23 novembre 2013

Papa: "La gente muore di fame ma ci si preoccupa delle banche"

Monito del Papa sulla necessità dell'etica nella vita pubblica, oggi a Piazza San Pietro, nel corso dell'incontro con i movimenti e le associazioni. ''La mancanza di etica nella vita pubblica fa male all'umanità intera'', ha detto Francesco parlando alle circa 200mila persone presenti.
La vera crisi "è la gente che muore di fame, ma di questo non passa niente ma se calano gli investimenti delle banche se ne fa una tragedia" ha sottolineato Papa Francesco. Dice Bergoglio che "è contro questa mentalità che deve andare la Chiesa, attraverso la testimonianza". Francesco ha fatto riferimento alla ''crisi profonda'' che ''distrugge l'uomo. Nella vita pubblica, se non c'è l'etica tutto si può fare''. ''Quando la chiesa diventa chiusa, si ammala. Pensate ad una stanza chiusa per un anno, una chiesa chiusa è ammalata, la chiesa deve uscire verso le periferie esistenziali, qualsiasi esse siano. Gesu' ci dice andate, predicate, date testimonianza del Vangelo''. ''Quello che e' in crisi - ha aggiunto il Papa - e' l'uomo come immagine di Dio, una crisi profonda. In questo momento di crisi non possiamo preoccuparci solo di noi'', ha aggiunto il Papa sottolineando l'esigenza di ''non chiudersi di fronte ai problemi''.



"Non possiamo diventare cristiani inamidati, dobbiamo diventare coraggiosi" ha avvertito il Pontefice. Papa Francesco, come e' sua consuetudine, fa anche un esempio pratico per dimostrare cio' che vuol dire: "Quando io andavo a confessare, chiedevo: 'ma lei da' l'elemosina? E quando da' l'elemosina guarda negli occhi la persona povera? E gli tocca anche la mano o gli butta solo la monetina?'. E' proprio qui il problema -evidenzia Bergoglio- Perche' non basta fare l'elemosina, bisogna prendere su di noi il dolore. La povertà -ragiona ancora Papa Francesco- è una categoria teologale, forse la prima categoria perché il figlio di Dio si è fatto povero: è la carne di Cristo". In mattinata il Pontefice ha puntato il dito contro le ''chiacchiere distruttive'' nella Chiesa, parlando alla Messa nella Domus Santa Marta. ''Disinformazione, diffamazione e calunnia sono peccato!''. Il Pontefice, celebrando la Messa insieme a don Daniel Grech del Vicariato di Roma, critica chi fa ''la disinformazione: dire soltanto la metà che ci conviene e non l'altra metà; l'altra metà non la diciamo perché non è conveniente per noi. Alcuni sorridono...ma quello è vero o no? Hai visto che cosa? E passa. Secondo è la diffamazione: quando una persona davvero ha un difetto, ne ha fatta una grossa, raccontarla, 'fare il giornalista'...e la fama di questa persona è rovinata''. ''E la terza è la calunnia: dire cose che non sono vere. Quello è proprio ammazzare il fratello. Tutti e tre -ha aggiunto Francesco- disinformazione, diffamazione e calunnia, sono peccato. Questo è dare uno schiaffo a Gesù nella persona dei suoi figli, dei suoi fratelli''. Per Francesco mattinata di udienze. In particolare, verso le 11 il Pontefice ha incontrato la Cancelliera tedesca Angela Merkel. E' la seconda volta che i due si incontrano. La prima volta è accaduto il 19 marzo, subito dopo la messa di insediamento del Pontefice.

Fonte: Adnkronos/Ign


22 novembre 2013

Il Papa alle benedettine: Maria, icona più espressiva della speranza cristiana

Maria è la madre della speranza e da Lei nasce l’insegnamento a guardare al domani con speranza, e a non fermarsi all’oggi. E’ il messaggio che Papa Francesco ha consegnato nel pomeriggio alle monache benedettine camaldolesi all’Aventino, in occasione della sua visita al monastero di Sant’Antonio Abate, nella Giornata delle Claustrali, dedicata a tutte le comunità di clausura. Ad accoglierlo l’Abbadessa suor Michela Porcellato. Dopo la celebrazione dei vespri, il Papa ha avuto un colloquio privato con le monache.
Servizio di Francesca Sabatinelli

Maria: icona più espressiva della speranza cristiana. Papa Francesco si rivolge alle camaldolesi, che lo accolgono nel loro monastero, celebrando la Madonna, Colei che ha conosciuto e amato Gesù come nessun’altra creatura, con il quale ha instaurato un legame di parentela ancora prima di darlo alla luce:

Diventa discepola e madre del suo Figlio nel momento in cui accoglie le parole dell’Angelo e dice: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38). Questo “avvenga” non è solo accettazione, ma anche apertura fiduciosa al futuro: è speranza! Questo “avvenga” è speranza!



Maria è la madre della speranza. Alle monache che lo ascoltano, e alla loro Abbadessa, il Papa ricorda tutti i sì della vita della Vergine, a partire da quello dell’annunciazione, che ne fanno appunto “l’icona più espressiva della speranza cristiana”:

Maria non sapeva come potesse diventare madre, ma si è affidata totalmente al mistero che stava per compiersi, ed è diventata la donna dell’attesa e della speranza.

Il Papa racconta la Maria a Betlemme per la nascita di Gesù, la Maria a Gerusalemme per la presentazione al tempio, la Maria consapevole di come la missione e l’identità di quel Figlio, divenuto Maestro e Messia, superino il suo essere madre e allo stesso tempo possano generare apprensione, così come le parole di Simeone e la sua profezia di dolore. “Eppure – ci dice il Papa – di fronte a tutte queste difficoltà e sorprese del progetto di Dio, la speranza della Vergine non vacilla mai!” :



Questo ci dice che la speranza si nutre di ascolto, di contemplazione, di pazienza perché i tempi del Signore maturino.

Anche nel momento in cui Maria diviene donna del dolore ai piedi della croce, la sua speranza non cede, ma la sorregge nella “vigilante attesa di un mistero, più grande del dolore che sta per compiersi”:

Tutto sembra veramente finito; ogni speranza potrebbe dirsi spenta. Anche lei, in quel momento, avrebbe potuto dire, se avesse ricordato le promesse dell’Annunciazione: “Questo non è vero! Sono stata ingannata!”. E non lo ha fatto.

Maria ha creduto, la sua fede le ha fatto aspettare con speranza il domani di Dio. Ciò che evidentemente, è la riflessione alla quale conducono le parole di Francesco, oggi l’uomo non riesce a fare:

Tante volte io penso: “Noi sappiamo aspettare il domani di Dio o vogliamo l’oggi, l’oggi, l’oggi?”. Il domani di Dio è per lei l’alba di quel giorno, primo della settimana. Ci farà bene pensare, a noi, nella contemplazione, all’abbraccio del figlio con la madre

In conclusione, guardando a quell’unica “lampada accesa al sepolcro di Gesù” che “è la speranza della madre” e in quel momento anche “la speranza dell’umanità”, il Papa domanda:
… nei Monasteri è ancora accesa questa lampada? Nei monasteri si aspetta il domani di Dio?

Maria è quindi la testimonianza solida di speranza, presente in ogni momento della storia della salvezza:

Lei, madre di speranza, ci sostiene nei momenti di buio, di difficoltà, di sconforto, di apparente sconfitta, nelle vere sconfitte umane. Maria, speranza nostra, ci aiuti a fare della nostra vita un’offerta gradita al Padre celeste, un dono gioioso per i nostri fratelli, un atteggiamento sempre che guarda al domani.

Fonte: Radio Vaticana

Il Papa alla comunità filippina: nei momenti di dolore non stancatevi di chiedere perché al Padre

Nei momenti di dolore, non stancatevi di chiedere “perché” al Signore. E’ quanto ha detto Papa Francesco nel pomeriggio incontrando, nella Basilica di San Pietro, i pellegrini filippini giunti a Roma da diverse parti del mondo in occasione della benedizione del mosaico di San Pedro Calungsod, Santo filippino canonizzato lo scorso anno da Benedetto XVI.
Il servizio di Amedeo Lomonaco: 

Ci sono eventi tragici, come il tifone nelle Filippine, che non hanno spiegazioni. Ma in questi momenti di sofferenza – ha detto Papa Francesco - non bisogna stancarsi, come i bambini, di chiedere perché:

“Quando i bambini incominciano a crescere non capiscono le cose e incominciano a fare domande al papà o alla mamma: “Papà, perché? Perché? Perché? …. Perché il bambino non capisce. Ma se noi stiamo attenti vedremo che il bambino non aspetta la risposta del suo papà o della sua mamma… Il bambino ha bisogno in quell’insicurezza che il suo papà e la sua mamma lo guardino. Ha bisogno degli occhi dei suoi genitori, ha bisogno del cuore dei suoi genitori”.



Chiedere perché, non spiegazioni, ma soltanto che il Padre ci guardi. E’ questa, nei momenti di dolore, la domanda centrale di quella che il Papa definisce la “preghiera del perché”:
“In questi momenti di tanta sofferenza non stancatevi di dire: “Perché?”. Come i bambini… E così attirerete gli occhi del nostro Padre sul vostro popolo; attirerete la tenerezza del papà del cielo su di voi. Come fa il bambino quando chiede: “Perché? Perché?”.

Il Papa ha infine ribadito la propria vicinanza al popolo delle Filippine:

“Anche io vi accompagno, con questa preghiera del perché”.

Prima del discorso del Santo Padre, il cardinale Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila, ha ricordato la figura di San Pietro Calungsod e la devastazione provocata dal tifone che ha flagellato le Filippine. Il popolo – ha affermato il porporato - è rimasto saldo nella fede, mosso dalla preghiera e dalla solidarietà:

“Vediamo la fede sorgere dalle rovine. La speranza dalle calamità non può essere distrutta. E vediamo l’amore che è più forte dei terremoti e dei tifoni”.



Fonte: Radio Vaticana

Papa Francesco telefona al ragazzino malato di distrofia.

Roma, 14 set.  - Michel, quindicenne di Pinerolo affetto da distrofia muscolare, ha scritto a Papa Francesco dicendogli che era un Papa diverso da tutti gli altri e la risposta di Bergoglio non si è fatta attendere: 'Pronto, sono Francesco'. La telefonata è arrivata oggi, alle 12.10, nell'incredulità di tutti. Racconta Michel "Ha risposto mia madre e il Papa ha voluto parlare con me.

'Come stai?', mi ha chiesto". Comprensibile l'incredulità del ragazzo: "Ho fatto una faccia... ridevo, ridevo....". Michel, come racconta, ha ricevuto un invito: "il Papa mi ha chiesto come stavo e mi ha invitato a Roma". Tra l'incredulità e la grande emozione, il ragazzo ha risposto: "Tutto bene. Io sto per andare a mangiare. Sono tanto contento, davvero". Delle difficoltà che comporta la malattia di Michel e della grande gioia derivata dalla chiamata inattesa del Papa, parla Raffaele De Santis, presidente associazione Santa Monica che si occupa di questi malati: "Sono 23 anni che vado in giro e ho visto che basta un sorriso perché non abbiano più dolori. Michel mi aveva chiesto di mandare la lettera e l'ho inviata al Papa, al presidente della Repubblica e al presidente Berlusconi perché gli regalasse una macchina modificata per lui". 



Il giovane Michel ha avuto anche la possibilità di incontrare i beniamini del calcio. "Ha incontrato giocatori del Milan, - racconta De Santis -. Gattuso gli ha regalato biglietti per la tribuna vip. Una lettera è arrivata dal Presidente della Repubblica il mese scorso, in cui mi spiegavano che per i molti impegni non poteva incontrare il ragazzo. Berlusconi non ha ancora risposto". Da qui l'appello del ragazzo all'ex premier: "Capisco che abbia impegni più grandi, ma se può mi dia una mano perché io possa avere una macchina modificata per potermi spostare". Michel aveva scritto a papa Francesco, evidenziando come fosse diverso dagli altri Pontefici. Ricorda Michel: "Ho scritto nella lettera: 'Lei è un Papa diverso dagli altri". Dal Vaticano gli hanno fatto capire che per problemi istituzionali non era possibile un incontro personale. Possibile, invece, un incontro per l'udienza generale. "Io ho telefonato e ho spiegato la situazione - racconta De Santis -. La malattia è progredita e sarebbe stato difficile portare Michel". Il Papa ha accorciato le distanze e, alle 12.10 di oggi, la telefonata.

Fonte: Androkonos

Il Papa 'farmacista' consiglia la Misericordina: "E' medicina spirituale"

Città del Vaticano - (Adnkronos) - In una scatoletta le 'pillole' della fede, un rosario da portare sempre con sé in una confezione che somiglia a quella di un farmaco. L'idea dei seminaristi polacchi sponsorizzata da Francesco all'Angelus: "Fa bene al cuore"

Città del Vaticano, 17 nov. (Adnkronos) - Arriva la 'misericordia' in pillole. L'originale iniziativa si deve ai seminaristi polacchi, dalla cui fantasia è nata 'Miserikordyna', rosario da portare sempre con sé. Le speciali 'pillola della fede' sono grani del rosario contenuti in una scatoletta esattamente come un'aspirina o una qualsiasi altra compressa e all'interno c'è pure il 'bugiardino' illustrativo come accade per i medicinali. Le pillole della fede sono state distribuite ai pellegrini e ai fedeli in piazza San Pietro in occasione dell'Angelus. Il Papa ha fatto riferimento all'iniziativa come ''un modo per concretizzare i frutti dell'Anno della Fede, che volge al termine.




Qualcuno penserà che il Papa fa il farmacista! Si tratta di una 'medicina spirituale' è contenuta in una scatoletta, che alcuni volontari distribuiranno mentre lasciate la piazza. C'è una corona del Rosario, con la quale si può pregare anche la 'coroncina della Divina Misericordia', aiuto spirituale per la nostra anima e per diffondere ovunque l'amore, il perdono e la fraternità. Non dimenticatevi di prenderla, fa bene al cuore, all'anima e a tutta la vita''. All'interno della confezione si trovano le 'compresse', vale a dire i 59 grani del rosario. Un 'farmaco' senza controindicazioni che, anzi, fa sì che "l'anima riceva la misericordia. E' rivelato attraverso la pace del cuore, la gioia interiore e il desiderio di fare del bene", spiega il foglietto illustrativo nella confezione. L'efficacia è garantita "con le parole di Gesù".

Fonte: Androkonos

Il Papa alle benedettine: Maria, icona più espressiva della speranza cristiana

Maria è la madre della speranza e da Lei nasce l’insegnamento a guardare al domani con speranza, e a non fermarsi all’oggi. E’ il messaggio che Papa Francesco ha consegnato nel pomeriggio alle monache benedettine camaldolesi all’Aventino, in occasione della sua visita al monastero di Sant’Antonio Abate, nella Giornata delle Claustrali, dedicata a tutte le comunità di clausura. Ad accoglierlo l’Abbadessa suor Michela Porcellato. Dopo la celebrazione dei vespri, il Papa ha avuto un colloquio privato con le monache. Servizio di Francesca Sabatinelli: 00:04:03:60
Maria: icona più espressiva della speranza cristiana. Papa Francesco si rivolge alle camaldolesi, che lo accolgono nel loro monastero, celebrando la Madonna, Colei che ha conosciuto e amato Gesù come nessun’altra creatura, con il quale ha instaurato un legame di parentela ancora prima di darlo alla luce:
Diventa discepola e madre del suo Figlio nel momento in cui accoglie le parole dell’Angelo e dice: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38). Questo “avvenga” non è solo accettazione, ma anche apertura fiduciosa al futuro: è speranza! Questo “avvenga” è speranza!
Maria è la madre della speranza. Alle monache che lo ascoltano, e alla loro Abbadessa, il Papa ricorda tutti i sì della vita della Vergine, a partire da quello dell’annunciazione, che ne fanno appunto “l’icona più espressiva della speranza cristiana”:
Maria non sapeva come potesse diventare madre, ma si è affidata totalmente al mistero che stava per compiersi, ed è diventata la donna dell’attesa e della speranza.
Il Papa racconta la Maria a Betlemme per la nascita di Gesù, la Maria a Gerusalemme per la presentazione al tempio, la Maria consapevole di come la missione e l’identità di quel Figlio, divenuto Maestro e Messia, superino il suo essere madre e allo stesso tempo possano generare apprensione, così come le parole di Simeone e la sua profezia di dolore. “Eppure – ci dice il Papa – di fronte a tutte queste difficoltà e sorprese del progetto di Dio, la speranza della Vergine non vacilla mai!” :
Questo ci dice che la speranza si nutre di ascolto, di contemplazione, di pazienza perché i tempi del Signore maturino.
Anche nel momento in cui Maria diviene donna del dolore ai piedi della croce, la sua speranza non cede, ma la sorregge nella “vigilante attesa di un mistero, più grande del dolore che sta per compiersi”:
Tutto sembra veramente finito; ogni speranza potrebbe dirsi spenta. Anche lei, in quel momento, avrebbe potuto dire, se avesse ricordato le promesse dell’Annunciazione: “Questo non è vero! Sono stata ingannata!”. E non lo ha fatto.
Maria ha creduto, la sua fede le ha fatto aspettare con speranza il domani di Dio. Ciò che evidentemente, è la riflessione alla quale conducono le parole di Francesco, oggi l’uomo non riesce a fare:
Tante volte io penso: “Noi sappiamo aspettare il domani di Dio o vogliamo l’oggi, l’oggi, l’oggi?”. Il domani di Dio è per lei l’alba di quel giorno, primo della settimana. Ci farà bene pensare, a noi, nella contemplazione, all’abbraccio del figlio con la madre
In conclusione, guardando a quell’unica “lampada accesa al sepolcro di Gesù” che “è la speranza della madre” e in quel momento anche “la speranza dell’umanità”, il Papa domanda:
… nei Monasteri è ancora accesa questa lampada? Nei monasteri si aspetta il domani di Dio?
Maria è quindi la testimonianza solida di speranza, presente in ogni momento della storia della salvezza:
Lei, madre di speranza, ci sostiene nei momenti di buio, di difficoltà, di sconforto, di apparente sconfitta, nelle vere sconfitte umane. Maria, speranza nostra, ci aiuti a fare della nostra vita un’offerta gradita al Padre celeste, un dono gioioso per i nostri fratelli, un atteggiamento sempre che guarda al domani.

Fonte: Radio Vaticana