei bambini e nell’attenzione pastorale per le vittime degli abusi. Specificamente, dovrà riferire circa lo stato attuale dei programmi per la protezione dell’infanzia, formulare suggerimenti per nuove iniziative da parte della Curia in collaborazione con vescovi, conferenze episcopali, superiori religiosi e conferenze di superiori religiosi; proporre nomi di persone adatte per la sistematica attuazione di questa nuova iniziativa, includendo laici, religiosi, religiose, sacerdoti con competenza nella sicurezza dei fanciulli, nei rapporti con le vittime, nella salute mentale, nell’applicazione delle leggi eccetera. La composizione e le competenze della commissione – ha detto il porporato - verranno indicate prossimamente con maggiore dettaglio dal Santo Padre, con documento appropriato.



Ma fra le possibili responsabilità della commissione - ha proseguito il card. O'Malley - ci saranno le linee guida per la protezione dei bambini, lo sviluppo e estensione di norme, procedure e strategie per la protezione dei bambini e la prevenzione di abusi sui minori; programmi di formazione per bambini, genitori, tutti coloro che lavorano con minori, di catechisti, la formazione di seminaristi, la formazione permanente dei sacerdoti; protocolli per la sicurezza dell’ambiente, codici di condotta professionale, attestazione di idoneità al ministero sacerdotale, screening e controllo della fedina penale, stato dell’azione delle richieste di valutazione psichiatrica; cooperazione con le autorità civili, segnalazione dei reati, attenzione alle leggi civili, comunicazioni riguardanti il clero dichiarato colpevole; pastorale in supporto delle vittime e dei familiari, assistenza spirituale, servizi di salute mentale; collaborazione con esperti nella ricerca e sviluppo della prevenzione degli abusi sui minori, psicologia, sociologia, scienze giudiziarie; collaborazione con vescovi e superiori religiosi, ottimizzazione della procedura, attuazione di leggi e linee guida, rapporto con i fedeli e con i mezzi di comunicazione; incontri con le vittime; supervisione e recupero dei chierici colpevoli di abusi.



Padre Lombardi, da parte sua, ha poi riferito che il lavoro del Consiglio di cardinali è proseguito continuando a prendere in considerazione, una dopo l’altra, le diverse Congregazioni della Curia Romana e continuerà così anche oggi pomeriggio. E’ stato anche deciso che il prossimo incontro del Consiglio degli otto cardinali sarà sempre di tre giorni: il 17, 18 e 19 febbraio, e precederà immediatamente il Concistoro del Collegio cardinalizio nel giorni 20 e 21, Concistoro con riunione del Collegio cardinalizio; e il 22 febbraio, Concistoro per la creazione di nuovi cardinali, e 23 febbraio grande concelebrazione con i nuovi cardinali e il Collegio cardinalizio. Padre Lombardi ha ribadito che è previsto anche il Consiglio del Sinodo per i giorni immediatamente successivi, 24 e 25 febbraio.

Fonte: Radio Vaticana

Papa Francesco: ascoltare e non mettere in pratica la Parola di Dio non solo non serve ma fa anche male.

Chi pronuncia parole cristiane senza Cristo, cioè senza metterle in pratica, fa male a se stesso e agli altri, perché è vinto dall’orgoglio e causa divisione, anche nella Chiesa: è questo, in sintesi, quanto ha affermato Papa Francesco, stamani, durante la Messa presieduta nella Cappella di Santa Marta.

Il servizio di Sergio Centofanti:  
Ascoltare e mettere in pratica la parola del Signore è come costruire la casa sulla roccia. Papa Francesco spiega la parabola evangelica proposta dalla liturgia del giorno. Gesù rimproverava i farisei di conoscere i comandamenti ma di non realizzarli nella loro vita: “sono parole buone”, ma se non sono messe in pratica “non solo non servono, ma fanno male: ci ingannano, ci fanno credere che noi abbiamo una bella casa, ma senza fondamenta”. Una casa che non è costruita sulla roccia:

“Questa figura della roccia si riferisce al Signore. Isaia, nella Prima Lettura, lo dice: ‘Confidate nel Signore sempre, perché il Signore è una roccia eterna!’. La roccia è Gesù Cristo! La roccia è il Signore! Una parola è forte, dà vita, può andare avanti, può tollerare tutti gli attacchi, se questa parola ha le sue radici in Gesù Cristo. Una parola cristiana che non ha le sue radici vitali, nella vita di una persona, in Gesù Cristo, è una parola cristiana senza Cristo! E le parole cristiane senza Cristo ingannano, fanno male! Uno scrittore inglese, una volta, parlando delle eresie diceva che un’eresia è una verità, una parola, una verità, che è diventata pazza. Quando le parole cristiane sono senza Cristo incominciano ad andare sul cammino della pazzia”.



E una pazzia – spiega il Papa - che fa diventare superbi:
“Una parola cristiana senza Cristo ti porta alla vanità, alla sicurezza di te stesso, all’orgoglio, al potere per il potere. E il Signore abbatte queste persone. Questa è una costante nella storia della Salvezza. Lo dice Anna, la mamma di Samuele; lo dice Maria nel Magnificat: il Signore abbatte la vanità, l’orgoglio di quelle persone che si credono di essere roccia. Queste persone che soltanto vanno dietro una parola, ma senza Gesù Cristo: una parola cristiana pure, ma senza Gesù Cristo, senza il rapporto con Gesù Cristo, senza la preghiera con Gesù Cristo, senza il servizio a Gesù Cristo, senza l’amore a Gesù Cristo. Questo è quello che il Signore oggi ci dice: di costruire la nostra vita su questa roccia e la roccia è Lui”.

“Ci farà bene fare un esame di coscienza – afferma il Papa - per capire “come sono le nostre parole”, se sono parole “che credono di essere potenti”, capaci “di darci la salvezza”, o se “sono parole con Gesù Cristo”:

“Mi riferisco alle parole cristiane, perché quando non c’è Gesù Cristo anche questo ci divide fra di noi, fa la divisione nella Chiesa. Chiedere al Signore la grazia di aiutarci in questa umiltà, che dobbiamo avere sempre, di dire parole cristiane in Gesù Cristo, non senza Gesù Cristo. Con questa umiltà di essere discepoli salvati e di andare avanti non con parole che, per credersi potenti, finiscono nella pazzia della vanità, nella pazzia dell’orgoglio. Che il Signore ci dia questa grazia dell’umiltà di dire parole con Gesù Cristo, fondate su Gesù Cristo!”.

Fonte: Radio vaticana

Papa Francesco: “Il corpo di ciascuno di noi è risonanza di eternità”

Quanti credono nella Resurrezione sono “meno affaticati dal quotidiano, meno prigionieri dell’effimero.

“Credo la risurrezione della carne. Si tratta di una verità non semplice e tutt’altro che ovvia perché, vivendo immersi in questo mondo, non è facile comprendere le realtà future. Ma il Vangelo ci illumina: la nostra risurrezione è strettamente legata alla risurrezione di Gesù; il fatto che Egli è risorto è la prova che esiste la risurrezione dei morti… E perché Lui è risorto, anche noi risusciteremo!”. Così Papa Francesco, all’udienza generale di stamani in Piazza San Pietro dinanzi a 30mila fedeli, stando ai numeri forniti dalla Prefettura della Casa Pontificia, è tornato nella sua catechesi sul tema della risurrezione. “Anzitutto – ha detto il Santo Padre durante quella che è stata l’ultima udienza del ciclo di catechesi sul Credo che hanno caratterizzato la parte finale dell’Anno della Fede appena concluso  – la stessa Sacra Scrittura contiene un cammino verso la fede piena nella risurrezione dei morti. Questa si esprime come fede in Dio creatore di tutto l’uomo, anima e corpo, e come fede in Dio liberatore, il Dio fedele all’alleanza con il suo popolo”. 
“Gesù è venuto tra noi – ci ricorda Papa Francesco – si è fatto uomo come noi in tutto, eccetto il peccato; in questo modo ci ha presi con sé nel suo cammino di ritorno al Padre. Egli, il Verbo incarnato, morto per noi e risorto, dona ai suoi discepoli lo Spirito Santo come caparra della piena comunione nel suo Regno glorioso, che attendiamo vigilanti. Questa attesa è la fonte e la ragione della nostra speranza: una speranza che, se coltivata e custodita”, ricorda il Papa, “diventa luce per illuminare la nostra storia personale e anche la storia comunitaria. Ricordiamolo sempre: siamo discepoli di Colui che è venuto, viene ogni giorno e verrà alla fine”. 
“Se riuscissimo ad avere più presente questa realtà – continua il Pontefice – saremmo meno affaticati dal quotidiano, meno prigionieri dell’effimero e più disposti a camminare con cuore misericordioso sulla via della salvezza”. Il Santo Padre ha poi aggiunto una riflessione: “Che cosa significa risuscitare? La risurrezione, la risurrezione di tutti noi, avverrà nell’ultimo giorno, alla fine del mondo, ad opera della onnipotenza di Dio, il quale restituirà la vita al nostro corpo riunendolo all’anima, in forza della risurrezione di Gesù. E questa è la spiegazione fondamentale, perché Gesù è risorto, noi risusciteremo. Noi abbiamo speranza nella risurrezione, perché Lui ci ha aperto la porta: ci ha aperto la porta a questa risurrezione”. “E questa trasformazione – ha proseguito – questa trasfigurazione del nostro corpo viene preparata in questa vita dal rapporto con Gesù nei Sacramenti, specialmente l’Eucaristia. Noi che in questa vita ci siamo nutriti del suo Corpo e del suo Sangue risusciteremo come Lui, con Lui e per mezzo di Lui. Come Gesù è risorto con il suo proprio corpo, ma non è ritornato ad una vita terrena, così noi risorgeremo con i nostri corpi che saranno trasfigurati in corpi gloriosi, corpi spirituali”. 
Papa Francesco ha poi proseguito a braccio, nel suo ormai consueto dialogo con i fedeli: “Ma questa non è una bugia! Questo è vero! Noi crediamo che Gesù è risorto, che Gesù è vivo in questo momento. Ma voi credete che Gesù sia vivo? Che è vivo? Non credete, eh!? Credete o non credete? – ha sollecitato la folla di fedeli accorsi, ricevendo un ‘sì’ – E se Gesù è vivo, voi pensate che Gesù ci lascerà morire e non ci risusciterà? No! Lui ci aspetta. E poiché Lui è risorto, la forza della sua risurrezione risusciterà tutti noi!”. “E già in questa vita – ha osservato il successore di Pietro – noi abbiamo una partecipazione alla Risurrezione di Cristo. Se è vero che Gesù ci risusciterà alla fine dei tempi, è anche vero che, per un certo aspetto, con Lui già siamo risuscitati. La vita eterna incomincia già in questo momento”. 

“Pertanto – ha spiegato il Papa – in attesa dell’ultimo giorno, abbiamo in noi stessi un seme di risurrezione, quale anticipo della risurrezione piena che riceveremo in eredità. Per questo anche il corpo di ciascuno di noi è risonanza di eternità, quindi va sempre rispettato; e soprattutto va rispettata e amata la vita di quanti soffrono, perché sentano la vicinanza del Regno di Dio, di quella condizione di vita eterna verso la quale camminiamo”. Concludendo a braccio, il Santo Padre ha affermato: “Questo pensiero ci dà speranza! Siamo in cammino verso la Resurrezione. E questa è la nostra gioia: un giorno trovare Gesù, incontrare Gesù e tutti insieme, non qui in Piazza, da un’altra parte, ma gioiosi con Gesù. E questo è il nostro destino!”. Dopo l’udienza generale di oggi, il Papa riceverà, in Auletta Paolo VI, il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, accompagnato da una delegazione dell’Expo in programma nel capoluogo lombardo.

Di don Aldo Buonaiuto.
Fonte: ilVelino/AGV NEWS