8 dicembre 2013

Maria “aiutaci a rimanere in ascolto attento della voce del Signore” così il Papa nell'Omaggio all'Immacolata in piazza di Spagna.

“Il grido dei poveri non ci lasci mai indifferenti", "la solitudine degli anziani e la fragilità dei bambini ci commuovano”. 

Così la preghiera del Papa in piazza di Spagna per il tradizionale atto di venerazione, nella solennità d’Immacolata Concezione. Il calore e l’affetto di migliaia di persone hanno accompagnato il Pontefice, anche durante la breve sosta davanti alla Chiesa della Santissima Trinità, per l’omaggio dell’ “Associazione Commercianti Via Condotti”. Prima di rientrare in Vaticano la preghiera nella basilica di Santa Maria Maggiore. Massimiliano Menichetti:



Il Papa arriva in piazza di Spagna, scortato dall’amore e dagli applausi di migliaia di persone, assiepate lungo le vie della città. Abbraccia un’anziana in carrozzina e poi un’altra, benedice e saluta i malati come i bambini che lungo la via gli vengono porti; stringe le tante mani che lo cercano, raccoglie una rosa lanciatagli da un’anziana signora. Poi il saluto delle autorità tra cui il cardinale Vallini, il sindaco Marino, mentre la folla da ogni parte scandisce il suo nome. Quindi il silenzio e la preghiera davanti alla statua della Vergine che benedice la città, sotto un cielo plumbeo che per pochi istanti fa aprire gli ombrelli:

Tu sei la Tutta Bella, o Maria!

La Parola di Dio in Te si è fatta carne.
Aiutaci a rimanere in ascolto attento della voce del Signore:

il grido dei poveri non ci lasci mai indifferenti, la sofferenza dei malati e di chi è nel bisogno non ci trovi distratti, la solitudine degli anziani e la fragilità dei bambini ci commuovano, ogni vita umana sia da tutti noi sempre amata e venerata.

“Tu sei la Tutta Bella, o Maria!", ha proseguito il Papa. "In Te è la gioia piena della vita beata con Dio”.

Fa’ che non smarriamo il significato del nostro cammino terreno:

la luce gentile della fede illumini i nostri giorni, la forza consolante della speranza orienti i nostri passi, il calore contagioso dell’amore animi il nostro cuore, gli occhi di noi tutti rimangano ben fissi là, in Dio, dove è la vera gioia.

Durante le litanie della Vergine, l'omaggio floreale del Papa; il rito si conclude con la benedizione del Pontefice e l’antichissimo canto mariano “Tota pulchra”, “Tutta bella sei Maria”. Quindi ancora un breve saluto alle autorità per poi tornare all’amore, alla tenerezza, alla vicinanza del Papa per i malati: ascoltati e abbracciati praticamente uno a uno. Poi, prima del rientro in Vaticano, Papa Francesco ha fatto visita alla Basilica di Santa Maria Maggiore. Qui una folla di fedeli lo ha accolto con un applauso scrosciante, poi la preghiera del Santo Padre, davanti all’Icona della “Salus Populi Romani”.

Fonte: Radio Vaticana

Immacolata, per Papa Francesco doppio appuntamento ai piedi della Vergine

Doppio appuntamento ai piedi della Vergine, oggi, giorno dell'Immacolta, per papa Francesco. Nel pomeriggio, alle 16, sarà a Roma, in piazza di Spagna per il tradizionale atto di omaggio in occasione della festa dell'Immacolata Concezione.



Quindi, Bergoglio si recherà alla Basilica di Santa Maria Maggiore per un momento di preghiera davanti alla Salus Populi Romani, la Madonna venerata nella capitale. In piazza di Spagna, ad accogliere il Papa ci sarà il cardinale vicario Agostino Vallini; il sindaco di Roma Ignazio Marino; il presidente della Regione Nicola Zingaretti e i malati dell'Unitalsi. Ci dovrebbe essere anche una piccola sosta in via Condotti dove papa Francesco riceverà l'omaggio dall'Associazione dei commercianti.

Le celebrazioni nel cuore della capitale sono iniziate già in mattinata e per consentire l'affluenza dei fedeli il centro della capitale è “blindato”.

Fonte: Il Messaggero


7 dicembre 2013

Giornata Mondiale del Malato. Il Papa: Gesù porta con noi il peso della sofferenza e ne svela il senso.

La Chiesa riconosce nei malati “una speciale presenza di Cristo sofferente”. E’ quanto afferma Papa Francesco nel Messaggio per la XXII Giornata Mondiale del Malato, in programma il prossimo 11 febbraio, memoria liturgica della Beata Vergine Maria di Lourdes, sul tema: “Fede e carità: Anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli”.

Ce ne parla Benedetta Capelli:

E’ un messaggio che contiene in sé la speranza “perché nel disegno d’amore di Dio anche la notte del dolore si apre alla luce pasquale”, e di coraggio “per affrontare ogni avversità in sua compagnia, uniti a Lui”. Papa Francesco ricorda che Gesù ha assunto su di sé la malattia e la sofferenza, trasformandole e ridimensionandole alla luce di “una vita nuova in pienezza” che cambia le esperienze da negative in positive. Proprio seguendo la via di Cristo, che si è donato per amore, anche noi “possiamo amare gli altri come Dio ha amato noi, dando la vita per i fratelli”. “La fede nel Dio buono – scrive il Papa – diventa bontà, la fede nel Cristo Crocifisso diventa forza di amare fino alla fine e anche i nemici”. Dono di sé quindi soprattutto verso il prossimo “specialmente per chi non lo merita, per chi soffre, per chi è emarginato”.



Accostandoci con tenerezza “a coloro che sono bisognosi di cure – continua il Pontefice - portiamo la speranza e il sorriso di Dio nelle contraddizioni del mondo”. Una dedizione generosa verso gli altri che diventa lo stile delle nostre azioni. Maria è il modello cristiano “per crescere nella tenerezza, nella carità rispettosa e delicata”. La Vergine, madre dei malati e sofferenti, rimane “accanto alle nostre croci e ci accompagna nel cammino verso la risurrezione e la vita piena”.



Vicino alla Madonna, sotto la Croce, c’è Giovanni che “ci ricorda che non possiamo amare Dio se non amiamo i fratelli”. La Croce “è la certezza dell’amore fedele di Dio per noi” che “invita anche a lasciarci contagiare da questo amore, ci insegna a guardare sempre l’altro con misericordia e amore, soprattutto chi soffre, chi ha bisogno di aiuto”. Infine l’esortazione di Papa Francesco a vivere questa Giornata Mondiale del Malato “in comunione con Gesù Cristo”, sostenendo coloro che si prendono cura di chi è ammalato e sofferente.

Fonte: Radio Vaticana

Il Papa: indispensabile la presenza della Chiesa in Internet, non basta la tecnologia.

La Chiesa annunci Cristo con stile evangelico, anche in Internet. E’ quanto affermato da Papa Francesco nell’udienza, di stamani, alla Plenaria del Pontificio Consiglio per i Laici, incentrata sul tema “Annunciare Cristo nell’era digitale”. Il Papa ha sottolineato che Internet ripropone “la questione sempre attuale del rapporto tra la fede e la cultura” ed ha incoraggiato i fedeli a cercare sempre nuove vie per l'annuncio del Vangelo.

Il servizio di Alessandro Gisotti:

Con il Concilio, “è scoccata l’ora del laicato”. Papa Francesco ha iniziato il suo discorso alla Plenaria del dicastero per i Laici richiamando un’affermazione di Giovanni Paolo II. Quindi, ha svolto un appassionato intervento sull’esigenza per la Chiesa di annunciare Cristo nel continente digitale. “Un campo – ha osservato – privilegiato per l’azione dei giovani” per i quali la “Rete” è “connaturale”. Del resto, ha detto, Internet è “una realtà diffusa, complessa e in continua evoluzione”. E il suo sviluppo “ripropone la questione sempre attuale del rapporto tra la fede e la cultura”. Si ripropone, ha detto Papa Francesco, quanto successe ai Padri della Chiesa che si confrontarono con “la straordinaria eredità della cultura greca”, senza chiudersi al confronto ma assimilando “i concetti più elevati”:



“Anche tra le opportunità e i pericoli della rete, occorre «vagliare ogni cosa», consapevoli che certamente troveremo monete false, illusioni pericolose e trappole da evitare. Ma, guidati dallo Spirito Santo, scopriremo anche preziose opportunità per condurre gli uomini al volto luminoso del Signore”.

Tra le possibilità “offerte dalla comunicazione digitale – ha soggiunto – la più importante riguarda l’annuncio del Vangelo. Certo non è sufficiente acquisire competenze tecnologiche, pur importanti. Si tratta anzitutto di incontrare donne e uomini reali, spesso feriti o smarriti, per offrire loro vere ragioni di speranza". L’annuncio, ha detto ancora, "richiede relazioni umane autentiche e dirette per sfociare in un incontro personale con il Signore":

“Pertanto internet non basta, la tecnologia non è sufficiente. Questo però non vuol dire che la presenza della Chiesa nella rete sia inutile; al contrario, è indispensabile essere presenti, sempre con stile evangelico, in quello che per tanti, specie giovani, è diventato una sorta di ambiente di vita, per risvegliare le domande insopprimibili del cuore sul senso dell’esistenza, e indicare la via che porta a Colui che è la risposta, la Misericordia divina fatta carne, il Signore Gesù”.

Il Papa ha rivolto il pensiero anche al 25.mo della Mulieris Dignitatem. “Nella crisi culturale del nostro tempo – ha avvertito – la donna viene a trovarsi in prima linea nella battaglia per la salvaguardia dell’umano”. “E su questo punto – ha ribadito - dobbiamo approfondire di più”. Il Papa non ha poi mancato di fare riferimento al grande evento della Gmg di Rio de Janeiro:

“E’ una vera festa! I cariocas erano felici, e ci hanno fatto felici a tutti! Il tema della Giornata: ‘Andate e fate discepoli tutti i popoli’, ha messo in evidenza la dimensione missionaria della vita cristiana, l’esigenza di uscire verso quanti attendono l’acqua viva del Vangelo, verso i più poveri e gli esclusi. Abbiamo toccato con mano come la missione scaturisca dalla gioia contagiosa dell’incontro col Signore, che si trasforma in speranza per tutti”.

“La Chiesa – ha detto ancora il Papa – è sempre in cammino, alla ricerca di nuove vie per l’annuncio del Vangelo”. “L’apporto e la testimonianza dei fedeli laici – ha concluso – si dimostrano indispensabili ogni giorno di più”.

Fonte: Radio vaticana

Piazza San Pietro: pronto l’albero per il primo Natale di Papa Francesco, si lavora per il presepe..

Mentre si lavora per l’allestimento del presepe, in piazza San Pietro è stato innalzato l'albero di Natale.



La mattina del 5 dicembre è stato innalzato l'albero di Natale più importante del mondo Cristiano-Cattolico praticante: quello di piazza San Pietro, a Roma. Si tratta di un grande abete (alto 25 metri) proveniente dalla Baviera, donato dalla comunità di Waldmuenchen.



Il maestoso albero è stato tagliato il 2 dicembre a Ratisbona e pesa 7,2 tonnellate. Il vescovo della città, Rudolf Voderholzer, si era così espresso riguardo la spedizione dell'albero di Natale a Roma: "Siamo orgogliosi di poter portare un albero di Natale dal centro dell'Europa al centro della Cristianità". Dopo una tappa a Monaco, ecco l'abete alzato su piazza San Pietro, è grandissimo, e ha ben 45 anni; l'abbellimento prevede l'accostamento di tanti piccoli alberelli attorno ad esso.



Il presepe del 2013 in piazza San Pietro è dedicato a Papa Francesco

"Francesco 1223-Francesco 2013", ecco il titolo scelto per il primo presepe di Papa Bergoglio. Mentre i visitatori e i fedeli ammirano l'albero di Natale, come da tradizione, fervono i preparativi sotto l'obelisco al centro di piazza San Pietro. Da lunedì 2 dicembre il personale è al lavoro per l'allestimento del presepe che quest'anno è stato offerto dall'arcidiocesi di Napoli, per volontà del cardinale Crescenzio Sepe e in omaggio a Papa Francesco. Sarà quindi un "presepe parteonopeo" e ne rispecchierà la grande tradizione; si tratta della rappresentazione della nascita di Gesù ambientata nella Napoli del Settecento, con sedici pastori vestiti con abiti dell'epoca. Nel presepe saranno rappresentate tutte le classi sociali.

Sarà un presepe così "umano" ad aver ispirato l'artigiano napoletano Genny Di Virgilio nella realizzazione della statuetta per il presepe dalle sembianze di Papa Francesco? Il Pontefice ha reagito con simpatia, aggiungendo che secondo lui è stato rappresentato più magro di come è nella realtà...

Fonte: Blasting news

Dal carcere di Padova i panettoni per Francesco

Anche quest'anno arrivano dalla cooperativa «Giotto» i dolci per i regali del Papa

ANDREA TORNIELLI
PADOVA

Vedi i loro sguardi e capisci quanto le parole del Papa - «Dove non c’è lavoro, manca la dignità!» - siano ancora più vere in un luogo come questo. Impastano farina e uova, producono in proprio con materie prime di alta qualità ogni ingrediente, sfornano ogni anno oltre sessantamila panettoni con ricette che hanno vinto premi e ambiti riconoscimenti. Ma soprattutto riacquistano giorno dopo giorno fiducia in se stessi, perché qualcuno ha scommesso su di loro, sulla possibilità di un riscatto, di una ripartenza.



Carcere «Due Palazzi», periferia di Padova. Ogni cella pensata per accogliere un detenuto ne ospita tre. È qui, tra le mura della prigione, che si trova un laboratorio di pasticceria d'eccellenza, accanto a capannoni dove si assemblano biciclette, si preparando componenti per valigeria, si effettua un servizio di call-center. Sotto Natale è la produzione di dolci tipici ad assorbire le maggiori energie e così anche il bancone solitamente adibito alla catena di montaggio delle bici viene usato per l'imballaggio degli scatoloni di panettoni da spedire in tutto il mondo.


«La giornata comincia presto per i detenuti che lavorano nella Pasticceria Giotto - spiega Nicola Boscoletto, presidente del consorzio sociale Giotto, che comprende le cooperative Giotto e Work crossing, attive all’interno del carcere - Alle 6.30 è già tempo di impastare, infornare, confezionare i meravigliosi panettoni. Per chi sconta una pena in carcere, poter lavorare determina un nuovo uso del tempo. Ma consente anche di imparare una professione, di rimettersi in gioco, di cominciare a pensare che si può tornare a una vita normale. Da sempre noi di Officina Giotto puntiamo sulla dignità delle persone, sulla possibilità per chi ha sbagliato di trovare una strada sicura attraverso l’esperienza del lavoro. L’uomo non è il suo errore».


È stato Benedetto XVI il primo Papa a ordinare i dolci natalizi Giotto prodotti dai carcerati, 250 panettoni da offrire come suo personale regalo. In tempi di spending review vaticana si pensava che quest'anno l'ordine non ci sarebbe stato. Invece Papa Francesco ha voluto confermare la tradizione, e offrirà anche lui come suo personale omaggio i dolci natalizi artigianali impastati e cucinati dietro le sbarre. È nota del resto la sensibilità di Bergoglio verso i detenuti: con un gruppo di loro, carcerati in un istituto argentino, il Papa intrattiene un dialogo telefonico ogni quindici giorni, la domenica.


«Quando telefono a detenuti mi chiedo "Perché non io?" - ha raccontato Francesco ai cappellani delle carceri - Qua, ogni volta chiamo qualcuno di quelli di Buenos Aires che conosco, che sono in carcere, la domenica, e faccio una chiacchierata. Poi, quando finisco, penso: "Perché lui è lì e non io, che ho tanti e più meriti di lui per stare lì?". E quello mi fa bene, eh? Perché lui è caduto e non sono caduto io? Perché le debolezze che abbiamo, sono le stesse e per me è un mistero che mi fa pregare e mi fa avvicinare a loro».


«Siamo davvero grati a Papa Francesco per aver rinnovato questa scelta. Per i nostri carcerati significa molto. Il Consorzio - spiega Boscoletto - dà lavoro a 120 detenuti, di cui 15 in esterno. Oltre alla pasticceria c’è un servizio di ristorazione che impiega altri 25 detenuti e che funziona anche da catering. Del consorzio fanno parte anche un call center, un assemblaggio di valigie della Roncato e una fabbrica di biciclette».


«Grazie al lavoro si riesce ad abbattere molto la recidiva - spiega ancora il presidente  - Per chi segue un percorso lavorativo e l’eventuale misura alternativa, la recidiva, infatti, scende sotto il 5%, con punte dell’1%. Purtroppo, su quasi 67.000 detenuti nelle carceri italiane, sono solo 700-800 quelli che operano con un lavoro vero e proprio. Inoltre, se ogni detenuto costa allo Stato 250 euro al giorno, cioè 100.000 euro all’anno, si capisce l’importanza del lavoro in carcere e dell’investimento di risorse economiche in tal senso: il risparmio che deriva da ogni punto percentuale di abbattimento della recidiva sarebbe di 50 milioni di euro per la collettività».


Tra le specialità preparate dai pasticceri di Giotto ci sono biscotti artigianali, grissini, focacce, colombe e dolci ispirati a Sant’Antonio e alla tradizione popolare. I dolci prodotti nel carcere «Due Palazzi» si possono trovare in ogni regione italiana, ma vengono esportati anche all’estero: Francia, Inghilterra, Germania, Spagna, Cina, Taiwan e Antille. E tra un'impastatrice e una sfoglia, una glassa di cioccolato e una ciotola di arance candite, si consolidano amicizie e può accadere di incontrare la fede cristiana che è all'origine dell'impegno dei promotori di questa iniziativa.


I panettoni Giotto saranno protagonisti anche di una «prima» speciale: questa sera, un gruppo di detenuti del carcere milanese di San Vittore seguirà su un maxischermo la prima della «Traviata» messa in scena alla Scala, in presenza del ministro Guardasigilli Anna Maria Cancellieri. Al termine è previsto un rinfresco e i dolci padovani saranno tra i piatti forti. 

Fonte: Vatican Insider