Un film dolcissimo e commovente nel quale viene ritratta la vera figura di un santo amico dei giovani, portatore della vera fede, donatore della speranza. Zeffirelli, uno dei grandi registi italiani, mette in ogni spettatore la voglia di vivere, di sognare, di essere giovani. Grandi le canzoni di Baglioni che conferma di essere da sempre un grande cantante.
29 ottobre 2013
Lumen fidei
La fede non ci separa dalla realtà, anzi ci consente di coglierne il significato più profondo e di scoprire l’intensità dell’amore di Dio per questo mondo, che orienta incessantemente verso se stesso. È il messaggio centrale della lettera enciclica Lumen fidei, la prima di Papa Francesco, resa pubblica questa mattina, venerdì 5 luglio. Un messaggio che, come scrive il Pontefice stesso nelle prime pagine, riassume alcuni temi cari a Benedetto XVI.L’incontro tra Papa Francesco e Benedetto XVI Si tratta infatti di argomenti che Papa Ratzinger aveva già affrontato nelle encicliche sulla carità e sulla speranza e che aveva approfondito ulteriormente nella prima stesura di quella che avrebbe dovuto essere la sua terza enciclica, quella sulla fede appunto. «Un lavoro prezioso» lo definisce Papa Francesco, per il quale esprime profonda gratitudine al suo predecessore, anche manifestando la volontà di fare suo quel lavoro, aggiungendovi ulteriori contributi. E, come ha notato l’arcivescovo Gerhard Müller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, presentando questa mattina nella Sala Stampa della Santa Sede l’enciclica ai giornalisti, il primo elemento che risalta dalla lettura del testo è che, a parte le inevitabili «differenze di stile, di sensibilità e di accenti» è evidente «la sostanziale continuità del messaggio di Papa Francesco con il magistero di Benedetto XVI». E per una circostanza significativa, nel giorno in cui viene presentata l’enciclica che, in modo del tutto originale, segna proprio la continuità del magistero petrino, Papa Francesco e Benedetto XVI si ritrovano insieme per l’inaugurazione della statua dell’arcangelo san Michele, patrono dello Stato della Città del Vaticano, collocata nel piazzale del Governatorato.
Evidente l’intento dell’enciclica di rispondere innanzitutto a un’obiezione di tanti nostri contemporanei, ai quali la fede appare come una «luce illusoria» che impedisce «all’uomo di coltivare l’audacia del sapere». Poco a poco, però, si è visto che la sola luce della ragione «non riesce a illuminare abbastanza il futuro», che alla fine «resta nella sua oscurità e lascia l’uomo nella paura dell’ignoto». Per questo è necessario recuperare «il significato illuminate della fede».
La strada da percorrere indicata dall’enciclica è quella segnata dall’amore di Dio. «La fede — si legge infatti — è un dono gratuito di Dio che chiede l’umiltà e il coraggio di fidarsi e affidarsi, per vedere il luminoso cammino dell’incontro tra Dio e gli uomini, la storia della salvezza».
Fonte: Osservatore Romano
Intervento spontaneo di un bambino durante le celebrazioni per la giornata della famiglia.
Sale sul palco, si diverte, si siede e poi si aggrappa alla gamba di Papa Francesco come si trattasse di un nonno. È stato dolce e divertente l'intervento spontaneo di un bambino durante le celebrazioni per la giornata della famiglia.
Il Papa: la speranza cristiana è dinamica e dona vita, liberiamoci da comodi clericalismi
La speranza non è ottimismo, ma “un’ardente aspettativa” verso la rivelazione del Figlio di Dio. E’ quanto sottolineato da Papa Francesco nella Messa di stamani alla Casa Santa Marta. Il Papa ha ribadito che i cristiani devono guardarsi da clericalismi e atteggiamenti comodi, perché la speranza cristiana è dinamica e dona vita. Il servizio di Alessandro Gisotti:
Cos’è la speranza per un cristiano? Papa Francesco ha preso spunto dalle parole di San Paolo, nella Prima Lettura, per sottolineare la dimensione unica della speranza cristiana. Non si tratta di ottimismo, ha avvertito, ma di “un’ardente aspettativa” protesa verso la rivelazione del Figlio di Dio. La creazione, ha detto, è “stata sottoposta alla caducità” e il cristiano vive dunque la tensione tra la speranza e la schiavitù. “La speranza – ha detto riecheggiando San Paolo – non delude, è sicura”. Tuttavia, ha riconosciuto, “non è facile capire la speranza”. Alcune volte, ha affermato, “pensiamo che essere persone di speranza sia come essere persone ottimiste”. Ma non è così:
“La speranza non è un ottimismo, non è quella capacità di guardare le cose con buon animo e andare avanti. No, quello è ottimismo, non è speranza. Né la speranza è un atteggiamento positivo davanti alle cose. Quelle persone luminose, positive... Ma questo è buono, eh! Ma non è la speranza. Non è facile capire cosa sia la speranza. Si dice che è la più umile delle tre virtù, perché si nasconde nella vita. La fede si vede, si sente, si sa cosa è. La carità si fa, si sa cosa è. Ma cosa è la speranza? Cosa è questo atteggiamento di speranza? Per avvicinarci un po’, possiamo dire in primo che la speranza è un rischio, è una virtù rischiosa, è una virtù, come dice San Paolo ‘di un’ardente aspettativa verso la rivelazione del Figlio di Dio’. Non è un’illusione”.
Avere speranza, ha soggiunto, è proprio questo: “essere in tensione verso questa rivelazione, verso questa gioia che riempirà la nostra bocca di sorrisi”. San Paolo, ha detto ancora, tiene a sottolineare che la speranza non è ottimismo, “è di più”. E’ “un’altra cosa differente”. I primi cristiani, ha rammentato il Papa, la “dipingevano come un’ancora: la speranza era un’ancora, un’ancora fissa nella riva” dell’Aldilà. E la nostra vita è proprio camminare verso quest’ancora:
“Mi viene a me la domanda: dove siamo ancorati noi, ognuno di noi? Siamo ancorati proprio là nella riva di quell’oceano tanto lontano o siamo ancorati in una laguna artificiale che abbiamo fatto noi, con le nostre regole, i nostri comportamenti, i nostri orari, i nostri clericalismi, i nostri atteggiamenti ecclesiastici, non ecclesiali, eh? Siamo ancorati lì? Tutto comodo, tutto sicuro, eh? Quella non è speranza. Dove è ancorato il mio cuore, là in questa laguna artificiale, con comportamento ineccepibile davvero…”
San Paolo, ha aggiunto, indica poi un’altra icona della speranza, quella del parto. “Siamo in attesa – ha osservato – questo è un parto. E la speranza è in questa dinamica”, di “dare vita”. Ma, ha aggiunto, “la primizia dello Spirito non si vede”. Eppure so che “lo Spirito lavora”. Lavora in noi “come se fosse un granello di senape piccolino, ma dentro è pieno di vita, di forza, che va avanti” fino a diventare albero. Lo Spirito lavora come il lievito. Così, ha aggiunto, “lavora lo Spirito: non si vede, ma c’è. E’ una grazia da chiedere”:
“Una cosa è vivere nella speranza, perché nella speranza siamo salvati e un’altra cosa è vivere come buoni cristiani, non di più. Vivere in attesa della rivelazione o vivere bene con i comandamenti, essere ancorati nella riva di là o parcheggiati nella laguna artificiale. Penso a Maria, una ragazza giovane, quando, dopo che lei ha sentito che era mamma è cambiato il suo atteggiamento e va, aiuta e canta quel cantico di lode. Quando una donna rimane incinta è donna, ma non è mai (solo) donna: è mamma. E la speranza ha qualcosa di questo. Ci cambia l’atteggiamento: siamo noi, ma non siamo noi; siamo noi, cercando là, ancorati là”.
Il Papa ha, quindi, concluso l’omelia rivolgendosi ad un gruppo di sacerdoti messicani presenti alla Messa, in occasione del 25.mo di ordinazione. Chiedete alla Madonna, Madre della speranza, ha detto, che i vostri anni “siano anni di speranza, di vivere come preti di speranza”, “donando speranza”.
Fonte: Radio Vaticana
Fonte: Radio Vaticana
28 ottobre 2013
Francesco benedice la paladina della libertà.
Aung San Suu Kyi ricevuta dal pontefice in una udienza molto cordiale e intensa.
GIACOMO GALEAZZI
CITTÀ DEL VATICANO
Così lontani, così vicini.Francesco ha ricevuto in udienza nella sala della Biblioteca, alla seconda loggia del Palazzo Apostolico il premio Nobel per la Pace, la birmana Aung San Suu Kyi, che ieri in Campidoglio è stata insignita della cittadinanza onoraria di Roma.
Una "sintonia fondamentale" è emersa nel faccia a faccia su temi che sono a cuore al Pontefice come "la cultura dell'incontro", evidenzia il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi commentando il "cordialissimo incontro" di oggi nel Palazzo Apostolico tra il Pontefice e la premio Nobel, definita da padre Lombardi "figura di grandissima autorevolezza e significato" .
L'udienza papale alla leader della democrazia birmana e icona dei diritti umani rappresenta un evento storico che potrà avere delle conseguenze notevoli sul piano politico, religioso e culturale, anche se non immediate. Secondo la leader dell'opposizione birmana, senza modifiche alla Costituzione, le elezioni presidenziali del 2015 in Myanmar non saranno democratiche, giuste e rappresentative. Nel 2015 il Myanmar si recherà alle urne per le elezioni parlamentari; il voto rinnoverà per intero le Camere, chiamate poi a eleggere il nuovo capo di Stato.
Dopo decenni di dittatura militare, nel 2011 il Paese ha celebrato le prime elezioni (in parte) libere della storia recente, con un turno suppletivo nel 2012 che ha sancito l'ingresso della leader della Lega nazionale per la democrazia - che ha trascorso 15 degli ultimi 22 anni agli arresti domiciliari per ordine della giunta - in Parlamento. Aung San Suu Kyi ha dichiarato di voler correre per la carica più alta del Paese.
Tuttavia, è necessaria una modifica della Costituzione (approvata dai militari nel 2008 con un voto farsa, in piena emergenza causata dal ciclone Nargis) che, ad oggi, contiene una norma contra personam che impedisce di fatto alla leader democratica di essere eletta. La legge incriminata prevede che non possano essere eletti cittadini sposati o con figli di nazionalità straniera, sottolinea l'agenzia del Pime, AsiaNews.
I due figli della donna sono di nazionalità britannica, così come il loro padre Michael Aris morto per malattia nel 1999. "Ogni Paese, non solo il mio, ha bisogno di pace. La pace nasce dal cuore e per raggiungerla bisogna sradicare la fonte dell'odio che è la paura", spiega Aung San Suu Kyi, che dopo l'udienza con Bergoglio incontrerà il capo dello Stato, Napolitano, e del governo, Letta.
Fonte: Vatican Insider
Il Papa: Gesù continua a pregare per noi anche oggi mostrando al Padre le sue piaghe
Gesù continua a pregare e a intercedere per noi, mostrando al Padre il prezzo della nostra salvezza: le sue piaghe. E' quanto ha detto Papa Francesco durante la Messa a Santa Marta nel giorno in cui la Chiesa celebra i Santi Simone e Giuda Taddeo, Apostoli.
Il servizio di Sergio Centofanti:
Al centro dell’omelia è stato il brano del Vangelo in cui Gesù passa tutta la notte pregando il Padre prima di scegliere i dodici Apostoli: "Gesù sistema la sua squadra" – sottolinea il Papa – e subito dopo è attorniato da una grande moltitudine di gente "venuta per ascoltarlo ed essere guarita" perché "da Lui usciva una forza che guariva tutti". Sono i "tre rapporti di Gesù" – osserva Papa Francesco – "Gesù con il Padre, Gesù con i suoi Apostoli e Gesù con la gente". Gesù pregava il Padre per gli Apostoli e per la gente. Ma ancora oggi prega:
"E’ l’intercessore, quello che prega, e prega Dio con noi e davanti a noi. Gesù ci ha salvati, ha fatto questa grande preghiera, il suo sacrificio, la sua vita, per salvarci, per giustificarci: siamo giusti grazie a Lui. Adesso se n’è andato, e prega. Ma, Gesù è uno spirito? Gesù non è uno spirito! Gesù è una persona, è un uomo, con carne come la nostra, ma in gloria. Gesù ha le piaghe sulle mani, sui piedi, sul fianco e quando prega fa vedere al Padre questo prezzo della giustificazione, e prega per noi, come se dicesse: ‘Ma, Padre, che non si perda, questo!’".
Gesù "ha la testa delle nostre preghiere" perché "è il primo a pregare" e come "nostro fratello" e "uomo come noi" intercede per noi:
"In un primo tempo, Lui ha fatto la redenzione, ci ha giustificato tutti; ma adesso, cosa fa? Intercede, prega per noi. Io penso cosa avrà sentito Pietro quando lo ha rinnegato e poi Gesù ha guardato e ha pianto. Ha sentito che quello che Gesù aveva detto era vero: aveva pregato per lui, e per questo poteva piangere, poteva pentirsi. Tante volte, tra noi, ci diciamo: ‘Ma, prega per me, eh?, ne ho bisogno, ho tanti problemi, tante cose: prega per me’. E quello è buono, eh?, perché noi fratelli dobbiamo pregare gli uni per gli altri".
Il Papa esorta a chiedere: "Prega per me, Signore: Tu sei l’intercessore":
"Lui prega per me; Lui prega per tutti noi e prega coraggiosamente perché fa vedere al Padre il prezzo della nostra giustizia: le sue piaghe. Pensiamo tanto a questo, e ringraziamo il Signore. Ringraziamo per avere un fratello che prega con noi, e prega per noi, intercede per noi. E parliamo con Gesù, diciamogli: ‘Signore, Tu sei l’intercessore, Tu mi hai salvato, mi hai giustificato. Ma adesso, prega per me’. E affidare i nostri problemi, la nostra vita, tante cose, a Lui, perché Lui lo porti dal Padre".
Fonte: Radio Vaticana
Iscriviti a:
Post (Atom)







