Il Washington Post riferisce il contenuto di una mail inviata da papa Francesco al figlio di due sopravvissuti dell'Olocausto. Molto interessanti alcuni punti in particolare.
Dov'era Dio durante la Shoah? La sua era una presenza nascosta, come quella della «brezza leggera» di cui parla la Bibbia raccontando l'incontro con il profeta Elia sul monte Oreb. È quanto scrive Papa Francesco in un messaggio personale inviato al figlio di due sopravvissuti allo sterminio nazista. A darne notizia è il Washington Post nel suo blog On Faith, dedicato alle tematiche religiose .
Secondo quanto riferito da questa fonte papa Francesco ha risposto per email a uno scritto che gli era stato inviato da Menachem Rosensaft, un giurista americano che è anche il fondatore di un'associazione che riunisce i figli di genitori scampati alla Shoah. Nel testo - un discorso pronunciato nella sinagoga di Park Avenue a New York il 7 settembre scorso - Rosensaft poneva il tema dell'atteggiamento di Dio nei confronti della grande tragedia vissuta dal popolo ebraico nel Novecento. E rispondeva dicendo di averlo trovato nei gesti di umanità rimasti vivi anche nei campi di sterminio. Citando in particolare l'esempio di sua madre, che aveva perso un primo marito e un figlio di cinque anni ad Auschwitz-Birkenau, ma aveva poi trovato comunque la forza - una volta trasferita a Bergen-Belsen - di prendersi cura insieme ad altre donne di un gruppo di orfani. Accudendoli tra mille difficoltà nelle loro baracche avevano così permesso a 149 bambini ebrei di salvarsi.
Una risposta che - stando a quanto riferito dal Washington Post - il Papa nel messaggio dice di condividere, richiamando una specifica pagina biblica. «Quando lei, con umiltà, ci spiega dov'era Dio in quel determinato momento - si legge nel testo della mail diffuso dal quotidiano statunitense - sento in me che lei è andato oltre tutte le possibili spiegazioni e che, dopo un lungo pellegrinaggio - talvolta triste, pesante o tenebroso - è giunto a scoprire una certa logica a partire dalla quale ora ci parla; la logica del Primo Libro dei Re, capitolo 19 versetto 12, la logica di quella “brezza leggera” (e se so bene che questa è una traduzione molto povera dell'espressione ebraica, molto più ricca) che costituisce la sola possibile interpretazione ermeneutica. Grazie dal profondo del mio cuore - conclude Papa Francesco -. E la prego di non dimenticarsi di me nella preghiera. Il Signore la benedica».
Da parte sua Rosensaft ha dichiarato al Washington Post che questo messaggio del Papa è «un grandissimo dono spirituale» per chiunque è sopravvissuto a un atto di violenza. E ha espresso l'auspicio di una più profonda «integrazione della memoria dell'Olocausto non solo nel pensiero teologico ebraico ma anche nell'insegnamento cattolico».
Fonte: La Stampa
Gustave Doré, XIX sec. La Valle di Lacrime.



Nessun commento:
Posta un commento