27 ottobre 2013

Papa Francesco: «Chiesa vicina ai coniugi in crisi e a quelli separati»

«La comunità-famiglia» che «non è la somma delle persone che la costituiscono» ma «il centro naturale della vita umana» «chiede di essere riconosciuta come tale, tanto più oggi, quando prevale la tutela dei diritti individuali». Lo ha detto il Papa ricevendo i partecipanti alla XXI plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia.

«Proponiamo a tutti, con rispetto e coraggio, la bellezza del matrimonio e della famiglia illuminati dal Vangelo», «per questo ci avviciniamo con attenzione e affetto alle famiglie in difficoltà», «per tanti motivi sofferenti», «ai coniugi in crisi e a quelli ormai separati. A tutte vogliamo stare vicino», sostiene papa Bergoglio il quale sottolinea che «la famiglia si fonda sul matrimonio. Attraverso un atto d'amore libero e fedele, gli sposi cristiani testimoniano che il matrimonio, in quanto sacramento, è la base su cui si fonda la famiglia e rende più solida l'unione dei coniugi e il loro reciproco donarsi». 



«La buona notizia della famiglia è una parte molto importante dell'evangelizzazione, che i cristiani possono comunicare a tutti, con la testimonianza della vita - ha raccomandato Francesco - ; e già lo fanno, questo è evidente nelle società secolarizzate: le famiglie veramente cristiane si riconoscono dalla fedeltà, dalla pazienza, dall'apertura alla vita, dal rispetto degli anziani. Il segreto di tutto questo è la presenza di Gesù nella famiglia. Proponiamo dunque a tutti, con rispetto e coraggio, la bellezza del matrimonio e della famiglia illuminati dal Vangelo».

«La famiglia è una comunità di vita che ha una sua consistenza autonoma. Come ha scritto il Beato Giovanni Paolo II nell'Esortazione apostolica Familiaris consortio», ha ricordato Bergoglio. «È fatta - ha spiegato - di volti, di persone che amano, dialogano, si sacrificano per gli altri e difendono la vita, soprattutto quella più fragile, più debole. Si potrebbe dire, senza esagerare, che la famiglia è il motore del mondo e della storia». «Ciascuno di noi - ha quindi proseguito - costruisce la propria personalità in famiglia, crescendo con la mamma e il papà, i fratelli e le sorelle, respirando il calore della casa. La famiglia è il luogo dove riceviamo il nome, è il luogo degli affetti, lo spazio dell'intimità, dove si apprende l'arte del dialogo e della comunicazione interpersonale. Nella famiglia la persona prende coscienza della propria dignità e, specialmente se l'educazione è cristiana, riconosce la dignità di ogni singola persona, in modo particolare di quella malata, debole, emarginata». «Tutto questo - ha soggiunto - è la comunità-famiglia, che chiede di essere riconosciuta come tale, tanto più oggi, quando prevale la tutela dei diritti individuali». Salutando i partecipanti Francesco ha quindi ringraziato la plenaria per il contributo che potrà dare in vista del Sinodo straordinario dei vescovi che sarà dedicato, l'ottobre del prossimo anno, alla famiglia.

Fonte: Il Messaggero

Papa Francesco alle famiglie di tutto il mondo: rimanete sempre unite a Gesù. La cultura del provvisorio ci taglia la vita a pezzi

Gli sposi “pregano insieme e con la comunità” perché “hanno bisogno dell’aiuto di Gesù” “per accogliersi l’un l’altro ogni giorno, e perdonarsi ogni giorno”. Lo ha ricordato Papa Francesco nel discorso alle migliaia di famiglie provenienti da oltre 70 paesi del mondo, che oggi pomeriggio hanno affollato piazza San Pietro per il Pellegrinaggio alla tomba di San Pietro nell’Anno della fede. In tutto circa 100mila i presenti fra genitori, bambini e nonni. Durante l’incontro anche la Professione di Fede. Domani la Messa presieduta dal Papa nella Giornata della Famiglia. Il servizio di Debora Donnini:  

Questa piazza “vi abbraccia: siamo un solo popolo, con un’anima sola, convocati dal Signore che ci ama e ci sostiene”. Papa Francesco rivolge le sue parole piene di calore ad una piazza san Pietro colorata da una distesa di palloncini, festante, gremita da migliaia di famiglie: neonati in carrozzina, bambini di ogni età, genitori, nonni, ci sono anche bisnonni, riuniti per ascoltare le parole del Papa e per la Professione di Fede. Papa Francesco arriva sul Sagrato mano nella mano con dieci bambini e subito scherza con loro affettuosamente, chiedendogli se sanno farsi il segno della Croce. “Famiglia, vivi la gioia della fede” è il tema del Pellegrinaggio e il Papa si sofferma proprio sul modo in cui sperimentare questa gioia nella famiglia, oggi. Papa Francesco conosce le difficoltà che le famiglie vivono. “La vita spesso è faticosa”, “lavorare è fatica”, “ma – ricorda il Papa – quello che pesa di più nella vita è la mancanza di amore”; “pesano certi silenzi, a volte anche in famiglia, fra marito e moglie, fra genitori e figli”. Il Papa pensa anche agli anziani soli e alle famiglie che non sono aiutate a sostenere chi in casa ha bisogno di cure speciali. A tutte le famiglie Papa Francesco ricorda le parole di Gesù: “Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi”. “Il Signore conosce le nostre fatiche" e i pesi della nostra vita, dice, ma anche il nostro profondo desiderio di trovare la gioia del ristoro:

“Gesù ha detto: 'La vostra gioia sia piena'. Gesù vuole che la nostra gioia sia piena! Lo ha detto agli apostoli e lo ripete oggi a noi. Allora questa è la prima cosa che stasera voglio condividere con voi, ed è una parola di Gesù: Venite a me, famiglie di tutto il mondo - dice Gesù - e io vi darò ristoro, affinché la vostra gioia sia piena. E questa Parola di Gesù portatela a casa, portatela nel cuore, condividetela in famiglia. Ci invita ad andare da Lui per darci, per darvi e per darci a tutti la gioia”.

Papa Francesco si rifà poi al Rito del Matrimonio dove ci si promette di essere fedeli sempre “nella gioia e nel dolore”. “Come Abramo” gli sposi si mettono in cammino insieme e il Papa ricorda che proprio questo è il matrimonio: “partire e camminare insieme, mano nella mano, affidandosi alla grande mano del Signore”:

“Mano nella mano, sempre e per tutta la vita! E non fare caso a questa cultura del provvisorio, che ci taglia la vita a pezzi! Con questa fiducia nella fedeltà di Dio si affronta tutto, senza paura, con responsabilità”.



Il Papa ricorda quindi che gli sposi cristiani non sono ingenui, conoscono i problemi e i pericoli della vita. Ma non hanno paura di assumersi la loro responsabilità, davanti a Dio e alla società. Senza scappare, senza isolarsi, senza rinunciare alla missione di formare una famiglia e di mettere al mondo dei figli e “i cristiani - sottolinea - si sposano nel Sacramento perché sono consapevoli di averne bisogno!”. Papa Francesco ribadisce, quindi, quanto sia importante per gli sposi pregare insieme:

“E nel loro Matrimonio pregano insieme e con la comunità. Perché? Perché si usa fare così? No! Lo fanno perché ne hanno bisogno, per il lungo viaggio che devono fare insieme: un lungo viaggio che non è a pezzi, dura tutta la vita! E hanno bisogno dell’aiuto di Gesù, per camminare insieme con fiducia, per accogliersi l’un l’altro ogni giorno, e perdonarsi ogni giorno! E questo è importante, eh! Nelle famiglie saper perdonarsi”.

Poi ripete le tre parole-chiave che servono per portare avanti una famiglia: permesso, grazie e scusa:

“Ma sentite questo consiglio: non finire la giornata senza fare la pace. La pace si rifà ogni giorno in famiglia! Senza chiedersi scusa: “scusatemi” ecco e si rincomincia di nuovo. Permesso, grazie, scusa! Lo diciamo insieme? Permesso, grazie e scusa! Facciamo queste tre parole in famiglia! Perdonarsi ogni giorno!”

Sono tanti i momenti belli in famiglia: il pranzo insieme, l’uscita nel parco o in campagna, la visita ai nonni “ma – sottolinea il Papa – se manca l’amore manca la gioia, manca la festa, e l’amore ce lo dona sempre Gesù: Lui è la fonte inesauribile, e si dona a noi nell’Eucaristia”. E lì Lui “ci dà la sua Parola e il Pane della vita, perché la nostra gioia sia piena”. Quindi il Papa si sofferma sull’icona presente, che raffigura la Presentazione di Gesù al Tempio, dove si intrecciano tre generazioni: Simeone e Anna, i due anziani, rappresentano “la fede come memoria” e il Papa invita ad ascolatare i nonni che sono la saggezza di un popolo; Maria e Giuseppe sono la famiglia santificata dalla presenza di Gesù. “Rimanete sempre unite a Gesù – conclude - e portatelo a tutti con la vostra testimonianza”. E dopo la Professione di Fede, Papa Francesco saluta le famiglie durante il giro con la jeep scoperta in piazza San Pietro.
Ad intervenire durante l’incontro anche mons. Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, che ricorda come nella piazza si senta davvero la gioia della fede. “E’ il miracolo della fede che sposta le montagne di egoismo e di solitudine – dice – e ci rende costruttori di famiglie e figli di quella grande famiglia che è la Chiesa”. Mons. Paglia sottolinea anche l’importanza che le famiglie non siano sole ma si leghino fra loro in una rete di solidarietà e in particolare si rivolge alle famiglie siriane: “vi siamo vicini – afferma – vi abbracciamo forte come questa piazza abbraccia noi!”.

Prima, fin dal primo pomeriggio, alcune testimonianze su come la fede aiuti a superare le crisi e ad aprirsi all’accoglienza si sono alternate a momenti di musica. Tra queste una famiglia di Lampedusa che ha aiutato e accolto gli immigrati sbarcati sull’isola e una famiglia fuggita dalla Siria. E ancora testimonianze di famiglie in missione. Toccante anche l’esperienza della famiglia Pandolfi con 4 figli. Negli anni hanno anche accolto numerosi minori in difficoltà come la piccola Chiara che ora ha nove anni e non può vedere, sentire, parlare, muovere gli arti e oggi è in affidamento. L’abbiamo subito amata, dice Delfina:

“E’ vero che dipende in tutto e per tutto da noi, ma è diventata il motore di tutta la famiglia, perché è lei che dà a noi la forza per impegnarci a donare la nostra vita agli altri. Gaetano ed io amiamo Chiara come ciascuno dei nostri figli biologici che, in certo senso, sono anch’essi in affido perché ci sono stati affidati da Dio. Ognuno di loro ha un posto privilegiato nel nostro cuore e insieme a loro ci sentiamo figli dell’unico Padre, che è Dio”.

Durante l’incontro si sono poi potute aiutare proprio le famiglie della Siria con un sms solidale al numero 45594, grazie ad un progetto promosso dalla Caritas e dal Pontifico Consiglio per la Famiglia. Ad accompagnare l’evento, diversi gruppi musicali come il gruppo Gospel degli Hope Singer e il Piccolo Coro Antoniano. Insomma, una grande momento di festa e preghiera dove si è testimoniato che il Signore aiuta a superare le difficoltà, dà gioia e trasforma anche la sofferenza in amore.

Fonte Radio Vaticana

26 ottobre 2013

Summit con il Papa per Siria e Medio oriente

Si svolgerà il 21 novembre in Vaticano un “summit” per la Siria, l’Irak e il Medio Oriente alla presenza di Papa Francesco,  dei  patriarchi e degli arcivescovi maggiori delle Chiese orientali. Ne ha dato notizia il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, nella prolusione per l’apertura dell’anno accademico 2013-2014 del Pontificio Istituto Orientale, sabato mattina, 26 ottobre. L’incontro è stato organizzato nel quadro della plenaria del dicastero che si terrà dal 19 al 22 novembre e avrà come tema generale per la  discussione  «Le Chiese Orientali cattoliche a 50 anni dal concilio ecumenico Vaticano II». Sarà comunque un’occasione per riflettere sulle reali possibilità di  pace in Siria, Terra Santa e Medio Oriente, e di elevare una preghiera  collegiale per i cristiani di quei Paesi martoriati.



Il cardinale ha ricordato che l’incontro del 21 novembre con Papa Francesco con «i capi e padri delle Chiese orientali» si ricollega idealmente a quello analogo del 2009 promosso da Benedetto XVI, al quale è andato il ringraziamento «per l’amicizia paterna e la considerazione tanto profonda che egli ha sempre riservato all’Oriente cristiano e in particolare alle Chiese orientali cattoliche».

Considerazione e amicizia che animeranno anche la plenaria del dicastero, durante la quale ampio spazio avranno la liturgia e la formazione. L’intento di attribuire particolare attenzione alla liturgia è quello di «favorire l’applicazione delle norme codiciali in campo liturgico».  Nella plenaria, riguardo all’attività del dicastero verrà poi trattato il tema della formazione, «intendendola rivolta a tutte le componenti del Popolo di Dio, e perciò sempre di più ai laici».

Fonte: Osservatore Romano

Argentina «sì ma non prima del 2016» e «visiterò insieme anche Cile e Uruguay».

Lo ha confidato Papa Francesco ad un gruppo di ex studenti del Collegio dei Gesuiti di Montevideo, in Uruguay,  della classe 1957, ricevuti in udienza questa mattina, 26 ottobre, nella Sala dei Papi. Si è trattato di un incontro molto affabile, quasi familiare. 



Il Papa ha ritrovato vecchi amici di studi: Alberto Brusa e Javier Huici con i quali ha compiuto gli studi nel collegio Sant’Ignacio de Loyola, a Santiago del Cile, negli anni 1959-60.  Gli hanno donato tra l’altro una stola con la raffigurazione della Vergine dei trentatré,  un libro di José Donoso Phillips, gesuita, ex professore di Papa Bergoglio, e un volume sulla tratta delle persone e un gran numero di lettere inviategli dai bambini di Montevideo.

Il Papa li ha salutati  con brevi espressioni in spagnolo chiedendo infine di pregare per lui e per i suoi collaboratori perchè “Qui – ha detto – c'è buona gente, è una bella compagnia e tutti lavoriamo insieme”

Fonte: Osservatore Romano.

Premio Ratzinger. Il Papa: Benedetto XVI ha fatto teologia "in ginocchio", i suoi libri risvegliano la fede.

I libri su Gesù scritti da Benedetto XVI hanno permesso di scoprire o di rafforzare la fede in molte persone e hanno aperto una nuova stagione di studi sui Vangeli. È la considerazione centrale espressa stamattina da Papa Francesco, che ha insignito due teologi – un britannico e un tedesco – del “Premio Ratzinger”, giunto alla terza edizione e promosso dalla Fondazione vaticana "Joseph Ratzinger-Benedetto XVI".



Hanno fatto del bene a tanti, questo è indubbio, che fossero studiosi o gente semplice, vicini o lontani da Cristo. Questo è il risultato prodotto dai tre libri su Gesù di Nazaret, scritti da Benedetto XVI tra il 2007 e il 2012, e in generale il bene operato dalla sua sapienza teologica, frutto di preghiera prima che di impegno intellettuale. Papa Francesco lo ha riconosciuto e celebrato pubblicamente nel giorno e nel contesto più appropriati, al cospetto dei due teologi – il britannico Richard Burridge e il tedesco Christian Schaller – che hanno ricevuto dalle mani di Papa Francesco il Premio intitolato al Papa emerito. Ma la consegna del cosiddetto “Nobel della teologia – come viene considerato il Premio Ratzinger dalla sua istituzione, nel 2010 – ha fornito a Papa Francesco soprattutto l’occasione per una riflessione personale sul valore della trilogia scritta da Benedetto XVI-Joseph Ratzinger. Ricordando lo stupore di alcuni di fronte a testi che non erano propri del magistero ordinario, Papa Francesco ha osservato:

"Certamente Papa Benedetto si era posto questo problema, ma anche in quel caso, come sempre, lui ha seguito la voce del Signore nella sua coscienza illuminata. Con quei libri lui non ha fatto magistero in senso proprio, e non ha fatto uno studio accademico. Lui ha fatto dono alla Chiesa e a tutti gli uomini di ciò che aveva di più prezioso: la sua conoscenza di Gesù, frutto di anni e anni di studio, di confronto teologico e di preghiera – perché Benedetto XVI faceva teologia in ginocchio, e tutti lo sappiamo – e questa l’ha messa a disposizione nella forma più accessibile”.

“Nessuno può misurare quanto bene ha fatto con questo dono; solo il Signore lo sa”. E tuttavia, ha soggiunto Papa Francesco:

“Tutti noi ne abbiamo una certa percezione, per aver sentito tante persone che grazie ai libri su Gesù di Nazaret hanno nutrito la loro fede, l’hanno approfondita, o addirittura si sono accostati per la prima volta a Cristo in modo adulto, coniugando le esigenze della ragione con la ricerca del volto di Dio”.

E non solo il cuore alla ricerca o alla riscoperta di Gesù è stato toccato dalle parole del Papa emerito. Anche la mente di tanti studiosi – ha riconosciuto Papa Francesco – ha ricevuto nuova linfa:

“L’opera di Benedetto XVI ha stimolato una nuova stagione di studi sui Vangeli tra storia e cristologia, e in questo ambito si pone anche il vostro Simposio, di cui mi congratulo con gli organizzatori e i relatori”.

Con i vincitori del Premio Ratzinger 2013, Papa Francesco si è congratulato anche a nome di Benedetto XVI – con il quale ha detto di essersi incontrato "quattro giorni fa" – e li ha salutati con questo augurio: “Il Signore benedica sempre voi e il vostro lavoro al servizio del suo Regno”.

Fonte: Radio Vaticana

Il Papa: le famiglie cristiane siano comunità d'amore, genitori giocate con i vostri figli!

Le famiglie cristiane si riconoscono dalla fedeltà, dalla testimonianza e dall’apertura alla vita. E’ quanto affermato da Papa Francesco nell’udienza di stamani al Pontificio Consiglio per la Famiglia, in occasione della plenaria del dicastero. Il Pontefice ha messo l’accento sulla dimensione comunitaria della famiglia, che va valorizzata in un tempo che vede il prevalere dei diritti individuali. L’indirizzo d’omaggio al Papa è stato rivolto dal presidente del dicastero per la famiglia, mons. Vincenzo Paglia.

Una “comunità” dove “si impara ad amare”, fatta di volti e persone “che dialogano, si sacrificano per gli altri e difendono la vita”, specie “quella più fragile”. Papa Francesco tratteggia così l’unicità della famiglia che, aggiunge, si potrebbe definire “senza esagerare”, “il motore del mondo e della storia”. La famiglia, ha proseguito, è il luogo dove “la persona prende coscienza della propria dignità” e, “se l’educazione è cristiana”, riconosce “la dignità di ogni persona, in modo particolare di quella malata, debole, emarginata”:



“Tutto questo è la comunità-famiglia, che chiede di essere riconosciuta come tale, tanto più oggi, quando prevale la tutela dei diritti individuali. Eh, dobbiamo difendere il diritto di questa comunità: la famiglia! Per questo avete fatto bene a porre una particolare attenzione alla Carta dei Diritti della Famiglia, presentata proprio trent’anni or sono, il 22 ottobre 1983”.

La famiglia, ha proseguito, si fonda sul matrimonio. Ed ha sottolineato che “gli sposi cristiani testimoniano che il matrimonio, in quanto sacramento, è la base su cui si fonda la famiglia”:
“Il matrimonio è come se fosse un primo sacramento dell’umano, ove la persona scopre se stessa, si auto-comprende in relazione agli altri e in relazione all’amore che è capace di ricevere e di dare. L’amore sponsale e familiare rivela anche chiaramente la vocazione della persona ad amare in modo unico e per sempre, e che le prove, i sacrifici e le crisi della coppia come della stessa famiglia rappresentano dei passaggi per crescere nel bene, nella verità e nella bellezza”.

Nel matrimonio, ha osservato, “ci si dona completamente senza calcoli né riserve, condividendo tutto, doni e rinunce”, sempre confidando nella Provvidenza di Dio. E’ questa, ha detto, l’esperienza che “i giovani possono imparare dai genitori e dai nonni”. Si tratta, ha soggiunto, di “un’esperienza di fede in Dio e di fiducia reciproca” ma anche di santità, perché “la santità suppone il donarsi con fedeltà e sacrificio ogni giorno della vita”. Certo, ha riconosciuto, “ci sono problemi nel matrimonio”, “diversi punti di vista, gelosie” e si litiga anche:
“Ma dire ai giovani sposi che mai finiscano la giornata senza fare la pace fra loro! Il Sacramento del matrimonio viene rinnovato in questo atto di pace dopo una discussione, un malinteso, una gelosia nascosta, anche un peccato. Fare la pace, che dà unità alla famiglia. Ma questo dirlo ai giovani, alle giovani coppie che non è facile andare su questa strada, ma è tanto bella questa strada. Tanto bella! Dirlo!”.



Il Papa ha quindi messo l’accento su due fasi della vita familiare: “l’infanzia e la vecchiaia”. Ed ha confidato che quando confessa un adulto sposato sempre gli domanda dei figli:
“'Mi dica signore o signora, lei gioca con i suoi figli?'… 'Come Padre?'. 'Lei perde il tempo con i suoi figli, lei gioca con i suoi figli?'. 'Ma, sa, quando io esco da casa al mattino – mi dice l’uomo – ancora dormono e quando torno sono a letto'. Anche la gratuità, quella gratuità del papà e della mamma con i figli. E’ tanto importante perdere il tempo con i figli, giocare con i figli!".
“Una società che abbandona i bambini e che emargina gli anziani – è stato il suo monito – recide le sue radici e oscura il suo futuro”:
“Voi fate la valutazione su questa nostra cultura oggi, con questo: ogni volta che un bambino è abbandonato e un anziano emarginato, si compie non solo un atto di ingiustizia, ma si sancisce anche il fallimento di quella società. Prendersi cura dei piccoli e degli anziani è una scelta di civiltà”.
La Chiesa che si prende cura dei bambini e degli anziani, ha evidenziato, “diventa la madre delle generazioni dei credenti” e al tempo stesso “serve la società umana” aiutandola a “riscoprire la paternità e la maternità di Dio”. La “buona notizia” della famiglia, ha proseguito, “è una parte molto importante dell’evangelizzazione, che i cristiani possono comunicare a tutti”. Comunicarlo, ha osservato, soprattutto “con la testimonianza della vita” specie “nelle società secolarizzate”. “Le famiglie veramente cristiane – ha osservato – si riconoscono dalla fedeltà, dalla pazienza, dall’apertura alla vita, dal rispetto degli anziani”:
“Il segreto di tutto questo è la presenza di Gesù nella famiglia. Proponiamo dunque a tutti, con rispetto e coraggio, la bellezza del matrimonio e della famiglia illuminati dal Vangelo! E per questo ci avviciniamo con attenzione e affetto alle famiglie in difficoltà, a quelle che sono costrette a lasciare la loro terra, che sono spezzate, che non hanno casa o lavoro, o per tanti motivi sono sofferenti; ai coniugi in crisi e a quelli ormai separati. A tutte vogliamo stare vicino con l’annunzio di questo Vangelo della famiglia, di questa bellezza della famiglia”.

Fonte: Radio Vaticana