11 dicembre 2013

PAPA FRANCESCO PERSONA DELL'ANNO DI TIME 2013. I MUSULMANI: "E' UN IDOLO MONDIALE"

Papa Francesco e' la Persona del'Anno di Time 2013. Lo ha annunciato la rivista che dal 1927 attribuisce questo riconoscimento all'individuo o l'entita' che, nel bene o nel male, ha dominato le notizie nell'anno che sta per concludersi.
Cornice rossa su fondo oro: sembra un ritratto a olio quello di Papa Bergoglio per la copertina della Persona dell'Anno 2013 di Time, ma le apparenze ingannano. Realizzato dall'artista americano Jason Seiler, e' in realtà il frutto di 70 ore di lavoro su uno schermo di computer Lcd da 21 pollici. "La tecnologia mi ha consentito di lavorare intuitivamente, disegnando e dipingendo direttamente sul display Lcd", ha spiegato Seiler che si e' formato nella millenaria tradizione ad olio degli "Antichi Maestri". La copertina traduce in immagine la motivazione del riconoscimento di Time: secondo il settimanale il "settantenne superstar" Bergoglio "fa un uso da maestro degli strumenti del 21esimo secolo per porre in atto il suo mandato del Primo Secolo dopo Cristo"
 "E' un segno positivo che uno dei riconoscimenti più prestigiosi nell'ambito della stampa internazionale sia attribuito a chi annuncia nel mondo valori spirituali, religiosi e morali e parla efficacemente in favore della pace e di una maggiore giustizia". E' il commento di padre Lombardi alla scelta del Papa come "uomo dell'anno" di Time Magazine.
 ''Ormai il Papa e' un idolo mondiale e non solo per i musulmani.Auguri Papa Francesco'': così il Presidente della Co-mai (comunità del mondo arabo in Italia) e fondatore di 'Uniti per Unire', Foad Aodi, commenta con grande soddisfazione la notizia che Bergoglio è stato indicato 'Uomo dell'anno' dal settimanale Time.  ''E' una notizia bellissima che ci incoraggia e ci rende ancora piu' felici e convinti della nostra idea riguardo il lavoro di Papa Francesco che in poco temo e' diventato un nostro idolo nel suo impegno a favore del dialogo interculturale e interreligioso, la pace ed i diritti umani'', ha aggiunto il rappresentante arabo-musulmano, che più volte ha sottolineato come anche il mondo islamico abbia bisogno di un leader come papa Francesco


Udienza generale. Il Papa: non avere paura del giudizio finale, ma bisogna aprire il cuore all'amore di Dio.

Oggi all’udienza generale, Papa Francesco ha svolto l’ultima catechesi sulla professione di fede, trattando l’affermazione «Credo la vita eterna». In particolare si è soffermato sul giudizio finale. “Ma – ha subito detto - non avere paura! Sentiamo quello che dice la Parola di Dio. Al riguardo, leggiamo nel vangelo di Matteo: Allora Cristo «verrà nella sua gloria, con tutti i suoi angeli… E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra… E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna» (Mt 25,31-33.46). Quando pensiamo al ritorno di Cristo e al suo giudizio finale, che manifesterà, fino alle sue ultime conseguenze, il bene che ognuno avrà compiuto o avrà omesso di compiere durante la sua vita terrena, percepiamo di trovarci di fronte a un mistero che ci sovrasta, che non riusciamo nemmeno a immaginare. Un mistero che quasi istintivamente suscita in noi un senso di timore, e magari anche di trepidazione. Se però riflettiamo bene su questa realtà, essa non può che allargare il cuore di un cristiano e costituire un grande motivo di consolazione e di fiducia”.

“A questo proposito – ha proseguito - la testimonianza delle prime comunità cristiane risuona quanto mai suggestiva. Esse infatti erano solite accompagnare le celebrazioni e le preghiere con l’acclamazione Maranathà, un’espressione costituita da due parole aramaiche che, a seconda di come vengono scandite, si possono intendere come una supplica: «Vieni, Signore!», oppure come una certezza alimentata dalla fede: «Sì, il Signore viene, il Signore è vicino». È l’esclamazione in cui culmina tutta la Rivelazione cristiana, al termine della meravigliosa contemplazione che ci viene offerta nell’Apocalisse di Giovanni (cfr Ap 22,20). In quel caso, è la Chiesa-sposa che, a nome dell’umanità intera, di tutta l’umanità, e in quanto sua primizia, si rivolge a Cristo, suo sposo, non vedendo l’ora di essere avvolta dal suo abbraccio: un abbraccio - l’abbraccio di Gesù - che è pienezza di vita, è pienezza di amore. Così ci abbraccia Gesù! Se pensiamo al giudizio in questa prospettiva, ogni paura e titubanza viene meno e lascia spazio all’attesa e a una profonda gioia: sarà proprio il momento in cui verremo giudicati finalmente pronti per essere rivestiti della gloria di Cristo, come di una veste nuziale, ed essere condotti al banchetto, immagine della piena e definitiva comunione con Dio”.

Il Papa ha poi proseguito: “Un secondo motivo di fiducia viene offerto dalla constatazione che, nel momento del giudizio, non saremo lasciati soli. È Gesù stesso, nel Vangelo di Matteo, a preannunciare come, alla fine dei tempi, coloro che lo avranno seguito prenderanno posto nella sua gloria, per giudicare insieme a lui, tutti. (cfr Mt 19,28). L’apostolo Paolo poi, scrivendo alla comunità di Corinto, afferma: «Non sapete che i santi giudicheranno il mondo? Quanto più le cose di questa vita!» (1 Cor 6,2-3). Che bello sapere che in quel frangente, oltre che su Cristo, nostro Paràclito, nostro Avvocato presso il Padre (cfr 1 Gv 2,1), potremo contare sull’intercessione e sulla benevolenza di tanti nostri fratelli e sorelle più grandi che ci hanno preceduto nel cammino della fede, che hanno offerto la loro vita per noi e che continuano ad amarci in modo indicibile! I santi già vivono al cospetto di Dio, nello splendore della sua gloria pregando per noi che ancora viviamo sulla terra. Quanta consolazione suscita nel nostro cuore questa certezza! La Chiesa è davvero una madre e, come una mamma, cerca il bene dei suoi figli, soprattutto quelli più lontani e afflitti, finché troverà la sua pienezza nel corpo glorioso di Cristo con tutte le sue membra”.

“Un’ulteriore suggestione – ha aggiunto - ci viene offerta dal Vangelo di Giovanni, dove si afferma esplicitamente che «Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nell’unigenito Figlio di Dio» (Gv 3,17-18). Questo significa che il giudizio” finale “ è già in atto, incomincia adesso, nel corso della nostra esistenza. Tale giudizio è pronunciato in ogni istante della vita, come riscontro della nostra accoglienza con fede della salvezza presente ed operante in Cristo, oppure della nostra incredulità, con la conseguente chiusura in noi stessi”.

A braccio ha detto: “Ma se noi ci chiudiamo - noi stessi - all’amore di Gesù, siamo noi stessi che ci condanniamo! Siamo condannati da noi stessi! La salvezza è aprirsi a Gesù e Lui ci salva. Se siamo peccatori - tutti, tutti lo siamo, tutti! - chiediamo perdono e andiamo con la voglia di essere buoni, il Signore ci perdona. Ma per questo dobbiamo aprirci, aprirci all’amore di Gesù, che è più forte di tutte le altre cose. L’amore di Gesù grande! L’amore di Gesù è misericordioso! L’amore di Gesù perdona! Ma tu devi aprirti e aprirsi significa pentirsi, lamentarsi delle cose che non sono buone che abbiamo fatto”.

“Il Signore Gesù – ha affermato - si è donato e continua a donarsi a noi, per ricolmarci di tutta la misericordia. Siamo noi quindi che possiamo diventare in un certo senso giudici di noi stessi, autocondannandoci all’esclusione dalla comunione con Dio e con i fratelli. Non stanchiamoci, pertanto, di vigilare sui nostri pensieri e sui nostri atteggiamenti, per pregustare fin da ora il calore e lo splendore del volto di Dio. E quello sarà bellissimo! Di quel Dio che nella vita eterna contempleremo in tutta la sua pienezza”. Il Papa ha concluso parlando a braccio: “ Avanti! Avanti, pensando in questo giudizio che comincia adesso. E’ incominciato… Avanti, facendo che il nostro cuore sia aperto a Gesù, alla sua salvezza. Avanti, senza paura perché l’amore di Gesù è più grande e se noi chiediamo perdono dei nostri peccati, Lui ci perdona! E’ così Gesù! Avanti con questa certezza, che ci porterà alla gloria del cielo. Grazie!”.

Fonte: Radio Vaticana

Papa Francesco tra i finalisti per l'“Uomo dell'Anno” di Time.

Già a pochi minuti dall'elezione, papa Francesco ha iniziato a conquistare il mondo, attirandosi le simpatie di tutti, anche dei non credenti e di chi si era allontanato dalla Chiesa e ora trova in lui un modello e uno sprone a riavvicinarsi alla fede.

Non c'è allora da stupirsi che papa Bergoglio figuri tra i 10 finalisti per il titolo di “Uomo dell'Anno” della rivista Time, accanto a nomi come quello del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, dell'informatico Edward Snowden, noto per aver rivelato informazioni finora segrete di programmi del Governo statunitense, e del presidente siriano Bashar al-Assad.

Il titolo di “Uomo dell'Anno” viene conferito dal 1927 alla persona che ha avuto “l'impatto più grande sull'anno in corso, nel bene e nel male”, ha affermato la Managing Editor di Time, Nancy Gibbs, durante l'edizione del Today's Show nella quale è stata resa nota la lista dei “concorrenti” (msnbc, 12 settembre). Il vincitore, che viene votato dagli editori di Time e sarà annunciato dalla rivista l'11 dicembre, deve essere una persona ancora in vita.



Perché papa Francesco figura tra i concorrenti al titolo? Perché il nuovo pontefice aiuta direttamente i poveri, sfida la Chiesa per la sua rigida agenda sociale e ha criticato le “teorie trickle down” [secondo cui la ricchezza accumulata da pochi avrà effetti positivi anche sugli strati meno abbienti della società aumentando il benessere della collettività] del capitalismo perché “gli esclusi stanno ancora aspettando” (yahoo.com, 9 dicembre).

Francesco è già stato nominato a luglio “Uomo dell'Anno” dalla rivista Vanity Fair. Decisivo per la scelta il suo viaggio a Lampedusa, con il quale, si legge nel magazine, ha dimostrato a fatti ciò che dice a parole (Il Sussidiario, 10 luglio).

A livello “nostrano”, il pontefice si è invece aggiudicato il Macchianera Awards 2013, l'Oscar della rete italiano, venendo riconosciuto l'uomo più influente del web e vincendo con il 32% delle preferenze (new.supermoney.eu, 22 settembre).

Fonte: Aleteia

10 dicembre 2013

Il Papa: la porta del Signore è sempre aperta, il cristiano non perda mai la speranza.

Quando Gesù si avvicina a noi, sempre apre le porte e ci dà speranza. E’ quanto affermato da Papa Francesco, stamani, nella Messa alla Casa Santa Marta. Il Papa ha ribadito che non dobbiamo avere paura della consolazione del Signore, ma anzi dobbiamo chiederla e cercarla. Una consolazione che ci fa sentire la tenerezza di Dio.

Il servizio di Alessandro Gisotti:
“Consolate, consolate il mio popolo”. Papa Francesco ha iniziato la sua omelia soffermandosi su un passo del Libro del Profeta Isaia, Libro della consolazione d’Israele. Il Signore, ha osservato, si avvicina al suo popolo per consolarlo, “per dargli pace”. E questo “lavoro di consolazione” è così forte che “rifà tutte le cose”. Il Signore compie una vera ri-creazione:



“Ricrea le cose. E la Chiesa non si stanca di dire che questa ri-creazione è più meravigliosa della creazione. Il Signore più meravigliosamente ricrea. E così visita il suo popolo: ricreando, con quella potenza. E sempre il popolo di Dio aveva questa idea, questo pensiero, che il Signore verrà a visitarlo. Ricordiamo le ultime parole di Giuseppe ai suoi fratelli: ‘Quando il Signore vi visiterà portate con voi le mie ossa’. Il Signore visiterà il suo popolo. E’ la speranza di Israele. Ma lo visiterà con questa consolazione”.

“E la consolazione – ha proseguito – è questo rifare tutto non una volta, tante volte, con l’universo e anche con noi”. Questo “rifare del Signore”, ha detto il Papa, ha due dimensioni che è importante sottolineare. “Quando il Signore si avvicina – ha affermato – ci dà speranza; il Signore rifà con la speranza; sempre apre una porta. Sempre”. Quando il Signore si avvicina a noi, ha tenuto a ribadire, “non chiude le porte, le apre”. Il Signore “nella sua vicinanza – ha soggiunto – ci dà la speranza, questa speranza che è una vera fortezza nella vita cristiana. E’ una grazia, è un dono”:

“Quando un cristiano dimentica la speranza, o peggio perde la speranza, la sua vita non ha senso. E’ come se la sua vita fosse davanti ad un muro: niente. Ma il Signore ci consola e ci rifà, con la speranza, andare avanti. E anche lo fa con una vicinanza speciale a ognuno, perché il Signore consola il suo popolo e consola ognuno di noi. Bello come il brano di oggi finisce: ‘Come un pastore egli fa pascolare il gregge, e con il suo braccio lo raduna, porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri’. Quell’immagine di portare gli agnellini sul petto e portare dolcemente le madri: questa è la tenerezza. Il Signore ci consola con tenerezza”.

Dio che è potente, ha proseguito, "non ha paura della tenerezza". "Lui si fa tenerezza, si fa bambino, si fa piccolo”. Nel Vangelo, ha osservato, Gesù stesso lo dice: “Così è la volontà del Padre, che neanche uno di questi piccoli si perda”. Agli occhi del Signore, ha aggiunto, “ognuno di noi è molto, molto importante. E Lui si dà con tenerezza”. E così ci fa “andare avanti, dandoci speranza”. Questo, ha detto ancora, “è stato il principale lavoro di Gesù” nei “40 giorni fra la Risurrezione e l’Ascensione: consolare i discepoli; avvicinarsi e dare consolazione”:

“Avvicinarsi e dare speranza, avvicinarsi con tenerezza. Ma pensiamo alla tenerezza che ha avuto con gli apostoli, con la Maddalena, con quelli di Emmaus. Si avvicinava con tenerezza: ‘Dammi da mangiare’. Con Tommaso: 'Metti il tuo dito qui'. Sempre così è il Signore. Così è la consolazione del Signore. Che il Signore ci dia a tutti noi la grazia di non avere paura della consolazione del Signore, di essere aperti: chiederla, cercarla, perché è una consolazione che ci darà speranza e ci farà sentire la tenerezza di Dio Padre”.

Fonte: Radio Vaticana

Campagna Caritas contro la fame nel mondo. Il Papa: "Non possiamo girarci dall'altra parte. Se c'è volontà quello che abbiamo non finisce".

Il Papa dà “tutto il suo appoggio” alla Campagna contro la fame nel mondo che la Caritas Internationalis presenterà domani mattina a Roma in occasione della Giornata mondiale dei diritti umani sul tema Una sola famiglia umana- Cibo per tutti. “Non possiamo girarci dall’altra parte”, “se c’è volontà, quello che abbiamo non finisce, anzi ne avanza e non va perso”. Così il Pontefice nel videomessaggio, che sarà presentato in conferenza stampa. Forte l’invito del Papa alle istituzioni e alla Chiesa tutta a dare voce a chi soffre, a evitare gli sprechi e ad agire come ”una sola famiglia”. Il servizio di Gabriella Ceraso:


Siamo di fronte allo scandalo mondiale di circa un miliardo, un miliardo di persone che ancora oggi soffrono la fame. Non possiamo girarci dall’altra parte e far finta che questo non esista. Il cibo a disposizione nel mondo basterebbe a sfamare tutti.

Questo è quanto insegna “la parabola della moltiplicazione dei pani e dei pesci” spiega Papa Francesco nel suo videomessaggio: “se c’è volontà, quello che abbiamo non finisce anzi ne avanza e non va perso”. Gli Apostoli, mandati da Gesù a cercare il cibo per la moltitudine di persone giunte ad ascoltarlo, non trovarono altro che cinque pani e due pesci, ma con la grazia di Dio, sottolinea il Pontefice, "arrivarono a sfamare tutti, raccogliendo persino gli avanzi e riuscendo così a evitare ogni spreco". "Facciamo dunque posto nel nostro cuore", chiede Papa Francesco, all’urgenza, che è diritto dato da Dio a tutti, ad "avere un’ alimentazione adeguata": Condividiamo quel che abbiamo nella carità cristiana con chi è costretto ad affrontare numerosi ostacoli per soddisfare un bisogno così primario e al tempo stesso facciamoci promotori di un’autentica cooperazione con i poveri, perché attraverso i frutti del loro e del nostro lavoro possano vivere una vita dignitosa.

Poi l’invito del Papa si apre all’umanità intera, alla quale si rivolge anche la Campagna della Caritas internationalis:Invito tutte le istituzioni del mondo, tutta la Chiesa e ognuno di noi, come una sola famiglia umana, a dare voce a tutte le persone che soffrono silenziosamente la fame, affinché questa voce diventi un ruggito in grado di scuotere il mondo.

Ma appoggiare la Caritas, impegnata in 200 Paesi, in questa Campagna, significa anche, e il Papa lo sottolinea in chiusura, cambiare abitudini e modi di pensare comuni:Questa campagna vuole anche essere un invito a tutti noi a diventare più consapevoli delle nostre scelte alimentari, che spesso comportano lo spreco di cibo e un cattivo uso delle risorse a nostra disposizione. E’ anche un’esortazione a smettere di pensare che le nostre azioni quotidiane non abbiano un impatto sulle vite di chi - vicino o lontano che sia - la fame la soffre sulla propria pelle.

E' dunque l'immagine dell'umanità " come una sola famiglia" impegnata ad assicurare cibo per tutti , quella che il Papa lascia in questo videomessaggio, che si chiude con una preghiera: "Che Dio io ci dia la grazia di vedere un mondo in cui mai nessuno debba morire di fame".Pubblichiamo di seguito il testo integrale del videomessaggio di Papa Francesco per la “Campagna contro la fame nel mondo” lanciata dalla Caritas Internationalis:

Cari fratelli e care sorelle,
oggi sono lieto di annunziarvi la “Campagna contro la fame nel mondo” lanciata dalla nostra Caritas Internationalis e comunicarvi che intendo dare tutto il mio appoggio.

Questa confederazione, insieme a tutte le sue 164 organizzazioni-membro, è impegnata in 200 Paesi e territori del mondo e il loro lavoro è al cuore della missione della Chiesa e della sua attenzione verso tutti quelli che soffrono per lo scandalo della fame con cui il Signore si è identificato quando diceva: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare”. Quando gli apostoli dissero a Gesù che le persone che erano giunte ad ascoltare le sue parole erano anche affamate, egli li incitò ad andare a cercare il cibo. Essendo poveri essi stessi, non trovarono altro che cinque pani e due pesci, ma con la grazia di Dio arrivarono a sfamare una moltitudine di persone, raccogliendo persino gli avanzi e riuscendo così a evitare ogni spreco.

Siamo di fronte allo scandalo mondiale di circa un miliardo, un miliardo di persone che ancora oggi soffrono la fame. Non possiamo girarci dall’altra parte e far finta che questo non esista. Il cibo a disposizione nel mondo basterebbe a sfamare tutti.

La parabola della moltiplicazione dei pani e dei pesci ci insegna proprio questo: che se c’è volontà, quello che abbiamo non finisce, anzi ne avanza e non va perso.

Perciò, cari fratelli e care sorelle, vi invito a fare posto nel vostro cuore a questa urgenza, rispettando questo diritto dato da Dio a tutti di poter avere accesso ad una alimentazione adeguata.

Condividiamo quel che abbiamo nella carità cristiana con chi è costretto ad affrontare numerosi ostacoli per soddisfare un bisogno così primario e al tempo stesso facciamoci promotori di un’autentica cooperazione con i poveri, perché attraverso i frutti del loro e del nostro lavoro possano vivere una vita dignitosa.Invito tutte le istituzioni del mondo, tutta la Chiesa e ognuno di noi, come una sola famiglia umana, a dare voce a tutte le persone che soffrono silenziosamente la fame, affinché questa voce diventi un ruggito in grado di scuotere il mondo.

Questa campagna vuole anche essere un invito a tutti noi a diventare più consapevoli delle nostre scelte alimentari, che spesso comportano lo spreco di cibo e un cattivo uso delle risorse a nostra disposizione. E’ anche un’esortazione a smettere di pensare che le nostre azioni quotidiane non abbiano un impatto sulle vite di chi - vicino o lontano che sia - la fame la soffre sulla propria pelle.

Vi chiedo, con tutto il cuore, di appoggiare la nostra Caritas in questa nobile Campagna, per agire come una sola famiglia impegnata ad assicurare il cibo per tutti.

Preghiamo che Dio ci dia la grazia di vedere un mondo in cui mai nessuno debba morire di fame. E chiedendo questa grazia vi do la mia benedizione.

Fonte: Radio Vaticana

8 dicembre 2013

Maria “aiutaci a rimanere in ascolto attento della voce del Signore” così il Papa nell'Omaggio all'Immacolata in piazza di Spagna.

“Il grido dei poveri non ci lasci mai indifferenti", "la solitudine degli anziani e la fragilità dei bambini ci commuovano”. 

Così la preghiera del Papa in piazza di Spagna per il tradizionale atto di venerazione, nella solennità d’Immacolata Concezione. Il calore e l’affetto di migliaia di persone hanno accompagnato il Pontefice, anche durante la breve sosta davanti alla Chiesa della Santissima Trinità, per l’omaggio dell’ “Associazione Commercianti Via Condotti”. Prima di rientrare in Vaticano la preghiera nella basilica di Santa Maria Maggiore. Massimiliano Menichetti:



Il Papa arriva in piazza di Spagna, scortato dall’amore e dagli applausi di migliaia di persone, assiepate lungo le vie della città. Abbraccia un’anziana in carrozzina e poi un’altra, benedice e saluta i malati come i bambini che lungo la via gli vengono porti; stringe le tante mani che lo cercano, raccoglie una rosa lanciatagli da un’anziana signora. Poi il saluto delle autorità tra cui il cardinale Vallini, il sindaco Marino, mentre la folla da ogni parte scandisce il suo nome. Quindi il silenzio e la preghiera davanti alla statua della Vergine che benedice la città, sotto un cielo plumbeo che per pochi istanti fa aprire gli ombrelli:

Tu sei la Tutta Bella, o Maria!

La Parola di Dio in Te si è fatta carne.
Aiutaci a rimanere in ascolto attento della voce del Signore:

il grido dei poveri non ci lasci mai indifferenti, la sofferenza dei malati e di chi è nel bisogno non ci trovi distratti, la solitudine degli anziani e la fragilità dei bambini ci commuovano, ogni vita umana sia da tutti noi sempre amata e venerata.

“Tu sei la Tutta Bella, o Maria!", ha proseguito il Papa. "In Te è la gioia piena della vita beata con Dio”.

Fa’ che non smarriamo il significato del nostro cammino terreno:

la luce gentile della fede illumini i nostri giorni, la forza consolante della speranza orienti i nostri passi, il calore contagioso dell’amore animi il nostro cuore, gli occhi di noi tutti rimangano ben fissi là, in Dio, dove è la vera gioia.

Durante le litanie della Vergine, l'omaggio floreale del Papa; il rito si conclude con la benedizione del Pontefice e l’antichissimo canto mariano “Tota pulchra”, “Tutta bella sei Maria”. Quindi ancora un breve saluto alle autorità per poi tornare all’amore, alla tenerezza, alla vicinanza del Papa per i malati: ascoltati e abbracciati praticamente uno a uno. Poi, prima del rientro in Vaticano, Papa Francesco ha fatto visita alla Basilica di Santa Maria Maggiore. Qui una folla di fedeli lo ha accolto con un applauso scrosciante, poi la preghiera del Santo Padre, davanti all’Icona della “Salus Populi Romani”.

Fonte: Radio Vaticana