13 novembre 2013

Tifone nelle Filippine. Il presidente Aquino ridimensiona il bilancio: 2.500 vittime. Il card. Tagle in lacrime: fede e amore più forti della devastazione

L'Onu ha lanciato un appello per raccogliere 301 milioni di dollari, pari a 224 milioni di euro,nei prossimi sei mesi per assistere le popolazioni delle Filippine colpite dal super tifone Haiyan. Finora la comunità internazionale ha offerto 54 milioni di dollari. Secondo il presidente delle Filippine Benigno Aquino i morti sarebbe circa 2500 e non 10 mila come si era detto inizialmente, gli sfollati quasi 700 mila. Quattro italiani che risultavano dispersi sono stati rintracciati dalla Farnesina. Il servizio di Giancarlo La Vella:

Le immagini che giungono dal centro sud delle Filippine sono quelle della disperazione di chi ha perso tutto: i propri cari, una casa e qualsiasi altra concreta certezza. Già le organizzazioni locali, come la Caritas, si sono messe in moto per portare acqua, cibo, medicinali e generi di prima necessità ai sopravvissuti. Sono stati allestiti campi di raccolta e ospedali da campo per i sopravvissuti, mentre appare ancora caotica l’operazione di conta e di recupero dei morti. Dall’estero, Stati Uniti e Gran Bretagna hanno inviato navi militari con uomini e aiuti, mentre ovunque sono state stanziate somme di denaro e avviate raccolte di soldi. Tra i primi a rispondere alle esigenze delle popolazioni colpite – lo ricordiamo – Papa Francesco, che, attraverso il Pontificio Consiglio “Cor Unum”, ha destinato la cifra di 150 mila euro. Le comunità filippine in tutto il mondo sono mobilitate per soccorrere i fratelli in patria attraverso la preghiera e concrete iniziative di solidarietà. La Conferenza Episcopale delle Filippine ha chiamato a raccolta tutti i fedeli per una novena di preghiera per invocare dal Signore protezione e sostegno alle popolazioni colpite.




E per la rappresentante speciale dell'Onu per la riduzione del rischio Margareta Wahlstrom, la gravità e il livello di devastazione del tifone Haiyan hanno causato una tragedia "paragonabile allo tsunami del 2004, che cambiò l'approccio alla prevenzione del rischio dei disastri. Sulla catastrofe avvenuta nell’arcipelago asiatico, Susy Hodges ha intervistato il card. Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila:  

R. – I think I’m not alone in saying…

Penso di non essere il solo nel dire che ogni volta che vediamo le immagini della distruzione rimaniamo senza parole. Ancora dobbiamo riprenderci dallo shock emotivo e psicologico. Noi che siamo qui a Manila e in quelle parti che non sono state colpite così gravemente come altre, solo per guardare le immagini rimaniamo senza parole e non posso immaginare quello che sta attraversando le menti e i cuori di coloro che si trovano lì. Mi sento profondamente consolato, quando vedo e sento testimonianze di fede, specialmente da parte delle stesse vittime. Quelli che hanno i propri cari, le loro proprietà, si rivolgono a Dio e dicono: “Confidiamo in Dio; sappiamo che con l’aiuto di Dio possiamo sopravvivere”.

D. – Immagino che Lei abbia parlato con i membri delle chiese nelle aree che sono state colpite più duramente. Cosa hanno detto riguardo all’aiuto che la Chiesa sta cercando di dare in questa corsa disperata per portare cibo ed acqua ai sopravvissuti?

R. – The local churches in those areas...Anche le chiese locali in quelle aree hanno sofferto molte perdite. Quindi la maggior parte dell’aiuto dato dalla Chiesa non viene da quelle diocesi, ma dall’esterno. Al momento con l’arcidiocesi di Manila e le nostre diocesi vicine, le diocesi suffraganee, la Commissione episcopale e l’azione sociale della Caritas Filippine, stiamo coordinando la maggior parte dello sforzo per raggiungere quelle persone che sono state colpite e non sono state ancora raggiunte dai loro stessi pastori.

D. – Data l’entità della devastazione, in molti lì hanno paura che alcune persone possano morire non per conseguenza diretta del tifone, ma perché non riceveranno cibo o acqua o medicine necessari in questo periodo successivo alla tragedia …

R. – Yes, that is a real possibility...

Sì, quella è una possibilità reale. Ecco perché la gente di Chiesa, le organizzazioni non governative, le agenzie di governo ed anche l’esercito, tutti noi stiamo cercando di fare del nostro meglio per raggiungere ogni luogo e cercare di dare assistenza. Non è sempre facile, ma tutti stanno cercando di fare la loro parte. E’, infatti, davvero un’emergenza, potemmo dire addirittura che per molti è un momento di panico.

D. – Ha potuto rilevare una grande solidarietà da parte dei laici cattolici di Manila e di altre aree che non sono state colpite così gravemente, per cercare di aiutare?

R. – That is a source of great consolation...Questa è una fonte di grande consolazione e forza. Prima di questo tifone abbiamo avuto un terremoto, che ha colpito la parte centrale del Paese, molto vicino a Leyte e Samar, le isole colpite dal tifone. La nostra riflessione continua su questa linea: vediamo distruzione, rovine ovunque, ma vediamo anche fede e amore sorgere da quelle rovine [qui si commuove] e questo ci fa diventare persone più forti. Voglio ringraziare tutti: tutti, il Santo Padre, le madri e le sorelle fuori del Paese, perché si sono ricordati di noi e perché cercano di fare il possibile per raggiungerci. In nome delle vittime e dei poveri, vi ringraziamo, vi ringraziamo davvero!

Fonte: Radio Vaticana

L’ecologia al centro della prossima enciclica di Francesco

Il Papa ha chiesto a un gruppo di esperti di lavorare a un testo sulla difesa dell’ambiente, tema che occuperà una parte importante della seconda enciclica del suo Pontificato

ANDRÉS BELTRAMO ÁLVAREZ
CITTÀ DEL VATICANO

La prossima lettera enciclica di Francesco non si occuperà soltanto del tema della povertà, ma nel testo ci sarà spazio anche per un forte messaggio in difesa dell’ambiente.  Nonostante il progetto stia muovendo i primi passi e la sua pubblicazione non sia imminente, il Papa ha già chiesto a un gruppo di esperti di redigere il suo messaggio ecologico.


Negli ultimi giorni, Jorge Mario Bergoglio ha rivelato questa iniziativa a tre diverse personalità. In primis, al suo amico Gustavo Vera, deputato argentino e attivista nella lotta contro il traffico di persone. Ha condiviso con lui il pranzo nella residenza vaticana di Santa Marta la scorsa domenica 3 novembre.


Del tema ha anche parlato con la presidentessa del Costa Rica, Laura Chinchilla, durante l’udienza privata dello scorso 8 novembre. «Non mi stupirei se questo tema occupasse uno spazio importante nella prossima enciclica», ha detto la Chinchilla in un incontro con i giornalisti.



Il Pontefice è stato anche più esplicito durante il suo incontro con il senatore argentino Pino Solanas, che è stato ricevuto lunedì 10 novembre in un’altra udienza privata a Santa Marta. L’incontro si è svolto per quasi un’ora e il rappresentante del movimento politico “Proyecto Sur” ha affrontato con Francesco il tema dell’impunità con la quale l’uomo rovina la natura.


«Il Pontefice si è mostrato molto sensibile: mi ha detto che stava preparando un’enciclica su questo tema. Un argomento impegnativo: non a caso ha creato un gruppo di lavoro che lo aiuterà redigerla. Ecco perché le sue dicharazioni su tema si stanno diradando sebbene a settembre avesse paralto dei pericoli derivanti dallo sfruttamento eccessivo delle miniere», ha dichiarato Solanas a Vatican Insider.


Il senatore ha ricordato di aver parlato di ecologia con Papa Francesco in un’altra occasione, a giugno, quando gli aveva inviato una lettera con un rapporto allegato.


In quell’occasione Solanas aveva chiesto il supporto del Pontefice nel tentativo di definire i reati ambientali e per lanciare (in futuro) la proposta del Tribunale Internazionale Penale. Un organismo chiamato a giudicare i reati ecologici, veri e propri crimini contro l’umanità, perché a pagare le conseguenze di quei reati sono intere popolazioni. Il senatore aveva anche denunciato che tutto questo accade quasi sempre con la complicità dei governi, perché non c’è alcun controllo pubblico.


«Francesco è interessato sopratutto al tema dell’acqua. Mi ha detto: non ci sarà da stupirsi se la prossima guerra sarà proprio a causa diessa. E ha anche ricordato, da questo punto di vidta, la disastrosa situazione dell’Africa. L’ho visto molto preoccupato perchè assecondando solo la logica del profitto tutto viene raso al suolo», ha affermato.


Solanas ha ribadito che la difesa dell’ambiente rappresenta un costo molto elevato che le grosse multinazionali non sono disposte a pagare, ed è per questo che nessuna delle imprese lavora con polizze assicurative ambientali, nonostante i “paletti” legislativi


Il Papa, secondo il senatore argentino, sarà un alleato importante nella campagna di sensibilizazione sui pericoli ai quali è esposto l’ambiente. Non per niente alcuni sondaggi importanti compiuti in America Latina e in Europa collocano Francesco tra i quattro personaggi più influenti del mondo.

Fonte: Vatican Insider

Il cordoglio del Papa per la morte del card. Bartolucci, già maestro direttore della Cappella Sistina

Il Papa ha espresso il suo “profondo cordoglio” per la morte del cardinale Domenico Bartolucci, spentosi stamattina a Roma intorno alle 8.00. Il porporato, già maestro direttore della Cappella Musicale Pontificia detta "Cappella Sistina”, aveva 96 anni. In un messaggio inviato ai familiari, il Papa ricorda “con affetto” il cardinale Bartolucci, “caro e stimato sacerdote, illustre compositore e musicista, che ha esercitato il suo lungo e intenso ministero specialmente mediante la musica sacra che nasce dalla fede ed esprime la fede”. In particolare, rammenta “con viva gratitudine la sua feconda opera quale direttore della Cappella Sistina e la valorizzazione sapiente del prezioso tesoro della polifonia, tesa ad elevare il cuore nella lode a Dio”. Eleva quindi “fervide preghiere al Signore affinché, per intercessione della Beata Vergine Maria, accolga questo suo generoso servitore e insigne uomo di chiesa nel gaudio e nella pace eterna”.

Mercoledì 13 novembre, alle ore 15.30, il cardinale Angelo Sodano, decano del Collegio Cardinalizio, presiederà le esequie all’Altare della Cattedra della Basilica Vaticana. Al termine della Celebrazione eucaristica, il Santo Padre presiederà il rito dell’Ultima Commendatio e della Valedictio.

Con la morte del cardinale Bartolucci, il Collegio cardinalizio risulta costituito da 200 porporati di cui 109 elettori e 91 non elettori.



Il cardinale Domenico Bartolucci, già Maestro Direttore della Cappella Musicale Pontificia detta "Cappella Sistina" era nato il 7 maggio 1917 a Borgo San Lorenzo, in provincia di Firenze. Entrato nel seminario fiorentino si dedica subito alla musica con Francesco Bagnoli, maestro di cappella del duomo di Firenze. Per questo, assai presto viene incaricato di accompagnare all'organo le esecuzioni corali in cattedrale. Alla morte di Bagnoli gli succede e negli stessi anni inizia a comporre le prime messe, i primi mottetti, le musiche organistiche e cameristiche, i madrigali, ma soprattutto La Tempesta sul Lago del 1935, il suo primo oratorio.
Nel 1939 due avvenimenti decisivi: l'ordinazione sacerdotale, il 23 dicembre, e il diploma in composizione e direzione d'orchestra con Vito Frazzi al conservatorio fiorentino. Alla fine del 1942, dopo aver insegnato nei seminari della diocesi d'origine, si reca a Roma per maturare una più profonda conoscenza della musica sacra, grazie al contatto con la pratica delle allora fiorenti cappelle musicali. Iniziata così la sua permanenza a Roma, ospite presso l'Almo Collegio Capranica. Oltre a frequentare Raffaele Casimiri, illustre studioso palestriniano, è subito affiancato a Lavinio Virgili come vice direttore della Cappella di San Giovanni in Laterano.

Nel 1947 il cardinale Elia Dalla Costa lo vuole parroco di Montefloscoli, un piccolo centro nel Mugello, in Toscana. Dopo l'esecuzione del suo poema sacro Baptisma al Pontificio Istituto di Musica Sacra di Roma, è nominato maestro della Cappella liberiana di Santa Maria Maggiore e docente di composizione e direzione polifonica proprio al Pontificio Istituto di Musica Sacra. Nel 1952, su indicazione di Lorenzo Perosi, è nominato vice maestro della Cappella Sistina; in questo stesso anno compone l'oratorio L'Ascensione, con il quale viene inaugurato a Città del Messico il nuovo santuario della Vergine di Guadalupe.

Morto Perosi nel 1956, Pio XII lo nomina direttore perpetuo della Cappella Sistina, incarico che ha ricoperto fino al 1997. Nel 1959, riceve da Giovanni XXIII l'approvazione per il progetto di riorganizzazione della Cappella Musicale Pontificia. Ottiene così una sede adeguata per le prove e per l'archivio, viene definito l'organico stabile dei cantori adulti e si dà vita alla Schola puerorum dedicata esclusivamente alla formazione dei ragazzi.

Nel 1965 il maestro è nominato accademico di Santa Cecilia. Proprio l'Accademia più volte programma i suoi oratori nelle passate stagioni sinfoniche invitandolo a dirigerne le esecuzioni: tra esse occupano un posto particolare il Gloriosi Principes presentato a tutti i padri conciliari, presente Paolo VI, e l'Ascensione offerta a Giovanni Paolo II quando rientra a Roma per riprendere il suo ministero pastorale dopo l'attentato.

Nel corso degli anni, oltre all'impegno nelle esecuzioni nelle liturgie papali, promuove con profonda convinzione l'attività concertistica della Sistina, ritenendola uno strumento privilegiato di evangelizzazione. Oltre alla direzione della Cappella Papale, si dedica all'insegnamento presso il conservatorio statale di Santa Cecilia a Roma e il Pontificio Istituto di Musica Sacra, tiene corsi di polifonia palestriniana in Italia e all'estero, dirige i principali complessi sinfonico-corali italiani e viene insignito di alte onorificenze e premi nazionali ed internazionali.

Il maestro toscano è autore di una vastissima produzione musicale. Il corpus di opere già pubblicate dalle Edizioni Cappella Sistina supera i quaranta volumi e comprende sei libri di mottetti, sei di messe, laudi, inni, cantici e una serie di oratori e messe per soli, coro e orchestra. In occasione del suo 85° compleanno, con l'obiettivo di conservare e diffondere il notevole patrimonio musicale da lui composto, viene costituita la Fondazione Domenico Bartolucci. Di esso ha fatto parte l'allora cardinale Joseph Ratzinger. In questi anni la fondazione ha realizzato numerose manifestazioni musicali e ha costituito un coro polifonico che è stato protagonista, tra l'altro, di un concerto offerto a Benedetto XVI nella Cappella Sistina il 24 giugno 2006.

Un altro concerto viene offerto a Papa Benedetto XVI dal maestro Bartolucci, ormai cardinale, il 31 agosto 2011 nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo. Per l’occasione il Maestro compone il pezzo Benedictus, dedicato al Papa come preghiera e ringraziamento al Signore per il Suo Ministero.

Benedetto XVI lo aveva creato cardinale nel Concistoro del 20 novembre 2010, della Diaconia dei Santissimi Nomi di Gesù e Maria in via Lata.

Fonte: Radio Vaticana

Il Papa: anche quando ci rimprovera, Dio ci accarezza e mai ci ferisce

Affidiamoci a Dio come una bambino si affida alle mani del suo papà. E’ quanto affermato da Papa Francesco alla Messa di stamani alla Casa Santa Marta. Il Papa ha ribadito che il Signore mai ci abbandona e ha sottolineato che anche quando ci rimprovera, Dio non ci dà uno schiaffo ma una carezza. Il servizio di Alessandro Gisotti:RealAudioMP3 

“Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità”, ma “per l’invidia del diavolo è entrata la morte nel mondo”. Papa Francesco ha svolto la sua omelia soffermandosi sulla Prima Lettura, un passo del Libro della Sapienza che ricorda la nostra creazione. L’invidia del diavolo, ha affermato il Papa, ha fatto sì che iniziasse questa guerra, “questa strada che finisce con la morte”. Quest’ultima, ha ribadito, “è entrata nel mondo e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono”. E’ un esperienza che tutti facciamo:

“Tutti dobbiamo passare per la morte, ma una cosa è passare per questa esperienza con una appartenenza al diavolo e un’altra cosa è passare per questa esperienza dalla mano di Dio. E a me piace sentire questo: ‘Siamo nelle mani di Dio dall’inizio’. La Bibbia ci spiega la Creazione, usando una immagine bella: Dio che, con le sue mani ci fa dal fango, dalla terra a Sua immagine e somiglianza. Sono state le mani di Dio che ci hanno creato: il Dio artigiano, eh! Come un artigiano ci ha fatto. Queste mani del Signore… Le mani di Dio, che non ci hanno abbandonato”. 



La Bibbia, ha proseguito, narra che il Signore dice al suo popolo: “Io ho camminato con te, come un papà con suo figlio, portandolo per mano”. Sono proprio le mani di Dio, ha soggiunto, “che ci accompagnano nel cammino”:

“Nostro Padre, come un Padre con suo figlio, ci insegna a camminare. Ci insegna ad andare per la strada della vita e della salvezza. Sono le mani di Dio che ci carezzano nei momenti del dolore, ci confortano. E’ nostro Padre che ci carezza! Ci vuole tanto bene. E anche in queste carezze, tante volte, c’è il perdono. Una cosa che a me fa bene pensarla. Gesù, Dio, ha portato con sé le sue piaghe: le fa vedere al Padre. Questo è il prezzo: le mani di Dio sono mani piagate per amore! E questo ci consola tanto”.

Tante volte, ha proseguito, sentiamo dire da persone che non sanno a chi affidarsi: “Mi affido alle mani di Dio!”. Questo, ha osservato Papa Francesco, “è bello” perché "lì stiamo sicuri: è la massima sicurezza, perché è la sicurezza del nostro Padre che ci vuole bene”. “Le mani di Dio – ha commentato – anche ci guariscono dalle nostre malattie spirituali”:

“Pensiamo alle mani di Gesù, quando toccava gli ammalati e li guariva… Sono le mani di Dio: ci guariscono! Io non mi immagino Dio dandoci uno schiaffo! Non me lo immagino. Rimproverandoci, sì me lo immagino, perché lo fa. Ma mai, mai, ci ferisce. Mai! Ci accarezza. Anche quando deve rimproverarci lo fa con una carezza, perché è Padre. ‘Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio’. Pensiamo alle mani di Dio, che ci ha creato come un artigiano, ci ha dato la salute eterna. Sono mani piagate e ci accompagnano nella strada delle vita. Affidiamoci alle mani di Dio, come un bambino si affida alla mano del suo papà. E’ una mano sicura quella!”.

Fonte Radio vaticana

12 novembre 2013

Papa Francesco: "Scandaloso chi ruba allo Stato e poi dona alla Chiesa"


CITTA' DEL VATICANO - Scandaloso: così papa Francesco definisce l'atteggiamento di chi ruba allo Stato, magari facendo poi una donazione alla Chiesa. E nell'omelia pronunciata nella cappella di Santa Marta in Vaticano punta il dito contro "i cristiani dalla doppia vita, i cristiani corrotti", sottolineando: "Un cristiano che si vanta di essere cristiano, ma non fa vita da cristiano, è un corrotto. Tutti conosciamo qualcuno che è in questa situazione e quanto male fanno alla Chiesa! Cristiani corrotti, preti corrotti: quanto male fanno alla Chiesa! - ribadisce il Papa - perché non vivono nello spirito del Vangelo, ma nello spirito della mondanità". Quello pronunciato oggi dal pontefice è il secondo durissimo intervento contro la corruzione dopo l'anatema pronunciato venerdì scorso.

Ricordando le parole di Gesù - "Guai a colui a causa del quale vengono gli scandali" - papa Francesco distingue fra peccato e scandalo. In questo caso, osserva infatti Jorge Mario Bergoglio, "Gesù non parla di peccato, ma di scandalo che è un'altra cosa. E aggiunge che 'è meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccolI'. C'è dunque differenza tra peccare e scandalizzare".



Spiega il Papa: "La differenza è che chi pecca e si pente, poi chiede perdono, si sente debole, si sente figlio di Dio, si umilia e chiede proprio la salvezza da Gesù. Ma chi scandalizza, non si pente. Continua a peccare, ma fa finta di essere cristiano dalla doppia vita.E la doppia vita di un cristiano fa tanto male. Dice 'ma io sono un benefattore della Chiesa! Metto la mano in tasca e do alla Chiesa'; ma con l'altra mano, ruba: allo Stato, ai poveri. Ruba, è un ingiusto. Questa è doppia vita. E questo merita, dice Gesù non lo dico io, che gli mettano al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Non parla di perdono, qui".

Infatti, conclude il Pontefice, "questa persona inganna e dove c'è l'inganno non c'è lo Spirito di Dio. Questa è la differenza fra peccatore e corrotto. Chi fa la doppia vita è un corrotto. Diverso è chi pecca e vorrebbe non peccare, ma è debole e va dal Signore e chiede perdono: a quello il Signore vuole bene, lo accompagna, è con lui". Ecco allora che "noi dobbiamo dirci peccatori, tutti lo siamo. Corrotti, no: il corrotto è fisso in uno stato di sufficienza, non sa cosa sia l'umiltà", come "sepolcri imbiancati, che appaiono belli all'esterno, ma dentro sono pieni di ossa morte e di putredine. E un cristiano che si vanta di essere cristiano, ma non fa vita da cristiano, è uno di questi corrotti. Una putredine verniciata: questa è la vita del corrotto". 

Fonte: Repubblica

Che differenza c'è tra peccare e scandalizzare? La differenza è che chi pecca e si pente, chiede perdono, si sente debole, si sente figlio di Dio, si umilia, e chiede proprio la salvezza da Gesù. Ma di quell’altro che scandalizza, che cosa scandalizza?

Che non si pente. Continua a peccare, ma fa finta di essere cristiano: la doppia vita. E la doppia vita di un cristiano fa tanto male, tanto male. ‘Ma, io sono un benefattore della Chiesa! Metto la mano in tasca e do alla Chiesa’. Ma con l’altra mano, ruba: allo Stato, ai poveri … ruba. E’ un ingiusto. Questa è doppia vita. E questo merita – dice Gesù, non lo dico io – che gli mettano al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Non parla di perdono, qui. E noi dobbiamo dirci peccatori, sì, tutti, qui, eh!, tutti lo siamo. Corrotti, no. Il corrotto è fisso in uno stato di sufficienza, non sa cosa sia l’umiltà. Gesù, a questi corrotti, diceva: ‘La bellezza di essere sepolcri imbiancati’, che appaiono belli, all’esterno, ma dentro sono pieni di ossa morte e di putredine. E un cristiano che si vanta di essere cristiano, ma non fa vita da cristiano, è uno di questi corrotti. […] 

Tutti conosciamo qualcuno che è in questa situazione e quanto male fanno alla Chiesa! Cristiani corrotti, preti corrotti … Quanto male fanno alla Chiesa! Perché non vivono nello spirito del Vangelo, ma nello spirito della mondanità. Una putredine verniciata: questa è la vita del corrotto. E Gesù semplicemente non diceva: 'peccatori' a questi, diceva loro: 'ipocriti'. E che bello, quell’altro, no? ‘Se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: ‘Sono pentito, sono peccatore’, tu gli perdonerai’. 



E’ quello che Lui fa con i peccatori. Lui non si stanca di perdonare, soltanto alla condizione di non voler fare questa doppia vita, di andare da Lui pentiti: ‘Perdonami, Signore, sono peccatore!’. ‘Ma, vai avanti, vai avanti: io lo so’. E così è il Signore. Chiediamo oggi la grazia allo Spirito Santo che fugge da ogni inganno, chiediamo la grazia di riconoscerci peccatori: siamo peccatori. Peccatori, sì. Corrotti, no”. 

(Omelia di Papa Francesco dell'11 novembre 2013 alla Casa Santa Marta)