13 dicembre 2013

«L'auto era bloccata nel traffico e il Papa voleva proseguire a piedi»

Il capo dei gendarmi vaticani Giani racconta ciò che accadde in Brasile quando il corteo papale sbagliò strada. È uno degli inediti contenuti del Tg2 Dossier su Francesco in onda sabato 14 dicembre alle 23.30

Chi non ricorda la Fiat Idea di Francesco bloccata nel traffico di Rio, lo scorso luglio, e quasi travolta dall'entusiasmo della folla? Furono momenti di grande allarme per la sicurezza del Papa. «Eppure il primo istinto del Papa fu quello di dire: scendo e proseguo a piedi». È Domenico Giani, il comandante della gendarmeria vaticana, a raccontare per la prima volta, in tv, questo e altri episodi della sua intensa esperienza di «angelo custode» del Papa argentino. «In realtà - dice Giani - la percezione che ebbero di quei momenti le persone che seguivano in televisione l'arrivo di Francesco in Brasile fu più drammatica di quella vissuta dal Papa e dagli uomini della scorta».



Il responsabile della sicurezza vaticana nega di aver mai messo mano alla pistola, come fu detto in alcune telecronache. «Successe semplicemente che il battistrada aveva sbagliato strada, imboccando un controviale... Dovemmo affrontare una situazione difficile ma il Papa rimase tranquillo, tant'è che io stesso mentre la macchina era bloccata, potei porgergli un bambino da baciare, attraverso il finestrino che Francesco aveva abbassato».


La testimonianza di Giani è inserita nel Tg2 dossier «Francesco, papa tra la gente» che sarà trasmesso sabato 14 dicembre alle 23.30 su Raidue (peccato, ancora una volta, l'orario penalizzante quasi per nottambuli). È firmato da Lucio Brunelli, fotografia di Franco Trifoni e Massimo Pinzauti, montaggio di Laura Sacripanti. Lo speciale, in 45 minuti, ripercorre le immagini, i gesti e le parole più significative dei primi nove mesi del pontificato, a pochi giorni dal compleanno di Bergoglio, che martedì 17 dicembre compie 77 anni.


 «Papa tra la gente», ma anche Papa dei lontani, perché proprio alle persone più lontane dalla Chiesa Francesco sembra rivolgersi con particolare premura «missionaria» e con il suo messaggio di misericordia da quando è stato eletto vescovo di Roma. «E proprio le persone lontane sembrano amarlo, forse più,  anche se questo sembra paradossale - afferma Brunelli nel Tg2 dossier - di un certo apparato ecclesiastico e di alcuni ambienti cattolici tradizionalisti».


Nel Tg2 dossier non mancano immagini inedite, come quelle che mostrano l'ordinazione episcopale di un ancora giovane Bergoglio. E testimonianze mai ascoltate, come quella di Cesare Cuppone, uno degli operatori del centro televisivo vaticano che seguono da vicino ogni immersione del Papa tra la folla di fedeli e ammalati. «È un'esperienza comune a tutti i parroci - racconta padre Pepe, uno dei parroci delle favelas di Buenos Aires più legati a Bergoglio - ricevere gente che ci dice: torno alla Chiesa grazie a Papa Francesco. Questo è il vero rinnovamento, un fenomeno spirituale, non se il Papa cambia uno della Curia o licenzia tutta la Curia, ma gente che si accosta a Dio». Padre Pepe racconta di aver ritrovato in Francesco la stessa semplicità, lo stesso sguardo di fede del cardinale Bergoglio «ma di nuovo  - dice - lo vedo con molta energia, molta allegria, è come se fosse ringiovanito, dimostrasse meno anni».


Il curatore del Dossier, vaticanista del Tg2, nei giorni scorsi è stato insignito del premio dedicato alla memoria di Giuseppe De Carli per uno speciale, un «ritratto inedito» di Benedetto XVI andato in nel gennaio scorso. Grazie a immagini e testimonianze inedite, Brunelli aveva proposto un ritratto molto lontano dal cliché nel quale spesso Ratzinger è stato rinchiuso.

Fonte: Vatican Insider

Scopri il senso cristiano dell'albero di Natale.

L’immagine dell’albero come simbolo del rinnovarsi della vita è un popolare tema pagano, presente sia nel mondo antico che medioevale. La derivazione dell’uso moderno della tradizione dell’albero di Natale, tuttavia, non è stata provata con chiarezza. Sicuramente questa usanza risale alla Germania del XVI secolo. Ma esiste una leggenda che risale a molti secoli prima. Una storia, infatti, lega l’albero di Natale a San Bonifacio, il santo nato in Inghilterra intorno al 680 e che evangelizzò le popolazioni germaniche. Si narra che Bonifacio affrontò i pagani riuniti presso la “Sacra Quercia del Tuono di Geismar” per adorare il dio Thor. Il Santo, con un gruppo di discepoli, arrivò nella radura dov’era la “Sacra Quercia” e, mentre si stava per compiere un rito sacrificale umano, gridò: «questa è la vostra Quercia del Tuono e questa è la croce di Cristo che spezzerà il martello del falso dio Thor». Presa una scure cominciò a colpire l’albero sacro. Un forte vento si levò all’improvviso, l’albero cadde e si spezzò in quattro parti.Dietro l’imponente quercia stava un giovane abete verde. .San Bonifacio si rivolse nuovamente ai pagani: «Questo piccolo albero, un giovane figlio della foresta, sarà il vostro sacro albero questa notte. 



È il legno della pace, poiché le vostre case sono costruite di abete. È il segno di una vita senza fine, poiché le sue foglie sono sempre verdi. Osservate come punta diritto verso il cielo. Che questo sia chiamato l’albero di Cristo bambino; riunitevi intorno ad esso, non nella selva, ma nelle vostre case; là non si compiranno riti di sangue, ma doni d’amore e riti di bontà».. Bonifacio riuscì a convertire i pagani e il capo del villaggio mise un abete nella sua casa, ponendo sopra ai rami delle candele.Tra i primi riferimenti storici alla tradizione dell’albero di Natale, la scienza, attraverso l’etnologo Ingeborg Weber-Keller, ha identificato una cronaca di Brema del 1570 che racconta di un albero decorato con mele, noci, datteri e fiori di carta. Ma è la città di Riga, capitale della Lettonia, a proclamarsi sede del primo albero di Natale della storia: nella sua piazza principale si trova una targa scritta in otto lingue, secondo cui il “primo albero di capodanno” fu addobbato nella città nel 1510.. L’usanza di avere un albero decorato durante il periodo natalizio si diffuse nel XVII secolo e agli inizi del secolo successivo era già pratica comune in tutte le città della Renania.Per molto tempo la tradizione dell’albero di Natale rimase tipica delle regioni protestanti della Germania e solo nei primi decenni del XIX secolo si diffuse nei paesi cattolici. A Vienna l’albero di Natale apparve ufficialmente nel 1816, per volere della principessa Henrietta von Nassau Weilburg, mentre in Francia fu importato dalla duchessa di Orléans nel 1940. 

Oggi la tradizione dell’albero di Natale è universalmente accettata anche nel mondo cattolico. Papa Giovanni Paolo II lo introdusse nel suo pontificato facendo allestire, accanto al presepe, un grande albero di Natale proprio in piazza San Pietro.



12 dicembre 2013

Messaggio del Papa per la pace: riscoprire la fraternità in famiglia, nell'economia e nel rapporto tra i popoli.

Senza fraternità è impossibile costruire una società giusta e una pace solida e duratura. E’ quanto sottolinea Papa Francesco nel suo primo Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, pubblicato oggi. Tema del documento è “Fraternità, fondamento e via per la pace”. Il Papa leva, anche, un appello vibrante affinché quanti seminano violenza e morte rinuncino alla via delle armi e una denuncia contro la corruzione e il crimine organizzato.

Il servizio di Alessandro Gisotti:
“Rinunciate alla via della armi e andate incontro all’altro con il dialogo, il perdono e la riconciliazione per ricostruire la giustizia, la fiducia e la speranza intorno a voi”. E’ il pressante appello che, nel suo primo Messaggio per la Giornata della pace, il Papa rivolge a “quanti con le armi seminano violenza e morte”. E aggiunge: “Riscoprite in colui che oggi considerate solo un nemico da abbattere il vostro fratello e fermate la mano!”. Dal Pontefice, che auspica dunque una “conversione dei cuori”, anche un forte appello per il “disarmo da parte di tutti, a cominciare dal disarmo nucleare e chimico”. Anche perché, rileva con amarezza, “finché ci sarà una così grande quantità di armamenti in circolazione”, “si potranno sempre trovare nuovi pretesti per avviare le ostilità”.

Architrave del documento pontificio è la fraternità, “dimensione essenziale dell’uomo”, scrive il Papa, senza la quale, “diventa impossibile la costruzione di una società giusta” e di “una pace solida e duratura”. E subito precisa che “una fraternità priva del riferimento ad un Padre comune, quale suo fondamento ultimo, non riesce a sussistere”. Una “vera fraternità tra gli uomini – ribadisce – suppone ed esige una paternità trascendente”. La radice della fraternità, si legge ancora nel Messaggio, “è contenuta nella paternità di Dio”, una “paternità generatrice di fraternità” che trasforma la nostra esistenza. Al riguardo, il Papa indica come il racconto di Caino e Abele insegni che “l’umanità porta inscritta in sé una vocazione alla fraternità, ma anche la possibilità drammatica del suo tradimento”.



Il Papa sottolinea, dunque, che tale “vocazione” alla fraternità è oggi spesso contrastata dalla “globalizzazione dell’indifferenza” che “ci fa lentamente abituare alla sofferenza dell’altro, chiudendoci in noi stessi”. Del resto, osserva, alle guerre “fatte di scontri armati si aggiungono guerre meno visibili, ma non meno crudeli, che si combattono in campo economico e finanziario con mezzi altrettanto distruttivi di vite, di famiglie, di imprese”. Francesco cita la Populorum Progessio di Paolo VI e la Sollicitudo rei socialis di Giovanni Paolo II per ribadire che “non soltanto le persone, ma anche le nazioni debbono incontrarsi in uno spirito di fraternità” e aggiunge che la pace “è un bene indivisibile. O è bene di tutti o non lo è di nessuno”. La fraternità, ne è convinto il Papa, è la via maestra anche per sconfiggere la povertà. Al tempo stesso, è il suo auspicio, “servono anche politiche efficaci che promuovono il principio della fraternità” assicurando alle persone di “accedere ai capitali” e alle risorse. Così come si ravvisa “la necessità di politiche che servano ad attenuare una eccessiva sperequazione del reddito”.

Il Papa si sofferma sull’attuale crisi economico-finanziaria, indicandone l’origine nel “progressivo allontanamento dell’uomo da Dio e dal prossimo, nella ricerca avida di beni materiali” e nel “depauperamento delle relazioni interpersonali e comunitarie”. Papa Francesco sottolinea che “il succedersi delle crisi economiche deve portare agli opportuni ripensamenti dei modelli di sviluppo economico e a un cambiamento negli stili di vita”. Anzi, la crisi odierna “può essere anche un’occasione propizia per recuperare le virtù della prudenza, della temperanza, della giustizia e della fortezza”. L’uomo, ribadisce, “è capace di qualcosa in più rispetto alla massimizzazione del proprio interesse individuale”. Papa Francesco denuncia dunque con forza la corruzione e il crimine organizzato. Una comunità politica, è il suo monito, “deve agire in modo trasparente e responsabile” per generare la “pace sociale”. I cittadini, ammonisce, “devono sentirsi rappresentati dai poteri pubblici nel rispetto della loro libertà”. Invece, constata, “spesso tra cittadino e istituzioni, si incuneano interessi di parte che deformano una tale relazione, propiziando la creazione di un clima perenne di conflitto”.

Papa Francesco non manca di denunciare l’egoismo che “si sviluppa socialmente sia nelle molte forme di corruzione, oggi così capillarmente diffuse, sia nella formazione delle organizzazioni criminali, dai piccoli gruppi a quelli organizzati su scala globale”. Queste organizzazioni, è il suo avvertimento, “offendono gravemente Dio, nuocciono ai fratelli e danneggiano il creato, tanto più quando hanno connotazioni religiose”. Enumera alcuni drammi del nostro tempo come la droga, lo sfruttamento del lavoro, “l’abominio del traffico di essere umani”, gli “abusi contro i minori”. E dedica un pensiero speciale anche alle “condizioni inumane di tante carceri, dove il detenuto è spesso ridotto in uno stato sub-umano e viene violato nella sua dignità di uomo”. L’ultimo paragrafo del Messaggio è dedicato alla custodia della natura. Anche qui, afferma, serve la fraternità perché “siamo spesso guidati dall’avidità, dalla superbia del dominare” e non consideriamo la natura “come un dono gratuito” da “mettere a servizio dei fratelli”. Il Papa rinnova dunque l’appello contro “lo scandalo” della fame nel mondo. “E’ un dovere cogente”, scrive il Papa, che “si utilizzino le risorse della terra in modo che tutti siano liberi dalla fame”.

Il Messaggio - che è stato firmato l’8 dicembre, Solennità dell’Immacolata Concezione – si chiude con un’invocazione a Maria affinché “ci aiuti a comprendere e a vivere tutti i giorni la fraternità che sgorga dal cuore del suo Figlio, per portare pace ad ogni uomo su questa nostra amata terra”.

Fonte: Radio Vaticana

11 dicembre 2013

PAPA FRANCESCO PERSONA DELL'ANNO DI TIME 2013. I MUSULMANI: "E' UN IDOLO MONDIALE"

Papa Francesco e' la Persona del'Anno di Time 2013. Lo ha annunciato la rivista che dal 1927 attribuisce questo riconoscimento all'individuo o l'entita' che, nel bene o nel male, ha dominato le notizie nell'anno che sta per concludersi.
Cornice rossa su fondo oro: sembra un ritratto a olio quello di Papa Bergoglio per la copertina della Persona dell'Anno 2013 di Time, ma le apparenze ingannano. Realizzato dall'artista americano Jason Seiler, e' in realtà il frutto di 70 ore di lavoro su uno schermo di computer Lcd da 21 pollici. "La tecnologia mi ha consentito di lavorare intuitivamente, disegnando e dipingendo direttamente sul display Lcd", ha spiegato Seiler che si e' formato nella millenaria tradizione ad olio degli "Antichi Maestri". La copertina traduce in immagine la motivazione del riconoscimento di Time: secondo il settimanale il "settantenne superstar" Bergoglio "fa un uso da maestro degli strumenti del 21esimo secolo per porre in atto il suo mandato del Primo Secolo dopo Cristo"
 "E' un segno positivo che uno dei riconoscimenti più prestigiosi nell'ambito della stampa internazionale sia attribuito a chi annuncia nel mondo valori spirituali, religiosi e morali e parla efficacemente in favore della pace e di una maggiore giustizia". E' il commento di padre Lombardi alla scelta del Papa come "uomo dell'anno" di Time Magazine.
 ''Ormai il Papa e' un idolo mondiale e non solo per i musulmani.Auguri Papa Francesco'': così il Presidente della Co-mai (comunità del mondo arabo in Italia) e fondatore di 'Uniti per Unire', Foad Aodi, commenta con grande soddisfazione la notizia che Bergoglio è stato indicato 'Uomo dell'anno' dal settimanale Time.  ''E' una notizia bellissima che ci incoraggia e ci rende ancora piu' felici e convinti della nostra idea riguardo il lavoro di Papa Francesco che in poco temo e' diventato un nostro idolo nel suo impegno a favore del dialogo interculturale e interreligioso, la pace ed i diritti umani'', ha aggiunto il rappresentante arabo-musulmano, che più volte ha sottolineato come anche il mondo islamico abbia bisogno di un leader come papa Francesco


Udienza generale. Il Papa: non avere paura del giudizio finale, ma bisogna aprire il cuore all'amore di Dio.

Oggi all’udienza generale, Papa Francesco ha svolto l’ultima catechesi sulla professione di fede, trattando l’affermazione «Credo la vita eterna». In particolare si è soffermato sul giudizio finale. “Ma – ha subito detto - non avere paura! Sentiamo quello che dice la Parola di Dio. Al riguardo, leggiamo nel vangelo di Matteo: Allora Cristo «verrà nella sua gloria, con tutti i suoi angeli… E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra… E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna» (Mt 25,31-33.46). Quando pensiamo al ritorno di Cristo e al suo giudizio finale, che manifesterà, fino alle sue ultime conseguenze, il bene che ognuno avrà compiuto o avrà omesso di compiere durante la sua vita terrena, percepiamo di trovarci di fronte a un mistero che ci sovrasta, che non riusciamo nemmeno a immaginare. Un mistero che quasi istintivamente suscita in noi un senso di timore, e magari anche di trepidazione. Se però riflettiamo bene su questa realtà, essa non può che allargare il cuore di un cristiano e costituire un grande motivo di consolazione e di fiducia”.

“A questo proposito – ha proseguito - la testimonianza delle prime comunità cristiane risuona quanto mai suggestiva. Esse infatti erano solite accompagnare le celebrazioni e le preghiere con l’acclamazione Maranathà, un’espressione costituita da due parole aramaiche che, a seconda di come vengono scandite, si possono intendere come una supplica: «Vieni, Signore!», oppure come una certezza alimentata dalla fede: «Sì, il Signore viene, il Signore è vicino». È l’esclamazione in cui culmina tutta la Rivelazione cristiana, al termine della meravigliosa contemplazione che ci viene offerta nell’Apocalisse di Giovanni (cfr Ap 22,20). In quel caso, è la Chiesa-sposa che, a nome dell’umanità intera, di tutta l’umanità, e in quanto sua primizia, si rivolge a Cristo, suo sposo, non vedendo l’ora di essere avvolta dal suo abbraccio: un abbraccio - l’abbraccio di Gesù - che è pienezza di vita, è pienezza di amore. Così ci abbraccia Gesù! Se pensiamo al giudizio in questa prospettiva, ogni paura e titubanza viene meno e lascia spazio all’attesa e a una profonda gioia: sarà proprio il momento in cui verremo giudicati finalmente pronti per essere rivestiti della gloria di Cristo, come di una veste nuziale, ed essere condotti al banchetto, immagine della piena e definitiva comunione con Dio”.

Il Papa ha poi proseguito: “Un secondo motivo di fiducia viene offerto dalla constatazione che, nel momento del giudizio, non saremo lasciati soli. È Gesù stesso, nel Vangelo di Matteo, a preannunciare come, alla fine dei tempi, coloro che lo avranno seguito prenderanno posto nella sua gloria, per giudicare insieme a lui, tutti. (cfr Mt 19,28). L’apostolo Paolo poi, scrivendo alla comunità di Corinto, afferma: «Non sapete che i santi giudicheranno il mondo? Quanto più le cose di questa vita!» (1 Cor 6,2-3). Che bello sapere che in quel frangente, oltre che su Cristo, nostro Paràclito, nostro Avvocato presso il Padre (cfr 1 Gv 2,1), potremo contare sull’intercessione e sulla benevolenza di tanti nostri fratelli e sorelle più grandi che ci hanno preceduto nel cammino della fede, che hanno offerto la loro vita per noi e che continuano ad amarci in modo indicibile! I santi già vivono al cospetto di Dio, nello splendore della sua gloria pregando per noi che ancora viviamo sulla terra. Quanta consolazione suscita nel nostro cuore questa certezza! La Chiesa è davvero una madre e, come una mamma, cerca il bene dei suoi figli, soprattutto quelli più lontani e afflitti, finché troverà la sua pienezza nel corpo glorioso di Cristo con tutte le sue membra”.

“Un’ulteriore suggestione – ha aggiunto - ci viene offerta dal Vangelo di Giovanni, dove si afferma esplicitamente che «Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nell’unigenito Figlio di Dio» (Gv 3,17-18). Questo significa che il giudizio” finale “ è già in atto, incomincia adesso, nel corso della nostra esistenza. Tale giudizio è pronunciato in ogni istante della vita, come riscontro della nostra accoglienza con fede della salvezza presente ed operante in Cristo, oppure della nostra incredulità, con la conseguente chiusura in noi stessi”.

A braccio ha detto: “Ma se noi ci chiudiamo - noi stessi - all’amore di Gesù, siamo noi stessi che ci condanniamo! Siamo condannati da noi stessi! La salvezza è aprirsi a Gesù e Lui ci salva. Se siamo peccatori - tutti, tutti lo siamo, tutti! - chiediamo perdono e andiamo con la voglia di essere buoni, il Signore ci perdona. Ma per questo dobbiamo aprirci, aprirci all’amore di Gesù, che è più forte di tutte le altre cose. L’amore di Gesù grande! L’amore di Gesù è misericordioso! L’amore di Gesù perdona! Ma tu devi aprirti e aprirsi significa pentirsi, lamentarsi delle cose che non sono buone che abbiamo fatto”.

“Il Signore Gesù – ha affermato - si è donato e continua a donarsi a noi, per ricolmarci di tutta la misericordia. Siamo noi quindi che possiamo diventare in un certo senso giudici di noi stessi, autocondannandoci all’esclusione dalla comunione con Dio e con i fratelli. Non stanchiamoci, pertanto, di vigilare sui nostri pensieri e sui nostri atteggiamenti, per pregustare fin da ora il calore e lo splendore del volto di Dio. E quello sarà bellissimo! Di quel Dio che nella vita eterna contempleremo in tutta la sua pienezza”. Il Papa ha concluso parlando a braccio: “ Avanti! Avanti, pensando in questo giudizio che comincia adesso. E’ incominciato… Avanti, facendo che il nostro cuore sia aperto a Gesù, alla sua salvezza. Avanti, senza paura perché l’amore di Gesù è più grande e se noi chiediamo perdono dei nostri peccati, Lui ci perdona! E’ così Gesù! Avanti con questa certezza, che ci porterà alla gloria del cielo. Grazie!”.

Fonte: Radio Vaticana

Papa Francesco tra i finalisti per l'“Uomo dell'Anno” di Time.

Già a pochi minuti dall'elezione, papa Francesco ha iniziato a conquistare il mondo, attirandosi le simpatie di tutti, anche dei non credenti e di chi si era allontanato dalla Chiesa e ora trova in lui un modello e uno sprone a riavvicinarsi alla fede.

Non c'è allora da stupirsi che papa Bergoglio figuri tra i 10 finalisti per il titolo di “Uomo dell'Anno” della rivista Time, accanto a nomi come quello del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, dell'informatico Edward Snowden, noto per aver rivelato informazioni finora segrete di programmi del Governo statunitense, e del presidente siriano Bashar al-Assad.

Il titolo di “Uomo dell'Anno” viene conferito dal 1927 alla persona che ha avuto “l'impatto più grande sull'anno in corso, nel bene e nel male”, ha affermato la Managing Editor di Time, Nancy Gibbs, durante l'edizione del Today's Show nella quale è stata resa nota la lista dei “concorrenti” (msnbc, 12 settembre). Il vincitore, che viene votato dagli editori di Time e sarà annunciato dalla rivista l'11 dicembre, deve essere una persona ancora in vita.



Perché papa Francesco figura tra i concorrenti al titolo? Perché il nuovo pontefice aiuta direttamente i poveri, sfida la Chiesa per la sua rigida agenda sociale e ha criticato le “teorie trickle down” [secondo cui la ricchezza accumulata da pochi avrà effetti positivi anche sugli strati meno abbienti della società aumentando il benessere della collettività] del capitalismo perché “gli esclusi stanno ancora aspettando” (yahoo.com, 9 dicembre).

Francesco è già stato nominato a luglio “Uomo dell'Anno” dalla rivista Vanity Fair. Decisivo per la scelta il suo viaggio a Lampedusa, con il quale, si legge nel magazine, ha dimostrato a fatti ciò che dice a parole (Il Sussidiario, 10 luglio).

A livello “nostrano”, il pontefice si è invece aggiudicato il Macchianera Awards 2013, l'Oscar della rete italiano, venendo riconosciuto l'uomo più influente del web e vincendo con il 32% delle preferenze (new.supermoney.eu, 22 settembre).

Fonte: Aleteia