2 dicembre 2013

«Dopo la cresima tutta la vita è un incontro con Gesù»

Francesco alla Messa nella parrocchia romana di San Cirillo Alessandrino: si incontra Cristo facendo «opere buone, con i malati, con i poveri»

L'ingresso alla parrocchia è sovrastato da uno striscione: «Papa Francesco non c'è famiglia senza casa». I manifestanti anti-sfratto premono sulle transenne, gli animi si accendono. Chiedono di incontrare il Papa ma non figurano nell'elenco degli incontri (bambini del catechismo, malati, gruppi parrocchiali). Le forze dell'ordine proteggono con un cordone di sicurezza la moderna chiesa che spunta in una distesa sterminata di palazzoni, cantieri perenni e sale bingo.

GIACOMO GALEAZZI
ROMA

Alla fine ci pensa Bergoglio a togliere d'impaccio gli organizzatori e decide, fuori programma, di incontrare una delegazione di coloro che protestano rumorosamente per il diritto alla casa. «Se qualcosa vi ha disturbato in questa visita, forse un eccesso di organizzazione, di sicurezza, di paura, sappiate che io non sono d'accordo, io sono con voi». Papa Francesco si congeda dai fedeli della parrocchia di San Cirillo Alessandrino nel popoloso quartiere di Tor Sapienza, alla periferia Est di Roma. «Vi ringrazio per l'accoglienza e vi prego di pregare per me, ne ho bisogno».

La visita pastorale nell'angolo più degradato della capitale unisce Vangelo sociale e spiritualità. La vita è un cammino, meglio camminare e magari cadere ma comunque incontrare Gesù. Gesù non si incontra «solo alla fine», ma ogni giorno. Un cammino senza questo incontro non è un cammino cristiano. Il Papa commenta a braccio le letture bibliche e abbraccia in particolare i nove emozionatissimi ragazzi (Andrea, Carlo, Francesco, Alessandro, Mattia, Danilo, Mirko, Flavio, Emanuele, qualcuno in maglione, qualcuno in giacca e cravatta) che oggi, dopo tre anni di preparazione, hanno ricevuto la cresima, amministrata dal Pontefice.



Che la cresima, auspica Bergoglio, non sia il «sacramento dell'addio», come suol dirsi riferendosi al fatto che subito dopo la cresima i ragazzi spesso smettono di frequentare la chiesa. E per incoraggiarli ha spiegato che è possibile incontrare Gesù anche se si è peccatori: «Le persone che Gesù cercava di più di trovare - ha sottolineato il Papa - erano peccatori e la gente lo rimproverava, dicevano "questo non è un vero profeta, guarda che bella compagnia che ha", "io sono venuto per quelli che hanno bisogno di guarigione". Tutti siamo peccatori e quando Gesù ci perdona, nella confessione, andiamo la vita così, come dice il profeta fino al giorno che sarà l'incontro definitivo e allora guarderemo lo sguardo di Gesù, che è tanto bello. Questa è la vita cristiana, andare avanti come fratelli, volendosi bene gli uni gli altri».

Il Papa è arrivato a San Cirillo intorno alle 16,50, accolto dal vicario di Roma Agostino Vallini e dal parroco don Marco Ridolfi, è stato festeggiato dai fedeli, e li ha incontrati a gruppi, tra cui anche i bimbi della prima comunione. Durante la messa come si è visto ha invece impartito la cresima ai nove ragazzi, presentati brevemente da una dei catechisti che li ha preparati a ricevere il sacramento. Tra i presenti alla messa papale in parrocchia, anche Giancarlo Abete, presidente della Federcalcio.

Alla fine della messa, dopo il ringraziamento del parroco, il Papa ha detto :«Vi ringrazio di cuore per questo pezzo di cammino che abbiamo fatto insieme, la vostra accoglienza, la vosta bontà e la vostra allegria, e vi chiedo di pregare per me perché ne ho bisogno, e se qualcosa della organizzazione di questa visita vi ha disturbato, forse un eccesso di sicurezza o di paura, sappiate che io non sono d'accordo con quello, io sono con voi, grazie».

A San Cirillo, nel precedente vecchio edificio parrocchiale, si era recato nel 1994 anche Giovanni Paolo II. «E dopo la cresima cosa succede - ha chiesto il Pontefice - qualcuno chiama la cresima il sacramento dell'addio, non si va mai in chiesa, è vero o no? Così così, dopo la cresima tutta la vita è un incontro con Gesù quando facciamo opere buone, con i malati, un povero, quando siamo amabili, in queste cose incontriamo sempre Gesù, il cammino della vita è questo e anche per me anche oggi è una gioia incontrarvi perché tutti insieme facciamo un pezzo del cammino insieme con Gesù, e guardate sempre questo, la vita è un cammino per incontrare Gesù, alla fine e sempre, un cammino dove non incontriamo Gesù non è un cammino cristiano, incontrarlo - ha quindi incitato - vederlo, lasciarsi guardare, perché Gesù ci guarda sempre. "Ma padre tu sai che in questo cammino per me è un cammino brutto perché sono tanto peccatore, ho fatto tanti peccati, come posso incontrare Gesù”».

«Le persone che Gesù cercava di più di trovare - ha sottolineato il papa - erano peccatori e la gente lo rimproverava, dicevano "questo non è un vero profeta, guarda che bella compagnia che ha", "io sono venuto per quelli che hanno bisogno di guarigione". Tutti siamo peccatori - ha rimarcato il Pontefice - e quando Gesù ci perdona, nella confessione, andiamo la vita così come dice il profeta fino al giorno che sarà l'incontro definitivo e allora guarderemo lo sguardo di Gesù, che è tanto bello. Questa è la vita cristiana, andare avanti come fratelli, volendosi bene gli uni gli altri, siete d'accordo voi, i nove? Volete - ha chiesto - incontrare il Signore? E oggi con il sigillo dello Spirito Santo avete più forza, siate coraggiosi, non abbiate paura, la vita è questo cammino e il regalo più bello è incontrare Gesù e adesso andiamo avanti con il sacramento della cresima».

A questo punto il papa ha cresimato i ragazzi, secondo il rito e le domande previste. L'omelia è uno spaccato della spiritualità di Francesco. «La cosa più importante che a una persona può accadere è incontrare Gesù: questo incontro con Gesù che ci ama, che ci ha salvato, che ha dato la sua vita per noi. Incontrare Gesù. E noi camminiamo per incontrare Gesù», afferma.

«Gesù guarisce i nostri peccati. E nel cammino noi (tutti peccatori, tutti, tutti siamo peccatori) anche quando sbagliamo, quando commettiamo un peccato, quando facciamo un peccato, Gesù viene, e ci perdona». E questo perdono («che riceviamo nella confessione») è un incontro con Gesù.

Fonte: Vatican Insider

1 dicembre 2013

L'incontro con Gesù è quando non siamo egoisti: così Papa Francesco nella Parrocchia romana di San Cirillo Alessandrino.

L’incontro con Gesù è nelle opere buone: così Papa Francesco nella Messa nella Parrocchia romana di San Cirillo Alessandrino, cominciata alle 17.30. Papa Francesco, arrivato alle 16, prima di presiedere la Messa con il sacramento della confermazione a nove ragazzi, ha incontrato i malati, i battezzati dell’anno pastorale in corso, e ha confessato alcuni parrocchiani. La Parrocchia, che si trova nella XVI Prefettura, ha una forte presenza di immigrati. Si tratta della seconda visita di Papa Francesco ad una parrocchia romana, dopo quella svoltasi a maggio scorso, nella Parrocchia dei Santi Elisabetta e Zaccaria. Il servizio di Fausta Speranza

La vita è un cammino e il regalo più grande è l’incontro con Gesù. E’ il messaggio semplice ma essenziale che Papa Francesco lascia a questa Parrocchia di periferia. Sull’incontro con Gesù, Papa Francesco si sofferma tornando più volte a ribadire che Gesù ci ama tanto. “Gesù ci guarda con amore, - dice - ci vuole tanto bene e ci guarda sempre”. “Incontrare Gesù – aggiunge - è anche lasciarti guardare da lui”. E Francesco spiega che incontriamo Gesù nei sacramenti e non solo:

“Quando facciamo opere buone, quando visitiamo i malati, quando aiutiamo un povero, quando pensiamo agli altri, quando non siamo egoisti, quando siamo amabili … in queste cose incontriamo sempre Gesù!”

In questo cammino i peccati ci frenano e ci scoraggiano ma Francesco ha parole di forte e chiaro incoraggiamento:

“Ma tu sai che le persone che Gesù cercava più di trovare erano i più peccatori, e lo rimproveravano per quello, e la gente – le persone che si credevano giuste – dicevano: ma questo, questo non è un vero profeta! Guarda, che bella compagnia che ha! Era con i peccatori … E Lui diceva: Io sono venuto per quelli che hanno bisogno di salute, bisogno di guarigione, e Gesù guarisce i nostri peccati.”

Gesù guarisce i nostri peccati, ci assicura Francesco, ci perdona nelle Confessioni. Poi l’invito: “Siate coraggiosi”.

“Siate coraggiosi, non abbiate paura. La vita è questo cammino. E il regalo più bello è incontrare Gesù. Avanti, coraggio.”

Sotto “lo sguardo bello di Gesù possiamo riprendere il cammino”, dice Papa Francesco che aggiunge una raccomandazione: “volendoci bene come fratelli”.



Fonte: Radio Vaticana

Visita del Papa a una chiesa romana di periferia. Il parroco: evento straordinario per la nostra comunità.

Grande attesa in tutto il quartiere romano di Tor Sapienza che, oggi pomeriggio, accoglierà Papa Francesco. Il vescovo di Roma visiterà la Parrocchia San Cirillo Alessandrino, cuore cristiano di una zona periferica alle prese con mille difficoltà, acuite dalla crisi. Federico Piana ha chiesto al parroco don Marco Ridolfo di tracciare una carta d’identità della sua parrocchia e di raccontare i sentimenti con i quali i fedeli si preparano ad accogliere il Papa:
R. – La parrocchia nasce una cinquantina di anni fa, inizialmente come cappella privata; poi, a questa cappella è stata unita una casa canonica; per i primi 50 anni è stata guidata dai Frati del Sacro Cuore di Timon David. Poi c’è stato questo grande cambiamento, sia da un punto di vista strutturale – perché la vecchia struttura è stata abbandonata in favore di una struttura più nuova e più grande – e poi, appunto, nell’agosto di quest’anno c’è stato il passaggio dai sacerdoti religiosi al clero diocesano.
D. – In che tipo di quartiere è inserita la parrocchia?
R. – Quando si pensa ai quartieri periferici, si parla sempre di difficoltà, ed effettivamente ci sono tante difficoltà. Poi, ovviamente, ci si è messa di mezzo la crisi, per cui ovviamente tutti ne risentono, tutti ne risentiamo, visto che naturalmente la parrocchia vive nel quartiere e vive del quartiere. Però a me piace pensare – e non perché voglia falsare la realtà – che comunque non ci sono soltanto problemi. Quando sono venuto qui, mi è stata presentata la storia di un quartiere problematico: ed effettivamente lo è. Però, insieme ai problemi c’è anche tanta voglia di crescere, tanta voglia di sperare, c’è tanta bontà, tanto desiderio di bontà da parte di persone che hanno conosciuto la durezza del vivere, e questa durezza non le ha trascinate nella tentazione di una chiusura, di un rapporto di sfiducia nei confronti della vita, nei confronti dell’altro. Anzi, è vero quanto si dice di solito: che chi ha conosciuto la povertà sa aiutare chi è nella povertà.
D. – Come vi siete preparati per accogliere Papa Francesco?
R. – E’ vero che abbiamo lavorato tanto, però è anche vero che questo lavoro, questo servizio non è circoscritto soltanto ad un evento. E’ bello vedere che sì, in questi giorni naturalmente – per ovvi motivi – il lavoro si è intensificato, però lo stesso servizio che stiamo vivendo in questi giorni lo vivevamo già un mese fa, due mesi fa, quando normalmente ci prepariamo per una funzione domenicale, quando prepariamo i bambini, quando la gente viene a pulire la chiesa … Noi, come dicevo prima, siamo una parrocchia che vive del quartiere e nel quartiere, quindi viviamo con quello che abbiamo, di quello che la gente può offrire in termini di servizio. E’ vero che c’è un impulso maggiore, però ciò che presentiamo al Papa è essenzialmente la realtà che noi viviamo di giorno in giorno, perché lui viene a conoscere la nostra vita, la nostra storia quotidiana. Non ci sarà niente di straordinario perché l’evento è già di per sé straordinario così come straordinaria è la vita della parrocchia! E questa offriamo, senza nessuna finzione: il Papa riceverà una fotografia di quello che normalmente noi viviamo di domenica in domenica …

Fonte: Radio Vaticana


L'Angelus di Papa Francesco - Testo integrale.

Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Iniziamo oggi, Prima Domenica di Avvento, un nuovo anno liturgico, cioè un nuovo cammino del Popolo di Dio con Gesù Cristo, il nostro Pastore, che ci guida nella storia verso il compimento del Regno di Dio. Perciò questo giorno ha un fascino speciale, ci fa provare un sentimento profondo del senso della storia. Riscopriamo la bellezza di essere tutti in cammino: la Chiesa, con la sua vocazione e missione, e l’umanità intera, i popoli, le civiltà, le culture, tutti in cammino attraverso i sentieri del tempo.
Ma in cammino verso dove? C’è una mèta comune? E qual è questa mèta? Il Signore ci risponde attraverso il profeta Isaia e dice così: «Alla fine dei giorni, / il monte del tempio del Signore / sarà saldo sulla cima dei monti / e s’innalzerà sopra i colli, / e ad esso affluiranno tutte le genti. / Verranno molti popoli e diranno: / “Venite, saliamo al monte del Signore, / al tempio del Dio di Giacobbe, / perché ci insegni le sue vie / e possiamo camminare per i suoi sentieri”» (2,2-3). Questo è quello che dice Isaia sulla meta dove andiamo. E’ un pellegrinaggio universale verso una meta comune, che nell’Antico Testamento è Gerusalemme, dove sorge il tempio del Signore, perché da lì, da Gerusalemme, è venuta la rivelazione del volto di Dio e della sua legge. La rivelazione ha trovato in Gesù Cristo il suo compimento, e il “tempio del Signore”, Gesù Cristo, Lui stesso è diventato il tempio, il Verbo fatto carne: è Lui la guida ed insieme la meta del nostro pellegrinaggio, del pellegrinaggio di tutto il Popolo di Dio; e alla sua luce anche gli altri popoli possono camminare verso il Regno della giustizia, verso il Regno della pace. Dice ancora il profeta: «Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, / delle loro lance faranno falci; / una nazione non alzerà più la spada / contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra» (2,4). Mi permetto di ripetere questo che dice il Profeta, ascoltate bene! «Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, / delle loro lance faranno falci; / una nazione non alzerà più la spada / contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra». Ma quando accadrà questo? Che bel giorno sarà, nel quale le armi saranno smontate, per essere trasformate in strumenti di lavoro! Che bel giorno sarà questo! E questo è possibile! Scommettiamo sulla speranza, sulla speranza di una pace e sarà possibile!
Questo cammino non è mai concluso. Come nella vita di ognuno di noi c’è sempre bisogno di ripartire, di rialzarsi, di ritrovare il senso della mèta della propria esistenza, così per la grande famiglia umana è necessario rinnovare sempre l’orizzonte comune verso cui siamo incamminati. L’orizzonte della speranza! Quello è l’orizzonte per fare un buon cammino. Il tempo di Avvento, che oggi di nuovo incominciamo, ci restituisce l’orizzonte della speranza, una speranza che non delude perché è fondata sulla Parola di Dio. Una speranza che non delude semplicemente perché il Signore non delude mai! Lui è fedele! Lui non delude! Pensiamo e sentiamo questa bellezza.
Il modello di questo atteggiamento spirituale, di questo modo di essere e di camminare nella vita, è la Vergine Maria. Una semplice ragazza di paese, che porta nel cuore tutta la speranza di Dio! Nel suo grembo, la speranza di Dio ha preso carne, si è fatta uomo, si è fatta storia: Gesù Cristo. Il suo Magnificat è il cantico del Popolo di Dio in cammino, e di tutti gli uomini e le donne che sperano in Dio, nella potenza della sua misericordia. Lasciamoci guidare da lei, che è Madre, è mamma e sa come guidarci. Lasciamoci guidare da Lei in questo tempo di attesa e di vigilanza operosa.

Fonte: Radio Vaticana


30 novembre 2013

Il Papa incontra bambini malati di tumore e leucemia: sofferenze inspiegabili, ma Dio sa.

Commovente incontro oggi in Vaticano, nella Sala del Concistoro, tra Papa Francesco e una trentina di bambini polacchi malati di tumori e leucemia, giunti da Breslavia. Il servizio di Sergio Centofanti:

E' stato un incontro semplice e toccante. L’organizzatore di questa bella iniziativa, l’avvocato polacco Krzysztov Bramorski, ha presentato i bambini al Papa:

“Portiamo a lei, Santità, oggi, soprattutto le preghiere di questi bambini malati. Preghiere che recitano ogni sabato, durante la Santa Messa nella clinica, con un pensiero per il Santo Padre. A questa udienza partecipano bambini malati delle più gravi forme di tumore e di leucemia. Per questo, portiamo anche il loro dolore, la loro paura, la loro speranza di riguadagnare salute e potere avere una vita lunga e piena di gioia”.

Papa Francesco ha salutato commosso i bambini giunti da Breslavia, che da settimane si stava preparando per questo evento:

“Vi do il mio cordiale benvenuto, vi saluto. E grazie per questa visita. Grazie per questa visita e grazie per le preghiera che voi fate per la Chiesa. Voi fate tanto bene alla Chiesa con le vostre sofferenze, sofferenze inspiegabili. Ma Dio conosce le cose e anche le vostre preghiere. Grazie tante. E sarà per me un piacere salutare ognuno di voi“.

Il Papa ha quindi abbracciato uno per uno i bambini, che gli hanno regalato un quadro raffigurante San Francesco d'Assisi, composto con la tecnica del collage. L'incontro si è concluso con la benedizione del Papa. E' già la quarta volta che viene promossa questa iniziativa. I bambini di Breslavia hanno potuto incontrare già Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Una dottoressa, che negli scorsi anni ha accompagnato i piccoli malati, ci ha detto che questa esperienza del pellegrinaggio a Roma dal Santo Padre fa bene e che i bambini tornano in Polonia corroborati e in qualche modo "più sani".



Fonte: Radio vaticana

Le visite segrete di Papa Francesco

Via di notte dal Vaticano per incontrare i senzatetto


Chissà se è andata davvero come nel film di Nanni Moretti. Il Papa che di nascosto ai cardinali, anche per non scombussolare troppo le rigidità curiali, riesce a dribblare la vigilanza interna vestito da prete per uscire da porta Sant'Anna e fare visita ai barboni che la sera si radunano numerosi nei pressi del colonnato. L’ipotesi di per sé clamorosa sarebbe effettivamente in linea con lo spirito anticonformista di Bergoglio, un gesuita arrivato da molto lontano.
Un gesuita con la consuetudine pastorale di non perdere mai il contatto diretto con gli ultimi. Cosa che a Buenos Aires faceva periodicamente e in forma anonima, entrando nelle carceri, nei dormitori, nelle villas miseria, confessando prostitute. Uno spirito che ha mantenuto intatto anche da Papa e che potrebbero effettivamente averlo portato fuori dalle Mura Leonine almeno per una volta, al massimo due. Chissà.

I POVERI
I poveri del resto sono sempre stati la sua opzione preferenziale come fa intendere don Corrado, l'elemosiniere polacco che la notte gira per Borgo Pio a dare da mangiare ai barboni e di giorno macina chilometri su chilometri per soccorrere (per conto di Papa Francesco) gli indigenti. «Quando gli raccontavo che stavo andando da loro, mi chiedeva se poteva venire con me», aggiugendo che «all'inizio Bergoglio non si rendeva conto del disagio che potevano creare queste sue uscite». Scusi don Corrado ma il Papa è uscito diverse volte? Sorride. «Vi prego fatemi un'altra domanda». Don Corrado non nega nulla, può farlo ma non lo fa, si limita a tacere sul resto della storia che, con ogni probabilità, in almeno una occasione ha avuto come protagonista - come nel film di Moretti - il pontefice missionario.

IL GIALLO
Si apre così il giallo delle uscite papali ma è difficile non credere alla versione di don Corrado, uno puro che ti guarda dritto negli occhi, che non ha voluto avere (come gli spettava) una lussuosa dimora dentro al Vaticano proprio per dare modo ai bisognosi di continuare a bussare alla sua porta. Giorno e notte. E’ lui che a nome di Bergoglio li accompagna, li ascolta, li aiuta con denaro, consigli, dispensando amicizia. «Il Papa un giorno mi ha detto: le tue braccia saranno il prolungamento delle mie braccia». E così è iniziata l'avventura. «Quando mi ha nominato Elemosiniere mi ha aggiunto: la scrivania non fa per te, puoi venderla. E non aspettare che la gente bussi, vai tu a cercare i poveri, fallo per me». Su una Fiat Qubo gira per Roma, finora ne ha visitati 15 ospizi, dormitori, famiglie in difficoltà.

PICCOLE SOMME
Ognuno viene abbracciato, perché devono ricevere l'abbraccio di Francesco, poi si ferma a mangiare con loro. E’ stato spedito anche a Lampedusa mentre i sommozzatori estraevano dal mare i corpi dei morti intrappolati nel relitto affondato. E poi a Chieti, dalla bambina malata di Sla. Ogni giorno ha l'incarico di rispondere agli Sos che arrivano. Un controllo e poi si mandano piccole di somme in denaro, in genere dai 200 ai mille euro; gente che non ce la fa a pagare l'affitto, ad arrivare alla fine del mese, a comprare le medicine. Il pronto soccorso del Papa, ecco cosa è l'elemosineria apostolica. Bergoglio si preoccupa: «Ce li hai i soldi? Il conto è buono quando è vuoto, significa che il denaro è andato a fare del bene».

Il Messaggero