12 novembre 2013

Papa Francesco: "Scandaloso chi ruba allo Stato e poi dona alla Chiesa"


CITTA' DEL VATICANO - Scandaloso: così papa Francesco definisce l'atteggiamento di chi ruba allo Stato, magari facendo poi una donazione alla Chiesa. E nell'omelia pronunciata nella cappella di Santa Marta in Vaticano punta il dito contro "i cristiani dalla doppia vita, i cristiani corrotti", sottolineando: "Un cristiano che si vanta di essere cristiano, ma non fa vita da cristiano, è un corrotto. Tutti conosciamo qualcuno che è in questa situazione e quanto male fanno alla Chiesa! Cristiani corrotti, preti corrotti: quanto male fanno alla Chiesa! - ribadisce il Papa - perché non vivono nello spirito del Vangelo, ma nello spirito della mondanità". Quello pronunciato oggi dal pontefice è il secondo durissimo intervento contro la corruzione dopo l'anatema pronunciato venerdì scorso.

Ricordando le parole di Gesù - "Guai a colui a causa del quale vengono gli scandali" - papa Francesco distingue fra peccato e scandalo. In questo caso, osserva infatti Jorge Mario Bergoglio, "Gesù non parla di peccato, ma di scandalo che è un'altra cosa. E aggiunge che 'è meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccolI'. C'è dunque differenza tra peccare e scandalizzare".



Spiega il Papa: "La differenza è che chi pecca e si pente, poi chiede perdono, si sente debole, si sente figlio di Dio, si umilia e chiede proprio la salvezza da Gesù. Ma chi scandalizza, non si pente. Continua a peccare, ma fa finta di essere cristiano dalla doppia vita.E la doppia vita di un cristiano fa tanto male. Dice 'ma io sono un benefattore della Chiesa! Metto la mano in tasca e do alla Chiesa'; ma con l'altra mano, ruba: allo Stato, ai poveri. Ruba, è un ingiusto. Questa è doppia vita. E questo merita, dice Gesù non lo dico io, che gli mettano al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Non parla di perdono, qui".

Infatti, conclude il Pontefice, "questa persona inganna e dove c'è l'inganno non c'è lo Spirito di Dio. Questa è la differenza fra peccatore e corrotto. Chi fa la doppia vita è un corrotto. Diverso è chi pecca e vorrebbe non peccare, ma è debole e va dal Signore e chiede perdono: a quello il Signore vuole bene, lo accompagna, è con lui". Ecco allora che "noi dobbiamo dirci peccatori, tutti lo siamo. Corrotti, no: il corrotto è fisso in uno stato di sufficienza, non sa cosa sia l'umiltà", come "sepolcri imbiancati, che appaiono belli all'esterno, ma dentro sono pieni di ossa morte e di putredine. E un cristiano che si vanta di essere cristiano, ma non fa vita da cristiano, è uno di questi corrotti. Una putredine verniciata: questa è la vita del corrotto". 

Fonte: Repubblica

Che differenza c'è tra peccare e scandalizzare? La differenza è che chi pecca e si pente, chiede perdono, si sente debole, si sente figlio di Dio, si umilia, e chiede proprio la salvezza da Gesù. Ma di quell’altro che scandalizza, che cosa scandalizza?

Che non si pente. Continua a peccare, ma fa finta di essere cristiano: la doppia vita. E la doppia vita di un cristiano fa tanto male, tanto male. ‘Ma, io sono un benefattore della Chiesa! Metto la mano in tasca e do alla Chiesa’. Ma con l’altra mano, ruba: allo Stato, ai poveri … ruba. E’ un ingiusto. Questa è doppia vita. E questo merita – dice Gesù, non lo dico io – che gli mettano al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Non parla di perdono, qui. E noi dobbiamo dirci peccatori, sì, tutti, qui, eh!, tutti lo siamo. Corrotti, no. Il corrotto è fisso in uno stato di sufficienza, non sa cosa sia l’umiltà. Gesù, a questi corrotti, diceva: ‘La bellezza di essere sepolcri imbiancati’, che appaiono belli, all’esterno, ma dentro sono pieni di ossa morte e di putredine. E un cristiano che si vanta di essere cristiano, ma non fa vita da cristiano, è uno di questi corrotti. […] 

Tutti conosciamo qualcuno che è in questa situazione e quanto male fanno alla Chiesa! Cristiani corrotti, preti corrotti … Quanto male fanno alla Chiesa! Perché non vivono nello spirito del Vangelo, ma nello spirito della mondanità. Una putredine verniciata: questa è la vita del corrotto. E Gesù semplicemente non diceva: 'peccatori' a questi, diceva loro: 'ipocriti'. E che bello, quell’altro, no? ‘Se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: ‘Sono pentito, sono peccatore’, tu gli perdonerai’. 



E’ quello che Lui fa con i peccatori. Lui non si stanca di perdonare, soltanto alla condizione di non voler fare questa doppia vita, di andare da Lui pentiti: ‘Perdonami, Signore, sono peccatore!’. ‘Ma, vai avanti, vai avanti: io lo so’. E così è il Signore. Chiediamo oggi la grazia allo Spirito Santo che fugge da ogni inganno, chiediamo la grazia di riconoscerci peccatori: siamo peccatori. Peccatori, sì. Corrotti, no”. 

(Omelia di Papa Francesco dell'11 novembre 2013 alla Casa Santa Marta)

Il Papa invia un primo contributo di 150.000 dollari in soccorso delle popolazioni filippine

Papa Francesco, tramite il Pontificio Consiglio "Cor Unum", ha stabilito di inviare un primo contributo di 150.000 dollari per il soccorso delle popolazioni delle Filippine colpite dal tifone Haiyan che, nel fine settimana, ha colpito con straordinaria veemenza il territorio del Paese, in particolare le isole di Leyte e di Samar, causando - secondo i dati al momento accertati, ma non ancora definitivi - oltre 10 mila vittime.

Tale somma, che verrà ripartita attraverso la Chiesa locale nelle regioni maggiormente toccate dalla calamità, sarà impiegata a sostegno delle opere di assistenza svolte in favore degli sfollati e degli alluvionati, e vuole essere - precisa un Comunicato di "Cor Unum" - una prima e immediata espressione concreta dei sentimenti di spirituale vicinanza e paterno incoraggiamento del Sommo Pontefice nei confronti delle persone e dei territori devastati dalle inondazioni.



Fonte: Radio Vaticana

11 novembre 2013

Un Santo senza Corona!

Padre Pio, distribuendo con l’autorizzazione del Superiore corone del Santo Rosario a quanti le richiedevano, spesso ne rimaneva lui privo, come gli capitò il giorno precedente la sua morte. Nel pomeriggio del 21 settembre 1968, circa le ore quattordici, accompagnai padre Giovanni di Cassato (Vercelli) nella veranda, dove si trovava Padre Pio. Presenti padre Onorato Marcucci e Bill (ora sacerdote, padre Giuseppe Pio), misi nelle mani del caro Padre una Corona, pregandolo di benedirla e baciarla, perché dovevo regalarla a un confratello ospite. Padre Pio, dopo averla benedetta, portò alla bocca il Crocifisso della Corona e cominciò a baciarlo ripetutamente e appassionatamente come se volesse assimilarlo. Vedendo che non mi restituiva la Corona gliela chiesi. Mi rispose: «Questa corona è mia». «No, Padre spirituale, l’ho portata dalla mia cella per farla benedire, perché debbo regalarla a padre Giovanni». Padre Pio: «Chi ha preso la mia Corona?». «Non so nulla. Forse l’ha regalata a qualcuno». Intervenne padre Onorato: «Padre Pio, ha dimenticato che a mezzogiorno è venuto fra Modestino, le ha chiesto una Corona e gli ha donata la sua?...». 



Padre Pio rimase a guardarmi con occhio supplichevole, quasi volesse dirmi: «Me la dai?». Compresi subito il desiderio del caro Padre e dissi: «Padre, se la tenga: ora vado a prenderne un’altra». Il caro Padre mi ringraziò; poi benedisse e baciò la seconda Corona ed egli stesso la diede al confratello torinese. La sera del 22 settembre, fino al momento del suo sereno transito, recitò gli ultimi Rosari e si addormentò nelle braccia della Mamma Celeste con la mia Corona, che avrei voluto riavere, ma non ho mai saputo in quali mani privilegiate sia andata a finire. Ai nostri tempi Padre Pio è stato il più grande innamorato della Madonna e della corona del Santo Rosario. Sul suo esempio, cerchiamo di stringerci attorno alla Madre Celeste, legandoci a Lei con la corona del Rosario. La Madonna vuole servirsi proprio della corona benedetta del Rosario per inondarci di grazie e di benedizioni. 

Fonte: Padre Pio da Pietrelcina. Ricordi, esperienze, testimonianze, pp. 186-187.



10 novembre 2013

Il Papa: «L'amore di Dio non è a tempo limitato»

All'Angelus Francesco prega e fa pregare i fedeli per le vittime del tifone nelle Filippine. E ricorda la Notte dei Cristalli

ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO

 «L'amore di Dio non è a tempo limitato, è per sempre. Lui è fedele per sempre, ci aspetta e accompagna ognuno di noi con questa fedeltà eterna». Lo ha detto Francesco prima dell'Angelus. Il Papa ha ricordato le vittime del tremendo tifone che ha provocato diecimila morti nelle Filippine, chiedendo a tutti i fedeli di pregare prima in silenzio e poi con un'«Ave Maria». Infine ha ricordato l'anniversario della «Notte dei Cristalli», durante la quale nel novembre 1938 le violenze contro gli ebrei, «le sinagoghe, le abitazioni, i negozi segnarono un triste passo verso la tragedia della Shoah».




Nella catechesi, il Papa ha ricordato il Vangelo del giorno, dov'è presentato il dialogo tra Gesù e i sadducei che negavano la risurrezione e cercavano di metterlo in difficoltà ridicolizzando questa fede. Gesù «sempre mite e paziente, per prima cosa risponde che la vita dopo la morte non ha gli stessi parametri di quella terrena». Ma poi «passa, per così dire, passa al contrattacco», citando la Sacra Scrittura, «con una semplicità e un’originalità che ci lasciano pieni di ammirazione».  La prova della risurrezione «Gesù la trova nell’episodio di Mosè e del roveto ardente, là dove Dio si rivela come il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Il nome di Dio è legato ai nomi degli uomini e delle donne con cui si lega, e questo legame è più forte della morte».


E il «legame decisivo, l’alleanza fondamentale è quella con Gesù: Lui stesso è l’Alleanza, Lui stesso è la vita e la risurrezione, perché con il suo amore crocifisso ha vinto la morte». Francesco ha spiegato Dio dona a tutti la vita eterna. «La vita che Dio ci prepara non è un semplice abbellimento di quella attuale: essa supera la nostra immaginazione, perché Dio ci stupisce continuamente con il suo amore e con la sua misericordia. Pertanto, ciò che accadrà - ha spiegato il Papa - è proprio il contrario di quanto si aspettavano i sadducei. Non è questa vita a fare da riferimento all’eternità, ma è l’eternità a illuminare e dare speranza alla vita terrena di ciascuno di noi! Se guardiamo solo con occhio umano, siamo portati a dire che il cammino dell’uomo va dalla vita verso la morte».


Gesù invece «capovolge questa prospettiva e afferma che il nostro pellegrinaggio va dalla morte alla vita: la vita piena! Quindi la morte sta dietro, alle spalle, non davanti a noi. Davanti a noi sta il Dio dei viventi, che porta il mio nome, il tuo nome, il nostro nome. Sta la definitiva sconfitta del peccato e della morte, l’inizio di un nuovo tempo di gioia e di luce senza fine».


«L'amore di Dio non è a tempo illimitato - ha aggiunto a braccio il Papa - è per sempre, lui è fedele per sempre e ci aspetta, accompagna ognuno di noi con questa sua fedeltà eterna».


Il Papa ha quindi ricordato che questo pomeriggio, a Paderborn, in Germania, viene proclamata Beata Maria Teresa Bonzel, fondatrice delle Povere Suore Francescane dell’Adorazione Perpetua. Quindi ha pregato per le vittime del tifone. «Desidero assicurare la mia vicinanza alle popolazioni delle Filippine e di quella regione, che sono state colpite da un tremendo tifone. Purtroppo le vittime sono molte e i danni enormi - ha detto Francesco - Preghiamo per questi nostri fratelli e sorelle, e cerchiamo di far giungere ad essi anche il nostro aiuto concreto». Francesco ha chiesto a tutti una preghiera silenziosa, e quindi ha fatto recitare un'«Ave Maria» ai fedeli in piazza San Pietro.


Francesco ha quindi parlato del «settantacinquesimo anniversario della cosiddetta “Notte dei cristalli”: le violenze della notte tra il 9 e il 10 novembre 1938 contro gli ebrei, le sinagoghe, le abitazioni, i negozi segnarono un triste passo verso la tragedia della Shoah. Rinnoviamo la nostra vicinanza e solidarietà al popolo ebraico - ha aggiunto - e preghiamo Dio affinché la memoria del passato, la memoria dei peccati passati, ci aiuti ad essere sempre vigilanti contro ogni forma di odio e di intolleranza».


Infine, Bergoglio ha ricordato la Giornata del Ringraziamento, esprimendo vicinanza
al mondo agricolo, «specialmente ai giovani che hanno scelto di lavorare la terra», incoraggiando «quanti si impegnano perché a nessuno manchi un’alimentazione sana e adeguata».


Fonte: Vatican Insider

Chiese affollate, è l'effetto Bergoglio

La nuova ricerca del sociologo Introvigne: aumentano confessioni e presenze alle messe. Ma Francesco: "Merito del Signore"

ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO

L'effetto Francesco non accenna a diminuire e si consolida. Lo attesta una ricerca del sociologo Massimo Introvigne dalla quale emerge che solo in Italia centinaia di migliaia di persone si sono riavvicinate alla Chiesa grazie alla parola e alla testimonianza del Papa.

Il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, parlando di Bergoglio, osserva: «È quella novità che la gente, tutta, ha colto da subito e che ci sta aiutando molto, anzitutto nel rapporto con i cosiddetti lontani: quanti ritorni alla vita sacramentale, magari dopo decenni!». «Francesco fa breccia soprattutto su coloro che si erano allontanati dalla vita cristiana, che sono entusiasti - conferma a "La Stampa" il vescovo ausiliare dell'Aquila Giovanni D'Ercole - Aumentano le confessioni e le presenze alle messe». Sono tante, tantissime le testimonianze di sacerdoti e religiosi che descrivono quanto sta accadendo.



E che non si tratti di un fenomeno solo italiano lo dimostrano le parole scritte dal cardinale di New York Timothy Dolan sul suo blog: «Se avessi ricevuto un dollaro per ogni newyorkese che mi ha detto quanto ama l'attuale Santo Padre avrei pagato il conto salato dei restauri della cattedrale di St. Patrick!».

A colpire è sono soprattutto le parole sulla misericordia di Dio che «non si stanca mai di perdonare». Ma anche i gesti che accompagnano la predicazione del Pontefice argentino, come quello avvenuto ieri mattina nell'aula delle udienze in Vaticano: Francesco per due ore ha voluto salutare senza alcuna fretta centinaia di malati e disabili assistiti dall'Unitalsi. Li ha abbracciati e confortati uno ad uno, passando tra le barelle e le carrozzine, chinandosi su ciascuno.

È un effetto «massiccio e perfino particolare», spiega Introvigne, direttore del Cesnur (Centro studi sulle nuove religioni), l'autore della ricerca che viene ora pubblicata nel libro «Il segreto di Papa Francesco» (Sugarco, pp. 224, 18 euro). Il volume, uno sguardo sul retroterra argentino del Papa e sui primi mesi del suo magistero, sarà presentato domani sera al Cottolengo di Torino.


Dopo aver effettuato, a un mese dall'elezione di Bergoglio, un primo sondaggio con interviste a molti parroci italiani i quali raccontavano dell'incremento di presenze a messa e in confessionale, Introvigne ha ripetuto l'indagine su un campione più vasto, per verificare se quei risultati rappresentassero soltanto un fenomeno effimero di «effervescenza religiosa», l'effetto di una «luna di miele» mediatica.

La nuova ricerca, effettuata con un campione di 250 sacerdoti e religiosi attesta invece che «l’effetto Francesco» continua ed è confermato dal 50,8% dei sacerdoti e religiosi intervistati. «Il dato rilevante - scrive il sociologo - è che, a distanza di sei mesi dalla prima indagine e di sette mesi dall’inizio del pontificato, il fenomeno dell’effetto Francesco non dà segni di riflusso, anzi si consolida».

«Un effetto riscontrato da oltre metà di un campione - aggiunge lo studioso torinese - è un effetto reale. Possiamo dire che un po’ più della metà dei sacerdoti e religiosi nota nella propria comunità un effetto Francesco, che non svanisce con il passare dei mesi, ma perdura. Se cercassimo di tradurre il dato in termini numerici e su scala nazionale, con riferimento anche solo a metà delle parrocchie e comunità - conclude Introvigne - dovremmo parlare in Italia di centinaia di migliaia di persone che si riavvicinano alla Chiesa accogliendo gli inviti di Papa Francesco. Un effetto massiccio e perfino spettacolare».

Lo scorso luglio, incontrando i vescovi del Brasile, Francesco aveva parlato della necessità di una Chiesa «in grado di far compagnia», che si mette «in cammino con la gente» ed è capace «di scaldare il cuore». E a un parroco romano che gli raccontava dell'incremento di confessioni in seguito al suo messaggio sulla misericordia, il Papa ha risposto: «Io non c'entro, queste sono cose che fa il Signore».

Fonte: Vatican Insider