25 ottobre 2013

La tenerezza di Francesco

La singolare storia della foto scattata il 29 giugno del 2006 durante un ritrovo ecumenico



Bergoglio, con la testa appoggiata sulla spalla di un ragazzo che gli sta dicendo delle parole all’orecchio come se volesse consolarlo di una qualche pena. La singolare fotografia è stata scattata il 29 giugno del 2006 dal fotografo argentino Enrique Cangas, 41 anni, professore in una scuola del comune di Avellaneda, a pochi chilometri dal centro di Buenos Aires. Il luogo dello scatto è lo stadio Luna Park di Buenos Aires, in avenida Madero 420, in pieno centro,  una struttura che ospita manifestazioni pubbliche, concerti e grandi avvenimenti sportivi, e che da poco l’anziana proprietari Ernestina de Lectoure ha donato in parti uguali alla Caritas di Buenos Aires e ai salesiani. Le persone che sono attorno a Bergoglio e al suo apparente confidente guardano tutte davanti a sé, e sono in ascolto di qualcuno che parla in quel momento. Se si allargasse il campo della fotografia apparirebbero alcune scritte che rivelerebbero la natura del raduno, dunque la circostanza in cui la fotografia è stata scattata. Un incontro ecumenico di evangelici e cristiani, uno dei tanti a cui Bergoglio cardinale ha partecipato nel corso degli anni come vescovo prima, poi come arcivescovo e cardinale, e che per l’occasione aveva  riunito 7 mila partecipanti con il lemma “che siano una sola cosa”.

Lo scatto fa parte di una raccolta di 25 immagini che ritraggono l’attuale Papa tra gli anni 2003 e 2012 e fanno parte di una mostra fotografica che è stata esposta nel Monastero Santa Catalina di Buenos Aires agli inizi del mese di luglio del 2013. Sotto la fotografia di cui stiamo parlando l’autore ha apposto la seguente didascalia: “La tenerezza… denota fortezza d’animo e capacità di compassione”.

Ma non è tutto. Perché dietro allo scatto, c’è una storia alquanto originale che abbiamo cercato di ricostruire nei dettagli. Il ragazzo si chiama Juan Francisco Taborda. Ha 22 anni e ne aveva sedici nel momento in cui venne scattato il fotogramma. E’ nato nella località di San Fernando, in provincia di Buenos Aires, e vive con il padre pensionato e la madre nel quartiere Los Polvorines, nel municipio Malvinas Argentinas, a poco meno di un ora dal centro della capitale argentina. E’ avventista del 7 giorno e al raduno nel Luna Park ci era andato su invito di due amiche evangeliche. Terminate le scuole medie, più o meno all’epoca della fotografia, ha ottenuto una una borsa di studio che in un primo momento aveva deciso di usare per frequentare teologia nell’Università avventista della provincia di Entre Rioss e diventare pastore; poi ha cambiato idea e si è iscritto all’Università pubblica di Buenos Aires dove studia storia. Per mantenersi agli studi lavora come portiere supplente in un edificio di via Repubblica Araba 2986 a Buenos Aires.

Juan Francisco Taborda non ha mai saputo chi aveva abbracciato nello stadio Luna Park il giorno dei Santi Pietro e Paolo del calendario gregoriano, fino ad alcuni giorni dopo l’elezione di Bergoglio, mercoledì 13 marzo 2013.

C’è dell’altro in questa storia che non finisce di sorprendere. Tra il giorno in cui Bergoglio cardinale ha reclinato la testa sulla sua spalla e il giorno in cui l’ha riconosciuto come Papa, Juan Francisco Taborda si è incontrato ben due volte con lui senza riconoscerlo nell’ecclesiastico per cui aveva pregato nel Luna Park.

La prima nel 2008, quando prestava servizio nell’edificio Torres del Botanico in avenida Las Heras 4025 la racconta con queste parole. “Avevo appena iniziato il turno, alle 21, e cinque minuti dopo mi telefona mia sorella per dirmi com’è andata una operazione ad un cugino a cui voglio molto bene. Ero in portineria, molto triste, preoccupato per le notizie ricevute. Vedo entrare un prete che va verso l’ascensore. Anche lui mi nota, mi vede turbato, torna indietro e iniziamo a parlare. Resta lì a lungo per farmi coraggio. Non l’ho riconosciuto, non ho visto in lui il sacerdote che avevo abbracciato nel Luna Park. Mi ha detto che avrebbe pregato per me, per mio cugino, mi ha chiesto il numero di telefono. Mi ha trasmesso una grande pace, è quello che più ricordo. La pace e l’energia che dicono di sentire gli avventisti quando pregano tutti insieme io l’ho sentita con lui in quel momento. Una settimana dopo, con mia grande sorpresa, mi ha telefonato veramente, si ricordava il mio nome, mi ha chiesto notizie di mio cugino”.

C’è stato un secondo incontro tra i due, un anno dopo, nel mese di aprile del 2009, nella cattedrale metropolitana di Buenos Aires. Juan Francisco Taborda: “Dovevo fare una ricerca per la facoltà sul sincretismo religioso. Ero andato in cattedrale per censire le statue dei santi e le immagini religiose che c’erano. Ad un certo punto mi si avvicina di nuovo quel sacerdote. Si ricordava di me, di mio cugino, mi ha chiesto notizie di lui, poi, quando gli ho detto perché ero lì mi ha fatto da guida in cattedrale dandomi lui le informazioni di cui avevo bisogno”.

Juan Francisco Taborda ha seguito l’elezione di Bergoglio come tutti gli argentini, e come tanti è andato in cattedrale a festeggiarla la sera del 13 marzo. Quattro giorni dopo una persona gli ha postato lo scatto del fotografo Enrique Cangas sulla sua pagina Facebook. “Quando ho visto la fotografia sono rimasto senza fiato”, dice ancora incredulo. E rivela quello che gli sta dicendo all'orecchio. “Non voleva essere lui a pregare; ha chiesto a me di farlo, e io ho pronunciato una invocazione al Signore che ci accompagni e ci mostri la strada…”.

Fonte: Vatican Insider

Il Papa: “La famiglia è il motore del mondo e della storia”

Bergoglio alla XXI Plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia: “Siamo vicini ai coniugi in crisi e ai separati”

La famiglia come comunità di vita, il valore e il significato del matrimonio, l’infanzia e la vecchiaia. Di questo ha parlato papa Francesco ai partecipanti alla XXI Assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia (23-25 ottobre), ricevuti in udienza stamani nella sala ‘Clementina’ del Palazzo apostolico.

Domani e domenica le famiglie del mondo saranno le protagoniste del “Pellegrinaggio alla Tomba di San Pietro nell’Anno della Fede”, di cui ha parlato a Vatican Insider monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Dicastero della famiglia che organizza l’avvenimento.

E oggi il Pontefice ha messo in evidenza che “la famiglia è una comunità di vita che ha una sua consistenza autonoma. Come ha scritto il Beato Giovanni Paolo II nell’Esortazione apostolica Familiaris consortio, la famiglia non è la somma delle persone che la costituiscono, ma una ‘comunità di persone’ (cfr nn. 17-18)”. Francesco ha affermato che la famiglia “è il luogo dove si impara ad amare, il centro naturale della vita umana. E’ fatta di volti, di persone che amano, dialogano, si sacrificano per gli altri e difendono la vita, soprattutto quella più fragile, più debole. Si potrebbe dire, senza esagerare, che la famiglia è il motore del mondo e della storia”.

Il Pontefice ha osservato come “ciascuno di noi costruisce la propria personalità in famiglia, crescendo con la mamma e il papà, i fratelli e le sorelle, respirando il calore della casa. La famiglia è il luogo dove riceviamo il nome, è il luogo degli affetti, lo spazio dell’intimità, dove si apprende l’arte del dialogo e della comunicazione interpersonale”. E poi, “nella famiglia la persona prende coscienza della propria dignità e, specialmente se l’educazione è cristiana, riconosce la dignità di ogni singola persona, in modo particolare di quella malata, debole, emarginata”.

Sul matrimonio il Papa ha messo in evidenza che “attraverso un atto d’amore libero e fedele, gli sposi cristiani testimoniano che il matrimonio, in quanto sacramento, è la base su cui si fonda la famiglia e rende più solida l’unione dei coniugi e il loro reciproco donarsi”.

Francesco ha detto: “Nel matrimonio ci si dona completamente senza calcoli né riserve, condividendo tutto, doni e rinunce, confidando nella Provvidenza di Dio”. E i giovani possono imparare questa esperienza “dai genitori e dai nonni. È un’esperienza di fede in Dio e di fiducia reciproca, di libertà profonda, di santità, perché la santità suppone il donarsi con fedeltà e sacrificio ogni giorno della vita!”.

Ecco poi infanzia e vecchiaia: “Bambini e anziani rappresentano i due poli della vita e anche i più vulnerabili, spesso i più dimenticati”. Ma “una società che abbandona i bambini e che emargina gli anziani – ha avvertito - recide le sue radici e oscura il suo futuro. Ogni volta che un bambino è abbandonato e un anziano emarginato, si compie non solo un atto di ingiustizia, ma si sancisce anche il fallimento di quella società”.



Il Papa si è poi rallegrato con il Pontificio Consiglio che ha “ideato una nuova icona della famiglia”: l’icona “riprende la scena della Presentazione di Gesù al tempio, con Maria e Giuseppe che portano il Bambino, per adempiere la Legge, e i due anziani Simeone ed Anna che, mossi dallo Spirito, lo accolgono come il Salvatore. E’ significativo il titolo dell’icona: ‘Di generazione in generazione si estende la sua misericordia’. La Chiesa che si prende cura dei bambini e degli anziani diventa la madre delle generazioni dei credenti e, nello stesso tempo, serve la società umana”.

E poi ha aggiunto: “La ‘buona notizia’ della famiglia è una parte molto importante dell’evangelizzazione, che i cristiani possono comunicare a tutti, con la testimonianza della vita”. E c’è già chi lo fa: “Le famiglie veramente cristiane si riconoscono dalla fedeltà, dalla pazienza, dall’apertura alla vita, dal rispetto degli anziani… Il segreto di tutto questo è la presenza di Gesù nella famiglia. Proponiamo dunque a tutti, con rispetto e coraggio, la bellezza del matrimonio e della famiglia illuminati dal Vangelo!”.

E poi, il Pontefice ha invitato ad avvicinarsi “con attenzione e affetto alle famiglie in difficoltà, a quelle che sono costrette a lasciare la loro terra, che sono spezzate, che non hanno casa o lavoro, o per tanti motivi sono sofferenti; ai coniugi in crisi e a quelli ormai separati. A tutte – ha esortato - vogliamo stare vicino”.

Fonte: Vatican Insider

“Alcuni dicono: ‘Ah, io mi confesso con Dio’. Ma è facile, è come confessarti per e-mail, no?

Dio è là lontano, io dico le cose e non c’è un faccia a faccia, non c’è un quattrocchi. Paolo confessa la sua debolezza ai fratelli faccia a faccia. Altri: ‘No, io vado a confessarmi’ ma si confessano di cose tanto eteree, tanto nell’aria, che non hanno nessuna concretezza. E quello è lo stesso che non farlo. 

Confessare i nostri peccati non è andare ad una seduta di psichiatria, neppure andare in una sala di tortura: è dire al Signore ‘Signore sono peccatore’, ma dirlo tramite il fratello, perché questo dire sia anche concreto. ‘E sono peccatore per questo, per questo e per questo’”.

(Omelia del Papa del 25 ottobre 2013)


Ma chi era davvero Padre Pio?

Per addentrarci nello sconvolgente “segreto” del padre bisogna dimenticare l’immagine folkloristica che gli è stata cucita addosso dai media (dove Padre Pio finisce per diventare il pretesto per fare passerella (1) e dall’ostilità un po’ sprezzante dell’establishment clericale che Giovanni Paolo II debellò, arrivando alla canonizzazione del Padre, voluta a gran voce dal popolo cristiano. Anche se quella sorda ostilità, dopo la scomparsa di Giovanni Paolo II, sembra rialzare la testa e si moltiplicano i segnali di attacco esplicito a Padre Pio di nuovo provenienti da ambienti clericali (2). A raccontarne la vita e la figura hanno provato in tanti. Ma il suo segreto, che ci riguarda tutti e che probabilmente si dispiegherà nei prossimi anni, resta inaccessibile. Accennò alla sua esistenza lo stesso padre Pio, in maniera inequivocabile, anche se discretissima.

Cercare questi piccoli accenni è come andare a caccia di pepite d’oro nell’oceano profondo, ma è possibile trovarne due minuscole tracce nelle confidenze ai direttori spirituali degli anni giovanili (va tenuto presente che padre Pio aveva fatto richiesta esplicita al destinatario che queste lettere (3) andassero distrutte o almeno non fossero lette da altri (4) .
Il primo riferimento è contenuto in una lettera, del 7 aprile 1913, indirizzata a padre Agostino, suo direttore spirituale. Prima riferisce quanto il Signore gli ha detto di dire ai suoi superiori, poi conclude: “Gesù continuò ancora, ma quello che disse non potrò giammai rivelarlo a creatura alcuna di questo mondo” (5). Il secondo accenno, sempre discretissimo, ma più chiaro, è datato 18 agosto 1918 (un mese prima della stimmatizzazione visibile). Scrive al suo confessore e come d’abitudine gli riferisce dei momenti del suo intimo dialogo con Dio: “Ti siano rese lodi e grazie senza fine, o mio Dio. Tu mi hai nascosto a tutti, ma sin d’allora hai affidato al tuo figliolo una missione grandissima che è nota a Te solo e a me. Mio Dio ! Padre Mio !” (6).



Andando a cercare nel mare magnum dei documenti del padre o sul padre, negli immensi volumi che raccolgono gli atti del processo di beatificazione o nell’epistolario, non si trovano altri chiarimenti. Se non impliciti. Come quando confida piangendo a una figlia spirituale che lo interrogava su ciò che gli accadeva durante la messa: “la mia responsabilità è unica al mondo” (7). E in un’altra circostanza: “Tanti misteri del mio cuore si sveleranno solo lassù” (8). Peraltro deve trattarsi di un “segreto” ancora più grande di quanto lui stesso poté comprendere, almeno all’inizio, se scrivendo al padre Agostino, a cui pure confidava le cose più intime, il 17 marzo 1916 scrisse: “Quante cose vorrei dirvi, o padre, ma non il posso: riconosco d’essere un mistero a me stesso” (9) . Sebbene si tratti di qualcosa di vertiginoso, c’è da credere che padre Benedetto, suo direttore spirituale, abbia colto nel segno quando definì la sua misteriosa missione come “una vocazione a corredimere” (10). Si tratta però di capire che significa e quali conseguenza sconvolgenti abbia avuto e abbia anche attualmente una tale “missione”.

Sul “mistero” di padre Pio d’altronde abbiamo anche un altro documento eccezionale. La rivelazione soprannaturale che ebbe Lucia Fiorentino (11). Ne parla nel “Diario” scritto su ordine dei direttori spirituali. Tutto è riportato negli atti del processo di canonizzazione di Padre Pio. Lucia conobbe da Gesù stesso nel 1906 l’arrivo a San Giovanni Rotondo di un sacerdote paragonato a un “albero di smisurata grandezza” . All’inizio – il Padre era ancora un giovane frate che viveva nel seminario cappuccino di Morcone – lei fece varie supposizioni su chi potesse essere. Alcuni anni dopo Padre Pio arrivò a San Giovanni Rotondo e diventò suo direttore. Il 19 agosto 1923 fu lo stesso Gesù a spiegargli tutto:
“Gesù mi diceva: ‘Ti ricordi di quanto ti ho manifestato nel 1906 mentre eri inferma?’. ‘Sì, mi ricordo’. Gesù mi aveva detto, sempre in locuzione: Verrà da lungi un sacerdote, simboleggiato in un grande albero, che si doveva piantare in convento. Albero così grande e ben radicato doveva coprire con la sua ombra tutto il mondo’. Chi, avendo fede, si sarebbe rifugiato sotto quest’albero, così bello e ricco di foglie, avrebbe avuto la vera salvezza; al contrario chi avrebbe disprezzato e deriso quest’albero, Gesù minacciava di castighi. E così ora mi spiega che l’albero è padre Pio, che venuto da lontano è radicato al convento per volontà di Dio, e a rifugiarsi sotto sono quelle anime, da lui guidate che ubbidiscono con fede e andranno avanti; mentre quelle che lo disprezzano, lo deridono e lo calunniano saranno da Dio castigate” (12).



C’è un altro “documento” straordinario che viene da un’altra mistica, la serva di Dio Maria Francesca Foresti (al secolo Eleonora Foresti) che fu la fondatrice delle Religiose Francescane Adoratrici. Di lei a Bologna si è aperto il processo diocesano di beatificazione. Conobbe padre Pio nel 1919 e nel suo Diario riferisce che in visione Gesù le rivelò di aver salvato l’Italia da una rivoluzione comunista nel 1920 (13) grazie alla preghiera di padre Pio. E poi le parlò del frate con queste espressioni sconvolgenti: “L’anima di padre Pio è fortezza inespugnabile… E’ il mio rifugio nelle ingratitudini degli uomini… Ha lo stesso mio imperio, Io, Gesù, vivo in lui… E’ il capolavoro della mia misericordia. A lui ho conferito tutti i doni del mio Spirito, come a nessuna altra creatura. E’ il mio perfetto imitatore, la mia Ostia, il mio altare, il mio sacrificio, la mia compiacenza, la mia gloria!” (14). Parole vertiginose, su cui non sapremmo dare un giudizio, ma che ripropongono la domanda sul mistero di padre Pio (15).

L’unico che ha provato a dare una risposta è stato il cardinale Siri:
“Un uomo che sta crocifisso per mezzo secolo? Cosa vuol dire tutto questo? Sapere perché Gesù Cristo è andato in croce? E’ andato in croce per i peccati degli uomini e quando, nella storia, compare qualche crocifisso… vuol dire che il peccato degli uomini è grande e che per salvarli occorre che qualcuno rivada sul Calvario, rimonti sulla croce e stia lì a soffrire per i suoi fratelli. Dio chiede agli uomini di abbracciare la croce, di diventare benefici per gli altri. Nell’applicazione della redenzione, molti possono salvare molti” (16). Questo spiega perché attraverso di lui sia passato e passi un tale fiume di grazie di ogni genere. Come lui stesso aveva predetto a Giovanni Bardazzi: “Tu dirai a tutti che, dopo morto, sarò più vivo di prima. E a tutti quelli che verranno a chiedere, nulla mi costerà dare. Chi salirà questo monte, nessuno tornerà a mani vuote!” (17) .

Fonte: Lo Straniero 

24 ottobre 2013

Papa Francesco ad Assisi: la politica pensi ai disabili e alle loro famiglie

Papa Francesco é nella città del Santo Poverello nella giornata dedicata proprio al patrono d'Italia; il pontefice é giunto alle 7,30, in anticipo sul programma, all'Istituto Serafico di Assisi dove ha incontrato i bambini disabili e ammalati ospiti, una sessantina, accompagnato dagli 8 cardinali recentemente nominati perché lo aiutino nella guida della chiesa, dal vescovo di Assisi mons. Domenico Sorrentino e dalla presidente dell'Istituto Francesca Di Maolo. L'elicottero bianco, é atterrato al campo sportivo del Serafico, poco prima delle 7,30, 15 minuti sul previsto. Ad Assisi piove, ma i pellegrini e la gente hanno atteso l'arrivo del papa salutandolo con applausi e sventolio di bandierine bianco-gialle. Il pontefice ha incontrato i disabili nella cappella della chiesa del Serafico avendo per tutti loro, carezze, baci e tenerezze, con semplicità negli incontri, imponendo mani sulla testa dei ragazzi. Ad uno di loro seduto su una carrozzella, ha benedetto la foto; lo ha carezzato a lungo ed ha parlato con gli infermieri e medici che assistono i bambini per chiedere come stavano procedendo le cure. Successivamente il papa, sempre nella chiesa dell'istituto Serafico, ha ascoltato le parole del sindaco Claudio Ricci e la presentazione dell'Istituto, con emozione, della presidente Francesca Di Maolo. Alla 8,30 il Papa ha tenuto il suo primo discorso. «Noi siamo fra le piaghe di Gesù: queste piaghe hanno bisogno di essere ascoltate, di essere riconosciute», ha detto il papa lasciando il testo del discorso e parlando esclusivamente "a braccio". «Gesù è nascosto in questi ragazzi, in questi bambini. Sull'altare adoriamo la carne di Gesù, in loro troviamo le piaghe di Gesù». 



Dopo i ragazzi disabili, Francesco incontrerà i poveri assistiti alla Caritas, poi pregherà sulla tomba di San Francesco e celebrerà la messa nella piazza antistante la basilica. Nel pomeriggio, dopo il pranzo ancora con i poveri della Caritas, il papa, che farà tappe in tutti i luoghi francescani, incontrerà il clero e quindi i giovani dell'Umbria. La visita avviene all'indomani della tragedia di Lampedusa, per la quale Bergoglio - che nel luglio scorso era stato in visita nell'isola - ha espresso grande dolore e usato parole molto forti. «È una vergogna», ha gridato ieri il pontefice a proposito delle centinaia di morti di quest'ultima sciagura in mare.

Fonte: Radio Vaticana

Papa Francesco al Quirinale da Napolitano il 14 novembre

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano "accoglierà Sua Santità Papa Francesco il 14 novembre al Quirinale in visita ufficiale di restituzione di quella compiuta dal capo dello Stato in Vaticano l'8 giugno scorso". Ne dà notizia un comunicato del Quirinale.

Quella che il Papa si appresta a fare al capo dello Stato il prossimo 14 novembre sarà una "visita ufficiale", conferma padre Federico Lombardi, portavoce vaticano.