Lo dice il custode dell’ortodossia cattolica in un articolo rilanciato viaTwiter dall’Osservatore Romano.
''I matrimoni sono probabilmente piu' spesso invalidi oggi di quanto non lo fossero in passato. Manca il senso della dottrina cattolica''. Lo scrive su L'Osservatore Romano l'arcivescovo Gerhard Ludwig Muller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede in un articolo rilanciato dallo stesso giornale vaticano sul proprio account Twitter.
In particolare l'ampio contributo dell'arcivescovo Muller e' centrato sull'accompagnamento pastorale dei fedeli divorziati risposati. «Dio - dice l’arcivescovo - può donare vicinanza e salvezza alle persone in diversi modi anche se esse si trovano a vivere in situazioni contraddittorie». Muller, scrive L'Osservatore in un altro tweet, ''ricorda il valore antropologico del matrimonio indissolubile: protegge soprattutto i figli che patiscono di piu' per una separazione''.
''L'ideale della fedelta' tra uomo e donna - scrive Muller in un terzo tweet del giornale vaticano - non ha perso alcunche' del suo fascino, come evidenziano recenti inchieste tra i giovani''.
L'arcivescovo ha poi afforntato il tema dei sacramenti per i divorziati risposati. «Anche se, per l'intima natura dei sacramenti, l'ammissione a essi dei divorziati risposati non è possibile, a favore di questi fedeli si devono rivolgere ancora di più gli sforzi pastorali, per quanto questi debbano rimanere in dipendenza dalle norme derivanti dalla Rivelazione e dalla dottrina della Chiesa».
«Il percorso indicato dalla Chiesa per le persone direttamente interessate non è semplice, ma queste devono sapere e sentire che la Chiesa accompagna il loro cammino come una comunità di guarigione e di salvezza», ha spiegato Mueller ribadendo la dottrina della Chiesa sui divorziati risposati. «Con il loro impegno a comprendere la prassi ecclesiale e a non accostarsi alla comunione - continua -, i partner si pongono a loro modo quali testimoni della indissolubilita' del matrimonio».
«La cura per i divorziati risposati - avverte poi il prefetto dell'Ex sant'Uffizio - non dovrebbe certamente ridursi alla questione della recezione dell'eucaristia. Si tratta di una pastorale globale che cerca di soddisfare il più possibile le esigenze delle diverse situazioni. È importante ricordare, in proposito, che oltre alla comunione sacramentale ci sono altri modi di entrare in comunione con Dio».
«L'unione con Dio - spiega - si raggiunge quando ci si rivolge a lui nella fede, nella speranza e nella carità, nel pentimento e nella preghiera. Dio può donare la sua vicinanza e la sua salvezza alle persone attraverso diverse strade, anche se esse si trovano a vivere in situazioni contraddittorie. Come rimarcano costantemente i recenti documenti del Magistero, i pastori e le comunità cristiane sono chiamate ad accogliere con apertura e cordialità le persone che vivono in situazioni irregolari, per essere loro accanto con empatia, con l'aiuto fattivo e per far loro sentire l'amore del Buon Pastore».
Fonte: Vatican Insider






