Papa Francesco all'Olimpico di Roma tra 52mila aderenti al Rinnovamento nello Spirito:
«Si scartano gli anziani che sono la saggezza della Chiesa»
GIACOMO GALEAZZI
ROMA
Scoppia un boato nello stadio quando il Papa scherza: "All'inizio credevo che Rinnovamento fosse scuola di samba". Poi avverte: "Nella Chiesa quando uno si crede importante, inizia la peste". Infine si inginocchia mentre, al termine del discorso, i fedeli pregano invocando su di lui la benedizione del Signore, come lo stesso Bergoglio aveva chiesto appena eletto, il 13 marzo del 2013 nel primo contatto con la folla dalla Loggia di San Pietro.
«Qui manca uno, forse il più importante: i nonni che sono l'assicurazione della nostra fede». Papa Francesco ha «spiazzato» con queste parole gli organizzatori della Convocazione del Rinnovamento nello Spirito (Rns), che avevano previsto solo quattro testimonianze per l'incontro di oggi allo stadio Olimpico: un sacerdote, un giovane, una coppia di sposi e una disabile.
«Gli anziani come il buon vino hanno la libertà dallo Spirito Santo», ha affermato il Papa ricordando la presentazione di Gesù al Tempio, dove venne accolto da due anziani, Simeone e la profetessa Anna. «Gli anziani che tante volte noi scartiamo sono - ha detto il Papa - la saggezza della Chiesa. E quella nonnina Anna ha canonizzato “le chiacchiere” perché invece di fare pettegolezzi andava da una parte all'altra a dire che era arrivato il Salvatore. Le nonne e i nonni sono la nostra saggezza e forza». «Il Signore - ha invocato Francesco - ci dia sempre anziani che ci diano la memoria e la saggezza della Chiesa, e il senso della gioia con cui Simeone e Anna salutavano le promesse da lontano».
Ai mille sacerdoti chiede «vicinanza al popolo e a Dio». «Signore - ha pregato il Papa davanti ai 52mila convocati da Rinnovamento nello Spirito allo stadio Olimpico - guarda il tuo popolo in attesa dello Spirito Santo, guarda i giovani, guarda le famiglie, guarda i bambini, guarda gli ammalati, guarda i sacerdoti, i consacrati le consacrate guarda noi vescovi, guarda tutti, e concedi a noi quella santa ubriachezza, quella dello Spirito, quella che ci fa parlare tutte le lingue, le lingue della carità, sempre vicino ai fratelli e sorelle che hanno bisogno di noi. Insegnaci a non lottare fra di noi per avere un pezzo in più di potere, ad essere umili, ad amare più la Chiesa che il nostro partito, a ricevere lo Spirito, invia Signore il tuo Spirito su di noi».
Dopo aver ricordato le sue messe a Buenos Aires con Rns, il Papa ha detto: «Grazie, con voi mi sento a casa». «Gli sposi sono peccatori come tutti, ma vogliono andare avanti nell'amore con la sua fecondità. Vanno avanti nella fede con i figli». Papa Francesco ha risposto così alla testimonianza di una giovane sposa, che lo ha salutato a nome delle famiglie. «Preghiamo il Signore - ha detto - perché protegga la famiglia nella crisi con la quale il diavolo vuole distruggerla». «Le famiglie sono la chiesa domestica dove Gesù cresce nell'amore dei coniugi, nella vita dei figli. Per questo - ha spiegato Francesco - il nemico attacca tanto la famiglia. Il demonio non la vuole e cerca di distruggerla. E cerca che l'amore non sia lì».
Il Pontefice ha percorso a piedi un tratto del prato dello stadio Olimpico per raggiungere il palco, che è lo stesso del concerto tenuto ieri da Ligabue. Lo accompagnavano il presidente del Rns, Salvatore Martinez, e il reggente della Casa Pontificia, padre Leonardo Sapienza. Mentre alcuni delegati che erano ai lati del percorso lasciato per il Papa hanno potuto stringergli la mano, dagli spalti sono iniziate le ole e i canti, mentre molti gridavano: «Francesco!». Allora Martinez, nel breve saluto rivolto al Pontefice ha ricordato che Francesco desidera si scandisca il nome di «Gesù» e non il suo.
Lo stesso Martinez ha intonato in spagnolo il canto «Gesù, Signore» al quale si è unito anche Francesco. «Santo Padre - ha poi ripreso il presidente di RnS - è evidente che oggi qui non c'è la squadra della Roma né quella della Lazio, il nostro allenatore è lo Spirito Santo e il capitano è lei che ci suggerisce una strategia di gioco: se Gesù scende in campo si vince. E vincono tutti, i malati, per primi». «Lei - ha detto Martinez al Papa - ha mantenuto la parola, quando le abbiamo detto che dopo trentasei anni volevamo spostare da Rimini a Roma la nostra Convocazione e ci ha detto: “Io vengo”. Ma mantenere la parola per noi è stato chiedere un miracolo d'amore: milletrecento volontari hanno lavorato per allestire lo Stadio questa notte». Davanti alla gioia scoppiata nello Stadio a queste parole, Martinez ha poi commentato: «Il dono ci supera, Santo Padre. Ma il dono grande è l'unità che sarà il segno della nostra credibilità. Siamo nati con Paolo VI, cresciuti e maturati con Giovanni Paolo II e ora siamo con lei. La Pentecoste non è un numero rosso sul calendario. Questo è un cenacolo a cielo aperto. Preghi per noi e su di noi».
Sul prato, ci sono diversi cardinali (tra i quali Comastri, Vallini, De Giorgi e Rylko) e vescovi (tra i quali Gaenswein, Fisichella e D'Ercole). «A voi sacerdoti», raccomanda Papa Bergoglio, «mi viene di dire una sola parola: vicinanza. Vicinanza a Gesù Cristo nella preghiera e nell'adorazione. Vicini al Signore, e vicinanza alla gente, al popolo di Dio che è stato affidato a voi».
Infine l'appello: «Cercate l'unità del Rinnovamento, unità che viene dalla Trinità, e aspetto tutti voi carismatici del mondo per celebrare insieme al Papa il vostro grande giubileo, alla Pentecoste del 2017, nella piazza di San Pietro». Un richiamo ai fondamenti del movimento, tracciati «dal cardinale Suenens, un grande del Concilio, e dal vescovo Helder Camara».
Fonte: Vatican Insider


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