2 novembre 2013

Papa Francesco su Twitter: "Cari follower, vi ringrazio"

A scriverlo è Papa Francesco su Twitter. Ieri sera alle 21,32 - anche grazie al grande raduno delle famiglie in piazza san Pietro in occasione dell’Anno della fede - è stato superato il traguardo dei 10 milioni di seguaci dell’account "Pontifex" nelle sue 9 lingue. L’account, voluto da Papa Ratzinger, era stato inaugurato il 12 dicembre scorso in otto lingue. 



Il 17 gennaio di quest’anno è stato poi aggiunto il latino che subito ha suscitato interesse e un buon seguito.  Circa 3 milioni di follower erano già stati raggiunti il 28 febbraio scorso, giorno della fine del Pontificato di Benedetto XVI. Durante la sede vacante l’account "Pontifex" è stato sospeso per essere riaperto il 17 marzo, cinque giorni dopo l’elezione di Papa Francesco. 

E da allora è ripreso un crescendo inarrestabile. Attualmente la lingua più seguita è lo spagnolo con oltre 4 milioni di follower, seguita dall’inglese (oltre 3.129.000) e l’italiano (oltre 1.242.000). Ma non ci sono solo i seguaci diretti: c’e anche una moltitudione di utenti di Twitter che riceve i tweet di Francesco grazie al fenomeno del re-tweetting: i tweet del Papa vengono "re-tweettati", cioè rilanciati dai suoi "amici" e in questo modo, secondo un calcolo per difetto - come ha osservato monsignor Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali - più di 60 milioni di persone ricevono il tweet del Papa che il presule definisce come "una pillola, una doccia di spiritualità e di speranza".

Fonte: Radio Vaticana

2 Novembre, il Papa nelle Grotte Vaticane per pregare per i Pontefici defunti

Nel giorno in cui la Chiesa celebra la Commemorazione di tutti i fedeli defunti, oggi alle 18.00 Papa Francesco scenderà nelle Grotte Vaticane per presiedere un momento di preghiera per i Sommi Pontefici defunti, in forma strettamente privata. 

Già il primo aprile scorso, era il Lunedì dell’Angelo, Papa Francesco si era recato nelle Grotte Vaticane e aveva reso omaggio alle tombe dei Papi del secolo scorso che vi si trovano: Benedetto XV, Pio XI, Pio XII, Paolo VI, Giovanni Paolo I. L’atto di omaggio concludeva la visita di devozione alla tomba di San Pietro nella Necropoli che si trova sotto la Basilica vaticana. Nella Cappella Clementina, il luogo più vicino alla tomba del Principe degli Apostoli, il Papa aveva sostato in preghiera silenziosa.

Fonte: Radio Vaticana


Il Papa al Verano: guardiamo al tramonto della vita con speranza. Preghiera per gli immigrati morti nel deserto e in mare

Guardare al “tramonto” della propria vita “con speranza”. Un pontefice, dopo 20 anni, è tornato nel pomeriggio di ieri al Cimitero del Verano a Roma per celebrare la messa e pregare per i defunti. Papa Francesco così ha rinnovato una tradizione interrotta da Giovanni Paolo II il 1° novembre 1993. Dal Papa anche una preghiera per tutti quegli immigrati morti nel deserto o in mare. Assieme a Papa Bergoglio, tra gli altri, anche il cardinale vicario Agostino Vallini. Sentiamo Alessandro Guarasci:00:02:27:50

Già dalla mattinata di ieri, tra chi viene al Verano per trovare i propri cari e nel vicino quartiere di San Lorenzo, si percepiva la particolarità di questo momento. E molti ricordano quel 1° novembre del 1993, quando Giovanni Paolo II per l’ultima volta venne per celebrare messa nello storico cimitero romano un luogo che appunto non è solo un camposanto ma che racchiude parte della storia di Roma. Papa Francesco è stato accolto da due ali di folla, il piazzale principale del cimitero era pieno di fedeli, e proprio lì, dopo la benedizione delle tombe, ha fermato il suo pensiero su tutti quegli immigrati morti nel tentativo di guadagnare una vita migliore



“Anche vorrei pregare in modo speciale per questi fratelli e sorelle nostri che in questi giorni sono morti mentre cercavano una liberazione, una vita più degna. Noi abbiamo visto le fotografie, la crudeltà del deserto, abbiamo visto il mare dove tanti sono affogati. Preghiamo per loro”.

E una preghiera anche per quelli che si sono salvati, ora “ammucchiati” nei tanti posti di accoglienza, sperando che siano velocizzate “le pratiche legali” affinché abbiano condizioni più comode. Poco prima ripercorrendo il tema dei fedeli defunti, il Pontefice aveva detto che “oggi è un giorno di speranza”, perché “i nostri fratelli e sorelle sono alla presenza di Dio. Anche noi saremo lì, per pura grazia del Signore, se noi cammineremo sulla strada di Gesù”. “La speranza è un po’ come il lievito, che ti fa allargare l’anima; ci sono momenti difficili nella vita, ma con la speranza l’anima va avanti e guarda a ciò che ci aspetta”. D’altronde, ha ricordato il Santo Padre “i primi cristiani dipingevano la speranza con un’ancora, come se la vita fosse l’ancora gettata nella riva del Cielo, e tutti noi incamminati verso quella riva, aggrappati alla corda dell’ancora”.

Poi Papa Francesco ha elevato lo sguardo verso il cielo, un cielo di inizio novembre, dolce nei colori rossastri.

"In questo pre-tramonto d’oggi, ognuno di noi può pensare al tramonto della sua vita: “Come sarà il mio tramonto?”. Tutti noi avremo un tramonto, tutti! Lo guardo con speranza? Lo guardo con quella gioia di essere accolto dal Signore? Questo è un pensiero cristiano, che ci da pace".

Insomma, una gioia, serena, tranquilla, ancorando il Cuore alla riva di Gesù.

Fonte: Radio Vaticana

Intenzioni di preghiera del Santo Padre novembre 2013

Città del Vaticano, 31 ottobre 2013 (VIS). Di seguito riportiamo le intenzioni per il mese di novembre affidate dal Papa all'apostolato della preghiera:

Generale: "Perché i sacerdoti che sperimentano difficoltà siano confortati nelle loro sofferenze, sostenuti nei loro dubbi e confermati nella loro fedeltà".

Missionaria: "Perché le Chiese dell'America Latina, come frutto della missione continentale, mandino missionari ad altre Chiese".


1 novembre 2013

Il Papa celebra a sorpresa sulla tomba di Wojtyla

Francesco ha voluto ricordare il 68esimo anniversario dell'ordinazione sacerdotale di Giovanni Paolo II che ebbe luogo il primo novembre 1946 a Cracovia


Papa Francesco ha celebrato questa mattina sulla tomba di Giovanni Paolo II in San Pietro. Ogni giovedì alle 7 la comunità polacca si riunisce per pregare sull'altare sotto il quale è stata collocata la bara del Pontefice dopo la beatificazione del primo maggio 2011, e questa mattina Bergoglio ha voluto unirsi a loro anche per ricordare il 68esimo  anniversario dell'ordinazione sacerdotale di Karol Wojtyla che ebbe luogo il primo novembre 1946 a Cracovia. La celebrazione - come avviene ogni settimana - è stata trasmessa dalla Radio Vaticana nel suo programma polacco.



Con il Pontefice, segnala il Sismografo, sito aggiornato in tempo reale sull'attività della Santa Sede, hanno concelebrato 120 sacerdoti in gran parte polacchi. I fedeli presenti erano numerosi. La tomba del beato Giovanni Paolo II, dopo la sua beatificazione è stata allestita nella Cappella di San Sebastiano, ove è collocato il grande mosaico del Martirio di San Sebastiano, realizzato sulla base di un dipinto del Domenichino da Pier Paolo Cristofari. Nella cappella, coperta da una volta decorata con mosaici di Pietro da Cortona, sono conservati anche i monumenti realizzati nel corso del Novecento per Pio XI e Pio XII.
  


All'omelia, il Papa ha commentato le letture del giorno: la lettera di San Paolo ai Romani in cui l'apostolo delle Genti parla del suo amore per Cristo e il passo del Vangelo di San Luca in cui Gesù piange su Gerusalemme che non ha capito di essere amata da Lui.


Parlando di Giovanni Paolo II, Francesco ha osservato:''Era il centro proprio della sua vita, il riferimento: l'amore di Cristo. E senza l'amore di Cristo, senza vivere di questo amore, riconoscerlo, nutrirci di quell'amore, non si puo' essere cristiano: il cristiano, quello che si sente guardato dal Signore, con quello sguardo tanto bello, amato dal Signore e amato sino alla fine''.  ''Il cristiano - ha proseguito il papa - sente che la sua vita e' stata salvata per il sangue di Cristo. E questo fa l'amore: questo rapporto d'amore''.   

C'e' poi l'immagine della ''tristezza di Gesu', quando guarda Gerusalemme'', ha aggiunto Francesco, che non ha capito il suo amore che paragona a quello di una chioccia che vuole raccogliere i pulcini sotto le ali:  ''Non ha capito la tenerezza di Dio, con quell'immagine tanto bella, che dice Gesu'. Non capire l'amore di Dio: il contrario di quello che sentiva Paolo. Ma si', Dio mi ama, Dio ci ama, ma e' una cosa astratta, e' una cosa che non mi tocca il cuore ed io mi arrangio nella vita come posso. Non c'e' fedelta' li'. E il pianto del cuore di Gesu' verso Gerusalemme e' questo: 'Gerusalemme, tu non sei fedele; tu non ti sei lasciata amare; e tu ti sei affidata a tanti idoli, che ti promettevano tutto, ti dicevano di darti tutto, poi ti hanno abbandonata'. Il cuore di Gesu', la sofferenza dell'amore di Gesu': un amore non accettato, non ricevuto''.

A proposito di san Paolo, il Pontefice ha osservato che «lui si sente debole, si sente peccatore, ma ha la forza in quell'amore di Dio, in quell'incontro che ha avuto con Gesù Cristo. Dall'altra parte, - ha sottolineato papa Bergoglio -  la città e il popolo infedele, non fedele, che non accetta l'amore di Gesù, o peggio ancora, eh? Che vive quest'amore ma a metà: un po' sì, un po' no, secondo le proprie convenienze. Guardiamo Paolo con il suo coraggio che viene da questo amore, e guardiamo Gesù che piange su quella città, che non è fedele. Guardiamo la fedeltà di Paolo e l'infedeltà di Gerusalemme e al centro guardiamo Gesù, il suo cuore, che ci ama tanto. Che possiamo farcene? La domanda: io somiglio più a Paolo o a Gerusalemme? Il mio amore a Dio è tanto forte come quello di Paolo o il mio cuore è un cuore tiepido come quello di Gerusalemme? Il Signore, per intercessione del Beato Giovanni Paolo II, ci aiuti a rispondere a questa domanda».

Fonte: Vatican Insider

Siete carezze di Dio, segno della carità di Cristo per i poveri: così il Papa al Circolo San Pietro

Continuare “ad essere segno visibile della carità di Cristo” verso i bisognosi. È l’esortazione di Papa Francesco ai circa 200 soci del Circolo San Pietro, ricevuti ieri in Sala Clementina. Il Pontefice li ha ringraziati per l’opera “a sostegno delle attività caritative della Chiesa in favore delle persone più bisognose” e per il tradizionale obolo, raccolto nelle chiese di Roma per la sollecitudine del Papa verso i meno fortunati della città. Il servizio di Giada Aquilino:
“Una fede vissuta in modo serio suscita comportamenti di autentica carità”. Con queste parole Papa Francesco ha voluto ricordare che nell’Anno della Fede - ormai giunto quasi a conclusione - “la Chiesa ha rinnovato la fede in Gesù Cristo e ha ravvivato la gioia di camminare nelle sue vie”:

“Abbiamo tante testimonianze semplici di persone che diventano apostoli di carità in famiglia, a scuola, in parrocchia, nei luoghi di lavoro e di incontro sociale, nelle strade, ovunque… Hanno preso sul serio il Vangelo! Il vero discepolo del Signore si impegna personalmente in un ministero della carità, che ha come dimensione le multiformi e inesauribili povertà dell’uomo”.
Esprimendo la propria riconoscenza al Circolo San Pietro per l’opera “a sostegno delle attività caritative della Chiesa in favore delle persone più bisognose”, il Santo Padre ha sottolineato come i soci di tale realtà, fondata nel 1869, si sentano “mandati alle sorelle e ai fratelli più poveri, fragili, emarginati”: “lo fate - ha detto - in quanto battezzati, avvertendolo un compito vostro di fedeli laici. E non - ha proseguito - come un ministero eccezionale o occasionale, ma fondamentale, in cui la Chiesa si identifica, esercitandolo quotidianamente”:



“Ogni giorno si presentano situazioni che ci interpellano. Ogni giorno ciascuno di noi è chiamato ad essere consolatore, a farsi strumento umile ma generoso della provvidenza di Dio e della sua misericordiosa bontà, del suo amore che capisce e compatisce, della sua consolazione che solleva e dà coraggio. Ogni giorno siamo chiamati tutti a diventare carezza di Dio a quelli che forse non dimenticano, non hanno dimenticato le prime carezze; che forse mai nella loro vita hanno sentito una carezza. Voi siete qui per la Santa Sede, qui a Roma, carezze di Dio. Grazie! Grazie tante”.

Invitando tutti a continuare “ad essere segno visibile della carità di Cristo verso quanti si trovano nel bisogno sia in senso materiale che in senso spirituale, come pure verso i pellegrini che giungono a Roma da ogni parte del mondo”, il Pontefice ha ringraziato il Circolo anche per l’Obolo di San Pietro, raccolto nelle chiese di Roma:

“È la vostra tipica partecipazione alla mia sollecitudine per le persone più bisognose di questa Città. Vi incoraggio a proseguire in questa vostra azione, attingendo l’amore da dare ai fratelli alla scuola della carità divina, mediante la preghiera e l’ascolto della Parola di Dio”.

Fonte: Radio Vaticana