11 dicembre 2013

Papa Francesco tra i finalisti per l'“Uomo dell'Anno” di Time.

Già a pochi minuti dall'elezione, papa Francesco ha iniziato a conquistare il mondo, attirandosi le simpatie di tutti, anche dei non credenti e di chi si era allontanato dalla Chiesa e ora trova in lui un modello e uno sprone a riavvicinarsi alla fede.

Non c'è allora da stupirsi che papa Bergoglio figuri tra i 10 finalisti per il titolo di “Uomo dell'Anno” della rivista Time, accanto a nomi come quello del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, dell'informatico Edward Snowden, noto per aver rivelato informazioni finora segrete di programmi del Governo statunitense, e del presidente siriano Bashar al-Assad.

Il titolo di “Uomo dell'Anno” viene conferito dal 1927 alla persona che ha avuto “l'impatto più grande sull'anno in corso, nel bene e nel male”, ha affermato la Managing Editor di Time, Nancy Gibbs, durante l'edizione del Today's Show nella quale è stata resa nota la lista dei “concorrenti” (msnbc, 12 settembre). Il vincitore, che viene votato dagli editori di Time e sarà annunciato dalla rivista l'11 dicembre, deve essere una persona ancora in vita.



Perché papa Francesco figura tra i concorrenti al titolo? Perché il nuovo pontefice aiuta direttamente i poveri, sfida la Chiesa per la sua rigida agenda sociale e ha criticato le “teorie trickle down” [secondo cui la ricchezza accumulata da pochi avrà effetti positivi anche sugli strati meno abbienti della società aumentando il benessere della collettività] del capitalismo perché “gli esclusi stanno ancora aspettando” (yahoo.com, 9 dicembre).

Francesco è già stato nominato a luglio “Uomo dell'Anno” dalla rivista Vanity Fair. Decisivo per la scelta il suo viaggio a Lampedusa, con il quale, si legge nel magazine, ha dimostrato a fatti ciò che dice a parole (Il Sussidiario, 10 luglio).

A livello “nostrano”, il pontefice si è invece aggiudicato il Macchianera Awards 2013, l'Oscar della rete italiano, venendo riconosciuto l'uomo più influente del web e vincendo con il 32% delle preferenze (new.supermoney.eu, 22 settembre).

Fonte: Aleteia

10 dicembre 2013

Il Papa: la porta del Signore è sempre aperta, il cristiano non perda mai la speranza.

Quando Gesù si avvicina a noi, sempre apre le porte e ci dà speranza. E’ quanto affermato da Papa Francesco, stamani, nella Messa alla Casa Santa Marta. Il Papa ha ribadito che non dobbiamo avere paura della consolazione del Signore, ma anzi dobbiamo chiederla e cercarla. Una consolazione che ci fa sentire la tenerezza di Dio.

Il servizio di Alessandro Gisotti:
“Consolate, consolate il mio popolo”. Papa Francesco ha iniziato la sua omelia soffermandosi su un passo del Libro del Profeta Isaia, Libro della consolazione d’Israele. Il Signore, ha osservato, si avvicina al suo popolo per consolarlo, “per dargli pace”. E questo “lavoro di consolazione” è così forte che “rifà tutte le cose”. Il Signore compie una vera ri-creazione:



“Ricrea le cose. E la Chiesa non si stanca di dire che questa ri-creazione è più meravigliosa della creazione. Il Signore più meravigliosamente ricrea. E così visita il suo popolo: ricreando, con quella potenza. E sempre il popolo di Dio aveva questa idea, questo pensiero, che il Signore verrà a visitarlo. Ricordiamo le ultime parole di Giuseppe ai suoi fratelli: ‘Quando il Signore vi visiterà portate con voi le mie ossa’. Il Signore visiterà il suo popolo. E’ la speranza di Israele. Ma lo visiterà con questa consolazione”.

“E la consolazione – ha proseguito – è questo rifare tutto non una volta, tante volte, con l’universo e anche con noi”. Questo “rifare del Signore”, ha detto il Papa, ha due dimensioni che è importante sottolineare. “Quando il Signore si avvicina – ha affermato – ci dà speranza; il Signore rifà con la speranza; sempre apre una porta. Sempre”. Quando il Signore si avvicina a noi, ha tenuto a ribadire, “non chiude le porte, le apre”. Il Signore “nella sua vicinanza – ha soggiunto – ci dà la speranza, questa speranza che è una vera fortezza nella vita cristiana. E’ una grazia, è un dono”:

“Quando un cristiano dimentica la speranza, o peggio perde la speranza, la sua vita non ha senso. E’ come se la sua vita fosse davanti ad un muro: niente. Ma il Signore ci consola e ci rifà, con la speranza, andare avanti. E anche lo fa con una vicinanza speciale a ognuno, perché il Signore consola il suo popolo e consola ognuno di noi. Bello come il brano di oggi finisce: ‘Come un pastore egli fa pascolare il gregge, e con il suo braccio lo raduna, porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri’. Quell’immagine di portare gli agnellini sul petto e portare dolcemente le madri: questa è la tenerezza. Il Signore ci consola con tenerezza”.

Dio che è potente, ha proseguito, "non ha paura della tenerezza". "Lui si fa tenerezza, si fa bambino, si fa piccolo”. Nel Vangelo, ha osservato, Gesù stesso lo dice: “Così è la volontà del Padre, che neanche uno di questi piccoli si perda”. Agli occhi del Signore, ha aggiunto, “ognuno di noi è molto, molto importante. E Lui si dà con tenerezza”. E così ci fa “andare avanti, dandoci speranza”. Questo, ha detto ancora, “è stato il principale lavoro di Gesù” nei “40 giorni fra la Risurrezione e l’Ascensione: consolare i discepoli; avvicinarsi e dare consolazione”:

“Avvicinarsi e dare speranza, avvicinarsi con tenerezza. Ma pensiamo alla tenerezza che ha avuto con gli apostoli, con la Maddalena, con quelli di Emmaus. Si avvicinava con tenerezza: ‘Dammi da mangiare’. Con Tommaso: 'Metti il tuo dito qui'. Sempre così è il Signore. Così è la consolazione del Signore. Che il Signore ci dia a tutti noi la grazia di non avere paura della consolazione del Signore, di essere aperti: chiederla, cercarla, perché è una consolazione che ci darà speranza e ci farà sentire la tenerezza di Dio Padre”.

Fonte: Radio Vaticana

Campagna Caritas contro la fame nel mondo. Il Papa: "Non possiamo girarci dall'altra parte. Se c'è volontà quello che abbiamo non finisce".

Il Papa dà “tutto il suo appoggio” alla Campagna contro la fame nel mondo che la Caritas Internationalis presenterà domani mattina a Roma in occasione della Giornata mondiale dei diritti umani sul tema Una sola famiglia umana- Cibo per tutti. “Non possiamo girarci dall’altra parte”, “se c’è volontà, quello che abbiamo non finisce, anzi ne avanza e non va perso”. Così il Pontefice nel videomessaggio, che sarà presentato in conferenza stampa. Forte l’invito del Papa alle istituzioni e alla Chiesa tutta a dare voce a chi soffre, a evitare gli sprechi e ad agire come ”una sola famiglia”. Il servizio di Gabriella Ceraso:


Siamo di fronte allo scandalo mondiale di circa un miliardo, un miliardo di persone che ancora oggi soffrono la fame. Non possiamo girarci dall’altra parte e far finta che questo non esista. Il cibo a disposizione nel mondo basterebbe a sfamare tutti.

Questo è quanto insegna “la parabola della moltiplicazione dei pani e dei pesci” spiega Papa Francesco nel suo videomessaggio: “se c’è volontà, quello che abbiamo non finisce anzi ne avanza e non va perso”. Gli Apostoli, mandati da Gesù a cercare il cibo per la moltitudine di persone giunte ad ascoltarlo, non trovarono altro che cinque pani e due pesci, ma con la grazia di Dio, sottolinea il Pontefice, "arrivarono a sfamare tutti, raccogliendo persino gli avanzi e riuscendo così a evitare ogni spreco". "Facciamo dunque posto nel nostro cuore", chiede Papa Francesco, all’urgenza, che è diritto dato da Dio a tutti, ad "avere un’ alimentazione adeguata": Condividiamo quel che abbiamo nella carità cristiana con chi è costretto ad affrontare numerosi ostacoli per soddisfare un bisogno così primario e al tempo stesso facciamoci promotori di un’autentica cooperazione con i poveri, perché attraverso i frutti del loro e del nostro lavoro possano vivere una vita dignitosa.

Poi l’invito del Papa si apre all’umanità intera, alla quale si rivolge anche la Campagna della Caritas internationalis:Invito tutte le istituzioni del mondo, tutta la Chiesa e ognuno di noi, come una sola famiglia umana, a dare voce a tutte le persone che soffrono silenziosamente la fame, affinché questa voce diventi un ruggito in grado di scuotere il mondo.

Ma appoggiare la Caritas, impegnata in 200 Paesi, in questa Campagna, significa anche, e il Papa lo sottolinea in chiusura, cambiare abitudini e modi di pensare comuni:Questa campagna vuole anche essere un invito a tutti noi a diventare più consapevoli delle nostre scelte alimentari, che spesso comportano lo spreco di cibo e un cattivo uso delle risorse a nostra disposizione. E’ anche un’esortazione a smettere di pensare che le nostre azioni quotidiane non abbiano un impatto sulle vite di chi - vicino o lontano che sia - la fame la soffre sulla propria pelle.

E' dunque l'immagine dell'umanità " come una sola famiglia" impegnata ad assicurare cibo per tutti , quella che il Papa lascia in questo videomessaggio, che si chiude con una preghiera: "Che Dio io ci dia la grazia di vedere un mondo in cui mai nessuno debba morire di fame".Pubblichiamo di seguito il testo integrale del videomessaggio di Papa Francesco per la “Campagna contro la fame nel mondo” lanciata dalla Caritas Internationalis:

Cari fratelli e care sorelle,
oggi sono lieto di annunziarvi la “Campagna contro la fame nel mondo” lanciata dalla nostra Caritas Internationalis e comunicarvi che intendo dare tutto il mio appoggio.

Questa confederazione, insieme a tutte le sue 164 organizzazioni-membro, è impegnata in 200 Paesi e territori del mondo e il loro lavoro è al cuore della missione della Chiesa e della sua attenzione verso tutti quelli che soffrono per lo scandalo della fame con cui il Signore si è identificato quando diceva: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare”. Quando gli apostoli dissero a Gesù che le persone che erano giunte ad ascoltare le sue parole erano anche affamate, egli li incitò ad andare a cercare il cibo. Essendo poveri essi stessi, non trovarono altro che cinque pani e due pesci, ma con la grazia di Dio arrivarono a sfamare una moltitudine di persone, raccogliendo persino gli avanzi e riuscendo così a evitare ogni spreco.

Siamo di fronte allo scandalo mondiale di circa un miliardo, un miliardo di persone che ancora oggi soffrono la fame. Non possiamo girarci dall’altra parte e far finta che questo non esista. Il cibo a disposizione nel mondo basterebbe a sfamare tutti.

La parabola della moltiplicazione dei pani e dei pesci ci insegna proprio questo: che se c’è volontà, quello che abbiamo non finisce, anzi ne avanza e non va perso.

Perciò, cari fratelli e care sorelle, vi invito a fare posto nel vostro cuore a questa urgenza, rispettando questo diritto dato da Dio a tutti di poter avere accesso ad una alimentazione adeguata.

Condividiamo quel che abbiamo nella carità cristiana con chi è costretto ad affrontare numerosi ostacoli per soddisfare un bisogno così primario e al tempo stesso facciamoci promotori di un’autentica cooperazione con i poveri, perché attraverso i frutti del loro e del nostro lavoro possano vivere una vita dignitosa.Invito tutte le istituzioni del mondo, tutta la Chiesa e ognuno di noi, come una sola famiglia umana, a dare voce a tutte le persone che soffrono silenziosamente la fame, affinché questa voce diventi un ruggito in grado di scuotere il mondo.

Questa campagna vuole anche essere un invito a tutti noi a diventare più consapevoli delle nostre scelte alimentari, che spesso comportano lo spreco di cibo e un cattivo uso delle risorse a nostra disposizione. E’ anche un’esortazione a smettere di pensare che le nostre azioni quotidiane non abbiano un impatto sulle vite di chi - vicino o lontano che sia - la fame la soffre sulla propria pelle.

Vi chiedo, con tutto il cuore, di appoggiare la nostra Caritas in questa nobile Campagna, per agire come una sola famiglia impegnata ad assicurare il cibo per tutti.

Preghiamo che Dio ci dia la grazia di vedere un mondo in cui mai nessuno debba morire di fame. E chiedendo questa grazia vi do la mia benedizione.

Fonte: Radio Vaticana

8 dicembre 2013

Maria “aiutaci a rimanere in ascolto attento della voce del Signore” così il Papa nell'Omaggio all'Immacolata in piazza di Spagna.

“Il grido dei poveri non ci lasci mai indifferenti", "la solitudine degli anziani e la fragilità dei bambini ci commuovano”. 

Così la preghiera del Papa in piazza di Spagna per il tradizionale atto di venerazione, nella solennità d’Immacolata Concezione. Il calore e l’affetto di migliaia di persone hanno accompagnato il Pontefice, anche durante la breve sosta davanti alla Chiesa della Santissima Trinità, per l’omaggio dell’ “Associazione Commercianti Via Condotti”. Prima di rientrare in Vaticano la preghiera nella basilica di Santa Maria Maggiore. Massimiliano Menichetti:



Il Papa arriva in piazza di Spagna, scortato dall’amore e dagli applausi di migliaia di persone, assiepate lungo le vie della città. Abbraccia un’anziana in carrozzina e poi un’altra, benedice e saluta i malati come i bambini che lungo la via gli vengono porti; stringe le tante mani che lo cercano, raccoglie una rosa lanciatagli da un’anziana signora. Poi il saluto delle autorità tra cui il cardinale Vallini, il sindaco Marino, mentre la folla da ogni parte scandisce il suo nome. Quindi il silenzio e la preghiera davanti alla statua della Vergine che benedice la città, sotto un cielo plumbeo che per pochi istanti fa aprire gli ombrelli:

Tu sei la Tutta Bella, o Maria!

La Parola di Dio in Te si è fatta carne.
Aiutaci a rimanere in ascolto attento della voce del Signore:

il grido dei poveri non ci lasci mai indifferenti, la sofferenza dei malati e di chi è nel bisogno non ci trovi distratti, la solitudine degli anziani e la fragilità dei bambini ci commuovano, ogni vita umana sia da tutti noi sempre amata e venerata.

“Tu sei la Tutta Bella, o Maria!", ha proseguito il Papa. "In Te è la gioia piena della vita beata con Dio”.

Fa’ che non smarriamo il significato del nostro cammino terreno:

la luce gentile della fede illumini i nostri giorni, la forza consolante della speranza orienti i nostri passi, il calore contagioso dell’amore animi il nostro cuore, gli occhi di noi tutti rimangano ben fissi là, in Dio, dove è la vera gioia.

Durante le litanie della Vergine, l'omaggio floreale del Papa; il rito si conclude con la benedizione del Pontefice e l’antichissimo canto mariano “Tota pulchra”, “Tutta bella sei Maria”. Quindi ancora un breve saluto alle autorità per poi tornare all’amore, alla tenerezza, alla vicinanza del Papa per i malati: ascoltati e abbracciati praticamente uno a uno. Poi, prima del rientro in Vaticano, Papa Francesco ha fatto visita alla Basilica di Santa Maria Maggiore. Qui una folla di fedeli lo ha accolto con un applauso scrosciante, poi la preghiera del Santo Padre, davanti all’Icona della “Salus Populi Romani”.

Fonte: Radio Vaticana

Immacolata, per Papa Francesco doppio appuntamento ai piedi della Vergine

Doppio appuntamento ai piedi della Vergine, oggi, giorno dell'Immacolta, per papa Francesco. Nel pomeriggio, alle 16, sarà a Roma, in piazza di Spagna per il tradizionale atto di omaggio in occasione della festa dell'Immacolata Concezione.



Quindi, Bergoglio si recherà alla Basilica di Santa Maria Maggiore per un momento di preghiera davanti alla Salus Populi Romani, la Madonna venerata nella capitale. In piazza di Spagna, ad accogliere il Papa ci sarà il cardinale vicario Agostino Vallini; il sindaco di Roma Ignazio Marino; il presidente della Regione Nicola Zingaretti e i malati dell'Unitalsi. Ci dovrebbe essere anche una piccola sosta in via Condotti dove papa Francesco riceverà l'omaggio dall'Associazione dei commercianti.

Le celebrazioni nel cuore della capitale sono iniziate già in mattinata e per consentire l'affluenza dei fedeli il centro della capitale è “blindato”.

Fonte: Il Messaggero


7 dicembre 2013

Giornata Mondiale del Malato. Il Papa: Gesù porta con noi il peso della sofferenza e ne svela il senso.

La Chiesa riconosce nei malati “una speciale presenza di Cristo sofferente”. E’ quanto afferma Papa Francesco nel Messaggio per la XXII Giornata Mondiale del Malato, in programma il prossimo 11 febbraio, memoria liturgica della Beata Vergine Maria di Lourdes, sul tema: “Fede e carità: Anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli”.

Ce ne parla Benedetta Capelli:

E’ un messaggio che contiene in sé la speranza “perché nel disegno d’amore di Dio anche la notte del dolore si apre alla luce pasquale”, e di coraggio “per affrontare ogni avversità in sua compagnia, uniti a Lui”. Papa Francesco ricorda che Gesù ha assunto su di sé la malattia e la sofferenza, trasformandole e ridimensionandole alla luce di “una vita nuova in pienezza” che cambia le esperienze da negative in positive. Proprio seguendo la via di Cristo, che si è donato per amore, anche noi “possiamo amare gli altri come Dio ha amato noi, dando la vita per i fratelli”. “La fede nel Dio buono – scrive il Papa – diventa bontà, la fede nel Cristo Crocifisso diventa forza di amare fino alla fine e anche i nemici”. Dono di sé quindi soprattutto verso il prossimo “specialmente per chi non lo merita, per chi soffre, per chi è emarginato”.



Accostandoci con tenerezza “a coloro che sono bisognosi di cure – continua il Pontefice - portiamo la speranza e il sorriso di Dio nelle contraddizioni del mondo”. Una dedizione generosa verso gli altri che diventa lo stile delle nostre azioni. Maria è il modello cristiano “per crescere nella tenerezza, nella carità rispettosa e delicata”. La Vergine, madre dei malati e sofferenti, rimane “accanto alle nostre croci e ci accompagna nel cammino verso la risurrezione e la vita piena”.



Vicino alla Madonna, sotto la Croce, c’è Giovanni che “ci ricorda che non possiamo amare Dio se non amiamo i fratelli”. La Croce “è la certezza dell’amore fedele di Dio per noi” che “invita anche a lasciarci contagiare da questo amore, ci insegna a guardare sempre l’altro con misericordia e amore, soprattutto chi soffre, chi ha bisogno di aiuto”. Infine l’esortazione di Papa Francesco a vivere questa Giornata Mondiale del Malato “in comunione con Gesù Cristo”, sostenendo coloro che si prendono cura di chi è ammalato e sofferente.

Fonte: Radio Vaticana