16 novembre 2013

Il bimbo "biricchino” e il papa: dietro le foto una storia di amore e speranza

Carlos vive a Lanciano, è arrivato in Italia poco più di un anno fa. A 6 anni, direttamente dalla Colombia, destinazione Lanciano. Una casa, finalmente, una mamma, un papà, un fratello più grande da abbracciare e due occhi grandi così. 
Carlos è un nome di fantasia per un bambino vero (rispettiamo il volere dei genitori di preservare ulteriormente la privacy della famiglia), protagonista improvviso di un sabato pomeriggio come molti altri in piazza San Pietro, a Roma.


 L'appuntamento è di quelli importanti per i cattolici. Papa Francesco si sta preparando a salutare le 100mila persone accorse in piazza per la “Giornata della Famiglia”. 
Poco prima di iniziare il discorso il papa si sente abbracciare all'altezza delle gambe. Intorno ci sono nonni, genitori, bambini e Georg Gänswein, prefetto della Casa Pontificia e ex segretario personale di Benedetto XVI. 

La veste bianca si chiude come una fisarmonica tra delle piccole braccia. Sono quelle di Carlos, che ha appena respinto un uomo vestito di nero che cercava di convincerlo con una caramella ad abbandonare la scena. 
«Vieni, guarda che ho qui, la vuoi una caramellina», si sente dire in sottofondo nel video del Centro Televisivo Vaticano. 
Neanche a pensarci, Carlos rimane lì e abbraccia il papa che viene dal Sudamerica, come lui. 
Poco dopo mangerà pure la caramella. Francesco sente l'abbraccio, sorride e lo accarezza sulla testa. Si sono capiti al volo, i due. Carlos starà con il papa, per tutti i 20 minuti del discorso, senza interrompere o disturbare. Il pontefice parla di «gioia della fede», del bisogno di pronunciare in famiglia soprattutto tre parole «permesso, grazie, scusa», dice che il «peso più grande di tutti nella vita è la mancanza di amore».



 Carlos non si sa se ascolta ma è lì vicino e si vede quanto basta: sistema l'asta del microfono del papa, lo guarda perplesso in alcuni passaggi, si siede sulla poltrona e incrocia le gambe. 
Papa Francesco parla alle famiglie, e non solo; Carlos pure, a modo suo, dice delle cose. L'uno e l'altro, per chi vuole ascoltare, lasciano un messaggio in piazza San Pietro. 
A tradurre quello di Carlos, ci pensa la mamma, il giorno dopo, quando sui social network si sparge la voce che il piccolo “seduto sulla poltrona del papa” è di Lanciano. 
«La benedizione ricevuta da nostro figlio possa arrivare a tutti i bambini del mondo abbandonati – dicono i genitori adottivi di Carlos – di questa vicenda ci interessa ricordare il diritto di ogni singolo bambino ad avere una famiglia e l'ente di adozione internazionale Ai.Bi, Amici dei Bambini. Solo questo, nient'altro».



 Ovviamente Carlos ha fatto tutto da solo, nulla di organizzato: i familiari non sono intervenuti perché lui, Carlos, era a suo agio. 
Come fosse a casa sua, nella piazza madre dei fedeli di Cristo, nella giornata dedicata alla famiglia. Le foto del bimbo seduto gambe incrociate sulla sedia del papa hanno fatto il giro del mondo, incuriosendo molti, indispettendo alcuni, provocando altri. 
«Lasciate che i bambini vengano a me», c'è scritto d'altronde in uno dei Vangeli. Detto, fatto.

Fonte: Primadinoi



15 novembre 2013

Papa Francesco a Napolitano: "Più sforzi per la crisi economica"

Roma, 14 novembre 2013 - Papa Francesco accolto al Quirinale: è il quinto pontefice che sale al Colle dall'inizio della Repubblica, ma la sua visita è un po' diversa dalle altre, improntata a un cerimoniale decisamente più sobrio e 'francescano'.

IL MESSAGGIO DI NAPOLITANO - Avvia la mattinata con un messaggio a Confindustria per ribadire quanro sia “essenziale, in questo momento di crisi della nostra economia, restituire fiducia alle nuove generazioni e valorizzare percorsi di crescita professionale coerenti con i programmi di sviluppo delineati dall’Unione Europea”. Ma le frasi forti che Giorgio Napolitano pone alla riflessione di tutti sono quelle nell’intervento di fronte al Papa, con le quali il Capo dello Stato prima chiede alla politica di liberarsi “dalla piaga della corruzione e dai più meschini particolarismi” e poi descrive un’Italia stretta da “una faticosa quotidianità, dominata dalla tumultuosa pressione e dalla gravità dei problemi del Paese e stravolta da esasperazioni di parte in un clima avvelenato e destabilizzante”.



E Napolitano avverte che la politica, “esposta com’è non solo a fondate critiche ma ad attacchi distruttivi” conserva “la drammatica necessità, lo vediamo bene in Italia, di recuparare partecipazione, consenso e rispetto, liberandosi della piaga della corruzione e dai più meschini particolarismi”. “Siamo lontani - aggiunge rivolto a Papa Bergoglio - nel nostro Paese dalla cultura dell’incontro che ella ama evocare, dalla sua invocazione ‘dialogo, dialogo, dialogo’. Per noi, come per tutte le espressioni della classe dirigente italiana e’ tempo di levare piu’ in alto lo sguardo, di riguadagnare lungimiranza e di portarci al livello di sfide decisive che dall’oggi già si proiettano sul domani”.

LE PAROLE DEL PONTEFICE - In visita al Quirinale Papa Francesco si è rivolto a tutti gli italiani, definendosi italiano anche lui. “Vorrei idealmente bussare - ha detto testualmente - alla porta di ogni abitante di questo Paese, dove si trovano le radici della mia famiglia terrena, e offrire a tutti la parola risanatrice e sempre nuova del Vangelo”.

“Il momento attuale è segnato dalla crisi economica che fatica ad essere superata e che, tra gli effetti più dolorosi, ha quello di una insufficiente disponibilità di lavoro”, ha affermato Papa Francesco, per il quale "è necessario moltiplicare gli sforzi per alleviarne le conseguenze e per cogliere ed irrobustire ogni segno di ripresa”.

“Il compito primario che spetta alla Chiesa è quello di testimoniare la misericordia di Dio e di incoraggiare generose risposte di solidarietà per aprire a un futuro di speranza”, ricordat il Papa sottolineando che “là dove cresce la speranza si moltiplicano anche le energie e l’impegno per la costruzione di un ordine sociale e civile più umano e più giusto, ed emergono nuove potenzialità per un nuovo sviluppo sostenibile e sano”. Francesco ha anche osservato che pur avendo Chiesa e Stato compiti diversi, “tante sono le questioni di fronte alle quali le nostre preoccupazioni sono comuni e le risposte possono essere convergenti”.



Poi il Papa ricorda la visita a Lampedusa:  “Sono impresse nella mia mente le prime visite pastorali che ho potuto compiere in Italia. A Lampedusa, anzitutto, dove ho incontrato da vicino la sofferenza di coloro che, a causa delle guerre o della miseria, si avviano verso l’emigrazione in condizioni spesso disperate; e dove ho visto l’encomiabile testimonianza di solidarieta’ di tanti che si prodigano nell’opera di accoglienza”.

 Anche in Italia, “la famiglia ha bisogno della stabilità e riconoscibilità dei legami reciproci, per dispiegare pienamente il suo insostituibile compito e realizzare la sua missione, ha sottolineato Papa Francesco rilevando che nel nostro Paese, la famiglia “mentre mette a disposizione della società le sue energie, essa chiede di essere apprezzata, valorizzata e tutelata”.

L'ARRIVO - Il Papa è arrivato al Quirinale poco prima delle 11. Giorgio Napolitano lo ha accolto nel cortile d’onore. Sceso dalla Ford Focus blu, Jorge Mario Bergoglio ha stretto la mano al presidente ed entrambi, dopo il picchetto d’onore, hanno ascoltato l’esecuzione degli inni vaticano e italiano. Il Papa e il capo dello Stato sono poi entrati colloquiando nel palazzo del Quirinale.

Napolitano e Bergoglio hanno percorso un tratto del cortile e si sono soffermati a parlare sotto uno dei porticati del Quirinale. Quindi sono entrati nel Palazzo, dove il Papa ha salutato il segretario generale del Quirinale Marra, mentre avveniva l’incontro ufficiale tra le delegazioni italiana e quella vaticana.

Il Papa ha salutato la delegazione governativa italiana presente al Quirinale, a cominciare dal premier Enrico Letta, con cui ha avuto un breve colloquio. Presenti anche, tra gli altri ministri, quello dell’Interno Angelino Alfano e il ministro degli Esteri Emma Bonino. Napolitano, intanto, ha salutato la delegazione della Santa Sede.



Niente scorte e corazzieri per Bergoglio. A bordo della consueta Ford
Focus blu, Papa Francesco ha lasciato stamani il Vaticano per arrivare poco prima delle 11 al Quirinale. Solo quattro auto a comporre il corteo che, senza sirene e scorte particolari, ha attraversato le strade della Capitale. Non c'erano nemmeno i corrazzieri che in altre occasioni hanno accompagnato i pontefici al Colle

IL COLLOQUIO PRIVATO - Colloquio privato fra il Papa e il presidente della Repubblica nello studio di Napolitano al Quirinale. Contemporaneamente si svolge l’incontro delle due delegazioni, guidate - in assenza del segretario di Stato vaticano, monsignor Pietro Parolin, ancora convalescente dopo un’operazione chirurgica - per la Santa Sede da monsignor Angelo Becciu, sostituto alla Segreteria di Stato, e per l’Italia dal premier Enrico Letta.

Fonte: Quotidiano net

Il Papa al Quirinale: busso idealmente alla porta di ogni italiano, il Paese ritrovi la concordia

Impegnarsi con rinnovata convinzione a sostenere la famiglia: è uno dei passaggi forti del discorso che Papa Francesco ha rivolto stamani nella sua visita al Quirinale al presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano. Il Pontefice ha messo l’accento sull’importanza della collaborazione tra Chiesa e Stato, ha ricordato le sue origini italiane, quindi ha auspicato che la nazione ritrovi “creatività e concordia” necessarie al suo sviluppo. Il servizio di Alessandro Gisotti:

Un “segno di amicizia” che conferma “l’eccellente stato delle reciproche relazioni” tra Italia e Santa Sede. Con queste parole, Papa Francesco ha sintetizzato il senso della sua visita al Quirinale. E rivolgendosi a Giorgio Napolitano ha subito rammentato i suoi “tanti gesti di attenzione” per la sua persona come anche per Benedetto XVI. Al mio predecessore, ha detto il Papa, “desidero rivolgere in questo momento il nostro pensiero e il nostro affetto”. Quindi, ha fatto riferimento alle sue origini italiane:

“RendendoLe visita in questo luogo così carico di simboli e di storia, vorrei idealmente bussare alla porta di ogni abitante di questo Paese, dove si trovano le radici della mia famiglia terrena, e offrire a tutti la parola risanatrice e sempre nuova del Vangelo”.



Ripensando ai “momenti salienti nelle relazioni tra lo Stato italiano e la Santa Sede”, Papa Francesco ha ricordato l’inserimento nella Costituzione dei Patti Lateranensi e l’Accordo di revisione del Concordato, di cui a breve ricorrerà il 30.mo anniversario. Qui, ha osservato, abbiamo “il solido quadro di riferimento normativo per uno sviluppo sereno dei rapporti tra Stato e Chiesa in Italia”. Un quadro, ha soggiunto, che “riflette e sostiene la quotidiana collaborazione al servizio della persona umana in vista del bene comune, nella distinzione dei rispettivi ruoli e ambiti d’azione”:

“Tante sono le questioni di fronte alle quali le nostre preoccupazioni sono comuni e le risposte possono essere convergenti. Il momento attuale è segnato dalla crisi economica che fatica ad essere superata e che, tra gli effetti più dolorosi, ha quello di una insufficiente disponibilità di lavoro”.

E’ necessario, ha poi avvertito, “moltiplicare gli sforzi per alleviarne le conseguenze e per cogliere ed irrobustire ogni segno di ripresa”:

“Il compito primario che spetta alla Chiesa è quello di testimoniare la misericordia di Dio e di incoraggiare generose risposte di solidarietà per aprire a un futuro di speranza; perché là dove cresce la speranza si moltiplicano anche le energie e l’impegno per la costruzione di un ordine sociale e civile più umano e più giusto, ed emergono nuove potenzialità per uno sviluppo sostenibile e sano”.

Quindi, Papa Francesco ha rammentato le sue prime visite pastorali in Italia:

“A Lampedusa, anzitutto, dove ho incontrato da vicino la sofferenza di coloro che, a causa delle guerre o della miseria, si avviano verso l’emigrazione in condizioni spesso disperate; e dove ho visto l’encomiabile testimonianza di solidarietà di tanti che si prodigano nell’opera di accoglienza”.

Ha così ricordato la visita a Cagliari e quella ad Assisi, “per venerare il Santo che dell’Italia è patrono e di cui ho preso il nome”. Anche in questi luoghi, ha affermato, “ho toccato con mano le ferite che affliggono oggi tanta gente”. Ed ha sottolineato che “al centro delle speranze e delle difficoltà sociali, c’è la famiglia”:

“Con rinnovata convinzione, la Chiesa, continua a promuovere l’impegno di tutti, singoli ed istituzioni, per il sostegno alla famiglia, che è il luogo primario in cui si forma e cresce l’essere umano, in cui si apprendono i valori e gli esempi che li rendono credibili. La famiglia ha bisogno della stabilità e riconoscibilità dei legami reciproci, per dispiegare pienamente il suo insostituibile compito e realizzare la sua missione”.

La Chiesa, ha detto ancora, “mette a disposizione della società le sue energie” e al tempo stesso chiede che la famiglia sia “apprezzata, valorizzata e tutelata”:

“Signor Presidente, in questa circostanza mi è caro formulare l’auspicio, sostenuto dalla preghiera, che l’Italia, attingendo dal suo ricco patrimonio di valori civili e spirituali, sappia nuovamente trovare la creatività e la concordia necessarie al suo armonioso sviluppo, a promuovere il bene comune e la dignità di ogni persona, e ad offrire nel consesso internazionale il suo contributo per la pace e la giustizia”.

Fonte: Radio Vaticana

Giovanni Paolo II spiega la differenza tra laicità e laicismo, e perché il secondo punta a soffocare il Cristianesimo

“Nell'ambito sociale si sta diffondendo anche una mentalità ispirata dal laicismo, ideologia che porta gradualmente, in modo più o meno consapevole, alla restrizione della libertà religiosa fino a promuovere il disprezzo o l'ignoranza dell'ambito religioso, relegando la fede alla sfera privata e opponendosi alla sua espressione pubblica. Il laicismo non è un elemento di neutralità che apre spazi di libertà a tutti: è un’ideologia che s’impone attraverso la politica e che non concede spazio pubblico alla visione cattolica e cristiana, che corre il rischio di convertirsi in qualcosa di puramente privato, e dunque di mutilato. 

Ci troviamo, cioè, di fronte ad una concezione puramente naturalistica della vita dove i valori religiosi o sono esplicitamente rifiutati o vengono relegati nel chiuso recinto delle coscienze e nella mistica penombra delle chiese, senza alcun diritto a penetrare ed influenzare la vita pubblica dell'uomo (la sua attività fìlosofica, giuridica, scientifica, artistica, economica, sociale, politica, ecc.). Abbiamo, così, un laicismo che si identifica in pratica con l'ateismo. 

Esso si oppone apertamente ad ogni forma di religione, insorge violentemente ogni qual volta la Chiesa esercita il suo dovere di ammonire la società e la politica su ciò che per essa è bene o male, vanifica tutto nella sfera dell'immanenza umana. Il marxismo è precisamente su questa posizione. Le credenze religiose sono, secondo questo laicismo, un fatto di natura esclusivamente privata; per la vita pubblica non esisterebbe che l'uomo nella sua condizione puramente naturale, totalmente disancorato da un qualsiasi rapporto con un ordine soprannaturale di verità e di moralità. Si tenta di frantumare l'unità di vita del cristiano, nel quale è assurdo,e perfino patologico, voler scindere la vita privata da quella pubblica. Gli si consente di accettare una dottrina di pensiero ma di non metterla in pratica.



Un corretto concetto di libertà religiosa non è compatibile con questa ideologia, che a volte viene presentata come l’unica voce della razionalità. Non si può limitare la libertà religiosa senza privare l’uomo di qualcosa di fondamentale. Nel contesto sociale attuale stanno crescendo le nuo¬ve generazioni, influenzate dall’indifferentismo religioso, dall’ignoranza della tradizione cristiana con il suo ricco patrimonio spirituale, ed esposte alla tentazione di un permissivismo morale. A nessuno sfuggono però i rischi e le minacce che, per un autentico assetto democratico, possono derivare da certe correnti filosofiche, visioni antropologiche o concezioni politiche non esenti da preconcetti ideologici. Permane, ad esempio, la tendenza a ritenere che il relativismo sia l’atteggiamento di pensiero meglio rispondente alle forme politiche democratiche, come se la conoscenza della verità e l’adesione ad essa costituissero un impedimento. In realtà, spesso si ha paura della verità perché non la si conosce. La verità così come Cristo l’ha rivelata è garanzia per la persona umana di autentica e piena libertà.
Se l’azione politica non si confronta con una superiore istanza etica, illuminata a sua volta da una visione integrale dell’uomo e della società, finisce per essere asservita a fini inadeguati, se non illeciti. La verità, invece, è il migliore antidoto contro i fanatismi ideologici, in ambito scientifico, politico, o anche religioso. Il messaggio evangelico, infatti, offre la centralità della persona come ancoraggio sovra-ideologico, a cui tutti possono fare riferimento. Senza tale radicamento nella verità, l’uomo e la società rimangono esposti alla violenza delle passioni e a condizionamenti aperti od occulti.

Come esperti delle discipline sociali e come cristiani, voi siete chiamati, pertanto, a svolgere un ruolo di mediazione e di dialogo tra ideali e realtà concrete. Un ruolo che talvolta è anche di “pionieri”, perché vi è chiesto di indicare nuove piste e nuove soluzioni per affrontare in modo più equo gli scottanti problemi del mondo contemporaneo. I cattolici sono perciò invitati non soltanto a impegnarsi per rendere viva e dinamica la società civile - con la promozione della famiglia, dell’associazionismo, del volontariato e così via -, opponendosi a indebiti limiti e condizionamenti frapposti dal potere politico o economico; essi devono anche riconsiderare l’importanza dell’impegno nei ruoli pubblici e istituzionali, in quegli ambienti in cui si formano decisioni collettive significative e in quello della politica, intesa nel senso alto del termine, come oggi è auspicato da molti. Non si può infatti dimenticare che sono proprie della vocazione del fedele laico la conoscenza e la messa in pratica della dottrina sociale della Chiesa e, quindi, anche la partecipazione alla vita politica del Paese, secondo i metodi e gli strumenti del sistema democratico. Alcuni poi sono chiamati a uno speciale servizio alla comunità civile, assumendo direttamente ruoli istituzionali in campo politico. Per il cristiano la politica è il prolungamento della logica della testimonianza. Politica vuol dire ricerca del bene comune di una comunità, elaborare sistemi di pensiero volti alla crescita e al progresso. Come si può, in questo processo, ignorare il Cristianesimo? Come può il cristiano escludere l’insegnamento di Colui che è “Via, Verità e Vita”? Come può la Chiesa tacere su quei progetti e leggi che contrastano in modo stridente con la parola di Dio? In contrapposizione col laicismo, tutt’altro discorso è la laicità. Essa, infatti, vuol dire per lo Stato porsi in una posizione d’imparzialità, ma non d’indifferenza, nei confronti delle varie confessioni religiose. In uno stato laico, chiunque può abbracciare o meno un credo religioso, avendo poi la libertà di esplicarlo e testimoniarlo in tutti i settori della società stessa, senza nulla imporre. E’ questa laicità che la Chiesa auspica e che il credente ha il dovere di salvaguardare e applicare. Ne deriva che la laicità è un concetto pacifico; il laicismo è un concetto controverso; la laicità è un principio ispiratore di dialogo; il laicismo è un principio acceleratore di scontro; la laicità genera pluralismo; il laicismo genera un’imposizione di un’idea; in altri termini, la laicità avalla molteplici convinzioni; il laicismo monopolizza la società senza Dio”.

Il Papa: "Lo spirito di curiosità ci allontana dalla sapienza e dalla pace di Dio".

La Madonna è madre e ama tutti, "ma non è un capoufficio della Posta, per inviare messaggi tutti i giorni". Papa Francesco commenta  così lo "spirito di curiosità", il volersi "impadronire dei progetti di Dio" invece di "camminare" nella sapienza dello Spirito Santo e che ci spinge a voler sentire che il Signore è qua oppure è là; o ci fa dire: "Ma io conosco un veggente, una veggente, che riceve lettere della Madonna, messaggi dalla Madonna".



Dello spirito di curiosità che genera confusione e ci allontana dallo Spirito della sapienza il Papa ha parlato questa mattina commentando durante la messa celebrata a Casa santa Marta il passo del Libro della Sapienza, dove si descrive "lo stato d'animo dell'uomo e della donna spirituale", del vero cristiano e della vera cristiana che vivono "nella sapienza dello Spirito Santo. E questa sapienza li porta avanti con questo spirito intelligente, santo, unico, molteplice, sottile". Come riferisce la Radio Vaticana, Francesco ha detto che "questo è camminare nella vita con questo spirito: lo spirito di Dio, che ci aiuta a giudicare, a prendere decisioni secondo il cuore di Dio. E questo spirito ci dà pace, sempre! E' lo spirito di pace, lo spirito d'amore, lo spirito di fraternità. E la santità è proprio questo. Quello che Dio chiede ad Abramo - 'Cammina nella mia presenza e sii irreprensibile' - è questo: questa pace. Andare sotto la mozione dello Spirito di Dio e di questa saggezza. E quell'uomo e quella donna che camminano così, si può dire che sono un uomo e una donna saggia. Un uomo saggio e una donna saggia, perché si muovono sotto la mozione della pazienza di Dio".

Ma nel Vangelo "ci troviamo davanti ad un altro spirito, contrario a questo della sapienza di Dio: lo spirito di curiosità". "E' quando noi vogliamo impadronirci dei progetti di Dio, del futuro, delle cose; conoscere tutto, prendere in mano tutto... I farisei domandarono a Gesù: 'Quando verrà il Regno di Dio?'. Curiosi! Volevano conoscere la data, il giorno... Lo spirito di curiosità ci allontana dallo Spirito della sapienza, perché soltanto interessano i dettagli, le notizie, le piccole notizie di ogni giorno. O come si farà questo? E' il come: è lo spirito del come! E lo spirito di curiosità non è un buono spirito: è lo spirito di dispersione, di allontanarsi da Dio, lo spirito di parlare troppo. E Gesù anche va a dirci una cosa interessante: questo spirito di curiosità, che è mondano, ci porta alla confusione".

La curiosità ci spinge a voler sentire che il Signore è qua oppure è là; o ci fa dire: "Ma io conosco un veggente, una veggente, che riceve lettere della Madonna, messaggi dalla Madonna". E il Papa commenta: "Ma, guardi, la Madonna è Madre, eh! E ci ama a tutti noi. Ma non è un capoufficio della Posta, per inviare messaggi tutti i giorni". "Queste novità allontanano dal Vangelo, allontanano dallo Spirito Santo, allontanano dalla pace e dalla sapienza, dalla gloria di Dio, dalla bellezza di Dio". Perché "Gesù dice che il Regno di Dio non viene in modo da attirare l'attenzione: viene nella saggezza". "Il Regno di Dio è in mezzo a voi!", dice Gesù: è "questa azione dello Spirito Santo, che ci dà la saggezza, che ci dà la pace. Il Regno di Dio non viene nella confusione, come Dio non parlò al profeta Elia nel vento, nella tormenta" ma "parlò nella soave brezza, la brezza della sapienza":

"Così Santa Teresina - Santa Teresa di Gesù Bambino - diceva che lei doveva fermarsi sempre davanti allo spirito di curiosità. Quando parlava con un'altra suora e questa suora raccontava una storia, qualcosa della famiglia, della gente, alcune volte passava ad un altro argomento e lei aveva voglia di conoscere la fine di questa storia. Ma sentiva che quello non era lo spirito di Dio, perché era uno spirito di dispersione, di curiosità. Il Regno di Dio è in mezzo a noi: non cercare cose strane, non cercare novità con questa curiosità mondana. Lasciamo che lo Spirito ci porti avanti, con quella saggezza che è una soave brezza. Questo è lo Spirito del Regno di Dio, di cui parla Gesù. Così sia".

Fonte: Radio Vaticana

14 novembre 2013

Papa Francesco incontra Noemi, bambina affetta da SMA1

Il Pontefice ha accettato di incontrare i genitori di Noemi, bambina gravemente malata, ai quali aveva telefonato qualche giorno fa. SI è detto disponibile a fare tutto il possibile per aiutarli. Il padre si è rivolto al Ministro Lorenzin: "Non si vergogna?".

ROMA - Il papà di Noemi, la bambina di 16 mesi affetta da Sma ricevuta oggi in udienza privata da Papa Francesco, racconta con emozione l'incontro con il Pontefice: "Il Papa ha fatto il segno della croce, ha preso in braccio Noemi e le ha detto: 'Fai la brava, perchè tu andrai avantì". 
Andrea Sciarretta, un giovane padre di soli 26 anni, non nasconde la sua felicità, "soprattutto per il fatto che il pontefice ha ascoltato il grido di dolore di mia figlia, cosa che i politici non hanno mai fatto", dice all'Adnkronos Salute.  Andrea Sciarretta aveva già ricevuto a ottobre una telefonata del Papa, in cui si informava delle condizioni della piccola. Questa volta "siamo stati ricevuti da Sua Santità in persona - racconta - io, mia moglie, Noemi e l'altro mio figlio Mattia di 5 anni, alla presenza dell'elemosiniere del Papa, Konrad Krajewski. Era stato lui, sabato scorso, a venire a colazione da noi e a raccogliere la richiesta di venire in udienza questo mercoledì in Vaticano.



 È riuscito a organizzare tutto, ci è venuto a prendere, ci ha fatto incontrare il Papa e oggi resteremo qui suoi ospiti".  Durante l'incontro in forma strettamente privata, "abbiamo parlato della nostra storia, della storia di Noemi e del fatto che noi vogliamo che lei acceda alle cure con cellule staminali del metodo Stamina. Gli abbiamo detto che la bambina scientificamente non ha nessuna speranza e che la speranza per noi è il metodo Stamina. E abbiamo chiesto al Pontefice di consentire che le infusioni vengano fatte in Vaticano, visto che in Italia non sono autorizzate. Davide Vannoni", presidente di Stamina Foundation, "si è reso disponibile a eseguire le infusioni su Noemi anche domani". 



 ACCOLTI IN VATICANO "Gli occhi di Noemi gridano che vuole vivere - ribadisce il papà - che vuole avere una possibilità. Il Papa ci ha detto fin dall'inizio che non ci avrebbe abbandonato e oggi ce l'ha confermato". "Stiamo vivendo un'emozione grande, un'esperienza fortissima - conclude - e la cosa più bella è che un uomo di Dio ha ascoltato il grido di una bimba, l'ha accolta in casa sua e le sta dando ospitalità a braccia aperte. Cosa che nessun politico, dal ministro della Salute, al presidente del Consiglio, al capo dello Stato, ha mai fatto. Nè si è mai cercato di capire come mai i bambini in cura col metodo Stamina stanno migliorando. Benedicendo Noemi, il Papa ha benedetto tutti coloro che stanno soffrendo. Questo segnale arrivi alla Lorenzin, a Letta, a Napolitano, che non possono ignorarlo. Dopo questo evento, da domani il governo dovrebbe aprire a tutti il metodo Stamina".

Fonte: Leggo it