30 ottobre 2013

"Lettera di Dio allo sposo"

La donna che hai al fianco, emozionata, con abito da sposa, è mia.
Io l'ho creata. Io le ho voluto bene da sempre; ancor prima di te e ancor più di te. Per lei non ho esitato adare la mia vita. Te l'affido. La prenderai dalle mie mani e ne diventerai responsabile.

Quando l'hai incontrata l'hai trovata bella e te ne sei innamorato. Son...o le mie mani che hanno plasmato la sua bellezza, è il mio cuore che ha messo dentro di lei la tenerezza e l'amore, è la mia sapienza che ha formato la sua sensibilità, la sua intelligenza e tutte le belle qualità che hai trovato in lei. Però non potrai limitarti a godere del suo fascino. Dovrai impegnarti a rispondere ai suoi bisogni e ai suoi desideri.

Ha bisogno di tante cose: di casa, di vestito, di serenità, di gioia, di rapporti umani, d'affetto e tenerezza, di piacere e di divertimento, di presenza umana e di dialogo, di relazioni sociali e familiari, di soddisfazioni nel lavoro e di tante altre cose...

Ma dovrai renderti conto che avrà bisogno soprattutto di Me, e di tutto quello che aiuta e favorisce quest'incontro con Me; la pace del cuore, la purezza di spirito, la preghiera, la parola, il perdono, la speranza e la fiducia in Me, la Mia vita.

La ameremo insieme. Io la amo da sempre. Tu hai cominciato ad amarla da qualche anno, da quando l'hai incontrata. Sono io che ho messo nel tuo cuore l'amore per lei.

Era il modo più bello per dirti: "Ecco te l'affido", perchè tu potessi godere della sua bellezza e delle sue qualità. Quando le hai detto: "Prometto di esserti fedele, di amarti e rispettarti per tutta la vita", è come se mi avessi risposto che sei lieto di accoglierla nella tua vita e di prenderti cura di lei.
Da quel momento siamo in due ad amarla. Anzi, ti renderò capace di amarla come Dio, regalandoti un supplemento d'amore, che trasforma il tuo amore di creatura e lo rende capace di produrre le opere di Dio nella donna che ami. E' il mio dono di nozze: quello che si chiama la grazia del sacramento del matrimonio.

Non ti lascerò mai solo in questa impresa. Sarò sempre con te e farò di te lo strumento del mio amore e della mia tenerezza; continuerò ad amare la Mia creatura, che è diventata tua sposa, attraverso i tuoi gesti d'amore.

Firmato Dio, Padre tuo


Appello del Papa per la pace in Iraq. Il card. Tauran annuncia la nascita di un comitato interreligioso

Invito del Papa alla preghiera per l’Iraq, teatro di quotidiane azioni violente, cosi come ha sottolineato Francesco al termine dell’udienza generale, prima di salutare una delegazione di rappresentanti di diversi gruppi religiosi iracheni, presenti alla riunione organizzata a Roma dal Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso con le sovrintendenze sciita, sunnita, cristiana, yazida e sabea del Ministero iracheno per gli Affari religiosi. Il servizio di Roberta Gisotti:



Siete “la ricchezza del Paese” ha detto Papa Francesco ai rappresentanti religiosi iracheni, accompagnati dal cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Dicastero vaticano per il dialogo interreligioso, che ha promosso questo primo incontro tra diversi credi in un Paese non ancora rappacificato ad oltre 10 anni dall’inizio della cosiddetta ‘seconda guerra del Golfo’, che ha causato tra i 100 e i 150 mila morti, un milione mezzo di rifugiati, la fuga di circa la metà dei cristiani, intorno ai 500 mila. Questo l'appello del Papa:
“Vi invito a pregare per la cara nazione irachena purtroppo colpita quotidianamente da tragici episodi di violenza, perché trovi la strada della riconciliazione, della pace, dell’unità e della stabilità”.

E, un saluto particolare il Papa ha voluto rivolgere anche ai pellegrini iracheni presenti in Piazza San Pietro:

“Quando sperimentate insicurezze, smarrimenti e perfino dubbi nel cammino della fede cercate di confidare nell’aiuto di Dio, mediante la preghiera filiale, e, al tempo stesso, di trovare il coraggio e l’umiltà di aprirsi agli altri. Quanto è bello sostenerci gli uni gli altri nell’avventura meravigliosa della fede! Il Signore vi benedica”.
Ma quali sono stati gli obiettivi e gli esiti della riunione di rappresentanti religiosi iracheni, che si è conclusa stamane con una dichiarazione comune? Lo abbiamo chiesto al cardinale Jean-Louis Tauran:
R. - La riunione aveva come scopo principale la creazione di un ‘Comitato’ - il nome non è ancora deciso - per il dialogo interreligioso, una struttura che abbia degli appuntamenti regolari in modo da favorire questa armonia di cui il Paese ha tanto bisogno. Quindi è una cosa molto importante e pubblicheremo anche un comunicato, dove si parla della nascita di questa nuova struttura di dialogo, perché speriamo che così si capisca che il dialogo interreligioso è anche un bene per l’intera società, perché mettiamo insieme tutto ciò che abbiamo in comune, musulmani e cristiani, a disposizione della società. La religione non è da temere, la religione è una ricchezza!

D. - Quindi una sorta di ‘comitato di saggi’: qual è stato il clima di questa riunione?

R. - Un clima di grande cordialità e di amicizia. Infatti non abbiamo avuto alcun problema per la redazione del comunicato finale. Direi che ciò lascia sperare bene.

D. - I punti salienti di questo comunicato?

R. - Sarà, prima di tutto, l’insistenza sui valori comuni che abbiamo - quindi la famiglia, la scuola, la giustizia, la pace - e poi anche la creazione di questa struttura di dialogo, che si incontrerà alternativamente un anno a Roma e un anno in Iraq.

D. - Questo comitato avrà la possibilità anche poi di interfacciarsi e di dialogare con le autorità politiche e istituzionali?

R. - No, questa è un’altra cosa: rimane una struttura di dialogo interreligioso e non politico.

D. - Sappiamo che la comunità cristiana ha sofferto fortemente e che si è dimezzata in questi dieci anni. Si è parlato anche di questo?

R. - Sì, abbiamo parlato di questo. Ma loro dicono che - e me lo ripeteva anche il capo della delegazione – che tutti questi attentati non sono fatti da iracheni, ma sono fatti da mercenari. Loro dicono: “Noi con i cristiani non abbiamo alcun problema; siamo sempre vissuti assieme”. Insistono molto sul fatto che la violenza non è fatta dagli iracheni, ma viene importata.

D. - Quindi bisognerà lavorare proprio per la riconciliazione umana di questa popolazione…

R. - Certo, certo! Se non c’è l’amicizia e il rispetto, cosa possiamo fare?

Fonte: Radio Vaticana

Padre Lombardi su presunte intercettazioni della Nsa: "Non ci risulta e non ci preoccupa"




“Non ci risulta nulla su questo tema e in ogni caso non abbiamo nessuna preoccupazione in merito": è quanto ha affermato il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, a proposito di un articolo di una rivista italiana su presunte intercettazioni compiute dalla Nsa, la National Security Agency, tra il 10 dicembre 2012 e l'8 gennaio 2013, anche sulle telefonate in entrata e in uscita dal Vaticano. La rivista lancia il sospetto che tra le 46 milioni di telefonate tracciate dagli Stati Uniti in Italia in quel periodo, ci sarebbero anche quelle vaticane e dell’allora cardinale Jorge Mario Bergoglio quando risiedeva nella Domus Internationalis Paolo VI a Roma. Di qui, la dichiarazione di padre Lombardi in risposta alle domande dei giornalisti.

Il Papa intercettato dalla Nsa. Anche i cardinali spiati fino al Conclave

Nei 46 milioni di telefonate captate tra il 10 dicembre 2012 e l'8 gennaio 2013, ci sarebbero anche quelle da e per il Vaticano. Comprese quelle di Benedetto XVI e Bergoglio, ancora cardinale. Coinvolta ambasciata Usa a Roma. Ue, da analisi sui gadget russi del G20 non risultano minacce



Non hanno risparmiato nessuno. La National security agency ha ascoltato anche le conversazioni del Papa. A rivelarlo è Panorama, nel numero in edicola domani, giovedì 31 ottobre. "Non ci risulta nulla e in ogni caso non abbiamo alcuna preoccupazione in merito", ha detto padre Federico Lombardi.

Ma nei 46 milioni di telefonate tracciate dagli Usa nel nostro paese, tra il 10 dicembre 2012 e l'8 gennaio 2013, ci sarebbero anche quelle del Vaticano. Fino a quelle dei prelati sulla soglia del conclave, il 12 marzo 2013, e incluse quelle in entrata e in uscita dalla Domus Internationalis Paolo VI a Roma, dove risiedeva il cardinale Jorge Mario Bergoglio.

Panorama rivela infatti che esiste il sospetto che anche le conversazioni del futuro pontefice possano essere state monitorate. Bergoglio poi, fin dal 2005 era stato messo sotto la lente dell'intelligence Usa come avevano svelato i rapporti di Wikileaks. 

Secondo il settimanale le telefonate in entrata e in uscita dal vaticano e quelle sulle utenze italiane di vescovi e cardinali, erano state classificate secondo quattro categorie: "leadership intentions", "threats to financial system", "foreign policy objectives", "human rights". C'è il sospetto perciò che siano state oggetto di monitoraggio anche le chiamate relative alla scelta del nuovo presidente dello Ior, il tedesco Ernst Von Freyberg.

Fonte: Repubblica

Udienza generale. Il Papa: la comunione dei santi è una delle verità più consolanti della nostra fede.

All’udienza generale di oggi in Piazza San Pietro, il Papa ha parlato “di una realtà molto bella della nostra fede, cioè della ‘comunione dei santi’. Il Catechismo della Chiesa Cattolica – ha detto - ci ricorda che con questa espressione si intendono due realtà: la comunione alle cose sante e la comunione tra le persone sante (n. 948). Mi soffermo sul secondo significato: si tratta di una verità tra le più consolanti della nostra fede, poiché ci ricorda che non siamo soli ma esiste una comunione di vita tra tutti coloro che appartengono a Cristo. Una comunione che nasce dalla fede; infatti, il termine “santi” si riferisce a coloro che credono nel Signore Gesù e sono incorporati a Lui nella Chiesa mediante il Battesimo. Per questo i primi cristiani erano chiamati anche “i santi” (cfr At 9,13.32.41; Rm 8,27; 1 Cor 6,1)”.



“Il Vangelo di Giovanni – ha proseguito - attesta che, prima della sua Passione, Gesù pregò il Padre per la comunione tra i discepoli, con queste parole: «Perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato» (17,21). La Chiesa, nella sua verità più profonda, è comunione con Dio, familiarità con Dio, comunione di amore con Cristo e con il Padre nello Spirito Santo, che si prolunga in una comunione fraterna. Questa relazione tra Gesù e il Padre è la “matrice” del legame tra noi cristiani: se siamo intimamente inseriti in questa “matrice”, in questa fornace ardente di amore che è la Trinità, allora possiamo diventare veramente un cuore solo e un’anima sola tra di noi, perché l’amore di Dio brucia i nostri egoismi, i nostri pregiudizi, le nostre divisioni interiori ed esterne. L’amore di Dio brucia anche i nostri peccati”.
Il Papa ha poi sottolineato: “Se c’è questo radicamento nella sorgente dell’Amore, che è Dio, allora si verifica anche il movimento reciproco: dai fratelli a Dio; l’esperienza della comunione fraterna mi conduce alla comunione con Dio. Essere uniti fra noi ci conduce ad essere uniti con Dio, a questo legame con Dio che è nostro Padre. La nostra fede ha bisogno del sostegno degli altri, specialmente nei momenti difficili. E se noi siamo uniti, la fede viene forte. Quanto è bello sostenerci gli uni gli altri nell’avventura meravigliosa della fede! Dico questo perché la tendenza a chiudersi nel privato ha influenzato anche l’ambito religioso, così che molte volte si fa fatica a chiedere l’aiuto spirituale di quanti condividono con noi l’esperienza cristiana. Chi di noi – tutti, tutti! – chi di noi non ha sperimentato insicurezze, smarrimenti e perfino dubbi nel cammino della fede? Tutti! Tutti abbiamo sperimentato questo: anche io. Tutti. E’ parte del cammino della fede, è parte della nostra vita. Tutto ciò non deve stupirci, perché siamo esseri umani, segnati da fragilità e limiti. Tutti siamo fragili, tutti abbiamo limiti: non spaventatevi. Tutti ne abbiamo!”.

“Tuttavia – ha proseguito il Papa - in questi momenti difficoltosi è necessario confidare nell’aiuto di Dio, mediante la preghiera filiale, e, al tempo stesso, è importante trovare il coraggio e l’umiltà di aprirsi agli altri per chiedere aiuto, per chiedere una mano: ‘Dammi una mano, ho questo problema’. Quante volte l’abbiamo fatto? E poi, siamo riusciti ad uscire dal problema e incontrare Dio un’altra volta. In questa comunione – comunione che vuol dire ‘comune unione’, tutti uniti, comune unione – in questa comunione siamo una grande famiglia, tutti noi, dove tutti i componenti si aiutano e si sostengono fra loro”.

Il Papa ha infine affrontato un ultimo aspetto: “la comunione dei santi – ha detto - va al di là della vita terrena, va oltre la morte e dura per sempre. Questa unione fra noi va al di là e continua nell’altra vita. E’ una unione spirituale che nasce dal Battesimo, non viene spezzata dalla morte, ma, grazie a che Cristo è risorto, è destinata a trovare la sua pienezza nella vita eterna. C’è un legame profondo e indissolubile tra quanti sono ancora pellegrini in questo mondo, fra noi, e coloro che hanno varcato la soglia della morte per entrare nell’eternità. Tutti i battezzati quaggiù sulla terra, le anime del Purgatorio e tutti i beati che sono già in Paradiso formano una sola grande Famiglia. Questa comunione tra terra e cielo si realizza specialmente nella preghiera di intercessione”.

E ha concluso: “Cari amici, abbiamo questa bellezza, la memoria della fede: è una realtà nostra, di tutti, che ci fa fratelli, che ci accompagniamo nel cammino della vita, e ci troveremo un’altra volta lassù, in Cielo. Andiamo su questo cammino con fiducia, con gioia. Un cristiano dev’essere gioioso, con la gioia di avere tanti fratelli battezzati che camminano con noi, e anche con l’aiuto dei fratelli e delle sorelle che fanno questa strada per andare al Cielo, e anche con l’aiuto dei fratelli e delle sorelle che sono in Cielo e pregano Gesù per noi. Avanti per questa strada, e con gioia!”.

Fonte: Radio Vaticana

Bambino si emoziona e piange mentre la madre canta..

Bambino si emoziona e piange mentre la madre canta..
Non è che la grazie di Dio :)
Lei solo dieci mesi, ma sta incantando il mondo. La bambina piange con emozione nel sentire la madre che canta "Il mio cuore non può dirti di no", del 1988 (Rod Stewart).
Nei primi minuti della canzone a cappella, possiamo già vedere gli occhi piccoli piccoli pieni di lacrime mentre lei sorride e sembra felice con la voce di sua madre che diceva: "Vuoi sentire la mamma che canta una canzone? Fammi sapere come ci si sente quando si sente questo. "
E' talmente tanta la sua emozione che non si accorge neanche di piangere, è totalmente rapito dalla voce della sua mamma che canta per lei.