Ieri in udienza da Francesco con altri rabbini argentini, oggi pranzo a Santa Marta, a maggio insieme in Terra Santa.
IACOPO SCARAMUZZI
CITTÀ DEL VATICANO
Dei dettagli del viaggio che compiranno a maggio a Gerusalemme, insieme, non hanno parlato oggi. Ne parleranno "domani a pranzo", nella casa Santa Marta, dove il Papa risiede. Il rabbino argentino Abraham Skorka, filone “conservative” dell'ebraismo diverso dalla mainstream ortodossa di Israele, oggi ha però già incontrato Jorge Mario Bergoglio, sua amico di lunga data. Lo ha fatto in un'udienza che il Pontefice ha concesso ad un gruppo di rabbini argentini: "Molti conoscevano già Bergoglio, oggi lo hanno visto vestito di bianco...".
Occasione per confrontarsi sui problemi dell'umanità, e più particolarmente dell'Argentina, della violenza di genere, delle barriere esistenti tra gruppi sociali, del dialogo interreligioso. Ma anche per "scherzare", "chiacchierare". E "cantare": i rabbini hanno cantato per il Papa un canto tradizionale ebraico, che mette in musica un versetto dei Salmi, “ecco quanto è bello e quanto è soave, che i fratelli abitino insieme!”. A raccontare dell'incontro, avvenuto sempre a casa Santa Marta e non nel palazzo apostolico, lo stesso Skorka, che in serata ha tenuto una conferenza alla Pontificia Università Gregoriana dei Gesuiti, a Roma, assieme al cardinale Kurt Koch, presidente della pontificia commissione per i Rapporti religiosi con l'ebraismo. Titolo: "Il dialogo Ebraico-Cattolico a cinquant'anni dalla Nostra Aetate. Una prospettiva latino-americana".
Skorka, rettore del seminario rabbinico latinoamericano di Buenos Aires e co-autore con Papa Francesco del libro "Il cielo e la terra", divenuto bestseller dopo l'elezione di Jorge Mario Bergoglio al soglio di Pietro, ha rievocato, in carrellata, la storia del dialogo ebraico-cattolico in America Latina, "terra di immigrazione alla ricerca di identità", passando dal Concilio Vaticano II, al ruolo di personalità come Jorge María Mejía, al dialogo teologico tra addetti, ai lavori ad un dialogo più diffuso e spirituale nel dialogo sbocciato, in Argentina, tra gli anni Novanta e il Duemila.
Quando il Papa si recherà a Gerusalemme, nel corso del viaggio in Giordania, Israele e Palestina (24-26 maggio), intende avere il rabbino Skorka accanto a lui. "Ovviamente ci sono questioni politiche, passioni, ed è molto facile immaginare che i diversi attori vorranno tirare il Santo Padre per la giacchetta", ha detto il rabbino, dapprima nell'aula magna dell'ateneo pontificio e poi in una conferenza stampa per soli giornalisti, "tanto più che il Papa è Bergoglio, lo dico da suo tifoso".
Secondo Skorka, "ci sono molti temi, molti conflitti che dovrà affrontare, c'è l'aspettativa di molta gente”, e in particolare gli ebrei “hanno apprezzato i passi avanti della Chiesa, a partire da Paolo VI, poi Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, ma manca ancora qualcosa e gli ebrei si aspettano gesti di ulteriore riconciliazione”. Papa Francesco “ha dimostrato di avere grande carisma, è tornato a riempier piazza San Pietro, e quando le aspettative sono alte le speranze sono molte". Se non si dice nulla il viaggio rischia di diventare una "banalità", e invece Papa Bergoglio - questa è una sfida secondo Skorka - dovrà cercare di "non scontentare nessuno ma dicendo delle verità".
Più specificamente, tra le aspettative diverse e non di rado divergenti di ebrei, musulmani e cristiani di Terra Santa, "auspico e chiedo a Dio che il Santo Padre riesca a lasciare un segno di pace. Ovviamente non può risolvere tutti i problemi, ma spero che possa toccare il cuore di tutti, come lui sa fare, e lasciare un segno di pace".
Jorge Mario Bergoglio, ha detto il rabbino Skorka, è impegnato, fin dai tempi di Buenos Aires, nel dialogo con l'ebraismo, un dialogo che affronta anche "i molti errori del passato". In questo, "c'è gente che non è contenta del cambiamento che sta portando, ma è una lotta, lui è un lottatore e io sto con lui nella lotta". Quanto ai dettagli del "pellegrinaggio" in Israele, "sono questioni molto delicate - ha risposto il rabbino - ne parleremo domani a pranzo, ma sono sicuro che Dio benedirà il viaggio".
Fonte: Vatican Insider


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