Alcuni testi di scuole pachistane porrebbero l’uccisione dei cristiani come «obiettivo formativo» che aiuterebbe gli stessi membri della minoranza a cercare il martirio per la fede. È il dato, tutto da verificare, che emerge da un rapporto pubblicato dal Middle East Media Research institute (Memri).
Secondo la ricerca, di cui ha riferito l’agenzia “AsiaNews”, «i testi sono diffusi nella maggior parte delle scuole pubbliche primarie pachistane e anche i cristiani e membri di altre minoranze sono costretti a leggerli e studiarli. Gli autori dei libri guidati dai leader religiosi hanno modificato il significato del termine “minoranza”, che ora viene percepito con significato negativo».
In realtà secondo altre fonti le cose non starebbero proprio in questi termini. Potrebbero esserci delle scuole private gestite da movimenti fondamentalisti che propongono libri di testo in cui ci possono essere passaggi fortemente ideologici. "Io non ne ho mai visto, ma non escludo che possa essere accaduto", ha detto Paul Bhatti, ex ministro per le minoranze, in un'intervista a Radio Vaticana. Solo in un secondo tempo le scuole private possono ottenere un riconoscimento, diventando a tutti gli effetti pubbliche. Bhatti esclude però che nei libri di testo adottati dalle scuole pubbliche pachistane si inneggi all'uccisione di cristiani per favorire il martirio degli stessi.
«Il problema dell’educazione in Pakistan – sottolinea “AsiaNews” – è emerso con forza nel 2011, anno dedicato dal governo alla promozione di questa tematica. In un anno sono stati pubblicati vari studi da cui è emerso che migliaia di studenti non-musulmani sono “costretti” a studiare l’islam ed elementi della religione musulmana, nel timore di discriminazioni».
In un’intervista pubblicata da AsiaNews nel 2011, monsignor Lawrence John Saldanha, arcivescovo emerito di Lahore (Punjab), affermava che il Pakistan è divenuto uno Stato per «soli musulmani». I non musulmani non godono di uguali diritti.
Fonte: Avvenire


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