26 ottobre 2013

Summit con il Papa per Siria e Medio oriente

Si svolgerà il 21 novembre in Vaticano un “summit” per la Siria, l’Irak e il Medio Oriente alla presenza di Papa Francesco,  dei  patriarchi e degli arcivescovi maggiori delle Chiese orientali. Ne ha dato notizia il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, nella prolusione per l’apertura dell’anno accademico 2013-2014 del Pontificio Istituto Orientale, sabato mattina, 26 ottobre. L’incontro è stato organizzato nel quadro della plenaria del dicastero che si terrà dal 19 al 22 novembre e avrà come tema generale per la  discussione  «Le Chiese Orientali cattoliche a 50 anni dal concilio ecumenico Vaticano II». Sarà comunque un’occasione per riflettere sulle reali possibilità di  pace in Siria, Terra Santa e Medio Oriente, e di elevare una preghiera  collegiale per i cristiani di quei Paesi martoriati.



Il cardinale ha ricordato che l’incontro del 21 novembre con Papa Francesco con «i capi e padri delle Chiese orientali» si ricollega idealmente a quello analogo del 2009 promosso da Benedetto XVI, al quale è andato il ringraziamento «per l’amicizia paterna e la considerazione tanto profonda che egli ha sempre riservato all’Oriente cristiano e in particolare alle Chiese orientali cattoliche».

Considerazione e amicizia che animeranno anche la plenaria del dicastero, durante la quale ampio spazio avranno la liturgia e la formazione. L’intento di attribuire particolare attenzione alla liturgia è quello di «favorire l’applicazione delle norme codiciali in campo liturgico».  Nella plenaria, riguardo all’attività del dicastero verrà poi trattato il tema della formazione, «intendendola rivolta a tutte le componenti del Popolo di Dio, e perciò sempre di più ai laici».

Fonte: Osservatore Romano

Argentina «sì ma non prima del 2016» e «visiterò insieme anche Cile e Uruguay».

Lo ha confidato Papa Francesco ad un gruppo di ex studenti del Collegio dei Gesuiti di Montevideo, in Uruguay,  della classe 1957, ricevuti in udienza questa mattina, 26 ottobre, nella Sala dei Papi. Si è trattato di un incontro molto affabile, quasi familiare. 



Il Papa ha ritrovato vecchi amici di studi: Alberto Brusa e Javier Huici con i quali ha compiuto gli studi nel collegio Sant’Ignacio de Loyola, a Santiago del Cile, negli anni 1959-60.  Gli hanno donato tra l’altro una stola con la raffigurazione della Vergine dei trentatré,  un libro di José Donoso Phillips, gesuita, ex professore di Papa Bergoglio, e un volume sulla tratta delle persone e un gran numero di lettere inviategli dai bambini di Montevideo.

Il Papa li ha salutati  con brevi espressioni in spagnolo chiedendo infine di pregare per lui e per i suoi collaboratori perchè “Qui – ha detto – c'è buona gente, è una bella compagnia e tutti lavoriamo insieme”

Fonte: Osservatore Romano.

Premio Ratzinger. Il Papa: Benedetto XVI ha fatto teologia "in ginocchio", i suoi libri risvegliano la fede.

I libri su Gesù scritti da Benedetto XVI hanno permesso di scoprire o di rafforzare la fede in molte persone e hanno aperto una nuova stagione di studi sui Vangeli. È la considerazione centrale espressa stamattina da Papa Francesco, che ha insignito due teologi – un britannico e un tedesco – del “Premio Ratzinger”, giunto alla terza edizione e promosso dalla Fondazione vaticana "Joseph Ratzinger-Benedetto XVI".



Hanno fatto del bene a tanti, questo è indubbio, che fossero studiosi o gente semplice, vicini o lontani da Cristo. Questo è il risultato prodotto dai tre libri su Gesù di Nazaret, scritti da Benedetto XVI tra il 2007 e il 2012, e in generale il bene operato dalla sua sapienza teologica, frutto di preghiera prima che di impegno intellettuale. Papa Francesco lo ha riconosciuto e celebrato pubblicamente nel giorno e nel contesto più appropriati, al cospetto dei due teologi – il britannico Richard Burridge e il tedesco Christian Schaller – che hanno ricevuto dalle mani di Papa Francesco il Premio intitolato al Papa emerito. Ma la consegna del cosiddetto “Nobel della teologia – come viene considerato il Premio Ratzinger dalla sua istituzione, nel 2010 – ha fornito a Papa Francesco soprattutto l’occasione per una riflessione personale sul valore della trilogia scritta da Benedetto XVI-Joseph Ratzinger. Ricordando lo stupore di alcuni di fronte a testi che non erano propri del magistero ordinario, Papa Francesco ha osservato:

"Certamente Papa Benedetto si era posto questo problema, ma anche in quel caso, come sempre, lui ha seguito la voce del Signore nella sua coscienza illuminata. Con quei libri lui non ha fatto magistero in senso proprio, e non ha fatto uno studio accademico. Lui ha fatto dono alla Chiesa e a tutti gli uomini di ciò che aveva di più prezioso: la sua conoscenza di Gesù, frutto di anni e anni di studio, di confronto teologico e di preghiera – perché Benedetto XVI faceva teologia in ginocchio, e tutti lo sappiamo – e questa l’ha messa a disposizione nella forma più accessibile”.

“Nessuno può misurare quanto bene ha fatto con questo dono; solo il Signore lo sa”. E tuttavia, ha soggiunto Papa Francesco:

“Tutti noi ne abbiamo una certa percezione, per aver sentito tante persone che grazie ai libri su Gesù di Nazaret hanno nutrito la loro fede, l’hanno approfondita, o addirittura si sono accostati per la prima volta a Cristo in modo adulto, coniugando le esigenze della ragione con la ricerca del volto di Dio”.

E non solo il cuore alla ricerca o alla riscoperta di Gesù è stato toccato dalle parole del Papa emerito. Anche la mente di tanti studiosi – ha riconosciuto Papa Francesco – ha ricevuto nuova linfa:

“L’opera di Benedetto XVI ha stimolato una nuova stagione di studi sui Vangeli tra storia e cristologia, e in questo ambito si pone anche il vostro Simposio, di cui mi congratulo con gli organizzatori e i relatori”.

Con i vincitori del Premio Ratzinger 2013, Papa Francesco si è congratulato anche a nome di Benedetto XVI – con il quale ha detto di essersi incontrato "quattro giorni fa" – e li ha salutati con questo augurio: “Il Signore benedica sempre voi e il vostro lavoro al servizio del suo Regno”.

Fonte: Radio Vaticana

Il Papa: le famiglie cristiane siano comunità d'amore, genitori giocate con i vostri figli!

Le famiglie cristiane si riconoscono dalla fedeltà, dalla testimonianza e dall’apertura alla vita. E’ quanto affermato da Papa Francesco nell’udienza di stamani al Pontificio Consiglio per la Famiglia, in occasione della plenaria del dicastero. Il Pontefice ha messo l’accento sulla dimensione comunitaria della famiglia, che va valorizzata in un tempo che vede il prevalere dei diritti individuali. L’indirizzo d’omaggio al Papa è stato rivolto dal presidente del dicastero per la famiglia, mons. Vincenzo Paglia.

Una “comunità” dove “si impara ad amare”, fatta di volti e persone “che dialogano, si sacrificano per gli altri e difendono la vita”, specie “quella più fragile”. Papa Francesco tratteggia così l’unicità della famiglia che, aggiunge, si potrebbe definire “senza esagerare”, “il motore del mondo e della storia”. La famiglia, ha proseguito, è il luogo dove “la persona prende coscienza della propria dignità” e, “se l’educazione è cristiana”, riconosce “la dignità di ogni persona, in modo particolare di quella malata, debole, emarginata”:



“Tutto questo è la comunità-famiglia, che chiede di essere riconosciuta come tale, tanto più oggi, quando prevale la tutela dei diritti individuali. Eh, dobbiamo difendere il diritto di questa comunità: la famiglia! Per questo avete fatto bene a porre una particolare attenzione alla Carta dei Diritti della Famiglia, presentata proprio trent’anni or sono, il 22 ottobre 1983”.

La famiglia, ha proseguito, si fonda sul matrimonio. Ed ha sottolineato che “gli sposi cristiani testimoniano che il matrimonio, in quanto sacramento, è la base su cui si fonda la famiglia”:
“Il matrimonio è come se fosse un primo sacramento dell’umano, ove la persona scopre se stessa, si auto-comprende in relazione agli altri e in relazione all’amore che è capace di ricevere e di dare. L’amore sponsale e familiare rivela anche chiaramente la vocazione della persona ad amare in modo unico e per sempre, e che le prove, i sacrifici e le crisi della coppia come della stessa famiglia rappresentano dei passaggi per crescere nel bene, nella verità e nella bellezza”.

Nel matrimonio, ha osservato, “ci si dona completamente senza calcoli né riserve, condividendo tutto, doni e rinunce”, sempre confidando nella Provvidenza di Dio. E’ questa, ha detto, l’esperienza che “i giovani possono imparare dai genitori e dai nonni”. Si tratta, ha soggiunto, di “un’esperienza di fede in Dio e di fiducia reciproca” ma anche di santità, perché “la santità suppone il donarsi con fedeltà e sacrificio ogni giorno della vita”. Certo, ha riconosciuto, “ci sono problemi nel matrimonio”, “diversi punti di vista, gelosie” e si litiga anche:
“Ma dire ai giovani sposi che mai finiscano la giornata senza fare la pace fra loro! Il Sacramento del matrimonio viene rinnovato in questo atto di pace dopo una discussione, un malinteso, una gelosia nascosta, anche un peccato. Fare la pace, che dà unità alla famiglia. Ma questo dirlo ai giovani, alle giovani coppie che non è facile andare su questa strada, ma è tanto bella questa strada. Tanto bella! Dirlo!”.



Il Papa ha quindi messo l’accento su due fasi della vita familiare: “l’infanzia e la vecchiaia”. Ed ha confidato che quando confessa un adulto sposato sempre gli domanda dei figli:
“'Mi dica signore o signora, lei gioca con i suoi figli?'… 'Come Padre?'. 'Lei perde il tempo con i suoi figli, lei gioca con i suoi figli?'. 'Ma, sa, quando io esco da casa al mattino – mi dice l’uomo – ancora dormono e quando torno sono a letto'. Anche la gratuità, quella gratuità del papà e della mamma con i figli. E’ tanto importante perdere il tempo con i figli, giocare con i figli!".
“Una società che abbandona i bambini e che emargina gli anziani – è stato il suo monito – recide le sue radici e oscura il suo futuro”:
“Voi fate la valutazione su questa nostra cultura oggi, con questo: ogni volta che un bambino è abbandonato e un anziano emarginato, si compie non solo un atto di ingiustizia, ma si sancisce anche il fallimento di quella società. Prendersi cura dei piccoli e degli anziani è una scelta di civiltà”.
La Chiesa che si prende cura dei bambini e degli anziani, ha evidenziato, “diventa la madre delle generazioni dei credenti” e al tempo stesso “serve la società umana” aiutandola a “riscoprire la paternità e la maternità di Dio”. La “buona notizia” della famiglia, ha proseguito, “è una parte molto importante dell’evangelizzazione, che i cristiani possono comunicare a tutti”. Comunicarlo, ha osservato, soprattutto “con la testimonianza della vita” specie “nelle società secolarizzate”. “Le famiglie veramente cristiane – ha osservato – si riconoscono dalla fedeltà, dalla pazienza, dall’apertura alla vita, dal rispetto degli anziani”:
“Il segreto di tutto questo è la presenza di Gesù nella famiglia. Proponiamo dunque a tutti, con rispetto e coraggio, la bellezza del matrimonio e della famiglia illuminati dal Vangelo! E per questo ci avviciniamo con attenzione e affetto alle famiglie in difficoltà, a quelle che sono costrette a lasciare la loro terra, che sono spezzate, che non hanno casa o lavoro, o per tanti motivi sono sofferenti; ai coniugi in crisi e a quelli ormai separati. A tutte vogliamo stare vicino con l’annunzio di questo Vangelo della famiglia, di questa bellezza della famiglia”.

Fonte: Radio Vaticana

25 ottobre 2013

La tenerezza di Francesco

La singolare storia della foto scattata il 29 giugno del 2006 durante un ritrovo ecumenico



Bergoglio, con la testa appoggiata sulla spalla di un ragazzo che gli sta dicendo delle parole all’orecchio come se volesse consolarlo di una qualche pena. La singolare fotografia è stata scattata il 29 giugno del 2006 dal fotografo argentino Enrique Cangas, 41 anni, professore in una scuola del comune di Avellaneda, a pochi chilometri dal centro di Buenos Aires. Il luogo dello scatto è lo stadio Luna Park di Buenos Aires, in avenida Madero 420, in pieno centro,  una struttura che ospita manifestazioni pubbliche, concerti e grandi avvenimenti sportivi, e che da poco l’anziana proprietari Ernestina de Lectoure ha donato in parti uguali alla Caritas di Buenos Aires e ai salesiani. Le persone che sono attorno a Bergoglio e al suo apparente confidente guardano tutte davanti a sé, e sono in ascolto di qualcuno che parla in quel momento. Se si allargasse il campo della fotografia apparirebbero alcune scritte che rivelerebbero la natura del raduno, dunque la circostanza in cui la fotografia è stata scattata. Un incontro ecumenico di evangelici e cristiani, uno dei tanti a cui Bergoglio cardinale ha partecipato nel corso degli anni come vescovo prima, poi come arcivescovo e cardinale, e che per l’occasione aveva  riunito 7 mila partecipanti con il lemma “che siano una sola cosa”.

Lo scatto fa parte di una raccolta di 25 immagini che ritraggono l’attuale Papa tra gli anni 2003 e 2012 e fanno parte di una mostra fotografica che è stata esposta nel Monastero Santa Catalina di Buenos Aires agli inizi del mese di luglio del 2013. Sotto la fotografia di cui stiamo parlando l’autore ha apposto la seguente didascalia: “La tenerezza… denota fortezza d’animo e capacità di compassione”.

Ma non è tutto. Perché dietro allo scatto, c’è una storia alquanto originale che abbiamo cercato di ricostruire nei dettagli. Il ragazzo si chiama Juan Francisco Taborda. Ha 22 anni e ne aveva sedici nel momento in cui venne scattato il fotogramma. E’ nato nella località di San Fernando, in provincia di Buenos Aires, e vive con il padre pensionato e la madre nel quartiere Los Polvorines, nel municipio Malvinas Argentinas, a poco meno di un ora dal centro della capitale argentina. E’ avventista del 7 giorno e al raduno nel Luna Park ci era andato su invito di due amiche evangeliche. Terminate le scuole medie, più o meno all’epoca della fotografia, ha ottenuto una una borsa di studio che in un primo momento aveva deciso di usare per frequentare teologia nell’Università avventista della provincia di Entre Rioss e diventare pastore; poi ha cambiato idea e si è iscritto all’Università pubblica di Buenos Aires dove studia storia. Per mantenersi agli studi lavora come portiere supplente in un edificio di via Repubblica Araba 2986 a Buenos Aires.

Juan Francisco Taborda non ha mai saputo chi aveva abbracciato nello stadio Luna Park il giorno dei Santi Pietro e Paolo del calendario gregoriano, fino ad alcuni giorni dopo l’elezione di Bergoglio, mercoledì 13 marzo 2013.

C’è dell’altro in questa storia che non finisce di sorprendere. Tra il giorno in cui Bergoglio cardinale ha reclinato la testa sulla sua spalla e il giorno in cui l’ha riconosciuto come Papa, Juan Francisco Taborda si è incontrato ben due volte con lui senza riconoscerlo nell’ecclesiastico per cui aveva pregato nel Luna Park.

La prima nel 2008, quando prestava servizio nell’edificio Torres del Botanico in avenida Las Heras 4025 la racconta con queste parole. “Avevo appena iniziato il turno, alle 21, e cinque minuti dopo mi telefona mia sorella per dirmi com’è andata una operazione ad un cugino a cui voglio molto bene. Ero in portineria, molto triste, preoccupato per le notizie ricevute. Vedo entrare un prete che va verso l’ascensore. Anche lui mi nota, mi vede turbato, torna indietro e iniziamo a parlare. Resta lì a lungo per farmi coraggio. Non l’ho riconosciuto, non ho visto in lui il sacerdote che avevo abbracciato nel Luna Park. Mi ha detto che avrebbe pregato per me, per mio cugino, mi ha chiesto il numero di telefono. Mi ha trasmesso una grande pace, è quello che più ricordo. La pace e l’energia che dicono di sentire gli avventisti quando pregano tutti insieme io l’ho sentita con lui in quel momento. Una settimana dopo, con mia grande sorpresa, mi ha telefonato veramente, si ricordava il mio nome, mi ha chiesto notizie di mio cugino”.

C’è stato un secondo incontro tra i due, un anno dopo, nel mese di aprile del 2009, nella cattedrale metropolitana di Buenos Aires. Juan Francisco Taborda: “Dovevo fare una ricerca per la facoltà sul sincretismo religioso. Ero andato in cattedrale per censire le statue dei santi e le immagini religiose che c’erano. Ad un certo punto mi si avvicina di nuovo quel sacerdote. Si ricordava di me, di mio cugino, mi ha chiesto notizie di lui, poi, quando gli ho detto perché ero lì mi ha fatto da guida in cattedrale dandomi lui le informazioni di cui avevo bisogno”.

Juan Francisco Taborda ha seguito l’elezione di Bergoglio come tutti gli argentini, e come tanti è andato in cattedrale a festeggiarla la sera del 13 marzo. Quattro giorni dopo una persona gli ha postato lo scatto del fotografo Enrique Cangas sulla sua pagina Facebook. “Quando ho visto la fotografia sono rimasto senza fiato”, dice ancora incredulo. E rivela quello che gli sta dicendo all'orecchio. “Non voleva essere lui a pregare; ha chiesto a me di farlo, e io ho pronunciato una invocazione al Signore che ci accompagni e ci mostri la strada…”.

Fonte: Vatican Insider

Il Papa: “La famiglia è il motore del mondo e della storia”

Bergoglio alla XXI Plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia: “Siamo vicini ai coniugi in crisi e ai separati”

La famiglia come comunità di vita, il valore e il significato del matrimonio, l’infanzia e la vecchiaia. Di questo ha parlato papa Francesco ai partecipanti alla XXI Assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia (23-25 ottobre), ricevuti in udienza stamani nella sala ‘Clementina’ del Palazzo apostolico.

Domani e domenica le famiglie del mondo saranno le protagoniste del “Pellegrinaggio alla Tomba di San Pietro nell’Anno della Fede”, di cui ha parlato a Vatican Insider monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Dicastero della famiglia che organizza l’avvenimento.

E oggi il Pontefice ha messo in evidenza che “la famiglia è una comunità di vita che ha una sua consistenza autonoma. Come ha scritto il Beato Giovanni Paolo II nell’Esortazione apostolica Familiaris consortio, la famiglia non è la somma delle persone che la costituiscono, ma una ‘comunità di persone’ (cfr nn. 17-18)”. Francesco ha affermato che la famiglia “è il luogo dove si impara ad amare, il centro naturale della vita umana. E’ fatta di volti, di persone che amano, dialogano, si sacrificano per gli altri e difendono la vita, soprattutto quella più fragile, più debole. Si potrebbe dire, senza esagerare, che la famiglia è il motore del mondo e della storia”.

Il Pontefice ha osservato come “ciascuno di noi costruisce la propria personalità in famiglia, crescendo con la mamma e il papà, i fratelli e le sorelle, respirando il calore della casa. La famiglia è il luogo dove riceviamo il nome, è il luogo degli affetti, lo spazio dell’intimità, dove si apprende l’arte del dialogo e della comunicazione interpersonale”. E poi, “nella famiglia la persona prende coscienza della propria dignità e, specialmente se l’educazione è cristiana, riconosce la dignità di ogni singola persona, in modo particolare di quella malata, debole, emarginata”.

Sul matrimonio il Papa ha messo in evidenza che “attraverso un atto d’amore libero e fedele, gli sposi cristiani testimoniano che il matrimonio, in quanto sacramento, è la base su cui si fonda la famiglia e rende più solida l’unione dei coniugi e il loro reciproco donarsi”.

Francesco ha detto: “Nel matrimonio ci si dona completamente senza calcoli né riserve, condividendo tutto, doni e rinunce, confidando nella Provvidenza di Dio”. E i giovani possono imparare questa esperienza “dai genitori e dai nonni. È un’esperienza di fede in Dio e di fiducia reciproca, di libertà profonda, di santità, perché la santità suppone il donarsi con fedeltà e sacrificio ogni giorno della vita!”.

Ecco poi infanzia e vecchiaia: “Bambini e anziani rappresentano i due poli della vita e anche i più vulnerabili, spesso i più dimenticati”. Ma “una società che abbandona i bambini e che emargina gli anziani – ha avvertito - recide le sue radici e oscura il suo futuro. Ogni volta che un bambino è abbandonato e un anziano emarginato, si compie non solo un atto di ingiustizia, ma si sancisce anche il fallimento di quella società”.



Il Papa si è poi rallegrato con il Pontificio Consiglio che ha “ideato una nuova icona della famiglia”: l’icona “riprende la scena della Presentazione di Gesù al tempio, con Maria e Giuseppe che portano il Bambino, per adempiere la Legge, e i due anziani Simeone ed Anna che, mossi dallo Spirito, lo accolgono come il Salvatore. E’ significativo il titolo dell’icona: ‘Di generazione in generazione si estende la sua misericordia’. La Chiesa che si prende cura dei bambini e degli anziani diventa la madre delle generazioni dei credenti e, nello stesso tempo, serve la società umana”.

E poi ha aggiunto: “La ‘buona notizia’ della famiglia è una parte molto importante dell’evangelizzazione, che i cristiani possono comunicare a tutti, con la testimonianza della vita”. E c’è già chi lo fa: “Le famiglie veramente cristiane si riconoscono dalla fedeltà, dalla pazienza, dall’apertura alla vita, dal rispetto degli anziani… Il segreto di tutto questo è la presenza di Gesù nella famiglia. Proponiamo dunque a tutti, con rispetto e coraggio, la bellezza del matrimonio e della famiglia illuminati dal Vangelo!”.

E poi, il Pontefice ha invitato ad avvicinarsi “con attenzione e affetto alle famiglie in difficoltà, a quelle che sono costrette a lasciare la loro terra, che sono spezzate, che non hanno casa o lavoro, o per tanti motivi sono sofferenti; ai coniugi in crisi e a quelli ormai separati. A tutte – ha esortato - vogliamo stare vicino”.

Fonte: Vatican Insider