20 ottobre 2013

Il Papa all’Angelus invita a pregare “con insistenza” e ricorda che la missione cristiana “non è proselitismo”

La necessità di pregare continuamente, “con insistenza”; l’odierna Giornata missionaria mondiale e il ricordo della missionaria laica italiana, Afra Martinelli, uccisa qualche giorno fa in Nigeria; la solidarietà alle popolazioni filippine colpite martedì da un forte terremoto. Sono alcuni dei temi affrontati da Papa Francesco, oggi all’Angelus in piazza San Pietro.



Dio conosce tutto di noi, ma ci invita comunque a pregare “con insistenza”. Papa Francesco lo ha ricordato all’Angelus, prendendo spunto dalla parabola del Vangelo di oggi in cui Gesù parla della “necessità di pregare sempre, senza stancarsi”, come la vedova che, a forza di supplicare un giudice disonesto, riesce ad ottenere giustizia:

“Nel nostro cammino quotidiano, specialmente nelle difficoltà, nella lotta contro il male fuori e dentro di noi, il Signore non è lontano, è al nostro fianco; noi lottiamo con Lui accanto, e la nostra arma è proprio la preghiera, che ci fa sentire la sua presenza accanto a noi, la sua misericordia, anche il suo aiuto”.

La lotta contro il male, ha spiegato il Pontefice, è però “dura e lunga, richiede pazienza e resistenza”. In questa lotta “da portare avanti ogni giorno”, ha aggiunto, “Dio è il nostro alleato, la fede in Lui è la nostra forza, e la preghiera è l’espressione della fede”, perché “se si spegne la fede, si spegne la preghiera, e noi camminiamo nel buio, ci smarriamo nel cammino della vita”. La preghiera perseverante è quindi “espressione della fede in un Dio che ci chiama a combattere con Lui, ogni giorno, ogni momento, per vincere il male con il bene”. In questo impegno, il Santo Padre ha voluto menzionare le “tante donne che lottano per la propria famiglia, che pregano, che non si affaticano mai”:

“Un ricordo oggi, tutti noi, a queste donne che col loro atteggiamento ci danno una vera testimonianza di fede, di coraggio, un modello di preghiera. Un ricordo a loro”!

Dopo la preghiera mariana, Papa Francesco ha ricordato l’odierna Giornata Missionaria Mondiale, riflettendo sulla missione propria della Chiesa:

“Diffondere nel mondo la fiamma della fede, che Gesù ha acceso nel mondo: la fede in Dio che è Padre, Amore, Misericordia. Il metodo della missione cristiana non è il proselitismo, ma quello della fiamma condivisa che riscalda l’anima”. 

Ringraziando tutti coloro che “con la preghiera e l’aiuto concreto sostengono l’opera missionaria, in particolare la sollecitudine del vescovo di Roma per la diffusione del Vangelo”, il pensiero del Santo Padre è andato a chi opera in ‘prima linea’ proclamando Cristo fino ai confini della Terra:

“In questa Giornata siamo vicini a tutti i missionari e le missionarie, che lavorano tanto senza far rumore, e danno la vita. Come l’italiana Afra Martinelli, che ha operato per tanti anni in Nigeria: qualche giorno fa è stata uccisa, per rapina; tutti hanno pianto, cristiani e musulmani. Le volevano bene!”

Afra Martinelli - ha proseguito il Papa, lanciando un applauso in sua memoria - “ha annunciato il Vangelo con la vita, con l’opera che ha realizzato, un centro di istruzione”, e così ha diffuso “la fiamma della fede, ha combattuto la buona battaglia”. Come anche Stefano Sándor, il salesiano laico proclamato Beato ieri a Budapest, in Ungheria. “Quando il regime comunista chiuse tutte le opere cattoliche - ha ricordato il Santo Padre - affrontò le persecuzioni con coraggio, e fu ucciso a 39 anni”. Quindi il pensiero del Papa è corso all’attualità, al sisma di martedì scorso nelle Filippine:

“Desidero esprimere la mia vicinanza alle popolazioni delle Filippine colpite da un forte terremoto, e vi invito a pregare per quella cara Nazione, che di recente ha subito diverse calamità”.



Tra i pellegrini presenti in piazza San Pietro, Papa Francesco ha quindi salutato i ragazzi che hanno dato vita alla manifestazione “100 metri di corsa e di fede”, promossa dal Pontificio Consiglio della Cultura: “ci ricordate - ha detto - che il credente è un atleta dello spirito”. Ed ha concluso con un pensiero speciale:

“Oggi in Argentina si celebra la ‘Festa della mamma’: rivolgo un affettuoso saluto alle mamme della mia terra”.

Fonte: Radio Vaticana

19 ottobre 2013

Wojtyla, Congregazione approva il miracolo. E' il secondo: sarà santo entro l'anno!



Il pronunciamento dei cardinali e vescovi ha certificato che la guarigione ritenuta inspiegabile, è avvenuta per intercessione di Giovanni Paolo II. Dopo la firma del decreto, Papa Francesco annuncerà la data della canonizzazione
CITTA' DEL VATICANO - L'ultimo passo verso la santità di Papa Wojtyla è stato fatto. La riunione plenaria di cardinali e vescovi della Congregazione delle Cause dei santi ha approvato questa mattina il secondo miracolo attribuito alla sua intercessione. Papa Giovanni Paolo II sarà dunque santo con tutta probabilità entro l'anno e la cerimonia di canonizzazione potrebbe tenersi a dicembre.

Il pronunciamento di oggi dei cardinali e vescovi, dopo che già a fine aprile la consulta medica e la commissione dei teologi avevano approvato il secondo miracolo, serviva a certificare che la guarigione ritenuta inspiegabile, è avvenuta effettivamente per intercessione di Wojtyla. Dopo la sua firma del decreto, Papa Francesco convocherà un concistoro in cui sarà annunciata la data della canonizzazione.



Il miracolo è stato compiuto da Wojtyla la sera stessa della beatificazione, il Primo maggio 2011. Nel corso della riunione i cardinali e vescovi della Congregazione si sarebbero espressi a favore della canonizzazione a dicembre, dopo la conclusione dell'Anno della Fede. Tutto, comunque, è rimesso alla volontà del Papa da cui si potrebbero aspettare "sorprese". Il Pontefice vedrebbe molto bene, proprio a suggello dell'Anno della Fede, la proclamazione contemporanea della santità di Papa Wojtyla e di Giovanni XXIII.

Sulla guarigione e il miracolo la chiesa mantiene il riserbo. Il secondo miracolo è stato riconosciuto come 'inspiegabile'. "Karol Wojtyla sarà canonizzato entro pochi mesi. Un atto miracoloso compiuto da Giovanni Paolo II, dopo il primo che lo ha portato a essere beato, è avvenuto la sera stessa in cui il Papa polacco divenne beato, il primo maggio 2011. E quando verrà reso noto il tipo di guarigione effettuato, la cosa stupirà molti", aveva detto proprio ad aprile un'alta fonte ecclesiastica.

Fonte: Repubblica

Niente auto di lusso, Papa Francesco sale su una Focus

L’appello all’austerità è stato un messaggio chiave di Papa Francesco fin dall’inizio e il cambiamento è già movimento. Proprio ieri, durante l’incontro con i seminaristi, i novizi e le novizie nell’Aula Paolo VI, ha ribadito il bisogno di cambiare abitudini come quella delle auto di lusso e ultimi modelli con alla guida preti o suore: “A me fa male quando vedo un prete o una suora con un’auto di ultimo modello: non si può. Alcuni diranno che la gioia nasce dalle cose che si hanno, e allora ecco la ricerca dell’ultimo modello di smartphone, lo scooter più veloce, l’auto che si fa notare. Ma non è così”.
La mattina stessa dell’incontro, Papa Francesco era salito su una Ford Focus, al posto dell’auto ufficiale.
Ha poi aggiunto: “Io credo che la macchina è necessaria, se si deve fare tanto lavoro, spostarsi tanto, ma prendetene una più umile. Se prendete quella bella, pensate a quanti bambini muoiono di fame. Soltanto quello. La gioia non viene dalle cose che si hanno”.



Il Messaggio del Papa a due ebrei sopravvissuti all'olocausto: «La brezza leggera di Dio soffiava anche nella Shoah»

Il Washington Post riferisce il contenuto di una mail inviata da papa Francesco al figlio di due sopravvissuti dell'Olocausto. Molto interessanti alcuni punti in particolare.



Dov'era Dio durante la Shoah? La sua era una presenza nascosta, come quella della «brezza leggera» di cui parla la Bibbia raccontando l'incontro con il profeta Elia sul monte Oreb. È quanto scrive Papa Francesco in un messaggio personale inviato al figlio di due sopravvissuti allo sterminio nazista. A darne notizia è il Washington Post nel suo blog On Faith, dedicato alle tematiche religiose .

Secondo quanto riferito da questa fonte papa Francesco ha risposto per email a uno scritto che gli era stato inviato da Menachem Rosensaft, un giurista americano che è anche il fondatore di un'associazione che riunisce i figli di genitori scampati alla Shoah. Nel testo - un discorso pronunciato nella sinagoga di Park Avenue a New York il 7 settembre scorso - Rosensaft poneva il tema dell'atteggiamento di Dio nei confronti della grande tragedia vissuta dal popolo ebraico nel Novecento. E rispondeva dicendo di averlo trovato nei gesti di umanità rimasti vivi anche nei campi di sterminio. Citando in particolare l'esempio di sua madre, che aveva perso un primo marito e un figlio di cinque anni ad Auschwitz-Birkenau, ma aveva poi trovato comunque la forza - una volta trasferita a Bergen-Belsen - di prendersi cura insieme ad altre donne di un gruppo di orfani. Accudendoli tra mille difficoltà nelle loro baracche avevano così permesso a 149 bambini ebrei di salvarsi.

Una risposta che - stando a quanto riferito dal Washington Post - il Papa nel messaggio dice di condividere, richiamando una specifica pagina biblica. «Quando lei, con umiltà, ci spiega dov'era Dio in quel determinato momento - si legge nel testo della mail diffuso dal quotidiano statunitense - sento in me che lei è andato oltre tutte le possibili spiegazioni e che, dopo un lungo pellegrinaggio - talvolta triste, pesante o tenebroso - è giunto a scoprire una certa logica a partire dalla quale ora ci parla; la logica del Primo Libro dei Re, capitolo 19 versetto 12, la logica di quella “brezza leggera” (e se so bene che questa è una traduzione molto povera dell'espressione ebraica, molto più ricca) che costituisce la sola possibile interpretazione ermeneutica. Grazie dal profondo del mio cuore - conclude Papa Francesco -. E la prego di non dimenticarsi di me nella preghiera. Il Signore la benedica».

Da parte sua Rosensaft ha dichiarato al Washington Post che questo messaggio del Papa è «un grandissimo dono spirituale» per chiunque è sopravvissuto a un atto di violenza. E ha espresso l'auspicio di una più profonda «integrazione della memoria dell'Olocausto non solo nel pensiero teologico ebraico ma anche nell'insegnamento cattolico».

Fonte: La Stampa



Gustave Doré, XIX sec. La Valle di Lacrime.

Quali sono le conseguenze del pettegolezzo.

Una volta una donna andò a confessarsi da san Filippo Neri, accusandosi di aver sparlato di alcune persone. Il santo l'assolse, ma le diede una strana penitenza.

Chiese filippine distrutte dal sisma.

Filippine: si aggrava bilancio terremoto
Almeno 172 vittime. Si cercano ancora 22 dispersi

TAGBILARAN (FILIPPINE), 18 OTT - Si aggrava il bilancio delle vittime del terremoto che ha colpito le Filippine all'inizio della settimana: secondo gli ultimi aggiornamenti le vittime sono almeno 172 mentre si cercano ancora 22 dispersi, tra cui 5 bambini. Il numero maggiore di morti - secondo i dati delle autorità locali - si registra nell'isola turistica di Bohol, epicentro del sisma, dove si contano almeno 160 morti.

Fonte: ANSA