3 dicembre 2013

Il Papa: l'Avvento ci dona un orizzonte di speranza. Appello per lapace e l'accesso alle cure dei malati di Aids.

Il tempo di Avvento ci restituisce l’orizzonte della speranza. E’ quanto affermato da Papa Francesco all’Angelus di ieri in Piazza San Pietro. Nella prima Domenica d’Avvento, il Papa ha quindi incoraggiato i fedeli a riscoprire la bellezza di essere in cammino verso l’incontro con Gesù ed ha invocato il dono della pace. E, nella Giornata mondiale contro l’Aids, il Pontefice non ha poi mancato di levare un forte appello affinché tutti i malati possano accedere alle cure di cui hanno bisogno.

Il servizio di Alessandro Gisotti:

Avvento, tempo di speranza. All’Angelus, Papa Francesco si sofferma sul cammino del Popolo di Dio verso l’incontro con Gesù e, nella Giornata mondiale contro l’Aids, leva anche un pressante appello in favore di chi, affetto da Hiv, la speranza rischia di perderla:

“Esprimiamo la nostra vicinanza alle persone che ne sono affette, specialmente ai bambini; una vicinanza che è molto concreta per l’impegno silenzioso di tanti missionari e operatori. Preghiamo per tutti, anche per i medici e i ricercatori. Ogni malato, nessuno escluso, possa accedere alle cure di cui ha bisogno”.

Prima delle parole in favore dei malati di Aids, il Papa aveva dunque sottolineato che con l’inizio dell’Avvento comincia un “nuovo cammino del Popolo di Dio con Gesù Cristo”. E’ un momento, ha osservato, che ha un “fascino speciale”:

“Riscopriamo la bellezza di essere tutti in cammino: la Chiesa, con la sua vocazione e missione, e l’umanità intera, i popoli, le civiltà, le culture, tutti in cammino attraverso i sentieri del tempo”.
Ma qual è, dunque, la meta di questo cammino, si chiede il Papa? Nell’Antico Testamento, ha sottolineato, si tratta di un “pellegrinaggio universale”, verso il Tempio del Signore, verso Gerusalemme:

“La rivelazione ha trovato in Gesù Cristo il suo compimento, e il 'tempio del Signore', è diventato Lui stesso, il Verbo fatto carne: è Lui la guida ed insieme la meta del nostro pellegrinaggio, del pellegrinaggio di tutto il Popolo di Dio; e alla sua luce anche gli altri popoli possono camminare verso il Regno della giustizia, verso il Regno della pace”.
Il Papa ha ricordato il passo del Profeta Isaia che guarda ad un tempo in cui le spade verranno spezzate e trasformate in aratri, in cui le nazioni vivranno in pace. Un passo che il Pontefice ha voluto ripetere due volte, per poi corredarlo di una sua riflessione:

“Ma quando accadrà questo? Che bel giorno sarà quello nel quale le armi saranno smontate, per essere trasformate in strumenti di lavoro! Che bel giorno sarà questo! E questo è possibile! Scommettiamo sulla speranza, sulla speranza di una pace e sarà possibile!”

“Come nella vita di ognuno di noi – ha constatato – c’è sempre bisogno di ripartire, di rialzarsi, di ritrovare il senso della mèta della propria esistenza, così per la grande famiglia umana è necessario rinnovare sempre l’orizzonte comune verso cui siamo incamminati”:
“L’orizzonte della speranza! Quello è l’orizzonte per fare un buon cammino. Il tempo di Avvento, che oggi di nuovo incominciamo, ci restituisce l’orizzonte della speranza, una speranza che non delude perché è fondata sulla Parola di Dio. Una speranza che non delude, semplicemente perché il Signore non delude mai!”

Il modello di questo “atteggiamento spirituale”, ha detto, che è anche “un modo di essere e camminare nella vita è la Vergine Maria”, “una semplice ragazza di paese che porta nel cuore tutta la speranza di Dio”:

“Nel suo grembo, la speranza di Dio ha preso carne, si è fatta uomo, si è fatta storia: Gesù Cristo. Il suo Magnificat è il cantico del Popolo di Dio in cammino, e di tutti gli uomini e le donne che sperano in Dio, nella potenza della sua misericordia. Lasciamoci guidare da lei, che è Madre, è mamma e sa come guidarci. Lasciamoci guidare da Lei in questo tempo di attesa e di vigilanza operosa”.

Fonte: Radio Vaticana


2 dicembre 2013

Papa Francesco: Natale è lasciarsi incontrare da Gesù col cuore aperto perché ci rinnovi la vita.

Prepararsi al Natale con la preghiera, la carità e la lode: con un cuore aperto a lasciarsi incontrare dal Signore che tutto rinnova: è l'invito lanciato da Papa Francesco nella Messa presieduta a Santa Marta in questo primo lunedì del Tempo di Avvento.

Ce ne parla Sergio Centofanti:
Commentando il passo del Vangelo del giorno in cui il centurione romano chiede con grande fede a Gesù la guarigione del servo, il Papa ha ricordato che in questi giorni “cominciamo un nuovo cammino”, un “cammino di Chiesa … verso il Natale”. Andiamo incontro al Signore, “perché il Natale – ha precisato - non è soltanto una ricorrenza temporale oppure un ricordo di una cosa bella”:

“Il Natale è di più: noi andiamo per questa strada per incontrare il Signore. Il Natale è un incontro! E camminiamo per incontrarlo: incontrarlo col cuore, con la vita; incontrarlo vivente, come Lui è; incontrarlo con fede. E non è facile vivere con la fede. Il Signore, nella parola che abbiamo ascoltato, si meravigliò di questo centurione: si meravigliò della fede che lui aveva. Lui aveva fatto un cammino per incontrare il Signore, ma lo aveva fatto con fede. Per questo non solo lui ha incontrato il Signore, ma ha sentito la gioia di essere incontrato dal Signore. E questo è proprio l’incontro che noi vogliamo: l’incontro della fede!”.
E più che essere noi ad incontrare il Signore – sottolinea il Papa – è importante “lasciarci incontrare da Lui”:
“Quando noi soltanto incontriamo il Signore, siamo noi - fra virgolette, diciamolo - i padroni di questo incontro; ma quando noi ci lasciamo incontrare da Lui, è Lui che entra dentro di noi, è Lui che ci rifà tutto di nuovo, perché questa è la venuta, quello che significa quando viene il Cristo: rifare tutto di nuovo, rifare il cuore, l’anima, la vita, la speranza, il cammino. Noi siamo in cammino con fede, con la fede di questo centurione, per incontrare il Signore e principalmente per lasciarci incontrare da Lui!”.
Ma occorre il cuore aperto:
“Cuore aperto, perché Lui incontri me! E mi dica quello che Lui vuol dirmi, che non sempre è quello che io voglio che mi dica! Lui è il Signore e Lui mi dirà quello ha per me, perché il Signore non ci guarda tutti insieme, come una massa. No, no! Ci guarda ognuno in faccia, negli occhi, perché l’amore non è un amore così, astratto: è amore concreto! Da persona a persona: il Signore, persona, guarda me, persona. Lasciarci incontrare dal Signore è proprio questo: lasciarci amare dal Signore!”.
In questo cammino verso il Natale – ha concluso il Papa – ci aiutano alcuni atteggiamenti: “la perseveranza nella preghiera, pregare di più; l’operosità nella carità fraterna, avvicinarci un po’ di più a quelli che hanno bisogno; e la gioia nella lode del Signore”. Dunque: “la preghiera, la carità e la lode”, con il cuore aperto “perché il Signore ci incontri”.

Fonte: Radio Vaticana


Papa Francesco e le uscite notturne per aiutare i poveri «Potrebbe esserci anche il Papa»

«Quando dico al Papa “stasera esco in città”, c’è sempre il rischio che lui venga con me. È fatto così, all’inizio non pensava al disagio che si poteva creare....». 

Città del Vaticano - L’arcivescovo Konrad Krajewski, 50 anni, elemosiniere del Papa, ha un lampo divertito negli occhi mentre incontra i giornalisti e, quando gli si chiede se sia mai capitato che Francesco lo accompagnasse nottetempo in giro per Roma, nelle sue missioni in aiuto dei poveri, si limita a un sorriso e a un «prego, la seconda domanda» che scatena l’esegesi del suo silenzio: possibile che Bergoglio esca in incognito per Roma, come peraltro faceva a Buenos Aires quando da arcivescovo visitava la favela Villa 21, la gente lo chiamava «padre» e alcuni non sospettavano neppure che quel prete in clergyman fosse il cardinale? 

Più tardi la faccenda monta e «padre» Krajewski («il Papa mi ha detto: “Quando qualcuno ti chiama “eccellenza” chiedi cinque euro di tassa per i poveri! Anche a me è venuto di chiamarti così ma non ho cinque euro in tasca....”») si fa un’altra risata al telefono col Corriere , «ma non è vero niente, si figuri: certo, al Santo Padre piacerebbe, come piacerebbe uscire a confessare i fedeli, ma non gli è possibile, non è mai successo: chi interpreta diversamente il mio sorriso, si vede che non sa sorridere...». Lo stesso Francesco, del resto, aveva raccontato di essere «un prete callejero », di strada, «quante volte ho avuto voglia di andare per le strade di Roma!, ma capisco che non è possibile...». Il che, se non altro, spiega come sia invece possibile che una delle più alte cariche curiali si alzi alle 4.30 del mattino nel suo appartamento di Borgo Pio («sono rimasto lì, così la gente ha un accesso più diretto che in Vaticano») e passi buona parte del suo tempo in giro per l’Italia o attraversando la notte Roma sulla sua Fiat Qubo bianca («un’auto blu spaventerebbe, però ho la targa del Santo Padre così possiamo entrare ovunque») in aiuto di chi ha bisogno. Mai si era visto un elemosiniere pontificio itinerante. Ma quando lo nominò, in agosto, Francesco lo avvertì: «Non sarai un vescovo da scrivania, ti voglio tra la gente, il prolungamento della mia mano per portare una carezza ai poveri, ai diseredati, agli ultimi». Krajewski sorride: «Il Papa mi ha detto: “La scrivania non fa per te, puoi venderla; non aspettare la gente che bussa, devi cercare i poveri”. Perché Francesco vuole stare coi poveri. A Buenos Aires cenava e stava con loro per condividerne la vita. E ai miei familiari spiegava: “Queste sono le mie braccia, sono limitate, ma se le prolunghiamo con quelle di Corrado possiamo toccare i poveri di tutta Italia. Io non posso uscire ma lui è libero”». 

Senzatetto, immigrati, persone sole. Non è solo questione di soldi. C’è anche «la signora che chiama perché ha visto un ubriaco da riportare a casa». Le giovani guardie svizzere, gendarmi e volontari danno una mano. E poi «ho cominciato la visita a case di cura e di riposo». Perché la carità del Papa è anche un rosario ad anziani «che magari hanno figli vicini ma nessuno va a trovare: arrivo per conto di Francesco, abbraccio tutti camera per camera, preghiamo e pranziamo o ceniamo assieme». La Qubo macina migliaia di chilometri. L’Elemosineria, 11 dipendenti fissi e 17 calligrafi, si finanzia con le donazioni e circa 250 mila euro all’anno ricavati dalla vendita di pergamene con benedizione apostolica(costano «da 5 a 15 euro») per matrimoni, battesimi e così via. Nell’ultimo anno l’elemosina del Papa - per gli interventi più consistenti ci sono altri enti, oltre alle Caritas - ha raggiunto 6.500 persone, un milione di euro circa. Ma in questi mesi la crescita è esponenziale. «Tutti i soldi sono spesi per i poveri. Il Papa mi ha detto: “Il conto è buono quando è vuoto, così si può riempire. Non investire, non vincolare: spendi tutto per i poveri”. Poi, ogni volta che mi vede, chiede: “Hai bisogno di soldi?”». 



Certo bisogna spendere «con intelligenza, essendo sicuri». Quasi ogni mattina Francesco fa avere a «padre Corrado» una busta colma di richieste, «tu sai cosa devi fare». Si controlla con i parroci che siano autentiche e si invia un assegno circolare, in genere da qualche centinaio a un migliaio di euro. L’anziana di Venezia cui hanno rubato il portafogli mentre andava a comprare le medicine al marito. La persona che non riesce a pagare un mese di affitto. Ma anche la bimba di Chieti in fin di vita. 



Quando il Papa lo mandò tra gli immigrati di Lampedusa portò con sé del denaro. «Ma poi mi resi conto che non era dei soldi che avevano immediato bisogno. Francesco mi chiese: che possiamo fare? E ci siamo inventati la cosa delle carte telefoniche, ne abbiamo prese 1.600...». Carità non significa solo dare qualche soldo. «Toccare nei poveri la carne di Cristo» ripete Francesco. Krajewski sospira: «Un cardinale mi ha raccontato che ogni giorno, in via della Conciliazione, dà a un povero due o tre euro. Ma io gli ho detto che per lui quelle monete sono nulla. Piuttosto, gli ho chiesto, perché non fa salire il povero a casa sua, magari lo porta in uno dei suoi tre bagni e lo lava?».

Fonte: Corriere della sera

«Dopo la cresima tutta la vita è un incontro con Gesù»

Francesco alla Messa nella parrocchia romana di San Cirillo Alessandrino: si incontra Cristo facendo «opere buone, con i malati, con i poveri»

L'ingresso alla parrocchia è sovrastato da uno striscione: «Papa Francesco non c'è famiglia senza casa». I manifestanti anti-sfratto premono sulle transenne, gli animi si accendono. Chiedono di incontrare il Papa ma non figurano nell'elenco degli incontri (bambini del catechismo, malati, gruppi parrocchiali). Le forze dell'ordine proteggono con un cordone di sicurezza la moderna chiesa che spunta in una distesa sterminata di palazzoni, cantieri perenni e sale bingo.

GIACOMO GALEAZZI
ROMA

Alla fine ci pensa Bergoglio a togliere d'impaccio gli organizzatori e decide, fuori programma, di incontrare una delegazione di coloro che protestano rumorosamente per il diritto alla casa. «Se qualcosa vi ha disturbato in questa visita, forse un eccesso di organizzazione, di sicurezza, di paura, sappiate che io non sono d'accordo, io sono con voi». Papa Francesco si congeda dai fedeli della parrocchia di San Cirillo Alessandrino nel popoloso quartiere di Tor Sapienza, alla periferia Est di Roma. «Vi ringrazio per l'accoglienza e vi prego di pregare per me, ne ho bisogno».

La visita pastorale nell'angolo più degradato della capitale unisce Vangelo sociale e spiritualità. La vita è un cammino, meglio camminare e magari cadere ma comunque incontrare Gesù. Gesù non si incontra «solo alla fine», ma ogni giorno. Un cammino senza questo incontro non è un cammino cristiano. Il Papa commenta a braccio le letture bibliche e abbraccia in particolare i nove emozionatissimi ragazzi (Andrea, Carlo, Francesco, Alessandro, Mattia, Danilo, Mirko, Flavio, Emanuele, qualcuno in maglione, qualcuno in giacca e cravatta) che oggi, dopo tre anni di preparazione, hanno ricevuto la cresima, amministrata dal Pontefice.



Che la cresima, auspica Bergoglio, non sia il «sacramento dell'addio», come suol dirsi riferendosi al fatto che subito dopo la cresima i ragazzi spesso smettono di frequentare la chiesa. E per incoraggiarli ha spiegato che è possibile incontrare Gesù anche se si è peccatori: «Le persone che Gesù cercava di più di trovare - ha sottolineato il Papa - erano peccatori e la gente lo rimproverava, dicevano "questo non è un vero profeta, guarda che bella compagnia che ha", "io sono venuto per quelli che hanno bisogno di guarigione". Tutti siamo peccatori e quando Gesù ci perdona, nella confessione, andiamo la vita così, come dice il profeta fino al giorno che sarà l'incontro definitivo e allora guarderemo lo sguardo di Gesù, che è tanto bello. Questa è la vita cristiana, andare avanti come fratelli, volendosi bene gli uni gli altri».

Il Papa è arrivato a San Cirillo intorno alle 16,50, accolto dal vicario di Roma Agostino Vallini e dal parroco don Marco Ridolfi, è stato festeggiato dai fedeli, e li ha incontrati a gruppi, tra cui anche i bimbi della prima comunione. Durante la messa come si è visto ha invece impartito la cresima ai nove ragazzi, presentati brevemente da una dei catechisti che li ha preparati a ricevere il sacramento. Tra i presenti alla messa papale in parrocchia, anche Giancarlo Abete, presidente della Federcalcio.

Alla fine della messa, dopo il ringraziamento del parroco, il Papa ha detto :«Vi ringrazio di cuore per questo pezzo di cammino che abbiamo fatto insieme, la vostra accoglienza, la vosta bontà e la vostra allegria, e vi chiedo di pregare per me perché ne ho bisogno, e se qualcosa della organizzazione di questa visita vi ha disturbato, forse un eccesso di sicurezza o di paura, sappiate che io non sono d'accordo con quello, io sono con voi, grazie».

A San Cirillo, nel precedente vecchio edificio parrocchiale, si era recato nel 1994 anche Giovanni Paolo II. «E dopo la cresima cosa succede - ha chiesto il Pontefice - qualcuno chiama la cresima il sacramento dell'addio, non si va mai in chiesa, è vero o no? Così così, dopo la cresima tutta la vita è un incontro con Gesù quando facciamo opere buone, con i malati, un povero, quando siamo amabili, in queste cose incontriamo sempre Gesù, il cammino della vita è questo e anche per me anche oggi è una gioia incontrarvi perché tutti insieme facciamo un pezzo del cammino insieme con Gesù, e guardate sempre questo, la vita è un cammino per incontrare Gesù, alla fine e sempre, un cammino dove non incontriamo Gesù non è un cammino cristiano, incontrarlo - ha quindi incitato - vederlo, lasciarsi guardare, perché Gesù ci guarda sempre. "Ma padre tu sai che in questo cammino per me è un cammino brutto perché sono tanto peccatore, ho fatto tanti peccati, come posso incontrare Gesù”».

«Le persone che Gesù cercava di più di trovare - ha sottolineato il papa - erano peccatori e la gente lo rimproverava, dicevano "questo non è un vero profeta, guarda che bella compagnia che ha", "io sono venuto per quelli che hanno bisogno di guarigione". Tutti siamo peccatori - ha rimarcato il Pontefice - e quando Gesù ci perdona, nella confessione, andiamo la vita così come dice il profeta fino al giorno che sarà l'incontro definitivo e allora guarderemo lo sguardo di Gesù, che è tanto bello. Questa è la vita cristiana, andare avanti come fratelli, volendosi bene gli uni gli altri, siete d'accordo voi, i nove? Volete - ha chiesto - incontrare il Signore? E oggi con il sigillo dello Spirito Santo avete più forza, siate coraggiosi, non abbiate paura, la vita è questo cammino e il regalo più bello è incontrare Gesù e adesso andiamo avanti con il sacramento della cresima».

A questo punto il papa ha cresimato i ragazzi, secondo il rito e le domande previste. L'omelia è uno spaccato della spiritualità di Francesco. «La cosa più importante che a una persona può accadere è incontrare Gesù: questo incontro con Gesù che ci ama, che ci ha salvato, che ha dato la sua vita per noi. Incontrare Gesù. E noi camminiamo per incontrare Gesù», afferma.

«Gesù guarisce i nostri peccati. E nel cammino noi (tutti peccatori, tutti, tutti siamo peccatori) anche quando sbagliamo, quando commettiamo un peccato, quando facciamo un peccato, Gesù viene, e ci perdona». E questo perdono («che riceviamo nella confessione») è un incontro con Gesù.

Fonte: Vatican Insider

1 dicembre 2013

L'incontro con Gesù è quando non siamo egoisti: così Papa Francesco nella Parrocchia romana di San Cirillo Alessandrino.

L’incontro con Gesù è nelle opere buone: così Papa Francesco nella Messa nella Parrocchia romana di San Cirillo Alessandrino, cominciata alle 17.30. Papa Francesco, arrivato alle 16, prima di presiedere la Messa con il sacramento della confermazione a nove ragazzi, ha incontrato i malati, i battezzati dell’anno pastorale in corso, e ha confessato alcuni parrocchiani. La Parrocchia, che si trova nella XVI Prefettura, ha una forte presenza di immigrati. Si tratta della seconda visita di Papa Francesco ad una parrocchia romana, dopo quella svoltasi a maggio scorso, nella Parrocchia dei Santi Elisabetta e Zaccaria. Il servizio di Fausta Speranza

La vita è un cammino e il regalo più grande è l’incontro con Gesù. E’ il messaggio semplice ma essenziale che Papa Francesco lascia a questa Parrocchia di periferia. Sull’incontro con Gesù, Papa Francesco si sofferma tornando più volte a ribadire che Gesù ci ama tanto. “Gesù ci guarda con amore, - dice - ci vuole tanto bene e ci guarda sempre”. “Incontrare Gesù – aggiunge - è anche lasciarti guardare da lui”. E Francesco spiega che incontriamo Gesù nei sacramenti e non solo:

“Quando facciamo opere buone, quando visitiamo i malati, quando aiutiamo un povero, quando pensiamo agli altri, quando non siamo egoisti, quando siamo amabili … in queste cose incontriamo sempre Gesù!”

In questo cammino i peccati ci frenano e ci scoraggiano ma Francesco ha parole di forte e chiaro incoraggiamento:

“Ma tu sai che le persone che Gesù cercava più di trovare erano i più peccatori, e lo rimproveravano per quello, e la gente – le persone che si credevano giuste – dicevano: ma questo, questo non è un vero profeta! Guarda, che bella compagnia che ha! Era con i peccatori … E Lui diceva: Io sono venuto per quelli che hanno bisogno di salute, bisogno di guarigione, e Gesù guarisce i nostri peccati.”

Gesù guarisce i nostri peccati, ci assicura Francesco, ci perdona nelle Confessioni. Poi l’invito: “Siate coraggiosi”.

“Siate coraggiosi, non abbiate paura. La vita è questo cammino. E il regalo più bello è incontrare Gesù. Avanti, coraggio.”

Sotto “lo sguardo bello di Gesù possiamo riprendere il cammino”, dice Papa Francesco che aggiunge una raccomandazione: “volendoci bene come fratelli”.



Fonte: Radio Vaticana

Visita del Papa a una chiesa romana di periferia. Il parroco: evento straordinario per la nostra comunità.

Grande attesa in tutto il quartiere romano di Tor Sapienza che, oggi pomeriggio, accoglierà Papa Francesco. Il vescovo di Roma visiterà la Parrocchia San Cirillo Alessandrino, cuore cristiano di una zona periferica alle prese con mille difficoltà, acuite dalla crisi. Federico Piana ha chiesto al parroco don Marco Ridolfo di tracciare una carta d’identità della sua parrocchia e di raccontare i sentimenti con i quali i fedeli si preparano ad accogliere il Papa:
R. – La parrocchia nasce una cinquantina di anni fa, inizialmente come cappella privata; poi, a questa cappella è stata unita una casa canonica; per i primi 50 anni è stata guidata dai Frati del Sacro Cuore di Timon David. Poi c’è stato questo grande cambiamento, sia da un punto di vista strutturale – perché la vecchia struttura è stata abbandonata in favore di una struttura più nuova e più grande – e poi, appunto, nell’agosto di quest’anno c’è stato il passaggio dai sacerdoti religiosi al clero diocesano.
D. – In che tipo di quartiere è inserita la parrocchia?
R. – Quando si pensa ai quartieri periferici, si parla sempre di difficoltà, ed effettivamente ci sono tante difficoltà. Poi, ovviamente, ci si è messa di mezzo la crisi, per cui ovviamente tutti ne risentono, tutti ne risentiamo, visto che naturalmente la parrocchia vive nel quartiere e vive del quartiere. Però a me piace pensare – e non perché voglia falsare la realtà – che comunque non ci sono soltanto problemi. Quando sono venuto qui, mi è stata presentata la storia di un quartiere problematico: ed effettivamente lo è. Però, insieme ai problemi c’è anche tanta voglia di crescere, tanta voglia di sperare, c’è tanta bontà, tanto desiderio di bontà da parte di persone che hanno conosciuto la durezza del vivere, e questa durezza non le ha trascinate nella tentazione di una chiusura, di un rapporto di sfiducia nei confronti della vita, nei confronti dell’altro. Anzi, è vero quanto si dice di solito: che chi ha conosciuto la povertà sa aiutare chi è nella povertà.
D. – Come vi siete preparati per accogliere Papa Francesco?
R. – E’ vero che abbiamo lavorato tanto, però è anche vero che questo lavoro, questo servizio non è circoscritto soltanto ad un evento. E’ bello vedere che sì, in questi giorni naturalmente – per ovvi motivi – il lavoro si è intensificato, però lo stesso servizio che stiamo vivendo in questi giorni lo vivevamo già un mese fa, due mesi fa, quando normalmente ci prepariamo per una funzione domenicale, quando prepariamo i bambini, quando la gente viene a pulire la chiesa … Noi, come dicevo prima, siamo una parrocchia che vive del quartiere e nel quartiere, quindi viviamo con quello che abbiamo, di quello che la gente può offrire in termini di servizio. E’ vero che c’è un impulso maggiore, però ciò che presentiamo al Papa è essenzialmente la realtà che noi viviamo di giorno in giorno, perché lui viene a conoscere la nostra vita, la nostra storia quotidiana. Non ci sarà niente di straordinario perché l’evento è già di per sé straordinario così come straordinaria è la vita della parrocchia! E questa offriamo, senza nessuna finzione: il Papa riceverà una fotografia di quello che normalmente noi viviamo di domenica in domenica …

Fonte: Radio Vaticana