17 novembre 2013

Come aiutare le Filippine dopo la furia di Haiyan "Bisogna fare presto"

Ecco tutte le campagne di raccolta fondi delle organizzazioni internazionali per contribuire e dare un aiuto alla popolazione colpita
di LUCA PIERATTINI

ROMA - Haiyan, il potente e feroce ciclone, classificato categoria 5, ha devastato  Filippine. Sarebbero oltre 9 milioni le persone colpite e 10.000 i morti, quasi tutti concentrati nella provincia di Leyte, in particolare nel capoluogo Tacloban, dove la maggior parte degli edifici è andata distrutta. Il tifone ha colpito i due terzi del paese. Le autorità di Manila stimano che i senza tetto siano oltre 600 mila. Il dramma umanitario ha innestato una gara di solidarietà. L'Italia ha stanziato 1,5 milioni di euro a favore della popolazione colpita, ma sono tanti i paesi che hanno già inviato cibo e kit di prima necessità, destinate alla città di Tacloban e a tutta la regione colpita. 

Il paragone è con il terremoto di Haiti. Gli operatori umanitari sul campo parlano di un livello di distruzione impressionante, paragonabile a quello del terremoto di Haiti, e di difficoltà a raggiungere le zone più colpite poiché tutte le vie d'accesso sono interrotte. Anche elettricità e linee di comunicazione sono ancora fuori uso. I sopravvissuti vagano tra le macerie e ci sono lunghe code per poter ricevere una razione di riso e un po' di acqua potabile. All'aeroporto di Tacloban, anch'esso distrutto, migliaia di persone sperano di essere evacuate con voli umanitari.



Si lavora in condizioni estreme. Le principali Ong e associazioni internazionali di volontariato hanno lanciato una serie di campagne per raccogliere fondi da destinare al paese asiatico. Molte sono già intervenute sul territorio: "Gli operatori stanno lavorando in condizioni estreme. Le strade sono interrotte con detriti e rottami ovunque, pochissimi i mezzi di trasporto, chiusi gli aeroporti" ha detto Marco Guadagnino, di Save the Children Italia. L'associazione ha attivato il numero verde 800988810 (operativo dalle 9 alle 21) per raccogliere fondi e sostenere la popolazione dell'arcipelago colpito, ma è possibile donare anche online sul sito dell'associazione.

Le iniziative più urgenti. L'Unicef sta accelerando l'invio di aiuti d'emergenza nelle zone delle Filippine devastate. "Vista la drammatica situazione, abbiamo deciso di aprire una campagna di raccolta fondi a favore dei bambini delle Filippine - ha detto il presidente di Unicef Italia Giacomo Guerrera - rivolgiamo un appello a tutti". Per aderire è possibile donare online, sul conto corrente postale numero 745.000 intestato a Unicef Italia, con la causale "Emergenza Filippine" o telefonando al numero verde 800745000. Anche la Caritas italiana ha aperto una raccolta fondi a sostegno degli interventi nelle zone colpite. Si può donare fondi online oppure con un bonifico bancario. 

Tutti i dettagli per contribuire. La Comunità di Sant'Egidio ha indetto una preghiera per le vittime il 12 novembre alle 20:15 nella chiesa di Santa Maria in Trastevere a Roma. La comunità filippina residente in Italia si è attivata, attraverso il Filipino Womens' Council e Defence for Children, per raccogliere fondi a supporto della popolazione colpita dal supertifone Haiyan nelle 36 province filippine. Il network internazionale contro povertà e ingiustizia Oxfam ha già inviato un team per valutare le condizioni dell'acqua e delle condizioni igienico-sanitarie. Tutti i dettagli per dare un contributo sono sul portale di Oxfam. 

Due aerei cargo da MSF.Le prime équipe di dottori di Medici Senza Frontiere sono arrivate a Cebu, a loro si uniranno nei prossimi giorni altri 30 fra medici, psicologi e logisti. L'organizzazione invierà anche due aerei cargo con materiali medico e di logistica. Per donare è possibile consultare il sito dell'associazione. La Croce rossa internazionale ha già consegnato migliaia di pasti caldi nelle regioni più colpite, grazie ai volontari filippini. Per aiutare è stata lanciata una campagna online per devolvere fondi per le persone colpite.

L'appello di AGIRE e Croce Rossa. L'elevato numero di sfollati ha fatto sì che, per la prima volta, AGIRE - Agenzia Italiana per la Risposta alle Emergenze, il meccanismo congiunto di raccolta fondi di 10 tra le più importanti ed autorevoli organizzazioni non governative presenti in Italia - si è unita alla Croce Rossa Italiana e hanno lanciato un appello di raccolta fondi congiunto per portare soccorso alle popolazioni colpite. E' possibile da subito offrire il proprio sostegno attraverso i seguenti canali: il numero Verde 800.132.870 (dal lunedì al sabato dalle 9 alle 19)

Fonte: Repubblica

16 novembre 2013

La debolezza di Dio davanti alla preghiera del suo popolo

Dio è debole solo davanti alla preghiera del suo Popolo. Dunque è la preghiera la vera forza dell’uomo: non ci si deve stancare mai di bussare alla porta del cuore di Dio, di chiedere aiuto perché quando è chiamato a difendere il suo popolo Dio è implacabile.

Lo ha ricordato Papa Francesco durante la messa celebrata questa mattina, sabato 16 novembre, a Santa Marta alla quale hanno assistito con il cardinale Angelo Comastri e il vescovo Vittorio Lanzani, rispettivamente arciprete della basilica di San Pietro e delegato della Fabbrica, i canonici della basilica vaticana.

Commentando le letture del giorno, il Pontefice ha voluto innanzitutto sottolineare la protezione che il Signore offre ai suoi figli quando essi si rivolgono a lui : «Dio fa, farà, giustizia, ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di Lui. Così l’ha fatto: quando chiama Mosè e gli dice ho sentito il pianto e il lamento del mio popolo. Il Signore ascolta» (cfr Luca 18,1-8).



«Nella prima lettura — ha detto il Papa — abbiamo ascoltato quello che ha fatto il Signore: quella parola onnipotente dal cielo viene come un guerriero implacabile. Quando il Signore prende la difesa del suo popolo è così: è un guerriero implacabile e salva il suo popolo. Salva, rinnova tutto: tutto il creato fu modellato di nuovo, nella propria natura come prima». Ed è così che, ha detto il Santo Padre citando ancora il Libro della Sapienza (18,14-16;19,6-9), «il Mar Rosso divenne una strada senza ostacoli e flutti violenti una pianura piena d’erba; coloro che la tua mano proteggeva passarono con tutto il popolo, contemplando meravigliosi prodigi ». La descrizione della loro salvezza, ha notato, assume addirittura toni poetici: «furono condotti al pascolo come cavalli e saltellarono come agnelli esultanti, celebrando te, Signore, che li avevi liberati». Così, ha sottolineato, «è il potere del Signore quando vuole salvare il suo popolo: forte. Lui è il Signore. Perché ha sentito la preghiera del suo popolo; perché ha sentito nel suo cuore che i suoi eletti soffrivano».

Ma se questa è la forza di Dio, «qual è la forza dell' uomo?» si è domandato il Pontefice. È quella stessa che ha testimoniato la vedova di cui parla il Vangelo, ha spiegato, la quale bussa in continuazione alla porta del giudice. «Bussare — ha ripetuto — chiedere, lamentarsi di tanti problemi, tanti dolori, e chiedere al Signore la liberazione da questi dolori, da questi peccati, da questi problemi». Questa è la forza dell’uomo, la preghiera, «anche la preghiera dell’uomo umile» ha precisato, perché se in Dio mai ci fosse una debolezza, ha spiegato ancora, questa si manifesta  proprio nei confronti della preghiera del suo Popolo, «è la debolezza di Dio. Il Signore è debole soltanto in questo».

Le letture, ha sottolineato il vescovo di Roma, fanno opportunamente meditare su «quel potere di Dio, tanto chiaro e tanto forte», del quale la Chiesa parla soprattutto nel tempo natalizio, perché «il culmine della forza di Dio, della salvezza di Dio, è stato proprio nell’Incarnazione del Verbo: “Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose, e la notte era a metà del suo rapido corso, la tua parola onnipotente dal cielo, dal tuo trono regale, guerriero implacabile, si lanciò in mezzo a quella terra di sterminio, portando, come spada affilata, il tuo decreto irrevocabile”. La Chiesa prende questo testo di liberazione e di forza per significare che l’Incarnazione del Verbo è stata il punto più alto della nostra salvezza».

Oggi «mi piace sentire queste letture — ha confidato Papa Francesco — davanti a voi canonici di San Pietro. Il vostro lavoro è proprio bussare al cuore di Dio», pregare. «Pregare il Signore per il popolo di Dio. E voi, a San Pietro proprio nella basilica più vicina al Papa, dove si radunano tutte le petizioni del mondo, voi raccogliete queste petizioni e le presentate al Signore con la vostra preghiera».

E per rafforzare l’idea del servizio che essi sono chiamati a compiere, il Pontefice ha riproposto ancora la tenacia della vedova del Vangelo, quella che chiede ostinatamente giustizia: «Il vostro è un servizio universale, un servizio di Chiesa. Voi siete come la vedova: pregare, chiedere, bussare al cuore di Dio. Ogni giorno. E non si addormentava mai la vedova quando faceva questo. Era coraggiosa».

«Il Signore — ha proseguito il Santo Padre — ascolta la preghiera del suo popolo. Voi siete rappresentanti privilegiati del popolo di Dio in questo ruolo di pregare il Signore per tanti bisogni della Chiesa, dell’umanità, di tutti». E concludendo ha detto: «Vi ringrazio per questo lavoro. Ricordiamo sempre che Dio ha una forza — quando lui vuole — che cambia tutto “tutto fu modellato di nuovo”, lui è capace di modellare tutto di nuovo; ma ha anche una debolezza, la nostra preghiera, la vostra preghiera universale, vicina al Papa in San Pietro. Grazie di questo vostro servizio e andate avanti così per il bene della Chiesa».

Fonte: Osservatore Romano

Il bimbo "biricchino” e il papa: dietro le foto una storia di amore e speranza

Carlos vive a Lanciano, è arrivato in Italia poco più di un anno fa. A 6 anni, direttamente dalla Colombia, destinazione Lanciano. Una casa, finalmente, una mamma, un papà, un fratello più grande da abbracciare e due occhi grandi così. 
Carlos è un nome di fantasia per un bambino vero (rispettiamo il volere dei genitori di preservare ulteriormente la privacy della famiglia), protagonista improvviso di un sabato pomeriggio come molti altri in piazza San Pietro, a Roma.


 L'appuntamento è di quelli importanti per i cattolici. Papa Francesco si sta preparando a salutare le 100mila persone accorse in piazza per la “Giornata della Famiglia”. 
Poco prima di iniziare il discorso il papa si sente abbracciare all'altezza delle gambe. Intorno ci sono nonni, genitori, bambini e Georg Gänswein, prefetto della Casa Pontificia e ex segretario personale di Benedetto XVI. 

La veste bianca si chiude come una fisarmonica tra delle piccole braccia. Sono quelle di Carlos, che ha appena respinto un uomo vestito di nero che cercava di convincerlo con una caramella ad abbandonare la scena. 
«Vieni, guarda che ho qui, la vuoi una caramellina», si sente dire in sottofondo nel video del Centro Televisivo Vaticano. 
Neanche a pensarci, Carlos rimane lì e abbraccia il papa che viene dal Sudamerica, come lui. 
Poco dopo mangerà pure la caramella. Francesco sente l'abbraccio, sorride e lo accarezza sulla testa. Si sono capiti al volo, i due. Carlos starà con il papa, per tutti i 20 minuti del discorso, senza interrompere o disturbare. Il pontefice parla di «gioia della fede», del bisogno di pronunciare in famiglia soprattutto tre parole «permesso, grazie, scusa», dice che il «peso più grande di tutti nella vita è la mancanza di amore».



 Carlos non si sa se ascolta ma è lì vicino e si vede quanto basta: sistema l'asta del microfono del papa, lo guarda perplesso in alcuni passaggi, si siede sulla poltrona e incrocia le gambe. 
Papa Francesco parla alle famiglie, e non solo; Carlos pure, a modo suo, dice delle cose. L'uno e l'altro, per chi vuole ascoltare, lasciano un messaggio in piazza San Pietro. 
A tradurre quello di Carlos, ci pensa la mamma, il giorno dopo, quando sui social network si sparge la voce che il piccolo “seduto sulla poltrona del papa” è di Lanciano. 
«La benedizione ricevuta da nostro figlio possa arrivare a tutti i bambini del mondo abbandonati – dicono i genitori adottivi di Carlos – di questa vicenda ci interessa ricordare il diritto di ogni singolo bambino ad avere una famiglia e l'ente di adozione internazionale Ai.Bi, Amici dei Bambini. Solo questo, nient'altro».



 Ovviamente Carlos ha fatto tutto da solo, nulla di organizzato: i familiari non sono intervenuti perché lui, Carlos, era a suo agio. 
Come fosse a casa sua, nella piazza madre dei fedeli di Cristo, nella giornata dedicata alla famiglia. Le foto del bimbo seduto gambe incrociate sulla sedia del papa hanno fatto il giro del mondo, incuriosendo molti, indispettendo alcuni, provocando altri. 
«Lasciate che i bambini vengano a me», c'è scritto d'altronde in uno dei Vangeli. Detto, fatto.

Fonte: Primadinoi



15 novembre 2013

Papa Francesco a Napolitano: "Più sforzi per la crisi economica"

Roma, 14 novembre 2013 - Papa Francesco accolto al Quirinale: è il quinto pontefice che sale al Colle dall'inizio della Repubblica, ma la sua visita è un po' diversa dalle altre, improntata a un cerimoniale decisamente più sobrio e 'francescano'.

IL MESSAGGIO DI NAPOLITANO - Avvia la mattinata con un messaggio a Confindustria per ribadire quanro sia “essenziale, in questo momento di crisi della nostra economia, restituire fiducia alle nuove generazioni e valorizzare percorsi di crescita professionale coerenti con i programmi di sviluppo delineati dall’Unione Europea”. Ma le frasi forti che Giorgio Napolitano pone alla riflessione di tutti sono quelle nell’intervento di fronte al Papa, con le quali il Capo dello Stato prima chiede alla politica di liberarsi “dalla piaga della corruzione e dai più meschini particolarismi” e poi descrive un’Italia stretta da “una faticosa quotidianità, dominata dalla tumultuosa pressione e dalla gravità dei problemi del Paese e stravolta da esasperazioni di parte in un clima avvelenato e destabilizzante”.



E Napolitano avverte che la politica, “esposta com’è non solo a fondate critiche ma ad attacchi distruttivi” conserva “la drammatica necessità, lo vediamo bene in Italia, di recuparare partecipazione, consenso e rispetto, liberandosi della piaga della corruzione e dai più meschini particolarismi”. “Siamo lontani - aggiunge rivolto a Papa Bergoglio - nel nostro Paese dalla cultura dell’incontro che ella ama evocare, dalla sua invocazione ‘dialogo, dialogo, dialogo’. Per noi, come per tutte le espressioni della classe dirigente italiana e’ tempo di levare piu’ in alto lo sguardo, di riguadagnare lungimiranza e di portarci al livello di sfide decisive che dall’oggi già si proiettano sul domani”.

LE PAROLE DEL PONTEFICE - In visita al Quirinale Papa Francesco si è rivolto a tutti gli italiani, definendosi italiano anche lui. “Vorrei idealmente bussare - ha detto testualmente - alla porta di ogni abitante di questo Paese, dove si trovano le radici della mia famiglia terrena, e offrire a tutti la parola risanatrice e sempre nuova del Vangelo”.

“Il momento attuale è segnato dalla crisi economica che fatica ad essere superata e che, tra gli effetti più dolorosi, ha quello di una insufficiente disponibilità di lavoro”, ha affermato Papa Francesco, per il quale "è necessario moltiplicare gli sforzi per alleviarne le conseguenze e per cogliere ed irrobustire ogni segno di ripresa”.

“Il compito primario che spetta alla Chiesa è quello di testimoniare la misericordia di Dio e di incoraggiare generose risposte di solidarietà per aprire a un futuro di speranza”, ricordat il Papa sottolineando che “là dove cresce la speranza si moltiplicano anche le energie e l’impegno per la costruzione di un ordine sociale e civile più umano e più giusto, ed emergono nuove potenzialità per un nuovo sviluppo sostenibile e sano”. Francesco ha anche osservato che pur avendo Chiesa e Stato compiti diversi, “tante sono le questioni di fronte alle quali le nostre preoccupazioni sono comuni e le risposte possono essere convergenti”.



Poi il Papa ricorda la visita a Lampedusa:  “Sono impresse nella mia mente le prime visite pastorali che ho potuto compiere in Italia. A Lampedusa, anzitutto, dove ho incontrato da vicino la sofferenza di coloro che, a causa delle guerre o della miseria, si avviano verso l’emigrazione in condizioni spesso disperate; e dove ho visto l’encomiabile testimonianza di solidarieta’ di tanti che si prodigano nell’opera di accoglienza”.

 Anche in Italia, “la famiglia ha bisogno della stabilità e riconoscibilità dei legami reciproci, per dispiegare pienamente il suo insostituibile compito e realizzare la sua missione, ha sottolineato Papa Francesco rilevando che nel nostro Paese, la famiglia “mentre mette a disposizione della società le sue energie, essa chiede di essere apprezzata, valorizzata e tutelata”.

L'ARRIVO - Il Papa è arrivato al Quirinale poco prima delle 11. Giorgio Napolitano lo ha accolto nel cortile d’onore. Sceso dalla Ford Focus blu, Jorge Mario Bergoglio ha stretto la mano al presidente ed entrambi, dopo il picchetto d’onore, hanno ascoltato l’esecuzione degli inni vaticano e italiano. Il Papa e il capo dello Stato sono poi entrati colloquiando nel palazzo del Quirinale.

Napolitano e Bergoglio hanno percorso un tratto del cortile e si sono soffermati a parlare sotto uno dei porticati del Quirinale. Quindi sono entrati nel Palazzo, dove il Papa ha salutato il segretario generale del Quirinale Marra, mentre avveniva l’incontro ufficiale tra le delegazioni italiana e quella vaticana.

Il Papa ha salutato la delegazione governativa italiana presente al Quirinale, a cominciare dal premier Enrico Letta, con cui ha avuto un breve colloquio. Presenti anche, tra gli altri ministri, quello dell’Interno Angelino Alfano e il ministro degli Esteri Emma Bonino. Napolitano, intanto, ha salutato la delegazione della Santa Sede.



Niente scorte e corazzieri per Bergoglio. A bordo della consueta Ford
Focus blu, Papa Francesco ha lasciato stamani il Vaticano per arrivare poco prima delle 11 al Quirinale. Solo quattro auto a comporre il corteo che, senza sirene e scorte particolari, ha attraversato le strade della Capitale. Non c'erano nemmeno i corrazzieri che in altre occasioni hanno accompagnato i pontefici al Colle

IL COLLOQUIO PRIVATO - Colloquio privato fra il Papa e il presidente della Repubblica nello studio di Napolitano al Quirinale. Contemporaneamente si svolge l’incontro delle due delegazioni, guidate - in assenza del segretario di Stato vaticano, monsignor Pietro Parolin, ancora convalescente dopo un’operazione chirurgica - per la Santa Sede da monsignor Angelo Becciu, sostituto alla Segreteria di Stato, e per l’Italia dal premier Enrico Letta.

Fonte: Quotidiano net

Il Papa al Quirinale: busso idealmente alla porta di ogni italiano, il Paese ritrovi la concordia

Impegnarsi con rinnovata convinzione a sostenere la famiglia: è uno dei passaggi forti del discorso che Papa Francesco ha rivolto stamani nella sua visita al Quirinale al presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano. Il Pontefice ha messo l’accento sull’importanza della collaborazione tra Chiesa e Stato, ha ricordato le sue origini italiane, quindi ha auspicato che la nazione ritrovi “creatività e concordia” necessarie al suo sviluppo. Il servizio di Alessandro Gisotti:

Un “segno di amicizia” che conferma “l’eccellente stato delle reciproche relazioni” tra Italia e Santa Sede. Con queste parole, Papa Francesco ha sintetizzato il senso della sua visita al Quirinale. E rivolgendosi a Giorgio Napolitano ha subito rammentato i suoi “tanti gesti di attenzione” per la sua persona come anche per Benedetto XVI. Al mio predecessore, ha detto il Papa, “desidero rivolgere in questo momento il nostro pensiero e il nostro affetto”. Quindi, ha fatto riferimento alle sue origini italiane:

“RendendoLe visita in questo luogo così carico di simboli e di storia, vorrei idealmente bussare alla porta di ogni abitante di questo Paese, dove si trovano le radici della mia famiglia terrena, e offrire a tutti la parola risanatrice e sempre nuova del Vangelo”.



Ripensando ai “momenti salienti nelle relazioni tra lo Stato italiano e la Santa Sede”, Papa Francesco ha ricordato l’inserimento nella Costituzione dei Patti Lateranensi e l’Accordo di revisione del Concordato, di cui a breve ricorrerà il 30.mo anniversario. Qui, ha osservato, abbiamo “il solido quadro di riferimento normativo per uno sviluppo sereno dei rapporti tra Stato e Chiesa in Italia”. Un quadro, ha soggiunto, che “riflette e sostiene la quotidiana collaborazione al servizio della persona umana in vista del bene comune, nella distinzione dei rispettivi ruoli e ambiti d’azione”:

“Tante sono le questioni di fronte alle quali le nostre preoccupazioni sono comuni e le risposte possono essere convergenti. Il momento attuale è segnato dalla crisi economica che fatica ad essere superata e che, tra gli effetti più dolorosi, ha quello di una insufficiente disponibilità di lavoro”.

E’ necessario, ha poi avvertito, “moltiplicare gli sforzi per alleviarne le conseguenze e per cogliere ed irrobustire ogni segno di ripresa”:

“Il compito primario che spetta alla Chiesa è quello di testimoniare la misericordia di Dio e di incoraggiare generose risposte di solidarietà per aprire a un futuro di speranza; perché là dove cresce la speranza si moltiplicano anche le energie e l’impegno per la costruzione di un ordine sociale e civile più umano e più giusto, ed emergono nuove potenzialità per uno sviluppo sostenibile e sano”.

Quindi, Papa Francesco ha rammentato le sue prime visite pastorali in Italia:

“A Lampedusa, anzitutto, dove ho incontrato da vicino la sofferenza di coloro che, a causa delle guerre o della miseria, si avviano verso l’emigrazione in condizioni spesso disperate; e dove ho visto l’encomiabile testimonianza di solidarietà di tanti che si prodigano nell’opera di accoglienza”.

Ha così ricordato la visita a Cagliari e quella ad Assisi, “per venerare il Santo che dell’Italia è patrono e di cui ho preso il nome”. Anche in questi luoghi, ha affermato, “ho toccato con mano le ferite che affliggono oggi tanta gente”. Ed ha sottolineato che “al centro delle speranze e delle difficoltà sociali, c’è la famiglia”:

“Con rinnovata convinzione, la Chiesa, continua a promuovere l’impegno di tutti, singoli ed istituzioni, per il sostegno alla famiglia, che è il luogo primario in cui si forma e cresce l’essere umano, in cui si apprendono i valori e gli esempi che li rendono credibili. La famiglia ha bisogno della stabilità e riconoscibilità dei legami reciproci, per dispiegare pienamente il suo insostituibile compito e realizzare la sua missione”.

La Chiesa, ha detto ancora, “mette a disposizione della società le sue energie” e al tempo stesso chiede che la famiglia sia “apprezzata, valorizzata e tutelata”:

“Signor Presidente, in questa circostanza mi è caro formulare l’auspicio, sostenuto dalla preghiera, che l’Italia, attingendo dal suo ricco patrimonio di valori civili e spirituali, sappia nuovamente trovare la creatività e la concordia necessarie al suo armonioso sviluppo, a promuovere il bene comune e la dignità di ogni persona, e ad offrire nel consesso internazionale il suo contributo per la pace e la giustizia”.

Fonte: Radio Vaticana

Giovanni Paolo II spiega la differenza tra laicità e laicismo, e perché il secondo punta a soffocare il Cristianesimo

“Nell'ambito sociale si sta diffondendo anche una mentalità ispirata dal laicismo, ideologia che porta gradualmente, in modo più o meno consapevole, alla restrizione della libertà religiosa fino a promuovere il disprezzo o l'ignoranza dell'ambito religioso, relegando la fede alla sfera privata e opponendosi alla sua espressione pubblica. Il laicismo non è un elemento di neutralità che apre spazi di libertà a tutti: è un’ideologia che s’impone attraverso la politica e che non concede spazio pubblico alla visione cattolica e cristiana, che corre il rischio di convertirsi in qualcosa di puramente privato, e dunque di mutilato. 

Ci troviamo, cioè, di fronte ad una concezione puramente naturalistica della vita dove i valori religiosi o sono esplicitamente rifiutati o vengono relegati nel chiuso recinto delle coscienze e nella mistica penombra delle chiese, senza alcun diritto a penetrare ed influenzare la vita pubblica dell'uomo (la sua attività fìlosofica, giuridica, scientifica, artistica, economica, sociale, politica, ecc.). Abbiamo, così, un laicismo che si identifica in pratica con l'ateismo. 

Esso si oppone apertamente ad ogni forma di religione, insorge violentemente ogni qual volta la Chiesa esercita il suo dovere di ammonire la società e la politica su ciò che per essa è bene o male, vanifica tutto nella sfera dell'immanenza umana. Il marxismo è precisamente su questa posizione. Le credenze religiose sono, secondo questo laicismo, un fatto di natura esclusivamente privata; per la vita pubblica non esisterebbe che l'uomo nella sua condizione puramente naturale, totalmente disancorato da un qualsiasi rapporto con un ordine soprannaturale di verità e di moralità. Si tenta di frantumare l'unità di vita del cristiano, nel quale è assurdo,e perfino patologico, voler scindere la vita privata da quella pubblica. Gli si consente di accettare una dottrina di pensiero ma di non metterla in pratica.



Un corretto concetto di libertà religiosa non è compatibile con questa ideologia, che a volte viene presentata come l’unica voce della razionalità. Non si può limitare la libertà religiosa senza privare l’uomo di qualcosa di fondamentale. Nel contesto sociale attuale stanno crescendo le nuo¬ve generazioni, influenzate dall’indifferentismo religioso, dall’ignoranza della tradizione cristiana con il suo ricco patrimonio spirituale, ed esposte alla tentazione di un permissivismo morale. A nessuno sfuggono però i rischi e le minacce che, per un autentico assetto democratico, possono derivare da certe correnti filosofiche, visioni antropologiche o concezioni politiche non esenti da preconcetti ideologici. Permane, ad esempio, la tendenza a ritenere che il relativismo sia l’atteggiamento di pensiero meglio rispondente alle forme politiche democratiche, come se la conoscenza della verità e l’adesione ad essa costituissero un impedimento. In realtà, spesso si ha paura della verità perché non la si conosce. La verità così come Cristo l’ha rivelata è garanzia per la persona umana di autentica e piena libertà.
Se l’azione politica non si confronta con una superiore istanza etica, illuminata a sua volta da una visione integrale dell’uomo e della società, finisce per essere asservita a fini inadeguati, se non illeciti. La verità, invece, è il migliore antidoto contro i fanatismi ideologici, in ambito scientifico, politico, o anche religioso. Il messaggio evangelico, infatti, offre la centralità della persona come ancoraggio sovra-ideologico, a cui tutti possono fare riferimento. Senza tale radicamento nella verità, l’uomo e la società rimangono esposti alla violenza delle passioni e a condizionamenti aperti od occulti.

Come esperti delle discipline sociali e come cristiani, voi siete chiamati, pertanto, a svolgere un ruolo di mediazione e di dialogo tra ideali e realtà concrete. Un ruolo che talvolta è anche di “pionieri”, perché vi è chiesto di indicare nuove piste e nuove soluzioni per affrontare in modo più equo gli scottanti problemi del mondo contemporaneo. I cattolici sono perciò invitati non soltanto a impegnarsi per rendere viva e dinamica la società civile - con la promozione della famiglia, dell’associazionismo, del volontariato e così via -, opponendosi a indebiti limiti e condizionamenti frapposti dal potere politico o economico; essi devono anche riconsiderare l’importanza dell’impegno nei ruoli pubblici e istituzionali, in quegli ambienti in cui si formano decisioni collettive significative e in quello della politica, intesa nel senso alto del termine, come oggi è auspicato da molti. Non si può infatti dimenticare che sono proprie della vocazione del fedele laico la conoscenza e la messa in pratica della dottrina sociale della Chiesa e, quindi, anche la partecipazione alla vita politica del Paese, secondo i metodi e gli strumenti del sistema democratico. Alcuni poi sono chiamati a uno speciale servizio alla comunità civile, assumendo direttamente ruoli istituzionali in campo politico. Per il cristiano la politica è il prolungamento della logica della testimonianza. Politica vuol dire ricerca del bene comune di una comunità, elaborare sistemi di pensiero volti alla crescita e al progresso. Come si può, in questo processo, ignorare il Cristianesimo? Come può il cristiano escludere l’insegnamento di Colui che è “Via, Verità e Vita”? Come può la Chiesa tacere su quei progetti e leggi che contrastano in modo stridente con la parola di Dio? In contrapposizione col laicismo, tutt’altro discorso è la laicità. Essa, infatti, vuol dire per lo Stato porsi in una posizione d’imparzialità, ma non d’indifferenza, nei confronti delle varie confessioni religiose. In uno stato laico, chiunque può abbracciare o meno un credo religioso, avendo poi la libertà di esplicarlo e testimoniarlo in tutti i settori della società stessa, senza nulla imporre. E’ questa laicità che la Chiesa auspica e che il credente ha il dovere di salvaguardare e applicare. Ne deriva che la laicità è un concetto pacifico; il laicismo è un concetto controverso; la laicità è un principio ispiratore di dialogo; il laicismo è un principio acceleratore di scontro; la laicità genera pluralismo; il laicismo genera un’imposizione di un’idea; in altri termini, la laicità avalla molteplici convinzioni; il laicismo monopolizza la società senza Dio”.